martedì 07 febbraio 2012

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Ugandabout – agosto 2010

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell’agosto 2010.

WHY MATERNAL DEATH HAVE PERSISTED
31 july 2010

I BAMBINI DI KONY
13 agosto 2010

LE SFIDE DI GULU, DALLA GUERRA ALLA VOGLIA DI RINASCITA
17 agosto 2010

VOLONTARIATO E GIOVANI, A GULU UN’ESPERIENZA DI VITA MISSIONARIA
26 agosto 2010

PRESIDENTE MUSEVENI SI RICANDIDERÀ ALLA GUIDA DEL PAESE
30 agosto 2010


WHY MATERNAL DEATH HAVE PERSISTED
31 july 2010

After a decade of disappointing progress to cut maternal and child deaths, African leaders this week resolved to try again.
Concluding the African Union Summit in Kampala on Tuesday, heads of state adopted new resolutions and declared that maternal and child health will remain a standing agenda item for the Union over the next five years to 2015, which is the deadline to achieve the Millennium Development goals. More than 500,000 women still die every year in childbirth across the globe, with majority of the deaths occurring in developing countries in Africa, where health systems are weak or non functional and health workers are scarce.
Another 12,000 children, about eight children every minute, including two newborns die on the African continent everyday mainly from treatable conditions like malaria, pneumonia, diarrhea and respiratory tract infections.
Gloomy picture
The grim statistics have persisted despite endless declarations and promises made by governments in the past to tackle the problem, one of the declarations made 16 years ago in Cairo, Egypt agreed to reduce maternal, child and infant mortality in Africa and also increase access to sexual and reproductive health services including family planning. The picture is not any better in Uganda where maternal mortality stands at 435 for every 100,000 births while under five mortality rate is 76 per 1,000 births. But to date, efforts to reduce both maternal and child deaths have been slow or off-target, a situation Malawian president and chair of the AU, Mr Bingu Wa Mutharika described as a shameful crisis.
In Africa, one in every 16 women dies in child delivery compared with about one in 8,000 women in the developed world. “Let this not be another song that we are going to sing and forget when we leave this hall. The crisis of maternal mortality is real and we must all take action” Mr Wa Mutharika said. He said it was a shame to see African mothers still dying of easily preventable causes.
Africa’s progress in reducing maternal and child deaths is still slow and today we see more children and women dying needlessly of preventable causes than of conflicts” said Mr Jean Ping, the chairperson of the AU Commission. For every woman who dies because of pregnancy related complications, at least 20 others suffer injuries and disabilities, like obstetric fistula.
In Africa, complications during pregnancy and childbirth are the leading cause of death for women of childbearing age.
Family Planning
According to Dr Hassan Mohtashami, the deputy representative of the UN Population Fund (UNFPA) in Uganda, women continue to die of simple causes that have been resolved easily elsewhere using cost effective interventions. “Ensuring access to family planning services is one way we can reduce maternal deaths. It’s a simple calculation; the less number of pregnancies, the less chances for death” he says. According to him, family planning alone can reduce by a third, the number of women who die every year because of pregnancy related complications.
Cheap intervention
Another cheap intervention, he says, is having a midwife present during delivery. “If you have a skilled health worker with a mother during delivery, it will help her to detect if there is any complication and immediately do something to save the life of the baby and mother.” This, intervention, he said, has the potential of saving another one-third of the deaths, meaning that the two interventions have the potential of saving up to two-thirds of women who would otherwise have died.
The remaining can be saved by Emergency Obstetric Care. If a mother needs specialised and sophisticated care by a doctor like caesarean and blood transfusion, then there should be a centre equipped with these facilities where mothers can be referred” said Dr Mohtashami.
This strategy, he says, was used by Sri Lanka which has the same economic status with many sub Saharan African countries but has now managed to reduce its maternal mortality to 27 per 100,000 live births.
Prohibitive factor
But challenges still abound in most African countries including Uganda. One of the biggest obstacles to reducing maternal deaths here is the shortage of health workers and poor health infrastructure. To meet the MDG target, Uganda needs to reduce its maternal mortality rate to 132 per every 100,000 live births by 2015, a target that already looks far from being achieved.
One of the resolutions made by the heads of state is to strengthen health systems and make childbirth health care services free for women and children under the age of five.
Women advocacy groups had argued that cost was a prohibitive factor for many women and had resulted into a number of them giving birth at home without a skilled attendant. Ms Bience Gawanas, the commissioner for social affairs at the AU said that she hoped that with the heads of state taking a lead on reducing maternal mortality, much more progress will be made in the run up to the 2015 deadline.
fonte http://www.monitor.co.ugEvelyn Lirri

