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UgandAbout – novembre 2009
Last Updated on mercoledì, 2 dicembre 2009 12:05 Written by Simona Meneghelli mercoledì, 2 dicembre 2009 12:05
Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel novembre 2009.
MALARIA, NUOVA SPERANZA “UN VACCINO ENTRO 5 ANNI”
5 novembre 2009
BREVE NOTIZIA DALL’UGANDA
5 novembre 2009
ALTRO PASSO VERSO MERCATO COMUNE AFRICANO
11 novembre 2009
MSF: I TAGLI DEI FONDI PER LA LOTTA ALL’AIDS POSSONO VANIFICARE I SUCCESSI RAGGIUNTI
11 novembre 2009
VERTICE E CONTROVERTICE SU FAME NEL MONDO, GIORNATA CONCLUSIVA
18 novembre 2009
SUD DEL MONDO, DONNE E CLIMA NEL RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE MONDIALE
19 novembre 2009
VENT’ANNI DI DIRITTI DELL’INFANZIA, ANNIVERSARIO CONVENZIONE ONU
20 novembre 2009
BASTA RIFIUTI PER LE STRADE DI KAMPALA: ORDINE PRESIDENZIALE
23 novembre 2009
IL ‘JESUIT REFUGEE SERVICE’ AL SERVIZIO DEI RIFUGIATI IN UGANDA
26 novembre 2009
UGANDA’S TEMPERATURE TO RISE BY 1.5 DEGREES
26 november 2009
LAND BILL PASSED
26 november 2009
MALARIA, NUOVA SPERANZA “UN VACCINO ENTRO 5 ANNI”
5 novembre 2009
HIV, tubercolosi e malaria: sono queste le malattie che mietono più vittime in Africa ogni anno. Contro la parassitosi trasmessa dalle zanzare potrebbe però essere disponibile entro cinque anni un vaccino, capace di limitare la diffusione delle febbri che uccidono oltre 800 mila persone all’anno, la maggior parte bambini sotto ai cinque anni. L’annuncio è stato fatto durante la V Conferenza sulla malaria che si chiuderà a Nairobi venerdì 6 novembre, alla quale partecipano oltre mille tra ricercatori, soci finanziatori ed esponenti politici.
Le relazioni di apertura della conferenza hanno sottolineato come negli ultimi anni i progressi verso la realizzazione di un vaccino siano stati più veloci. Alcuni test giunti alla fase finale di sperimentazione, in particolare, sono molto promettenti e fanno ritenere che, insieme a una distribuzione più capillare di zanzariere, potranno portare a debellare la malattia in tempi brevi.
Christian Loucq, direttore dell’organizzazione non governativa PATH Malaria Vaccine Initiative (MVI), finanziata dalla fondazione di Bill e Melinda Gates, ha dichiarato al settimanale Jeune Afrique: “Siamo nella fase tre di valutazione clinica del vaccino RTS, S, che ha già mostrato un tasso di efficacia del 53% negli ultimi test fatti in Kenya e Tanzania. Si tratta di un risultato eccellente, con il quale entriamo nell’ultima fase di sperimentazione, che durerà 35 mesi, con ottime possibilità di riuscita. Ritengo che fra cinque anni avremo a disposizione un vaccino per la commercializzazione“.
La ricerca, intanto, va ancora avanti e si stanno mettendo a punto vaccini di seconda generazione. “Insieme ai test sul vaccino RTS, S, che blocca lo sviluppo della malattia – ha detto ancora Loucq – stiamo studiando un vaccino che impedisca la trasmissione del parassita dall’uomo alla zanzara. Queste nuove strategie sono entusiasmanti e ci porteranno ad avere in dieci anni un tasso di efficacia dell’80% nella lotta alla malaria“. Loucq ha comunque ribadito che il vaccino da solo non basterà a debellare la malaria e che zanzariere e insetticidi sono comunque indispensabili.
Molto è però legato ai finanziamenti per la ricerca e la lotta alla diffusione del parassita, che nel caso dell’ong di Loucq provengono soprattutto dai Gates e da Usaid. Il problema dei finanziamenti non riguarda poi soltanto la ricerca e i test di sperimentazione, perché una volta che il vaccino diventerà una realtà bisognerà vedere in quanti potranno permetterselo.
