Posts Tagged ‘gorilla’
UgandAbout – giugno 2011
Last Updated on giovedì, 30 giugno 2011 12:54 Written by Simona Meneghelli giovedì, 30 giugno 2011 12:15
Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2011. Clicca qui per leggere le notizie del mese
Tag:AIDS, antiretroviral therapy, Banca di sviluppo africana, caffè, Comesa, EAC, Ebola, gorilla, HIV, Kampala, Kizza Besigye, Lago Alberto, Makerere University, Museveni, Sadc, shilling, traffico aereo, Uganda, university, visti turistici, Walk to Work | Posted under UgandAbout | Commenti disabilitati
Ugandabout – marzo 2010
Last Updated on mercoledì, 14 luglio 2010 08:31 Written by Simona Meneghelli lunedì, 28 giugno 2010 12:58
Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel marzo 2010.
Clicca qui per leggere le notizie del mese
Tag:acqua, Africa, bambini soldato, baraccopoli, Buganda, Congo, disarmo, frane, gorilla, Joseph Kony, Karamoja, Lord's Resistance Army, maternal mortality, Museveni, refugees, torture, Uganda | Posted under UgandAbout | Commenti disabilitati
UgandAbout – ottobre 2009
Last Updated on venerdì, 30 ottobre 2009 12:26 Written by Simona Meneghelli venerdì, 30 ottobre 2009 12:26
Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell’ottobre 2009.
IN UGANDA EMERGENZA BAMBINI INFETTATI DA HIV
1 ottobre 2009
AVVIATO DIALOGO TRA PRESIDENTE E RE DEI BAGANDA
1 ottobre 2009
HUMAN RIGHTS WATCH ACCUSA LA POLIZIA UGANDESE PER LE DECINE DI MORTI DURANTE LE PROTESTE DEI BUGANDA
2 ottobre 2009
IMMIGRAZIONE FONTE DI RICCHEZZA, UN RAPPORTO SCARDINA I LUOGHI COMUNI
6 ottobre 2009
LE DONNE DELL’AFRICA
9 ottobre 2009
SEVEN GORILLAS RETURN FROM RWANDA
12 october 2009
ENTEBBE TRAFFIC TO DOUBLE
12 october 2009
WOMEN’S EMPOWERMENT – MEN ARE INTERESTED
13 october 2009
CASH REWARDS FOR BEST STUDENTS
14 october 2009
COMMISSIONE DENUNCIA AUMENTO CASI DI TORTURA
14 ottobre 2009
HOMOSEXUALS FACE DEATH PENALTY
14 october 2009
QUASI UN MILIARDO GLI AFRICANI CHE, MEDIAMENTE, VIVONO PIU’ A LUNGO
23 ottobre 2009
L’AFRICA APPROVA LA PRIMA CONVENZIONE CONTINENTALE AL MONDO PER LA PROTEZIONE DI RIFUGIATI E SFOLLATI
24 ottobre 2009
IN UGANDA EMERGENZA BAMBINI INFETTATI DA HIV
1 ottobre 2009
Barriere logistiche causate da tempi, spazi e impossibilità di accesso alle cure, sono i primi e principali limiti per affrontare l’emergenza sanitaria dell’Uganda, un paese in cui l’incidenza della HIV nei bambini piccoli vede salire la mortalità infantile in progressione esponenziale, dal 2003 ad oggi, del 200% circa.
L’accesso alle cure per i bimbi che nascono con il virus o che lo contraggono è un limite insuperabile che viene affrontato dai terapeuti attraverso programmi di recupero e di assistenza psicosociale come base per la formazione di persone capaci di affrontare programmi di prevenzione sanitaria.
L’osservazione dei bambini ugandesi è stata condotta in un centro sanitario africano, il S. Raffael di Kampala, dove dal 2003 si sono assistiti i malati e i portatori del virus in modo da poter valutare quanto sia efficace la prevenzione e l’assistenza sociale in un paese povero e limitato nell’accesso ai servizi sanitari.
