﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>blog.italiauganda.it &#187; Joseph Kony</title>
	<atom:link href="http://blog.italiauganda.it/tag/joseph-kony/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.italiauganda.it</link>
	<description>parole da e sull&#039;Uganda</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2012 11:18:02 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>UgandAbout &#8211; novembre 2011</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2011/11/ugandabout-novembre-2011/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2011/11/ugandabout-novembre-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 14:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Kamuli]]></category>
		<category><![CDATA[Karamoja]]></category>
		<category><![CDATA[Kiira Ev]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[Luzira prison]]></category>
		<category><![CDATA[Peace Award]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar Airways]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[Walk to Work]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=5580</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel novembre 2011.
MIGLIORANO LE PROSPETTIVE ALIMENTARI NELLA REGIONE DI KARAMOJA ANCHE SE IL TASSO DI MALNUTRIZIONE RIMANE MOLTO ALTO
12 ottobre 2011
UGANDA: LIBERATE DONNE OSTAGGIO DEI RIBELLI, RAPITE DA BAMBINE
24 ottobre 2011
IN UGANDA UNA NUOVA DIGA SUL NILO
28 ottobre 2011
IN UGANDA INFLATION HITS 30.5 PERCENT
31 october 2011
LOTTA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_luglio2011"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel novembre 2011.<span id="more-5580"></span></p>
<p style="text-align: left;"><a href="#1_novembre2011">MIGLIORANO LE PROSPETTIVE ALIMENTARI NELLA REGIONE DI KARAMOJA ANCHE SE IL TASSO DI MALNUTRIZIONE RIMANE MOLTO ALTO</a><br />
12 ottobre 2011</p>
<p><a href="#2_novembre2011">UGANDA: LIBERATE DONNE OSTAGGIO DEI RIBELLI, RAPITE DA BAMBINE</a><br />
24 ottobre 2011</p>
<p><a href="#3_novembre2011">IN UGANDA UNA NUOVA DIGA SUL NILO</a><br />
28 ottobre 2011</p>
<p><a href="#4_novembre2011">IN UGANDA INFLATION HITS 30.5 PERCENT</a><br />
31 october 2011</p>
<p><a href="#5_novembre2011">LOTTA AI GRUPPI ARMATI, NUOVI IMPEGNI MILITARI</a><br />
2 novembre 2011</p>
<p><a href="#6_novembre2011">KIIRA EV, L’UTILITARIA AL LITIO CONTRO L’INQUINAMENTO</a><br />
3 novembre 2011</p>
<p><a href="#7_novembre2011">LUZIRA PRISON, THE UGANDA’S GUANTÁNAMO</a><br />
3 november 2011</p>
<p><a href="#8_novembre2011">POPOLAZIONE UGANDA A QUOTA 34, 5 MILIONI</a><br />
4 novembre 2011</p>
<p><a href="#9_novembre2011">PRATICHE DOGANALI PIU&#8217; SNELLE ALLA FRONTIERA UGANDESE</a><br />
8 novembre 2011</p>
<p><a href="#10_novembre2011">RIBELLI UGANDESI: VESCOVO DI GULU, “NESSUNA PACE DALLE ARMI”</a><br />
9 novembre 2011</p>
<p style="text-align: left;"><a href="#11_novembre2011">IN UGANDA &#8216;SETTE MERAVIGLIE&#8217; PRONTE AD ACCOGLIERE TURISTI</a><a href="post.php?action=edit&amp;post=4028#11_maggio11"><br />
</a>9 novembre 2011</p>
<p><a href="#12_novembre2011">INAUGURATO VOLO QATAR AIRWAYS SU ENTEBBE, UGANDA</a><br />
10 novembre 2011</p>
<p><a href="#13_novembre2011">FINALLY, A VIRTUAL UNIVERSITY</a><br />
14 november 2011</p>
<p><a href="#14_novembre2011">UGANDA HEALTHCARE SYSTEM DERAILING HIV FIGHT</a><a href="post-new.php#11_maggio11"><br />
</a>15 november 2011</p>
<p><a href="#15_novembre2011">14 YEAR KAMULI PUPIL GETS NOD FOR PEACE AWARD</a><br />
15 november 2011</p>
<p><a href="#16_novembre2011">IN UGANDA TWO MILLION CHILDREN MALNOURISHED</a><br />
16 november 2011</p>
<p style="text-align: left;"><a href="#17_novembre2011">UGANDA, SCIENCE AND TECHNOLOGY TOP ON COUNTRY&#8217;S DEVELOPMENT PLAN</a><br />
16 november 2011</p>
<p><a href="#18_novembre2011">L’UGANDA PER LA PRIMA VOLTA PRODURRA&#8217; CASEINA</a><br />
17 novembre 2011</p>
<p><a href="#19_novembre2011">SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE IN UGANDA AL VIA ENTRO 2013</a><br />
18 novembre 2011</p>
<p><a href="#20_novembre2011">25% TRADE LICENCE CUT ON NEXT YEAR</a><br />
21 november 2011</p>
<p><a href="#21_novembre2011">UGANDA, LA GUERRA CHE CONVIENE</a><br />
21 novembre 2011</p>
<p><a href="#22_novembre2011">UGANDA: IGNORANCE INCREASING ABORTIONS AMONG ADOLESCENTS</a><br />
23 november 2011</p>
<p><a href="#23_novembre2011">UGANDA NATION’S INVESTMENTS SLOW DOWN</a><br />
24 november 2011</p>
<p><a href="#24_novembre2011">PROTESTE PER IL CAROVITA, DAI VESCOVI UN INVITO AL DIALOGO</a><br />
24 novembre 2011</p>
<p><a href="#25_novembre2011">PETROLIO E MULTINAZIONALI, UNA SENTENZA IMPORTANTE</a><br />
24 novembre 2011</p>
<p><a href="#26_novembre2011">UGANDA, ORPHANS URGED TO SAVE FOR THEIR FEES</a><br />
28 november 2011</p>
<hr /><strong> </strong><a name="1_novembre2011"></a><strong>MIGLIORANO LE PROSPETTIVE ALIMENTARI NELLA REGIONE DI KARAMOJA ANCHE SE IL TASSO DI MALNUTRIZIONE RIMANE MOLTO ALTO</strong><br />
12 ottobre 2011</p>
<p>La regione di Karamoja, a nordest dell’Uganda, viene spesso associata a carenza cronica alimentare, malnutrizione e povertà. Tuttavia, secondo le agenzie umanitarie, risulta improbabile che nei prossimi mesi la zona possa soffrire una ulteriore crisi. Secondo le autorità locali solo una piccola percentuale della popolazione di Karamoja è potenzialmente a rischio, nonostante la carenza di cibo dovuta al ritardo della stagione della semina. Circa il 10% della popolazione potrebbe avere bisogno di aiuti alimentari.<br />
Secondo le proiezioni del &#8216;Famine Early Warning Systems Network&#8217; (FEWS NET) il latte rimarrà importante fonte di cibo per le famiglie contadine fino all’inizio della stagione secca, integrato con cereali e legumi. Gli operatori umanitari impegnati a Moroto sostengono che ci sono eccezioni isolate in aree come Rupa dove il terreno è gravemente degradato.<br />
<span style="color: #990000;">Secondo gli esperti, la situazione è notevolmente migliorata rispetto al 2008, quando a Karamoja, a causa di un cattivo raccolto, oltre un milione di persone rimasero in seria difficoltà. </span>Quest’anno si sono ridotte a 140 mila e di loro si sta occupando il Programma Alimentare Mondiale. Il raccolto contribuisce al 25% del fabbisogno alimentare annuale. Comunque non tutti concordano sul fatto che la situazione sia migliorata. La situazione è aggravata dalla scarsa igiene, dalla povertà, dalle pessime condizioni sanitarie.<br />
Le tradizioni complicano gli sforzi per migliorare la salute di molte mamme, ad esempio, di quelle che frequentano le cliniche prenatali la maggior parte poi partorisce in casa. Nel centro medico di Iriri, 188 donne incinte avevano usufruito di assistenza prenatale ma solo 24 hanno partorito nella struttura.<br />
<span style="color: #990000;">La regione, con una popolazione di circa 1.2 milioni di persone, ha il più basso livello di sviluppo in Uganda, con solo il 30% della popolazione che ha accesso all’acqua potabile e solo l’11% che sa leggere e scrivere. Circa l’80% vive in condizioni di insicurezza alimentare, prevalentemente dovuta alle piogge imprevedibili.</span><br />
Secondo il governo locale e la Fao, i sette distretti di Kaabong, Abim, Kotido, Nakapiripirit, Amudat, Napak e Moroto, rientrano tutti in una cosiddetta zona rossa. Quest’anno però, le piogge hanno tenuto una media positiva a Moroto.<br />
Le condizioni del raccolto sono state in generale buone, tuttavia, secondo un rapporto dell’Unicef, il tasso di malnutrizione rimane molto alto. Nel distretto di Nakapiripirit si registra una prevalenza di malnutrizione acuta globale (GAM) del 20.4% e, il 5.6% di malnutrizione acuta severa (SAM). Nel complesso, la regione ha un tasso di prevalenza di GAM del 12.8% e di SAM del 2.8%.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org" target="_blank">www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="2_novembre2011"></a>UGANDA: LIBERATE DONNE OSTAGGIO DEI RIBELLI, RAPITE DA BAMBINE</strong><br />
24 ottobre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Liberate, dopo anni di prigionia e schiavitù, le tre donne che anni addietro furono rapite dai gruppi armati della LRA </span>(Esercito di Resistenza del Signore). Eunice Ajok, Beatrice Lalam, Teddy Acayo, sono state ritrovate a Dulu, in un villaggio della Repubblica Democratica del Congo, grazie ad un’operazione portata avanti dalle truppe dell&#8217;UPDF (Unità delle forze di difesa popolari dell&#8217;Uganda), affiancate dalla collaborazione delle Nazioni Unite.<br />
<span style="color: #990000;">Le tre prigioniere erano state sequestrate e come spesso avviene in questi casi, consegnate ai capi ribelli per farne loro schiave sessuali.</span> Eunice Ajok, scomparsa nel lontano 1996, fu dapprima deportata nel Sud Sudan ed in seguito nel Congo. Da allora ha avuto tre figli. La stessa sorte è toccata a Beatrice Lalam nel 2002, oggi madre di due bambini e a Teddy Acayo, nel 2003, rapita giovanissima quando ancora si trovava ai tempi della scuola elementare, ed ora anche lei mamma.<br />
Il capo della Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite nel Congo Belga, Slobodan Kotevski, ha detto che l&#8217;insurrezione della LRA sta diventando un problema regionale, esortando Stati Uniti e Unione Europea ad intervenire inviando i loro aiuti.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="http://www.agi.it/" target="_blank"> </a><strong> </strong><a name="3_novembre2011"></a><strong>IN UGANDA UNA NUOVA DIGA SUL NILO</strong><br />
28 ottobre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Una diga idroelettrica sarà realizzata nella provincia di Kamuli, situata nella parte centro-meridionale dell&#8217;Uganda. </span>Lo ha reso noto il presidente del parlamento nazionale, Rebecca Kadaga, precisando che l&#8217;infrastruttura sorgerà a un chilometro dal capoluogo della provincia, Kisozi, nei pressi delle cascate di Isimba, lungo il fiume Nilo.<br />
<span style="color: #990000;">Sempre sul tratto ugandese del Nilo è attualmente in costruzione la diga di Karuma, che rappresenta il più grande progetto idroelettrico di questo Paese, con una capacità prevista di 750MW.</span><br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it" target="_blank">www.agi.it<br />
</a> <em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="4_novembre2011"></a><strong>IN UGANDA INFLATION HITS 30.5 PERCENT</strong><br />
31 october 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">The annual headline inflation rate for the year ending Oct. 2011 rose to 30.5 percent up from 28.3 percent recorded for the year ended Sept. 2011</span>, Uganda Bureau of Statistics has reported today. This is the highest since Jan. 1993 when it was 34.2 percent.<br />
While releasing the figures at UBOS head offices in Kampala, Chris Ndatira Mukiza, the bureau&#8217;s director for macro-economics attributed the slight increase in headline inflation to increased prices of imported goods especially second hand and new clothing plus that of some household and personal goods due to the continued depreciation of the shilling against foreign currencies.<br />
Also, the services inflation rate rose to 14.0 percent in October up from 8.5 percent in September-prices of rent and meals in restaurants increased. The increase in prices of some food items like matooke, irish potatoes, cassava, tomatoes, cabbage, meat and chicken in most centres also contributed to the slight increase in inflation.<br />
However, figures show the year-on-year rate of food inflation slowed to 45.8 percent in October from 50.4 percent in September. The core rate of inflation which excludes food crops, fuel, electricity and metered water also rose to 30.8 percent in October up from 27.5 percent in September. The central bank targets 5 percent core inflation in the medium term.<br />
In October, the CBR was raised by four percentage points to 20 percent, the third increase since the rate was launched in July at 13 percent. The bank will tomorrow announce its lending benchmark for the month of November.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com </a>- <em>Julius Businge</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="5_novembre2011"></a>LOTTA AI GRUPPI ARMATI, NUOVI IMPEGNI MILITARI</strong><br />
2 novembre 2011</p>
<p>Sconfiggere in poco tempo le “<em>forze negative</em>” che minano la stabilità della regione dei Grandi Laghi: è l’obiettivo dichiarato della riunione dei dirigenti dei servizi d’intelligence degli undici paesi membri della Conferenza Internazionale per la Regione dei Grandi Laghi (CIRGL) tenuta in questi giorni a Bujumbura, la capitale burundese.<br />
Non è stata ancora resa pubblica la strategia delineata dai partecipanti ai lavori, svoltisi a porte chiuse, ma si sa che i responsabili della sicurezza hanno deciso di rafforzare le operazioni contro i principali gruppi armati attivi nella regione.<br />
Nella linea di mira troviamo gruppi basati principalmente nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in cui la corsa verso le elezioni (28 novembre prossimo) è accompagnata da una recrudescenza di azioni armate. Tra questi, le Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (FDLR), formate nel 2000 e in parte composte da ex genocidari rwandesi, sottoposti alla repressione del regime di Paul Kagame. Insieme a loro, gruppi locali Mayi Mayi, ex ribellioni patriottiche congolesi convertite in gruppi di banditi armati che stringono alleanze di convenienza.<br />
Nell’est del Congo, sostengono alcune fonti, sarebbero basati anche disertori delle forze armate rwandesi, passati all’opposizione, e ribelli del gruppo burundese Forze nazionali di liberazione (FNL), la cui intesa di pace con il governo di Bujumbura è stata messa a dura prova negli ultimi mesi.<br />
<span style="color: #990000;">L’altra ribellione mai sconfitta in circa 25 anni è l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), di origini ugandesi, oggi sparso tra l’est del Congo, la Repubblica centrafricana e il Sudan. Per dare la caccia ai ribelli dell’ugandese Joseph Kony, Washington ha da poco disposto un sostegno militare statunitense nella regione. </span><br />
Aprendo i lavori della riunione lunedì, il primo vice presidente burundese Terence Sinunguruza ha ipotizzato “<em>operazioni militari congiunte</em>” e “<em>azioni di caccia ai leader delle forze negative</em>”. L’opzione militare suscita regolarmente critiche da parte delle società civili dei paesi coinvolti, in particolare nell’Est congolese. Con scarsi risultati nell’eliminazione dei gruppi armati, le offensive armate si accompagnano generalmente di sfollamenti forzati di popolazioni e di vittime innocenti, mentre i vertici militari tendono ad amalgamare troppo facilmente i miliziani e i profughi civili non armati.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="6_novembre2011"></a>KIIRA EV, L’UTILITARIA AL LITIO CONTRO L’INQUINAMENTO</strong><br />
3 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Ha due posti, 16 cavalli e una batteria di litio al posto del cuore, la prima vettura elettrica prodotta in Ugand<span style="color: #990000;">a.</span></span><span style="color: #990000;"> In un test su strada i ricercatori dell’università di Makerere hanno raggiunto i 60 chilometri orari senza emettere un filo di gas inquinante. </span><br />
Kiira Ev, questo è il nome della vettura,  sarà messa sul mercato a un prezzo di 15.000 dollari, circa 10.880 euro, dopo una cerimonia alla quale parteciperà il presidente Yoweri Museveni. <span style="color: #990000;">“<em>Questa macchina dimostra che l’Uganda è in grado di sviluppare tecnologie all’avanguardia come i paesi occidentali</em>”</span> ha detto Tickodri Togboa, il professore di ingegneria elettronica e informatica che coordina il progetto.<br />
Togboa e un gruppo di 25 ricercatori stanno lavorando anche alla realizzazione di un autobus elettrico da 30 posti che dovrebbe essere acquistato dal Comune di Kampala.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="7_novembre2011"></a></strong><strong> LUZIRA PRISON, THE UGANDA’S GUANTÁNAMO</strong><br />
3 november 2011</p>
<p>Last week Ingrid Turinawe, the leader of the Forum for Democratic Change (FDC) Women’s League, in Uganda, was sent to the infamous Luzira Prison. Everywhere one looks, there are “<em>infamous</em>” prisons.<br />
For the United States, for example, Guantánamo, with its regime of torture and its regimen of violence, is but the tip of a national iceberg. Every country has at least one. In Uganda, it’s Luzira Prison.<br />
Six years ago, two-thirds of Uganda’s then 18,000 prisoners were awaiting trial. Some had been caged for years, for no reason other than not being able to post bond or because, in the global security climate, they have been deemed `terrorists’, and so stay in prison for years, without every being charged.<br />
Of the 18,000, prisoners, 5,000 were in Luzira, built in the 1950’s, designed for a capacity of 500. That’s ten people for every one person’s space. For years. And those were the good times. Last year, the prison system reported over 30,000 prisoners, of whom a little over 1,000 were women. <span style="color: #990000;">In March 2010, Luzira Upper was at 366 percent of approved capacity; Luzira Women’s at 357 <span style="color: #990000;">percent. </span></span><span style="color: #990000;">The situation is only expected to worsen over the next decade. </span><br />
What does overcrowding mean? Inadequate food, inadequate water, inadequate clothes, blankets, mattresses. Most prisoners sleep on the bare floor. The only prison in the entire system that has blankets is Luzira Women’s Prison. The result? Reports estimate that 10% of inmates die in prison, primarily due to malnutrition and AIDs, but really due to lack of this, inadequate that, and none of essential those.<br />
<span style="color: #990000;">Along with overcrowding, use of isolation cells as “<em>persuasion</em>” is fairly common, in both Luzira Upper and Luzira Women’s Prisons. For pregnant women prisoners, prenatal care is horrible and postnatal care<span style="color: #990000;"> is worse</span></span><span style="color: #990000;">. For prisoners living with mental or psychosocial disabilities, their options are to languish or perish while the State dithers. </span>Many of these prisoners are in Luzira.<br />
The same holds for many juveniles held in Luzira adult facilities and awaiting some sort of decision. The same holds for those on Luzira’s death row, where perhaps as many as 25% are innocent, but hey. For sex workers the situation is, at best, dire. For those accused of homosexuality worse.<br />
<span style="color: #990000;">And of course the open secret of Luzira is the torture of political prisons, covered under the fog of anti-terrorism.</span> One woman was held incommunicado for six months, during which she was beaten senseless. Then she was taken to Luzira, for a month, before being released on bail. Her crime? Being married to a person of interest. Another woman was abducted by rebels, as a girl. When she was captured, by the army, she was sent, finally, to Luzira, where she applied for amnesty. After seven months, she was released, without amnesty, without a trial and with charges dropped. Nevertheless, she is required to report to the equivalent of a parole officer once a month … in perpetuity.<br />
In Uganda, if one is charged, or suspected, of “<em>treason or terrorism</em>”, Luzira is in the cards. Earlier this week, Ingrid Turinawe was sent to Luzira. Why? She has been charged with treason. Because she participated in and led the &#8216;Walk to work&#8217; protests and campaign. Because she said something’s rotten in the state of Uganda. Because she proposed that democracy, now, is both required and possible … now.<br />
Of course, there’s barely a mention of Turinawe, or of the Walk to Work campaign in the western press, but what else is new? As you read of the Occupy movements, the Indignados, the Uncut movements, and all the other manifestations, and as you read of the police “<em>over-reaction</em>”, which is always merely following orders, remember the Ugandans who, since last year, have been Walking to Work and think of Ingrid Turinawe, in Luzira Prison… for the treason of dreaming democracy.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.afronline.org" target="_blank">www.afronline.org</a> &#8211; <em>Dan Moshenberg</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="8_novembre2011"></a>POPOLAZIONE UGANDA A QUOTA 34, 5 MILIONI</strong><br />
4 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">A fine ottobre la popolazione dell&#8217;Uganda ha raggiunto quota 34,5 milioni, con maschi e femmine al 50% ciascuno</span>, contro i 33,8 registrati nello stesso periodo del 2010. I dati sono contenuti nell&#8217;ultimo rapporto sullo stato della popolazione mondiale, messo a punto dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.<br />
<span style="color: #990000;">La fonte rileva che nello stesso periodo è calato il tasso di crescita annuo, passato dal 3,3 al 3,1 per cento, e che dal 2005 è diminuito anche il tasso di fertilità, passato da 6,7 a 5,9 bambini per donna</span>, un tasso che comunque è al di sopra di quello medio dell&#8217;Africa sub-sahariana, che è pari a 4,8 bimbi per donna.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it" target="_blank">www.agi.it</a> <em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="9_novembre2011"></a><strong>PRATICHE DOGANALI PIU&#8217; SNELLE ALLA FRONTIERA UGANDESE</strong><br />
8 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">I valichi di frontiera dell&#8217;Uganda saranno ammodernati anche con l&#8217;introduzione di moderne tecnologie digitali che faciliteranno il disbrigo delle pratiche doganali. </span>Il ministro del Commercio e dell&#8217;industria, Amelia Kymbadde, ha annunciato in conferenza stampa che il governo di Kampala ha sbloccato l&#8217;equivalente di 15 milioni di dollari.<br />
I primi a essere ammodernati saranno i valichi di Busia (est) e quelli di Mutukula e Mirama, situati nella regione sud-occidentale. Il ministro ha detto che la migliorata operatività delle nuove strutture “<em>permetterà di ridurre le azioni di contrabbando e porteranno a un aumento delle entrate doganali</em>”.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="10_novembre2011"></a><strong>RIBELLI UGANDESI: VESCOVO DI GULU, “NESSUNA PACE DALLE ARMI”</strong><br />
9 novembre 2011</p>
<p>“<em>La soluzione alla piaga dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra) non verrà dalle armi ma da una ripresa del dialogo esteso a tutti gli attori coinvolti, anche a livello regionale</em>”: è il messaggio che l’arcivescovo di Gulu John Baptist Odama affida alla MISNA da Kampala, dove è in corso in questi giorni una riunione della Conferenza episcopale ugandese.<br />
“<em>Le operazioni militari ingaggiate finora per colpire la ribellione guidata da Joseph Kony si sono rivelate costose e inutili. Anzi, in alcuni casi hanno addirittura peggiorato le condizioni di vita delle popolazioni locali già al limite</em>” assicura il monsignor Odama, presidente della Conferenza e membro di spicco dell’Iniziativa per la pace dei capi religiosi acholi, promotrice dei colloqui di pace di Juba tra il governo di Kampala e i ribelli arenatisi dopo lunghe trattative nel 2006.<br />
<span style="color: #990000;">Nelle scorse settimane, a centinaia di chilometri da Kampala, nel nord del paese, sono stati dispiegati cento militari statunitensi inviati dal Congresso americano &#8211; su richiesta del governo ugandese &#8211; con l’obiettivo di fornire “<em>consulenze</em>” e formare unità speciali per contrastare il fenomeno LRA.</span><br />