A questo proposito, la casa farmaceutica britannica che lo produce, la GlaxoSmithKline, ha annunciato che se la sperimentazione darà buoni frutti non farà difficoltà sul prezzo. Il colosso britannico ha avviato un progetto pilota per i test in collaborazione con l’Oms in sette paesi dell’Africa sub-sahariana (Burkina Faso, Gabon, Ghana, Kenya, Malawi, Mozambico e Tanzania) e prevede di coinvolgere fino a 16mila bambini.
fonte www.repubblica.it - Cristina Nadotti
BREVE NOTIZIA DALL’UGANDA
5 novembre 2009
Charles Arop, uno dei comandanti dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra), si è consegnato ai militari dell’esercito ugandese. Secondo le Nazioni Unite, Arop sarebbe stato a capo di un gruppo di circa 150 uomini responsabile anche dell’attacco del 25 dicembre 2008 a Faradje, nella Repubblica Democratica del Congo, durante il quale furono uccise 143 persone.
fonte www.misna.org
ALTRO PASSO VERSO MERCATO COMUNE AFRICANO
11 novembre 2009
A poco più di un anno della conferenza di Kampala in cui i capi di stato e di governo di 26 paesi africani hanno deciso di creare un mercato comune, è infine pronto il programma tecnico-economico per raggiungere questo obiettivo.
Il progetto è quello di riunire in un unica organizzazione i tre organismi regionali – Comunità dell’Africa orientale (Eac), Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) e Mercato comune dell’Africa orientale e australe (Comesa) – per creare una zona di libero scambio che va da Città del Capo a Il Cairo.
A rendere noto che, benché con sei mesi di ritardo sul mandato della conferenza, si è infine giunti alla definizione di una ‘road map’, lavoro particolarmente complesso per il sovrapporsi e contraddirsi di almeno 30 accordi bilaterali e multilaterali africani, sono stati i rappresentanti dei diversi organismi regionali, nel corso di una riunione tecnica a Dar es Salaam, in Tanzania. Il programma dovrà essere sottoposto all’approvazione dei capi di stato e di governo la prossima settimana.
Secondo fonti diplomatiche l’area di libero scambio africana, che riunirà paesi popolati complessivamente da oltre mezzo milione di persone e con un prodotto interno lordo totale di oltre 400 miliardi di euro, potrà essere operativo entro due o tre anni.
fonte www.misna.org
MSF: I TAGLI DEI FONDI PER LA LOTTA ALL’AIDS POSSONO VANIFICARE I SUCCESSI RAGGIUNTI
11 novembre 2009
La riduzione dei finanziamenti per l’AIDS a livello internazionale rischia di minare i progressi compiuti negli ultimi anni nella lotta contro la mortalità e le malattie legate all’AIDS. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) ‘Punishing Success? Early Signs of an International Retreat from Commitment to HIV/AIDS Care and Treatment’, presentato nei giorni scorsi a Johannesburg, in Sud Africa.
Il rapporto di MSF evidenzia come l’estensione del trattamento contro l’HIV non solo abbia salvato la vita dei pazienti sieropositivi, ma sia stato negli ultimi anni un fattore centrale nel ridurre la mortalità in numerosi paesi particolarmente colpiti dall’HIV/AIDS in Africa meridionale. In Malawi e in Sud Africa, MSF ha registrato una consistente diminuzione della mortalità nelle aree in cui la terapia anti-retrovirale è molto diffusa. L’estensione di tale trattamento ha avuto anche un impatto positivo sull’incidenza delle altre malattie, nel caso della tubercolosi (TBC), ad esempio, si è notata una diminuzione dei casi a Thyolo, in Malawi e nella provincia di Western Cape, in Sud Africa.
“Nei circa dieci anni di applicazione del trattamento anti-AIDS – dichiara Tido von Schoen-Angerer, responsabile della Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali di MSF – abbiamo notato significativi miglioramenti sia per i singoli pazienti che per la salute pubblica. Tuttavia, i recenti tagli costringeranno medici e infermieri a respingere i pazienti sieropositivi quando giungono nelle cliniche: sarebbe come tornare indietro agli anni Novanta, cioè ai tempi in cui il trattamento non era ancora disponibile”.
