Archive for the ‘Why not?’ Category
Why not? – Venerdì
Last Updated on venerdì, 3 settembre 2010 02:49 Written by Serena Ragni venerdì, 3 settembre 2010 02:49
Di solito il venerdì è dedicato al giro progetti.
Di buon ora chiamo Patrick, il fotografo ufficiale (!) di Padre John e insieme progettiamo la giornata lavorativa. Prendo le chiavi della macchina e, non so per quale motivo, leggo sempre un certo timore negli occhi di chi deve viaggiare al mio fianco……….mah!
Per comodità iniziamo prima da “Kabul“, che dista poco più di un kilometro da casa e poi proseguiamo verso gli altri cantieri. Parcheggio vicino alla Nursery di Bbina Parish, e tra un saluto e l’altro dei bambini sempre divertiti dal colore della mia pelle, ci avviciniamo alla nuova costruzione, dove con grande soddisfazione vediamo che mancano solo alcuni ritocchi interni e alcune opere esterne per poter essere pronta ad accogliere i sogni, le speranze, le risa e i pianti dei circa duecento ragazzi orfani per i quali è stata progettata.
Da li ci spostiamo alla Day Section dove immortaliamo il nuovo spazio coperto e l’aula computer del nuovo edificio che ormai aspetta solo l’arrivo degli studenti per mostrare la sua efficienza.
Usciamo in macchina dal cancello che separa il compound della scuola dalla strada sterrata e bucata dove posso mostrare la mia abilità di pilota, e raggiungiamo il nuovo centro sportivo all’interno del complesso della Boarding School.
Sono circa le 10.00 e oggi il sole è così caldo che la tentazione di fare una siesta sotto una pianta è grande…ma i ragazzi continuano a lavorare alacremente: gli spalti sono quasi terminati così pure la struttura della copertura, per la gioia di ISP Africa che ha voluto questo nuovo centro sportivo proprio nella scuola di Padre John.
La maggior parte delle scuole riaprirà lunedì prossimo, ma qui i ragazzi hanno già ripreso possesso dei loro spazi.
serena
Tag:casa per orfani, centro sportivo, Progetti, scuola | Posted under Why not? | 7 commenti
Why not? – Il peso delle scelte
Last Updated on domenica, 29 agosto 2010 08:29 Written by Serena Ragni domenica, 29 agosto 2010 08:29
E’ sempre una questione di scelte.
Ogni istante si sceglie, con onori e oneri conseguenti.
Ma ci sono momenti in cui le scelte pesano di più che in altri, in particolare quando queste si ripercuoteranno sul futuro di ragazzi che fino a qualche anno fa neanche pensavano di averlo.
E’ un pomeriggio che sa di autunno questo e nell’ufficio di Padre John, leggiamo e rileggiamo la “lista” dei ragazzi che ogni giorno nel cortile della missione aspettano di ricevere la buona notizia della possibilità per loro di poter andare all’università.
Ci sperano ogni giorno. E anche quando sembrano aver toccato il fondo dell’incertezza, riaccendono la speranza venendo a casa o chiamando…a qualsiasi ora!
Leggiamo e rileggiamo la “lista”.
Leggiamo e rileggiamo la “lista”, cercando di prendere tempo, di fermarlo, nella speranza che qualcosa accada.
Come si fa a scegliere?
Chi può permettersi di decidere se un ragazzo merita di più di un altro?
Ci diciamo che deve essere la meritocrazia ad avere la meglio.
Ma può un punto in più o in meno preso all’ultimo anno essere l’elemento discriminante per fermare la corsa di chi ha l’energia, il desiderio e la determinazione per farcela?
Io sono convinta di no. Sono convinta che tutti questi ragazzi debbano andare all’università perché hanno fatto tanto per arrivare a questa nuova partenza. Hanno studiato, hanno fatto sacrifici.
Ho ascoltato le storie di chi è passato attraverso gli orrori della guerra, storie che non saprei neanche raccontare.
Loro hanno avuto il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e di darsi una speranza.
Ora tocca a noi avere coraggio.
Ora tocca a noi scegliere.
“Ho rifatto tutti i calcoli;
confermano l’opinione degli specialisti.
La nostra idea è irrealizzabile.
Non resta una cosa da fare: realizzarla”.
Pierre Latecoere
serena
E’ sempre una questione di scelte.
Ogni istante si sceglie, con onori e oneri conseguenti.
Ma ci sono momenti in cui le scelte pesano più che in altri, in particolare quando queste si ripercuoteranno sul futuro di ragazzi che fino a qualche anno fa neanche pensavo di averlo.
E’ una domenica pomeriggio che sa di autunno questa e nell’ufficio di Padre John, leggiamo e rileggiamo la “lista” dei ragazzi che ogni giorno fuori dall’ufficio aspettano di ricevere la buona notizia della possibilità per loro di poter andare all’università.
