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	<title>blog.italiauganda.it &#187; elezioni</title>
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	<description>parole da e sull&#039;Uganda</description>
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		<title>UgandAbout &#8211; febbraio 2011</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2011/03/ugandabout-febbraio-2011/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2011/03/ugandabout-febbraio-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 10:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel febbraio 2011.
 
 
UGANDA, MUSEVENI AFFILA LE ARMI
1 febbraio 2011
HALT PRE-ELECTION INTIMIDATION CAMPAIGN
10 febbraio 2011
VERSO IL VOTO, TIMORI E CRITICHE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
10 february 2011
SECONDARY SCHOOLS DOUBLE A&#8217;LEVEL FEES FRIDAY
10 february 2011
MUSEVENI TO REVIEW MAKERERE FEES
14 february 2011
IL VOTO E I RISCHI DEL PETROLIO
17 febbraio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="up_febbraio 2011"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel febbraio 2011.<span id="more-2844"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="#1_feb11" target="_self">UGANDA, MUSEVENI AFFILA LE ARMI</a><br />
1 febbraio 2011</p>
<p><a href="#2_feb11">HALT PRE-ELECTION INTIMIDATION CAMPAIGN</a><br />
10 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#3_feb11">VERSO IL VOTO, TIMORI E CRITICHE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE</a><br />
10 february 2011</p>
<p><a href="#4_feb11">SECONDARY SCHOOLS DOUBLE A&#8217;LEVEL FEES FRIDAY</a><br />
10 february 2011</p>
<p><a href="#5_feb11">MUSEVENI TO REVIEW MAKERERE FEES</a><br />
14 february 2011</p>
<p><a href="#6_feb11">IL VOTO E I RISCHI DEL PETROLIO</a><br />
17 febbraio 2011</p>
<p><a href="#7_feb11">AL VOTO COL PETROLIO DA SPARTIRE</a><br />
17 febbraio 2011</p>
<p><a href="#8_feb11">UGANDA, LA SOLITA VECCHIA SFIDA</a><br />
17 febbraio 2011</p>
<p><a href="#9_feb11">MUSEVENI VERSO LA RIELEZIONE</a><br />
17 febbraio 2011</p>
<p><a href="#10_feb11">UGANDA SHILLING LIKELY TO TEST RECORD LOWS THURSDAY</a><br />
17 february 2011</p>
<p><a href="#11_feb11">COTTON PRICES HIT RECORD HIGH THURSDAY</a><br />
17 february 2011</p>
<p><a href="#12_feb11">FUEL PRICES EXPECTED TO RISE</a><br />
18 february 2011</p>
<p><a href="#13_feb11">PRESIDENT MUSEVENI GETS 4TH TERM</a><br />
20 february 2011</p>
<p><a href="#14_feb11">MUSEVENI VINCE ELEZIONI PRESIDENZIALI. OPPOSIZIONE DENUNCIA BROGLI</a><br />
21 febbraio 2011</p>
<hr /><a name="1_feb11"></a><strong>UGANDA, MUSEVENI AFFILA LE ARMI</strong><br />
1 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Le elezioni presidenziali del 18 febbraio si avvicinano e il presidente ugandese Yoweri Museveni si candida per il suo quarto mandato. Una sconfitta non la ipotizza nemmeno e intanto va oliando l&#8217;apparato repressivo.<br />
L&#8217;opposizione ne scorge i segnali e denuncia il clima di paura. E&#8217; di un paio di settimane fa l&#8217;allarme lanciato dal presidente della Commissione elettorale, Badru Kiddungu, che ha rivelato di essere stato informato dalla polizia dell&#8217;attività di nove milizie partitiche che si starebbero armando per &#8220;<em>fare la guardia ai propri voti</em>&#8220;.</span> Non ha fornito i nomi dei gruppi, né le &#8216;parentele&#8217; politiche di ogni formazione ma i giornalisti ugandesi sanno di cosa stesse parlando il funzionario: due sono in particolare le bande più pericolose, i<span style="color: #990000;"> Kiboko Boys e i Black Mambas</span>, tutte e due gravitanti nell&#8217;orbita del partito di governo, l&#8217;Nrm (National Resistance Movement, ndr) che in passato le ha impiegate &#8211; e lo sta facendo tuttora &#8211; per intimidire i membri dell&#8217;opposizione.<br />
I Kiboko Boys, in particolare, sono stati costituiti grazie ai finanziamenti di molti imprenditori e possidenti della capitale, stanchi di contare i danni alle loro proprietà, in seguito a manifestazioni politiche e moti di piazza; lo scorso giugno, i Kiboko hanno attaccato Kizza Besigye, leader del Forum for Democratic Change mentre teneva un comizio in una piazza della capitale. Besigye ha ragione di aver paura: si sussurra a Kampala che l&#8217;uomo che guiderà un&#8217;ampia coalizione anti-Museveni, l&#8217;Inter-Party Cooperation, stia erodendo il consenso per il presidente soprattutto nelle campagne, il grande bacino di voti del governo.<br />
In questi giorni i reparti antisommossa hanno visto ampliare la propria dotazione, in vista di eventuali disordini: domenica 23 gennaio è arrivato dalla Tanzania un carico speciale diretto alla caserma di Naguru, nel cui cortile i cronisti di &#8216;The Monitor &#8216;hanno contato 50 vetture, tre autobus, 16 camion dotati di cannoni lacrimogeni o ad acqua, tre mezzi antincendio, quattro autocisterne, due carrelli elevatori e sei autocarri e decine di divise ignifughe e giubbini antiproiettili. I vertici della polizia sostengono che questi mezzi siano stati ordinati ben prima e che sono stati consegnati in prossimità delle elezioni solo per una semplice coincidenza.<br />
L&#8217;opposizione però ricorda i manifestanti uccisi nel 2009 e teme che gli apparati di sicurezza si stiano preparando per la battaglia. <span style="color: #990000;">E&#8217; un dato di fatto che nelle strade di Kampala siano comparsi agenti armati fino ai denti in divise nuove di zecca. Così come non è un mistero che sia in corso un massiccio reclutamento di giovani nelle milizie pro-Museveni, ufficialmente &#8220;<em>per aiutare la polizia a mantenere l&#8217;ordine</em>&#8220;</span>. Haji Munyagwa, ha addirittura denunciato il presidente per questa mobilitazione che ha come scopo &#8220;<em>quello di intimidire i supporter dei partiti di opposizione. I miei hanno paura a prensentarsi ai miei comizi</em>&#8220;.<br />
In questo clima è esplosa la denuncia di pressioni da parte dei comandi militari su membri della Commissione elettorale: Akbar Godi, giovane parlamentare dell&#8217;Fdc, sostiene di aver saputo di un incontro, tenutosi il 20 gennaio, nella caserma di Bondo, tra il capo delle Forze di difesa, generale Aronda Nyakairima, il comandante della 409esima Brigata, colonnello Martin Ndyanabo e Rose Atima, membro della commissione. Nel corso della riunione, a quest&#8217;ultima sarebbe stato intimato di trovare un modo per far votare i soldati ugandesi di stanza in Congo, sebbene molti di loro non siano iscritti nei registri elettorali.<br />
Godi ha una reputazione ambigua, è sotto processo per l&#8217;omicidio della moglie, ma dice di avere informazioni di prima mano e di sapere chi altri era presente. L&#8217;esercito nega, parla di un semplice briefing sulla sicurezza in vista del voto, ma non è un segreto per nessuno a chi vanno le simpatie dei militari. Besigye non si fida della commissione e ha annunciato che annuncerà i risultati del voto attraverso canali suoi. Museveni gli ha risposto che in tal caso lo arresterà. Non ultima, resta la questione dei brogli elettorali, il cui rischio viene denunciato dall&#8217;opposizione che chiede il rinvio del voto.<br />
Tutti elementi che rendono il clima incandescente e la tornata elettorale un appuntamento ad alto rischio.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">it.peacereporter.net </a>- <em>Alberto Tundo</em><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="2_feb11"></a><strong>HALT PRE-ELECTION INTIMIDATION CAMPAIGN</strong><br />
10 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Ugandan police and Resident District Commissions are intimidating civil society activists seeking to expose and condemn allegations of government corruption, Human Rights Watch said today. Outside Kampala, some officials are also intimidating journalists reporting about the activists’ efforts.<br />
<span style="color: #990000;">Since February 5, 2011, Kampala police have intimidated, arrested, and detained 16 people who distributed a joint statement on behalf of several Ugandan nongovernmental organizations.</span> Some were held as long as overnight, though no charges were filed.<br />
In Lira district, police and the resident district commissioner summoned a civil society activist to the police station for interrogation after a member of her organization read the statement during a radio talk show. “A<em>nti-corruption efforts should be welcomed, not suppressed</em>” said Maria Burnett, senior Africa researcher at Human Rights Watch. “<em>Civil society activists are protected in international law from reprisals for legitimate freedom of expression. They shouldn’t be facing interrogations or accusations of partisanship when they speak out for transparency and accountability about state resources</em>.”<br />
Ugandans will hold presidential and parliamentary elections on February 18. <span style="color: #990000;">Unlike past elections in Uganda, the 2011 campaign period has been relatively free of state-orchestrated violence. However, during the election campaign serious concerns have emerged about how public funds are being used, particularly to support the campaigns of the ruling National Resistance Movement, led by President Yoweri Museveni.</span><br />
President Museveni came to power in 1986, following a protracted rebellion. After elections marked by violence in 2001, the president pushed through an amendment to the constitution in 2005 that nullified Uganda’s two-term presidential limit, allowing him to run in an equally controversial election in 2006 and again in 2011. This election is just the second since 1986 in which opposition parties have been legally permitted to campaign.<br />
In late January, although Uganda’s Treasury said it had cash flow problems, parliament approved payments of 20 million Uganda shillings (US$8,500) to each of its nearly 330 members as part of a supplementary budget allocation. The money was officially said to be for monitoring government programs, but many anti-corruption activists questioned whether that was the real reason behind such a large disbursement of money to government officials just a few weeks before elections.<br />
A coalition of nongovernmental organizations coordinated by the National NGO Forum working on a campaign called &#8216;Return Our Money&#8217; issued a statement on January 26 condemning the government’s allocation of public funds in this manner and calling on members of parliament to return the money.<br />
At least twelve have done so and the activists continue to call on the public to intensify pressure on other parliamentarians holding on to the money. In the statement, the authors contend that the payments were “<em>widely believed to be a bribe</em>” given that the members of parliament already receive money for monitoring work, that there were no guidelines for spending the money, and that the novel payout came just a few weeks before the elections.<br />
The statement lists several development projects, such as water sources, food for students, and sanitation services, which could have used the money.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.afronline.org" target="_blank">www.afronline.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="3_feb11"></a><strong>VERSO IL VOTO, TIMORI E CRITICHE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE</strong><br />
10 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Poche se non nessuna delle raccomandazioni formulate dagli organismi internazionali per garantire un corretto svolgimento del processo elettorale sono state seguite dal governo di Kampala:</span> è la convinzione espressa da Graham Elson, vice-presidente della missione di osservatori europei inviati nel paese in vista delle elezioni presidenziali, previste il prossimo 18 febbraio.<br />
“<em>Dal 2006 ad oggi pochi passi in avanti sono stati fatti</em>” osserva Graham ricordando che “<em>una delle principali raccomandazioni in occasione dell&#8217;ultimo appuntamento con le urne riguardava la necessità di una maggiore indipendenza della commissione elettorale e la trasparenza sul finanziamento ai partiti</em>&#8220;. A parte questo, secondo gli esperti, il governo avrebbe dovuto interrogarsi sull’opportunità di reinserire il limite di due mandati presidenziali come previsto dalla Costituzione, ampiamente ‘aggirata’ dal presidente Yoweri Museveni, al potere ininterrottamente dal 1986.<br />
A margine di una cerimonia per la presentazione di un ‘codice di condotta’ per i candidati alle elezioni, responsabili dei diritti umani dell’alto commissariato Onu (Unhcr) hanno invitato i politici, di qualunque partito, a esimersi dal soffiare sulle differenze etniche e religiose e incitare alla violenza a scopi propagandistici.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><a name="4_feb11"></a><strong>SECONDARY SCHOOLS DOUBLE A&#8217;LEVEL FEES FRIDAY</strong><br />
10 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">The cost of sending a child to school has almost doubled in the last 1<span style="color: #990000;">0 years</span></span><span style="color: #990000;">, according to a survey. A study by &#8216;Saturday Vision&#8217; shows that average annual fees for boarding school, students in Advanced Level, stands at about sh320,000, up from sh150,000 a decade ago. Most of the top schools charge between sh500,000 and sh700,000 and only about 20 schools have their fees lower than sh100,000. Most of the schools with low fees are Government-aided schools in rural districts.</span><br />