Il supporto internazionale nella lotta all’HIV-AIDS ormai vacilla, come dimostrano i forti tagli nei finanziamenti. Il consiglio direttivo del Global Fund, una delle principali fonti di finanziamento per i programmi di lotta contro l’Aids nei paesi in via di sviluppo, non è in grado di rispondere ai reali bisogni dei diversi paesi e la settimana prossima voterà se sospendere o meno tutte le nuove proposte di finanziamento per il 2010. Inoltre il PEPFAR, programma di lotta all’AIDS degli Stati Uniti, non prevede aumenti nei fondi per i prossimi due anni.
“Il Global Fund non deve coprire il deficit causato dai suoi finanziatori – dice von Schoen-Angerer – la proposta cancellazione dei finanziamenti del 2010 e altre misure per limitare l’estensione del trattamento, stanno punendo i successi ottenuti in questi anni e impedendo ai paesi di salvare vite umane”. Nel 2005 i leader mondiali hanno promesso di provvedere entro il 2010 alla copertura finanziaria globale dei programmi per la lotta all’AIDS, una promessa che ha incoraggiato molti paesi africani a lanciare ambiziosi programmi per il trattamento anti-retrovirale.
“Che cosa resta della promessa fatta ai pazienti colpiti da Aids? Abbiamo dato loro speranza, dobbiamo lottare per loro. Fin dall’inizio sapevamo che il trattamento serve per salvare vite” dichiara Olesi Ellemani Pasulani, medico di MSF presso il Thyolo District Hospital in Malawi. “Far pagare i trattamenti contro l’AIDS ai paesi più poveri sarebbe un colossale tradimento”.
Ridurre i fondi in questo momento significherebbe lasciar morire prematuramente i pazienti che hanno urgente bisogno del trattamento e potrebbe portare alla pericolosa interruzione della terapia per chi l’ha già iniziata. In Uganda i tagli hanno già cominciato a colpire: alcune strutture hanno dovuto bloccare il trattamento sui nuovi pazienti sieropositivi. Altri paesi sono rimasti indietro rispetto agli obiettivi prefissati di estendere il trattamento. In Sud Africa precedenti problemi legati ai finanziamenti, ora risolti, hanno causato l’interruzione del trattamento e il divieto di trattare nuovi pazienti, provocando almeno 3.000 decessi.
Il rapporto mostra come, soprattutto nella aree in cui l’AIDS è molto diffuso, trattare questa malattia ha un impatto positivo in particolare sulla salute di donne e bambini. “E’ necessario un maggior impegno sulle altre priorità sanitarie, ma questo dovrebbe verificarsi in aggiunta e non in sostituzione di un costante impegno nella lotta all’HIV/AIDS” aggiunge Tido von Schoen-Angerer.
Attualmente, più di 4 milioni di pazienti con HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo ricevono una terapia anti-retrovirale. Si stima che 6 milioni di persone che hanno bisogno di un trattamento salva-vita attendano di accedere alla terapia. MSF gestisce programmi contro l’HIV/AIDS in 30 paesi e fornisce trattamento anti-retrovirale a più di 140mila adulti e bambini sieropositivi.
fonte www.unimondo.org
VERTICE E CONTROVERTICE SU FAME NEL MONDO, GIORNATA CONCLUSIVA
18 novembre 2009
“La fame è la più micidiale arma di distruzione di massa del nostro pianeta; non uccide soldati, uccide bambini che non hanno ancora compiuto un anno di vita”: riflettendo su queste parole, pronunciate dal presidente brasiliano Luiz Iniacio Lula da Silva al vertice Fao (Food and agricolture organization, ente Onu per l’alimentazione e l’agricoltura), capi di stato e rappresentanti di governo chiudo oggi a Roma un incontro che secondo molti osservatori non ha portato a nessun atto concreto se non a una piena consapevolezza che il fenomeno si è ulteriormente aggravato e che le politiche finora messe in atto hanno sostanzialmente fallito l’obiettivo dell’Onu di eliminare lo spettro della fame entro il 2015.
“Di fronte alla minaccia di una catastrofe finanziaria internazionale - ha aggiunto Lula – causata dalla speculazione irresponsabile e dalla omissione degli stati a regolare il sistema finanziario, i governanti del mondo non hanno avuto remore a spendere centinaia e centinaia di miliardi di dollari per salvare dal fallimento le banche. Con meno della metà di queste risorse, sarebbe possibile sradicare la fame dal mondo. La lotta contro la fame resta purtroppo praticamente al margine dell’azione dei governi, come fosse invisibile”.
