martedì 07 febbraio 2012

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UgandAbout – settembre 2011

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel settembre 2011. Clicca qui per leggere le notizie del mese

Martedì 2 agosto: le Murchison Falls!

Che bella dormita ci facciamo, peccato che la sveglia suoni troppo presto: vogliamo far colazione per le 7 così da essere da Apollonia, che ha dormito da sua sorella a pochi chilometri da qui, per le 8.00 e arrivare al parco entro la mattinata. Colazione tipicamente africana: omelette e succo di avocado. Il caffè è rigorosamente solubile.

Tutti insieme all'ombra di una capanna!

Ci aspetta una bella sorpresa: la sorella di Apollonia vive in un tipico villaggio di capanne Acholi, pulitissimo, con orticelli coltivati dietro ogni abitazione. Lei vive in una casa in stile più occidentale, dall’aspetto sembra la casa di una delle nostre nonne, ordinatissima, con centrini sulle poltrone e sul tavolo. A guardar bene manca l’elettricità e non c’è acqua corrente. Bastano però una candela o una lanterna e una passeggiata al fiume (l’acqua da bere viene bollita e poi messa in una specie di otre in coccio, che la mantiene fresca) per ovviare a queste mancanze che a noi potrebbero sembrare assolutamente intollerabili.

Siamo incuriositi e proviamo a chiedere, sperando di non essere scortesi, se è possibile vedere l’interno di una capanna. Assolutamente nessun problema. Una mamma meravigliosa, anch’essa pulitissima, profumata e con i capelli perfettamente pettinati ci accoglie in casa sua: ci sono una zona giorno (con poltrona, divano, centrini, ecc.) e, dietro una sorta di séparé (tenda o cartone), la zona notte: un letto matrimoniale e, ancora in un’altra area, due letti a castello. Incredibile: è un vero appartamento … e molto più pulito e ordinato di casa mia! (qualcuno direbbe: non ci vuole poi molto!!). La zona cucina è separata, in un’altra capanna, più piccola.

Siamo affascinati, è un paese davvero paradisiaco: persone, animali e piante vivono in semplicità e perfetta armonia. Chiediamo quanto potrebbe costare una capanna qui: sui 5.000$, ovvero 3.000€ … siamo in 6, potremmo prenderne una in comproprietà con meno di 500€ a testa! Non stiamo scherzando, ci facciamo davvero un pensierino. Dopo un anno nella frenesia milanese e/o pavese, una settimana o due qui rigenererebbero chiunque. Vogliamo tornarci al più presto!

Sulla via del ritorno a Gulu Okello ci fa una panoramica di tutti i luoghi in qualche modo legati a Padre John: la chiesa con la canonica di Gulu, la scuola costruita da lui 40 anni fa, la falegnameria (sapevo che c’era il suo zampino: ovunque vada, Padre John installa una falegnameria!); inoltre vediamo l’ospedale di Lachor, uno dei più grandi e dei meglio attrezzati dell’Uganda (dove ha lavorato anche il Dr. Michael Ochan Kilama, il direttore sanitario della nostra clinica) e il Centro Missionario Magentino, da cui provengono molti dei volontari più fidati che seguono i nostri progetti.

Appena entrati nel parco ... ecco gli elefanti!

Usciamo da Gulu con tante emozioni nel cuore e viaggiamo spediti verso il parco: ci accolgono all’ingresso alcune scimmiette, poi andando verso il Nilo vediamo anche ippopotami, qualche bufalo ed elefanti nascosti dietro agli alberi. Mangiamo insieme agli autisti ugandesi nei pressi del Nilo: carne, verdure e chapati, rigorosamente con le mani, a meno di 2€ a testa. Inizio a prendere gusto a mangiare con le mani … spero domani in missione di non confondermi, o chi lo sente Padre John?!