Secondo quanto emerso l’assistenza continua è l’unico mezzo di prevenzione e di guida alle terapie valido, che permette di seguire i bambini infetti fino al loro inserimento in programmi terapeutici per adulti; lo scopo è quello di fare in modo che i bambini non tralascino i momenti di richiamo e follow up e quindi seguano il programma per limitare la diffusione del virus dell’HIV in Uganda.
fonte www.tantasalute.it – Martina Cecco
AVVIATO DIALOGO TRA PRESIDENTE E RE DEI BAGANDA
1 ottobre 2009
“Finalmente amici?”: così titola oggi il quotidiano ugandese ‘Daily Monitor’, che dedica la prima pagina all’incontro avvenuto ieri tra il presidente Yoweri Museveni e il re dell’etnia Baganda, Ronald Muwenda Mutebi II, dopo gli scontri di alcune settimane fa tra forze dell’ordine e sostenitori del re, conclusi con vittime e arresti.
Non si conoscono i dettagli dell’incontro definito ’storico’ – era il primo da quattro anni – ma le parti concordano nel definirlo “costruttivo e cordiale”. Secondo le informazioni riferite dalla radio nazionale, i colloqui tra le due delegazioni “costituiscono la base per un dialogo” tra il governo di Kampala e le autorità del regno tradizionale del Buganda.
Gli scontri avvenuti tra il 10 e il 12 settembre erano scaturiti da un divieto imposto a un dirigente Baganda ma all’origine delle tensioni stanno più ampie questioni legate alla spartizione del potere, all’influenza politica e alla riforma agraria voluta da Museveni.
La crisi con i Baganda è stata presentata come una delle peggiori crisi che il presidente si sia trovato ad affrontare nei 23 anni trascorsi alla guida del paese.
fonte www.misna.org
HUMAN RIGHTS WATCH ACCUSA LA POLIZIA UGANDESE PER LE DECINE DI MORTI DURANTE LE PROTESTE DEI BUGANDA
2 ottobre 2009
‘Human Rights Watch’ ha presentanto ieri un rapporto nel quale si sostiene che le forze dell’ordine ugandesi avrebbero sparato contro la popolazione, in modo non giustificato e non necessario, durante le manifestazione che hanno sconvolto Kampala il 10 e l’11 settembre scorso.
Nel rapporto dell’organizzazione umanitaria viene rivelato che almeno 13 persone sarebbero state uccise nelle loro case con colpi sparati attraverso le porte sbarrate.
Alla base degli scontri c’è stata la rivolta del gruppo etnico dei Buganda dopo il rifiuto del governo di Kampala di permettere al Ronald Mutebi II, re del Buganda, di visitare alcune zone del Paese. I moti dei Buganda sono stati repressi con estrema violenza e i morti accertati fino ad ora sono 27 anche se sembrerebbe che la cifra sia molto più alta. Tra le vittime ci sarebbe anche un bambino di due anni mentre i feriti sarebbero almeno 120.
E mentre ‘Human Rights Watch’ chiede ad alta voce l’insediamento di una commissione neutrale per accertare le responsabilità del massacro, il governo continua a trattenere in prigione la maggioranza delle 846 persone arrestate nei giorni scorsi. Le altre sono state liberate dietro pagamento di una cauzione. Il vice Primo Ministro Kirunda Kivejinja che ha confermato il numero delle vittime ha dichiarato “la maggior parte degli arrestati saranno processati per incitamento alla violenza, partecipazione ad assemblee illegali, sommossa e terrorismo“.
Il presidente ugandese Yoweri Museveni, che governa il paese dal 1986, ha promesso azioni severe contro i rivoltosi sospetti.
fonte http://it.peacereporter.net
IMMIGRAZIONE FONTE DI RICCHEZZA, UN RAPPORTO SCARDINA I LUOGHI COMUNI
6 ottobre 2009
Rimuovere le barriere che impediscono la circolazione dei migranti può accrescere la libertà delle persone e migliorare le vite di milioni di perone nel mondo, favorendo lo sviluppo umano e avvantaggiando le attività economiche: a sostenerlo è il rapporto ‘Vincere le barriere’ pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) che scardina alcuni tra i più diffusi luoghi comuni sulle migrazioni.
“I migranti, oggi, sono circa un miliardo nel mondo – afferma lo studio – ovvero una persona ogni sette, ma contrariamente a quanto si crede circa 740 milioni sono migranti interni, e costituiscono dunque un numero tre volte maggiore di quello dei migranti internazionali”. Inoltre, tra questi ultimi “appena il 30% decide di trasferirsi da un paese in via di sviluppo a un paese sviluppato” osserva l’Undp, secondo cui, per esempio “solo il 3% degli africani vive al di fuori del suo paese di nascita”.