The survey randomly sampled schools countrywide, irrespective of their performance. It only looked at tuition fee and excluding other costs. According to government figures, in the mid-1980s, the education sector was dominated by public schools. Primary and secondary students then paid school fees ranging from sh9,000 ($5) to sh18,000 ($10) per year; and most schools asked parents to contribute labour, food to the school.<br />
Today, there is free education in primary and O’level. Yet it is in Government-aided traditional schools have to pay high fees. <span style="color: #990000;">The analysis also shows that most of the top performing schools at A’ level are still the ones which charge high fees. </span>The schools with the highest tutition fees are still among the best schools at Ordinary and Advanced levels of education.<br />
For instance, Namugongo, Kitende Turkish Light Academy, Seeta High School, King’s College Budo and Merryland High had a high number first grades in last year’s final exams. Basing on the list, schools like Namugongo, Turkish Light Academy, Budo, Ntare School, Kibuli and Namilyango sent a high number of students to public universities. Some top schools are not on the list because their fees were not available by press time.<br />
The increase in fees, according to expert/analysts, is partly because of the rise in the cost of scholastic materials and other related costs in running schools. The increased costs include wages and pension contributions, as well as higher utility bills. Private schools are at liberty to increase fees, unlike Government-aided ones, which must seek permission before doing so. The A’level schools, teacher training institutions and other post-secondary institutions, did not charge fees during the 1980s, but their students were required to bring items such as food and beddings.<br />
The education system suffered the effects of economic decline and political instability during the 1970s and 1980s. The system continued to function, however, with an administrative structure based on regional offices, a national school inspectorate and nationwide school examinations. School maintenance suffered, teachers fled the country and many facilities were damaged by war and vandals. In 1994, a Government committee found that school fees were escalating due to the increasing cost of education, and that most parents were too poor to afford them.<br />
The committee recommended a new fees structure that would impose a ceiling on school dues, with the Government contributing between a third and a half of the costs. Any school wanting to charge more than the maximum would first have to get the backing of the parents and the permission of the ministry. But that did not come to pass; since a liberalised education system could not accommodate the policy.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a> &#8211; <em>Conan Businge</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="5_feb11"></a><strong>MUSEVENI TO REVIEW MAKERERE FEES</strong><br />
14 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">President Yoweri Museveni has promised to cause a review of the Makerere University tuition fees structure to ensure that it is not too expensive to the children of low-income earners.</span><br />
Addressing students at Makerere yesterday, Museveni said university education did not have to be too prohibitive. This was after the students complained to him that fees were raised each year, above additional charges like exam and internship fees. Museveni said: “<em>Why should we continue providing education expensively when countries like India are providing it cheaply? I will commission a study to show how we can provide university education at an affordable cost</em>” he said.<br />
The President said it was unfair for most of the 4,000 government-sponsored students to come from rich families that can afford to take their children to “<em>first world</em>” secondary schools. He added that the system should be reviewed constantly to ensure that children of the poor also benefit from government sponsorship.<br />
The university vice-chancellor, Venasius Baryamureeba, said the increments were made after a team of professional auditors made research on the unit cost of the university’s education. “I<em>t is upon their recommendations that the university based to arrive at the current fess structure</em>” he said. But the students again complained that they were paying sh600,000 for internship which they were doing outside the university.<br />
To this, Baryamureeba responded that the sh600,000 was broken into sh100,000, payable every semester for six semesters to make it affordable. “<em>Of this, sh300,000 is repaid to the students to cater for costs they incur during the internship. Sh300, 000 is for administrative costs</em>” he said.<br />
The President promised to look into these matters after the elections. He expressed regret that some youth continue supporting the opposition when it was only the NRM that had a well-articulated plan for job-creation to bring them out of poverty. The Government, he added, would extend free education to A’level education and tertiary institutions, and introduce student loans. “<em>But after your education, the next important thing is jobs, hence the need to support our job creation strategies</em>” Museveni said.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug/" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank"></a> &#8211; <em>Cyprian Musoke</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="6_feb11"></a><strong>IL VOTO E I RISCHI DEL PETROLIO</strong><br />
17 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Il vincitore delle prossime elezioni presidenziali in Uganda sarà “<em>il primo presidente di uno Stato petrolifero</em>”: a metterlo in risalto, alla vigilia del voto di domani, sono i <span style="color: #990000;">commentatori finanziari internazionali secondo cui la scoperta di giacimenti per un valore di due miliardi e mezzo di barili, modifica profondamente le prospettive economiche del paese africano.</span><br />
Dopo decenni di speculazioni, le campagne esplorative a cura dell’anglo-irlandese ‘Tullow Oil’ e della canadese ‘Heritage’ hanno confermato nel 2006 <span style="color: #990000;">l’importanza delle riserve contenute nel bacino del Lago Alberto</span>. E se la produzione di greggio non è ancora cominciata – ritardata dai disaccordi tra il governo e le multinazionali – gli analisti concordano nel definire positivo l’impatto che le nuove scoperte potranno avere su una popolazione di 33 milioni di persone, l’80% delle quali dipende dall’agricoltura e di cui un terzo vive con meno di un dollaro al giorno.<br />
“<em>Ma il petrolio</em> &#8211; sottolinea in un’intervista al quotidiano britannico ‘The Guardian’ Frederick Golooba-Mutebi dell’Istituto di ricerche sociali dell’Università di Makerere – s<em>ta suscitando grandi appetiti e gli attivisti ugandesi per la giustizia ambientale contestano gli accordi per la suddivisione della produzione, i cui dettagli non sono stati resi noti, firmati da Kampala con le aziende petrolifere straniere</em>”.<br />
Le royalties (imposte) corrisposte allo stato ugandese, secondo gli attivisti, sarebbero troppo basse e troppo compiacenti le normative di sicurezza e ambientali. “<em>In questo scenario </em>– aggiunge l’esperto &#8211; <em>le prossime elezioni assumono un valore centrale, poiché tutto dipenderà dal modo in cui i futuri proventi saranno utilizzati</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"></a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011" target="_self">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="7_feb11"></a><strong>AL VOTO COL PETROLIO DA SPARTIRE</strong><br />
17 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Do you want another rap?</em>». A chiederlo alla folla che lo acclama in un video auto-prodotto non è un rapper qualunque, ma il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni. Nuove tecniche di campagna elettorale: il capo di stato africano in cerca del suo quarto mandato (è al potere dal ’69) ha messo in rima la sua richiesta di voti e la sua canzone nelle ultime settimane è diventata un tormentone.<br />
A ridosso delle elezioni gli abitanti di Kampala l’hanno sentita persino venire dal cielo: hanno alzato gli occhi e c’era un aereoplanino giallo che diffondeva la musica-slogan del presidente. Una «<em>pagliacciata dispendiosa</em>», l’ha etichettata l’opposizione, in un Paese che ha ben altre priorità. Ma Museveni ha scommesso che funzionerà. Il 18 febbraio circa 14 milioni di ugandesi cominceranno a votare per le elezioni presidenziali e parlamentari e l&#8217;attuale presidente è dato favorito, contro altri 7 candidati.<br />
Il principale avversario è Kizza Besigye, ex medico personale di Museveni, già candidato nelle precedenti elezioni. &#8216;L’uomo con il cappello&#8217; (si è sempre presentato così nei manifesti per le elezioni), si è detto certo della sua «<em>ampia vittoria</em>» in un discorso pronunciato in occasione dell’ultimo giorno di una campagna elettorale, segnata da grandi manifestazioni in favore del presidente e del suo principale avversario a Kampala.<br />
«<em>I risultati saranno molto buoni. Dovremmo vincere con un’ampia maggioranza. Non siamo affatto preoccupati</em>» ha affermato Museveni a Entebbe, città vicina al lago Victoria, a circa trenta chilometri dalla capitale Kampala. Circa un milione di osservatori locali vigileranno sulle operazioni di voto, e c&#8217;è da ricordare che l&#8217;elezione di Museveni nel 2006 venne falsata da brogli, stando a quanto denunciato dalla Corte suprema del paese e dagli osservatori internazionali.<br />
<span style="color: #990000;">Chiunque vincerà le presidenziali sarà chiamato a gestire le riserve nazionali di 2,5 miliardi di barili di petrolio, scoperte solo di recente e capaci di trasformare le prospettive economiche del Paese africano. Secondo l’ong inglese &#8216;International Alert &#8216;le entrate per l’Uganda triplicheranno nei prossimi anni quando si comincerà a estrarre e commercializzare il greggio. Ma «<em>nessun candidato</em>» ha fatto notare Dickens Kamugisha, direttore dell’African Institute for Energy Governance di Kampala, «<em>ha presentato un piano concreto su come i proventi del pretorio saranno condivisi con la comunità locale</em>».</span><br />
<em>fonte</em><a href="http://www.vita.it" target="_blank"> www.vita.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_febbraio 2011" target="_self">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="8_feb11"></a><strong>UGANDA, LA SOLITA VECCHIA SFIDA</strong><br />
17 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">&#8220;<em>Qui non soffierà il vento del cambiamento</em>&#8221; dice sprezzante il presidente ugandese Yoweri Museveni, riferendosi alla cacciata dei tiranni di Egitto e Tunisia</span>, evocata dal leader dell&#8217;opposizione Kizza Besigye come un refrain benaugurante.<br />
Venerdì 18 febbraio, in Uganda è il giorno del primo turno delle presidenziali. Attese e temute. La stampa riconosce che si tratta della competizione elettorale più combattuta e tesa di sempre. Eppure la sfida non è particolarmente nuova: Museveni, che si candida per un quarto mandato, ha già affrontato Besigye due volte, battendolo nel 2001 e nel 2006. Ma nel Paese c&#8217;è un&#8217;atmosfera da battaglia finale, un senso di sospensione, come se questa volta fosse in ballo qualcosa di diverso e di più importante.<br />
<span style="color: #990000;">Una eccezionalità testimoniata dalla spesa affrontata dal partito di governo, il National Restistance Movement (Nrm) per rimanere aggrappato al potere e tenere Museveri incollato alla sedia presidenziale. &#8220;<em>Sono le più costose della storia ugandese</em>&#8221; ha sentenziato &#8216;The Daily Monitor&#8217;</span>, un autorevole quotidiano di Kampala, che non dice, però, quanto ha speso l&#8217;esecutivo. Alcuni conti si possono fare comunque.<br />
A fine dicembre, secondo quanto ricostruito da fonti giornalistiche locali, Museveni convoca il ministro dell&#8217;Economia Syda Bbumba: gli chiede, anzi esige, che integri il budget destinato alla presidenza, che ha già bruciato i 64 milioni di scellini ugandesi a disposizione per l&#8217;anno fiscale 2010-2011. Vuole altri 92 milioni. Totale: 156 milioni di scellini extra, oltre 48 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti altri 108 milioni di scellini per il ministero della Difesa, 82 milioni per la polizia, 83 milioni per la Commissione elettorale e 8,4 milioni per il suo ufficio particolare. Soldi che sono piovuti, guarda caso, sugli apparati di sicurezza, la vera polizza d&#8217;assicurazione del governo.<br />