Parole forti che nei discorsi dei rappresentanti dei paesi del Sud del mondo hanno trovato riflessi e concreti esempi. Di riforme agrarie contro il latifondismo imposto da pochi privilegiati a scapito di comunità locali indifese ha per esempio parlato il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ricordando il chiaro esempio del suo paese che ha pagato la sua lotta ai lasciti del periodo coloniale con l’isolamento internazionale imposto da alcuni paesi occidentali (Londra e Washington in testa) e una conseguente crisi scio-economica. “E’ evidente che la povertà è una causa fondamentale dell’insicurezza globale alimentare” ha sottolineato il presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, aggiungendo che parte del problema è dato anche dall’impossibilità, per molti paesi, di utilizzare moderni sistemi di coltivazione e dall’essere semplici strumenti di sistemi mercantili globali che regolano i prezzi senza tener conto dei costi affrontati da chi produce.
Al vertice che si conclude oggi sono arrivate anche le voci del concomitante Forum parallelo della Società Civile concluso ieri a pochi chilometri di distanza dal quartier generale Fao,con uno slogan: ‘Sovranità alimentare prima di tutto’. Nella dichiarazione finale del Forum – che dallo scorso Venerdì ha riunito 642 persone di 93 diversi paesi e 450 organizzazioni della società civile – si legge: “La sovranità alimentare comporta la trasformazione dell’attuale sistema alimentare per assicurare che coloro che producono cibo abbiano equo accesso a terra, acqua, semi, biodiversità agricola e marina. Tutti hanno il diritto e la responsabilità di partecipare alle decisioni relative alla produzione e distribuzione di cibo. I governi devono rispettare, proteggere e favorire il diritto al cibo così come il diritto a un cibo che sia adeguato, disponibile, accessibile, culturalmente accettabile e nutriente”.
fonte www.misna.org
SUD DEL MONDO, DONNE E CLIMA NEL RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE MONDIALE
19 novembre 2009
E’ dedicato ai cambiamenti climatici in corso – tema della conferenza internazionale di Copenhagen a Dicembre – il Rapporto 2009 dell’Unfpa (Fondo Onu per la popolazione) sullo stato della popolazione mondiale. Nelle 104 pagine del documento, che conferma la quota di un miliardo di abitanti raggiunta dall’Africa come già anticipato nelle scorse settimane da altre organizzazioni, si sottolineano gli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo soprattutto nei paesi del Sud del mondo e a discapito delle categorie più deboli e delle donne in particolare che sono, viene più volte ribadito, la chiave di volta vera per affrontare le sfide poste dal fenomeno.
“I cambiamenti climatici in corso – aggiunge il rapporto – comporteranno un ulteriore aumento dei movimenti migratori con milioni di persone che abbandoneranno aree sempre più frequentemente alluvionate o colpite da estrema siccità. Milioni di persone che ora vivono lungo le coste potrebbero essere costrette a spostarsi per l’innalzamento del livello dei mari così come periodi di prolungata siccità potrebbero spingere milioni di contadini ad abbandonare le aree rurali per le città”.
I cambiamenti del clima cui si sta assistendo – nell’ultimo secolo i dieci anni più caldi in assoluto sono stati registrati dal 1997 in poi – secondo l’analisi dei dati raccolti dall’Unfpa “non solo stanno mettendo a rischio vite umane, ma stanno anche esacerbando le differenze tra ricchi e poveri e amplificando le ineguaglianze tra uomini e donne”. In molti paesi, continua il documento, le donne rappresentano la parte più importante della forza lavoro impiegata in agricoltura e proprio per questo motivo risentono più di altri delle conseguenze del cambiamento.
“La marginalizzazione e la discriminazione contro le donne, oltre che una mancanza di attenzione all’ineguaglianza di genere – dice l’Unfpa – costituisce una minaccia alla loro salute e al generale benessere delle società minando alla base le possibilità di resistenza dei singoli paesi alle nuove realtà cui vanno incontro”.