Contrariamente a quanto si ritiene generalmente “i migranti favoriscono lo sviluppo dell’attività economica, restituendo al territorio più di quanto prendono”. Inchieste dettagliate realizzate in diversi paesi hanno dimostrato infatti che l’immigrazione aumenta l’occupazione, non affolla il mercato locale del lavoro e migliora i tassi degli investimenti nelle imprese e nelle nuove aziende.
Inoltre i vantaggi in termini di sviluppo per i migranti sono enormi, sottolineano gli esperti: quelli provenienti dai paesi più poveri “vedono i loro introiti moltiplicarsi, in media, per 15, il loro tasso di scolarizzazione raddoppiato e il tasso di mortalità infantile diviso per 16 dopo una migrazione verso un paese sviluppato”.
Alla luce di queste considerazioni, il rapporto raccomanda di “garantire l’accesso ai lavoratori migranti, soprattutto ai meno qualificati; garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti (accesso all’educazione, alla sanità e al diritto di voto) e trovare soluzioni concertate di cui beneficino sia i paesi di accoglienza che i migranti”.
fonte www.misna.org
LE DONNE DELL’AFRICA
9 ottobre 2009
Si tiene in questi giorni, a Città del Capo, il ‘Congresso mondiale di Ginecologia e Ostetricia’. I numeri che riguardano la pelle delle donne, le percentuali degli aborti, soprattutto delle giovanissime, disegnano i contorni di una condizione di genere sotto assedio.
Un quarto delle donne che abortiscono sono adolescenti, la clandestinità dei rimedi cui si ricorre è la risposta immediata di vite congelate in una miseria atavica. Tredicimila esperti si confrontano su questo scenario. Le parole degli esperti chiamano in causa il compito delle scuole pubbliche e quello delle istituzioni: informazione e contraccezione sono gli ingredienti fondamentali. Idee sane e proiettate sul successo nel lungo periodo, ma con una difficoltà procedurale e contingente schiacciante.
La condizione della maternità e quindi anche della non maternità non è legata unicamente alla condizione della donna, alla sottomissione sociale e privata, ma a un contesto di povertà da cui non sarebbe possibile separare la singola situazione, il singolo problema. Preservativi, farmaci, terapie anti HIV hanno un costo proibitivo per quasi tutti. La scuola per prima ce l’ha.
E’ la miseria a interdire l’accesso alla cultura, all’informazione e quindi alla consapevolezza di sé e alla tutela della propria salute. E il problema culturale non può essere mai disgiunto dalla discriminazione economica. Le parole degli esperti e le buone intenzioni non possono prescindervi e possono semmai diventare una pressione in più per i governi chiamati in causa. Una soluzione alla Lula, con i preservativi quasi gratis, può sembrare una provocazione, non più di un pronto soccorso per l’emergenza, ma è comunque un richiamo al cuore del problema.
Non c’è dubbio che l’utilizzo del preservativo sia difficile da integrare con la visione maschilista della famiglia e delle relazioni uomo-donna, lo è persino quando c’è un rischio di contagio di malattie a trasmissione sessuale, figurarsi nella scelta e nella programmazione delle gravidanze. Non è difficile che una donna veda i propri figli senza scarpe né vestiti, spesso senza cibo e senza scuola e non riesca a vedere la priorità della contraccezione. E’ la povertà economica a impedirle questa forma di riscatto, d’informazione e di educazione. Inutile nascondersi tra le parole: una ragazza in una città che la affama preferirà morire di HIV più in là, che di fame subito. Questo è quello che rispondono molte alle domande dei volontari.
Il binomio efficace, secondo il Presidente della ‘Società italiana di Ginecologia ed Ostetricia’ (SIGO), Giorgio Vittori, è quello della pillola e del preservativo per agire sia sulla questione della gravidanze non programmate, e quindi sui numeri degli aborti, sia per abbattere le infezioni sessuali. Bisognerebbe ricordare che nei territori più tartassati dell’Africa, sono i missionari cattolici ad essere presenti e ad insegnare approcci diversi sui costumi sessuali e sulle questioni della vita familiare. Magari non del tutto in linea con quelle ortodosse di Roma, ma certamente non eretiche. La SIGO, rientrata in patria potrebbe pubblicamente sottoporre la sua tecnica al Vaticano. E’ chiaro però che dovranno essere gli stati, e non le missioni o le ONG, a farsi carico di certe campagne.