L&#8217;opposizione lo sa e ha cercato di disinnescare la minaccia. &#8220;<em>Andate e votate tranquilli </em>- dice Besigye ai suoi sostenitori &#8211; <em>nessuno può farvi del male</em>&#8220;. L&#8217;Inter Party Cooperation, l&#8217;alleanza per la quale si candida, organizzerà sistemi di navette per andare a prendere gli elettori e scortarli ai seggi. &#8220;<em>I militari stiano lontani dalle urne</em>&#8221; chiedono altri avversari di Museveni. ma è come predicare nel deserto. <span style="color: #990000;">Nelle settimane che hanno preceduto questo primo turno, le Forze Armate hanno fatto intendere chiaramente da che parte stanno. Sono tornati in azione i Kiboko Boys e i Black Mambas, gruppi di vigilantes che attaccano i comizi dell&#8217;opposizione</span>, bastonano e intimidiscono i &#8220;<em>nemici del governo</em>&#8220;, ragazzoni senza apparenti affiliazioni politiche ai quali spetta il lavoro sporco, quello che polizia ed esercito non possono fare. Come prendere a sprangate lo stesso Kizza Besigye. Accadde nel 2007, durante un comizio a Kampala.<br />
<span style="color: #990000;">Ma oltre alle formazioni paramilitari in attività &#8211; nove ne ha contate il capo della Commissione elettorale Badru Kiddungu &#8211; c&#8217;è anche la questione degli &#8216;elettori fantasma&#8217;. Secondo un rapporto del Democracy Monitoring Group, il governo avrebbe arbitrariamente truccato gli elenchi elettorali, iscrivendo nei registri un mezzo milione di elettori che non esistono.</span> E&#8217; un&#8217;altra conferma dei brogli già organizzati, grida l&#8217;opposizione, denunciando un clima di costante intimidazione, che fanno dell&#8217;Uganda una ‘democratura’, un po&#8217; democrazia, un po&#8217; dittatura.<br />
I risultati sembrerebbero già scritti. Dei sette candidati del primo turno, rimarranno in piedi Museveni e Besigye e al ballottaggio vincerà il presidente uscente.<span style="color: #990000;"> Eppure, le percentuali del consenso di quest&#8217;ultimo calano mandato dopo mandato.</span> Nel 1996 ha vinto col 75 per cento dei voti, nel 2001 col 69 e nel 2006 con il 56 per cento dei consensi. E ulteriori sorprese potrebbero esserci.<br />
Nel nord, dove Besigye è più forte, si sentono gli effetti della fine degli attacchi del Lord Resistance Army. Migliaia di sfollati e di profughi stanno tornando a casa. Per loro il governo sta stanziando cifre enormi, per costruire scuole, ospedali e questo molto probabilmente potrebbe rompere consolidate alleanze politiche.<br />
Accade il contrario invece nei distretti centrali, che corrispondono al<span style="color: #000000;"> Buganda, un regno monarchico di tipo tradizionale, fino a poco tempo fa alleato di Museveni, che adesso invece accusa il governo centrale di volerne la distruzione. Qui c&#8217;è la cosiddetta &#8216;cattle belt&#8217;, dove il consenso per Besigye è in crescita. Il solo Buganda ha quasi 3,3 milioni di elettori. Vincere qui, significherebbe avere ottime chances di vincere in tutto il Paese.</span><br />
Ma la questione è un po&#8217; più complessa. Come fa notare il giovane fondatore e direttore del &#8216;The Independent&#8217;, Andrew Mwenda, l&#8217;Uganda è un Paese in forte trasformazione, e nessuno dei due principali candidati è attrezzato per assecondare e guidare il cambiamento. Tanto Museveni che Besigye sono molto avanti con gli anni, quando secondo il censimento dell&#8217;anno scorso, più della metà dei 31 milioni di ugandesi hanno meno di 18 anni. Vecchia è anche questa sfida, giunta ormai alla terza edizione.<br />
Mentre il Paese guarda altrove.<span style="color: #990000;"> L&#8217;Uganda sforna ogni anno 400 mila laureati, dei quali solo 20 mila trovano un lavoro. </span>Cresce l&#8217;alfabetizzazione, cresce l&#8217;urbanizzazione. Processi che hanno eroso il consenso per Museveni e che nel breve periodo potrebbero premiare l&#8217;opposizione ma nel lungo non è chiaro dove si incanaleranno. <span style="color: #990000;">Il cocktail di base ricorda quello tunisino. Molti giovani istruiti, inseriti e partecipi delle dinamiche mondiali, governati da un sistema vecchio che non è più in sintonia con il resto del Paese.</span><br />
Ma Museveni non ci pensa a farsi da parte. Mercoledì 16, travestito da statista sognatore, ha dichiarato che si farà da parte solo dopo che avrà raggiunto il vero traguardo della sua carriera, la costituzione di una federazione dell&#8217;Africa Orientale, con Burundi, Kenya, Ruanda e Tanzania. Ma non è ancora chiaro se fosse una promessa o una minaccia.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank">it.peacereporter.net </a>- <em>Alberto Tundo</em><em> </em> <em> </em></p>
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<p><a name="9_feb11"></a><strong>MUSEVENI VERSO LA RIELEZIONE</strong><br />
17 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Museveni è un ottimo presidente. Ora però c&#8217;è bisogno di cambiare</em>&#8220;. Le parole di Erasmus Okanya, impiegato in una delle più grosse banche dell&#8217;East Africa, riassumono bene la situazione che sta vivendo l&#8217;Uganda. &#8220;<em>Ha portato stabilità e crescita, ma ha anche trasformato lo stato in una emanazione di se stesso</em>&#8220;.<br />
Dal 1986 al governo, Yoweri Museveni ha ottenuto il potere dopo anni di guerriglia contro il dittatore Milton Obote. Oggi è ancora in carica e i sondaggi lo danno vincente. <span style="color: #990000;">I suoi successi sono incontestabili. L&#8217;Uganda è un Paese che cresce al 6-7% annuo, ha una economia stabile e un peso internazionale di rilievo nonostante le piccole dimensioni. Quello che manca è la libertà di espressione e di dissenso.</span><br />
&#8220;<em>L&#8217;Uganda è una democrazia, ci può essere dissenso, nessuno ti vieta di correre per le presidenziali</em>&#8221; afferma Stella Kiwawulo, ruandese, da quarant&#8217;anni a Kampala. Quello che dice Stella lo pensano in molti. Kampala è tappezzata dai volantini elettorali dei candidati. Non solo per le presidenziali, ma anche per le locali. La sensazione è che alla gente sia dato il diritto di esprimere il proprio parere, ma così non è. Repressioni, arresti indiscriminati e violenze sono all&#8217;ordine del giorno.<br />
Le opposizioni hanno già denunciato brogli e hanno chiesto che le elezioni siano rimandate. &#8220;<em>Ho fatto domanda per la tessera elettorale quattro mesi fa. Mi hanno scattato una foto, ho firmato alcuni documenti e mi hanno detto di ritornare dopo cinque settimane</em>&#8221; racconta Anne Ojwee, impiegata presso l&#8217;emittente televisiva Ntv. &#8220;<em>Quando sono ritornata per ritirare la tessera mi hanno detto che non l&#8217;avevano, che si era persa. Così il 18 febbraio non potrò votare. Spero almeno che nessuno lo faccia per me</em>&#8220;.<br />
<span style="color: #990000;">Museveni ha messo in campo una tattica vincente. Ha imbavagliato le opposizioni, ha portato dalla sua parte i media e ha &#8216;comprato&#8217; il voto della gente. Qui basta poco. </span>Per le strade non si possono non notare le magliette gialle con la faccia del presidente. &#8220;Peace, Security and Stability&#8221; è lo slogan che campeggia un po&#8217; ovunque. Nei villaggi i sostenitori regalano pezzi di sapone, offrono bottigliette di Coca Cola e distribuiscono zanzariere da mettere sopra i letti. Le elezioni si vincono anche così.<br />
I principali sfidanti sono Olara Otunnu. In esilio per 23 anni, è tornato in patria mettendosi alla testa del Congresso Popolare Ugandese. L&#8217;altro candidato è Kizza Besigye, leader del Forum per il Cambiamento Democratico. Perdente già nel 2001 e nel 2005, quest&#8217;anno ci riprova per la terza volta.<br />
&#8220;<em>Ma che cosa cambia se queste persone vanno al potere</em>&#8221; si chiede Charles Luweero, tassista. &#8220;<em>Faranno esattamente quello che ha fatto Museveni. Daranno i posti pubblici agli amici, ai membri dello stesso clan. Allora perché cambiare, almeno Museveni si è dimostrato capace di migliorare le nostre vite</em>&#8220;.<br />
<span style="color: #990000;">I due veri nemici del presidente sono le popolazioni del nord, gli Acholi, che per anni sono stati abbandonati ai ribelli del Lord&#8217;s Resistance Army. </span>Un gruppo guerrigliero che ha tenuto in scacco le regioni settentrionali fino al 2008, portando morte e devastazione. Ora queste popolazioni pretendono un cambio al vertice. <span style="color: #990000;">Dello stesso parere è anche Ronald Muwenda Mutebi, re del Buganda, il regno più influente dell&#8217;Uganda. Un uomo che ha solo poteri di rappresentanza, ma i suoi sudditi lo seguono come un leader politico. Basta una sua parola per spostare migliaia di voti e a queste elezioni sembra volersi schierare contro il presidente.</span><br />
Intanto Museveni mette in chiaro le cose. &#8220;<em>Ho sentito alcune persone parlare di violenze durante le elezioni. Non ci saranno violenze. Chiunque provi a usare la forza lo farà a suo rischio e pericolo</em>&#8221; ha precisato durante una conferenza al campo sportivo di Soroti. Per sottolineare il concetto ha fatto arrivare dalla Tanzania mezzi anti sommossa, giubbotti antiproiettile e altri equipaggiamenti. La gente ha il terrore che si possano ripetere le rivolte delle ultime elezioni, quando Kampala è stata teatro di scontri tra le fazioni.<br />
Per molti l&#8217;agonia della democrazia è un buon prezzo da pagare per avere tranquillità e crescita economica.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank">it.peacereporter.net </a>- <em>Tommaso Cinquemani</em></p>
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<p><a name="10_feb11"></a><strong>UGANDA SHILLING LIKELY TO TEST RECORD LOWS THURSDAY</strong><br />
17 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Uganda&#8217;s shilling may well test record lows against the dollar next week on concerns about possible post-election violence, while sustained strength in copper prices should lift Zambia&#8217;s kwacha.</span><br />
<span style="color: #990000;"><strong>Uganda </strong>- </span><span style="color: #990000;">The shilling may test last month&#8217;s lifetime low of 2,395/40 against the dollar if fears of political violence materialise in the wake of Friday&#8217;s presidential election. Falling for the third day running, the unit hit 2,383/88 on Thursday, putting it within a whisker of the psychologically key 2,400 support level.<br />
The Bank of Uganda said a month ago it would take an aggressive stance to maintain exchange rate stability, and has injected tens of millions of dollars into the market since the unit dipped below 2,340. However, a recovery from a Jan. 18 low proved shortlived, and further central bank intervention on Tuesday failed to stem the tide, with banks and companies scrambling to secure dollars in case of political unrest and disruption to the economy.<br />
&#8220;<em>I think we will touch 2,400</em>&#8221; said Lucas Ochieng, a trader at Orient Bank Uganda. Others were more sanguine, predicting a stable shilling until the political dust settled. &#8220;<em>I think most people are out of the market until the elections are finished</em>&#8221; said Phillip Ssali of Standard Chartered Uganda. &#8220;<em>As long as it&#8217;s not depreciating too much I think the central bank can stay out until afterwards.</em>&#8221;<br />
President Yoweri Museveni is expected to win a fourth term, although arch-rival Kizza Besigye, whom he defeated in 2001 and 2006, has upped the stakes by alleging vote-rigging and vowing to stage street protests if he loses.</span><br />
<strong>Zambia </strong>- The kwacha, the currency of Africa&#8217;s largest copper producer, is seen strengthening against the dollar next week, reflecting a sustained surge in copper prices to $10,000 per tonne. Commercial banks quoted the unit at 4,740 on Thursday compared with a one-month high of 4,710 a week ago. &#8220;<em>Copper prices above $10,100 per tonne have rekindled kwacha bulls and the general commodity recovery has boosted risk prospects across all emerging markets</em>&#8221; said Stanley Tamele, Standard Chartered&#8217;s local head of global markets. Key support for the dollar now hinged around 4,700, and 4,650 below that, he said. The kwacha met firm resistance around 4,600 during 2010. On the few occasions it breached that level, it tested but failed to breach 4,550.<br />
NIGERIA &#8211; The naira is seen weakening to around 153 to the dollar early next week but could appreciate after that on expectations of foreign oil firms beginning month-end forex sales. Traders said dollar demand from at least two lenders forced the unit down to 152.90 in early trade on Thursday from 152.65 at Wednesday&#8217;s close. &#8220;<em>The naira should trade within a tight range next week, probably crossing the 153 to the dollar mark until the cyclical month-end dollar sales by energy companies</em>&#8221; one dealer said.<br />
Demand for the dollar has slowed in recent weeks but peaked on Thursday, largely due to low supply, traders said. The central bank sold all the $203 million demanded at its bi-weekly auction on Wednesday at 150.50 naira compared with the $200 million sold at 150.47 on Monday.<br />