La resistenza ai cambiamenti climatici, sottolinea ancora l’organismo dell’Onu, avrà più probabilità di riuscita in quelle società dove non esistono preclusioni di qualunque tipo all’accesso alle scuole, alla sanità e dove tutti godono di un’equa protezione da parte della legge partecipando in pieno alla vita politica e sociale del paese o della comunità di appartenenza.
fonte www.misna.org
VENT’ANNI DI DIRITTI DELL’INFANZIA, ANNIVERSARIO CONVENZIONE ONU
20 novembre 2009
Nei 20 anni trascorsi dalla sua stesura, la Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia “ha trasformato il modo in cui i bambini sono visti e trattati in tutto il mondo”: è un successo nella crescita di consapevolezza sulla dignità e sui diritti dei bambini quello che l’Unicef celebra oggi, nel giorno in cui ricorre il ventennale della Convenzione.
Dal 1990 i decessi di bambini con meno di cinque anni di età sono scesi da 12 milioni e mezzo l’anno a otto milioni e 800.000: una diminuzione del 28%. La scolarizzazione primaria è salita all’84% e la differenza di accesso alla scuola tra maschi e femmine si sta sempre più riducendo. Passi avanti sono stati compiuti inoltre per contrastare il coinvolgimento di minori nei conflitti, il lavoro infantile e lo sfruttamento sessuale e per il lavoro domestico, ancora tra le piaghe peggiori dell’infanzia, insieme con le malattie facilmente curabili che continuano ad uccidere milioni di bambini nei paesi poveri.
La Convenzione sui diritti dell’infanzia è il trattato Onu con il maggior numero di ratifiche, 193, ovvero tutte le nazioni con l’eccezione degli Stati Uniti e della travagliata Somalia, benché entrambi i governi abbiano espresso la volontà di colmare questa mancanza. A oggi 70 nazioni hanno completamente recepito il dettame dei 54 articoli della convenzione nelle loro legislazioni nazionali. Ma la violenza e gli abusi contro i bambini restano una realtà molto presente a ogni latitudine – si stima siano 1 miliardo ogni anno i bambini maltrattati in qualche forma – e la lotta di civiltà avviata ha ancora strada da fare.
Un appello per il rispetto della dignità dei bambini è stato formulato anche da Benedetto XVI durante l’Udienza generale di Mercoledì scorso: “Il mio pensiero va a tutti i bambini del mondo, specialmente a quanti vivono in condizioni difficili e soffrono a causa della violenza, degli abusi, della malattia, della guerra o della fame”. Il Papa si è rivolto alla comunità internazionale “affinché si moltiplichino gli sforzi per offrire un’adeguata risposta ai drammatici problemi dell’infanzia. Non manchi il generoso impegno di tutti affinché siano riconosciuti i diritti dei fanciulli e rispettata sempre più la loro dignità”.
Il grande lavoro legale e culturale da fare per creare intorno ad ogni bambino “un ambiente protettivo” è stato sottolineato dall’Unicef in una nota: “La grande sfida dei prossimi 20 anni è unire l’impegno dei governi con la responsabilità delle società e degli individui [...] trasformare i principi della Convenzione in realtà concreta per ogni bambino, fare in modo che tali principi guidino l’azione di ogni essere umano”, con l’obiettivo di costruire una società in cui “il benessere superiore dell’infanzia sia messo al centro di ogni attività umana”.
fonte www.misna.org
BASTA RIFIUTI PER LE STRADE DI KAMPALA: ORDINE PRESIDENZIALE
23 novembre 2009
Mai più rifiuti per le strade di Kampala: l’ordine, più o meno con questo tono perentorio, è arrivato sulla scrivania dell’amministrazione della capitale ugandese direttamente dal presidente Yoweri Museveni che ha chiesto maggiore pulizia per le strade, i marciapiedi e i giardini pubblici di Kampala. L’ordine è stato accompagnato dal conferimento di risorse finanziarie, pari a circa 7 milioni di euro, per l’acquisto di macchinari e la manutenzione della rete stradale.
Il consiglio comunale di Kampala ha preso atto del decreto e il sindaco della città, Nasser Sebaggala, ha anzi sottolineato come lo spirito di collaborazione tra enti locali e governo non possa che far bene alla cittadinanza. Kampala conta attualmente un milione 350.000 abitanti circa: situata a un’altitudine di oltre mille metri a pochi chilometri della rive del lago Vittoria, deve il suo nome agli impala, specie di antilopi che un tempo popolavano numerosi l’area. Dei circa 900 chilometri di strade che costituiscono il sistema viario della città, solo 300 risultano asfaltate.