Saliamo sul battello: il sole è a picco e ovviamente per la prima volta in 10 giorni non ho né cappello né crema solare. Saliamo al piano superiore, da dove si gode una vista superba. Il sole, la savana e il Nilo ci riempiono gli occhi di colori stupendi. La risalita dura circa due ore. Intorno a noi decine e decine di ippopotami, alcuni coccodrilli (l’anno scorso li avevo visti con la bocca aperta nel bel mezzo di una tempesta, mentre la nostra barca traballava paurosamente e sembrava attendessero che qualcuno ci cadesse dentro … devo dire che in un giorno di sole l’effetto è meno tremendo!), un’aquila ugandese, altre varietà di uccelli, antilopi e bufali. Finalmente davanti a noi si aprono le cascate: immense, potenti, fragorose. Decidiamo di fare la camminata fino in cima … ci segue anche Apollonia, in ciabatte e dall’alto dei suo 65 anni suonati, che se la cava decisamente bene. E nelle difficoltà i ragazzi sono prontissimi ad aiutarla.

Proprio di fronte a noi: le Murchison Falls

Gli scorci che si susseguono svolta dopo svolta giustificano abbondantemente gli sforzi fatti per raggiungerli. Sopra alle cascate è meraviglioso, veniamo inondati di minuscoli spruzzi d’acqua, la potenza del Nilo è incontenibile.

Raggiungiamo il lodge e ci accomodiamo: io dormo con Apollonia … che onore! Alle 20 siamo già a tavola, dal momento che le luci verranno spente alle 10 di sera. Inoltre, la sveglia è alle 5, quindi non c’è molto tempo da perdere! Dopo cena ci fermiamo alcuni minuti all’aperto dietro al ristorante: la scarsa luce fa risaltare un tappeto di cielo stellato, c’è una grandissima pace … anche se è solo un’illusione, perchè a poche decine di metri potrebbero esserci in agguato decine di animali feroci ed affamati!!

Lunedì 1 agosto: si parte per Gulu!

Lunedì. Oggi si parte per Gulu. Sono davvero impaziente di vedere questa zona, rievocata sempre con affetto e commozione da Padre John, quella da cui provengono buona parte delle persone che aiutiamo in missione e che fino a pochi anni fa era martoriata da una terribile guerra civile che ha ucciso centinaia di migliaia di persone, lasciando un numero impressionante di bambini orfani e costringendo il 95% degli abitanti a fuggire nei campi profughi.

A Padre John dispiace di non poter venire con noi e a colazione si lascia andare a racconti e ricordi. Parliamo per quasi due ore e così il proposito di partire presto viene superato dai fatti. Inoltre la capacità di organizzazione non è propriamente una delle maggiori caratteristiche locali … ogni volta che siamo pronti per partire ci blocchiamo per qualche motivo: i posti sul pullmino non sono sufficienti, mancano i panini, Padre John si ricorda che dobbiamo portare del tonno alla missione di Awach, poi tira fuori anche le caramelle, poi c’è da fare il diesel … insomma, partiamo alle 11 e a mezzogiorno stiamo ancora uscendo da Kampala.

Comunque il mezzo di locomozione è relativamente comodo (c’è anche l’aria condizionata … prima volta che ci capita da quando siamo arrivati!), nonostante siamo uno in più del numero massimo di persone che potrebbe trasportare. Inizialmente ci stringiamo in 4 sul sedile posteriore, poi scopriamo che le scatole di tonno che stiamo trasportando se adeguatamente impilate creano un sedile di tutto rispetto tra le due poltroncine anteriori.

Alcune capanne lungo la strada per Gulu

Il paesaggio varia continuamente davanti ai nostri occhi: dal traffico della città al verde delle campagne, alla strada lunghissima che, a perdita d’occhio, prosegue diritta davanti a noi. Man mano che ci allontaniamo da Kampala le case sono sempre più cadenti, i villaggi più piccoli, i bambini vestiti di stracci. A un certo punto le abitazioni in muratura iniziano ad essere sostituite da capanne circolari col tetto di paglia. Sembrano quasi finte tanto ricalcano lo stereotipo della capanna africana che abbiamo imparato a scuola. La vita qui sembra semplice, tranquilla. Mi chiedo che desideri e aspirazioni abbiano le persone che vivono qui: sono più serene di noi? Hanno desideri più basilari e immediati? Sanno che esiste un’altra vita, che ci sono case con la corrente elettrica, che in altre zone spostarsi in macchina o anche in aereo è la normalità, che c’è gente che in un minuto guadagna quello che loro riescono a racimolare in un’intera vita, che c’è chi non muore più di malaria perchè bastano due pastiglie per guarire?