<strong>Kenya </strong>- Kenya&#8217;s shilling is likely to weaken on the back of increased dollar demand from importers and depressed inflows, mainly from the agricultural sector. At 1105 GMT, commercial banks quoted the shilling at 81.35/45 from last Thursday&#8217;s close of 81.30/40. The unit was last at these levels for a sustained period in July last year. Traders expect the shilling to move in the 81.00-82.00 range next week. Renaissance Capital said potential deterioration in food security, reluctance of banks to pass on low interest rates to borrowers and political feuding ahead of 2012 elections posed the main risks to the outlook for east Africa&#8217;s biggest economy. Technical analysis shows the shilling in a short-term weakening trend, with the currency softer than its 14- and 50-day simple moving averages.<br />
<strong>Tanzania </strong>- Tanzania&#8217;s shilling is likely to lose ground due to increased dollar demand from oil and telecommunications firms. The unit was quoted at 1,504/1,509 to the dollar compared with 1,500/1,505 a week ago.<br />
&#8220;<em>The shilling has weakened a bit as a result of a shortage of inflows and growing demand from oil and telecoms sectors</em>&#8221; said Christopher Makombe, head of foreign exchange trading at Standard Chartered Tanzania. &#8220;<em>We expect some dividend payments soon and this will put more pressure on the shilling. Most banks are not comfortable selling dollars at the moment. We have traditionally been seeing a weak shilling in the first quarter of the year&#8221;.</em><br />
Traders said the unit would trade between 1,500 and 1,510 in the coming days. &#8220;<em>We are seeing very few inflows. Many traders regard 1,500 as the resistance level and are unwilling to pick up dollars at these rates</em>&#8221; said Fred Siwali, a dealer at CRDB Bank. Weakness could persist until dollars started to flow from cash crop exports between June and November, he added. Between last Thursday and Tuesday, the central bank traded $30.85 million on its Interbank Foreign Exchange Market, according to its website.<br />
<strong>Ghana </strong>- The cedi should stabilize around 1.51 against the dollar due to the issuance of a three-year bond open to offshore investors and expected pronouncements on the exchange rate from the central bank after an interest rate decision on Friday. &#8220;<em>Friday&#8217;s press briefing offers another opportunity for the Bank of Ghana to allay the fears of the market</em>&#8221; said Sampson Akligoh of investment house Databank.<br />
&#8220;<em>If the central bank is able to guide expectations very well, l believe the cedi will stabilize around 1.51/3 within the short term as the fundamentals of the country&#8217;s external account remain quite strong.</em>&#8221; Biggles Amponsah from Access Bank said inflows from the mining, shipping and telecommunications sector had driven the cedi&#8217;s recovery from a record low of 1.575 earlier this month.<br />
The announcement of the bond issue, which should attract foreign inflows, had buoyed confidence, he added. &#8220;<em>The 3-year bond issue has given most forex traders enough reason to remain bearish on the USD</em>&#8221; Amponsah said.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug/" target="_blank">www.newvision.co.ug</a></p>
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<p><a name="11_feb11"></a><strong>COTTON PRICES HIT RECORD HIGH THURSDAY</strong><br />
17 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Cotton prices have hit record highs again</span>, raising prospects of better household income for farmers and improved export revenue this year. The prices jumped <span style="color: #990000;">to sh2,500, up from sh1,600 a kilogramme.</span><br />
Farmers say middlemen are willing to pay high prices because their aim is to get big volumes to sell to the international markets where &#8217;super profits&#8217; are made. Joseph Muryagasu, a Kasese-based farmer, said they were getting better returns as a result of increase in prices. He said prices had been stagnant for almost 15 years. “<em>This will boost farmers morale to grow more cotton</em>” Jolly Sabune, the Cotton Development Organisation head, said in an interview recently. She explained that the rise was due to increased worldwide demand, adding that there were shortages in other countries.<br />
Recent climate change disasters have wrecked havoc in the leading cotton producing nations, the US, China and Pakistan. India, the world’s second largest cotton growing nation, has stopped lint exports to stimulate local consumer demand and strengthen its textile industry. The price increase has not been seen since the American Civil War (1861–1865), when shipment of the crop was stopped, according to experts.<br />
“<em>Despite out-of-season drought in the south-western region, we expect to produce 130,000 bells this year, up from 70,000 bells last year. This will translate to sh90.7b household income. Export revenue will amount to $73.4m (about sh171b)”</em> Sabune said. <span style="color: #990000;">Uganda’s cotton industry is stabilising, especially after the restoration of peace in northern Uganda, a traditional cotton growing region.</span><br />
The cotton regulatory body has intervened to support farmers by supplying high-quality seeds and pesticides at affordable prices. But Sabune called for the development of a vibrant spinning and textile industry to absorb the raw cotton, arguing that value-addition would ensure better returns to farmers.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug/" target="_blank">www.newvision.co.ug</a> &#8211; <em>Ibrahim Kasita and Chris Mugasha</em></p>
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<p><a name="12_feb11"></a><strong>FUEL PRICES EXPECTED TO RISE</strong><br />
18 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Consumers of fuel in the country should expect to dig deeper into their pockets after dealers said yesterday that the problem is acute and may not be reversed soon. They attributed the price increment to the appreciating dollar and increase in global fuel prices.<br />
“<em>The price is not likely to reduce in the shortest time possible as long as the current exchange rate is maintained and the international market price also remains stable</em>” said Mr Peter Ochieng, operations and marketing manager, Kobil Uganda. “<em>The price is likely to remain at its current level or may rise further</em>.”<br />
<span style="color: #990000;">Local fuel prices were by yesterday Shs3, 300 for petro, Shs2, 750 for diesel and Sh22, 400 for Kerosene. </span>The prices had since October dropped to as low as Shs2, 950 for petrol, Shs2, 340 for diesel and Shs2, 000 for kerosene.<br />
Shell Uganda Chief Executive Officer, Mr Ivan Kyayonka told Daily Monitor yesterday that the fuel prices were increasing due to the rise in the international prices and the high exchange rate. US Crude oil on the international market cost $85.22 a barrel and the European Brent crude oil $103.33.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.monitor.co.ug" target="_blank"> www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Isaac Khisa</em><em> </em></p>
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<p><a name="13_feb11"></a><strong>PRESIDENT MUSEVENI GETS 4TH TERM</strong><br />
20 february 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">President Yoweri Museveni, the flag-bearer of the National Resistance Movement party, was yesterday declared the winner of the February 18, 2011 presidential election.</span><br />
The Electoral Commission chairman, Badru Kiggundu, declared Museveni the winner at Namboole stadium at 4:26pm before journalists and election observers. <span style="color: #990000;">Museveni polled 68.3% of the votes cast, while his closest rival, Col. Kizza Besigye, of the Forum for Democratic Change, got 26% of the 8,272,760 votes cast.</span> This means that Museveni’s support rose by 10% compared to his score in the 2006 presidential election when he secured 59.2%.<br />
Besigye scored 37.3% of the votes in 2006, which means his support has dropped by 11%. In terms of actual votes, Museveni’s votes went up by over one million from 4.1m in 2006 to over 5.4m in 2011 polls. On the other hand, Besigye’s votes dropped from 2.6m in 2006 to slightly over 2m this year.<br />
Museveni also received more votes during this election than what he got in 2001 when he garnered 5.1million votes. But Besigye’s votes dropped to almost the same amount he polled in the 2001, where he had 27.7% of the votes. According to the results released by the commission yesterday, President Museveni won in all regions receiving 62.7% of the votes in central, 68.2% in eastern; 56.9% in northern and 80% in western. On the other hand, Besigye polled 31.7% in central; 28% in eastern; 26% in northern and 18% in western.<br />
The UPC flag-bearer scored 7.2% in northern Uganda, beating Norbert Mao, who got 6.4% in the region. But Mao got 2.3% of the votes in central region, surprisingly beating Beti Kamya, who got 1.5%, as well as Bidandi Ssali, Abed Bwanika and Samuel Lubega, who each got less than one percent in their home regions. Kamya campaigned on a platform of federalism. Besigye yesterday rejected the results, alleging fraud in the electoral process.<br />
Out of the 13,954,129 registered voters, 8,272,760 voted, translating to 59.29% of registered voters. The commission released results from 23,856 polling stations out of a total of 23,968. In 2006, the voter turnout stood at slightly over 69%. Though the 2011 campaigns were largely peaceful, isolated incidences of violence were registered in the eastern districts of Mbale and the West Nile district of Arua.<br />
Speaking to journalists after announcing the results, Kiggundu called upon the candidates who lost in the elections to concede defeat. He asked Ugandans to remain calm. The commission said the process was free and fair and asked those with complaints to register them.<br />
Kiggundu said the commission could have made some mistakes in the process but added that the mistakes did not affect the results. He said it was good that Besigye had not declared his own results as he had planned to do. He reiterated that only the commission was mandated by law to ascertain and declare the results.<br />
On display of ticked ballot papers by Besigye at a press conference on Saturday, Kiggundu said: “<em>This is not the first time he is doing that. This time around the security agency will take him on and ask him to explain where he got them from.</em>” The commission denied allegations of rigging but promised to look into grievances raised by the election observers.<br />
Present at the announcement was the Inspector General of Police, Maj. Gen. Kale Kayihura, who warned the public against riots, saying “<em>the iron arm of the law will deal with them.</em> <em>Wherever there are any grievances, there is a procedure in place provided by the Constitution for addressing such. If anybody does not abide by the law, the full force of the law will came down upon them</em>” he added.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a> &#8211; <em>Barbara Among and Milton Olupot </em></p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="14_feb11"></a><strong>MUSEVENI VINCE ELEZIONI PRESIDENZIALI. OPPOSIZIONE DENUNCIA BROGLI</strong><br />
21 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Yoweri Museveni vince un&#8217;altra volta le elezioni presidenziali in Uganda, e si impone al primo turno sugli altri sei candidati con il 68 per cento delle preferenze. Il suo principale sfidante, Kizza Besigye, si ferma invece al 26 per cento dei voti, e denuncia brogli elettorali durante le votazioni: il partito dominante è accusato di aver utilizzato fondi statali per comprare i voti.</span><br />
Besigye dunque non riconosce come legittimo il risultato delle elezioni. Ancora prima che questo fosse reso noto, lo sfidante di Museveni aveva minacciato di indire proteste di piazza contro eventuali scorrettezze nelle votazioni. &#8220;<em>É già evidente</em> &#8211; aveva dichiarato &#8211; <em>che si sono verificate frodi elettorali. Il volere del popolo non può liberamente esprimersi in un contesto di corruzione e repressione politica</em>&#8220;.<br />
Le votazioni sono avvenute in un clima di relativa calma, ma numerosi scontri si sono verificati tra i sostenitori dei diversi candidati alla presidenza. Museveni, da parte sua, si è impegnato a mettere fine ad ogni tipo di protesta.<br />
É dal 1996 che l&#8217;attuale presidente vince le elezioni, ed è la terza volta in cui prevale sullo sfidante Besigye.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">it.peacereporter.net<em> </em><br />
</a> <em> </em></p>
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<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 28/02/2011 1 dollaro USA è pari a 2355 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 3247,3084 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><strong><span style="font-size: 12pt; text-transform: uppercase;">Museveni vince elezioni presidenziali. Opposizione denuncia brogli</span></strong></p>
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		<title>Ugandabout &#8211; giugno 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 12:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.

CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE
3 giugno 2010
PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE
3 giugno 2010
MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA
5 giugno 2010
 NILO SALE LA TENSIONE
5 giugno 2010
COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="giu2010_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.<br />
<span id="more-1889"></span></p>
<p><a href="#giu2010_1"><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_2"><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_3"><strong>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong></a><br />
5 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_4"><strong>NILO SALE LA TENSIONE<br />
</strong></a>5 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_5"><strong>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong></a><br />
8 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_6"><strong>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_7"><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#mag2010_2">U</a><a href="#giu2010_8">N MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</a></strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_9"><strong>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong></a><br />
16 june 2010</p>
<p><a href="#giu2010_10"><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong></a><br />
21 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_11"><strong>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong></a><br />
21 june 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_1"></a></strong></p>
<p><strong><a href="#mag2010_2"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_12"><strong>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong></a><br />
25 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><strong><a href="#mag2010_4"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_13"><strong>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong></a><br />
28 giugno 2010</p>
<hr /><strong> </strong><strong> </strong><a name="giu2010_1"></a><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Da quando sono cominciate, nel 2008, le indagini sul Kivu, nessun mandato di cattura è stato emesso. Se la Cpi arrestasse delle persone per i crimini commessi nella regione, le cose andrebbero meglio e sapremmo cosa dire alle vittime di violenze</em>&#8220;: è la testimonianza di Justine Masika Bihamba, dell&#8217;organizzazione non governativa &#8216;Sinergia per le donne vittime di violenze sessuali&#8217;, rilasciata a Kampala, capitale dell’Uganda, dove si svolge la prima Conferenza internazionale sull’operato e il futuro della Corte penale internazionale (Cpi) con sede all&#8217;Aia.<br />
<span style="color: #990000;">Il dibattito di ieri ha dato la parola alle vittime di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità che oltre a criticare la lentezza procedurale hanno anche sottolineato che i risarcimenti versati alle donne vittime di violenze sessuali sono spesso troppo ridotti e non consentono loro di ricominciare una vita normale né di ritrovare la dignità</span><span style="color: #990000;">. </span>Come in risposta alle vittime intervenute a Kampala, il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha assicurato che &#8220;<em>la Corte sta adottando nuove strategie per arrestare i ricercati</em>&#8220;.<br />
Per <span style="color: #990000;">il caso di Joseph Kony</span>, fondatore e capo dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lra, Lord resistance army), Ocampo lo ha <span style="color: #990000;">definito “<em>emblematico della conseguenza dell&#8217;impunità: altre 2000 persone sono state uccise da quando è stato emesso il mandato di cattura</em>&#8220;;</span> per il presidente sudanese Omar Hassan el-Bashir, contro cui Ocampo ha emesso un ordine di cattura per presunte responsabilità di crimini di guerra in Darfur, sarebbe “<em>solo una questione di tempo</em>&#8220;.<br />
Complimentandosi per l&#8217;andamento delle indagini in corso in Kenya sulle violenze elettorali del 2007, il procuratore ha annunciato l&#8217;apertura di processi contro alcuni dirigenti entro fine anno e ha poi criticato l&#8217;atteggiamento di non-cooperazione da parte di Kinshasa sul caso di John Bosco Ntaganda, l&#8217;ex-capo ribelle responsabile di gravi crimini nell&#8217;Ituri e oggi componente di primo piano nell&#8217;esercito regolare congolese. Ieri, Belgio, Danimarca e Finlandia hanno firmato un accordo di collaborazione con la Cpi, dando la loro disponibilità ad accogliere nei propri carceri futuri accusati.<br />
E&#8217; la prima volta che esponenti governativi, delle Nazioni Unite e della società civile di quasi tutti i 111 paesi che aderiscono ai principi della Corte si riuniscono per valutare il suo operato e migliorarne il funzionamento, anche riesaminando il Trattato di Roma, che il 17 Luglio 1998 ne sancì l’istituzione.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.unimondo.org"></a></p>
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<p><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong><a name="giu2010_2"></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Vi posso garantire che le presidenziali del 2011 si terranno come previsto. Niente e nessuno potrà disturbare il processo, nessuno ci potrà intimidire</em>” si legge in un messaggio del presidente Yoweri Museveni indirizzato al parlamento in risposta alle critiche espresse dal partito del suo diretto oppositore, Kizza Besigye, il ‘Forum per il cambiamento democratico’ (Fdc).<br />
Al centro dei dissensi politici soprattutto la composizione della Commissione elettorale, in particolare il suo presidente, Badru Kiggundu, “<em>scelto consensualmente tra tutte le forze politiche</em>” sostiene Museveni. Inoltre, rivolgendosi ai paesi donatori, in particolare all’Unione Europea e agli Stati Uniti, il presidente ha affermato di “<em>non aver bisogno del loro sostegno per organizzare le elezioni</em>” sottolineando che “<em>sarebbero più utili se concentrassero le loro azioni nell’energia e le infrastrutture</em>”, settori prioritari nella politica del governo per assicurare sviluppo al paese.<br />
Nel suo messaggio il presidente elenca i risultati economici conseguiti negli ultimi anni: l’Uganda – governata da Museveni ininterrottamente dal 1986 – ha saputo attrarre sempre più investimenti esteri grazie alla scoperta di significative riserve petrolifere e una notevole stabilità economica e politica, diventando la terza potenza economica del continente.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_3"></a>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong><br />
5 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La riduzione degli impegni finanziari da parte dei paesi donatori nei confronti della lotta all’HIV/AIDS, rischia di minare i progressi fatti negli ultimi anni e causare molte più morti inutili&#8221;</em>. È la denuncia che Medici Senza Frontiere (MSF) esprime nel recente rapporto dal titolo “No time to quit: HIV/AIDS treatment gap widening in Africa”.<br />
Il rapporto si fonda su analisi portate avanti in otto paesi dell’Africa sub-sahariana e illustra come la maggior parte delle istituzioni internazionali che erogano fondi come PEPFAR, Banca Mondiale, UNITAID e i paesi che finanziano il Fondo Globale, da un anno e mezzo abbiano deciso di tagliare, ridurre o interrompere i loro finanziamenti per le cure e i farmaci antiretrovirali (ARV) contro l’HIV. “<em>Come è possibile interrompere la sfida a metà strada e far finta che la crisi sia passata? Nove milioni di persone in tutto il mondo hanno urgente bisogno di cure e non hanno accesso a farmaci salvavita, due terzi di loro nella sola Africa sub-sahariana. Esiste un reale rischio che molti pazienti muoiano nei prossimi anni se non verranno fatti i passi necessari per affrontare il problema. L’ulteriore riduzione degli aiuti impedirà ad un numero maggiore di persone l’accesso alle cure e metterà a rischio tutti i progressi fatti dall’introduzione dei farmaci antiretrovirali ad oggi</em>” avverte Mit Philips, analista delle politiche sulla salute per MSF e tra gli autori del rapporto.<br />
<span style="color: #990000;">Il Piano di emergenza per l’AIDS della Presidenza degli Stati Uniti (PEPFAR) ha ridotto il suo budget per l’acquisto di farmaci antiretrovirali nel 2009 e 2010, e ha bloccato il budget complessivo. Altri donatori, come UNITAID e la Banca Mondiale, hanno annunciato riduzioni negli investimenti dei prossimi anni per i <span style="color: #990000;">farmaci antiretrovirali in Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Uganda e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Anche il Fondo Globale per l’HIV, Tubercolosi e Malaria &#8211; la più grande istituzione finanziaria per la lotta all’HIV &#8211; sta fronteggiando un calo dei finanziamenti</span></span><span style="color: #990000;">. Stati Uniti, Olanda e Irlanda hanno già annunciato che diminuiranno le loro quote contributive annuali. L’Italia è in arretrato con il pagamento della quota per il 2009.<br />
</span>Tra il 2009 e il 2010, gli stanziamenti già approvati si sono ridotti dell’8-12%. I tagli generalizzati si sono tradotti nella riduzione del numero di persone in grado di iniziare un trattamento antiretrovirale, in Sudafrica, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, dove il numero dei nuovi pazienti che hanno iniziato le cure è diminuito di ben sei volte. Sistemi sanitari già fragili verranno portati allo stremo, a causa di un sempre maggior numero di pazienti che richiederanno un’assistenza più specialistica per l’insorgenza di patologie opportuniste.<br />
L’esaurimento delle scorte e la sospensione nella distribuzione dei medicinali sono già una realtà e diventeranno sempre più frequenti se non saranno disponibili fondi a sufficienza. Recentemente alcuni governi e altri soggetti in Malawi, Zimbabwe, RDC, Kenya e Uganda, hanno fatto diretta richiesta a MSF di forniture straordinarie di medicinali. “<em>Una riduzione dei finanziamenti provocherà la morte di molte più persone e l’aumento del numero degli orfani. I pazienti  sieropositivi spesso devono accudire altre persone, in primo luogo i propri bambini. Perderanno la speranza e moriranno. Senza medicinali non c’è futuro</em>” dichiara Catherine Mango, una donna sieropositiva del Kenya.<br />
I farmaci antiretrovirali evitano che la malattia precipiti, facendo sì che i pazienti vivano più a lungo. Ciò significa che il numero dei pazienti in cura aumenta ogni anno. Per questo è necessario un incremento costante e stabile dei finanziamenti. “<em>L’HIV/AIDS è un’emergenza sanitaria globale che richiede ancora una risposta eccezionale. MSF chiede un rinnovato e continuo impegno da parte dei donatori e dei governi nazionali nella lotta all’HIV/AIDS, affinché tale disastrosa emergenza di salute pubblica possa essere affrontata in maniera adeguata</em>” conclude Mit Philips.<br />
Nelle scorse settimane l&#8217;ex-direttore esecutivo di MSF Italia, Gianfranco De Maio, con un editoriale dal titolo &#8216;La facoltà di fare e mantenere promesse&#8217; ha ricordato che Medici Senza Frontiere è intervenuta nel dibattito che precede l’annuale Assemblea Mondiale della Salute, organizzata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indirizzando ai delegati una lettera aperta riguardo agli argomenti considerati più nevralgici in questo momento: malnutrizione infantile, innovazione medico-scientifica e proprietà intellettuale, contraffazione farmaceutica.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.unimondo.org" target="_blank">www.unimondo.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_4"></a>NILO SALE LA TENSIONE</strong><a href="#mag2010_1"><strong><br />
</strong></a>5 giugno 2010<a href="#temperature_nov"> </a></p>
<p style="text-align: justify;">Erodoto chiamava l’Egitto &#8216;Dono del Nilo&#8217;, ma sono molti i doni dimenticati risalendo lungo il suo corso fino agli altipiani dell’Etiopia e al lago Tana, dove nasce il Nilo azzurro, oppure al Lago Vittoria, in Uganda, dove inizia la corsa del Nilo bianco: tanti quanti sono i Paesi che attraversa.<br />
<span style="color: #990000;">Il 14 maggio i ministri di Uganda, Etiopia, Rwanda e Tanzania si sono riuniti a Entebbe, in Uganda, per firmare un Accordo strutturale di cooperazione sulle acque del Nilo</span>, il Cooperative Framework Agreement (CFA), che di fatto servirà a istituire una Commissione permanente di gestione e sfruttamento futuro delle acque del grande fiume da parte di tutti i Paesi del suo bacino. Il Kenya ha firmato la settimana successiva. Ma Egitto e Sudan hanno disertato l&#8217;incontro.<br />
<span style="color: #990000;">Il bacino idrografico del Nilo, lungo 6695 chilometri, comprende un territorio di 3 milioni di chilometri quadrati, con 300 milioni di persone direttamente coinvolte dal suo sistema idrico interconnesso, che, per la grossa crescita demografica che sta investendo la <span style="color: #990000;">regione, raddoppieranno nei prossimi 25 anni. Oggi sono 160 milioni quelli la cui vita dipende strettamente dal fiume e 9 i Paesi interessati: Egitto, Sudan, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.<br />
</span> </span><span style="color: #990000;">La questione è semplice, bastano poche parole per dirla: si tratta di come usare e distribuire equamente le potenzialità delle risorse idriche che il Nilo mette a disposizione, tra le quali ad esempio l’energia idroelettrica o la capacità di irrigazione per lo sviluppo di una moderna agricoltura, tutte enormi occasioni di crescita economica.</span> Con questo obiettivo viene avviato il CFA, come protocollo d’intesa, che vincola i Paesi aderenti a formare la futura Commissione di gestione secondo determinati criteri.<br />
<span style="color: #990000;">Semplice a dirla, ma nei fatti la questione ha una natura molto più complessa e radici antiche, che affondano le loro origini nel terreno sabbioso degli accordi coloniali, stipulati dalla Gran Bretagna con l’Egitto nel 1929. E intanto la popolazione dell’intero bacino resta poverissim<span style="color: #990000;">a</span></span><span style="color: #990000;">.</span> Per ovviare a questa situazione le negoziazioni hanno inizio nel 1997, ma solo nel 1999 nasce la Nile Basin Initative (NBI), che deve spianare la strada per una Commissione di gestione, ma dieci anni di negoziati, che hanno visto manovre politiche, intrighi, diffidenza, sospetti e abbandoni, non hanno portato a niente. Inoltre la NBI, che serviva anche a dare un riconoscimento legale a tutti i Paesi del bacino nello sfruttamento delle acque, sia su scala regionale che internazionale, finirà il suo mandato nel 2012, occorre quindi elaborare una nuova cornice di controllo. In questi dieci anni la NBI si è rivelata legalmente fragile: l’Egitto ha continuato ad esercitare il proprio diritto di veto per le opere sul Nilo. Solo nell’ultimo anno due incontri, a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo nel maggio 2009 e ad Alessandria d’Egitto nel luglio dello stesso anno, si sono conclusi con un nulla di fatto per la posizione inflessibile espressa da Egitto e Sudan, con il rifiuto di una nuova ripartizione delle quote storiche di acqua.<br />