Con le risorse messe disposizione, l’amministrazione conta di finanziare l’illuminazione pubblica delle strade, il loro miglioramento e la costruzione di marciapiedi.
fonte www.misna.org
IL ‘JESUIT REFUGEE SERVICE’ AL SERVIZIO DEI RIFUGIATI IN UGANDA
26 novembre 2009
“Se i leader dei rifugiati condivideranno anche solo con una ventina di membri delle rispettive comunità quanto hanno appreso nel corso del workshop sui loro diritti e doveri, il JRS (Jesuit Refugee Service) avrà di fatto offerto a oltre 600 rifugiati e richiedenti asilo gli strumenti indispensabili per la loro integrazione nelle società ospitanti” ha detto la responsabile per le Comunicazioni del JRS Africa Orientale, Angelika Mendes, alla newsletter Dispatches, inviata all’Agenzia Fides.
Angelika Mendes ha curato i gruppi di studio organizzati nella capitale ugandese, Kampala, dal JRS in collaborazione con alcuni gruppi e organizzazioni di rifugiati. L’iniziativa, cui ha contribuito l’avvocato Godwin Buwa dell’organizzazione partner Refugee Law Project, ha dato la possibilità a 30 leader di rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Burundi, dall’Eritrea e dall’Etiopia, di approfondire la conoscenza dei propri diritti e doveri.
Il workshop si è aperto presentando ai partecipanti la teoria e la terminologia della migrazione forzata, dei richiedenti asilo, dei rifugiati e dei rispettivi fondamenti giuridico-legali. Sono state quindi spiegate in dettaglio le varie questioni legate al processo di asilo, alla possibilità di accedere all’educazione, nonché ai servizi di formazione e al mercato del lavoro. Dopo aver risposto a una serie di quesiti specifici, l’avv. Buwa ha fornito ai partecipanti informazioni sulla proprietà di beni mobili e immobili, soffermandosi in particolare sulla legislazione riguardante il titolo di proprietà. Il legale del Refugee Law Project ha illustrato successivamente il ruolo del governo ugandese e dell’agenzia delle NU per i rifugiati (UNHCR) in fatto di protezione dei rifugiati.
Secondo stime dell’UNHCR, nel maggio di quest’anno in Uganda si trovavano oltre 140.000 tra rifugiati e richiedenti asilo. Gran parte dei rifugiati sono ospitati in undici insediamenti sostenuti dalla stessa UNHCR, tuttavia le politiche liberali ugandesi in fatto di rifugiati consentono a quanti sono autosufficienti di vivere al di fuori delle strutture di accoglienza. È per questo motivo che nella sola Kampala risiedono 20.000 tra rifugiati e richiedenti asilo.
Il Programma urbano del JRS presta fin dal 1988 assistenza a richiedenti asilo e rifugiati che vivono a Kampala in condizioni di vulnerabilità. Nel 2009 il programma si è incentrato su tre obiettivi: aiuti di emergenza, advocacy ed educazione. Più di 1.300 rifugiati e richiedenti asilo hanno fin qui ottenuto una qualche forma di assistenza in fatto di sistemazione abitativa, aiuti alimentari, prestazioni sanitarie e trasporti. Il personale JRS costituisce inoltre un punto di riferimento per le vittime di torture e per quanti necessitano di assistenza legale.
fonte www.fides.org
UGANDA’S TEMPERATURE TO RISE BY 1.5 DEGREES
26 november 2009
Uganda’s average temperature will increase by up to 1.5 degrees Celsius in the next 20 years as a result of global warming, according to the State of the Uganda Population Report, released yesterday by finance minister Syda Bbumba. “Climate change is likely to increase average temperatures in Uganda by up to 1.5 degrees Celsius in the next 20 years and by up to 4.3 degrees Celsius by the 2080s” the report, authored by the Population Secretariat, says. “Such rates of increase are unprecedented” the study added.
In addition, climate change in Uganda will lead to more erratic weather patterns. The report predicts an increase in rainfall but unevenly distributed, with more intense and more frequent showers, leading to floods and landslides, as well as more severe and longer spells of drought. The changes in temperature are likely to have a significant impact on water resources, food security, health and infrastructure, the study says. In terms of water resources, it notes that River Rwizi in Mbarara and River Nyamwamba in Kasese are already drying up, while the water levels of Lake Wamala, Lake Kyoga and Lake Victoria are going down. “Since Lake Victoria receives 80% of its water from direct rainfall and 20% from basin discharge, climatic contributions cannot be ignored” the report says, noting that water levels dropped to alarmingly low levels in December 2005.
