martedì 07 febbraio 2012

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Ugandabout – luglio 2010

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel luglio 2010.

UGANDAN SCIENTISTS DEVELOP RESISTANT BANANA
15 june 2010

AFRICA, SOS AGRICOLTURA
29 giugno 2010

L’ALTRA COPPA DEL MONDO SI GIOCA SUI BANCHI DI SCUOLA
8 luglio 2010

IN AUMENTO PRODUZIONE DI NUOVO RISO PER L’AFRICA
8 luglio 2010

BOMBE A KAMPALA, E’ STRAGE DI TIFOSI
12 luglio 2010

LA STRAGE IN UGANDA E L’OMBRA DEI QAEDISTI: DINAMICA, BERSAGLIO E STRATEGIA FANNO RICADERE I SOSPETTI SUGLI ISLAMISTI SOMALI
12 luglio 2010

BOMB EXPLOSIONS KILL 65 IN KAMPALA
12 july 2010

BOMB BLASTS DEATH TOLL RISES TO 74 AS AL SHABAAB CLAIM RESPONSIBILITY
12 july 2010

ESPLOSIONI FANNO 74 VITTIME
13 luglio 2010

SVENTATO NUOVO ATTACCO: LA BOMBA ERA IN UNA BORSA LASCIATA IN UN BAR
13 luglio 2010

CHI SI PRENDE CURA DEI BAMBINI FERITI NELLE GUERRIGLIE?
13 luglio 2010

RIBELLI UGANDESI: VERTICE A DUNGU PER SOLUZIONE COMUNE
14 luglio 2010

KAMPALA: PRIME RICOSTRUZIONI ATTENTATI, ALTRI ARRESTI
14 luglio 2010

KAMPALA, VOCI E SPERANZE PER IL FUTURO DEL CONTINENTE
23 luglio 2010

LA LOTTA AL TERRORISMO, LA SITUAZIONE IN SOMALIA E IN SUDAN AL CENTRO DEL VERTICE DELL’UNIONE AFRICANA
26 luglio 2010

SI DELINEA UNO SCENARIO COMPLESSO DIETRO GLI ATTENTATI DI KAMPALA
29 luglio 2010

DA SEMINARISTA RAPITO A SACERDOTE; LA TESTIMONIANZA DI STEFANO, RAPITO NEL NORD UGANDA NEL 2003
31 luglio 2010


UGANDAN SCIENTISTS DEVELOP RESISTANT BANANA
15 june 2010

Scientists in Uganda have developed genetically modified bananas that show promising resistance to a deadly banana wilt disease. Bananas are a main Ugandan export. Bananas are Uganda’s leading non-cereal crop with some 70 percent of the population depending on it as staple food.
More than US$ 200 million has been lost to banana Xanthomonas wilt (BXW) infestation since 2001. The disease has also been reported in Burundi, the Democratic Republic of Congo, Kenya, Rwanda and Tanzania. Now, the banana plants modified with two genes derived from sweet peppers (Capsicum annuum) show resistance to the disease caused by the bacterium Xanthomonas campestris pv. musacearum.
Principal investigator Leena Tripathi, a Ugandan-based biotechnologist from the International Institute of Tropical Agriculture, Nigeria, said inserting the genes – plant ferredoxin-like amphipathic protein and hypersensitive response-assisting protein – separately in four local banana varieties is giving encouraging results. “In over five years of research, we have been able to insert genes into the East African highland banana varieties used for cooking (mpologoma and nakitembe), desserts (sukari ndizi) and brewing (kayinja).
From these we have managed to develop resistant lines, which have proved effective in laboratory and screenhouse tests after deliberate exposure to BXW” Ms Tripathi, who works on the project together with the Nairobi-based African Agricultural Technology Foundation and the National Agricultural Research Organisation told ‘SciDev.Net’. But, she added, they still need to confirm this effectiveness in a field trial. Patrick Rubaihayo, a crop scientist at the Uganda-based Makerere University lauded the progress but warned of possible overdose with the molecule that these genes code for.
My worry is that when a consumer eats large quantities of the modified varieties … it is likely to be harmful” he said, adding that safety should be established before recommending these bananas for human consumption. But Feng Teng-Yung, a plant pathologist at the Academia Sinica, a Taiwan-based research institute that provided the genes, said that they were safe. “Ferredoxin is a naturally-occurring protein in all living organisms” he said. “When we modify any plant with ferredoxin, we are only boosting amounts for greater protection against serious infections as bacterial pathogens.”
Even if BXW-resistant bananas prove successful in field trials, the absence of a GM law in Uganda will hamper farmers’ access to the technology. The 2008 National Biotechnology and Biosafety Bill is yet to be presented to the cabinet for approval before it goes to parliament for enactment according to Michael Olupot-Tukei, assistant commissioner for planning and research in Uganda’s Ministry of Finance, Planning and Economic Development.
fonte www.afrol.com Peter Wamboga-Mugirya

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AFRICA, SOS AGRICOLTURA
29 giugno 2010