“<em>Mi chiedo perché siano stati inviati qui e non in Centrafrica o in Congo, dove gli attacchi sono pressoché quotidiani</em>” insite il vescovo, per cui tra i problemi irrisolti c’è il fatto che “<em>non sono ancora state affrontate le questioni del conflitto</em>” e che “<em>il Nord Uganda non potrà voltare pagina sino a quando non saranno estirpate le radici del malcontento</em>”.<br />
A preoccupare il religioso che si dice “<em>perplesso</em>” dell’iniziativa americano-ugandese soprattutto la situazione nel vicino Sud Sudan e nel Congo: “<em>Noi che abbiamo sperimentato 20 anni di guerra con lo LRA, non avremmo mai voluto che potesse accadere anche alla popolazione congolese o sudanese</em>” afferma ancora l’arcivescovo, secondo cui “<em>la ripresa del dialogo, a livello regionale, è l’unica strada da seguire per risolvere definitivamente il problema LRA</em>”.<br />
<span style="color: #990000;">Nel 2006, i cosiddetti ‘Colloqui di pace di Juba’ stavano per portare alla firma di un accordo definitivo tra LRA e governo di Kampala. L’intesa è stata ostacolata dalla decisione della Corte penale internazionale (Cpi/Icc) di spiccare mandati di cattura nei confronti di Kony ed altri comandanti ribelli, accusati di massacri di civili, mutilazioni, sequestro e arruolamento forzato di bambini.</span><br />
<em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="11_novembre2011"></a><strong>IN UGANDA &#8216;SETTE MERAVIGLIE&#8217; PRONTE AD ACCOGLIERE TURISTI</strong><a href="post.php?action=edit&amp;post=4028#11_maggio11"><br />
</a>9 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">L&#8217;Uganda sta per varare una mega-campagna promozionale delle sue attrattive turistiche, in seguito alla quale i suoi introiti annuali da questo settore potrebbero raggiungere quota 2,5 miliardi di dollari. </span><br />
L&#8217;iniziativa, che si chiama &#8216;Seven Wonders&#8217; (Sette Meraviglie), è stata proposta e pianificata da un uomo d’affari locale, Anos Weseka Masaba, che è anche presidente dell&#8217;Associazione turistica ugandese, con la collaborazione della Fondazione per l&#8217;imprenditoria privata di Kampala.<br />
Masaba ha spiegato in conferenza stampa che le località e i 7 siti naturali da usare come ‘ambasciatori’ delle bellezze ugandesi saranno indicati dagli stessi ugandesi, che invieranno appositi Sms e e-mail in cui segnaleranno la località o il sito capace di attrarre i visitatori dall&#8217;estero.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="12_novembre2011"></a>INAUGURATO VOLO QATAR AIRWAYS SU ENTEBBE, UGANDA</strong><br />
10 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Il volo inaugurale di Qatar Airways che collega la capitale dell’emirato del Golfo a Entebbe, principale aeroporto dell&#8217;Uganda, ha da ieri avvicinato ancora di più i due Paesi, che da alcuni anni registrano progressi continui negli scambi commerciali. </span><br />
Il velivolo che ha compiuto il volo inaugurale Doha-Entebbe portava a bordo anche l&#8217;amministratore delegato del vettore mediorientale, Akbar Al Baker, oltre a un gruppo di giornalisti. In una conferenza stampa all&#8217;aeroporto di Entebbe, Al Baker ha spiegato che la sua compagnia “<em>ha avviato la nuova destinazione per le ottime prospettive di crescita del settore turistico</em>” nel paese dell&#8217;Africa centro-orientale, che l&#8217;anno prossimo festeggerà il cinquantenario dell&#8217;indipendenza.<br />
<em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="13_novembre2011"></a>FINALLY, A VIRTUAL UNIVERSITY</strong><br />
14 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">On September 28, the National Council for Higher Education (NCHE) awarded a provisional licence to the Virtual University of Uganda, which makes it Uganda’s first virtual learning institution</span><span style="color: #990000;">.</span><br />
<span style="color: #990000;">Virtual University of Uganda will offer its courses solely over the internet.<span style="color: #990000;"> </span></span><span style="color: #990000;">It’s electronic backbone &#8211; servers, and backup support &#8211; is overseas, in Germany and the Netherlands, a decision prompted by the instability of local service providers (internet and electricity).</span> The classrooms, meeting rooms, registry and a library that can be accessed by the general public are fully virtual, using a Moodle platform hosted in the Netherlands. Its administration offices, meanwhile, are in Muyenga.<br />
The NCHE, until recently, had not developed a framework for licencing and regulating virtual universities. This changed with the establishment of the Virtual University of Uganda. <span style="color: #990000;">To accredit it the council used the same guidelines it follows for regular universities; proper governance, adequate study resources, program/course content, delivery methods and adequate, well-trained staff. </span><br />
These were adapted to suit the uniqueness of VUU, says Francis Otto, Higher Education Officer (Quality Assurance), with the council paying particular attention to its software and technical capabilities, and the size as well as content of its library. According to Michel Lejeune, chairman board of trustees and a professor at the university, the university has lined up a number of tutors from different countries to write the course material. Each tutor’s course module (course unit) will be used for two years before it’s taken off the University’s site to be revised or updated.<br />
The university will use tutors from Kenya, Tanzania, German, and Netherlands, teaching in Dodoma University, University of Twente and the London School of Economics, among other universities. Initially, only two courses will be taught by the university, postgraduate diplomas in Public Health and International Development. <strong><br />
Manageable modules</strong> &#8211; The former has eleven modules while the latter has twelve, each module costing one million shillings. Students can opt for only single module, while those who decide to do all modules in each course can write a dissertation to earn a master’s degree. Enrolment is restricted to postgraduate students because the university believes A-Level leavers don’t have the discipline to study a two month module online. And those students should have, minimum, a second lower degree, and will also be required to take an admission test.<br />
Each programme will admit 35 students, and each module will be taught for two months. Programmes will ideally last two years while the master’s dissertation will take a further six months to complete. The university has set aside a 60 per cent admission quota for Ugandan students.<br />
<em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> -<em> Raymond Mpubani</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="14_novembre2011"></a>UGANDA HEALTHCARE SYSTEM DERAILING HIV FIGHT</strong><a href="post-new.php#11_maggio11"><br />
</a>15 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Uganda’s healthcare system is inadequate and derailing the fight against HIV/Aids</span>, a new report released yesterday has shown. The report, released by the Uganda Network of Aids Service Organisation (UNASO), notes that <span style="color: #990000;">most district health centres and hospitals do not have qualified health workers to handle people living with HIV/Aids due to lack of ARV drugs and test kits.<br />
</span>However, Ministry of Health is blaming the stagnant HIV prevalence rates in the country on uncoordinated response to the epidemic by pro-gay and lesbian civil society organisations. <span style="color: #990000;">Uganda’s HIV prevalence rates have remained between 6.5 and 7 per cent for about two years.</span><br />
According to Dr Zainab Akol, the coordinator of the national Aids Control Programme, the number of Ugandans dying from Aids-related infections has reduced significantly over the last two decades; but added that the fight is now being derailed by the civil society. “<em>They are spoiling our response to HIV/Aids. They are derailing us by dragging us to human rights issues of homosexuals. We in the health ministry do not want to know your sexual orientation. We treat everyone so long as that person is sick</em>” she said.  Ms Akol made the remarks while launching the report in Kampala on availability and accessibility of selected HIV/Aids services in Rakai, Nakasongola, Pader and Amuru districts. <strong><br />
Misleading report </strong>- However, Mr Godfrey Tuwesigye of HURINET Uganda, described Ms Akol’s comments as misleading. “<em>We have never called for cutting funding for HIV/Aids activities. We are just telling the ministry to streamline lesbian, gay, bisexual, and transgender (LGBT) in HIV/Aids activities. If in future we get a new type of virus among homosexuals, will they say they were not aware?</em>” Mr Tuwesigye said.<br />
But Ms Akol said Uganda recently missed a $270m(Shs770b) grant from the Global Fund to fight Tuberculosis, Malaria and HIV/Aids for provision of ARVs due to lobbying by the civil society. “<em>However, the ministry has managed to secure another funding from Global Fund and we have enrolled an additional 100,000 new people on free ARVs. We intend to keep adding 100,000 patients every year</em>” she said. “<em>The biggest challenge is lack of trained health workers. We only have 20 per cent of the human resource we require. Out of these 15 per cent are not well trained</em>” Ms Akol said.<br />
Her comments come barely a month after the New York-based Human Rights Watch on October 11, wrote to United States officials asking them to reconsider funding HIV/Aids programmes in Uganda, where it claims the rights of homosexuals are violated.<br />
<span style="color: #990000;">&#8216;Human Rights Watch&#8217; said Ugandan officials and media have intensified attacks on the rights of LGBT people.</span> The rights body cited an anti-condom, anti-gay pastor, whose church has received US funds for anti-Aids, abstinence and fidelity programmes, saying he listed names and pictures of gay rights activists on a web site. Mr Tuwesigye instead blamed the ministry for ignoring the youth and focusing on discordant couples.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Stephen Wandera</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="15_novembre2011"></a><strong>14 YEAR KAMULI PUPIL GETS NOD FOR PEACE AWARD</strong><br />
15 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Winfred Athieno, a 14-year-old girl in Kamuli District, has been enlisted among the finalists for a coveted International Children’s Peace P<span style="color: #990000;">rize. </span></span><span style="color: #990000;">A pupil at Kamuli Girls Primary School, Athieno was announced among the four finalists by Nobel Peace Laureate Archbishop Desmond Tutu in Cape Town, South Africa, after beating off competition from 98 other nominees from 42 countries.</span><br />
Other nominees are from Palestine, Pakistan, South Africa and Armenia. The Children’s Peace Award Prize comes with 100,000 Euros (Shs350m) which is spent on projects closely connected to the winner’s area of work. While announcing the nomination at the school last week, Mr Gezahegn Kebede, the East and South Africa regional director of Plan International, a children’s organisation, said Athieno has been consistent in her fight for children’s rights. “<em>Coming to this level is a great encouragement to us because it is our commitment to see children enjoy their rights and develop their full potential. Athieno has been testimony and the youngest nominee</em>” he said.<br />
Plan Uganda Country director Belbase Subhadra said they nominated Athieno in September 2011 and honoured her for her outstanding contribution during the &#8216;Because I am a girl&#8217; programme as Plan’s girl-child ambassador, saying “<em>winning this award will boost the girl-child interventions</em>.” Ms Subhadra said Ms Athieno spearheaded the Anti-Violence Club which closely monitors child abuse, neglected children cases and documents them for debate, pioneers the children’s court in schools and Tree Planting campaign in schools, among others. <strong><br />
Humbled </strong>- Athieno said the nomination is her humble contribution and reward to Plan for coming to the children’s rescue, giving them a platform to speak and build their capacity. “<em>This is not my award, it is for the victory of abused children, I dedicate it to all children crusaders.</em>” Speaker of Parliament and Kamuli Woman MP Rebecca Kadaga said Uganda has a potential for international awards and Kamuli children have been empowered, mentored and exposed enough to speak to the world. “<em>My girls need inspiration and exposure. When I fought for Plan to go to Kamuli as a child activist, I knew what they were capable of doing to change their plight from being slave children</em>.” <strong><br />
Award </strong>- The International Children’s Peace Prize is awarded annually to a child who has made significant contributions to advocating children’s rights and improving the situation of vulnerable children such as orphans, child labourers and children living with HIV/Aids. The prize is an initiative of the Kids Rights Foundation, an international children’s aid and advocacy organisation based in Amsterdam, Netherlands.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Sam Opio Caleb</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="16_novembre2011"></a><strong>IN UGANDA TWO MILLION CHILDREN MALNOURISHED</strong><br />
16 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Over two million children in Uganda under the age of five are chronically malnourished</span>, the Minister of State for Agriculture Professor Zerubaberi Nyiira has revealed.<br />
Nyiira made these remarks while officiating at a consultative workshop on Nutrient Rich Food Crops at the Golf Course Hotel recently. “<em>Malnutrition is the underlying cause of death in nearly 60 per cent of infants and 25 per cent of mothers especially in rural areas which have high incidences of poverty and malnutrition as compared to their urban counterparts</em>” he observed.<br />
The minister also revealed that the children under five years affected by malnutrition account for 38 per cent, of which 16 per cent are underweight while six per cent are said to be wasted. “<em>Promotion of nutrient-rich food crops is part of our endeavor to integrate nutrition into agricultural development programs to reduce malnutrition</em>.”<br />
The workshop was organized by BRAC Uganda, an NGO offering different services, and is aimed at creating awareness on availability of nutrient-rich food crops in Uganda. BRAC Executive Director Dr. Mahabub Hossain <span style="color: #990000;">attributed the increasing rate of malnutrition cases in Uganda to inadequate nutrients like Vitamin A, zinc andiron in food intake particularly for the rural poor. </span>Dr. Mahabub suggested that citizens should breed locally grown food to increase their nutrition content in order to address challenges related to malnutrition in Uganda.<br />
Such crops include staple foods that include beans, cassava, sweet potatoes, and maize. The breeders assist in screening plants of staple food crops that contribute to high amounts of minerals or vitamins.<br />
Nyiira assured the stakeholders that the challenge related to malnutrition would be addressed in Uganda&#8217;s Nutrition Action Plan (UNAP), a plan recently launched by the president with an objective of ensuring that all citizens are well nourished. “<em>The plan calls for the scaling up of interventions, placing emphasis on community-based initiatives that have been proved to yield cost effective results, as well as targeting areas and groups with the highest level of malnutrition</em>” Nyiira noted.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a> -<em> Prossy Nandudu</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> <a name="17_novembre2011"></a>UGANDA, SCIENCE AND TECHNOLOGY TOP ON COUNTRY&#8217;S DEVELOPMENT PLAN</strong><br />
16 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">The Government has placed science and technology among the four priorities of the National Development Plan for 2010/11 to 2014/15.</span><br />
This presents an opportunity and challenge to scientists, policy makers, development planners and the ordinary citizens to transform scientific knowledge into national development programmes. Key among our national aspirations is transforming the economy from an agrarian to an industrial and knowledge economy.<br />
Today Uganda commemorates World Science Day for Peace and Development. This year&#8217;s celebrations emphasize public engagement, equity in science within all sectors of society, among men and women as well as countries participating in and contributing to the global stock of knowledge, through a more holistic approach to the developmental agenda.<br />
“<em>Uganda&#8217;s development prospects are intricately linked with the pace of generation, adoption and utilisation of science and technology in the development process</em>” says Dr. Peter Ndemele, executive secretary, Uganda National Council for Science and Technology (UNCST). UNCST is mandated to facilitate and coordinate the development and implementation of policies and strategies that integrate science and technology into the national development process.<br />
The council coordinates efforts geared towards realising national aspirations through judicious use of science, technology and innovation. The council has engaged in strategic pilot projects, policy studies and nation-wide stakeholder consultations on the formulation of a National Plan for Science and Technology (NSTI) 2012/13 and 2017/18.<br />
Through the NSTI, the Government is strengthening Uganda&#8217;s science, technology and innovation capabilities through building modern infrastructure in universities, research institutions and other innovation centres. Government is also creating a critical mass of skilled scientists and engineers to drive economic growth and transformation and is increasing funding for research, scientific innovation and product development.<br />
Private-public partnerships and international collaborations are also being enhanced. Scientists, innovators, policy makers, private sector enterprises, non-government organisations, community based organisations, civil society, development partners and the public are all invited to participate in building a science and technology-led Ugandan society.<br />
The science policy at the United Nations Education Scientific Culture Organisation (UNESCO) dates back to 1963 when the body turned its attention to the role of science and technology in economic development. Modern science systems foster linkages between knowledge creation and the application of results to satisfy social demands and solve problems through the so-called demand-push model.<br />
This trend was reflected in the Science Agenda adopted by the World Conference on Science organised by UNESCO and the International Council for Science in 1999. The Science Agenda called for a new social contract for science, one in which science would serve society while society would in turn give its support to science.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="18_novembre2011"></a><strong>L’UGANDA PER LA PRIMA VOLTA PRODURRA&#8217; CASEINA</strong><br />
17 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">L&#8217;Uganda sarà presto l&#8217;unico Paese dell&#8217;Africa centro-orientale in grado di produrre e esportare caseina, la proteina del latte che dà origine al processo di caseificazione. </span><br />
A produrre la caseina sarà la società locale Pearl Dairies, controllata dalla multinazionale Midland Group, che ha investito 15 milioni di dollari nella realizzazione delle strutture produttive. “<em>Ci siamo lanciati in questo settore</em>”, ha rilevato in una dichiarazione l&#8217;amministratore delegato della società produttrice, Akash Kumar, “<em>perché mossi dalla necessità di diversificare la nostra attività con prodotti adatti all&#8217;esportazione nei mercati limitrofi</em>”. Kumar ha precisato che lo stabilimento per la produzione di caseina, che diventerà operativo a gennaio e occuperà 250 addetti, si trova a Mbarara e sarà in grado di lavorare giornalmente 5.000 ettolitri di latte.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="post.php?action=edit&amp;post=5390#up_ottobre%202011"></a><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="19_novembre2011"></a><strong> SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE IN UGANDA AL VIA ENTRO 2013</strong><br />
18 novembre 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Entro il giugno 2013 l’Uganda varerà il sistema sanitario nazionale. </span>Lo hanno riferito fonti del ministero della Salute, le quali hanno aggiunto che la messa a punto del relativo provvedimento istitutivo è attualmente “<em>nelle fasi finali</em>”.<br />
Le fonti hanno spiegato che <span style="color: #990000;">la normativa in esame prevede il versamento di un contributo del 4 per cento del salario da parte dei cittadini e un’analoga quota a carico dei datori di lavoro. </span><br />
Il ministro della Salute, Richard Nduhura, ha detto in conferenza stampa che nei prossimi mesi “<em>sarà varata una campagna per l&#8217;aumento della consapevolezza dei rischi di contrazione di malattie non trasmissibili, prima tra tutti il diabete, la cui incidenza risulta decuplicata negli ultimi dieci anni</em>”.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="post.php?action=edit&amp;post=5390#up_ottobre%202011"></a><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a name="20_novembre2011"></a><strong>25% TRADE LICENCE CUT ON NEXT YEAR</strong><br />
21 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">The 25 per cent tax reduction on trade licences will become effective beginning January 2012</span>, according to the ministry of Trade. Speaking at a press briefing in Kampala on Friday, Ms Ameila Kyambadde, the minister of Trade, said: “<em>The new Statutory Instrument No.54 giving relief to all businesses through the reduction of trade licensing will take effect on January 01, 2012.</em>”<br />
The move was prompted by the increasing cost of doing business especially with energy, transport, corruption, depreciation of the shilling, and regulatory bureaucracies among others.<br />
In July 2011, the minister of Trade, presented a statement to Parliament asking legislators to consider a review of trade licensing fees with the view of making them affordable while regulating trade and maintain orderly business in the country.<br />
After making the presentation, it was later communicated to the general public that the government had taken the decision of reducing trade licensing fees by 25 per cent prompted by volatilities in the economic environment. For instance, the recently published Doing Business Report ranked Uganda at position 123 out of 183 surveyed economies, which indicated that it would be hard for any investor to easily open a business in Uganda.<br />
However, the report noted that reforms implemented in the last two decades had increased efficiency of property transfers through establishing performance standards and the recruitment of more workers at the land office.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Martin Luther Oketch</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="21_novembre2011"></a><strong>UGANDA, LA GUERRA CHE CONVIENE (intervista al giornalista Peter Eichstaedt)</strong><br />