In un meeting straordinario, tenutosi a Sharm El Sheikh nell’aprile di quest’anno, l’Egitto, che detiene l’attuale presidenza a rotazione del Consiglio dei ministri del Nilo, propone di istituire la Commissione prima di concludere i negoziati sull’accordo, in altre parole prima di chiudere il protocollo d’intesa. La tattica dell’Egitto di attaccare il carro davanti ai buoi, per cui molti accusano il ministro delle Risorse idriche Nasr Eddin Allam di mancanza di imparzalità in qualità di presidente di turno, sembra evidentemente andare nella direzione di uno svuotamento della Commissione, crearla al di fuori degli accordi vorrebbe dire avere un’istituzione vuota, meno forte della NBI. Nel vertice di Sharm fonti riportano di tentativi, portati nottetempo dal ministro egiziano, di inserire nel testo degli accordi clausole capestro per gli altri Paesi, eroicamente sventati dal ministro dell’Acqua della Tanzania, il prof. Mark Mwandosya.<br />
L’atteggiamento egiziano viene definito anacronistico dal Primo ministro etiope appena rieletto, Meles Zenawi, il quale sostiene che è arrivato il momento di cercare una soluzione in cui “<em>tutti risultino vincitori</em>”. È questo il contesto in cui il 14 maggio viene presa la decisione di firmare il CFA a Entebbe da parte dei Paesi che si trovano a monte del bacino: il protocollo resterà aperto per la firma per la durata di un anno, fino al 13 maggio 2011. Oltre ai quattro Paesi che hanno firmato subito, e al Kenya che si è aggiunto a distanza di pochi giorni, nel corso dell’anno sono attese le firme della Repubblica Democratica del Congo e del Burundi. Non sono invece vicine le firme di Egitto e Sudan, e il rifiuto dell’Egitto fa salire la tensione, accompagnandosi a proteste da parte di quest’ultimo, minacce di azioni diplomatiche e di fermare i finanziamenti ai partner strategici in Africa orientale.<br />
C’è chi dice che tutta questa storia, l’escalation della tensione, sia in realtà una boutade che serve a mascherare gli interessi economici e commerciali delle potenze del nord, Egitto e Sudan, nell’investire nei futuri progetti che si realizzeranno a monte, e minacciare serve ad alzare il prezzo e a procurarsi una fetta più grossa negli investimenti, un posto in prima fila. Sta di fatto che Nasr Eddin Allam, il ministro egiziano, ha dichiarato che verranno prese tutte le misure atte a mantenere lo status quo dei propri diritti e che “t<em>utte le iniziative prese unilateralmente dai Paesi a monte del bacino non vincolano in alcun modo quelli a valle, e non hanno alcuna legittimità</em>”.<br />
Altre fonti non escludono la possibilità di un intervento militare per mantenere inalterato l’assetto attuale, ma è improbabile che l’Egitto in questo momento, mentre ha già non pochi problemi sul fronte interno, possa permettersi di sostenere un conflitto armato. Uno scenario futuro auspicabile, e forse possibile, vedrebbe Egitto e nord del Sudan focalizzati sulla gestione della domanda, mentre i Paesi a monte, tra i quali l’Etiopia di Zenawi, sulla gestione dell’approvvigionamento, impegnandosi comunque a minimizzare l’impatto negativo delle loro opere di sfruttamento sui Paesi a valle. Una tipica soluzione negoziale, appunto.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alessandro Micci</em><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_5"></a>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong><br />
8 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestare e perseguire Joseph Kony e i comandanti della ribellione dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra): è l’appello rivolto dall’Alto commissario per i diritti umani Navanethem Pillay, durante una conferenza stampa a Kampala, a margine della riunione per la revisione dello statuto della Corte penale internazionale (Cpi).<br />
“<em>Confido vivamente nel fatto che i tre vertici dell’Lra ancora viventi e attivi, possano essere arrestati e perseguiti per l’atrocità dei crimini commessi nel Nord Uganda, i cui traumi sulle popolazioni locali richiederanno anni per essere sanati</em>” ha detto Pillay, sottolineando in particolare le drammatiche condizioni delle donne madri, rimaste sole dopo l’uccisione dei loro compagni o dopo aver subito violenze sessuali da parte dei ribelli e alle quali non è consentito acquistare terre a causa del loro status. “<em>Questo stato di cose deve finire, chiedo alle autorità di abolire questa pratica discriminatoria e istituire una commissione per la verità e la riconciliazione che aiuti il paese a curare le sue ferite</em>”.<br />
Il commissario ha lodato la creazione di una commissione d’inchiesta governativa relativa agli incidenti e alle violenze dei mesi scorsi nella regione settentrionale della Karamoja in cui sono implicati elementi dell’esercito nazionale. “<em>Tutti gli ufficiali in posizioni di comando durante i tre principali episodi di violenza dovranno essere investigati </em>- ha affermato -<em> e se la loro colpevolezza sarà provata, sospesi dal servizio e allontanati dalla regione</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_6"></a>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’hanno chiamato MDG-4, una sigla che sta per Millennium Development Goals for Children Survival. È il risultato dello sforzo degli Stati membri delle Nazioni Unite insieme a 23 organizzazioni, fra cui Oms, Unicef, Fao e Banca Mondiale. Volevano ridurre almeno di due terzi il numero dei bambini che muoiono prima dei 5 anni. Un po’ ci sono riusciti, i dati sono pubblicati nel Lancet di questa settimana.<br />
<span style="color: #990000;">Nel 1970 morivano ogni anno in tutto il mondo — prima dei cinque anni — 16 milioni di bambini, nel ’90 12 milioni, 10 milioni nel 2000, oggi 7,7 milioni. È una buona notizia, anche se l’obiettivo di ridurre del 4,4 per cento il numero dei bimbi che muoiono ogni anno non è stato raggiunto.</span> E poi otto milioni di bambini che moriranno nel 2010 prima ancora di aver compiuto i cinque anni di età sono davvero troppi. Si deve fare di più e lo si deve fare presto, cominciando col chiedersi di cosa muoiono questi bambini. <span style="color: #990000;">Tre milioni e mezzo muoiono subito dopo la nascita per complicanze della gravidanza, emorragie ed asfissia soprattutto. Gli altri non sopravvivono alle infezioni (polmoniti, diarrea, malaria, Aids, morbillo) e perché non mangiano abbastanza. </span>E quattro milioni muoiono in cinque Paesi soltanto: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Cina.<br />
<span style="color: #990000;">La cosa che colpisce del rapporto del Lancet è che tutti questi decessi li si potrebbe evitare con poco, pochissimo. L’allattamento al seno eviterebbe l a morte a 1.300.000 bambini. Se in Africa si diffondesse l’impiego di zanzariere trattate con insetticida si eviterebbero 800.000 morti. Morirebbero nel mondo 2 milioni di bambini in meno se li si potesse vaccinare. E l’acqua pulita eviterebbe altre 2 milioni di morti se solo ci fosse e la si potesse bere. I bambini che muoiono di polmonite e malaria li si potrebbe salvare con farmaci che costano pochissimo. </span><br />
Ma non s’è sempre detto che per combattere le malattie anche nei Paesi poveri servono nuovi vaccini, nuovi farmaci e tecnologie d’avanguardia? Sì, ma l’analisi dei dati dimostra che adesso la sfida è un’altra, ovvero fare quello che ha già funzionato da qualche parte e farlo dappertutto. <span style="color: #990000;">Non serve nemmeno una strategia globale, in posti diversi si possono fare benissimo cose diverse.</span> Ci sono Paesi dove i farmaci contro la malaria li distribuiscono i centri di salute e s’è visto che funziona, ma da altre parti i farmaci hanno dovuto portarli a casa dei bambini &#8211; non c’era altro modo per farglieli avere &#8211; e va bene lo stesso. Quando in Tanzania il ministro della Salute ha stretto un accordo con i negozianti per promuovere la diffusione delle zanzariere impregnate di insetticida, la mortalità da malaria si è ridotta del 30 per cento.<br />
L’altro giorno, a Washington, Melinda Gates ha annunciato che la sua Fondazione (Bill and Melinda Gates) nei prossimi 5 anni spenderà per la salute dei bambini e delle mamme un miliardo e mezzo di dollari. Lo fanno perché i dati pubblicati in questi giorni dal Lancet dimostrano che con una cifra così moriranno almeno tre milioni di bambini in meno. Il contributo dei privati è fondamentale, poi però serve definire i bisogni, gestire programmi e persone, far arrivare quello che serve dove serve, raccogliere i numeri e analizzarli. Questo è compito dei servizi sanitari. Ma i genitori dei bambini più poveri non hanno soldi per pagare i servizi sanitari, e dove sono gratuiti non sempre possono pagare il trasporto all’ambulatorio o all’ospedale.<br />
E non c’è solo la povertà. Certe volte è l’ignoranza a far morire i bambini. In India il 30 per cento delle madri più povere non sa che le vaccinazioni sono importanti per la salute dei loro bambini, e quelle che lo sanno tante volte non sanno dove portarli. Aiutare questi bambini a non morire è un imperativo etico. Quelli che siedono nei comitati di bioetica delle nazioni ricche potrebbero farsene carico e diventare loro gli &#8216;avvocati&#8217; dei bambini presso ciascun governo e con l’opinione pubblica. Negli anni 80 c&#8217;è stato un movimento globale che ha saputo coinvolgere la gente: genitori, insegnanti, rock star e perfino campioni dello sport. Partiamo da quell’esperienza lì e proviamo a fare un passo avanti. Solo perché nei prossimi dieci anni le piccole cose che salvano da sole milioni di vite arrivino davvero ai bambini che ne hanno bisogno, indipendentemente da dove gli è capitato di nascere. Adesso sappiamo che è possibile.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.corriere.it" target="_self"> www.corriere.it</a> &#8211; <em>Giuseppe Remuzzi</em></p>
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<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_7"></a></strong></strong><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Un aumento dell’economia del 6,4% per l’anno 2010/2011 è stato annunciato dal <span style="color: #990000;">ministro delle Finanze dell’Uganda, Syda Bbumba, che ieri ha presentato la finanziaria del prossimo anno. </span><br />
Il ministro ha spiegato che il rialzo, lo scorso anno l’economia del paese è cresciuta del 5,8%, è legato a un miglioramento della situazione internazionale dopo la crisi finanziaria mondiale, sottolineando come le previsioni effettuate possano alla fine dimostrarsi inferiori alla crescita reale qualora la situazione internazionale dia i segni di miglioramento sperati. Bbumba ha poi colto l’occasione per analizzare l’impatto della crisi internazionale sull’economia ugandese, sottolineando come, per quanto inferiore alla media di crescita dell’8,4% realizzato dall’Uganda a partire dal 2006, il 5,8% dello scorso anno resta il tasso più elevato tra i paesi africani.<br />
Il rallentamento dello scorso anno (l’anno fiscale in Uganda si chiude il 30 giugno) viene spiegato con gli effetti secondari della recessione dell’economia mondiale, la siccità e il rialzo dei prezzi del petrolio sul mercato internazionale. <span style="color: #990000;">I dati positivi registrati dall’economia ugandese, ha infine voluto sottolineare il ministro, permetteranno sin dal prossimo anno di ridurre la dipendenza economica dai donatori internazionali, che già nella prossima finanziaria contribuiranno solo per il 25% al budget nazionale. Circa il 75% dei 3,4 miliardi di dollari di spesa previsti per il 2010/2011, infatti, proverranno da entrate generate all’interno del paese. Lo scorso anno i donatori internazionali incidevano sul 33% della finanziaria. </span><br />
Nei paesi più poveri del continente le finanziarie dei governi dipendono principalmente dai fondi messi a disposizione da soggetti internazionali.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_8"></a>UN MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci soldati dell’esercito ugandese sono stati uccisi a fine maggio nel sud-est della Repubblica Centrafricana dalle milizie sudanesi filo-governative Janjaweed. Lo ha reso noto il 13 giugno il generale Aronda Nyakairima, capo delle forze di difesa dell’Uganda.<br />
L’esercito ugandese ha inviato da alcuni anni un contingente militare in Centrafrica per dare la caccia ai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), che per sfuggire alla cattura si sono divisi in alcuni gruppi dispersi tra il nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il sud-est del Centrafrica e il sud-ovest del Sudan. Il Generale Nyakairima ha dichiarato che il 27 maggio, a Djema, i soldati ugandesi sono caduti in un’imboscata tesa da un gruppo di 400 uomini armati che si muovevano a dorso d’asino. Nello scontro sono morti 10 militari ugandesi, tra cui alcuni ufficiali.<br />
Secondo il generale Nyakairima, l’agguato potrebbe essere l’opera di un gruppo di Janjaweed, il termine generico con il quale si designano le milizia filo-governative che agiscono nel Darfur, la regione occidentale del Sudan teatro dal 2003 di una sanguinosa guerra civile.<br />
I miliziani sudanesi si sarebbero introdotti in territorio centrafricano per cacciare e raccogliere cibo per poi far ritorno in Sudan. <span style="color: #990000;">L’alto ufficiale ugandese afferma inoltre che i ribelli dell’LRA non hanno la capacità di sfidare l’esercito ugandese e che il suo leader, Joseph Kony, pensa solo alla sua sopravvivenza, fuggendo da un nascondiglio all’altro. L’LRA continua però a razziare i villaggi centrafricani, congolesi e sudanesi, alla ricerca di cibo e di nuove reclute (soprattutto bambini). </span><br />
L’ultimo attacco dell’LRA in Centrafrica risale al 9 giugno. I ribelli hanno attaccato il villaggio di Fodé, dove hanno razziato la popolazione e rapito una trentina di persone, per la maggior parte donne e bambini. L’agguato ai militari ugandesi, i cui autori sono ufficialmente ignoti (potrebbero essere anche opera di un gruppo ribelle centrafricano) dimostra lo stato di insicurezza di una larga porzione del territorio del Centrafrica, uno dei Paesi più poveri del mondo, con istituzioni statali precarie.<br />
Quest’anno si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali e legislative la cui data, dopo alcuni rinvii, è ancora da stabilire.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.fides.org/" target="_blank"> www.fides.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_9"></a>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong><br />
16 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Three million Ugandans consume alcohol excessively, according to a rehabilitation organisation. The agency, Serenity Centre for Alcoholics Rehabilitation, added that about 15% of the 31 million Ugandans are vulnerable to alcohol.</span><br />
The managing director, David Kalema, said the number was based on their own studies and those by the World Health Organisation. Henry Musitwa, an educator at the centre, explained that an alcohol addict is a person who cannot do without taking alcohol. &#8220;I<em>t is not about how much a person takes, but such a person depends on alcohol. It might be one bottle of beer a day, but he cannot do without it</em>&#8221; Musitwa told The New Vision. The person&#8217;s health also becomes compromised by alcohol. One such symptom is uncontrollable shaking of hands.<br />