Ma si rimane come immobili di fronte alla normalizzazione di un’Africa che muore. I governi per primi. Eppure in Africa è normale ammalarsi, non potersi curare, non avere i farmaci, non poter difendere la vita delle giovani o delle bambine. Forse la verità è che l’Africa toglie il fiato con le sue contraddizioni e che di buone teorie siamo ormai in overdose. Le sue donne e le loro storie ci obbligano, prima di tutto, a ricordarci quanto noi siamo lontani dall’inferno.
fonte www.altrenotizie.org – Rosa Ana De Santis
SEVEN GORILLAS RETURN FROM RWANDA
12 october 2009
Seven gorillas that had crossed to Rwanda from Mgahinga National Park in south-western Uganda a year ago have returned. According to Lillian Nsubuga, the Uganda Wildlife Authority (UWA) spokesperson, the Nyakagezi group left the country on November 18, last year and returned last Thursday.
“Their return is being treated as an Independence Day gift” Nsubuga said. “This is the longest time the group has spent in Rwanda. They often cross the border and come-back after a short time”.
However, Nsubuga was not sure when the tracking of the group would resume. “We have started monitoring them. So far, they have not charged at the trackers meaning that they are still habituated. This is an indication that tracking by tourists could begin soon” she said.
Habituation is a process through which gorillas become used to human beings without losing their wild character.
Nsubuga noted that Nyakagezi was the only habituated group in Mgahinga National Park. “Wildlife is migratory in nature, but the gorillas have a place they call home” Nsubuga said. Asked whether the gorillas are likely to go back to Rwanda, Nsubuga said: “I cannot rule that out, but their home is in Mgahinga and they will always come back”.
While the mountain gorillas were away, the park authorities were promoting the golden monkeys as a tourism attraction. With the return of Nyakagezi and the recent launch of other groups in Bwindi, Nshongi and Nkuringo, Kisoro is likely to become a tourism hub.
Half of the 700 mountain gorillas in the world are found in the Bwindi Impenetrable National Park. The rest occupy the Virungas mountains, which straddle Uganda (Mgahinga), Rwanda and the DR Congo. UWA manages the gorillas in collaboration with Rwanda and the DR Congo under the International Gorilla Conservation Programme.
fonte http://allafrica.com – Gerald Tenywa
ENTEBBE TRAFFIC TO DOUBLE
12 october 2009
Entebbe Airport’s passenger numbers will double by 2022, the works and transport minister, John Nasasira. Launching British Airway’s plan to increase flights from Entebbe last week, Nasasira said the flow will rise to 1.8million from 936,184 as of 2008.
“The added flights from Entebbe are timely, considering the need for faster links between Uganda and the rest of the world” he said. The minister said British Airways’ planned increase of flights to five, effective October 28, from the current three will further boost passenger numbers.
“Air traffic at the airport has been steadily growing over the years. British Airways’ added flights will immensely contribute towards this growth, and surpass the anticipated figures” Nasasira said. The Government is also modernising the airport to meet future demands of airlines like British Airways, the minister added. Ashley Cowen, the general manager for Africa, Asia and the Pacific, said increased frequency to Entebbe would provide their customers with flexible schedules.
“We are sure the benefits will extend not only to the traveller but the entire country, in the form of tourism and trade opportunities” he said. Ian Petrie, the general manager for Africa, commended the Civial Aviation Authority for upgrading the airport to international standards. Petrie said Africa was emerging as an important growth market for the airlines as passenger numbers shrink due to the global economic recession. He said the airline plans to boost its African business by providing new aircrafts and world class services such as modern lounges.
“With the exception of the Americas, which registered minor positive growth, Africa and the Middle East were the only regions that registered highly positive growth. This is remarkable given the current global financial down-turn” Petrie added.
fonte http://allafrica.com – Sylvia Juuko
WOMEN’S EMPOWERMENT – MEN ARE INTERESTED
13 october 2009
A trident of gender legislation will be debated in Uganda’s parliament in November: the Marriage and Divorce Bill, the Domestic Violence Bill and the Female Genital Mutilation Bill.
One of the voices expected to be heard backing the bills is that of a man: Chris Baryomunsi is the vice chairperson of the parliamentary committee on social services and well-known in Uganda for his defence of women’s rights.
