domenica 20 maggio 2012

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Why not ? – Punti di vista

Talvolta basta una parola per cambiare il punto di vista delle cose.

Tempo fa mi trovavo a Kampala con Daniela, dottoressa radiologa al Benedict Medical Centre e ormai sorella d’adozione, e con il mio amico Carlo, uomo di mondo dotato di grande intelligenza, senso critico e sensibilità, venuto in visita nella Casa di Padre John.

Eravamo in un piccolo negozio dal gusto retrò che vende generi alimentari italiani di un’Italia d’altri tempi.

A un certo punto Carlo mi guarda e mi dice: “Beh, questo è un po’ il luogo di ritrovo per voi espatriati”.

Espatriati?! Espatriati a chi?!

In quel momento mi sono sentita come Alberto Sordi la domenica nella sala da ballo dell’ Italian Club nel film “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”.

Non ci avevo mai pensato…

In realtà non mi sono mai sentita un’espatriata, un’emigrata.

Qui io mi sono sempre sentita a casa. Tutti mi hanno sempre fatto sentire parte di loro stessi dal primo istante. Da Padre John, ad Angela, Apollonia, Okello, John, James, Ronald, Jilda, Lucy, Molly, Sarah, Pamela, Maria e le decine di altre persone con cui divido le mie giornate.

Nessuno mi ha mai chiesto chi sono, da dove vengo, e di chi sono figlia, mi hanno dato fiducia gratuita, senza richiedere alcuna garanzia.

Nessuno mi ha mai visto “diversa” nel senso negativo del termine, e nessuno ha mai avuto paura di me…se non in alcune giornate al mattino molto presto! E il colore della mia pelle, i capelli semi lunghi e semi biondi hanno solo suscitato qualche risata gioiosa nei bambini e la curiosità di toccarli.

Nessuno ha mai stretto a sé la borsa al mio passaggio.

E così è stato per tutti quelli che da questa casa sono passati : giovani venuti per un’esperienza di studio, volontari venuti per prestare servizio, uomini e donne venuti per lavoro, amici in visita.

Per tutti noi c’è sempre stata la porta aperta, a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza preavviso.

Per tutti noi c’è sempre stato un sorriso accogliente, un posto a tavola (qui la tavola è sempre apparecchiata con posti in più nel caso in cui qualcuno arrivasse all’improvviso), e la generosità di chi si è messo a disposizione.

“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35), parole che sono diventate la bandiera di vita delle persone incontrate qui e che tutti noi nel nostro pellegrinaggio più o meno lungo abbiamo vissuto in prima persona.

Ma cosa accade quando le parti si invertono e i punti di vista cambiamo?

Cosa fa cambiare di senso e significato alle stesse parole, ai gesti e ai modi di agire e reagire?

Io non so dare una risposta…e chiedo l’aiuto da casa.

serena


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