Kalema made the remarks on Tuesday while receiving a donation of 80 mattresses from Euroflex to assist the centre. He noted that excessive consumption of alcohol had driven people into poverty and unemployment. <span style="color: #990000;">In Uganda, Kalema said, the situation is aggravated by crude waragi and other local brews whose alcoholic content is unknow<span style="color: #990000;">n</span></span><span style="color: #990000;">. &#8220;<em>Central Uganda has the highest number of alcoholics, followed by western. The north and east have the least number</em>&#8220;<span style="color: #000000;"> Kalema said.</span></span><span style="color: #000000;"> </span>He noted that <span style="color: #990000;">men are more addicted than women</span>, particularly men with responsibilities. Kalema attributed this to stress caused by the burden to provide for their families. Kalema said <span style="color: #990000;">excessive drinking is linked to the increased number of motor accidents, HIV/AIDS spread, indiscipline in schools and family break-ups. Kalema said some children begin drinking as early as eight years. </span>The magnitude of alcohol addiction may be bigger than studies show since the country still has a big volume of unrecorded alcohol supply and sales, he noted.<br />
Quoting the Uganda National Bureau of Standards, Kalema said unregulated waragi accounts for about 80% of the liquor produced in the country, and provides income to many people. Kalema revealed that one cause of alcoholism is based on the family background. &#8220;<em>Six out of 10 patients brought to this centre have an alcoholic trend in their lineage. You find parents and relatives of the patient were all alcoholics</em>&#8221; Kalema said. The good news, he said, is that such people can be rehabilitated. &#8220;<em>A total of 60% of the patients recover and quit drinking to start a new life, while 40% relapse. We monitor them for one year to see the progress</em>&#8221; he said.<br />
Other factors contributing to alcoholism include culture, peer pressure and political instabilities. Kalema urged the Government to fight poverty in order to stop more people from becoming alcoholics. &#8220;<em>Very poor people and low-income earners drink more than the well-off people. Some men cannot provide for their families and thus get stress. They resort to drinking</em>&#8221; he said. Kalema advised that people should closely monitor relatives and children to ensure they do not become alcoholics. &#8220;<em>It is easy. When people start coming home late or dodge you when you talk to them, then suspect</em>&#8221; he said.<br />
Euroflex provided about sh12m worth of aid to the centre located in Bwebajja in Wakiso district. The centre can admit 25 patients. It is supported by a foreign firm, Masean Cara of Ireland, and the Irish embassy. The centre started in 2001.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
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<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_10"></a></strong></strong><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong><br />
21 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il governo ugandese ha inaugurato l’utilizzo di una macchina per la distruzione delle armi leggere di piccolo calibro, allo scopo di favorire la pacificazione e la stabilizzazione del paese e della regione. </span>Il macchinario, un dono del governo inglese, ha la capacità di distruggere fino a 50 pistole in un’ora, tagliandone la canna e rendendole inutilizzabili. Sostituirà il sistema utilizzato in precedenza che prevedeva di bruciare gli ordigni.<br />
“<em>Siamo estremamente riconoscenti per questa preziosa macchina</em>” ha detto il generale Jeje Odongo, ministro della Difesa, ricordando che quella della distruzione delle armi leggere è stata a lungo una sfida per il paese e la sua stabilità. Secondo dati dell’Iansa (International Action Network on Small Arms) <span style="color: #990000;">un quinto delle armi leggere di tutto il mondo si trova i<span style="color: #990000;">n Africa</span></span><span style="color: #990000;">. Il 90% delle munizioni e delle armi usate nel continente tuttavia, proviene da paesi esterni al continente</span>: a produrle sono oltre un migliaio di società che <span style="color: #990000;">nella maggior parte dei casi vendono la loro merce secondo vie legali. Solo che, una volta vendute, queste armi possono facilmente finire nelle mani di gruppi armati e alimentare un circuito infinito di violenze di cui a pagare il prezzo sono spesso le popolazioni civili.</span> <em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_11"></a>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong><br />
21 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The &#8216;Uganda National Teachers Union&#8217; (UNATU) wants the 30% increment in teachers salaries to cover all teachers in government-aided schools countrywide. In the budget, the Government announced a 30% increment in salaries of scientists, primary school teachers, lower cadre health workers and security forces. However, UNATU general secretary Teopista Birungi said the Government should not only consider teachers in hard-to-reach areas, but the entire country.<br />
&#8220;<em>A good policy covers the entire spectrum, not just a section. The idea is good, but it should cater for teachers in all government schools. Commodity prices are rising and are higher in the urban areas. Therefore, the Government should revise its proposal and make it to cover the entire country</em>&#8221; Birungi said. She asked the Government to always consult stakeholders before coming up with issues affecting them. &#8220;<em>While planning for the increment, we were not consulted. How can you formulate a policy without sitting on the table with the stakeholders?</em>&#8221; she asked.<br />
Birungi said this while closing a three-day Education for AIDS workshop at Hotel Triangle in Kampala. The project aims at sensitising teachers and learners on how to prevent HIV/AIDS. Started in 2005, EFAIDS has attracted 50 member countries worldwide. She urged HIV-positive teachers, who are discriminated against at their workplaces, to inform UNATU. &#8220;<em>The ministry&#8217;s policy is very clear. Once you harass or refuse to work with an HIV-positive employee, you are subjected to disciplinary action</em>.&#8221;<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_12"></a>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong><br />
25 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato comune è un’opportunità per lo sviluppo della regione: lo ha sottolineato Abdirahin Haithar, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Africa orientale (EALA), a pochi giorni dall’entrata in vigore di un accordo raggiunto l’anno scorso da Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi e Rwanda. Secondo Haithar il 1° luglio comincerà un processo difficile, che deve essere caratterizzato da una vasta opera di informazione dell’opinione pubblica e da un complesso lavoro di uniformazione delle legislazioni nazionali.<br />
Sulla base dell’accordo del 2009, a partire da giovedì prossimo i cinque paesi membri della Comunità dell’Africa orientale (EAC) si impegnano a favorire la nascita di un’area di libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. <span style="color: #990000;">A essere riconosciuto sarà anche il diritto di stabilimento, cioè il diritto di avviare un’attività imprenditoriale in un paese diverso da quello di origine. Nata nel 1999 con l’obiettivo di favorire l’integrazione regionale a livello economico, monetario e in prospettiva politico, la Comunità dell’Africa orientale riunisce 125 milioni di persone.</span> Nell’EALA i paesi membri sono rappresentati ciascuno da nove deputati.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_13"></a>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong><br />
28 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fine settimana le popolazioni del territorio di Dungu (Provincia Orientale) sono state vittime di saccheggi e razzie perpetrati da gruppi di ribelli ugandesi dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra).<br />
Nel villaggio di Ngagalanadabio, i miliziani hanno portato via sacchi di riso, animali e vestiti, approfittando di un lutto tra gli abitanti; in una postazione dell&#8217;amministrazione a Ngilima, sempre nel territorio di Dungu, i ribelli si sono impossessati di capi di bestiame. Nei giorni precedenti, la società civile aveva denunciato aggressioni simili a Nangume, sulla strada che collega la località di Dungu a quella di Faradje, ai danni di un convoglio di commercianti; i ribelli hanno portato con sé sacchi di farina, biciclette e casse di bevande. Domenica 20 Giugno i ribelli della Lra intenti a rubare i pochi beni posseduti dai locali avevano ucciso due persone nel villaggio di Gongolo.<br />
<span style="color: #990000;">Una serie di incursioni che hanno portato i capi tradizionali della zona di Dungu, città a poche decine di chilometri dalla frontiera sudanese, ad invitare la gente a non vivere isolata ma piuttosto a raggrupparsi per essere meno debole e bersagliata dai miliziani ugandesi che da mesi colpiscono duramente la Provincia orientale</span>, dove dall&#8217;inizio del 2009 avrebbero ucciso oltre 1500 persone. Inoltre, per timore delle incursioni della ribellione, gli abitanti della zona hanno abbandonato i villaggi e rinunciato a coltivare i campi, aggravando la loro situazione alimentare.<br />
<span style="color: #990000;">Dopo aver imperversato per anni nel Nord Uganda, i miliziani della Lra si sono suddivisi in piccoli gruppi che hanno spostato le loro incursioni verso il nord-est del Congo, il Sudan meridionale e le regioni sud-orientali della Repubblica centrafricana.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/06/2010 1 dollaro USA è pari a 2285 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2795,3464 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
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<p class="footnotes" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-family: &amp;amp;amp; text-transform: uppercase;">Così possiamo salvare 8 milioni di bimbi</span></strong></p>
</div>
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		<title>UgandAbout &#8211; dicembre 2009</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/01/ugandabout-dicembre-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 12:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel dicembre 2009.
TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA
3 dicembre 2009
 RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI
3 dicembre 2009
 MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE
9 dicembre 2009 
PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE
14 dicembre 2009
WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_dicembre09"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel dicembre 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#1_dicembre09">TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA</a></strong><strong><br />
</strong>3 dicembre 2009</p>
<p><a href="#set09_2"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a href="#2_dicembre09">RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI</a></strong><br />
3 dicembre 2009</p>
<p><a href="#set09_3"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a href="#3_dicembre09">MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE</a></strong><br />
9 dicembre 2009<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#4_dicembre09">PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE</a></strong><br />
14 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#5_dicembre09">WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE LAW</a></strong><br />
14 december 2009<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="#6_dicembre09">&#8216;CUCINE SICURE&#8217; PER PROTEGGERE DONNE E AMBIENTE</a></strong><br />
16 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#7_dicembre09">ELEZIONI: PARTITO DI GOVERNO SCEGLIE MUSEVENI PER SUCCEDERE A SE STESSO</a></strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#set09_9"><strong><strong> </strong></strong></a><a href="#8_dicembre09"><strong>VERSO ELEZIONI, VESCOVI CRISTIANI INVITANO A RESPONSABILITÀ E CORRETTEZZA</strong></a><br />
30 dicembre 2009</p>
<p><strong><a href="#9_dicembre09">TELEFONI CELLULARI PER TUTTI, MA INTERNET È ANCORA PER POCHI</a></strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="#set09_1"><strong> </strong></a><a href="#malaria_nov"><strong> </strong></a><strong><a href="#malaria_nov"></a><a name="1_dicembre09"></a>TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA</strong><strong><br />
</strong>3 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Mentre l’Italia e altri paesi del Nord del mondo continuano a dimezzare i fondi per la bonifica di terreni minati e per il recupero delle vittime da mina, il Sud del mondo è sempre più protagonista per risolvere un problema che lo riguarda direttamente nonostante la maggior parte delle mine in circolazione sia stato prodotto altrove</em>”: alla MISNA, che lo raggiunge a Cartagena, il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello, sottolinea la presenza massiccia di rappresentanti della società civile internazionale alla II Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa, ma anche il progressivo arretramento del Nord del mondo di fronte a un problema che ha contribuito a creare.<br />
L’Africa, in particolare, è arrivata all’appuntamento colombiano con alcuni successi già acquisiti e alcuni annunci importanti: dopo aver dichiarato “<em>liberi da mine</em>” Swaziland (2007), Malawi (2008) e Tunisia (2009), la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Icbl) ritiene che anche Rwanda, Zambia e Gibuti abbiano completato o siano vicine a risolvere la questione mine entro le scadenze fissate dal Trattato di Ottawa (Gibuti ha virtualmente completato la bonifica, ma la questione è collegata a dispute frontaliere con l’Eritrea) mentre, cambiando continente, l’Albania si è aggiunta agli 11 paesi già dichiarati ufficialmente liberi dalle mine.<br />
<span style="color: #990000;"> Secondo l’ultimo ‘Landmine monitor report’ &#8211; il documento che su base annuale fa il punto della situazione &#8211; significativi progressi nella bonifica di territori minati sono stati compiuti anche in paesi che non hanno firmato il Trattato, in particolare Cina, Iran, Libano, Marocco, Nepal, Taiwan e Sri Lanka.</span> <span style="color: #990000;">A Cartagena non sono mancati alcuni campanelli d’allarme: dopo i 15 paesi che nel 2008 chiesero una proroga per completare la bonifica dei territori minati, quest&#8217;anno la stessa richiesta è stata fatta da Argentina, Cambogia, Tagikistan e Uganda.</span><br />
“<em>Alcune richieste sono ovviamente giustificate</em> – dice alla MISNA Schiavello – <em>e in alcuni casi la responsabilità è condivisa da paesi ricchi venuti meno agli impegni presi per sostenere le attività sul campo per la bonifica dei campi minati e per il recupero delle vittime</em>”. Positiva eccezione rispetto a questa tendenza è stata l’inedita presenza a Cartagena di una delegazione degli Stati Uniti (paese non firmatario). <span style="color: #990000;"><br />