La speranza di eliminare o ridurre in maniera consistente la malnutrizione e la denutrizione, che in Africa sono ancora piaghe molto dolorose, passa attraverso i campi. Quegli stessi campi che da diversi anni danno sempre meno frutti.
I leader africani avevano identificato nell’agricoltura il settore strategico, l’unico in grado di mettere in moto un meccanismo di crescita economico e sociale ma devono essersene dimenticati, perché recenti studi indicano che l’Africa questa sfida la sta perdendo. L’agricoltura in Africa sta vivendo un declino preoccupante, un declino che gli analisti misurano in termini di produttività e quote di mercato e che ha alla base una contrazione delle risorse economiche investite dai governi in questo settore.
Non si tratta di un fenomeno nuovo. Negli ultimi anni, l’allarme è risuonato più volte. Il Forum for Agricultural Research in Africa (Fara) ma anche la Fao hanno già segnalato questo trend. Pochi giorni fa l’autorevole International Policy Research Institute (IFPRI), think tank di Washington, ha pubblicato un rapporto intitolato Halving the Hunger, dimezzare la fame, un titolo che fa esplicito riferimento a uno degli obiettivi che le Nazioni Unite si erano date nel piano d’azione intitolato Millennium Development Goal. L’impegno era di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo entro il 2015. E l’Africa, dove questo dramma assume proporzioni inquietanti (ne soffre il 29 per cento della popolazione), è in grave ritardo, l’IFPRI si spinge addirittura a parlare di ‘deragliamento’. Le cifre raccontano molto bene questo declino.
Si prenda la quota di mercato dell’agricoltura africana, passata dal sei al due per cento nel giro di trent’anni. Un autogol incomprensibile, se si pensa che in Africa l’agricoltura assorbe qualcosa come il 70 per cento dell’intera forza lavoro. E’ un settore centrale ma resta marginale nelle agende dei policy maker locali. Una prova viene dal fatto che gran parte degli stati del continente è clamorosamente indietro anche rispetto ad un altro obiettivo particolarmente importante, che i Paesi africani si erano dati a Maputo nel 2003, firmando una dichiarazione con la quale si impegnavano a portare al 10 per cento la quota del Pil stanziata per l’agricoltura.
Nella capitale del Mozambico era stato adottato quello che gli addetti ai lavori conoscono come Comprehensive Africa Agricolture Development Programme (CAADP), in buona parte rimasto lettera morta. A distanza di sette anni, solo uno sparuto gruppo di stati sembra aver implementato la parte relativa all’entità degli stanziamenti: Etiopia, Burkina Faso, Mali, Ghana, Senegal, Niger, NIgeria e Malawi. Nel complesso, però, l’Africa sta facendo poco, molto meno di quello che fanno Asia e America Latina. Alcuni dati, contenuti in un altro rapporto dell’IFPRI risalente all’aprile dell’anno scorso (Public Spenditure for Agricolture in Africa: Trends and Composition) aiutano a farsi un’idea della realtà: nel 2005 gli stanziamenti per l’agricoltura ammontavano, nell’intero continente, a meno di 300 miliardi di dollari.
Nello stesso anno, i Paesi asiatici avevano stanziato qualcosa come 3100 miliardi e poco meno di mille l’America Latina. Il risultato è che per ogni ettaro coltivato, in Africa si ricavano due tonnellate di grano; sulla stessa superficie in India le tonnellate raccolte diventano quattro e addirittura otto in Cina. Sono cifre allarmanti, se lette avendo accanto le proiezioni sui prossimi cambiamenti demografici. Nel 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi e il continente nel quale si registrerà la crescita più consistente (910 milioni di persone) è proprio quello africano, dove parallelamente si sta registrando un processo di urbanizzazione che aumenterà le bocche da sfamare rispetto alle braccia impiegate nei campi.
Un cortocircuito notevole, che si accompagna ad altri gravi problemi strutturali e congiunturali, come lo stato pietoso delle infrastrutture (che taglia molti contadini fuori dal circuito commerciale), l’arretratezza dei sistemi produttivi, il consistente calo delle donazioni da parte dei Paesi più sviluppati, alle prese essi stessi con una crisi economica paralizzante.
Nel 1980 costituivano il 15 per cento delle somme destinate all’agricoltura, nel 2006 solo il quattro per cento, questo in parte per la crescita dei fondi governativi ma anche per una riduzione degli aiuti internazionali. Resta il fatto che i governi locali hanno fatto poco. Basta dare un’occhiata all’Africa orientale: in Paesi come Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi e Rwanda si è ritagliato per l’agricoltura una somma pari al cinque per cento dei rispettivi Pil.
A rendere più complesso il quadro ci sono le condizioni climatico-meteorologiche, l’alternarsi di prolungati periodi di siccità e di piogge torrenziali, come quelle che negli ultimi mesi hanno causato centinaia di vittime in Kenya e Rwanda. E proprio questo fattore spiega perché due dei Paesi virtuosi in termini di impegno economico a favore dell’agricoltura, e cioè Ghana e Niger, si collochino agli estremi opposti della retta che misura il successo delle politiche agricole.
fonte http://it.peacereporter.netAlberto Tundo

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L’ALTRA COPPA DEL MONDO SI GIOCA SUI BANCHI DI SCUOLA
8 luglio 2010