Arriviamo a Gulu intorno alle 16 del pomeriggio. Qui tutto parla di guerra, distruzione, sofferenza, dalle scuole per la riabilitazione dei bambini soldato, alla statua della riconciliazione, che rappresenta due studenti che sotterrano le armi e reggono in mano una pila di libri. Ma il nostro viaggio non è finito: prima del tramonto dobbiamo infatti raggiungere la missione di Padre Remigio ad Awach, dove visse Padre John appena arrivato in Uganda, ormai oltre 45 anni fa. E’ stato anzi lui a tirarla su dal nulla. Praticamente dopo ogni chilometro Apollonia e Okello ci mostrano dove, fino a tre anni fa, quando è stata siglata la pace tanto attesa, sorgevano campi profughi. Erano distese sterminate di tende dove mancava tutto. La gente però ci si rintanava perchè se fosse rimasta al proprio villaggio avrebbe rischiato ogni giorno la vita a causa delle continue razzie dei ribelli … o dei rastrellamenti dei soldati governativi. Per vent’anni chi ha vissuto qui è stato privato di tutto, poi una volta uscito aveva paura di tornare al proprio villaggio, e una volta trovato il coraggio di farlo, non trovava più niente: campi bruciati, case rase al suolo. Ora pian piano le famiglie, alla spicciolata, stanno tornando e ricostruendo le proprie capanne. Ma prima, ci dice Apollonia, sotto ogni pianta di mango c’era una casa. Ora ogni 20 piante compare, sparuta, una capanna col tetto di paglia. I bambini che vediamo camminare lungo la strada hanno gli occhi spenti, non ci salutano, non inneggiano al “muzungu” come i bambini di Kampala. Tengono lo sguardo fisso, non sorridono e proseguono oltre.

Arriviamo alla missione e Padre Remigio, insieme a un altro giovane sacerdote ordinato da poco, ci accoglie calorosamente. Il luogo è sperduto, ma trasmette una pace meravigliosa. Tutto intorno verde, alberi rigogliosi, silenzio. In compenso non credo abbiano nemmeno la corrente elettrica. Accolgono con gioia i doni che portiamo da parte di Padre John: tonno e salmone in scatola, caramelle.

L'esterno della attuale nursery ...

Facciamo un giro della missione: vediamo il terreno dove costruiremo, con la nostra associazione, l’asilo in memoria di Padre Raffaele, il sacerdote che prese il posto di Padre John quando lui fu nominato vicario generale e quindi dovette tornare a Gulu dopo la bellissima esperienza di Awach. Padre Raffaele è stato ucciso con un colpo di kalashnikov durante un’imboscata, poi il suo corpo è stato bruciato. Ribelli e governo si rimpallano la responsabilità. Apollonia ricorda che il giorno dopo la sua barbara uccisione la gente del posto è tornata sul luogo del rogo: hanno raccolto chi un dente, chi un frammento di abito, chi qualche granello di cenere in suo ricordo. Gli volevano tutti bene, al funerale c’era una folla oceanica!

... e l'interno, vuoto e con enormi crepe nei muri!