21 novembre 2011</p>
<p><em>Da oltre 20 anni Kampala tenta di sgominare il Lord&#8217;s Resistance Army, senza risultati. Il giornalista americano, uno dei massimi conoscitori della brutale milizia guidata da Joseph Kony, spiega perché.<br />
</em><strong>Il governo americano ha deciso di recente di inviare forze speciali per aiutare l&#8217;Uganda a sconfiggere il Lord&#8217;s Resistance Army. Come spiega il timing di questa mossa? Washington non dovrebbe avere altre priorità in questo momento?</strong><br />
Il presidente Barack Obama ha inviato consiglieri militari in Uganda come conseguenza dell&#8217;atto approvato dal Congresso e che lui ha firmato. La legge prevede che gli Stati Uniti forniscano supporto ai governi della regione impegnati nella lotta contro Joseph Kony e il suo Lord&#8217;s Resistance Army. I consiglieri non sono equipaggiati per il combattimento, anche se resta il fatto che sono tutti pronti a entrare in azione, che è una condizione permanente, non importa dove si trovino. Questa è la seconda volta che gli Stati Uniti mandano militari in Uganda per aiutare l&#8217;esercito ugandese a catturare o uccidere Kony.<br />
La prima volta, nel 2008, fu sotto la presidenza di G.W Bush. In quell&#8217;occasione, aiutarono gli ugandesi a preparare un attacco contro il campo di Kony nel nord del Congo. L&#8217;assistenza includeva un milione di dollari per logistica e rifornimenti. L&#8217;attacco fallì perché venne rinviato e Kony ricevette una soffiata che permise a lui e al suo esercito di dileguarsi. Ma dal momento che continua ad uccidere, stuprare, saccheggiare nella regione che segna il confine tra il Sud Sudan, l&#8217;Uganda, la Repubblica democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana, gruppi di attivisti hanno convinto il Congresso americano a ribadire lo sforzo per aiutare l&#8217;Uganda e questi Paesi a continuare a dare la caccia a Kony. <strong><br />
Quali sono gli interessi americani nell&#8217;area e come questa decisione li tutela?</strong><br />
Gli interessi degli Stati Uniti sono legati alla  crescita della minaccia terroristica in alcune remote regioni del Nordafrica. Un gruppo africano affiliato ad al Qaeda è attivo al momento nelle regioni desertiche e gli operativi americani stanno dando la caccia a questi elementi perché non mettano radici nell&#8217;area.<br />
Molti sostengono che gli Usa puntino soprattutto a risorse naturali, petrolio incluso, ma io non credo. Credo che siano molto più interessati alla sicurezza e alla lotta al terrorismo. Il 25 per cento del petrolio che ricevono gli Stati Uniti arriva dalla Nigeria e così gli Usa non hanno bisogno di altro greggio dall&#8217;Uganda, tanto più che le capacità estrattive di quest&#8217;ultimo sono ancora tutte da sviluppare. Se ce n&#8217;è uno, l&#8217;interesse americano è quello di liquidare la minaccia terroristica che sta crescendo in Africa. <strong><br />
Lei è uno dei pochi autori che abbia fatto ricerca e scritto dell&#8217;LRA: quali sono la struttura, i metodi e gli obiettivi di questa formazione?</strong><br />
La risposta più semplice a questa domanda è che uccidere, saccheggiare e rapire è tutto ciò che l&#8217;LRA sa fare. Proprio per questo, loro continuano a farlo. Dopo che nel 2006 lasciarono il nord dell&#8217;Uganda, rimasero tranquilli per un paio d&#8217;anni. Ma poi Kony non firmò il terzo trattato di pace nel 2008 e così la caccia al suo gruppo è ricominciata e lui ha risposto con carneficine che hanno fatto oltre mille morti. Quando Kony era in Uganda, giusitificava l&#8217;attività della sua formazione con la lotta al governo ugandese, rovesciarlo era la sua ragione d&#8217;essere. Ma lasciando il Paese ha perso questa scusa. In questo modo Kony e i suoi hanno mostrato chi sono davvero: un gruppo di feroci assassini. <strong><br />
A proposito di Kampala, nel suo blog ha messo in discussione la reale determinazione ugandese di neutralizzare una volta per tutte il problema dell&#8217;Lra. In effetti è strano che in oltre 20 anni un potente apparato militare non sia riuscito in questa impresa. Conferma questo scetticismo</strong>?<br />
<span style="color: #990000;">Resto convinto che l&#8217;Uganda, che ha uno dei più forti eserciti africani, poteva catturare e uccidere Kony in qualsiasi momento avesse voluto. Ma l&#8217;esercito non vuole. Perché? Perché al presidente Yoweri Museveni fa comodo che Kony continui a vivere e operare, visto che ciò gli consente di chiedere alla comunità internazionale milioni di dollari in aiuti militari.</span><br />
La maggior parte dei fondi vengono stornati dal governo e dagli ufficiali di alto rango e ben poco degli stanziamenti viene usato per il suo scopo principale. Ciò nonostante, la comunità internazionale continua a dare soldi all&#8217;Uganda e così finge di contribuire alla cattura di Kony e allo smantellamento dell&#8217;LRA. Ma la verità è che non le interessa davvero se Kony sarà catturato o no. <span style="color: #990000;">Un altro fattore importante è che l&#8217;Uganda fornisce la quasi totalità delle truppe che l&#8217;Unione Africana schiera a Mogadiscio, in Somalia. Questo fa sì che non debbano muoversi gli Usa, che si sdebitano fornendo all&#8217;Uganda ingenti aiuti. L&#8217;invio di consiglieri è parte della ricompensa</span>.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alberto Tundo</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="22_novembre2011"></a><strong>UGANDA: IGNORANCE INCREASING ABORTIONS AMONG ADOLESCENTS</strong><br />
23 november 2011</p>
<p>As more young people are becoming sexually active early, many are being exposed to the dual risk of unintended pregnancies and sexually transmitted diseases (STDs). Among unmarried adolescents, sex is sporadic.<br />
According to Richard Kibombo, a researcher with Makerere Institute of Social Research, the vast majority (93% of females and 98% of males) of 15 to 19-year-olds who have ever had sex have attended school.  &#8220;<em>A considerable proportion of 15 to 19-year-olds are sexually experienced and have fallen prey to teenage pregnancy and because of its social unacceptability, many resort to abortion</em>&#8221; Kibombo says.<br />
However, Uganda&#8217;s official position on sex education remains undefined and there is no official estimate of the number of schools that provide sex education courses. <span style="color: #990000;">In March 2003, President Yoweri Museveni introduced a set of teachers&#8217; manuals containing a chapter on safer sex to avoid abortion and its after effects by using the condom and being faithful, among others. However, these were strongly criticized by conservative and religious advocacy gr<span style="color: #990000;">oups</span></span><span style="color: #990000;"> because of the section on condoms and safe sex and by the end of 2003, they were withdrawn from the curriculum.<br />
</span>According to the 2006 report titled &#8216;Unintended Pregnancy and Induced Abortion in Uganda: Causes and Consequences&#8217; by the Guttmacher Institute, <span style="color: #990000;">the Uganda school system is inadequate in educating school boys and girls about healthy sexuality.</span> &#8220;<em>School children rely on self-education from peers without adequate and professional guidance and counselling</em>&#8221; reads the report. The report also revealed that 44% of boys and 50% of girls aged 15-19 had never participated in a classroom discussion about sexuality. While parents consider discussion of sex a taboo, deliberate programmes to train teachers on sex education do not exist.<br />
Little wonder, that an estimated 297,000 induced abortions are performed in Uganda each year with a yearly abortion rate of 54 per 1,000 women aged 15-49.  Those who resort to abortion, research revealed, do so because of lack of access to sexual reproductive health and services, which limits their capacity to address sexual and reproductive health issues. <strong><br />
Adolescents&#8217; sources of information</strong> &#8211; The report says young people have frequent access to the media; radio being the predominant one and many confess having received their information on sexual and reproductive issues from public information messages. Almost one half of women and two thirds of men aged 15 to 19 years listen to the radio every day.<br />
&#8220;<em>Radio stations often carry health information programmes and talk shows giving advice on people&#8217;s families and love life</em>&#8221; reads the report. Also, specialized non-governmental organisations like the Straight Talk Foundation hosts programmes on radio and television targeting adolescents and young adults, directing them to avoid early pregnancies and develop skills such as assertiveness, confidence and proper decision-making.<br />
Substantial proportions of youth obtain sexual and reproductive health information from teachers. For example, two thirds of 15 to 19 years olds who know about abortion obtain information from a teacher or a healthcare provider. &#8220;<em>Family members do not seem to play a major role in youth&#8217;s sex education. Only about half (52%) of 15 to 19-year-old females report that a family member has ever talked to them about sex related matters</em>&#8221; Enid Mwebaza the Assistant Commissioner of Nursing, says.<br />
She adds that when parents talk to their children about sex, it is often to scare rather than instruct them about the consequences of sexual activity. Despite overall broad levels of awareness and knowledge about unwanted pregnancies, adolescents continue to have substantial unmet sexual and reproductive health needs. &#8220;<em>Many youths have unanswered questions about abortion risks and some have not had any sexual education in school or at home</em>&#8221; Kibombo says. <strong><br />
Abortion methods</strong> &#8211; According to the Health Professional Survey and Community Abortion Morbidity study, these are some of the abortion methods used in Uganda. Surgical and medical methods, abortion herbs and other methods. According to the Guttmacher Institute report, <span style="color: #990000;">education in schools as well as through the mass media is needed to emphasize the dangers of abortion and there is need for community leaders to improve knowledge about access to and use of effective contraception which can lower rates of unintended pregnancy and induced abortion.<br />
</span>Poor women and those with little education often have little say in when they will marry, when to become mothers, the number of children they will have and when they will stop child-bearing. Moreover, lack of contraceptive use among these women puts them at an increased risk of unwanted pregnancy and in turn unsafe abortion.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Racheal Ninsiima</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="23_novembre2011"></a><strong>UGANDA NATION’S INVESTMENTS SLOW DOWN</strong><br />
24 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">Uganda has registered 31 per cent decrease in the number of local and foreign investors in the last three months.</span> <span style="color: #990000;">Ugandan Investment Authority (UIA) attributes the decline to the current global economic meltdown and high investment costs caused by high inflation levels in Uganda.</span><br />
According to the quarterly investment report from July to September, UIA registered 49 investment projects worth $112 million were registered between July and September compared to 95 which were valued at $210m from April to June.<br />
<strong>Struggling economy </strong>- &#8220;<em>The economy has continued to face challenges arising from a combination of global factors including international financial crisis, economic slowdown and the volatility of commodity markets</em>&#8221; the report said. The UIA acting Executive Director, Mr Tom Buringuriza, said majority of these registered investment projects are in sectors of real estate, insurance, financial services and agro-processing. Bureaucracy caused by newly introduced stringent licensing conditions by government like equity from the banks, Uganda Revenue Authority certified paid up tax, targeting quack investors, has also caused a reduction in the number of registered investments in the third quarter, the report said.<br />
<strong>New requirements</strong> &#8211; Previously, the UIA approved investment licences to investors who had proof that their businesses were registered by the company registrar and worth $50,000 for local and $100,000 for foreign investors. However, in September, UIA decided that investors must further show proof of their source of funding. Kenya, China, Eritrea and India topped the list of the countries with the highest number of investments in Uganda.<br />
The minister of finance, planning and economic development, Ms Maria Kiwanuka said the bi-annual presidential investors’ round table meeting scheduled for tomorrow, will identify the bottlenecks to private investments in the country.<br />
<em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Risdel Kasasira</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="24_novembre2011"></a><strong>PROTESTE PER IL CAROVITA, DAI VESCOVI UN INVITO AL DIALOGO</strong><br />
24 novembre 2011</p>
<p>Sì alle contestazioni pacifiche, no alle proteste violente, contrarie ai valori cristiani. È la posizione espressa dai vescovi ugandesi in merito alle tensioni che attraversano il paese dove diverse categorie sono in agitazione contro il carovita e per i salari troppo bassi.<br />
In una nota diffusa al termine della loro seconda plenaria annuale, i presuli ugandesi hanno ribadito che la Chiesa è contraria alla violenza come metodo di lotta, perché non risolve i problemi. I prelati di 19 diocesi cattoliche dell’Uganda non risparmiano critiche neanche all’attuale governo per la “<em>scarsa sensibilità mostrata al crescente malessere sociale</em>” riferisce il quotidiano ‘New Vision’, criticando in particolare le misure volte a limitare la libertà di manifestazione nel paese.<br />
In questo contesto,<span style="color: #990000;"> i vescovi hanno annunciato che sosterranno ogni forma di protesta pacifica, ideata per manifestare malessere e ingiustizie sociali. </span><br />
La Conferenza episcopale ha sottolineato inoltre la necessità che l’esecutivo sostenga e promuova le iniziative di dialogo con le diverse categorie e parti sociali. Tra i temi affrontati dai vescovi anche la lotta alla corruzione, in particolare nel settore petrolifero, nell’occhio del ciclone per presunte tangenti intascate da alcuni deputati. A questo proposito i religiosi hanno espresso sostegno nei confronti delle proposte per una regolamentazione e una maggiore trasparenza nel settore.<br />
All’Esecutivo chiedono invece il licenziamento di tutti i funzionari del governo e della Pubblica Amministrazione implicati in casi di corruzione e di non interferire nei processi a loro carico.<br />
<em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="25_novembre2011"></a><strong>PETROLIO E MULTINAZIONALI, UNA SENTENZA IMPORTANTE</strong><br />
24 novembre 2011</p>
<p>Il tribunale per i ricorsi fiscali di Kampala ha ordinato a ‘Heritage’, società petrolifera di origine canadese, di pagare 400 milioni di dollari di imposte per la cessione delle sue attività nel bacino del Lago Alberto al gruppo anglo-irlandese ‘Tullow Oil’.<br />
I giudici hanno respinto la richiesta della società, appellatasi contro una sentenza che la condannava al pagamento della somma, alla luce dell’accordo di cessione per un miliardo e mezzo di dollari (circa un miliardo di euro) delle sue attività di prospezione e pompaggio a ‘Tullow Oil’.<br />
Il colosso canadese si è sempre rifiutato di onorare il pagamento, sostenendo che la legge sul versamento di imposte per la cessione di attività non era in vigore quando il gruppo si era impiantato in Uganda. Per superare l’impasse, ‘Tullow Oil’ aveva accettato, a marzo, di versare per conto di Heritage circa 300 milioni di dollari.<br />
L’intesa ha consentito a sua volta la vendita di un terzo delle partecipazioni alla cinese ‘Cnooc’ e un terzo alla francese ‘Total’, e all’avvio del progetto per la costruzione di una raffineria nei pressi del bacino del Lago Alberto. La vendita è stata contestata dal parlamento ugandese che tuttavia non sembra nelle condizioni di poterla bloccare.<br />
Tullow ha nel frattempo convocato un arbitrato internazionale a Londra, nel tentativo di recuperare la somma versata al governo di Kampala. “<em>La decisione di oggi costituisce un precedente e sancisce che, in Uganda come altrove, le tasse vanno pagate</em>” ha commentato la portavoce del tribunale di Kampala, aggiungendo tuttavia che è troppo presto per dire se la sentenza avrà o meno conseguenze sull’arbitrato in corso in Inghilterra.<br />
<span style="color: #990000;">L’esigenza di trasformare i giacimenti di idrocarburi in un fattore di sviluppo sociale è stata al centro della campagna elettorale che a febbraio ha portato alla riconferma del presidente Yoweri Museveni, il cui obiettivo dichiarato è di rendere la regione indipendente dalle esportazioni di prodotti petroliferi lavorati, trasformando l’Uganda in un interlocutore economico di peso sulla scena internazionale.</span><br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="post.php?action=edit&amp;post=5390#up_ottobre%202011"></a><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="26_novembre2011"></a><strong>UGANDA, ORPHANS URGED TO SAVE FOR THEIR FEES</strong><br />
28 november 2011</p>
<p><span style="color: #990000;">It is not of much help to merely donate money or to just give material support to vulnerable children without helping them to become self-reliant and providing them with the mentorship needed to build in them a sense of confidence to face the future with some hope that they will realize their full potential and live meaningful lives.</span> This is the belief of Dr Fred Ssewamala, an associate professor at the School of Social Work and School of International and Public Affairs, Columbia University, USA.<br />
He now heads a research project, &#8216;Bridges&#8217;, which involves Aids orphaned children in Rakai, Masaka, and Bukomansimbi districts in saving money for their own school fees. It is hoped that the project will actually create for the orphans a bridge between helplessness and success.<br />
Some primary school-going children in a rural areas usually have such simple possessions as a hen or a goat which produce young ones that grow and can be sold. Some children plant sugar canes or pineapples which they can sell. Other children even have small gardens of tomatoes. Many caretakers are willing to save some of their own money for the education of the orphans.<br />
The Bridges project encourages both the orphans and their caretakers to engage in income generation, helps them to open up bank accounts on which to deposit their savings and undertakes to match the savings by twice as much.<br />
This means when the child and caretaker save Shs20,000 a month, Bridges project deposits Shs40,000 on their account. The understanding is that no withdrawals are made from the account until the child is going to secondary school or is going for some apprenticeship. The child is a signatory to the bank account along with the caretaker and an appointed official of the Bridges project.<br />
Three sets of beneficiaries For most of the week that ended yesterday, Dr Ssewamala and some members of the Bridges team travelled to various primary schools in Rakai, Masaka, and Bukomansimbi districts spreading the idea of involving Aids orphaned children in planning and saving for their education. The districts were greatly hit by Aids leaving thousands children orphans. About 100 schools were visited out of which 50 will be randomly selected to benefit from the Bridges project.<br />
The selected schools will be divided into three categories. The first category will consist of cases in which the orphaned child&#8217;s or the caretaker&#8217;s savings are matched with twice as much (two to one ratio). In addition Bridges project will provide text books, lunch, uniform, and stationery to the orphans. The second category of schools will have the orphans&#8217; savings matched with just an equal amount by Bridges project (One to one ratio). They, too, will get uniform, text book stationery and lunch. And, the third category will only get text books, lunch, uniform, and stationery &#8211; no matched savings. Random selection will be used further to select which schools will be in what category.<br />
All together a total of 1,440 orphans (ages 11 and 14 years) are targeted. Ms Vilma Illic who coordinates the partnership between the two universities said Makerere will be in charge of data collection, and Columbia will take care of data evaluation. She said; &#8220;<em>When the orphans are involved in the struggle of finding school fees for their education then they will have more reason to take their studies seriously and to value their education more. It kills the dependency syndrome, directly addresses poverty, and through mentorship prepares them to live healthier and more confident lives</em>.&#8221;<br />
Letters of gratitude Ms Julia Shu-Huah Wang, a PhD student at Columbia University, and who acts as research assistant to Professor Ssewamala, will be in charge of data coordination. &#8220;<em>We will be interested in comparing such outcomes as PLE results and any other developments among the three categories of assistance in the selected schools as the project progresses</em>&#8221; she said.<br />
The project is funded by the United States Government, through the National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) and its head office is in Kalisizo Town in Rakai District. Dr Ssewamala has been involved with orphans in the districts of Masaka and Rakai for close to eight years now, under SSUUBI (hope) which was a smaller project that has just ended.<br />
On the walls of SUUBI&#8217;s office hang numerous letters of gratitude from orphans who have since become teachers, and other professionals, due to the school fees saving culture introduced by Ssewamala&#8217;s brain child, SSUUBI.<br />
<em> </em><em> </em><em> </em><em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Michael J. Ssali</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="post.php?action=edit&amp;post=5390#up_ottobre%202011"></a><a href="#up_novembre2011">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/11/2011 1 dollaro USA è pari a 2565 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 3448,2573 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2011/11/ugandabout-novembre-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; novembre 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/11/ugandabout-novembre-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/11/ugandabout-novembre-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 08:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[abortion]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[cement price]]></category>
		<category><![CDATA[domestic violence act]]></category>
		<category><![CDATA[female genital mutilation act]]></category>
		<category><![CDATA[fiscal deficit]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[operazione quattro stelle]]></category>
		<category><![CDATA[stock cerealicoli]]></category>
		<category><![CDATA[Truvada]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=2335</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel novembre 2010.