He argues that a paradigm shift is needed if gender equality and women’s empowerment is to be achieved. In his view, the term ‘gender’ was largely understood to mean women, excluding men from a movement for women’s rights. Messages of gender equality, he says, must be packaged to convince men to become involved and participate in the changes.
Baryomunsi participated in a two-day workshop at the end of September intended to enlist men as partners to advocate for the proposed bills.
The workshop was organised by the Uganda Women’s Parliamentary Association (UWOPA) in partnership with Uganda’s ministry of gender, the United Nations Development Fund and the Norwegian government. Excerpts of his interview with IPS follow.
IPS: Why has there been so much male resistance to passing gender-related legislation in Uganda’s Parliament?
Our society, traditions and the environment have given a lot of powers to men compared to women, which to me is an injustice. And while these laws are trying to cure that injustice, men view it as part of their power going away.
As a natural reaction, they would oppose anything which is taking away their power.
I think what is important is to package the whole issue in a manner that will convince men that we are trying to empower them so that we can remove these gaps and enjoy our human rights as individuals; not that they are intended to disempower men and empower women to the disadvantage of men.
But definitely, it is a question of tradition, the environment and society in which we live, where it has become socially acceptable that the man is more powerful than the woman.
IPS: So why is male involvement important at this time?
Because we are basically tracing the power relations between a male and a female and it is true that in our society, the balance of power disfavours the female gender. So we are trying to address this balance by empowering the female so that she can enjoy her rights.
And of course this is now a bargain between the man and the woman. So it becomes very important for the males to be involved, fully on board and to appreciate the importance of this legislation.
And in any case, it is the men who make the decisions. Even the Parliament which will be the final authority over the legislation has more males than females. So if the men are not brought fully on board to appreciate what the purpose of this legislation is, then you cannot win.
Once male legislators are on board, it becomes easy for them to communicate to the rest of the men in the country. When we present this law (as one that is) good for us the leaders, then men in the community will definitely accept and know that it is good for them. But if we present that this is a very dangerous law to the men, then you will get resistance.
Male involvement should therefore be addressed as a priority.
IPS: How can we create effective and culturally-sensitive strategies which can get men on board?
Some of these things will not be easy to legislate upon because culture evolves and evolution sometimes is very slow. We have to critically look at these legislations.
And I think not everything must be put into a law. If we evaluate how far we have gone in terms of addressing these gender issues, we can see what to include in the laws and what to leave out.
But a law in itself is not the final solution. You can have a law, but also continue with interventions on the ground which will interrogate the culture, tradition and societal behaviour to ensure that people continue to be mobilised.
It therefore becomes important to design culturally-sensitive programmes and interventions that will challenge some of these harmful perceptions and behaviours.
And that calls for involvement of all the stakeholders. Cultural and religious leaders and opinion leaders within the communities must be brought on board.
Gradually and eventually, some of these stereotypes of the attitudinal beliefs will be discarded as everybody appreciates the need to empower both men and women and not really to disempower anybody.
IPS: How do men internalise the notions of what it means to be a man and how does that affect their ability to accept and appreciate gender-sensitive laws?
Society imparts a lot of powers on men. So men see masculinity as giving them the power to domineer on others, especially women.
As a man, you want to make decisions in the home and be the one to support your family materially and financially thus seeing yourself as superior.
And then on the other side, women are seen as the weaker sex who should do the household activities as cooking, child bearing and laying beds.
These legislations are interrogating this kind of attitude and behaviour. Therefore, it becomes very crucial in empowering the man to understand that even a woman can do some of the things that men think are traditional male roles. But it takes time. It should not be rushed. With increased exposure and mobilisation, the men will appreciate that their being powerful as a man should not be to the disadvantage of a woman.
IPS: What is the way forward to ensure that this Marriage & Divorce Bill is passed in to law?
The women parliamentarians with support from their partners have done a good job to mobilise the male legislators before these laws are debated in Parliament. Part of the way forward is to mobilise both the men and women – because it is wrong to assume that it is only the men who are opposing the provisions in this Bill. We know that the failed Domestic Relations Bill was also resisted by some women.
So we must simplify these messages which are contained in the Bills and explain them to the public. The people behind these legislations could use the men who are already on board to explain to the public that the fears men could be having that these laws will undermine their power are far-fetched.