Climate change will also impact on agriculture and food security. The study projects a loss in agricultural productivity in Uganda of between 15% and 25%. It also predicts a shift in the viability of coffee- growing areas, potentially wiping out $266m or 40% of export revenue.
“The food crisis in the country threatens to reach alarming levels” the report notes, estimating that currently 40% of deaths among children in Uganda are due to malnutrition. “Given that Uganda’s annual population growth rate is 3.2%, while the annual growth rate of food production is only about 1.5%, the food crisis is worsening.”
In terms of health, temperature increase has extended the habitats of mosquitoes, with highland areas that were historically malaria-free, such as Kabale, Kisoro and Rukungiri, now also experiencing epidemics. The report shows an increase in the cases of malaria in the last 10 years ranging from 23% in Rukungiri to 135% in Mbarara. In addition, it says “rising temperatures help mosquitoes breed more, bite more and live longer.”
The study lists several other diseases, affecting people, animals and plants, that are on the rise as a result of climate change, such as cholera and dysentery caused by floods and respiratory diseases caused by prolonged dry spells. The tsetse fly belt has expanded, resulting into increased cases of sleeping sickness, nagana and the associated drug resistance. In Katakwi, grasshopper epidemics in 2005 destroyed all cereals, the main source of food security in Usuk county. Also, armyworms have been reported in Wakiso, Tororo and Pallisa districts, while Newcastle disease epidemics in poultry have been more frequent in Rakai and Soroti.
The weather changes will also trigger migrations and competition for strategic resources, leading to regional insecurity, according to the study. It calls for the implementation of regulations aimed at preserving the environment, such as dealing decisively with encroachers and illegal timber loggers. It also recommends erecting more boreholes, protecting water resources, and setting up early warning systems and seasonal forecasts to allow farmers adjust to the changing weather conditions. “It is necessary to strengthen the capacity of the Department of Meteorology to enable it provide efficient, timely and reliable weather and climate information.”
The report also calls for the involvement of women in measures to mitigate the effects of climate change. “In urban areas, women are capable of implementing energy efficient programmes at the household level, while women in rural areas can be trained to use biomass and biogas in addition to promoting solar energy.”
fonte www.newvision.co.ug – Raymond Baguma
LAND BILL PASSED
26 november 2009
The Land Amendment Bill was finally passed yesterday after an acrimonious five-day debate that divided the House along party lines. The President still has to approve the Bill before it becomes law. The Bill aims at punishing those who take part in illegal evictions of lawful tenants. It also gives the tenants the first option of buying in case the landlord wants to sell his land. Similarly, tenants must give the landlord the first option of buying back the kibanja in case they want to sell.
“I am relieved that it is out of the way” said lands minister Omara Atubo after Parliament passed the Bill on yesterday afternoon. Buganda opposition MPs, led by Hussein Kyanjo, walked out after the Speaker, Edward Ssekandi, refused to grant his request that the debate be deferred to next week to allow Muslim MPs time to organise for the Idd celebrations today. The MPs who walked out were Susan Nampija (CP), Erias Lukwago (DP), Michael Mabike (Independent), Dr. Lulume Bayiga (DP), Kyanjo (JEEMA), Latiff Sebagala (DP) and John Kawanga. Although the Bill faced stiff resistance from opposition and Buganda MPs, it sailed through with minor amendments.
The debate was characterized by heated exchanges with Speaker Edward Ssekandi several times warning the legislators against the use of blackmail. One of the most controversial sections, which stated that somebody claiming interest in land under customary tenure shall not be evicted except upon a court order, was deleted after strong opposition from MPs from northern and eastern Uganda.
The House also approved the amendment saying that the annual nominal ground rent will be determined by the minister, in case the district land board fails to do so, within six months after the commencement of the Land Amendment Act. The period was previously only 30 days.
