domenica 20 maggio 2012

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Why not ? – Ultima sera

E’ da poco passata la mezzanotte, tra circa ventiquattro ore l’aereo della British mi riporterà in Italia.

Siamo stati a parlare nel cortile di casa dopo cena, con Padre John, Ettore, Angela, Angelo, Andrea e Silvia, mentre Padre Larem sta riposando nella sua camera.

Saluto Okello, che domani raggiungerà Jennifer e i suoi bambini al villaggio: uno sguardo dritto nei nostri occhi lucidi, un forte abbraccio e poi le sue parole quasi sussurrate: “Come back”.

E’ stata una giornata ricca di forti emozioni. Fino a ieri abbiamo cercato di evitare tutti l’argomento partenza, lavorando e vivendo insieme come se questo giorno non dovesse mai arrivare.

Ma il momento di fare le valigie è adesso.

Lentamente e faticosamente ci si avvicina per i primi saluti.

Arrivano Davide, Giulia, Leonardo e Ilaria per il pranzo. Cerchiamo di sdrammatizzare e di scherzare, anche se Davide sa bene cosa significa partire. Partire dall’Africa.

Ci salutiamo con la promessa che ci manterremo in contatto e ci rivedremo presto …”Almeno per l’inaugurazione del centro sportivo”, dice Davide.

Poi arriva Rose con la sua dolcezza. Ha in mano un biglietto di auguri e un regalino.

Cerco di essere forte posticipando i saluti all’indomani dopo la Messa ma vacillo sempre più. Cerco di lavorare, di fare qualcosa, ma non riesco a fare niente. Nemmeno le valigie. Sto girando a vuoto.

Passa Sarah. Ci abbracciamo e piangiamo.

Passa Angela. Ci guardiamo e decidiamo di rimandare a domani qualunque cosa. In quest’ultima settimana non abbiamo avuto la forza di stare insieme da sole nemmeno un minuto.

Passa Padre John e solo a guardarlo le lacrime mi rigano il viso senza controllo.

Dorotea mi parla in Acholi. Capto solo la parola Italia e capisco che si riferisce alla partenza.

Patrick arriva con il suo biglietto mentre Apollonia mi porta una collana e un paio di orecchini e un porta monete per mio fratello.

Ronald mi regala il libro della sua tesi, un pacchetto colorato per me, un regalo per la mamma e un dono per mio nipote Leonardo. Arriva anche suo fratello John, con un rosario in legno e un paio di bellissimi sandali africani.

Ivan, uno dei ragazzi di Kabul, bussa timidamente alla porta con in mano una lettera. Qualche giorno fa era entrato nella mia camera/ufficio dicendomi che aveva sentito “rumors” sulla mia imminente partenza e voleva una voce ufficiale, mentre il suo compagno Felix, ha deciso di ritardare le vacanze al villaggio : “Andrò dopo di te”, mi dice sorridendo.

Provo un senso di gratitudine immensa per tutte queste persone meravigliose, per tutto quello che abbiamo vissuto insieme e per quello che hanno fatto per me, gratuitamente e spontaneamente.

A cominciare da Padre John :

Per il Suo esempio di Fede, di Umanità e di Intelligenza

Per la Sua pazienza e anche per il Suo perderla e ritrovarla nel giro di pochi secondi

Per il Suo modo di ascoltare

Per il Suo coraggio e temperamento

Per il Suo essere instancabile

Per il Suo silenzio e per le Sue parole vere e forti

Per il Suo saper comprendere

Per la Sua accoglienza

Per la Sua Fiducia a prescindere

E per la Sua capacità di perdonare

Per tutto questo ringrazio dal più profondo del mio cuore e chiedo umilmente perdono per gli errori commessi e soprattutto per quello che avrei potuto fare e che non ho fatto.

serena

P.S.

Ultima sera… Forse…ho saputo ora che il volo per Londra è stato cancellato…


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