We shall make sure that we pass a law that is good for this country; a law that should not undermine the powers and responsibilities of men but also not undermine the powers and rights of women.
fonte http://allafrica.com
CASH REWARDS FOR BEST STUDENTS
14 october 2009
Up to Shs50,000 and Shs300,000 is up for grabs for Gulu District’s best-performing candidates in this year’s O and A Level national exams.
According to the head teacher of Gulu College, Mr Patrick Loum, all Senior Four candidates who will secure distinctions will each get Shs50,000 and Senior Six candidates with 20 points and above will each get Shs300,000. The package will also include paying part of the tuition at the university, which will be met by the school management board.
fonte http://allafrica.com
COMMISSIONE DENUNCIA AUMENTO CASI DI TORTURA
14 ottobre 2009
Preoccupazione per l’aumento dei casi di tortura compiuti da membri di polizia ed esercito è stata espressa dalla ‘Commissione ugandese per i diritti umani’ (Uhrc), un organismo indipendente previsto dalla Costituzione. In base ai dati contenuti in un rapporto diffuso a Kampala, l’Uhrc ha denunciato almeno 364 casi di gravi violazioni dei diritti umani avvenuti nelle carceri ugandesi nel 2008, registrando un aumento del tre per cento rispetto all’anno precedente.
Secondo il documento, le accuse di abusi riguardano soprattutto poliziotti (237 casi denunciati) e soldati (127 casi). “Le torture proseguono senza diminuzione da parte di agenti del governo, nonostante l’opera di sensibilizzazione realizzata dalla Commissione e dalle autorità sul tema dei diritti umani” è scritto nel dossier, in cui si chiede all’esecutivo di approvare una legge, in discussione da alcuni mesi in Parlamento, che proibisca gli episodi di tortura da parte di componenti delle forze di sicurezza, prevedendo sanzioni penali per gli autori degli abusi.
Finora, nei casi denunciati ai tribunali nazionali dalle vittime, il governo è stato costretto a presentarsi come parte civile, pagando lo scorso anno l’equivalente di 100.000 euro in indennizzi.
fonte www.misna.org
HOMOSEXUALS FACE DEATH PENALTY
14 october 2009
Aggravated homosexuality will be punished by death, according to a new bill tabled in Parliament yesterday. The private member’s bill was tabled by Ndorwa West MP David Bahati (NRM). A person commits aggravated homosexuality when the victim is a person with disability or below the age of 18, or when the offender is HIV-positive. The bill thus equates aggravated homosexuality to aggravated defilement among people of different sexes, which also carries the death sentence.
The Bill, entitled the Anti-Homosexuality Bill 2009, also states that anyone who commits the offence of homosexuality will be liable to life imprisonment. This was already the case under the current Penal Code Act. However, it gives a broader definition of the offence of homosexuality. A person charged with the offence will have to undergo a mandatory medical examination to ascertain his or her HIV status.
The bill further states that anybody who “attempts to commit the offence” is liable to imprisonment for seven years. “The same applies to anybody who aids, abets, counsels or procures another to engage in acts of homosexuality” or anybody who keeps a house or room for the purpose of homosexuality.
The bill also proposes stiff sentences for people promoting homosexuality. They risk a fine of sh100m or prison sentences of five to seven years. This applies to people who produce, publish or distribute pornographic material for purposes of promoting homosexuality, fund or sponsor homosexuality. Where the offender is a business or NGO, its certificate of registration will be cancelled and the director will be liable to seven years in prison.
Failure to disclose the offence within 24 hours of knowledge makes somebody liable to a maximum sh5m fine or imprisonment of up to three years. The provisions, according to the bill, are meant to “protect the traditional family by prohibiting any form of sexual relations between persons of the same sex.”
They are also meant to prohibit the “promotion or recognition of such sexual relations in public institutions and other places through or with the support of any government entity or NGO”. The bill further aims at protecting children and youth who are “made vulnerable to sexual abuse and deviation as a result of cultural changes, uncensored information technologies and increasing attempts by homosexuals to raise children in homosexual relationships through adoption or foster care.”
Bahati said the legislation is intended to complement the provisions of the Constitution and the Penal Code Act.
fonte www.newvision.co.ug – Mary Karugaba and Catherine Bekunda
QUASI UN MILIARDO GLI AFRICANI CHE, MEDIAMENTE, VIVONO PIU’ A LUNGO
23 ottobre 2009
Sono 987 milioni gli abitanti del continente africano, saranno un miliardo l’anno prossimo e, ai tassi di crescita attuali, potrebbero essere due miliardi entro il 2050: è stato reso noto ad Addis Abeba durante i lavori della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (Cipd), 15 anni dopo la sua istituzione in Egitto dove divenne nota anche come ‘Consenso del Cairo’.