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I BAMBINI DI KONY
13 agosto 2010

La nuova campagna di arruolamenti forzati del Lord’s Resistance Army semina il panico in Congo e Repubblica Centraficana. Il prezzo più alto è quello pagato dai bambini.
Si abbattono sui villaggi come un flagello; come uno sciame di locuste divorano e saccheggiano tutto ciò che può servire a soddisfare i loro istinti. Solo che, dopo il passaggio delle orde del Lord’s Resistance Army (LRA) guidati dal ‘messianico’ comandante Joseph Kony, a sparire dalle case messe a ferro e fuoco non sono soltanto le provvigioni, ma anche qualcosa di molto più prezioso: bambini e bambine. I primi impiegati nella lotta armata, le seconde come schiave del sesso nelle alcove dello stato maggiore del LRA.
Joseph Kony, l’uomo che vorrebbe rovesciare il potere del presidente Museveni, ha in mente di instaurare a Kampala un governo teocratico regolato dai Dieci Comandamenti della Bibbia. Per far ciò deve rientrare in Uganda (dopo che l’esercito ugandese lo ha respinto fuori dai confini nel 2005) e rimpinguare le fila del suo esercito.
Kony non ha scrupoli, procede nella sua campagna di arruolamento in maniera sistematica e spietata: arriva in un villaggio, lo saccheggia, lo rade al suolo, rapisce gli uomini e i bambini più in salute per usarli come soldati, le bambine come schiave e come concubine. I più deboli vengono ammazzati come bestie a colpi di bastone (i proiettili sono troppo preziosi per essere usati contro vittime inermi). Spesso, come esecutori di queste stragi vengono scelti proprio i bambini che sono costretti a uccidere i propri genitori, gli amici, i vicini di casa.
Negli ultimi diciotto mesi, denuncia Human Right Watch (HRW), gli uomini di Kony hanno effettuato 697 rapimenti (tra cui circa 250 bambini di età inferiore o poco superiore ai dieci anni) hanno ucciso 255 civili e provocato fughe di masse dai villaggi colpiti dalle devastazioni del LRA.

Operano in Uganda, in Sudan, in Repubblica Centrafricana ma l’area più colpita dalle incursioni di Kony è la provincia nordorientale del Congo, Bas Uele.
‘The Enough Project , un’organizzazione non governativa che lotta per la prevenzione dei genocidi e dei crimini di guerra, ha documentato in un periodo monitorato tra l’aprile del 2009 e il maggio del 2010 cinquantuno attacchi nel Bas Uele, 105 morti, 570 rapimenti (tra cui quelli di 52 bambini), 58 mila profughi interni.
Questa nuova ondata di violenza, che secondo HRW ed Enough viene ignorata dal main streaming e dai governi occidentali, ha innalzato un nuovo fronte polemico (dopo quanto successo l’anno scorso nel Kivu) nei confronti delle Nazioni Unite e della loro missione in Congo: dove sono i 19 mila caschi blu che dovrebbero proteggere la popolazione da queste violenze? In tutta la provincia di Bas Uele, infatti, c’è una sola base, a Dingile.
Mentre HRW ed Enough lanciano l’allarme e invocano l’intervento di Stati Uniti, Onu e governi regionali per fermare la follia di Kony, pare che la sopravvivenza del Lord’s Resistance Army sia utile a troppi giochi e ricatti politici: l’opposizione accusa il presidente Museveni, il presidente di ferro dell’Uganda, di non fare nulla per fermare Kony perché quest’ultimo costituisce un ottimo movente per condurre politiche repressive nei confronti della popolazione; le autorità del Sud Sudan accusano Khartoum di sponsorizzare e finanziare le truppe di Kony nel territorio sud sudanese per destabilizzare la regione.
Il 24 maggio scorso il Congresso degli Stati Uniti ha approvato, e il presidente Obama ha firmato, l’LRA Disarmament and Northen Uganda Recovery Act, una legge che darebbe mandato al presidente Obama, di concerto con i governi regionali, a fermare i crimini del LRA e a ricostruire la società civile nel nord dell’Uganda.
Ad oggi, però, nessun passo è stato fatto in questa direzione. HRW continua a chiedere che vengano spiccati dei mandati di cattura per crimini di guerra nei confronti dello stato maggiore del LRA, i villaggi del Bas Uele continuano a vivere nel terrore e i bambini convertiti in soldati continuano ad essere sottoposti ai crudeli cerimoniali d’iniziazione che li trasformano negli assassini di chi li ha messi al mondo.
fonte http://it.peacereporter.netNicola Sessa