Negli ultimi dieci anni, in Benin, Etiopia e Tanzania l’iscrizione dei bambini alle scuole elementari è andata costantemente crescendo così come la costruzione di nuove scuole; nello stesso arco di tempo in Senegal si è raggiunta l’uguale presenza di maschi e femmine dietro i banchi della scuola elementare. Ma questi successi rischiano di non ripetersi in altri paesi dell’Africa Sub Sahariana dove oggi 32 milioni di bambini non vanno a scuola e 23 milioni rischiano di restare ancora fuori dalle aule tra cinque anni, se i governi africani e i donatori internazionali non aumenteranno il finanziamento ai programmi di scolarizzazione.
L’allarme giunge dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, l’educazione e la ricerca, a pochi giorni dal vertice della campagna internazionale ‘1Goal, istruzione per tutti’ che si terrà l’11 luglio prossimo a Pretoria, in Sudafrica. Sostenuta anche dall’organismo calcistico internazionale Fifa e dal presidente sudafricano Jacob Zuma, il vertice si svolgerà nello stesso giorno della finale del campionato mondiale di calcio. “L’educazione è l’antidoto più potente contro la povertà in Africa. I capi di stato e di governo devono cogliere quest’occasione per dare tutto il loro sostegno nel provvedere a un’educazione di qualità ai bambini” ha detto in un comunicato il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova.
Per raggiungere gli obiettivi del millennio sull’istruzione i paesi dell’Africa sub sahariana avrebbero bisogno di 11 miliardi di dollari, ben al disopra dei 2 miliardi spesi nel 2008. Oltre l’impegno dei donatori, anche i governi africani devono fare di più per colmare le differenze interne ai sistemi scolastici locali in termini di disparità tra maschi e femmine, minoranze linguistiche e disparità di servizi da città e campagne; i finanziamenti governativi e gli aiuti internazionali, inoltre, devono tener conto anche della necessità di formare e assumere 1,2 milioni di insegnanti in più.
La coppa del mondo è una dimostrazione dell’energia, dello spirito e della speranza che sono in Africa. Facciamo in modo che lasci anche un’eredità tangibile per i bambini africani” ha concluso Bokova.
fonte www.misna.org

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IN AUMENTO PRODUZIONE DI NUOVO RISO PER L’AFRICA
8 luglio 2010

L’Uganda è diventato il primo produttore della varietà di riso Nerica in Africa orientale, secondo informazioni diffuse dal ministero dell’Agricoltura e riferite dal quotidiano ugandese ‘The New Vision’. Acronimo di ‘Nuovo riso per l’Africa’, il Nerica è stato realizzato con anni di pazienti e raffinati esperimenti dallo specialista sierraleonese Monty Jones del Centro africano per il riso (Warda/Adrao). Si tratta si un ibrido, combinazione di due tipi di riso – quello asiatico più prolifico e quello africano più resistente a climi e suoli più aridi – conseguita grazie a biotecnologie che non hanno nulla a che fare con il transgenico.
I ricercatori lo chiamano ‘riso prodigio’ perché produce dal 25% al 50% in più rispetto al riso tradizionale e resiste a siccità, malattie tropicali e parassiti. Sulla base dei dati raccolti dal ministero dell’Agricoltura la produzione di Nerica in Uganda – dove è stato introdotto nel 2003 – è attualmente pari a 180.000 tonnellate. Una quota che a livello continentale lo pone al secondo posto, subito dopo la Costa d’Avorio.
La produzione di Nerica è comunque in crescita in diversi paesi africani, in particolare in Guinea, Kenya, Tanzania, Ruanda ed Etiopia.
fonte www.misna.org

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BOMBE A KAMPALA, E’ STRAGE DI TIFOSI
12 luglio 2010

Due o più ordigni sono esplosi ieri sera in due locali della capitale ugandese Kampala affollati di appassionati di calcio che stavano seguendo la finale dei Mondiali del Sudafrica: il bilancio fornito dalla polizia è per ora di almeno 64 morti, 65 le persone ferite. L’unità di crisi della Farnesina, in contatto con l’ambasciata d’Italia a Kampala, sta verificando l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani.
Un’esplosione è avvenuta nel ristorante Ethiopian Village, nel quartiere meridionale di Kabalagala, uno dei centri della vita notturna della capitale, l’altra al rugby club, in un quartiere orientale della città. Il capo della polizia Kale Kayihura ha affermato che ”13 persone sono morte all’Ethiopian Village, e molte altre sono rimaste ferite, mentre almeno 10 sono morte al rugby club”. ”Queste bombe - ha aggiunto – volevano sicuramente colpire le folle che assistevano ai Mondiali’‘.
Secondo il sito on line del quotidiano ugandese ‘The New Vision’ le vittime sono 33. Un suo giornalista sportivo era al rugby club per seguire Olanda-Spagna quando, poco dopo le 23 locali (le 22 in Italia) l’ordigno è deflagrato, e le foto scattate mostrano una scena di devastazione, con sedie rovesciate, sangue e indumenti sparsi dappertutto nel locale, mentre agenti della sicurezza e soccorritori evacuano i feriti.
Ancora non è emersa nessuna indicazione sugli autori dell’attacco: l’anno scorso gli Shabaab, un gruppo integralista somalo, aveva minacciato di attaccare Kampala. L’Uganda ha inviato truppe in Somalia nel quadro di una forza di peacekeeping dell’Unione Africana. Kayihura ha anche menzionato i ribelli ugandesi dell’ Esercito di Resistenza del Signore (LRA), che per oltre 20 anni hanno insanguinato il nord dell’Uganda: lo scorso maggio il governo di Kampala aveva ipotizzato che il gruppo si stesse ricostituendo lungo il confine occidentale con la Repubblica Democratica del Congo.
fonte www.ansa.it