 
 
UGANDA INVESTE SU ENERGIA E TRASPORTI
5 novembre 2010
WOMEN LESS ENGAGED IN UGANDA’S GROWTH
5 november 2010
CEMENT PRICES DECLINE BY 18 PERCENT
8 november 2010
 
GLOBAL FISCAL DEFICIT TO FALL TO 5 PER CENT
8 november 2010
UGANDA, IN 5 ANNI QUADRUPLICATI INTROITI TURISMO
9 novembre 2010
OUR CHILDREN [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_novembre 2010"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel novembre 2010.<br />
<span id="more-2335"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="#1_novembre 2010"><strong>UGANDA INVESTE SU ENERGIA E TRASPORTI</strong></a><br />
5 novembre 2010</p>
<p><a href="#2_novembre 2010"><strong>WOMEN LESS ENGAGED IN UGANDA’S GROWTH</strong></a><br />
5 november 2010</p>
<p><a href="#3_novembre 2010"><strong>CEMENT PRICES DECLINE BY 18 PERCENT</strong></a><br />
8 november 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="#4_novembre 2010"><strong>GLOBAL FISCAL DEFICIT TO FALL TO 5 PER CENT</strong></a><br />
8 november 2010</p>
<p><a href="#5_novembre 2010"><strong>UGANDA, IN 5 ANNI QUADRUPLICATI INTROITI TURISMO</strong></a><br />
9 novembre 2010</p>
<p><a href="#6_novembre 2010"><strong>OUR CHILDREN SHOULD LIVE TO CELEBRATE THEIR FIFTH BIRTHDAY</strong></a><br />
12 novembre 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#7_novembre 2010"><strong>CRISI E CLIMA FANNO AUMENTARE IL PREZZO DEL CIBO. E DOVE C&#8217;È FAME ANCORA PIÙ CARO</strong></a><br />
16 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#8_novembre 2010"><strong>UGANDA, OPERAZIONE &#8220;QUATTRO STELLE&#8221;: LA MISSIONE DELLE FORZE ARMATE ITALIANE</strong></a><br />
18 novembre 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="#9_novembre 2010"><strong>ABORTION: 67,000 DIE ANNUALLY</strong></a><br />
21 november 2010</p>
<p><a href="#10_novembre 2010"><strong>VIOLENCE AGAINST WOMEN STILL HIGH</strong></a><br />
23 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#11_novembre 2010"><strong>AIDS, ARRIVA LA PILLOLA PREVENTIVA CHE ABBATTE I RISCHI DI CONTAGIO</strong></a><br />
23 novembre 2010</p>
<p><a href="#12_novembre 2010"><strong>GOOD AND BAD NEWS IN NEW REPORT ON HIV</strong></a><br />
24 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#13_novembre 2010"><strong>RIBELLI UGANDESI, DAL PRESIDENTE OBAMA UNA STRATEGIA PER I GRANDI LAGHI</strong></a><br />
25 novembre 2010</p>
<hr /><strong><a name="1_novembre 2010"></a>UGANDA INVESTE SU ENERGIA E TRASPORTI</strong><br />
5 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Energia, trasporti e risorse minerarie. Sono i settori principali su cui insiste il programma elettorale di Yoweri Museveni, presidente dell&#8217;Uganda dal 1986 e fresco candidato alle elezioni presidenziali di febbraio.</span><br />
Per il prossimo mandato Museveni ‘sogna’ di &#8220;<em>portare la luce elettrica a un numero sempre maggiore di ugandesi</em>&#8220;, e per farlo assicura che aumenterà in cinque anni la capacità di generazione elettrica nazionale a 3.800 MW, a fronte gli attuali 600.<br />
Museveni promette anche di mettere mano alla disastrata rete ferroviaria, pressocchè ferma al tracciato di inizio 1900 costruito dai colonizzatori inglesi. A questo proposito ricorda i recenti accordi siglati con il Kenya per la costruzione di una linea ferroviaria tra i due Paesi che dovrà garantire uno sbocco per le merci locali fino al porto keniano di Mombasa.<br />
Ovviamente, prosegue Museveni, si investirà anche sulla rete stradale, nonché sullo sfruttamento delle risorse minerarie, con un occhio di riguardo al petrolio.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a><br />
<a href="http://www.monitor.co.ug" target="_blank"></a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="2_novembre 2010"></a>WOMEN LESS ENGAGED IN UGANDA’S GROWTH</strong><br />
5 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">A new World Bank book has shown Uganda’s labour gap between men and women standing at a difference of 17 per cent makes women less active participants in the country’s development.</span> The book published by the World Bank says there are concerns that gender inequalities have remained a critical factor in Africa. However it varies from one country to another.<br />
Uganda’s labour gap, according to the book puts men at 78.3 per cent compared to 61 per cent for women. The household data collected from 18 African countries in early 2000, analyses gender dimensions in employment, unemployment, pay gap, as well as the role of educational attainment. <strong><br />
Women participation</strong><br />
The data collected shows women’s participation in the labour market range from under 40 per cent in Ethiopia, Kenya, Malawi, and Uganda, to 80 per cent and above in Burkina Faso, Burundi, Gambia, Ghana, Guinea, and Sierra Leone. Sub-Saharan Africa as a whole, women’s employment ratio over the survey period is 25 per cent lower than that of men, standing at 53 per cent and 70 per cent respectively.<br />
The book released on November 1 was published under the World Bank’s stewardship titled, Gender Disparities in Africa’s Labour Market. <strong><br />
Representative survey</strong><br />
The underlying study for the book is to provide a comparative analysis based on a standardized, national representative survey from 18 countries. The data extracted from multi-topic integrated household surveys from Africa in 2000, was recently harmonised as part of the World Bank Survey-based Harmonized Indicators Programme. The 18 countries surveyed included: Burkina Faso, Burundi, Côte d’Ivoire, Cameroon, Ethiopia, The Gambia, Ghana, Guinea, Kenya, Madagascar, Malawi, Mauritania, Mozambique, Nigeria, São Tomé and Príncipe, Sierra Leone, Uganda, and Zambia.<br />
Data sets indicate that in a number of African countries, women are almost twice as likely as men to be in the informal sector and about two times less likely to have a public or private formal job. Gender pay gap is high, but varies a great deal among countries. The ratio of average female-to-male weekly labour income ranged from 23 per cent in Burkina Faso to 79 percent in Ghana.<br />
According to the book segmentation by sector of employment shows that 70 per cent of women work in agriculture (64 per cent for men), 6 per cent in small industries (13 per cent for men), and 23 per cent in the service sector. <strong><br />
Underrepresented </strong><br />
<span style="color: #990000;">Overall, women were underrepresented in the industry and service sector</span>. “<em>What we found is that these disparities are caused mainly by very limited job prospects, differences in education, power dynamics in the household, and other human capital variables</em>” said Mr Jorge Arbache, a World Bank senior economist and one of the book’s editors. He said we found little evidence to support the idea that labour market discrimination is a key explanation for gender gaps in underdeveloped economies.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Martin Luther Oketch</em><br />
<a href="http://www.agi.it" target="_blank"></a> <em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="3_novembre 2010"></a>CEMENT PRICES DECLINE BY 18 PERCENT</strong><br />
8 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Cement prices have dropped by 18% in the past one year. The East African Cement Producers Association (EACPA) attributes the decline to an increase in local cement production. </span><br />
Recent dealer price trends in Kampala show that the price of cement fell from sh27,090 for a 50kg bag in August last year, to sh22,200 in October this year. The price includes 18% value-added tax and the sh500 per bag excise duty. The earlier high prices of cement were largely attributed to huge demand and inconsistent supply coupled with huge production costs, especially for electricity, heavy fuel and transport. According to David Njoroge, the EACPA chairperson, the steady fall in prices was due to the heavy investment by local cement firms over the period to boost production.<br />
Last July, for example, Hima Cement established a $120m factory in Kasese, increasing production capacity from 350,000 tonnes to 850,000. Tororo Cement is also undertaking a $50m investment project to enhance production. Its completion will optimistically force prices downwards. Njoroge warned that cement prices would increase if there are no efforts to support local production or promote local competition. Apart from boosting the local construction sector, increased investments in the local cement industry will have a hand in reducing the country’s unemployment rates. However, amidst the excitement created by the slumping prices, manufacturers are concerned about the cheap cement imports from Asia where production is subsidised.<br />
Njoroge revealed that the comparative production costs in Asia and the Middle East were much lower than in Uganda.The cost of transport in Uganda is between 12 and 15 US cents per kilometre per tonne compared to 3 US cents in China and much of Asia. Electricity costs $90 per megawatt per hour (MW/h) in Uganda compared to $30 per MW/h in much of Asia. It is even lower in the Middle East, according to Njoroge. This is a serious stumbling block as we try to compete with products from these regions that have, in addition, enjoyed a wide range of export incentives since the global  economic crisis begun, says the chairperson.<br />
Faced with a similar situation, Nigeria recently imposed a 35% tax on imported cement in the spirit of safeguarding the local industry from undue competition and accelerating the growth of local capacities as well as provide possibilities for eventual export of cement to other African states and beyond. Local manufacturers say it is about time that similar measures are taken in Uganda and East Africa to enable a level playing ground and to safeguard the local industry which recently faced collapse due to influx of cheap cement from Pakistan, Turkey and China. In 2008 EAC governments reduced the Common External Tariff (CET) on cement from 40% to 25% citing production gaps brought about by unforeseen factory breakdowns for some local producers.<br />
Today, local manufacturers under the auspices of EACPA confirm that at 10 million tons, their capacity now exceeds demand in the region by 3 million tons and the EAC governments need now to move to guard the local industry from competing with subsidised imports. Recently the manufacturers petitioned government to reinstate the CET at 35 percent or $50 per ton, whichever is higher, in order to level the playing field and protect the region from negative effects of dumping.<br />
They argued that Uganda would lose sh131bn and a further sh80b to sh100b in tax revenue if the industry collapsed.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><em> &#8211; David Ssempijja</em><a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank"></a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="4_novembre 2010"></a>GLOBAL FISCAL DEFICIT TO FALL TO 5 PER CENT</strong><br />
8 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;">As economies start to fully recover from the global financial crisis,<span style="color: #990000;"> the International Monetary Fund has projected the global fiscal deficit fall to 5 per cent by 2011. </span>The deficit fell from 7 per cent of world GDP in 2009 to 6 per cent in 2010 and will by 2011 have fallen to 5 per cent. A fiscal deficit refers to when government’s total expenditure exceeds the revenue that it generated from taxes and other sources excluding money accumulated from borrowing.<strong><br />
Improved policies</strong><br />
In its edition of the November Fiscal Monitoring document, the IMF said the decline is a result of improved economic policies. The Fund said: “<em>About 90 per cent of countries are projected to record low deficits next year compared to 2010, as a result of countries tightening policy guide lines</em>.” The IMF is optimistic that as the global economy continues to mark steady recovery, the projected pace of tightening is broadly appropriate, striking a balance between addressing fiscal concerns and avoiding an abrupt withdrawal of support to the nascent recovery. However, the IMF cautions: “<em>Nevertheless, fiscal risks remain elevated in advanced economies where public debt ratios as percentage of GDP are still rising rapidly</em>.”<br />
<strong>Fiscal tightening</strong><br />
The study, released twice a year, sees fiscal tightening becoming broader and driven by discretionary measures in 2011, in both advanced and emerging economies. However it underscores the need for more clarity on exit plans and reforms to address long-term fiscal costs. <span style="color: #990000;">In Uganda, the central bank said Uganda’s fiscal deficit is at 5 per cent of the GDP excluding grants. However if grants are included it increases to 7 per cent.</span> In the Sub-Saharan Africa region as a whole regarding the fiscal deficit, the IMF said the overall balance is expected to improve in 2010 by 0.75 per cent, which it says the tightening partly reflects expenditure measures, including the reversal of stimulus measures in countries that implemented policy reviews in 2009.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><em> &#8211; Martin Luther Oketch</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="5_novembre 2010"></a>UGANDA, IN 5 ANNI QUADRUPLICATI INTROITI TURISMO</strong><br />
9 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Negli ultimi cinque anni l&#8217;Uganda ha registrato la quadruplicazione degli introiti dal turismo, passati da 100 a 400 milioni di dollari. </span><br />
In un intervento a un incontro sulle prospettive del settore, il direttore esecutivo dell&#8217;Ente per il turismo, Cuthbert Baguma, ha precisato che, nello stesso periodo, il numero dei turisti è passato dai poco più di 500 del 2004 al milione del 2004. Baguma ha aggiunto che &#8220;<em>la tendenza si è confermata anche nel 2010, anno che ha visto un numero ancora superiore di turisti, <span style="color: #990000;">i</span><span style="color: #990000;">n gran parte provenienti da Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Sudafrica, attratti soprattutto dal patrimonio naturalistico del paese</span><span style="color: #990000;">,</span> che comprende laghi, fiumi e parchi naturali che ospitano una fauna rara e interessante come i gorilla di montagna</em>&#8220;.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.agi.it/" target="_blank">www.agi.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="6_novembre 2010"></a>OUR CHILDREN SHOULD LIVE TO CELEBRATE THEIR FIFTH BIRTHDAY</strong><br />
12 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">&#8220;In Africa, we understand how fragile life is. Too many babies die from diseases that take our children before they even reach the age of five. One of the biggest killers is pneumonia</span> &#8211; and soon, we will have a vaccine that can help stop it in its tracks.<br />
I anxiously wait to see when the latest vaccines already in use in Europe will reach our children. Typically it can take 15 to 20 years. But this week, as we mark World Pneumonia Day, I am optimistic that we’re moving faster than ever before toward getting a vaccine that will help save our children’s lives.<br />
In January, Kenya will begin providing infants with pneumococcal vaccines through a ground-breaking mechanism called the Advance Market Commitment (AMC).  The GlaxoSmithKline vaccine, Synflorix, was introduced in Europe less than two years ago. This is the first time that African children are receiving a new vaccine so quickly. Not only will the AMC get pneumococcal vaccines to African countries in record time, but it will also reduce the price of the vaccines by approximately 90 per cent on average.<br />
This was made possible by a coalition of international donors, including the GAVI Alliance, the Bill &amp; Melinda Gates Foundation and five countries &#8211; the United Kingdom, Canada, Russia, Norway and Italy. Immunisation is by far the most effective strategy we have to prevent children from dying of pneumococcal disease, a leading cause of pneumonia.<br />
In my home country of Kenya, I have seen too many children die because they couldn’t get to a health centre in time. By the time they arrived, their breathing was laboured and slow, their bodies dehydrated and listless. I knew what to do, but sometimes I didn’t have the oxygen and IVs at hand to save them. I know this is all too common in many parts of Africa. Without the vaccine, pneumonia will continue to kill children worldwide, claiming a life every 20 seconds. Most will be African children.<br />
Over the next decade, GlaxoSmithKline and Pfizer will provide about 600 million doses of their pneumococcal vaccines to the world’s poorest countries. More vaccine manufacturers are expected to join over the coming years.<br />
All in all, the AMC is expected to help save seven million lives over the next two decades. We must work together to get the vaccine to every child who needs it without delay.In Uganda, about 64 per cent of children receive routine immunisations. Let’s set a goal to increase this number and reach every child with lifesaving vaccines. We’ll need to prioritise the training and retention of health workers, and we need to create inoculation clinics that can reach children in remote areas of the country. African countries will also need to step up &#8211; as Kenya has done &#8211; to request pneumococcal vaccines through the AMC and make preparations to deliver them to every child.<br />
Globally, we need even greater commitments from donor countries to ensure these vaccines reach all children who need them without delay. This is an historic moment for us. In a matter of weeks, the first African babies will begin receiving new lifesaving pneumococcal vaccines. In my 20 years as a paediatrician, I am optimistic for the first time that we will be able to protect our children against this disease. I can imagine an Africa where all our children live to celebrate their fifth birthdays. &#8221;<br />
[Dr Fred Were is national chairman of the Kenya Paediatric Association. He is also a member of the Sabin Vaccine Institute’s Pneumococcal Awareness Council of Experts (PACE).]<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><em> &#8211; Fred Were</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="7_novembre 2010"></a>CRISI E CLIMA FANNO AUMENTARE IL PREZZO DEL CIBO. E DOVE C&#8217;È FAME ANCORA PIÙ CARO</strong><br />
16 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Mangiare costerà di più</span><span style="color: #990000;">.</span> E se nell’opulento Occidente l’aumento dei prezzi della materie prime sarà avvertito meno, nei paesi più poveri o in via di sviluppo questo fattore avrà importanti ripercussioni sul tessuto sociale. <span style="color: #990000;">L’allarme viene dalla FAO</span><span style="color: #990000;">,</span> l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione, che questa mattina a Roma presenta il rapporto sulle commodities alimentari. «<em>Prevediamo -</em> dicono gli esperti della Fao &#8211; <em>che al termine del 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare. Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale con tutta probabilità supererà nell’anno in corso il tetto dei mille miliardi di dollari, in linea con il record registrato nel 2008</em>».<br />
<strong>Previsioni</strong><br />
L’agenzia dell’Onu avverte la comunità internazionale che si annunciano tempi non facili, a meno che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo. Infatti, anche a causa di sfavorevoli condizioni atmosferiche e contrariamente alle previsioni precedenti, la produzione cerealicola mondiale sembra avviarsi verso una contrazione annuale del 2 per cento, a fronte di un aumento previsto dell’1,2 per cento solo lo scorso giugno. Gli stock cerealicoli potrebbero così ridursi notevolmente.<br />
<span style="color: #990000;">Secondo la Fao, le quantità di cereali immagazzinate nel mondo caleranno del 7 per cento, quelle di mais del 12 per cento, di grano del 10 per cento, mentre l’orzo subirà un crollo del 35 per cento. Solamente le riserve di riso si prevedono in aumento, con una crescita dei volumi nell’ordine del 6 per cent<span style="color: #990000;">o. </span></span><span style="color: #990000;">Inevitabilmente queste variazioni di quantità si rifletteranno sui prezzi, sia all’ingrosso che finali. Secondo la Fao «<em>il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali</em>».</span><br />
<strong>I picchi dello zucchero</strong><br />
<span style="color: #990000;">Sotto osservazione, oltre ai cereali, anche altre derrate, come i semi di soia, lo zucchero e il cotone. In particolare lo zucchero è stato nei mesi scorsi una delle prime ragioni dell’aumento dei prezzi del paniere alimentare globale, tanto da superare i massimi da trent’anni a questa parte. Ma sui massimi livelli di prezzo c’è anche la manioca</span>, un tubero coltivato in Sudamerica, al massimi da 15 anni, mentre in misura più contenuta, ma ugualmente preoccupante, è cresciuto anche il livello dei prezzi dell’intero settore ittico.<br />
Nel dettaglio, la produzione cerealicola è attesa a 2.216,4 milioni di tonnellate, in calo dalle 2.263,4 milioni di tonnellate della raccolta precedente (-2,1 per cento), con stock finali pari a 512,5 milioni di tonnellate in flessione dai 552,4 milioni di tonnellate precedenti (-7,2 per cento). Colpisce la parabola dello zucchero, che tocca i massimi di prezzo a fronte di una produzione in crescita sostenuta (+7,75 per cento) a 168,8 milioni di tonnellate, con la produzione che supera i consumi e i prezzi ugualmente in tensione.<br />
La Fao avverte del pericolo: «<em>I prezzi internazionali potrebbero ancora salire se la produzione l’anno prossimo non aumenterà, in modo significativo, per mais, semi di soia e grano</em>». Anche il prezzo del riso, la cui offerta è al momento più che adeguata rispetto ad altri tipi di cereali, potrebbe risentirne, se i prezzi delle altre principali colture alimentari dovessero continuare a lievitare.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.corriere.it" target="_blank">www.corriere.it</a> &#8211; <em>Stefano Righi</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="8_novembre 2010"></a>UGANDA, OPERAZIONE &#8220;QUATTRO STELLE&#8221;: LA MISSIONE DELLE FORZE ARMATE ITALIANE</strong><br />
18 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Medici e infermieri dell&#8217;Esercito, della Marina, dell&#8217;Aeronautica e dei Carabinieri saranno per la prima volta insieme in una missione umanitaria in Africa. L&#8217;hanno chiamata &#8220;4 stelle per l&#8217;Uganda&#8221;, come quattro le forze armate che vi prendono parte e nasce da un progetto di collaborazione tra il Ministero della Difesa italiano e la Fondazione AVSI</span>, una Ong italiana impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo, soprattutto nel campo dell&#8217;educazione e della promozione della dignità umana, in 38 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia. <strong><br />
Nel Nord del Paese</strong><br />
Il gruppo &#8211; composto da 20 militari tra medici, paramedici e addetti alla logistica, oltre medici civili &#8211; partirà sabato mattina con un C-130J dell&#8217;Aeronautica Militare dall&#8217;aeroporto di Pratica di Mare e, dopo uno scalo tecnico in Egitto, arriverà domenica 21 a Gulu, la seconda città ugandese ed unica testa di ponte <span style="color: #990000;">per raggiungere in aereo il nord del paese</span>. Da lì, con mezzi messi a disposizione dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, <span style="color: #990000;">la missione raggiungerà l&#8217;ospedale St. Joseph di Kitgum</span>, circa 100 chilometri a nord-est di Gulu, tre ore di fuoristrada in questa parte finale della stagione umida.<br />
<strong>A centinaia già in cammino<br />
</strong> A bordo del velivolo, oltre alle attrezzature mediche e ai farmaci necessari per gli interventi, ci saranno più di dieci tonnellate di materiale regalato da industrie farmaceutiche ed alimentari italiane e da privati, che verrà donato alle strutture e agli operatori locali.<br />
Il programma della missione, concordato con l&#8217;AVSI e la direzione dell&#8217;ospedale prevede, a partire dal 22 novembre, visite ed interventi di chirurgia generale, endoscopia, ginecologia, ortopedia ed attività di laboratorio analisi. Secondo fonti locali, sono già centinaia i pazienti in cammino dai villaggi limitrofi per essere visitati. L&#8217;ospedale St. Joseph, che proprio quest&#8217;anno festeggia 50 anni di attività, è stato uno dei punti di riferimento per la popolazione durante i venti anni di guerra civile che hanno sconvolto il nord del Paese, e continua ad esserlo contro nemici purtroppo ancora forti come malaria, epatite e soprattutto AIDS. <strong><br />