MPs agreed that lawful tenants can only be evicted for non-payment of ground rent, and that a registered tenant can only be evicted upon a court order. Eviction without a court order will under the new Bill be a criminal offence and attract a prison sentence of up to seven years. The law does not allow the tenant selling the land without the knowledge of the registered owner. If he does so, he risks a fine of up to sh1.9m and four years in jail, while the transaction will be declared invalid. Equally a transaction for the sale of the land by the owner without giving the first option to the tenant is invalid. Ssekandi commended the MPs for their contributions and urged them to go and sensitise their constituents. When the matter was put to vote, 112 MPs, all from the ruling NRM party, voted in favour of the Bill. The 52 opposition MPs who opposed the Bill were joined by three from the Government side. The three were Kaddunabbi Lubega, Peter Mutuluza and Rebecca Lukwago, all from Buganda. Buganda caucus chairperson, Rose Nsereko (NRM) voted for the Bill. Voting was conducted by show of hands with the clerks tallying.
After the dramatic exercise, the Speaker declared the voting had been transparent. Ssekandi disregarded pleas by opposition MPs that voting should be repeated by use of roll-call method. “We should develop a culture of accepting defeat. Those against the Bill have been defeated” the Speaker said. Mabikke (Independent) stirred up the House when he said that the Speaker’s plea was not in the spirit of how the NRM reacted to the 1980 election defeat, when it opted to wage a guerilla war.
Earlier, Atubo described the debate on the Bill as extra-ordinary. He acknowledged that the Bill does not address the cause of evictions. “As Government, we are trying to cure evictions. The first dose of treatment is to maintain the status quo” he noted. Responding to arguments that the current law is enough to stop evictions, Atubo said the Bill has radical provisions which criminalise evictions. “It allows for the court to award compensation and retribution. If you evict, the court will assess the damage caused and award damages and you will go back to your land.” He clarified that the Bill does not protect tress-passers and squatters, saying that those illegally entering land are liable to four years of imprisonment or fine of sh1.9m.
Atubo said the debate had at times been intimidating and insulting. “I compare those remarks to a rotten egg thrown at a politician. You get your handkerchief and clean yourself.” At the end of the debate, local government minister Adolf Mwesige announced that the Government would table the Regional Tier Bill in Parliament next week.
fonte www.newvision.co.ug – Milton Olupot, Joyce Namutebi, Henry Mukasa and Mary Karugaba
Cambio valuta: in data 02/12/2009 1 dollaro USA è pari a 1875 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2830,6159 scellini ugandesi
UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli
Tag:AIDS, clima, fame nel mondo, Kampala, land bill, malaria, mercato comune africano, rifugiati, sud del mondo | Posted under UgandAbout | Commenti disabilitati
Why not? – Finalmente pioggia!…Finalmente?
Last Updated on sabato, 26 giugno 2010 10:10 Written by Serena Ragni lunedì, 9 novembre 2009 11:30
Nei giorni scorsi forti temporali hanno squarciato l’azzurro del cielo regalando una temporanea tregua alla siccità imperante di questi ultimi mesi che avrebbero dovuto essere carichi di pioggia.
La Heavy Rain Season, da settembre ai primi di novembre, “avrebbe “ – in questi giorni – ceduto il passo alla Very Dry Season, da novembre a metà marzo.
Ma anche l’Africa non è esente dagli effetti del globale cambiamento climatico che lascia tracce profonde su quanti – più di altri – dipendono proprio da sole e acqua per la propria sopravvivenza: niente è più prevedibile per chi ha sempre seguito l’istinto, l’osservazione e le conoscenze che si sono tramandate di generazione in generazione per coltivare e per allevare il bestiame.
Tutto sta cambiando troppo in fretta per chi ancora “danza lentamente” e … faticosamente.
Così anche quelle piogge che dovrebbero essere una vera e propria benedizione, troppo spesso creano altre ferite da ricucire. Raccolti persi. Prezzo del cibo che continua ad aumentare. Strade e scuole allagate. Case distrutte.
E allora ancora una volta è il tempo della ricostruzione.
Piogge violente che si alternano alla forza di un sole accecante come in una danza di guerra, in cui questo popolo quotidianamente ha bisogno di reinventare un nuovo passo per poter sopravvivere e per potersi ricostruire.
Ma la dignità e il silenzio quasi rassegnato con cui avviene ogni giorno la ricostruzione non siano il nostro alibi per stare fermi a guardare.

dopolapioggiauno

dopolapioggiadue

...si ricomincia
<<Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.>>
serena
Tag:clima, pioggia, ricostruzione, stagioni | Posted under Why not? | 4 commenti
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