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LA STRAGE IN UGANDA E L’OMBRA DEI QAEDISTI: DINAMICA, BERSAGLIO E STRATEGIA FANNO RICADERE I SOSPETTI SUGLI ISLAMISTI SOMALI
12 luglio 2010

La strage in Uganda sembra avere una matrice internazionale, anche se le tensioni che attraversano il paese non eliminano responsabilità locali. In attesa di elementi più sicuri, si possono indicare alcuni aspetti che fanno propendere per la matrice islamista, con sospetti particolari sugli islamisti somali. Una pista avvalorata dalle dichiarazioni soddisfatte di Sheikh Issa, comandante del partito Shabab.
Le azioni simultanee in ritrovi frequentati da stranieri ricordano le operazioni di gruppi qaedisti. Si terrorizza l’avversario, lo si punisce perché frequenta luoghi ‘impuri‘, si dimostra abilità nell’attacco. Hanno colpito un ristorante etiope a Kampala: Etiopia e Uganda considerati nemici dal movimento Shabab. E dunque gli attentati sono una ritorsione spietata.
Inoltre gran parte delle vittime stavano seguendo la finale dei Mondiali, altro evento maledetto dai qaedisti.
Gli estremisti somali stanno allargando la loro area di operazione. Hanno accolto volontari dall’Occidente – anche americani – e dai paesi arabi, hanno stabilito rapporti con gli islamisti yemeniti e hanno ospitato cellule dichiaratamente qaediste.
La strage ugandese può rappresentare il salto di qualità nella corsa al terrore. I massacri, purtroppo, portano lutti a chi li subisce ma molto onore a quanti li pianificano.
fonte www.corriere.itGuido Olimpio

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BOMB EXPLOSIONS KILL 65 IN KAMPALA
12 july 2010

65 people are reported dead following two bomb explosions in Kampala last night. The first bomb hit a popular bar in Kabalagala and the second in Lugogo. Both bars were crowded with locals and foreign nationals who had assembled to watch the World Cup final on large screens. Police confirmed that 13 people were killed at Ethiopian Village Restaurant in Kabalagala, including at least one foreigner, while the second explosion, at Kyadondo Rugby Club, claimed the lives of as many as 50 people.
Though Police says there are 67 causalities, media reports indicate that the number of causalities at International Hospital Kampala only is 37 and many more in the national referral hospital, Mulago. Local hospitals have been overwhelmed by the number of casualties from the bombings. “All the beds are full, staff are rushed off their feet, they’re really struggling to cope” reported Al Jazeera’s Malcolm Webb. And ambulances continue ferrying more to other hospitals.
Inspector General of Police, Kale Kayihura issued a statement shortly after the blasts, in which he pointed the finger of suspicion at Somali militant group, Al-Shabaab.
However, since the immediate aftermath of the attack, discussion of the potential involvement of the Allied Defence Forces (ADF), a Ugandan rebel group, has also gained momentum. Both of these groups have issued threats against the government. Reports indicate that an al-Shabab commander in Mogadishu said he was “happy” with the attacks in Uganda. But Sheik Yusuf Sheik Issa the Al-Shabaab commander refused to confirm or deny that al-Shabaab was responsible.
The sites of the explosions, as well as Mulago hospital, are scenes of grief and chaos. “She might be dead, you are hiding her from me, I want to see her” one woman said, wailing out of control at Kyadondo Rugby Club.
fonte www.allafrica.comHaggae Matsiko

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BOMB BLASTS DEATH TOLL RISES TO 74 AS AL SHABAAB CLAIM RESPONSIBILITY
12 july 2010

The death toll of the two Kampala bomb blasts has risen to 74. Previous reports had put the figure of the dead at 64 and causalities at 67. The Somali Islamist militants al Shabaab have claimed they were behind the two bomb attacks. The explosions went off at two bars packed with soccer fans watching the final moments of the World Cup final on television in an Ethiopian restaurant in Kabalagala and at Kampala rugby club on Sunday.
The inspector General of Police, Kale Kayihura earlier this morning said that the police suspected the al shabaab, although the Mogadishu based militant’s commanders denied the accusations. However a head of a suspected Somali suicide bomber was found at one of the blast sites.
Sheik Ali Mohamud Rage, a spokesman for the Somali militant group al Shabaab has now come out boldly to claim responsibility for what left many grieving in Kampala.
Reports indicate that the attacks are the first time that the al-Qaeda-linked al-Shabaab has attacked sites outside Somalia. The first blast hit the Ethiopian Village restaurant around 10:55 p.m. local time, Uganda media centre executive director, Fred Opolot said. Two more blasts tore through a crowded rugby club as the match was going on, Juma Seiko, one of the witnesses said Identification and trauma centres have been set up at Mulago Hospital and International Hospital Kampala.
President Yoweri Museveni who visited Ethiopian Village, Kampala Rugby Club and Mulago hospital where most of the victims are said that the terrorists behind the bombings should fight soldiers, not “people who are just enjoying themselves. We shall go for them wherever they are coming from. We will look for them and get them as we always do” Museveni added.
fonte www.allafrica.comHaggae Matsiko