Scambio d&#8217;esperienze<br />
</strong>La missione, coordinata dalla Direzione Generale della Sanità Militare, è stata pianificata dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) dello Stato Maggiore Difesa, che ne detiene il comando operativo. Durante la  missione verrà sviluppato un progetto di formazione grazie al quale i numerosi giovani medici militari italiani e il personale dell&#8217;ospedale, potranno ampliare la propria esperienza lavorando al fianco di colleghi militari e civili più esperti. Uno scambio professionale importante, questo, non solo per i medici italiani, ma anche per i locali, soprattutto infermieri ed assistenti, figure sanitarie preziose per i pochi medici che normalmente è possibile trovare negli ospedali africani.<br />
<strong>Parla il generale, capo della missione</strong><br />
&#8220;<em>Essere vicini ad AVSI per alleviare le sofferenze della popolazione locale è ovviamente la nostra priorità </em>- dice il generale dell&#8217;Aeronautica Ottavio Sarlo, coordinatore della missione, oltre che direttore della sanità militare &#8211; <em>ma vogliamo anche dare continuità nel tempo al nostro intervento. In questi contesti formare un infermiere</em> &#8211; ha aggiunto &#8211; u<em>n ferrista o un anestesista può voler dire salvare molte vite umane in futuro</em>&#8220;.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">www.repubblica.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="9_novembre 2010"></a>ABORTION: 67,000 DIE ANNUALLY</strong><br />
21 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;">When Nalubwama&#8217;s 15-year-old daughter conceived, she had no idea until the girl started getting morning sickness. Worse still, the girl declined to reveal who was responsible for the pregnancy. Nalubwama, a resident of Sekanyonyi in Mityana district, was willing to look after her grandchild but her daughter had another plan. She had a traditional birth attendant carry out an abortion using crude methods, an act that almost claimed her life. Nalubwama took her to Mityana Health Centre III, where she was referred to Mityana Referral Hospital.<br />
Abortion is the termination of pregnancy before the 28th week of gestation. It can be spontaneous or induced. Whereas some women abort using crude methods and survive, many die. Dr. Fred Lwasampijja, the Mityana district health officer, says the number of abortions in Mityana has risen from 231 in 2008/9 to 273 in (2009/2010). Abortion contributed to the rise in maternal deaths in the district that recorded 43 deaths (2009/10) up from 19 in 2006/7.<br />
The number of abortions and maternal deaths could be even bigger than what we got since there are many women who do not report to health facilities. Lwasampijja says many of the 59,772 women of childbearing age in the district prefer to go to traditional birth attendants to deliver or abort. Nalubwama agrees, but argues that women fail to go for antenatal care due to transport constraints. &#8220;<em>The high costs in health centres and the social stigma that comes with abortion in society also force many women to hide and die silently.</em>&#8221;<br />
A 2006 report by the US-based Guttmacher Institute reveals that the more highly trained a practitioner, the more costly the abortion. On average, physicians charge more for an abortion (sh40,000 to Sh140,000), while nurses and nurse midwives charge between Sh22,000 to Sh50,000, and traditional healers, herbalists and lay practitioners charge sh19,000 to sh54,000). Pharmacists charge between Sh8,000 and sh22,000.<br />
<span style="color: #990000;">Abortion is, however, illegal in Uganda and this is the reason many women do not want to discuss it in public, making a silent killer. Every year, according to the World Health Organisation, 67,000 women of childbearing age, die from complications resulting from abortions performed by untrained and unskilled practitioners.</span> Half of these are in sub-Saharan Africa. The Guttmacher report reveals that a survey done in 1997 of men at institutions of higher learning in Kampala found that six in 10 people believed that women most likely to have abortions are prostitutes, and seven in 10 said abortion is wrong.<br />
In Uganda, induced abortion is permitted only when a pregnancy endangers a woman&#8217;s life. Legal abortions is, therefore, rare but the practice is widespread. In a national study conducted between 1992 and 1994, 63% of the people interviewed said they knew  someone who had had an abortion. <span style="color: #990000;">Unintended pregnancies, which are common in Uganda, especially among the poor and uneducated women, are underlying causes of abortion.</span> Each year, about 15 of every 1,000 women of childbearing age &#8211; a total of 85,000 women &#8211; are treated in medical facilities for abortion related complications. The report reveals that over the course of her lifetime, the average woman has a 50% chance of being treated for complications of induced abortion.<br />
Reproductive Health Uganda spokesperson Martha Songa says abortion contributes to the maternal mortality rate of 435 deaths per 100,000 live births, contributing to about 6,000 women dying annually due to pregnancy-related causes. Six in 10 Ugandans who experience complications from abortion are believed to receive treatment within the formal healthcare system.<br />
Unfortunately, with all these disturbing figures, there is still stigma about abortion, lack of informed and open discussion about unsafe abortion as well as the burden it places on women, families and the healthcare system.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Chris Kiwawulo</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="10_novembre 2010"></a>VIOLENCE AGAINST WOMEN STILL HIGH</strong><br />
23 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Violence against women is still high in the country despite the commendable strides that have been taken to fight the vice, a United Nations agency has said.<br />
Anna Mutavati, the senior gender-based violence coordinator at the United Nations Population Fund, said the situation is so “<em>grave</em>” that stakeholders cannot just sit back and watch the vice unchecked. “<em><span style="color: #990000;">I</span></em><span style="color: #990000;"><em>n Uganda, 60% of women aged 15 and above have experienced physical violence. Fifteen percent of these report that they face violence during pregnancy</em></span>” Mutavati said. She noted that the aggression was not only limited to physical and psychological torture, but to sexual violence as well, with 24% of women reporting that their first sexual encounter was a forced one.<br />
“<em>Media reports show that many women continue to lose their lives at the hands of their supposed loved ones daily. We cannot continue to be spectators while lives are lost, families are torn apart and dreams are shattered</em>” she said. She was speaking at the launch of the 16 days of activism against violence against women at Mayuge district headquarters on Monday.<br />
<span style="color: #990000;">Mutavati commended the Government for passing the Domestic Violence Act 2009, the Female Genital Mutilation Act of 2009 and for the development of the National Action Plan for Women Peace and Security, which if implemented, will go a long way in fighting violence against women. She urged the Government to ensure that the domestic Violence Act is operationalised.</span><br />
The state minister for gender and culture, Rukia Nakadama, who presided over the function, said Mayuge was chosen to host the event because findings from the 2006 demographic and health survey revealed that violence against women was highest in the eastern region. At a public dialogue that preceded the function, participants called on the Police to ensure that perpetrators of violence are arrested and taken to court to restore public confidence in the judicial system.<br />
They also called for the equipping of health units so that they can effectively handle emergencies such as rape.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><em> &#8211; Frank Mugabi</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="11_novembre 2010"></a>AIDS, ARRIVA LA PILLOLA PREVENTIVA CHE ABBATTE I RISCHI DI CONTAGIO</strong><br />
23 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Una pillola blu nata dalla miscela di due farmaci è riuscita a ridurre del 44% i casi di infezione da Aids in un campione di popolazione maschile ad alto rischio di contagio. Il farmaco si chiama Truvada e, secondo i risultati dei test, la sua assunzione quotidiana fa crollare i rischi di infezione da Hiv di oltre il 70% fra gli uomini che ne hanno fatto un uso regolare per due anni.</span> <span style="color: #990000;">Secondo gli autori della ricerca, è la prima volta che si riesce a dimostrare che il rischio di contagio del virus può essere ridotto attraverso un farmaco preventivo.<br />
</span>L&#8217;annuncio della scoperta è stato dato sul New England Journal of Medicine e confermato dal National Institutes of Health americano. Sollevando un un entusiastico commento del presidente Obama: “<em>Sono incoraggiato da questo annuncio di una ricerca così dirompente nel campo della prevenzione dell&#8217;Hiv. C&#8217;è ancora da fare, ma questo tipo di studi segnano l&#8217;inizio di una nuova era nella prevenzione</em>&#8220;.<br />
Il test è stato condotto da un team internazionale di scienziati in varie parti del mondo su un campione complessivo di circa 2.500 gay, transgender e maschi bisessuali.<span style="color: #990000;"> Il Truvada è il frutto della combinazione di due altre molecole della Gilead Sciences Inc, tenofovir e l&#8217;emtricitabina, già usati nel trattamento delle infezioni da Hiv.</span> Lo studio, chiamato iPrEx, ha preso in considerazione un campione molto ampio. Gli scienziati della University of California di San Francisco hanno infatti condotto per due anni &#8211; dal luglio 2007 al dicembre 2009 &#8211; una sperimentazione su 2.500 uomini (bisessuali e omosessuali) provenienti da sei paesi: Stati Uniti, Sud Africa, Brasile, Thailandia, Ecuador e Perù.<br />
&#8220;<em>I risultati</em> &#8211;  spiega Anthony S. Fauci, capo della divisione del National Institutes of Health, che ha finanziato lo studio insieme con la Bill and Melinda Gates Foundation  -<em> fanno ben sperare, soprattutto perché il farmaco in questione funziona, non ha mostrato resistenza ed è già in commercio</em>&#8220;. I ricercatori temevano che assumere il Truvada desse un falso senso di sicurezza e che, per questo, rendesse gli uomini meno propensi a usare il preservativo con i propri partner. In realtà è successo il contrario: non solo il farmaco ha funzionato, ma ha anche ridotto i rapporti a rischio.<br />
<span style="color: #990000;">Lo studio avverte, però, che il livello di protezione varia notevolmente a seconda dell&#8217;aderenza alla terapia. </span>In altre parole, più gli uomini rispettavano le dosi prescritte dai ricercatori, tanto più aumentava l&#8217;efficacia della molecola. Chi usava correttamente il prodotto, rispettando la terapia nel 90% dei casi, vedeva ridursi il rischio di Hiv nel 73 per cento dei casi; in quelli che avevano un&#8217;aderenza inferiore al 90 per cento, il rischio è sì diminuito, ma solo del 21%.<br />
<span style="color: #990000;">Secondo i ricercatori, questo tipo di protezione, chiamata Prep (Pre-Exposure Prophylaxis), potrebbe essere utile soprattutto per quegli uomini che, prostituendosi, non usano il preservativo; per quelli che sono a rischio di violenze sessuali, come accadere a detenuti; per chi perde le inibizioni perché sotto gli effetti dell&#8217;alcol. </span>Il tenofovir, uno dei due principi attivi del Truvada, aveva già mostrato di funzionare come barriera contro l&#8217;Aids. Alla Conferenza internazionale di Vienna sull&#8217;Aids, dello scorso luglio, gli esperti avevano mostrato che grazie alla combinazione con un gel, il farmaco antiretrovirale dava una copertura al virus nel 39% dei casi, una percentuale che salirebbe al 54% con la massima aderenza alla terapia. I risultati, si leggeva nei risultati dello studio pubblicato su Science, parlavano chiaro: il gel battericida riduce del 50% la percentuale delle infezioni dopo un anno di utilizzo, del 39% dopo due anni e mezzo.<br />
&#8220;Il Truvada &#8211;  dicono ora i ricercatori di San Francisco  &#8211; ha una marcia in più rispetto al gel microbicida: è già disponibile e prescrivibile in molti paesi, mentre il gel c&#8217;è, ma in piccole quantità ed è utilizzabile solo per le sperimentazioni cliniche&#8221;. Il test non è concluso. I 2.499 uomini coinvolti nella sperimentazione continueranno ad assumere il Truvada e ad essere controllati. In questo modo sarà possibile controllare la resistenza al farmaco e verificare l&#8217;eventuale presenza di effetti collaterali nel lungo termine. Finora, come conseguenza fastidiosa si è registrato solo il mal di testa.<br />
In merito al Truvada, il &#8216;Center for Disease Control and Prevention&#8217; ha pubblicato le linee guida provvisorie per gli operatori sanitari.<br />
Eccole: 1) Il Prep ha dimostrato di ridurre l&#8217;infezione da Hiv tra gli uomini che hanno relazioni sessuali con altri uomini. Non ci sono dati in relazione alla sua efficacia tra gli eterosessuali o consumatori di droghe iniettabili. 2) Il farmaco sperimentato è il Truvada che è già in commercio. Tuttavia i pazienti devono sapere che la prevenzione rispetto all&#8217;Hiv non è attualmente indicata fra gli usi sull&#8217;etichetta del farmaco. 3) Il Prep deve essere utilizzato solo tra individui che sono Hiv-negativi. Prima di sottoporsi alla terapia è necessario fare il test. 4) Il Prep non dovrebbe mai essere visto come la prima difesa contro l&#8217;Hiv. Anche perché non protegge dalle altre malattie sessualmente trasmissibili. 5) Il punto cinque ricordare le regole basilari di prevenzione per gli uomini che fanno sesso con gli uomini, dal test sul partner all&#8217;uso del profilattico. 6) Il farmaco ha dimostrato di essere efficace solo se si rispetta il regime giornaliero. 7) Il Prep deve essere assunto sotto controllo medico.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">www.repubblica.it</a> &#8211; <em>Adele Sarno</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="12_novembre 2010"></a>GOOD AND BAD NEWS IN NEW REPORT ON HIV</strong><br />
24 november 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The number of new HIV/Aids infection has fallen globally by 19 percent, but a cap in HIV funding could reverse this trend, the Joint United Nations Programme on HIV/Aids (Unaids) has revealed in its annual report.<br />
<span style="color: #990000;">The report rates Uganda as a country that is not making progress but where the epidemic is not yet becoming worse. </span>The report says funds available to fight HIV/Aids in 2009 totalled $15 billion, but this is $10 billion short of what is needed in 2010. Since the epidemic peaked in 1999, the report says its prevalence in some countries has declined by 25 per cent or more. <span style="color: #990000;">Expanding access to anti-retroviral treatment, which has now reached 5.2 million people living with HIV/Aids, has yielded a 19 per cent decline in deaths since 2004, but 10 million people &#8212; mostly in developing and low income countries &#8212; still do not have access to lifesaving drugs.</span><br />
The report, based on a survey of 182 countries, also found that the epidemic was increasing in seven countries; in 23 countries, including Uganda, the epidemic was stable, and cases declined by 25 per cent or more in 33 other countries. <span style="color: #990000;">The report shows that Uganda’s Aids prevalence has stabilised between 6.5 and 7 per cent since 2001.</span> “<em>We have halted and began to reverse the epidemic. Fewer people are becoming infected with HIV/Aids and fewer people are dying from Aids</em>” said Michel Sidibe, the executive director of UNAIDS. “<em>However, we are not yet in a position to say mission accomplished</em>” he added. <strong><br />
Fight still</strong> <strong>on </strong><br />
Instead, recent achievements are being threatened by flattened funding for HIV/Aids worldwide. The report shows that demand for Aids treatment and care is outstripping supply. To keep Aids-related deaths declining, countries should adopt a new and simplified HIV treatment platform called Treatment 2.0.<br />
<span style="color: #990000;">Treatment 2.0 is a new approach of using treatment to increase prevention, making available cheaper and simplified diagnostic tools, and a low-cost community-led approach to delivery of HIV services. This new treatment plan, according to the UN body, could bring down costs and make treatment regimens simpler compared to current approaches. If adopted, it could also avert up to 10 million deaths by 2025 and one million new infections every year. </span><strong><br />
Declining deaths</strong><br />
According to the report, the expansion of ARV treatment has contributed to a 19 per cent decline in deaths between 2004 and 2009. Some 1.2 million more people also had access to ARVs globally by the end of 2009, representing a 30 per cent increase. In Uganda, the number of people accessing ARVs stands at 200,000 people, but this is far below the 322,000 who require the drugs currently. With more than 130,000 new infections occurring every year, according to the Uganda Aids Commission, meeting a growing number of people who will need treatment will be a huge challenge.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.monitor.co.ug/" target="_blank">www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Evelyn Lirri</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="13_novembre 2010"></a>RIBELLI UGANDESI, DAL PRESIDENTE OBAMA UNA STRATEGIA PER I GRANDI LAGHI</strong><br />
25 novembre 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Protezione dei civili, rimozione dei comandanti della ribellione dal campo di battaglia, disarmo delle milizie armate e aumento dell’assistenza umanitaria alle popolazioni</em>”: sono i quattro punti fondanti della strategia presentata dal presidente Barack Obama a senatori e deputati delle commissioni incaricare della questione relativa all’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, LRA).<br />
Dopo l’approvazione al congresso, nel Maggio scorso, del &#8216;Lord’s resistance army disarmement and Northern Uganda recovery act&#8217; il presidente ha presentato &#8211; in una lettera indirizzata ai rappresentanti delle due camere &#8211; la sua “<em>strategia di sostegno politico, economico e militare al governo ugandese e a quelli dei paesi dei Grandi Laghi interessati dalle incursioni dei ribelli</em>”, comprensiva di una “<em>politica di protezione e assistenza prioritaria</em>” da fornire alle popolazioni civili vittime dei massacri.<br />
<span style="color: #990000;">“<em>Sconfiggere l’LRA non è un obiettivo facile</em> </span>- ha osservato Michael Poffenberger, direttore esecutivo di ‘Resolve’ organizzazione non governativa che si batte per contrastare le ribellione ugandese nella regione &#8211; <span style="color: #990000;"><em>poiché Kony e suoi comandanti hanno fatto degli attacchi nei villaggi più remoti e marginalizzati un strategia vincente, in quanto capace di non attirare l’attenzione della comunità internazionale e del resto del mondo</em></span><span style="color: #990000;">”.</span><br />
Nonostante la realizzazione del piano proposto dall’amministrazione (i cui dettagli non sono ancora circolati) dipenderà dai fondi stanziati, “<em>certi aspetti del progetto possono essere portati avanti senza grandi difficoltà</em> &#8211; osserva ancora l’esperto &#8211; <em>come quello che prevede la costruzione e moltiplicazione di infrastrutture per le comunicazioni tra la popolazione e un maggior coordinamento tra le forze militari</em>”.<br />
<span style="color: #990000;">Dopo vent’anni di guerra nei distretti del nord Uganda, la ribellione guidata da Joseph Kony </span>- protagonista di negoziati di pace con il governo di Kampala più volte naufragati &#8211; <span style="color: #990000;">si è allontanata dalle sue basi tradizionali per installarsi nell’estremo nord della Repubblica democratica del Congo (che registra il più altro numero di vittime, oltre 1500 dall’inizio del 2009) da dove lancia attacchi anche in Sud Sudan e Repubblica centrafricana.<br />
Il mese scorso, i governi di Kampala, Khartoum, Bangui e Kinshasa, hanno raggiunto un accordo per la creazione di una forza militare comune allo scopo di contrastare la ribellione.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_novembre 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/11/2010 1 dollaro USA è pari a 2310 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 3007,0294 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 1170px; width: 1px; height: 1px;"><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:TrackMoves /> <w:TrackFormatting /> <w:DoNotShowRevisions /> <w:DoNotPrintRevisions /> <w:DoNotShowMarkup /> <w:DoNotShowComments /> <w:DoNotShowInsertionsAndDeletions /> <w:DoNotShowPropertyChanges /> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:DoNotPromoteQF /> <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther> <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian> <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:SplitPgBreakAndParaMark /> <w:DontVertAlignCellWithSp /> <w:DontBreakConstrainedForcedTables /> <w:DontVertAlignInTxbx /> <w:Word11KerningPairs /> <w:CachedColBalance /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> <m:mathPr> <m:mathFont m:val="Cambria Math" /> <m:brkBin m:val="before" /> <m:brkBinSub m:val="&#45;-" /> <m:smallFrac m:val="off" /> <m:dispDef /> <m:lMargin m:val="0" /> <m:rMargin m:val="0" /> <m:defJc m:val="centerGroup" /> <m:wrapIndent m:val="1440" /> <m:intLim m:val="subSup" /> <m:naryLim m:val="undOvr" /> </m:mathPr></w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" DefUnhideWhenUsed="true"   DefSemiHidden="true" DefQFormat="false" DefPriority="99"   LatentStyleCount="267"> <w:LsdException Locked="false" Priority="0" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Normal" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="heading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="35" QFormat="true" Name="caption" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="10" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" Name="Default Paragraph Font" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="11" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtitle" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="22" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Strong" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="20" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="59" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Table Grid" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Placeholder Text" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="No Spacing" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Revision" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="34" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="List Paragraph" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="29" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="30" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="19" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="21" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="31" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="32" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="33" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Book Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="37" Name="Bibliography" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" QFormat="true" Name="TOC Heading" /> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1107304683 0 0 415 0;} @font-face 	{font-family:Calibri; 	panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-520092929 1073786111 9 0 415 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-hansi-font-family:Calibri;} @page WordSection1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.WordSection1 	{page:WordSection1;} --><!--[if gte mso 10]--> <!--   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font%3</p--></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/11/ugandabout-novembre-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; agosto 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-agosto-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-agosto-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[bambini soldato]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=2025</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell&#8217;agosto 2010.