Ci sperano ogni giorno. E anche quando sembrano aver toccato il fondo dell’incertezza, riaccendono la speranza venendo a casa o chiamando…a qualsiasi ora!
Leggiamo e rileggiamo la “lista”.
Leggiamo e rileggiamo la “lista”, prendendo tempo, fermandolo, nella speranza che qualcosa accada.
Come si fa a scegliere?
Chi può permettersi di decidere se un ragazzo merita di più di un altro?
Ci diciamo che deve essere la meritocrazia ad avere la meglio.
Ma può un punto in più o in meno preso all’ultimo anno essere l’elemento discriminante per fermare la corsa di chi ha l’energia, il desiderio e la determinazione per farcela?
Io sono convinta di no. Sono convinta che tutti questi ragazzi debbano andare all’università perché hanno fatto tanto per arrivare a questa nuova partenza. Hanno studiato, hanno fatto sacrifici.
Ho ascoltato le storie di chi è passato attraverso gli orrori della guerra, storie che non saprei neanche raccontare.
Loro hanno avuto il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e di darsi una speranza.
Ora tocca a noi avere coraggio.
Ora tocca a noi scegliere.
serena
Tag:ragazzi, scelta, università | Posted under Why not? | 1 commento
Why not? – Raid Goum
Last Updated on martedì, 24 agosto 2010 04:03 Written by Serena Ragni martedì, 24 agosto 2010 09:53
La prima cosa che faccio al mattino quando mi alzo è la rassegna stampa dei quotidiani italiani, che quasi sempre riesco a leggere sul web, e dei due principali quotidiani ugandesi, Il “New Vision” filogovernativo e il “Daily Monitor”.
In questi giorni la mia attenzione e i miei pensieri sono stati perlopiù per le notizie italiane e in particolare per l’uccisione di Don Francesco Cassol avvenuta durante un Raid Goum che si stava svolgendo nelle Murge.
Anch’io sono stata Goumier, nel 2006 in Sicilia e prima di ripartire per l’Uganda a luglio avevo confidato a Paola: “Adesso avrei proprio bisogno di rivivere un Raid Goum”. Ma alla fine capisci che anche la strada qui può essere vissuta allo stesso modo.
Vivere un Raid Goum significa “vivere lo spirito della strada e del deserto”, come scrive Roberto Cociancich in “Passi di vento”.
Significa imparare ad amare il Silenzio, la Povertà e la Libertà dei grandi orizzonti.
Significa imparare ad essere presenti in tutto quello che si fa.
Significa imparare ad avere Coraggio e Fede, vissuta anche come fiducia in chi è con te e con il quale cammini per la prima volta.
Un Raid Goum ti rimane dentro e continua a provocarti nel corso del tempo, rappresenta quello stesso stile di vita che cerco di portare con me qui ogni giorno: uno stile di vita che da valore alle persone, all’ascolto, alla semplicità che non è mai mediocrità e alla dignità nella povertà.
Valori che qui sono fondamentali per continuare giorno dopo giorno, dove niente è gratuito e scontato, dove ogni giorno quando ti alzi non devi mai dimenticarti di portare con te la bussola altrimenti rischieresti di perderti.
Sono certa che senza il cammino Goum, che ha svelato risorse ignorate, mi sarei persa tanto di tutto quello che qui, a casa di Padre John, si vive con il coraggio dell’ascolto e del silenzio.
serena
Why not ? – Passi
Last Updated on lunedì, 16 agosto 2010 12:34 Written by Serena Ragni lunedì, 16 agosto 2010 12:10
Qualche giorno fa insieme a Fabio e Cinzia, abbiamo accompagnato i nostri amici/visitatori alla St. James Primary School, la scuola governativa dove, attraverso il progetto “Viva la pappa…quando c’è!” Padre John distribuisce ogni giorno cibo agli oltre 1.900 ragazzi solo di questa scuola.
La giornata è calda e la luce zenitale del sole ci acceca gli occhi ma fa brillare i colori: il verde diventa più verde ed il rosso della terra in volo per via di un vento ammaestrato colora le foglie come d’autunno.
Mi siedo all’ombra di una delle piante accanto alla cucina esterna della scuola, dove nelle grosse pentole i cuochi stanno cucinando polenta e fagioli,e abbasso lo sguardo.
Osservo i bambini camminare in una affollata e ordinata fila e cerco di catturarne i passi.
Scarpe troppo piccole. Troppo grosse.
Scarpe rotte e ciabatte di plastica.
Scarpe d’inverno e scarpe d’estate.
Mille scarpe. Due scarpe. Una scarpa sì e una no.
Passi scalzi.
A distanza di giorni sento ancora il fruscio squillante dei loro passi e la terra fremere sotto i miei.
serena
Tag:Passi, progetto, scuola | Posted under Why not? | 8 commenti
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