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ESPLOSIONI FANNO 74 VITTIME
13 luglio 2010

Un duplice attentato a Kampala, domenica sera, ha fatto decine di vittime tra gli spettatori della finale mondiale. Probabilmente due kamikaze si sono fatti esplodere in due locali pubblici della capitale dell’Uganda: secondo la polizia ci sarebbero stati almeno 74 morti e 65 feriti. Lunedì la strage è stata rivendicata dal movimento integralista islamico somalo degli Shabaab, legato ad Al Qaeda, ma già subito dopo la polizia ugandese aveva attribuito a loro la responsabilità. Lo riferisce Al Jazeera.
Le stragi sono state perpetrate il primo in un rugby club con un maxischermo, l’altro in un ristorante etiope. L’ambasciata Usa a Kampala riferisce di un cittadino americano ucciso e tre feriti; la vittima sarebbe un diciottenne. In precedenza contattato a Mogadiscio dall’Associated Press, uno dei comandanti del movimento islamico, Sheik Yusuf Sheik Issa, non aveva voluto confermare né smentire un diretto coinvolgimento degli Shabaab. «L’Uganda è uno dei nostri nemici – ha però detto – chiunque li faccia piangere mi rende felice. Possa la rabbia di Allah riversarsi su quanti sono contro di noi». Almeno uno dei due ordigni sarebbe stato fatto esplodere da un kamikaze, di cui oggi è stata ritrovata la testa.
fonte www.corriere.it

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SVENTATO NUOVO ATTACCO: LA BOMBA ERA IN UNA BORSA LASCIATA IN UN BAR
13 luglio 2010

Arrestati alcuni responsabili degli attentati che 2 giorni fa hanno fatto strage di tifosi in 2 locali a Kampala, capitale dell’Uganda.
Dopo il ritrovamento di una cintura esplosiva pronta per un altro attacco dei terroristi somali legati ad al Qaida, il gruppo degli Shabaab, la polizia ha arrestato alcune persone coinvolte nel complotto.
La bomba era in una borsa lasciata in un bar e i gestori del locale hanno avvertito la polizia dopo aver sentito un cellulare che suonava dall’interno.
fonte www.ansa.it

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CHI SI PRENDE CURA DEI BAMBINI FERITI NELLE GUERRIGLIE?
13 luglio 2010

Centinaia di bambini feriti durante i conflitti in corso da anni nella zona settentrionale dell’Uganda non riescono ad avere le cure specialistiche necessarie a causa della mancanza di fondi o di servizi sanitari idonei, secondo il gruppo di sostegno locale Northern Uganda Transitional Justice Working Group.
Abbiamo registrato oltre 1500 casi che richiedono interventi di chirurgia plastica, minori o maggiori, ma ne verranno fatti solo 300 a causa delle risorse limitate” ha dichiarato Hellen Elengat Acham, presidente del Gruppo.
Il gruppo dei ribelli del Lord’s Resistance Army (LRA) continua a terrorizzare la popolazione dell’Uganda del nord dai primi anni ‘90 fino a raggiungere anche il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana.
Finora circa 15 mila persone sono state sfollate e oltre 5 mila congolesi vivono in campi profughi della Repubblica Centrafricana, mentre continuano i rapimenti di bambini nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi sei mesi i ribelli hanno ucciso 102 civili al mese nella provincia orientale. Tra dicembre e marzo, almeno 302 persone, compresi 125 bambini, sono stati rapiti, ed un gran numero di civili hanno subito violenze e mutilazioni durante gli attacchi nei villaggi, secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA).
L’LRA è noto per la brutalità che lo caratterizza e per l’impiego di bambini soldato, o come schiavi del sesso e facchini. La violenza che caratterizza questo gruppo di ribelli continua ad alimentare una crescente crisi umanitaria.
fonte www.fides.org

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RIBELLI UGANDESI: VERTICE A DUNGU PER SOLUZIONE COMUNE
14 luglio 2010

Attacchi, saccheggi, abitazioni distrutte e popolazioni in fuga: da mesi il ìgruppo ribelle ugandese dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, LRA) rappresenta una minaccia alla sicurezza della Repubblica democratica del Congo, il Centrafrica e il Sudan, che si sono riuniti nella città congolese di Dungu (Provincia Orientale) per tentare di elaborare una strategia comune. Partecipano alla conferenza regionale anche rappresentanti del governo di Kampala.
Dopo aver imperversato per più di 20 anni nel Nord Uganda (dal 1987), la ribellione fondata da Joseph Kony ha spostato le sue basi per lo più oltrefrontiera e “non costituisce più una minaccia per il paese” hanno precisato i delegati ugandesi.
Riferendo il quadro complessivo di ognuno dei tre paesi dei Grandi Laghi, le delegazioni hanno presentato una sorta di mappatura delle violenze perpetrate sui propri territori. Particolarmente colpiti sono il Sudan meridionale, soprattutto la regione di Western Equatoria, l’est del Centrafrica (zona confinante con il Congo) e la Provincia orientale in Repubblica democratica del Congo.
Proprio la città di Dungu, scelta come luogo dell’incontro, è da mesi il territorio il più bersagliato dai ribelli, che secondo gli ultimi bilanci Onu dall’inizio del 2009 avrebbero ucciso oltre 1500 persone; inoltre le basi principali del movimento si trovano nelle foreste della Provincia orientale, punto di partenza delle incursioni nei paesi limitrofi.
Le delegazioni dei quattro paesi intendono valutare e trovare soluzioni alle gravi conseguenze socio-economiche degli attacchi della ribellione: per via dell’insicurezza diffusa nei campi e sulle strade, infatti, nelle zone colpite le popolazioni sono state costrette ad interrompere le attività agricole, aggravando la propria situazione economica e alimentare.
fonte www.misna.org