Nella capitale egiziana, nel 1994, venne sviluppato un programma d’azione ventennale che comprendeva diverse tematiche relative a popolazione, sviluppo e diritti umani. Per il 15° anniversario da cinque giorni sono in corso ad Addis Abeba incontri tra esperti e ministri che hanno tra le altre cose sottolineato il crescente peso demografico del continente nel contesto mondiale.
Dai dati diffusi nella capitale etiopica, risulta che l’Africa orientale è la regione del continente maggiormente popolata con 315, 8 milioni di abitanti (il 31% del totale); seguono l’Africa occidentale (291 milioni di abitanti, 29,5% del totale), quella del nord (194,4 milioni e 19,7%) quella centrale (117,4 milioni di abitanti, 11,9%) e infine quella australe (56,25 milioni di abitanti, 5,7%).
Tra i dati resi noti, il tasso di mortalità per sindrome da immunodeficienza acquisita (SIDA/AIDS) che resta più alto nel cono australe del continente e l’aspettativa di vita più alta, quella tunisina (73,89 anni), a confronto con la media continentale attuale (54 anni) e di mezzo secolo fa (39 anni).
fonte www.misna.org
L’AFRICA APPROVA LA PRIMA CONVENZIONE CONTINENTALE AL MONDO PER LA PROTEZIONE DI RIFUGIATI E SFOLLATI
24 ottobre 2009
L’Africa è il primo continente al mondo ad aver adottato una Convenzione per la protezione di profughi, rimpatriati e rifugiati. La Convenzione è stata approvata dal vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo africani che si è chiuso il 23 ottobre, a Kampala, capitale dell’Uganda.
La Convenzione obbliga gli Stati membri dell’Unione Africana a prevenire le cause dei movimenti migratori e a tutelare gli sfollati, cercando di trovare delle soluzioni per chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa.
17 Stati (Uganda, Somalia, Repubblica Sahraui, Burundi, Rwanda, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana , Namibia, Etiopia, Gambia, Repubblica del Congo, Nigeria, Gibuti, Liberia, Sierra Leone, Zambia, Zimbabwe) hanno già firmato il documento, che per diventare operativo dovrà essere ratificato da almeno 15 dei 53 Stati dell’Unione Africana. Nel preambolo della Convenzione, i firmatari si dicono “coscienti della gravità della situazione degli sfollati interni, fonte di instabilità costante e di tensione per gli Stati africani”.
L’articolo 3 impegna gli Stati a “proibire e prevenire ogni trasferimento arbitrario di popolazione e assicurare il rispetto dei principi d’umanità e di dignità degli sfollati”. I firmatari si impegnano a lottare contro i responsabili dei trasferimenti forzati di popolazioni, che devono essere giudicati in base al diritto dei singoli Paesi e di quello internazionale, mentre gli Stati membri dell’Unione “devono dichiarare i trasferimenti forzati dei crimini punibili dalle legge, equiparabili al genocidio, ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità”. I firmatari si impegnano infine a rispettare e a proteggere gli operatori umanitari impegnati nell’assistenza di rifugiati e sfollati.
L’Africa è il continente con il maggior numero di sfollati, circa 12 milioni, ai quali si aggiungono oltre 5 milioni di rifugiati. Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sfollati e rifugiati africani sono concentrati soprattutto in otto Paesi: Ciad, Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Kenya, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Sudan.
“Adottando questa Convenzione, lanciamo anche una sfida alla comunità internazionale, in particolare all’ONU, perché cominci ad adottare uno strumento simile da applicare al mondo intero per garantire i diritti degli sfollati” ha sottolineato il Presidente dello Zambia, Rupiah Banda.
fonte www.fides.org
E RISORSE MINERARIE AFRICANE VALGONO 46.200 MILIARDI DI DOLLARI; CON IL 12% DI QUESTA SOMMA L’AFRICA POTREBBE FINANZIARE LA COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTURE DI LIVELLO EUROPEO
26 ottobre 2009
Ma quanto valgono le risorse africane? Secondo David Beylard uno studioso congolese che ha pubblicato un’inchiesta su ‘Les Afriques’ (una rivista economica panafricana), l’ammontare delle ricchezze africane è pari a 46.200 miliardi di dollari. “Il valore finanziario dei giacimenti africani di materie prime, finora scoperte, è di 46.200 miliardi di dollari! Perché l’Africa non riesce a valorizzare una simile ricchezza che equivale a 13 volte il reddito annuale della Cina? Un patrimonio largamente sufficiente per trasformare il continente in una delle prime potenze mondiali” scrive Beylard.