WHY MATERNAL DEATH HAVE PERSISTED
31 july 2010
I BAMBINI DI KONY
13 agosto 2010
LE SFIDE DI GULU, DALLA GUERRA ALLA VOGLIA DI RINASCITA
17 agosto 2010
 VOLONTARIATO E GIOVANI, A GULU UN’ESPERIENZA DI VITA MISSIONARIA
26 agosto 2010
PRESIDENTE MUSEVENI SI RICANDIDERÀ ALLA GUIDA DEL PAESE
30 agosto 2010
WHY MATERNAL DEATH [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_agosto 2010"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell&#8217;agosto 2010.<br />
<span id="more-2025"></span></p>
<p><a href="#ago10_1" target="_self"><strong>WHY MATERNAL DEATH HAVE PERSISTED</strong></a><br />
31 july 2010</p>
<p><a href="#ago10_2" target="_self"><strong>I BAMBINI DI KONY</strong></a><br />
13 agosto 2010</p>
<p><a href="#ago10_3" target="_self"><strong>LE SFIDE DI GULU, DALLA GUERRA ALLA VOGLIA DI RINASCITA</strong></a><br />
17 agosto 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#ago10_4" target="_self"><strong>VOLONTARIATO E GIOVANI, A GULU UN’ESPERIENZA DI VITA MISSIONARIA</strong><strong><br />
</strong></a>26 agosto 2010</p>
<p><a href="#ago10_5" target="_self"><strong>PRESIDENTE MUSEVENI SI RICANDIDERÀ ALLA GUIDA DEL PAESE</strong></a><br />
30 agosto 2010</p>
<hr /><strong><a name="ago10_1"></a>WHY MATERNAL DEATH HAVE PERSISTED</strong><br />
31 july 2010</p>
<p style="text-align: justify;">After a decade of disappointing progress to cut maternal and child deaths, African leaders this week resolved to try again.<br />
Concluding the African Union Summit in Kampala on Tuesday, heads of state adopted new resolutions and declared that maternal and child health will remain a standing agenda item for the Union over the next five years to 2015, which is the deadline to achieve the Millennium Development goals. <span style="color: #990000;">More than 500,000 women still die every year in childbirth across the globe, with majority of the deaths occurring in developing countries in Africa,</span> where health systems are weak or non functional and health workers are scarce.<br />
Another 12,000 children, about eight children every minute, including two newborns die on the African continent everyday mainly from treatable conditions like malaria, pneumonia, diarrhea and respiratory tract infections.<br />
<strong>Gloomy picture</strong><br />
The grim statistics have persisted despite endless declarations and promises made by governments in the past to tackle the problem, one of the declarations made 16 years ago in Cairo, Egypt agreed to reduce maternal, child and infant mortality in Africa and also increase access to sexual and reproductive health services including family planning.<span style="color: #990000;"> The picture is not any better </span><span style="color: #990000;"><span style="color: #990000;">in Ug</span>anda where maternal mortality stands at 435 for every 100,000 births while under five mortality rate is 76 per 1,000 birth<span style="color: #990000;">s.</span></span> But to date, efforts to reduce both maternal and child deaths have been slow or off-target, a situation Malawian president and chair of the AU, Mr Bingu Wa Mutharika described as a shameful crisis.<br />
In Africa, one in every 16 women dies in child delivery compared with about one in 8,000 women in the developed world. “<em>Let this not be another song that we are going to sing and forget when we leave this hall. The crisis of maternal mortality is real and we must all take action</em>” Mr Wa Mutharika said. He said it was a shame to see African mothers still dying of easily preventable causes.<br />
“<em>Africa’s progress in reducing maternal and child deaths is still slow and today we see more children and women dying needlessly of preventable causes than of conflicts</em>” said Mr Jean Ping, the chairperson of the AU Commission. For every woman who dies because of pregnancy related complications, at least 20 others suffer injuries and disabilities, like obstetric fistula.<br />
In Africa, complications during pregnancy and childbirth are the leading cause of death for women of childbearing age.<br />
<strong>Family Planning</strong><br />
According to Dr Hassan Mohtashami, the deputy representative of the UN Population Fund (UNFPA) in Uganda, women continue to die of simple causes that have been resolved easily elsewhere using cost effective interventions. “<em>Ensuring access to family planning services is one way we can reduce maternal deaths. It’s a simple calculation; the less number of pregnancies, the less chances for death</em>” he says. According to him, family planning alone can reduce by a third, the number of women who die every year because of pregnancy related complications.<br />
<strong>Cheap intervention</strong><br />
Another cheap intervention, he says, is having a midwife present during delivery. “<em>If you have a skilled health worker with a mother during delivery, it will help her to detect if there is any complication and immediately do something to save the life of the baby and mother.</em>” This, intervention, he said, has the potential of saving another one-third of the deaths, meaning that the two interventions have the potential of saving up to two-thirds of women who would otherwise have died.<br />
“<em>The remaining can be saved by Emergency Obstetric Care. If a mother needs specialised and sophisticated care by a doctor like caesarean and blood transfusion, then there should be a centre equipped with these facilities where mothers can be referred</em>” said Dr Mohtashami.<br />
This strategy, he says, was used by Sri Lanka which has the same economic status with many sub Saharan African countries but has now managed to reduce its maternal mortality to 27 per 100,000 live births.<br />
<strong>Prohibitive factor</strong><br />
But challenges still abound in most African countries including Uganda. One of the biggest obstacles to reducing maternal deaths here is the shortage of health workers and poor health infrastructure. To meet the MDG target, Uganda needs to reduce its maternal mortality rate to 132 per every 100,000 live births by 2015, a target that already looks far from being achieved.<br />
One of the resolutions made by the heads of state is to strengthen health systems and make childbirth health care services free for women and children under the age of five.<br />
Women advocacy groups had argued that cost was a prohibitive factor for many women and had resulted into a number of them giving birth at home without a skilled attendant. Ms Bience Gawanas, the commissioner for social affairs at the AU said that she hoped that with the heads of state taking a lead on reducing maternal mortality, much more progress will be made in the run up to the 2015 deadline.<br />
<em>fonte</em><a href=" http://www.monitor.co.ug" target="_blank"> http://www.monitor.co.ug</a> &#8211; <em>Evelyn Lirri</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_agosto%202010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>I BAMBINI DI KONY</strong><a name="ago10_2"></a><br />
13 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">La nuova campagna di arruolamenti forzati del Lord&#8217;s Resistance Army semina il panico in Congo e Repubblica Centraficana. Il prezzo più alto è quello pagato dai bambini. </span><br />
Si abbattono sui villaggi come un flagello; come uno sciame di locuste divorano e saccheggiano tutto ciò che può servire a soddisfare i loro istinti. Solo che, dopo il passaggio delle orde del Lord&#8217;s Resistance Army (LRA) guidati dal &#8216;messianico&#8217; comandante Joseph Kony, a sparire dalle case messe a ferro e fuoco non sono soltanto le provvigioni, ma anche qualcosa di molto più prezioso: bambini e bambine. I primi impiegati nella lotta armata, le seconde come schiave del sesso nelle alcove dello stato maggiore del LRA.<br />
Joseph Kony, l&#8217;uomo che vorrebbe rovesciare il potere del presidente Museveni, ha in mente di instaurare a Kampala un governo teocratico regolato dai Dieci Comandamenti della Bibbia. Per far ciò deve rientrare in Uganda (dopo che l&#8217;esercito ugandese lo ha respinto fuori dai confini nel 2005) e rimpinguare le fila del suo esercito.<br />
Kony non ha scrupoli, procede nella sua campagna di arruolamento in maniera sistematica e spietata: arriva in un villaggio, lo saccheggia, lo rade al suolo, rapisce gli uomini e i bambini più in salute per usarli come soldati, le bambine come schiave e come concubine. I più deboli vengono ammazzati come bestie a colpi di bastone (i proiettili sono troppo preziosi per essere usati contro vittime inermi). Spesso, come esecutori di queste stragi vengono scelti proprio i bambini che sono costretti a uccidere i propri genitori, gli amici, i vicini di casa. <span style="color: #990000;"><br />
Negli ultimi diciotto mesi, denuncia Human Right Watch (HRW), gli uomini di Kony hanno effettuato 697 rapimenti (tra cui <span style="color: #990000;">circa 250 bambini di età inferiore o poco superiore ai dieci anni) hanno ucciso 255 civili e provocato fughe di masse dai villaggi colpiti dalle devastazioni del LRA. </span></span><span style="color: #990000;"><br />
Operano in Uganda, in Sudan, in Repubblica Centrafricana ma l&#8217;area più colpita dalle incursioni di Kony è la provincia nordorientale del Congo, Bas Uele. </span>&#8216;The Enough Project , un&#8217;organizzazione non governativa che lotta per la prevenzione dei genocidi e dei crimini di guerra, ha documentato in un periodo monitorato tra l&#8217;aprile del 2009 e il maggio del 2010 cinquantuno attacchi nel Bas Uele, 105 morti, 570 rapimenti (tra cui quelli di 52 bambini), 58 mila profughi interni.<br />
<span style="color: #000000;">Questa nuova ondata di violenza, che secondo HRW ed Enough viene ignorata dal main streaming e dai governi occidentali, ha innalzato un nuovo fronte polemico (dopo quanto successo l&#8217;anno scorso nel Kivu) nei confronti delle Nazioni Unite e della loro missione in Congo:</span> dove sono i 19 mila caschi blu che dovrebbero proteggere la popolazione da queste violenze? In tutta la provincia di Bas Uele, infatti, c&#8217;è una sola base, a Dingile.<br />
Mentre HRW ed Enough lanciano l&#8217;allarme e invocano l&#8217;intervento di Stati Uniti, Onu e governi regionali per fermare la follia di Kony, <span style="color: #990000;">pare che la sopravvivenza del Lord&#8217;s Resistance Army sia utile a troppi giochi e ricatti politici: l&#8217;opposizione accusa il presidente Museveni, il presidente di ferro dell&#8217;Uganda, di non fare nulla per fermare Kony perché quest&#8217;ultimo costituisce un ottimo movente per condurre politiche repressive nei confronti della popolazione; le autorità del Sud Sudan accusano Khartoum di sponsorizzare e finanziare le truppe di Kony nel territorio sud sudanese per destabilizzare la regione. </span><br />
Il 24 maggio scorso il Congresso degli Stati Uniti ha approvato, e il presidente Obama ha firmato, l&#8217;LRA Disarmament and Northen Uganda Recovery Act, una legge che darebbe mandato al presidente Obama, di concerto con i governi regionali, a fermare i crimini del LRA e a ricostruire la società civile nel nord dell&#8217;Uganda.<br />
Ad oggi, però, nessun passo è stato fatto in questa direzione. HRW continua a chiedere che vengano spiccati dei mandati di cattura per crimini di guerra nei confronti dello stato maggiore del LRA, i villaggi del Bas Uele continuano a vivere nel terrore e i bambini convertiti in soldati continuano ad essere sottoposti ai crudeli cerimoniali d&#8217;iniziazione che li trasformano negli assassini di chi li ha messi al mondo.<br />
<em>fonte</em><a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank"> http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Nicola Sessa</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_agosto%202010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>LE SFIDE DI GULU, DALLA GUERRA ALLA VOGLIA DI RINASCITA</strong><a name="ago10_3"></a><br />
17 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Adesso l’aria è fresca e le strade animate dalla gente che va e viene, tra i villaggi della zona, anche a notte fonda. Le donne non corrono più a chiudersi nelle capanne appena vedono un militare. Questo è un territorio che sta finalmente ricominciando a vivere dopo lunghi anni di guerra e atrocità</em>”: comincia così il racconto di monsignor John Baptist Odama, vescovo di Gulu, che ha accolto Misna nella sede della diocesi del nord Uganda, sulle sfide e i problemi che ancora agitano gran parte del paese.<br />
“<em>Gli ultimi campi per gli sfollati causati dalla guerriglia dell’Esercito di Resistenza del Signore sono stati smantellati da poco, e questa è una buona notizia, ma la paura negli occhi e nei ricordi della gente è ancora presente</em>”.<br />
Tra le zone del territorio bersagliate fino al 2007, Gulu e l’area circostante sono abitate in prevalenza da cittadini di etnia Acholi, la stessa di gran parte dei combattenti dell’LRA e dello stesso fondatore e capo della guerriglia, Joseph Kony, ricercato dalla giustizia internazionale.<br />
“<em>Oltre agli orrori della violenza, i saccheggi e l’insicurezza, le persone di qui hanno dovuto superare il fatto che fosse gente della loro stessa etnia a causare tante sofferenze”</em> osserva il monsignore, da quest’anno eletto alla presidenza della Conferenza episcopale ugandese, aggiungendo che “<em>se negli ultimi anni la situazione è migliorata, perché i ribelli si sono spostati oltreconfine, verso il Sud Sudan, il Centrafrica e il Congo, il nord Uganda rimane un territorio estremamente povero, in cui mancano i servizi essenziali e le basi per una prospettiva di sviluppo, economico e anche sociale</em>”.<br />
In un incontro recente con il vice-presidente sud-sudanese, Riek Machar, il vescovo ha proposto “<em>una soluzione regionale a un problema divenuto oramai regionale</em>”. <span style="color: #990000;"><br />
Quello che solleva non poche preoccupazioni da queste parti è infatti l’adozione al senato americano, il mese scorso, di un provvedimento che prevede un non meglio specificato ‘intervento’ statunitense per arginare il fenomeno LRA.<br />
“<em>Se da un lato siamo contenti che si faccia qualcosa, dall’altro temiamo che non sia questa la strada giusta per trovare una soluzione</em> &#8211; sottolinea monsignor Odama &#8211; <em>e scartiamo a priori l’uso di mezzi militari che ripiomberebbero questa parte del paese in un clima di insicurezza, proprio in un momento decisivo per la sua ripresa</em>”. </span><br />
Nei villaggi, non sono pochi i giovani uomini e le donne di varie età che ancora portano, con mutilazioni e cicatrici, i segni tangibili, di un passato non abbastanza lontano. Ma la voglia diffusa di girare pagina, di tagliare con i dolorosi ricordi del passato appare evidente nei mercati affollati di gente e nelle celebrazioni in occasione dell’Assunta organizzate a vario livello dalle diocesi di Gulu e della vicina Lira, a cui in migliaia partecipano con doni, canti e balli che proseguono fino a tarda ora.<br />
“<em>Abbiamo patito tanto</em> &#8211; conclude il religioso &#8211; <em>ora le occasioni per festeggiare e vivere la comunità non bisogna lasciarsele sfuggire</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a>- <em>Alessia De Luca Tupputi </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_agosto%202010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>VOLONTARIATO E GIOVANI, A GULU UN’ESPERIENZA DI VITA MISSIONARIA<a name="ago10_4"></a></strong><a href="#4_luglio%202010"><strong><br />
</strong></a>26 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Si parte con la voglia di dare qualcosa e si torna con la sensazione di aver ricevuto molto di più in cambio</em>”: con queste parole Lorenzo, responsabile del Centro Missionario Magentino sintetizza in un incontro con Misna a Gulu, in Nord Uganda, il senso di un’esperienza con i volontari del Cmm, attivo da 25 anni nelle regioni settentrionali dl paese con progetti di ricostruzione e sostegno alla popolazione.<br />
“<em>Invitiamo soprattutto i giovani, anche minorenni con il consenso dei genitori, a partecipare, magari nel periodo estivo, perché invece di andare in vacanza qui hanno la possibilità di fare un’esperienza di vita da molti ritenuta unica”</em> aggiunge il coordinatore. Un punto di vista condiviso dai numerosi &#8216;ex-volontari&#8217; a giudicare dai commenti entusiastici pubblicati sul sito del Cmm.<br />
“<em>L’Africa ti rimane nel cuore anche dopo la partenza. La sera ti sembra di toccare le stelle con le mani perché sono luminose e più vicine che da noi</em>” scrive Carmen, e Elvira che spera di tornare ancora il prossimo anno “<em>per poter dare il mio piccolo contributo a rendere possibile l’impossibile</em>.”<br />
Nato per iniziativa di Don Bruno Pegoraro e del dottor Mario Leone, nel 1981, il centro collabora con la diocesi di Gulu per far fronte alle esigenze, piccole e grandi della comunità locale. “S<em>e hanno bisogno di costruire un pozzo, riparare un muro o restaurare i locali di una scuola, noi ci siamo</em> &#8211; spiega Lorenzo – <em>con i nostri volontari e l’aiuto di personale locale studiamo il progetto e ci mettiamo all’opera</em>”.<br />
Tra le iniziative realizzate interamente dal Cmm la scuola di taglio e cucito di Santa Monica e un istituto per la riabilitazione di ragazze madri. “<em>Qui passa gente da tutta Italia, dal Trentino alla Sardegna</em> &#8211; conclude Lorenzo &#8211; <em>anche persone che non hanno particolari abilità, ma solo una bella dose di buona volontà e voglia di fare</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org<br />
</a> <em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_agosto%202010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>PRESIDENTE MUSEVENI SI RICANDIDERÀ ALLA GUIDA DEL PAESE</strong><a name="ago10_5"></a><br />
30 agosto 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Si presenterà come candidato per le prossime elezioni presidenziali, previste nel 2011, il capo di stato uscente Yoweri Museveni. </span><br />
Lo ha reso noto lo stesso Museveni &#8211; al potere in Uganda dal 1986 &#8211; durante un comizio svoltosi ieri a Kamukuzi nella provincia di Mbarara, annunciando un congresso del Partito di Resistenza Nazionale (NRM) al potere, il 6 e 7 settembre prossimi, incaricato di ufficializzare la nomina.<br />
La scorsa settimana, proprio in vista delle prossima scadenza elettorale, i vescovi del paese hanno diffuso una &#8216;guida&#8217; in cui invitano tutti i partiti in lizza a rispettare i principi della democrazia prima, durante e dopo il voto. La guida invita in particolare gli esponenti politici a rinunciare agli insulti, alle provocazioni e alle agitazioni di piazza quale strumento di manifestazione, sottolineando che “<em>in una democrazia gli avversari hanno il dovere di rispettarsi reciprocamente</em>”.<br />
Anche il governo viene sollecitato a fare la sua parte per garantire un processo elettorale trasparente e democratico, mentre all’esercito e alle forze di polizia l’episcopato chiede “<em>disciplina e professionalità</em>” e di astenersi da qualsiasi interferenza indebita nel processo elettorale.<br />
L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Kampala dal presidente della Conferenza episcopale ugandese monsignor John Baptist Odama, il quale ha richiamato il dovere dello Stato “<em>di vegliare affinché le elezioni siano libere, senza violenze, né odio</em>”e di “<em>operare per una pace durevole, la riconciliazione, elezioni libere e eque</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_agosto%202010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/08/2010 1 dollaro USA è pari a 2250 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2858,5948 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-agosto-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; luglio 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-luglio-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-luglio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 11:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shaabab]]></category>
		<category><![CDATA[bambini soldato]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Kampala]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[Nerica]]></category>
		<category><![CDATA[Qaedisti]]></category>
		<category><![CDATA[stragi]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=1961</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel luglio 2010.

 UGANDAN SCIENTISTS DEVELOP RESISTANT BANANA
15 june 2010
AFRICA, SOS AGRICOLTURA
29 giugno 2010
L’ALTRA COPPA DEL MONDO SI GIOCA SUI BANCHI DI SCUOLA
8 luglio 2010
 IN AUMENTO PRODUZIONE DI NUOVO RISO PER L’AFRICA
8 luglio 2010
BOMBE A KAMPALA, E&#8217; STRAGE DI TIFOSI
12 luglio 2010
LA STRAGE IN UGANDA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_luglio 2010"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel luglio 2010.<br />
<span id="more-1961"></span></p>
<p><a href="#giu2010_1"><strong> </strong></a><a href="#1_luglio 2010"><strong>UGANDAN SCIENTISTS DEVELOP RESISTANT BANANA</strong></a><br />
15 june 2010</p>
<p><a href="#2_luglio 2010"><strong>AFRICA, SOS AGRICOLTURA</strong></a><br />
29 giugno 2010</p>
<p><a href="#3_luglio 2010"><strong>L’ALTRA COPPA DEL MONDO SI GIOCA SUI BANCHI DI SCUOLA</strong></a><br />
8 luglio 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#4_luglio 2010"><strong>IN AUMENTO PRODUZIONE DI NUOVO RISO PER L’AFRICA</strong><strong><br />
</strong></a>8 luglio 2010</p>
<p><a href="#5_luglio 2010"><strong>BOMBE A KAMPALA, E&#8217; STRAGE DI TIFOSI</strong></a><br />
12 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#6_luglio 2010"><strong>LA STRAGE IN UGANDA E L&#8217;OMBRA DEI QAEDISTI: DINAMICA, BERSAGLIO E STRATEGIA FANNO RICADERE I SOSPETTI SUGLI ISLAMISTI SOMALI</strong></a><br />
12 luglio 2010</p>
<p><a href="#7_luglio 2010"><strong>BOMB EXPLOSIONS KILL 65 IN KAMPALA</strong></a><br />
12 july 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#8_luglio 2010"><strong>BOMB BLASTS DEATH TOLL RISES TO 74 AS AL SHABAAB CLAIM RESPONSIBILITY</strong></a><br />
12 july 2010</p>
<p><a href="#giu2010_10"><strong> </strong></a><a href="#9_luglio 2010"><strong>ESPLOSIONI FANNO 74 VITTIME</strong></a><br />
13 luglio 2010</p>
<p><a href="#10_luglio 2010"><strong>SVENTATO NUOVO ATTACCO: LA BOMBA ERA IN UNA BORSA LASCIATA IN UN BAR</strong></a><br />
13 luglio 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#11_luglio 2010"><strong>CHI SI PRENDE CURA DEI BAMBINI FERITI NELLE GUERRIGLIE?</strong></a><br />
13 luglio 2010</p>
<p><a href="#12_luglio 2010"><strong>RIBELLI UGANDESI: VERTICE A DUNGU PER SOLUZIONE COMUNE</strong></a><br />
14 luglio 2010</p>
<p><a href="#13_luglio 2010"><strong>KAMPALA: PRIME RICOSTRUZIONI ATTENTATI, ALTRI ARRESTI</strong></a><br />
14 luglio 2010</p>
<p><a href="#14_luglio 2010"><strong>KAMPALA, VOCI E SPERANZE PER IL FUTURO DEL CONTINENTE</strong></a><br />
23 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#15_luglio 2010"><strong>LA LOTTA AL TERRORISMO, LA SITUAZIONE IN SOMALIA E IN SUDAN AL CENTRO DEL VERTICE DELL’UNIONE AFRICANA</strong></a><br />
26 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art5_feb10"> </a><strong><a href="#giu2010_11"></a></strong></p>
<p><a href="#16_luglio 2010"><strong>SI DELINEA UNO SCENARIO COMPLESSO DIETRO GLI ATTENTATI DI KAMPALA</strong></a><br />
29 luglio 2010</p>
<p><a href="#17_luglio 2010"><strong>DA SEMINARISTA RAPITO A SACERDOTE; LA TESTIMONIANZA DI STEFANO, RAPITO NEL NORD UGANDA NEL 2003</strong></a><br />
31 luglio 2010</p>
<hr /><strong> </strong><strong> <a name="1_luglio 2010"></a>UGANDAN SCIENTISTS DEVELOP RESISTANT BANANA</strong><br />
15 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Scientists in Uganda have developed genetically modified bananas that show promising resistance to a deadly banana wilt disease. Bananas are a main Ugandan export. Bananas are Uganda&#8217;s leading non-cereal crop with some 70 percent of the population depending on it as staple food.<br />
More than US$ 200 million has been lost to banana Xanthomonas wilt (BXW) infestation since 2001. The disease has also been reported in Burundi, the Democratic Republic of Congo, Kenya, Rwanda and Tanzania. Now, the banana plants modified with two genes derived from sweet peppers (Capsicum annuum) show resistance to the disease caused by the bacterium Xanthomonas campestris pv. musacearum.<br />
Principal investigator Leena Tripathi, a Ugandan-based biotechnologist from the International Institute of Tropical Agriculture, Nigeria, said inserting the genes &#8211; plant ferredoxin-like amphipathic protein and hypersensitive response-assisting protein &#8211; separately in four local banana varieties is giving encouraging results. &#8220;In over five years of research, we have been able to insert genes into the East African highland banana varieties used for cooking (mpologoma and nakitembe), desserts (sukari ndizi) and brewing (kayinja).<br />