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KAMPALA: PRIME RICOSTRUZIONI ATTENTATI, ALTRI ARRESTI
14 luglio 2010

C’è la mano di almeno un attentatore suicida dietro l’esplosione di due ordigni che domenica hanno causato la morte di 76 persone a Kampala e il ferimento di altre 55, alcune delle quali in gravi condizioni.
A sostenerlo è stato oggi il ministro degli Interni Matia Kasaija dando ulteriori particolari sulle persone arrestate, tra cui ci sarebbero sia ugandesi che somali. L’attentatore si è fatto esplodere all’interno di un ristorante etiopico affollato di clienti che stavano assistendo alla finale dei campionati mondiali di calcio trasmessi in quel momento in televisione. Non è ancora chiara la dinamica del secondo attentato avvenuto nei locali del Kyadondo Rugby Club.
Ai quattro arresti effettuati ieri, secondo alcune fonti ne sarebbero seguiti altri mentre la polizia sta conducendo la sua inchiesta in collaborazione con esperti anti-terrorismo arrivati dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. La polizia aveva detto ieri di aver rinvenuto e disinnescato un terzo ordigno in un locale situato nel quartiere di Makindye.
In un racconto fatto alla MISNA, padre Luigi Gabaglio, missionario comboniano a Kampala, ha riferito che sebbene gli attentati siano divenuti l’argomento principale di questi giorni, la gente sta continuando a condurre una normale vita quotidiana: “Si va al mercato, gli uffici sono tutti aperti – ha detto padre Gabaglio – è aumentata però, anche se discretamente, la presenza di polizia ed esercito a presidio di luoghi considerati a rischio come sedi di istituzioni, ambasciate e luoghi pubblici di qualche rilievo”.
fonte www.misna.org

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KAMPALA, VOCI E SPERANZE PER IL FUTURO DEL CONTINENTE
23 luglio 2010

Può cominciare dall’agricoltura e dalle infrastrutture la ripresa dell’Africa, un continente negli ultimi due anni capace di limitare le ricadute della crisi internazionale: è il messaggio che arriva da Kampala, dove in questi giorni vertici tra ministri e capi di stato si intrecciano a riunioni di operatori economici.
A evidenziare la “notevole capacità di resistenza” della struttura produttiva della regione sub-sahariana è stato anche Jean Ping, il presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA), che ha aperto ieri i lavori del Consiglio esecutivo di questo organismo continentale. Ora, ha sostenuto il dirigente dell’UA, bisogna puntare sullo sviluppo delle reti dell’energia e dei trasporti, chiave di volta per superare le strozzature di un commercio inter-africano ancora debole.
Ping ha proposto la sua analisi allo ‘Speke Resort Munyonyo’ di Kampala, di fronte ai ministri di 49 dei 52 paesi membri dell’UA che partecipano al Consiglio esecutivo.
Da ieri i nodi dello sviluppo animano però anche il Forum africano del settore privato, un incontro al quale sempre nella capitale ugandese partecipano operatori economici e imprenditori provenienti dalle diverse aree del continente. Centrale il confronto sul ruolo della politica, capace secondo gli organizzatori di favorire la crescita attraverso una necessaria regolamentazione del mercato.
Secondo le ultime stime della Banca africana di Sviluppo, il Prodotto Interno Lordo del continente dovrebbe aumentare quest’anno di circa il 4%, avvicinandosi ai ritmi di crescita precedenti alla crisi originata nel 2008 dai cosiddetti mutui ad alto rischio americani.
A Kampala, dove Domenica comincerà la XV Assemblea ordinaria dei capi di stato e di governo dell’UA, in molti sono però convinti che non sia possibile capire l’importanza del momento guardando solo numeri e statistiche. “I paesi africani – sostengono gli organizzatori del Forum del settore privato – cercano senza sosta un fattore di cambiamento, che consenta al continente di svilupparsi in un mondo che cambia”.
fonte www.misna.org

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LA LOTTA AL TERRORISMO, LA SITUAZIONE IN SOMALIA E IN SUDAN AL CENTRO DEL VERTICE DELL’UNIONE AFRICANA
26 luglio 2010