Padre Remigio ci fa poi vedere l’attuale nursery: capiamo immediatamente perchè se ne debba costruire subito un’altra! L’edificio è fatiscente, distrutto dalla guerra, con crepe enormi nei muri e sul soffitto. Le aule sono semplici stanze vuote, con i muri cadenti e una lavagna su un lato. Niente banchi, niente sedie. I bambini si siedono per terra. Solo alcuni che hanno potuto permettersi di acquistarla si portano la sedia da casa. Lo frequentano soltanto in 65 perchè gli altri bimbi della zona che sarebbero in età da nursery non possono permettersi di pagare i 20.000 scellini (poco più di 5€) a trimestre richiesti per la distribuzione della colazione. Padre Remigio ce lo dice quasi vergognandosi di richiedere questa somma e cerca di giustificarsi dicendo che il costo dello zucchero è aumentato enormemente nell’ultimo periodo e non possono fare a meno di chiedere un minimo di school fees. Io invece mi vergogno perchè per me 5€ non sono nulla. Anzi, sono meno di niente. Con gli altri ci ripromettiamo di fare qualcosa in proposito.

Passiamo poi a vedere l’ex convento dove fino allo scoppio della guerra vivevano le suore: sono dovute fuggire in fretta e furia in mezzo agli scontri e non sono più tornate. Purtroppo ora le stanze sono cadenti, e prima che possano tornarci si dovrebbe ristrutturarle. Questo comunque non impedisce alle famiglie degli insegnanti e ad altre persone bisognose della scuola di viverci.

L’ultima tappa del nostro giro in missione è la chiesa. Iniziò a costruirla Padre John, poi la proseguì Padre Raffaele … anche se Padre John veniva ogni giorno a vedere come procedevano i lavori. Sull’altare c’è un affresco (l’autore è un artista italiano) che rappresenta un villaggio Acholi pronto per accogliere un ospite: la gente cucina, prepara gli strumenti musicali, si veste a festa. Una metafora della gente che si prepara ad accogliere Dio ma anche Padre Raffaele, rappresentato nell’affresco come unico bianco, col cappello e a cavallo.

Ci raccontano che quando Paolo VI è stato a Kampala la gente del posto si è fatta a piedi gli oltre 400km da qui alla capitale … per un viaggio di una settimana non si sono dovuti portare nulla, perchè man mano che passavano lungo i villaggi la gente dava loro tutto l’occorrente per bere, mangiare, dormire.

Finalmente un sorriso dai piccoli di Awach!

Tornati alla missione (Giampaolo e Luana sono rimasti lì a distribuire caramelle ai bambini della scuola…credo che abbiano fatto una decina di giri nel frattempo, ma i bimbi sono ancora lì, in file ordinate e con i loro occhi tristi), scopriamo che Padre Remigio ci ha preparato, secondo la tradizione Acholi riportata anche nell’affresco, una sorta di banchetto per gli ospiti, con tanto di pannocchie bollite, dolci, bevande varie, tè e acqua. Sta già facendo buio, ma sarebbe scortese rifiutare (inoltre le pannocchie si rivelano buonissime!) e così ci fermiamo a fare due chiacchiere, nella sala pulita a festa ma senza corrente elettrica.

Torniamo a Gulu. La guest house dove trascorreremo la notte è in centro ed è davvero carina: abbiamo una camera a testa, con TV e ventilatore, alcuni di noi hanno addirittura un letto a tre piazze e il terrazzo! Okello ci promette di portarci in un ristorante africano (da quando siamo qui abbiamo praticamente mangiato solo italiano!) … quando ci incontriamo scopriamo che in realtà c’è praticamente un solo ristorante in città, che è di fronte al nostro albergo e per forza di cose fa cibo africano. Dopo un anno riesco a ri-mangiare polenta e fagioli, il cibo ultra tipico di questo Paese, quello che diamo ogni giorno ai nostri ragazzi a scuola. Qui siamo davvero in Africa, e in una zona molto povera: il pane è finito, il chapati è finito, non c’è pollo a sufficienza per tutti … e il caffè è in polvere, e ce lo portano con lo zucchero razionato (inutile dire che anche il latte è finito!). Anche il conto però è molto africano: abbiamo mangiato e bevuto con meno di 2€ a testa!