From these we have managed to develop resistant lines, which have proved effective in laboratory and screenhouse tests after deliberate exposure to BXW&#8221; Ms Tripathi, who works on the project together with the Nairobi-based African Agricultural Technology Foundation and the National Agricultural Research Organisation told &#8216;SciDev.Net&#8217;. But, she added, they still need to confirm this effectiveness in a field trial. Patrick Rubaihayo, a crop scientist at the Uganda-based Makerere University lauded the progress but warned of possible overdose with the molecule that these genes code for.<br />
&#8220;<em>My worry is that when a consumer eats large quantities of the modified varieties &#8230; it is likely to be harmful</em>&#8221; he said, adding that safety should be established before recommending these bananas for human consumption. But Feng Teng-Yung, a plant pathologist at the Academia Sinica, a Taiwan-based research institute that provided the genes, said that they were safe. &#8220;<em>Ferredoxin is a naturally-occurring protein in all living organisms</em>&#8221; he said. &#8220;<em>When we modify any plant with ferredoxin, we are only boosting amounts for greater protection against serious infections as bacterial pathogens</em>.&#8221;<br />
Even if BXW-resistant bananas prove successful in field trials, the absence of a GM law in Uganda will hamper farmers&#8217; access to the technology. The 2008 National Biotechnology and Biosafety Bill is yet to be presented to the cabinet for approval before it goes to parliament for enactment according to Michael Olupot-Tukei, assistant commissioner for planning and research in Uganda&#8217;s Ministry of Finance, Planning and Economic Development.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.afrol.com" target="_blank">www.afrol.com</a> &#8211; <em><em> </em>Peter Wamboga-Mugirya</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="2_luglio 2010"></a>AFRICA, SOS AGRICOLTURA</strong><br />
29 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">La speranza di eliminare o ridurre in maniera consistente la malnutrizione e la denutrizione, che in Africa sono ancora piaghe molto dolorose, passa attraverso i campi. Quegli stessi campi che da diversi anni danno sempre meno frutti.<br />
I leader africani avevano identificato nell&#8217;agricoltura il settore strategico, l&#8217;unico in grado di mettere in moto un meccanismo di crescita economico e sociale ma devono essersene dimenticati, perché recenti studi indicano che l&#8217;Africa questa sfida la sta perdendo. L&#8217;agricoltura in Africa sta vivendo un declino preoccupante, un declino che gli analisti misurano in termini di produttività e quote di mercato e che ha alla base una contrazione delle risorse economiche investite dai governi in questo settore.<br />
Non si tratta di un fenomeno nuovo. Negli ultimi anni, l&#8217;allarme è risuonato più volte. Il Forum for Agricultural Research in Africa (Fara) ma anche la Fao hanno già segnalato questo trend. Pochi giorni fa l&#8217;autorevole International Policy Research Institute (IFPRI), think tank di Washington, ha pubblicato un rapporto intitolato Halving the Hunger, dimezzare la fame, un titolo che fa esplicito riferimento a uno degli obiettivi che le Nazioni Unite si erano date nel piano d&#8217;azione intitolato Millennium Development Goal. L&#8217;impegno era di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo entro il 2015. E l&#8217;Africa, dove questo dramma assume proporzioni inquietanti (ne soffre il 29 per cento della popolazione), è in grave ritardo, l&#8217;IFPRI si spinge addirittura a parlare di ‘deragliamento’. Le cifre raccontano molto bene questo declino.<br />
Si prenda la quota di mercato dell&#8217;agricoltura africana, passata dal sei al due per cento nel giro di trent&#8217;anni. Un autogol incomprensibile, se si pensa che in Africa l&#8217;agricoltura assorbe qualcosa come il 70 per cento dell&#8217;intera forza lavoro. E&#8217; un settore centrale ma resta marginale nelle agende dei policy maker locali. Una prova viene dal fatto che gran parte degli stati del continente è clamorosamente indietro anche rispetto ad un altro obiettivo particolarmente importante, che i Paesi africani si erano dati a Maputo nel 2003, firmando una dichiarazione con la quale si impegnavano a portare al 10 per cento la quota del Pil stanziata per l&#8217;agricoltura.<br />
Nella capitale del Mozambico era stato adottato quello che gli addetti ai lavori conoscono come Comprehensive Africa Agricolture Development Programme (CAADP), in buona parte rimasto lettera morta. A distanza di sette anni, solo uno sparuto gruppo di stati sembra aver implementato la parte relativa all&#8217;entità degli stanziamenti: Etiopia, Burkina Faso, Mali, Ghana, Senegal, Niger, NIgeria e Malawi. Nel complesso, però, l&#8217;Africa sta facendo poco, molto meno di quello che fanno Asia e America Latina. Alcuni dati, contenuti in un altro rapporto dell&#8217;IFPRI risalente all&#8217;aprile dell&#8217;anno scorso (Public Spenditure for Agricolture in Africa: Trends and Composition) aiutano a farsi un&#8217;idea della realtà: nel 2005 gli stanziamenti per l&#8217;agricoltura ammontavano, nell&#8217;intero continente, a meno di 300 miliardi di dollari.<br />
Nello stesso anno, i Paesi asiatici avevano stanziato qualcosa come 3100 miliardi e poco meno di mille l&#8217;America Latina. Il risultato è che per ogni ettaro coltivato, in Africa si ricavano due tonnellate di grano; sulla stessa superficie in India le tonnellate raccolte diventano quattro e addirittura otto in Cina. Sono cifre allarmanti, se lette avendo accanto le proiezioni sui prossimi cambiamenti demografici. Nel 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi e il continente nel quale si registrerà la crescita più consistente (910 milioni di persone) è proprio quello africano, dove parallelamente si sta registrando un processo di urbanizzazione che aumenterà le bocche da sfamare rispetto alle braccia impiegate nei campi.<br />
Un cortocircuito notevole, che si accompagna ad altri gravi problemi strutturali e congiunturali, come lo stato pietoso delle infrastrutture (che taglia molti contadini fuori dal circuito commerciale), l&#8217;arretratezza dei sistemi produttivi, il consistente calo delle donazioni da parte dei Paesi più sviluppati, alle prese essi stessi con una crisi economica paralizzante.<br />
Nel 1980 costituivano il 15 per cento delle somme destinate all&#8217;agricoltura, nel 2006 solo il quattro per cento, questo in parte per la crescita dei fondi governativi ma anche per una riduzione degli aiuti internazionali. Resta il fatto che i governi locali hanno fatto poco. Basta dare un&#8217;occhiata all&#8217;Africa orientale: in Paesi come Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi e Rwanda si è ritagliato per l&#8217;agricoltura una somma pari al cinque per cento dei rispettivi Pil.<br />
A rendere più complesso il quadro ci sono le condizioni climatico-meteorologiche, l&#8217;alternarsi di prolungati periodi di siccità e di piogge torrenziali, come quelle che negli ultimi mesi hanno causato centinaia di vittime in Kenya e Rwanda. E proprio questo fattore spiega perché due dei Paesi virtuosi in termini di impegno economico a favore dell&#8217;agricoltura, e cioè Ghana e Niger, si collochino agli estremi opposti della retta che misura il successo delle politiche agricole.<br />
<em>fonte</em><a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank"> http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alberto Tundo</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="3_luglio 2010"></a>L’ALTRA COPPA DEL MONDO SI GIOCA SUI BANCHI DI SCUOLA</strong><br />
8 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi dieci anni, in Benin, Etiopia e Tanzania l’iscrizione dei bambini alle scuole elementari è andata costantemente crescendo così come la costruzione di nuove scuole; nello stesso arco di tempo in Senegal si è raggiunta l’uguale presenza di maschi e femmine dietro i banchi della scuola elementare. Ma questi successi rischiano di non ripetersi in altri paesi dell’Africa Sub Sahariana dove oggi 32 milioni di bambini non vanno a scuola e 23 milioni rischiano di restare ancora fuori dalle aule tra cinque anni, se i governi africani e i donatori internazionali non aumenteranno il finanziamento ai programmi di scolarizzazione.<br />
L’allarme giunge dall’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, l’educazione e la ricerca, a pochi giorni dal vertice della campagna internazionale ‘1Goal, istruzione per tutti’ che si terrà l’11 luglio prossimo a Pretoria, in Sudafrica. Sostenuta anche dall’organismo calcistico internazionale Fifa e dal presidente sudafricano Jacob Zuma, il vertice si svolgerà nello stesso giorno della finale del campionato mondiale di calcio. “<em>L’educazione è l’antidoto più potente contro la povertà in Africa. I capi di stato e di governo devono cogliere quest’occasione per dare tutto il loro sostegno nel provvedere a un’educazione di qualità ai bambini</em>” ha detto in un comunicato il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova.<br />
Per raggiungere gli obiettivi del millennio sull’istruzione i paesi dell’Africa sub sahariana avrebbero bisogno di 11 miliardi di dollari, ben al disopra dei 2 miliardi spesi nel 2008. Oltre l’impegno dei donatori, anche i governi africani devono fare di più per colmare le differenze interne ai sistemi scolastici locali in termini di disparità tra maschi e femmine, minoranze linguistiche e disparità di servizi da città e campagne; i finanziamenti governativi e gli aiuti internazionali, inoltre, devono tener conto anche della necessità di formare e assumere 1,2 milioni di insegnanti in più.<br />
“<em>La coppa del mondo è una dimostrazione dell’energia, dello spirito e della speranza che sono in Africa. Facciamo in modo che lasci anche un’eredità tangibile per i bambini africani</em>” ha concluso Bokova.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010"></a><a name="4_luglio 2010"></a>Torna a inizio pagina</p>
<p><strong>IN AUMENTO PRODUZIONE DI NUOVO RISO PER L’AFRICA</strong><a href="#giu2010_4"><strong><br />
</strong></a>8 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’Uganda è diventato il primo produttore della varietà di riso Nerica in Africa orientale, secondo informazioni diffuse dal ministero dell’Agricoltura e riferite dal quotidiano ugandese ‘The New Vision’. Acronimo di ‘Nuovo riso per l’Africa’, il Nerica è stato realizzato con anni di pazienti e raffinati esperimenti dallo specialista sierraleonese Monty Jones del Centro africano per il riso (Warda/Adrao). Si tratta si un ibrido, combinazione di due tipi di riso – quello asiatico più prolifico e quello africano più resistente a climi e suoli più aridi – conseguita grazie a biotecnologie che non hanno nulla a che fare con il transgenico.<br />
I ricercatori lo chiamano ‘riso prodigio’ perché produce dal 25% al 50% in più rispetto al riso tradizionale e resiste a siccità, malattie tropicali e parassiti. Sulla base dei dati raccolti dal ministero dell’Agricoltura la produzione di Nerica in Uganda – dove è stato introdotto nel 2003 &#8211; è attualmente pari a 180.000 tonnellate. Una quota che a livello continentale lo pone al secondo posto, subito dopo la Costa d’Avorio.<br />
La produzione di Nerica è comunque in crescita in diversi paesi africani, in particolare in Guinea, Kenya, Tanzania, Ruanda ed Etiopia.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org<br />
</a> <em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="5_luglio 2010"></a>BOMBE A KAMPALA, E&#8217; STRAGE DI TIFOSI</strong><br />
12 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Due o più ordigni sono esplosi ieri sera in due locali della capitale ugandese Kampala affollati di appassionati di calcio che stavano seguendo la finale dei Mondiali del Sudafrica: il bilancio fornito dalla polizia è per ora di almeno 64 morti, 65 le persone ferite. L&#8217;unità di crisi della Farnesina, in contatto con l&#8217;ambasciata d&#8217;Italia a Kampala, sta verificando l&#8217;eventuale coinvolgimento di cittadini italiani.<br />
Un&#8217;esplosione è avvenuta nel ristorante Ethiopian Village, nel quartiere meridionale di Kabalagala, uno dei centri della vita notturna della capitale, l&#8217;altra al rugby club, in un quartiere orientale della città. Il capo della polizia Kale Kayihura ha affermato che &#8221;1<em>3 persone sono morte all&#8217;Ethiopian Village, e molte altre sono rimaste ferite, mentre almeno 10 sono morte al rugby club</em>&#8221;. &#8221;<em>Queste bombe </em>- ha aggiunto &#8211; <em>volevano sicuramente colpire le folle che assistevano ai Mondiali&#8217;</em>&#8216;.<br />
Secondo il sito on line del quotidiano ugandese &#8216;The New Vision&#8217; le vittime sono 33. Un suo giornalista sportivo era al rugby club per seguire Olanda-Spagna quando, poco dopo le 23 locali (le 22 in Italia) l&#8217;ordigno è deflagrato, e le foto scattate mostrano una scena di devastazione, con sedie rovesciate, sangue e indumenti sparsi dappertutto nel locale, mentre agenti della sicurezza e soccorritori evacuano i feriti.<br />
Ancora non è emersa nessuna indicazione sugli autori dell&#8217;attacco: l&#8217;anno scorso gli Shabaab, un gruppo integralista somalo, aveva minacciato di attaccare Kampala. L&#8217;Uganda ha inviato truppe in Somalia nel quadro di una forza di peacekeeping dell&#8217;Unione Africana. Kayihura ha anche menzionato i ribelli ugandesi dell&#8217; Esercito di Resistenza del Signore (LRA), che per oltre 20 anni hanno insanguinato il nord dell&#8217;Uganda: lo scorso maggio il governo di Kampala aveva ipotizzato che il gruppo si stesse ricostituendo lungo il confine occidentale con la Repubblica Democratica del Congo.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.ansa.it" target="_blank">www.ansa.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><a name="6_luglio 2010"></a>LA STRAGE IN UGANDA E L&#8217;OMBRA DEI QAEDISTI: DINAMICA, BERSAGLIO E STRATEGIA FANNO RICADERE I SOSPETTI SUGLI ISLAMISTI SOMALI</strong><br />
12 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">La strage in Uganda sembra avere una matrice internazionale, anche se le tensioni che attraversano il paese non eliminano responsabilità locali. In attesa di elementi più sicuri, si possono indicare alcuni aspetti che fanno propendere per la matrice islamista, con sospetti particolari sugli islamisti somali. Una pista avvalorata dalle dichiarazioni soddisfatte di Sheikh Issa, comandante del partito Shabab.<br />
Le azioni simultanee in ritrovi frequentati da stranieri ricordano le operazioni di gruppi qaedisti. Si terrorizza l’avversario, lo si punisce perché frequenta luoghi &#8216;<em>impuri</em>&#8216;, si dimostra abilità nell’attacco. Hanno colpito un ristorante etiope a Kampala: Etiopia e Uganda considerati nemici dal movimento Shabab. E dunque gli attentati sono una ritorsione spietata.<br />
Inoltre gran parte delle vittime stavano seguendo la finale dei Mondiali, altro evento maledetto dai qaedisti.<br />
Gli estremisti somali stanno allargando la loro area di operazione. Hanno accolto volontari dall’Occidente – anche americani &#8211; e dai paesi arabi, hanno stabilito rapporti con gli islamisti yemeniti e hanno ospitato cellule dichiaratamente qaediste.<br />
La strage ugandese può rappresentare il salto di qualità nella corsa al terrore. I massacri, purtroppo, portano lutti a chi li subisce ma molto onore a quanti li pianificano.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.corriere.it/" target="_self"> www.corriere.it</a> &#8211; <em>Guido Olimpio</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="7_luglio 2010"></a>BOMB EXPLOSIONS KILL 65 IN KAMPALA</strong><br />
12 july 2010</p>
<p style="text-align: justify;">65 people are reported dead following two bomb explosions in Kampala last night. The first bomb hit a popular bar in Kabalagala and the second in Lugogo. Both bars were crowded with locals and foreign nationals who had assembled to watch the World Cup final on large screens. Police confirmed that 13 people were killed at Ethiopian Village Restaurant in Kabalagala, including at least one foreigner, while the second explosion, at Kyadondo Rugby Club, claimed the lives of as many as 50 people.<br />
Though Police says there are 67 causalities, media reports indicate that the number of causalities at International Hospital Kampala only is 37 and many more in the national referral hospital, Mulago. Local hospitals have been overwhelmed by the number of casualties from the bombings. &#8220;<em>All the beds are full, staff are rushed off their feet, they&#8217;re really struggling to cope</em>&#8221; reported Al Jazeera&#8217;s Malcolm Webb. And ambulances continue ferrying more to other hospitals.<br />
Inspector General of Police, Kale Kayihura issued a statement shortly after the blasts, in which he pointed the finger of suspicion at Somali militant group, Al-Shabaab.<br />
However, since the immediate aftermath of the attack, discussion of the potential involvement of the Allied Defence Forces (ADF), a Ugandan rebel group, has also gained momentum. Both of these groups have issued threats against the government. Reports indicate that an al-Shabab commander in Mogadishu said he was &#8220;happy&#8221; with the attacks in Uganda. But Sheik Yusuf Sheik Issa the Al-Shabaab commander refused to confirm or deny that al-Shabaab was responsible.<br />
The sites of the explosions, as well as Mulago hospital, are scenes of grief and chaos. &#8220;<em>She might be dead, you are hiding her from me, I want to see her</em>&#8221; one woman said, wailing out of control at Kyadondo Rugby Club.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com/" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Haggae Matsiko</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="8_luglio 2010"></a>BOMB BLASTS DEATH TOLL RISES TO 74 AS AL SHABAAB CLAIM RESPONSIBILITY</strong><br />
12 july 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The death toll of the two Kampala bomb blasts has risen to 74. Previous reports had put the figure of the dead at 64 and causalities at 67. The Somali Islamist militants al Shabaab have claimed they were behind the two bomb attacks. The explosions went off at two bars packed with soccer fans watching the final moments of the World Cup final on television in an Ethiopian restaurant in Kabalagala and at Kampala rugby club on Sunday.<br />
The inspector General of Police, Kale Kayihura earlier this morning said that the police suspected the al shabaab, although the Mogadishu based militant&#8217;s commanders denied the accusations. However a head of a suspected Somali suicide bomber was found at one of the blast sites.<br />
Sheik Ali Mohamud Rage, a spokesman for the Somali militant group al Shabaab has now come out boldly to claim responsibility for what left many grieving in Kampala.<br />
Reports indicate that the attacks are the first time that the al-Qaeda-linked al-Shabaab has attacked sites outside Somalia. The first blast hit the Ethiopian Village restaurant around 10:55 p.m. local time, Uganda media centre executive director, Fred Opolot said. Two more blasts tore through a crowded rugby club as the match was going on, Juma Seiko, one of the witnesses said Identification and trauma centres have been set up at Mulago Hospital and International Hospital Kampala.<br />
President Yoweri Museveni who visited Ethiopian Village, Kampala Rugby Club and Mulago hospital where most of the victims are said that the terrorists behind the bombings should fight soldiers, not &#8220;<em>people who are just enjoying themselves</em>. <em>We shall go for them wherever they are coming from. We will look for them and get them as we always do</em>&#8221; Museveni added.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Haggae Matsiko</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="9_luglio 2010"></a>ESPLOSIONI FANNO 74 VITTIME</strong><br />
13 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Un duplice attentato a Kampala, domenica sera, ha fatto decine di vittime tra gli spettatori della finale mondiale. Probabilmente due kamikaze si sono fatti esplodere in due locali pubblici della capitale dell&#8217;Uganda: secondo la polizia ci sarebbero stati almeno 74 morti e 65 feriti. Lunedì la strage è stata rivendicata dal movimento integralista islamico somalo degli Shabaab, legato ad Al Qaeda, ma già subito dopo la polizia ugandese aveva attribuito a loro la responsabilità. Lo riferisce Al Jazeera.<br />
Le stragi sono state perpetrate il primo in un rugby club con un maxischermo, l’altro in un ristorante etiope. L’ambasciata Usa a Kampala riferisce di un cittadino americano ucciso e tre feriti; la vittima sarebbe un diciottenne. In precedenza contattato a Mogadiscio dall’Associated Press, uno dei comandanti del movimento islamico, Sheik Yusuf Sheik Issa, non aveva voluto confermare né smentire un diretto coinvolgimento degli Shabaab. «<em>L’Uganda è uno dei nostri nemici</em> &#8211; ha però detto &#8211; c<em>hiunque li faccia piangere mi rende felice. Possa la rabbia di Allah riversarsi su quanti sono contro di noi</em>». Almeno uno dei due ordigni sarebbe stato fatto esplodere da un kamikaze, di cui oggi è stata ritrovata la testa.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.corriere.it" target="_self"> </a><a href="http://www.corriere.it" target="_blank">www.corriere.it</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="10_luglio 2010"></a>SVENTATO NUOVO ATTACCO: LA BOMBA ERA IN UNA BORSA LASCIATA IN UN BAR</strong><br />
13 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestati alcuni responsabili degli attentati che 2 giorni fa hanno fatto strage di tifosi in 2 locali a Kampala, capitale dell&#8217;Uganda.<br />
Dopo il ritrovamento di una cintura esplosiva pronta per un altro attacco dei terroristi somali legati ad al Qaida, il gruppo degli Shabaab, la polizia ha arrestato alcune persone coinvolte nel complotto.<br />
La bomba era in una borsa lasciata in un bar e i gestori del locale hanno avvertito la polizia dopo aver sentito un cellulare che suonava dall&#8217;interno.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.ansa.it" target="_blank">www.ansa.it</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="11_luglio 2010"></a>CHI SI PRENDE CURA DEI BAMBINI FERITI NELLE GUERRIGLIE?</strong><br />
13 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Centinaia di bambini feriti durante i conflitti in corso da anni nella zona settentrionale dell’Uganda non riescono ad avere le cure specialistiche necessarie a causa della mancanza di fondi o di servizi sanitari idonei, secondo il gruppo di sostegno locale Northern Uganda Transitional Justice Working Group.<br />
“<em>Abbiamo registrato oltre 1500 casi che richiedono interventi di chirurgia plastica, minori o maggiori, ma ne verranno fatti solo 300 a causa delle risorse limitate</em>” ha dichiarato Hellen Elengat Acham, presidente del Gruppo.<br />
Il gruppo dei ribelli del Lord&#8217;s Resistance Army (LRA) continua a terrorizzare la popolazione dell’Uganda del nord dai primi anni ‘90 fino a raggiungere anche il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana.<br />
Finora circa 15 mila persone sono state sfollate e oltre 5 mila congolesi vivono in campi profughi della Repubblica Centrafricana, mentre continuano i rapimenti di bambini nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi sei mesi i ribelli hanno ucciso 102 civili al mese nella provincia orientale. Tra dicembre e marzo, almeno 302 persone, compresi 125 bambini, sono stati rapiti, ed un gran numero di civili hanno subito violenze e mutilazioni durante gli attacchi nei villaggi, secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA).<br />
L’LRA è noto per la brutalità che lo caratterizza e per l’impiego di bambini soldato, o come schiavi del sesso e facchini. La violenza che caratterizza questo gruppo di ribelli continua ad alimentare una crescente crisi umanitaria.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="12_luglio 2010"></a>RIBELLI UGANDESI: VERTICE A DUNGU PER SOLUZIONE COMUNE</strong><br />