Cacciamo i terroristi dall’Africa” ha dichiarato domenica 25 luglio, all’apertura del 15esimo Vertice dei Capi di Stato dell’Unione Africana, il Presidente ugandese Yoweri Museveni. Il Vertice che si tiene nella capitale ugandese, Kampala, è dedicato alla salute materna e infantile e allo sviluppo in Africa, ma il duplice attentato attribuito agli estremisti islamici somali dell’11 luglio scorso ha impresso una svolta all’agenda del Summit.
Il conflitto civile in Somalia, infatti, è uno dei temi principali affrontati dai rappresentanti degli Stati africani. Nella loro rivendicazione del duplice attentato, gli Shabab (il gruppo islamico somalo che lotta contro il governo di transizione somalo riconosciuto dalla comunità internazionale), hanno affermato che questa azione sanguinosa era una rappresaglia per la partecipazione dei soldati ugandesi all’AMISOM, la missione militare dell’Unione Africana che appoggia le truppe governative somale.
Gli attentati di Kampala (avvenuti in coincidenza con la finale della Coppa del Mondo di calcio in Sudafrica) sono considerati le prime azioni compiute dagli Shabab al di fuori della Somalia.
L’Unione Africana ha deciso di rafforzare l’AMISOM (che è formata attualmente da oltre 6mila soldati ugandesi e burundesi) grazie alla disponibilità della Guinea e di Gibuti di inviare altri 2mila militari, portando la forza africana a 8.100 soldati. Un altro tema al centro del vertice è la situazione sudanese, alla luce del nuovo mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja nei confronti del Presidente Omar El-Bashir, con l’accusa di genocidio nella guerra del Darfur. In precedenza la CPI aveva emesso un mandato di arresto nei confronti di Bashir per crimini di guerra. Bashir non si è recato a Kampala, un fatto, sottolineano gli osservatori locali, derivante non solo dal timore di un possibile arresto, ma soprattutto dalle tensioni tra Uganda e Sudan.
Il Presidente di turno dell’UA, il Presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, ha criticato i due mandati di arresto nei confronti del Presidente sudanese. “Emettere un mandato di cattura contro il Capo di uno Stato sovrano significa destabilizzare la pace e la sicurezza in Africa, obiettivi per i quali abbiamo combattuto tanti anni” ha detto Bingu wa Mutharika.
Il Sudan inoltre vive un momento delicato, nell’attesa del referendum sull’indipendenza del sud Sudan che si terrà nel gennaio 2011.
fonte www.fides.org

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SI DELINEA UNO SCENARIO COMPLESSO DIETRO GLI ATTENTATI DI KAMPALA
29 luglio 2010

Continuano le indagini relative al duplice attentato commesso l’11 luglio nella capitale ugandese Kampala. Gli attentati, che hanno provocato 76 morti e centinaia di feriti, sono stati rivendicati dagli Shabab, il gruppo integralista somalo che si oppone al Governo di Transizione di Mogadiscio appoggiato da una forza di intervento africana, composta in gran parte da soldati ugandesi.
Le autorità di polizia ugandesi hanno arrestato una quarantina di persone, accusate di aver preso parte agli attentati, molte delle quali sono somali. L’Uganda accoglie infatti un certo numero di rifugiati somali e addestra sul suo suolo una parte dell’esercito del Governo di Transizione della Somalia.
Secondo quanto riporta il quotidiano ‘The Monitor’ starebbe emergendo una trama più complessa e allarmante all’origine degli attentati dell’11 luglio. Il giornale cita un rapporto dell’intelligence ugandese del settembre 2009 secondo il quale vi era un piano per compiere attentati dinamitardi a Kampala da parte di elementi delle Allied Democratic Forces (ADF) con il supporto degli Shabab.
L’ADF è un gruppo formato nel 1996 da integralisti musulmani, che si è in seguito unito ad un altro gruppo di guerriglia, la National Army for the Liberation of Uganda.
L’ADF è un gruppo debole che dal 2001 non riesce più ad operare in Uganda. I suoi componenti si sono rifugiati da tempo nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Mi sembra improbabile che siano coinvolti negli attentati di Kampala” dice Sua Eccellenza Mons. Egidio Nkaijanabwo, Vescovo di Kasese, la diocesi nel sud-ovest dell’Uganda dove l’ADF ha operato per alcuni anni. “Dal 1996 al 2001 questo gruppo ha seminato l’insicurezza nella nostra diocesi ed anche la Chiesa ne ha sofferto. Il gruppo si richiama all’islamismo radicale ed era appoggiato da una potenza esterna. In seguito, intorno al 2001, l’esercito ugandese è riuscito a riprendere il controllo dell’area. Da allora i guerriglieri dell’ADF si sono rifugiati in Congo”.
L’ADF/NALU, rimasto pressoché inattivo per anni, da qualche settimana ha fatto parlare di sé da quando l’esercito congolese ha lanciato un’offensiva contro le sue basi nel nord Kivu. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali che operano nell’area, i combattimenti hanno provocato la fuga di circa 50mila civili. Il rapporto dell’intelligence ugandese citato da ‘The Monitor’ afferma che l’ADF ha 800 combattenti, “tutti musulmani, il 40% dei quali sono ugandesi, il resto congolesi, tanzaniani, senegalesi, somali e altri provenienti dall’Africa occidentale”.
Il gruppo è guidato da Jamil Mukulu, un cattolico convertito alla religione islamica, che sarebbe stato ferito negli ultimi giorni nell’est del Congo. Secondo ‘The Monitor’ prima degli attentati dell’11 luglio, l’esercito ugandese aveva preparato un attacco contro le basi dell’ADF/NALU in Congo, con l’appoggio dei congolesi e degli Stati Uniti. Se queste notizie verranno confermante si viene a delineare uno scenario complesso dove all’islamismo radicale e alla lotta al terrorismo condotta dagli Stati Uniti, si sovrappongono le tensioni esistenti nell’area da decenni.
Sullo sfondo rimangono le immense ricchezze congolese e il petrolio ugandese, il cui sfruttamento è stato avviato da poco.
fonte www.fides.org