Con il 12% di questa somma l’Africa potrebbe finanziare la costruzione di infrastrutture di livello europeo.
Una della cause del mancato sviluppo dell’Africa è il modello economico fondato sulla finanza speculativa. Secondo lo studioso infatti “alcune società minerarie senza mezzi adeguati, a volte persino senza personale, né uffici, appartenenti ad azionisti anonimi, registrate in paradisi fiscali, riescono grazie a promesse e a messe in scena, a convincere i governi africani ad affidare loro delle enormi concessioni minerarie. Una volta intascato il contratto, queste società si precipitano in borse poco regolamentate, in genere canadesi, per sfruttare i loro titoli africani e intascare dei profitti prima ancora che un solo grammo di minerale sia estratto dalla concessione a loro affidata”.
In pratica, si crea sulla carta una ricchezza garantita dalle risorse africane, senza che queste vengano realmente sfruttate e, soprattutto, senza che apportino reali benefici agli africani. Una situazione scandalosa se si pensa che il sistema finanziario internazionale continua ad esigere il pagamento degli interessi sui debiti contratti dai Paesi africani. “Perché accordare così poco credito all’Africa, che dispone di un patrimonio di risorse naturali gigantesco, capace di assicurare la solvibilità ben oltre i suoi bisogni? Mentre il sistema finanziario internazionale accetta di investire in società occidentali, anonime, opache, prive di competenze e di capitali, sulla sola garanzia di un contratto africano?” domanda Beylard.
Secondo uno studio effettuato da una società di consulenza specializzata negli investimenti in Africa, nel continente vi sono 10 milioni di giacimenti di materie prime (sia su terraferma che in mare), ma solo 100mila sono sfruttati. Nove milioni 900.000 giacimenti, ovvero il 90% del totale, non sono messi in valore. Eppure sono conosciuti e catalogati da un’apposita banca dati, che si avvale delle più avanzate tecnologie satellitari e informatiche. La situazione potrebbe cambiare grazie anche alla ‘fame’ di energia e di materie prime dei Paesi asiatici. Occorre però tenere alta la vigilanza affinché non si assista ad una nuova ‘corsa all’Africa’ da parte di grandi e medie potenze, con il rischio di provocare nuove guerre per il controllo delle risorse strategiche.
“Oggi esiste una stretta connessione tra lo sfruttamento delle risorse naturali, il traffico di armi e l’insicurezza deliberatamente mantenuta” affermano i Padri Sinodali. “Noi chiediamo alle istituzioni della Chiesa che operano in quelle società perché facciano pressione allo scopo di ottenere che quelle popolazioni gestiscano in proprio le loro risorse naturali. Per parte sua la Chiesa cercherà di istituire nelle varie nazioni del continente un tavolo di monitoraggio della gestione delle risorse naturali”.
fonte www.fides.org
UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli
Tag:Africa, bambini, Buganda, death penalty, Domestic Violence Bill, donne, Entebbe airport, Female Genital Mutilation Bill, gorilla, HIV, homosexuality, Kampala, Marriage and Divorce Bill, migranti, Museveni, rifugiati, risorse minerarie, tortura | Posted under UgandAbout | Commenti disabilitati
Benvenuto
Nuovo del blog? Benvenuto!
DONA ORA ONLINE
Sostieni i nostri progetti
Mailinglist
Categorie
Commenti
- Floriana Paris su Natale in missione
- Greta Granzini su Grazie a tutti per domenica!
- Greta Granzini su Grazie a tutti per domenica!
- Francesca su Grazie a tutti per domenica!
- Giampaolo su Grazie a tutti per domenica!
Parole chiave
Contattaci
Associazione
Italia Uganda
Onlus
Via Bona di Savoia 1A
27100 Pavia
tel/fax 0382 467742
email info@italiauganda.it