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LE SFIDE DI GULU, DALLA GUERRA ALLA VOGLIA DI RINASCITA
17 agosto 2010

Adesso l’aria è fresca e le strade animate dalla gente che va e viene, tra i villaggi della zona, anche a notte fonda. Le donne non corrono più a chiudersi nelle capanne appena vedono un militare. Questo è un territorio che sta finalmente ricominciando a vivere dopo lunghi anni di guerra e atrocità”: comincia così il racconto di monsignor John Baptist Odama, vescovo di Gulu, che ha accolto Misna nella sede della diocesi del nord Uganda, sulle sfide e i problemi che ancora agitano gran parte del paese.
Gli ultimi campi per gli sfollati causati dalla guerriglia dell’Esercito di Resistenza del Signore sono stati smantellati da poco, e questa è una buona notizia, ma la paura negli occhi e nei ricordi della gente è ancora presente”.
Tra le zone del territorio bersagliate fino al 2007, Gulu e l’area circostante sono abitate in prevalenza da cittadini di etnia Acholi, la stessa di gran parte dei combattenti dell’LRA e dello stesso fondatore e capo della guerriglia, Joseph Kony, ricercato dalla giustizia internazionale.
Oltre agli orrori della violenza, i saccheggi e l’insicurezza, le persone di qui hanno dovuto superare il fatto che fosse gente della loro stessa etnia a causare tante sofferenze” osserva il monsignore, da quest’anno eletto alla presidenza della Conferenza episcopale ugandese, aggiungendo che “se negli ultimi anni la situazione è migliorata, perché i ribelli si sono spostati oltreconfine, verso il Sud Sudan, il Centrafrica e il Congo, il nord Uganda rimane un territorio estremamente povero, in cui mancano i servizi essenziali e le basi per una prospettiva di sviluppo, economico e anche sociale”.
In un incontro recente con il vice-presidente sud-sudanese, Riek Machar, il vescovo ha proposto “una soluzione regionale a un problema divenuto oramai regionale”.
Quello che solleva non poche preoccupazioni da queste parti è infatti l’adozione al senato americano, il mese scorso, di un provvedimento che prevede un non meglio specificato ‘intervento’ statunitense per arginare il fenomeno LRA.
Se da un lato siamo contenti che si faccia qualcosa, dall’altro temiamo che non sia questa la strada giusta per trovare una soluzione – sottolinea monsignor Odama – e scartiamo a priori l’uso di mezzi militari che ripiomberebbero questa parte del paese in un clima di insicurezza, proprio in un momento decisivo per la sua ripresa”.