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DA SEMINARISTA RAPITO A SACERDOTE; LA TESTIMONIANZA DI STEFANO, RAPITO NEL NORD UGANDA NEL 2003
31 luglio 2010

Stefano aveva 16 anni quando fu rapito dai ribelli del Lord’s Resistance Army (LRA) che avevano attaccato l’11 maggio 2003 il seminario minore della diocesi di Gulu nel nord Uganda. Oltre a Stefano furono rapiti altri 40 seminaristi.  Secondo un rapporto presentato da Eva-Maria Kolmann, di ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’, i ribelli hanno catturato i seminaristi per arruolarli nelle proprie file. La maggior parte di loro sono stati uccisi e dodici sono ancora dispersi.
Stefano, che ha recentemente fatto un viaggio in Uganda, ha raccontato la sua storia ai rappresentanti di ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’ (ACS), che ha sede a Königstein. “Per due mesi, omicidi, stupri e torture sono stati parte della loro vita quotidiana. I ribelli volevano insegnargli ad uccidere soprattutto perché erano seminaristi. Alcuni dei suoi compagni sono stati uccisi di fronte a Stefano a pugni e calci; altri sono stati massacrati a colpi di machete perché avevano i piedi distrutti, dopo le lunghe marce e non potevano più camminare. Egli, tuttavia, è stato fortunato nella disgrazia, perché è riuscito a fuggire prima di essere costretto ad uccidere” afferma il rapporto dell’ACS.
Il seminarista rapito ricorda così la notte dell’attacco: “I ribelli arrivarono venti minuti dopo mezzanotte, erano circa una ventina. Dopo aver circondato il seminario, una parte di loro si recò direttamente nelle camerate degli studenti di 16 anni. Poiché non riuscivano a forzare la porta, uno di loro è penetrato dalla finestra per aprirla dall’interno. Uno dei seminaristi aveva tagliato la luce per bloccare i ribelli, ma questi avevano delle torce”.
I due soldati che il governo aveva posto a protezione della struttura erano fuggiti appena videro arrivare i ribelli. “Siamo stati lasciati senza alcuna protezione” ricorda Stefano.
Oltre ai seminaristi, nel terreno adiacente al seminario si trovavano circa due mila persone, soprattutto donne e bambini, che trascorrevano lì la notte nella speranza, risultata vana, di sfuggire agli attacchi dell’LRA. Un ribelle uccise un bambino di 7 anni di fronte agli occhi della madre, ricorda Stefano. I ribelli costrinsero i seminaristi a marciare per ore.
Ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere. Un uomo non può fuggire da tutto questo, ma Dio fa miracoli. La preghiera era la mia unica speranza. Durante le lunghe marce recitavo il Rosario con le dita, perché non avevo la corona” ricorda Stefano. Due mesi dopo il suo rapimento, le forze governative attaccarono i ribelli. In mezzo alla confusione della battaglia Stefano riuscì a scappare e, dopo diversi giorni di cammino senza meta, fu trovato da una pattuglia dell’Esercito.
La sua famiglia lo aveva già dato per morto. “Avevano chiesto a un prete di celebrare la Messa per me” ricorda Stefano. I genitori e i fratelli di Stefano non volevano che lui tornasse al seminario, ma Stefano sapeva che quello era il suo posto. Ora è sacerdote.
Dal 1988 più di 30 mila bambini e ragazzi sono stati rapiti dai ribelli. I ragazzi sono costretti a diventare soldati e le bambine schiave sessuali. I bambini vengono violentati, drogati, costretti ad uccidere e a torturare, sono brutalmente puniti alla minima resistenza; molti sono uccisi senza pietà. Alcuni di quelli che fuggono non osano tornare in famiglia, perché si vergognano delle atrocità che sono stati costretti a commettere. I ribelli costringono spesso i bambini e i giovani rapiti ad uccidere nei loro villaggi, persino i loro genitori e fratelli, in modo che il loro ritorno diventi impossibile.
La Chiesa cattolica aiuta questi bambini in diversi modi. Ad esempio, la stazione radio della diocesi di Lira ha creato un programma speciale che consente ai parenti dei bambini rapiti di inviare messaggi d’amore per farli tornare. Anche i bambini soldato rincasati incoraggiano i loro compagni a tornare dicendo loro di non avere paura. Ai ribelli questa iniziativa non piace, così hanno dato fuoco alla stazione. Tuttavia, l’antenna non è bruciata e le trasmissioni di Radio Wa continuano a trasmettere un programma che contribuisce alla pace e alla riconciliazione in Uganda.
fonte www.fides.org

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Cambio valuta: in data 31/07/2010 1 dollaro USA è pari a 2235 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2916,993 scellini ugandesi


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli


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