Alle 22 Gulu è già immersa nel buio e non ci sono luci per strada. Un paio di locali però sono ancora aperti e da uno sentiamo provenire della musica bellissima … già da fuori ci viene da ballare! Entriamo e veniamo circondati dagli avventori che si dimostrano davvero socievoli: iniziano a ballare con noi, a farci domande, a volerci offrire da bere. Ci facciamo trascinare dal ritmo … anche se per circa mezz’ora, perchè prima delle 23 dobbiamo rientrare in albergo, dato che spegneranno tutte le luci e chiuderanno il portone di ingresso. Passiamo l’ultima mezz’ora della giornata sul balcone in camera di Giovanni, a scambiarci le impressioni e le emozioni vissute in queste 24 ore … forse le più intense, finora, di tutta la vacanza!

Domenica 31 luglio: S.Messa e pranzo al lago

Luana in missione poco prima della Messa

Oggi è domenica, la seconda che trascorriamo qui in missione. Ci alziamo un po’ prima del solito perchè alle 8.30 c’è la Messa … che non possiamo perderci, se non vogliamo che l’ira di Padre John si abbatta su di noi!! In realtà però nessuno di noi se la perderebbe per nulla al mondo: la commozione che riesce a suscitare, in ogni sua fase, è davvero indescrivibile.

Poco dopo le 8.00, quando usciamo per andare in chiesa, il sole è già caldo e alto nel cielo. Per la prima volta dopo tre giorni stanotte non è piovuto e non c’è nessuna nuvola ad oscurare il cielo. La Messa dura quasi due ore ma tra i canti, le percussioni e le ‘battute’ di Padre John durante l’omelia, quasi non ce ne accorgiamo.

Per il pranzo abbiamo organizzato di andare con Ettore, nostro storico e instancabile volontario, al lago. Con noi ci sono anche Susan, una delle ragazze della missione, insegnante di computer durante il giorno e DJ di professione la sera, e John Rambo, ingegnere tuttofare oggi in veste di autista.

I marabù che riposano a pochi metri da noi

Ci portano in un resort ultra-elegante a Munyoyo: c’è proprio tutto, dal ristorante al maneggio alla piscina. E cercando meglio scommetto che troveremmo anche un campo da golf. Ci sentiamo un po’ in colpa di trovarci in un posto così di lusso, quando intorno a noi c’è tanta miseria, ma Ettore ci teneva tanto ad averci suoi ospiti! Inoltre, vivere questo contrasto ci aiuta ancora di più a capire il paese.

Ordiniamo tutti una gigantesca tilapia, un pesce che credo viva solo da queste parti e che mangiamo di gusto con le mani!! Dietro di noi, a pochi metri sul prato, ci sono giganteschi marabù, uccelli simili ad avvoltoi, che ci guardano con indifferenza. Camminano di qua e di là e ogni tanto si fermano a riposare. La cosa non mi lascia del tutto tranquilla.

Ettore e John Rambo, contenti per la bella giornata trascorsa insieme

Chiediamo 7 caffè e ci portano 7 teiere con almeno mezzo litro di caffè dentro ciascuna. Non si può dire che si tratti di espressi!

Al ritorno rimaniamo a chiacchierare con le donne in cortile e facciamo un altro po’ di shopping approfittando delle collane di Angela (anzi: delle collane che le donne di Kireka, una delle zone più povere di Kampala, lasciano ad Angela da vendere, nella speranza di racimolare qualche soldo per le loro famiglie). Decidiamo di regalare un braccialetto a ciascuna delle bambine e ragazze della missione: sono così felici quando glieli diamo che capiamo di avere fatto assolutamente la cosa giusta!!

Dopo cena organizziamo la gita di domani a Gulu: purtroppo non ci sarà Padre John, preso da tanti impegni, ma, a sorpresa, verrà con noi Apollonia, una donna di grande carisma che da giovane è stata aiutata da Padre John, è diventata insegnante, poi preside e ora che è in pensione ha deciso di tornare a vivere vicino a Padre John per aiutarlo con le scuole e i ragazzi.

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