Nei villaggi, non sono pochi i giovani uomini e le donne di varie età che ancora portano, con mutilazioni e cicatrici, i segni tangibili, di un passato non abbastanza lontano. Ma la voglia diffusa di girare pagina, di tagliare con i dolorosi ricordi del passato appare evidente nei mercati affollati di gente e nelle celebrazioni in occasione dell’Assunta organizzate a vario livello dalle diocesi di Gulu e della vicina Lira, a cui in migliaia partecipano con doni, canti e balli che proseguono fino a tarda ora.
Abbiamo patito tanto – conclude il religioso – ora le occasioni per festeggiare e vivere la comunità non bisogna lasciarsele sfuggire”.
fonte www.misna.org- Alessia De Luca Tupputi

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VOLONTARIATO E GIOVANI, A GULU UN’ESPERIENZA DI VITA MISSIONARIA
26 agosto 2010

Si parte con la voglia di dare qualcosa e si torna con la sensazione di aver ricevuto molto di più in cambio”: con queste parole Lorenzo, responsabile del Centro Missionario Magentino sintetizza in un incontro con Misna a Gulu, in Nord Uganda, il senso di un’esperienza con i volontari del Cmm, attivo da 25 anni nelle regioni settentrionali dl paese con progetti di ricostruzione e sostegno alla popolazione.
Invitiamo soprattutto i giovani, anche minorenni con il consenso dei genitori, a partecipare, magari nel periodo estivo, perché invece di andare in vacanza qui hanno la possibilità di fare un’esperienza di vita da molti ritenuta unica” aggiunge il coordinatore. Un punto di vista condiviso dai numerosi ‘ex-volontari’ a giudicare dai commenti entusiastici pubblicati sul sito del Cmm.
L’Africa ti rimane nel cuore anche dopo la partenza. La sera ti sembra di toccare le stelle con le mani perché sono luminose e più vicine che da noi” scrive Carmen, e Elvira che spera di tornare ancora il prossimo anno “per poter dare il mio piccolo contributo a rendere possibile l’impossibile.”
Nato per iniziativa di Don Bruno Pegoraro e del dottor Mario Leone, nel 1981, il centro collabora con la diocesi di Gulu per far fronte alle esigenze, piccole e grandi della comunità locale. “Se hanno bisogno di costruire un pozzo, riparare un muro o restaurare i locali di una scuola, noi ci siamo – spiega Lorenzo – con i nostri volontari e l’aiuto di personale locale studiamo il progetto e ci mettiamo all’opera”.
Tra le iniziative realizzate interamente dal Cmm la scuola di taglio e cucito di Santa Monica e un istituto per la riabilitazione di ragazze madri. “Qui passa gente da tutta Italia, dal Trentino alla Sardegna – conclude Lorenzo – anche persone che non hanno particolari abilità, ma solo una bella dose di buona volontà e voglia di fare”.
fonte www.misna.org

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PRESIDENTE MUSEVENI SI RICANDIDERÀ ALLA GUIDA DEL PAESE
30 agosto 2010

Si presenterà come candidato per le prossime elezioni presidenziali, previste nel 2011, il capo di stato uscente Yoweri Museveni.
Lo ha reso noto lo stesso Museveni – al potere in Uganda dal 1986 – durante un comizio svoltosi ieri a Kamukuzi nella provincia di Mbarara, annunciando un congresso del Partito di Resistenza Nazionale (NRM) al potere, il 6 e 7 settembre prossimi, incaricato di ufficializzare la nomina.
La scorsa settimana, proprio in vista delle prossima scadenza elettorale, i vescovi del paese hanno diffuso una ‘guida’ in cui invitano tutti i partiti in lizza a rispettare i principi della democrazia prima, durante e dopo il voto. La guida invita in particolare gli esponenti politici a rinunciare agli insulti, alle provocazioni e alle agitazioni di piazza quale strumento di manifestazione, sottolineando che “in una democrazia gli avversari hanno il dovere di rispettarsi reciprocamente”.
Anche il governo viene sollecitato a fare la sua parte per garantire un processo elettorale trasparente e democratico, mentre all’esercito e alle forze di polizia l’episcopato chiede “disciplina e professionalità” e di astenersi da qualsiasi interferenza indebita nel processo elettorale.
L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Kampala dal presidente della Conferenza episcopale ugandese monsignor John Baptist Odama, il quale ha richiamato il dovere dello Stato “di vegliare affinché le elezioni siano libere, senza violenze, né odio”e di “operare per una pace durevole, la riconciliazione, elezioni libere e eque”.
fonte www.misna.org

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Cambio valuta: in data 30/08/2010 1 dollaro USA è pari a 2250 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2858,5948 scellini ugandesi


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli


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