In una nota, la delegazione di Washington ha informato i partecipanti che l’amministrazione Obama ha cominciato una generale revisione della politica americana sulle mine anti-persona; oltre agli Stati Uniti non hanno ancora aderito al Trattato grandi paesi come Cina, Russia, Pakistan e India.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a href="#notizia_nov"></a><a name="2_dicembre09"></a>RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI</strong><br />
3 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Sta ostacolando le attività agricole, con conseguenze dirette sulle condizioni di vita della popolazione, il clima d’insicurezza generato dalla presenza di ribelli del movimento ugandese Esercito di Resistenza del Signore (Lra) e dagli scontri tra questi ultimi e i militari ugandesi</span>, inviati nella Repubblica centrafricana per sconfiggerli.<br />
Lo si apprende da fonti del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) che nella città meridionale di Zemio, circa mille chilometri a est di Bangui, fornisce assistenza più o meno a 2000 sfollati.<br />
Secondo alcune testimonianze, <span style="color: #990000;">i contadini locali non coltivano i campi per paura di essere vittime dei ribelli o di trovarsi coinvolti negli scontri.</span> Lasciata l’Uganda al termine di un difficile processo di pace che non ha mai portato alla firma di un accordo, i ribelli dell’Lra si sono divisi in vari gruppi che effettuano incursioni e saccheggi nel nord della Repubblica democratica del Congo, nel sud della Repubblica centrafricana e nel Sudan meridionale.<br />
Voci non confermate indicano che il capo dell’Lra, Joseph Kony, si trovi nella Repubblica centrafricana.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong><a name="3_dicembre09"></a>MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE</strong><br />
9 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Una diminuzione del 78% dei decessi dovuti al morbillo: è il risultato di otto anni (2000-2008) di campagne di vaccinazioni e sforzi nella lotta alla malattia infantile, comunicato da diverse organizzazioni internazionali </span>quali l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef).<br />
<span style="color: #990000;"> “<em>Tutte le regioni coinvolte tranne una, il sudest asiatico, ha raggiunto con due anni di anticipo l’obiettivo di far scendere la mortalità del 90% entro il 2010</em>”</span> si legge in una nota congiunta. Sono previste per l’anno prossimo campagne di vaccinazione nazionali in alcuni dei paesi più popolosi, come Cina, Indonesia, Pakistan, Bangladesh, Vietnam Nigeria ed Etiopia. I risultati meno entusiasmanti provengono da India, Indonesia e Bangladesh, dove la mortalità è diminuita soltanto del 46% nel periodo preso in esame.<br />
“<em>Per eliminare i rischi di ricaduta, i paesi devono continuare campagne di vaccinazione di monitoraggio ogni due anni, finché il loro sistema sanitario non sarà in grado di fornire due dosi a ogni bambino e di curare la malattia</em>” scrivono ancora gli esperti, ricordando anche che la cosiddetta &#8216;iniziativa contro il morbillo’ – il programma promosso dalle organizzazioni internazionali – è confrontata a un finanziario di circa 40 milioni di euro. <span style="color: #990000;"><br />
Il morbillo è una delle malattie più contagiose e una delle più letali per i bambini. </span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><a href="#set09_4"><strong> </strong></a><strong><a href="#msf_nov"></a><a name="4_dicembre09"></a>PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE</strong><br />
14 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Insufficienti campagne di vaccinazione hanno causato un passo indietro nella lotta alla poliomielite portando da 13 a 19 il numero dei paesi africani colpiti nel 2009 da questa malattia che si trasmette per via orale e che, nei casi più gravi, può provocare paralisi irreversibili.</span><br />
Lo hanno sottolineato i 150 delegati di vari paesi africani da oggi riuniti ad Harare per una conferenza sulle vaccinazioni infantili in Africa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nella capitale dello Zimbabwe, i delegati hanno espresso preoccupazione per la ricomparsa della malattia in paesi in cui era stata sconfitta, citando in particolare i casi di Angola, Ciad, Repubblica democratica del Congo e Nigeria.<br />
“<em>Occorre aumentare gli investimenti dei singoli paesi per la prevenzione</em> &#8211; ha detto il direttore regionale dell’Oms in Africa, Louis Gomes Sambo &#8211; <em>e occorre un maggior contributo della comunità internazionale in questo senso</em>”. <span style="color: #990000;">Secondo stime correnti, il 74% dei minori in Africa è vaccinato contro la poliomielite, un tasso ancora inferiore però alle reali esigenze del continente.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.unimondo.org" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#set09_5"><strong> </strong></a><strong><a href="#vertice_nov"></a><a name="5_dicembre09"></a>WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE LAW</strong><br />
14 december 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">The new law against gender-based violence will not stop abuse against women if the root causes of mistreatment are not addressed, women rights activists have warned.</span><br />
Prof. Sylvia Tamale, the dean of the Faculty of Law at Makerere University, said the law does not address structural and institutional issues relating to gender-based violence. &#8220;<em>It is merely reactive and is inept to prevent the root causes of domestic violence</em>&#8221; she said. Tamale was speaking at the Nora&#8217;s Sisters Dialogue on the rights and roles of women at Makerere University on Friday. Presenting a paper on &#8216;Domestic Violence and Gender Relations in Contemporary Uganda&#8217; Tamale said while the law attempts to create harmony and peace within families, it does not elevate women to top positions in society.<br />
She argued that for any law to address violence against women, it must first deal with the powerful sexist cultural values and patriarchal power relations. &#8220;<em>Hot temper or alcohol abuse, for example, may facilitate incidents of domestic violence, but neither of them is by any means the underlying reason for the abuse</em>&#8221; Tamale said.<br />
She urged the Government to sensitise the public on the prejudices, stereotypes, biases, misinformation and myths about women in society.<br />
Miria Matembe, a renown women&#8217; rights activist, said the best way for women to advocate for their rights was through negotiation. &#8220;<em>I don&#8217;t support the idea that gender equality and women empowerment should be attained at the cost of the family</em>&#8221; she said.<br />
The Norwegian ambassador, Bjorg Leite, said Uganda had created an enabling environment to fight discrimination against women.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Taddeo Bwambale</em></p>
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<p><strong><a name="6_dicembre09"></a>&#8216;CUCINE SICURE&#8217; PER PROTEGGERE DONNE E AMBIENTE</strong><br />
16 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Cucine ecologiche vantaggiose per l’ambiente e per la salute, ma anche utili per la promozione e la difesa delle donne, soprattutto in Africa:</span> è l’iniziativa presentata oggi a Copenhagen che prevede l’introduzione di fornelli a basso consumo energetico in alcune comunità dell’Uganda e del Sudan, nell&#8217;ambito di un progetto pilota.<br />
Secondo i promotori dell’iniziativa, tra cui il Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam) “<span style="color: #990000;"><em>Le cucine a basso impatto ambientale proteggono la natura poiché richiedono un minor consumo di legna. Il loro utilizzo può portare a una riduzione del 50% della legna raccolta nel nord Darfur, combattendo così la deforestazione e limitando l&#8217;esposizione delle donne a possibili violenze</em>”. Nei villaggi, sono spesso le donne e le bambine a doversi spostare per raccogliere legna nei campi e nelle foreste, ma anche in zone inaridite dalla siccità, rischiando per strada di essere vittime di abusi o violenze.</span><br />
“<em>Allo stesso tempo</em> – sottolinea il Pam – <em>il forte consumo di legna è all’origine di una deforestazione che non conosce tregua</em>”. Inoltre, i nuovi fornelli, permettono di ridurre anche le insalubri emissioni di fumo dei tradizionali fuochi all’aperto. &#8220;<em>Con queste cucine</em> &#8211; ha detto Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam &#8211; <em>le donne diventano anche loro protagoniste nella battaglia contro il cambiamento climatico e la fame, permettendo anche alle comunità di trovare soluzioni pratiche, immediate e sostenibili</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#infanzia_nov"></a><a name="7_dicembre09"></a>ELEZIONI: PARTITO DI GOVERNO SCEGLIE MUSEVENI PER SUCCEDERE A SE STESSO</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il Comitato centrale del partito di governo ugandese, Movimento nazionale di resistenza (Nrm), ha confermato il presidente in carica Yoweri Museveni come proprio candidato alle prossime elezioni politiche previste nel 2011.<br />
</span>Lo ha annunciato il capogruppo del partito in Parlamento, precisando che “<em>all’unanimità</em>” il comitato centrale del Nrm ha indicato che “<em>la leadership del presidente Museveni deve continuare anche dopo il 2011</em>”. La nomina dovrà essere ratificata dal prossimo Congresso del partito, ma sono in pochi ad attendersi sorprese. Museveni, che non ha ancora espresso pubblicamente la volontà di ricandidarsi, è comunque indicato come il grande favorito del prossimo appuntamento elettorale.<br />
Al potere dal 1986, quando prese il controllo del paese mettendo fine agli anni delle dittature di Idi Amin e Milton Obote, il governo Museveni fu duramente contestato nelle scorse elezioni (2005) per aver eliminato il limite di due mandati consecutivi alla presidenza. In vista del prossimo appuntamento con le urne l’opposizione potrebbe però presentarsi in un fronte compatto esprimendo un unico candidato per tutte le formazioni della minoranza.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="#rifiuti_nov"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="8_dicembre09"></a></strong>VERSO ELEZIONI, VESCOVI CRISTIANI INVITANO A RESPONSABILITÀ E CORRETTEZZA</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;">In preparazione delle elezioni generali del 2011 i capi religiosi cristiani hanno diffuso una lunga lettera pastorale con una serie di raccomandazioni affinché le consultazioni popolari si svolgano in modo libero, corretto e credibile. Il documento, elaborato dal Consiglio Cristiano Unito d’Uganda, che riunisce le Chiese cattolica, anglicana e ortodossa, vuole evidenziare semplicemente ciò che già è stabilito dalla Costituzione, hanno precisato i firmatari. In più, <span style="color: #990000;">i vescovi ugandesi sollecitano tutti gli aventi diritti al voto a iscriversi nelle liste degli elettori e a partecipare alle elezioni come “<em>atto di patriottismo</em>”, dando la propria preferenza in modo responsabile senza seguire il cosiddetto ‘voto di scambio’ una pratica <em>“pericolosa” </em>per il paese.</span><br />
“<em>Non vogliamo vedere ripetersi irregolarità come la privazione del diritto di esercizio del voto, non adempimento ai dettami costituzionali, anomalie nella registrazione dei votanti e scarso controllo</em>” ha detto l’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga che presiede il Consiglio.<br />
I presuli sollecitano il governo a finanziare adeguatamente la Commissione elettorale e ad approvare le riforma elettorali entro il prossimo febbraio, così che ci sia il tempo adeguato per informare ed educare i votanti sulle nuove regole; chiedono inoltre che le carte d’identità siano rilasciate a tutti gli aventi diritto molto prima dell’avvio delle registrazioni elettorali in modo da garantire che partecipino solo i cittadini ugandesi.<br />
Dopo le elezioni del 2006, l’opposizione consegnò diverse denunce di presunte malversazioni alla Corte Suprema la quale ammise l’esistenza di irregolarità ma non tali e tante da giustificare l’annullamento del voto. Pur condividendo l’opinione sulla necessità di contrastare le irregolarità e l’estorsione di voti con la violenza o la corruzione, i vescovi hanno chiesto ai partiti di opposizione di non boicottare le attività della commissione elettorale che criticano per inefficienza e parzialità.<br />
La lettera pastorale di 16 pagine, intitolata “<em>Verso libere e corrette elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative nel 2011</em>” è stata firmata dall’arcivescovo della Chiesa d’Uganda Henry Luke Orombi, dall’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga e dall’arcivescovo cattolico Cyprian Kizito Lwanga.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong> </strong><a href="#set09_10"><strong> </strong></a><strong><a href="#jesuit_nov"></a><a name="9_dicembre09"></a>TELEFONI CELLULARI PER TUTTI, MA INTERNET È ANCORA PER POCHI</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">I contratti di telefonia cellulare in Africa hanno superato tutte le previsioni arrivando a 246 milioni di cellulari alla fine del 2008, con una diffusione che dal 2003 è passata dal 5% a oltre 30%, ed è in costante aumento. </span><br />
Nell’ultimo rapporto della International Telecommunication union (Itu), l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata alle telecomunicazioni nel mondo, l’Africa resta il continente con il più alto tasso di crescita nella diffusione dei cellulari, e si conferma anche qui la tendenza mondiale che vede la telefonia mobile soppiantare quella via cavo.<br />
Ma se i ‘telefonini’ sono in rapida diffusione, secondo le statistiche dell’Itu, diffuse in questi giorni da Johannesburg, <span style="color: #990000;">altrettanto non si può dire di Internet. Attualmente meno del 5% degli africani ha accesso alla rete e la ‘banda larga’ per la telefonia è quasi inesistente.</span><br />
Secondo gli esperti dell’Itu, a frenare la diffusione di internet, e di tutti i vantaggi che se ne possono ricavare, sarebbero la mancanza di una vera liberalizzazione del mercato e una limitata disponibilità di infrastrutture, come la mancanza di reti cablate e scarso accesso alla banda larga.<br />
Di conseguenza non solo la diffusione di Internet è limitata ma il servizio è anche molto costoso. In alcuni paesi la connessione mensile costa più di uno stipendio medio.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.fides.org"></a></p>
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</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 05/01/2010 1 dollaro USA è pari a 1920 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a </span>2768,1661<span style="color: #000000;"> scellini ugandesi<br />
</span></p>
<p style="text-align: left;">
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
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