14 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Attacchi, saccheggi, abitazioni distrutte e popolazioni in fuga: da mesi il ìgruppo ribelle ugandese dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, LRA) rappresenta una minaccia alla sicurezza della Repubblica democratica del Congo, il Centrafrica e il Sudan, che si sono riuniti nella città congolese di Dungu (Provincia Orientale) per tentare di elaborare una strategia comune. Partecipano alla conferenza regionale anche rappresentanti del governo di Kampala.<br />
Dopo aver imperversato per più di 20 anni nel Nord Uganda (dal 1987), la ribellione fondata da Joseph Kony ha spostato le sue basi per lo più oltrefrontiera e “<em>non costituisce più una minaccia per il paese</em>” hanno precisato i delegati ugandesi.<br />
Riferendo il quadro complessivo di ognuno dei tre paesi dei Grandi Laghi, le delegazioni hanno presentato una sorta di mappatura delle violenze perpetrate sui propri territori. Particolarmente colpiti sono il Sudan meridionale, soprattutto la regione di Western Equatoria, l’est del Centrafrica (zona confinante con il Congo) e la Provincia orientale in Repubblica democratica del Congo.<br />
Proprio la città di Dungu, scelta come luogo dell’incontro, è da mesi il territorio il più bersagliato dai ribelli, che secondo gli ultimi bilanci Onu dall’inizio del 2009 avrebbero ucciso oltre 1500 persone; inoltre le basi principali del movimento si trovano nelle foreste della Provincia orientale, punto di partenza delle incursioni nei paesi limitrofi.<br />
Le delegazioni dei quattro paesi intendono valutare e trovare soluzioni alle gravi conseguenze socio-economiche degli attacchi della ribellione: per via dell’insicurezza diffusa nei campi e sulle strade, infatti, nelle zone colpite le popolazioni sono state costrette ad interrompere le attività agricole, aggravando la propria situazione economica e alimentare.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="13_luglio 2010"></a>KAMPALA: PRIME RICOSTRUZIONI ATTENTATI, ALTRI ARRESTI</strong><br />
14 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">C’è la mano di almeno un attentatore suicida dietro l’esplosione di due ordigni che domenica hanno causato la morte di 76 persone a Kampala e il ferimento di altre 55, alcune delle quali in gravi condizioni.<br />
A sostenerlo è stato oggi il ministro degli Interni Matia Kasaija dando ulteriori particolari sulle persone arrestate, tra cui ci sarebbero sia ugandesi che somali. L’attentatore si è fatto esplodere all’interno di un ristorante etiopico affollato di clienti che stavano assistendo alla finale dei campionati mondiali di calcio trasmessi in quel momento in televisione. Non è ancora chiara la dinamica del secondo attentato avvenuto nei locali del Kyadondo Rugby Club.<br />
Ai quattro arresti effettuati ieri, secondo alcune fonti ne sarebbero seguiti altri mentre la polizia sta conducendo la sua inchiesta in collaborazione con esperti anti-terrorismo arrivati dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. La polizia aveva detto ieri di aver rinvenuto e disinnescato un terzo ordigno in un locale situato nel quartiere di Makindye.<br />
In un racconto fatto alla MISNA, padre Luigi Gabaglio, missionario comboniano a Kampala, ha riferito che sebbene gli attentati siano divenuti l’argomento principale di questi giorni, la gente sta continuando a condurre una normale vita quotidiana: “<em>Si va al mercato, gli uffici sono tutti aperti </em>– ha detto padre Gabaglio &#8211; <em>è aumentata però, anche se discretamente, la presenza di polizia ed esercito a presidio di luoghi considerati a rischio come sedi di istituzioni, ambasciate e luoghi pubblici di qualche rilievo</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="14_luglio 2010"></a>KAMPALA, VOCI E SPERANZE PER IL FUTURO DEL CONTINENTE</strong><br />
23 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Può cominciare dall’agricoltura e dalle infrastrutture la ripresa dell’Africa, un continente negli ultimi due anni capace di limitare le ricadute della crisi internazionale: è il messaggio che arriva da Kampala, dove in questi giorni vertici tra ministri e capi di stato si intrecciano a riunioni di operatori economici.<br />
A evidenziare la “<em>notevole capacità di resistenza</em>” della struttura produttiva della regione sub-sahariana è stato anche Jean Ping, il presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA), che ha aperto ieri i lavori del Consiglio esecutivo di questo organismo continentale. Ora, ha sostenuto il dirigente dell’UA, bisogna puntare sullo sviluppo delle reti dell’energia e dei trasporti, chiave di volta per superare le strozzature di un commercio inter-africano ancora debole.<br />
Ping ha proposto la sua analisi allo &#8216;Speke Resort Munyonyo&#8217; di Kampala, di fronte ai ministri di 49 dei 52 paesi membri dell’UA che partecipano al Consiglio esecutivo.<br />
Da ieri i nodi dello sviluppo animano però anche il Forum africano del settore privato, un incontro al quale sempre nella capitale ugandese partecipano operatori economici e imprenditori provenienti dalle diverse aree del continente. Centrale il confronto sul ruolo della politica, capace secondo gli organizzatori di favorire la crescita attraverso una necessaria regolamentazione del mercato.<br />
Secondo le ultime stime della Banca africana di Sviluppo, il Prodotto Interno Lordo del continente dovrebbe aumentare quest’anno di circa il 4%, avvicinandosi ai ritmi di crescita precedenti alla crisi originata nel 2008 dai cosiddetti mutui ad alto rischio americani.<br />
A Kampala, dove Domenica comincerà la XV Assemblea ordinaria dei capi di stato e di governo dell’UA, in molti sono però convinti che non sia possibile capire l’importanza del momento guardando solo numeri e statistiche. “<em>I paesi africani </em>– sostengono gli organizzatori del Forum del settore privato &#8211; <em>cercano senza sosta un fattore di cambiamento, che consenta al continente di svilupparsi in un mondo che cambia</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><a name="15_luglio 2010"></a>LA LOTTA AL TERRORISMO, LA SITUAZIONE IN SOMALIA E IN SUDAN AL CENTRO DEL VERTICE DELL’UNIONE AFRICANA</strong><br />
26 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Cacciamo i terroristi dall’Africa</em>” ha dichiarato domenica 25 luglio, all’apertura del 15esimo Vertice dei Capi di Stato dell’Unione Africana, il Presidente ugandese Yoweri Museveni. Il Vertice che si tiene nella capitale ugandese, Kampala, è dedicato alla salute materna e infantile e allo sviluppo in Africa, ma il duplice attentato attribuito agli estremisti islamici somali dell’11 luglio scorso ha impresso una svolta all’agenda del Summit.<br />
Il conflitto civile in Somalia, infatti, è uno dei temi principali affrontati dai rappresentanti degli Stati africani. Nella loro rivendicazione del duplice attentato, gli Shabab (il gruppo islamico somalo che lotta contro il governo di transizione somalo riconosciuto dalla comunità internazionale), hanno affermato che questa azione sanguinosa era una rappresaglia per la partecipazione dei soldati ugandesi all’AMISOM, la missione militare dell’Unione Africana che appoggia le truppe governative somale.<br />
Gli attentati di Kampala (avvenuti in coincidenza con la finale della Coppa del Mondo di calcio in Sudafrica) sono considerati le prime azioni compiute dagli Shabab al di fuori della Somalia.<br />
L’Unione Africana ha deciso di rafforzare l’AMISOM (che è formata attualmente da oltre 6mila soldati ugandesi e burundesi) grazie alla disponibilità della Guinea e di Gibuti di inviare altri 2mila militari, portando la forza africana a 8.100 soldati. Un altro tema al centro del vertice è la situazione sudanese, alla luce del nuovo mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja nei confronti del Presidente Omar El-Bashir, con l’accusa di genocidio nella guerra del Darfur. In precedenza la CPI aveva emesso un mandato di arresto nei confronti di Bashir per crimini di guerra. Bashir non si è recato a Kampala, un fatto, sottolineano gli osservatori locali, derivante non solo dal timore di un possibile arresto, ma soprattutto dalle tensioni tra Uganda e Sudan.<br />
Il Presidente di turno dell’UA, il Presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, ha criticato i due mandati di arresto nei confronti del Presidente sudanese. “<em>Emettere un mandato di cattura contro il Capo di uno Stato sovrano significa destabilizzare la pace e la sicurezza in Africa, obiettivi per i quali abbiamo combattuto tanti anni</em>” ha detto Bingu wa Mutharika.<br />
Il Sudan inoltre vive un momento delicato, nell’attesa del referendum sull’indipendenza del sud Sudan che si terrà nel gennaio 2011.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org<br />
</a> <em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="16_luglio 2010"></a>SI DELINEA UNO SCENARIO COMPLESSO DIETRO GLI ATTENTATI DI KAMPALA</strong><br />
29 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Continuano le indagini relative al duplice attentato commesso l’11 luglio nella capitale ugandese Kampala. Gli attentati, che hanno provocato 76 morti e centinaia di feriti, sono stati rivendicati dagli Shabab, il gruppo integralista somalo che si oppone al Governo di Transizione di Mogadiscio appoggiato da una forza di intervento africana, composta in gran parte da soldati ugandesi.<br />
Le autorità di polizia ugandesi hanno arrestato una quarantina di persone, accusate di aver preso parte agli attentati, molte delle quali sono somali. L’Uganda accoglie infatti un certo numero di rifugiati somali e addestra sul suo suolo una parte dell’esercito del Governo di Transizione della Somalia.<br />
Secondo quanto riporta il quotidiano &#8216;The Monitor&#8217; starebbe emergendo una trama più complessa e allarmante all’origine degli attentati dell’11 luglio. Il giornale cita un rapporto dell’intelligence ugandese del settembre 2009 secondo il quale vi era un piano per compiere attentati dinamitardi a Kampala da parte di elementi delle Allied Democratic Forces (ADF) con il supporto degli Shabab.<br />
L’ADF è un gruppo formato nel 1996 da integralisti musulmani, che si è in seguito unito ad un altro gruppo di guerriglia, la National Army for the Liberation of Uganda.<br />
“<em>L’ADF è un gruppo debole che dal 2001 non riesce più ad operare in Uganda. I suoi componenti si sono rifugiati da tempo nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Mi sembra improbabile che siano coinvolti negli attentati di Kampala”</em> dice Sua Eccellenza Mons. Egidio Nkaijanabwo, Vescovo di Kasese, la diocesi nel sud-ovest dell’Uganda dove l’ADF ha operato per alcuni anni. “<em>Dal 1996 al 2001 questo gruppo ha seminato l’insicurezza nella nostra diocesi ed anche la Chiesa ne ha sofferto. Il gruppo si richiama all’islamismo radicale ed era appoggiato da una potenza esterna. In seguito, intorno al 2001, l’esercito ugandese è riuscito a riprendere il controllo dell’area. Da allora i guerriglieri dell’ADF si sono rifugiati in Congo</em>”.<br />
L’ADF/NALU, rimasto pressoché inattivo per anni, da qualche settimana ha fatto parlare di sé da quando l’esercito congolese ha lanciato un’offensiva contro le sue basi nel nord Kivu. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali che operano nell’area, i combattimenti hanno provocato la fuga di circa 50mila civili. Il rapporto dell’intelligence ugandese citato da &#8216;The Monitor&#8217; afferma che l’ADF ha 800 combattenti, “<em>tutti musulmani, il 40% dei quali sono ugandesi, il resto congolesi, tanzaniani, senegalesi, somali e altri provenienti dall’Africa occidentale</em>”.<br />
Il gruppo è guidato da Jamil Mukulu, un cattolico convertito alla religione islamica, che sarebbe stato ferito negli ultimi giorni nell’est del Congo. Secondo &#8216;The Monitor&#8217; prima degli attentati dell’11 luglio, l’esercito ugandese aveva preparato un attacco contro le basi dell’ADF/NALU in Congo, con l’appoggio dei congolesi e degli Stati Uniti. Se queste notizie verranno confermante si viene a delineare uno scenario complesso dove all’islamismo radicale e alla lotta al terrorismo condotta dagli Stati Uniti, si sovrappongono le tensioni esistenti nell’area da decenni.<br />
Sullo sfondo rimangono le immense ricchezze congolese e il petrolio ugandese, il cui sfruttamento è stato avviato da poco.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org<br />
</a> <em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="17_luglio 2010"></a>DA SEMINARISTA RAPITO A SACERDOTE; LA TESTIMONIANZA DI STEFANO, RAPITO NEL NORD UGANDA NEL 2003</strong><br />
31 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Stefano aveva 16 anni quando fu rapito dai ribelli del Lord&#8217;s Resistance Army (LRA) che avevano attaccato l’11 maggio 2003 il seminario minore della diocesi di Gulu nel nord Uganda. Oltre a Stefano furono rapiti altri 40 seminaristi.  Secondo un rapporto presentato da Eva-Maria Kolmann, di &#8216;Aiuto alla Chiesa che Soffre&#8217;, i ribelli hanno catturato i seminaristi per arruolarli nelle proprie file. La maggior parte di loro sono stati uccisi e dodici sono ancora dispersi.<br />
Stefano, che ha recentemente fatto un viaggio in Uganda, ha raccontato la sua storia ai rappresentanti di &#8216;Aiuto alla Chiesa che Soffre&#8217; (ACS), che ha sede a Königstein. &#8220;<em>Per due mesi, omicidi, stupri e torture sono stati parte della loro vita quotidiana. I ribelli volevano insegnargli ad uccidere soprattutto perché erano seminaristi. Alcuni dei suoi compagni sono stati uccisi di fronte a Stefano a pugni e calci; altri sono stati massacrati a colpi di machete perché avevano i piedi distrutti, dopo le lunghe marce e non potevano più camminare. Egli, tuttavia, è stato fortunato nella disgrazia, perché è riuscito a fuggire prima di essere costretto ad uccidere</em>” afferma il rapporto dell’ACS.<br />
Il seminarista rapito ricorda così la notte dell’attacco: “<em>I ribelli arrivarono venti minuti dopo mezzanotte, erano circa una ventina. Dopo aver circondato il seminario, una parte di loro si recò direttamente nelle camerate degli studenti di 16 anni. Poiché non riuscivano a forzare la porta, uno di loro è penetrato dalla finestra per aprirla dall&#8217;interno. Uno dei seminaristi aveva tagliato la luce per bloccare i ribelli, ma questi avevano delle torce</em>”.<br />
I due soldati che il governo aveva posto a protezione della struttura erano fuggiti appena videro arrivare i ribelli. “<em>Siamo stati lasciati senza alcuna protezione</em>” ricorda Stefano.<br />
Oltre ai seminaristi, nel terreno adiacente al seminario si trovavano circa due mila persone, soprattutto donne e bambini, che trascorrevano lì la notte nella speranza, risultata vana, di sfuggire agli attacchi dell’LRA. Un ribelle uccise un bambino di 7 anni di fronte agli occhi della madre, ricorda Stefano. I ribelli costrinsero i seminaristi a marciare per ore.<br />
“<em>Ho visto cose che non avrei mai pensato di vedere. Un uomo non può fuggire da tutto questo, ma Dio fa miracoli. La preghiera era la mia unica speranza. Durante le lunghe marce recitavo il Rosario con le dita, perché non avevo la corona</em>” ricorda Stefano. Due mesi dopo il suo rapimento, le forze governative attaccarono i ribelli. In mezzo alla confusione della battaglia Stefano riuscì a scappare e, dopo diversi giorni di cammino senza meta, fu trovato da una pattuglia dell&#8217;Esercito.<br />
La sua famiglia lo aveva già dato per morto. “<em>Avevano chiesto a un prete di celebrare la Messa per me</em>” ricorda Stefano. I genitori e i fratelli di Stefano non volevano che lui tornasse al seminario, ma Stefano sapeva che quello era il suo posto. Ora è sacerdote.<br />
Dal 1988 più di 30 mila bambini e ragazzi sono stati rapiti dai ribelli. I ragazzi sono costretti a diventare soldati e le bambine schiave sessuali. I bambini vengono violentati, drogati, costretti ad uccidere e a torturare, sono brutalmente puniti alla minima resistenza; molti sono uccisi senza pietà. Alcuni di quelli che fuggono non osano tornare in famiglia, perché si vergognano delle atrocità che sono stati costretti a commettere. I ribelli costringono spesso i bambini e i giovani rapiti ad uccidere nei loro villaggi, persino i loro genitori e fratelli, in modo che il loro ritorno diventi impossibile.<br />
La Chiesa cattolica aiuta questi bambini in diversi modi. Ad esempio, la stazione radio della diocesi di Lira ha creato un programma speciale che consente ai parenti dei bambini rapiti di inviare messaggi d&#8217;amore per farli tornare. Anche i bambini soldato rincasati incoraggiano i loro compagni a tornare dicendo loro di non avere paura. Ai ribelli questa iniziativa non piace, così hanno dato fuoco alla stazione. Tuttavia, l&#8217;antenna non è bruciata e le trasmissioni di Radio Wa continuano a trasmettere un programma che contribuisce alla pace e alla riconciliazione in Uganda.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_luglio 2010">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 31/07/2010 1 dollaro USA è pari a 2235 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2916,993 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/08/ugandabout-luglio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; giugno 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/07/ugandabout-giugno-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/07/ugandabout-giugno-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 12:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[alcohol]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[EAC]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Kampala]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[mercato comune africano]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[Nilo]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[teachers salaries]]></category>
		<category><![CDATA[tubercolosi]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=1889</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.

CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE
3 giugno 2010
PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE
3 giugno 2010
MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA
5 giugno 2010
 NILO SALE LA TENSIONE
5 giugno 2010
COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="giu2010_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.<br />
<span id="more-1889"></span></p>
<p><a href="#giu2010_1"><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_2"><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_3"><strong>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong></a><br />
5 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_4"><strong>NILO SALE LA TENSIONE<br />
</strong></a>5 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_5"><strong>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong></a><br />
8 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_6"><strong>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_7"><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#mag2010_2">U</a><a href="#giu2010_8">N MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</a></strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_9"><strong>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong></a><br />
16 june 2010</p>
<p><a href="#giu2010_10"><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong></a><br />
21 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_11"><strong>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong></a><br />
21 june 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_1"></a></strong></p>
<p><strong><a href="#mag2010_2"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_12"><strong>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong></a><br />
25 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><strong><a href="#mag2010_4"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_13"><strong>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong></a><br />
28 giugno 2010</p>
<hr /><strong> </strong><strong> </strong><a name="giu2010_1"></a><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Da quando sono cominciate, nel 2008, le indagini sul Kivu, nessun mandato di cattura è stato emesso. Se la Cpi arrestasse delle persone per i crimini commessi nella regione, le cose andrebbero meglio e sapremmo cosa dire alle vittime di violenze</em>&#8220;: è la testimonianza di Justine Masika Bihamba, dell&#8217;organizzazione non governativa &#8216;Sinergia per le donne vittime di violenze sessuali&#8217;, rilasciata a Kampala, capitale dell’Uganda, dove si svolge la prima Conferenza internazionale sull’operato e il futuro della Corte penale internazionale (Cpi) con sede all&#8217;Aia.<br />
<span style="color: #990000;">Il dibattito di ieri ha dato la parola alle vittime di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità che oltre a criticare la lentezza procedurale hanno anche sottolineato che i risarcimenti versati alle donne vittime di violenze sessuali sono spesso troppo ridotti e non consentono loro di ricominciare una vita normale né di ritrovare la dignità</span><span style="color: #990000;">. </span>Come in risposta alle vittime intervenute a Kampala, il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha assicurato che &#8220;<em>la Corte sta adottando nuove strategie per arrestare i ricercati</em>&#8220;.<br />
Per <span style="color: #990000;">il caso di Joseph Kony</span>, fondatore e capo dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lra, Lord resistance army), Ocampo lo ha <span style="color: #990000;">definito “<em>emblematico della conseguenza dell&#8217;impunità: altre 2000 persone sono state uccise da quando è stato emesso il mandato di cattura</em>&#8220;;</span> per il presidente sudanese Omar Hassan el-Bashir, contro cui Ocampo ha emesso un ordine di cattura per presunte responsabilità di crimini di guerra in Darfur, sarebbe “<em>solo una questione di tempo</em>&#8220;.<br />
Complimentandosi per l&#8217;andamento delle indagini in corso in Kenya sulle violenze elettorali del 2007, il procuratore ha annunciato l&#8217;apertura di processi contro alcuni dirigenti entro fine anno e ha poi criticato l&#8217;atteggiamento di non-cooperazione da parte di Kinshasa sul caso di John Bosco Ntaganda, l&#8217;ex-capo ribelle responsabile di gravi crimini nell&#8217;Ituri e oggi componente di primo piano nell&#8217;esercito regolare congolese. Ieri, Belgio, Danimarca e Finlandia hanno firmato un accordo di collaborazione con la Cpi, dando la loro disponibilità ad accogliere nei propri carceri futuri accusati.<br />
E&#8217; la prima volta che esponenti governativi, delle Nazioni Unite e della società civile di quasi tutti i 111 paesi che aderiscono ai principi della Corte si riuniscono per valutare il suo operato e migliorarne il funzionamento, anche riesaminando il Trattato di Roma, che il 17 Luglio 1998 ne sancì l’istituzione.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.unimondo.org"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong><a name="giu2010_2"></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Vi posso garantire che le presidenziali del 2011 si terranno come previsto. Niente e nessuno potrà disturbare il processo, nessuno ci potrà intimidire</em>” si legge in un messaggio del presidente Yoweri Museveni indirizzato al parlamento in risposta alle critiche espresse dal partito del suo diretto oppositore, Kizza Besigye, il ‘Forum per il cambiamento democratico’ (Fdc).<br />
Al centro dei dissensi politici soprattutto la composizione della Commissione elettorale, in particolare il suo presidente, Badru Kiggundu, “<em>scelto consensualmente tra tutte le forze politiche</em>” sostiene Museveni. Inoltre, rivolgendosi ai paesi donatori, in particolare all’Unione Europea e agli Stati Uniti, il presidente ha affermato di “<em>non aver bisogno del loro sostegno per organizzare le elezioni</em>” sottolineando che “<em>sarebbero più utili se concentrassero le loro azioni nell’energia e le infrastrutture</em>”, settori prioritari nella politica del governo per assicurare sviluppo al paese.<br />
Nel suo messaggio il presidente elenca i risultati economici conseguiti negli ultimi anni: l’Uganda – governata da Museveni ininterrottamente dal 1986 – ha saputo attrarre sempre più investimenti esteri grazie alla scoperta di significative riserve petrolifere e una notevole stabilità economica e politica, diventando la terza potenza economica del continente.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_3"></a>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong><br />
5 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La riduzione degli impegni finanziari da parte dei paesi donatori nei confronti della lotta all’HIV/AIDS, rischia di minare i progressi fatti negli ultimi anni e causare molte più morti inutili&#8221;</em>. È la denuncia che Medici Senza Frontiere (MSF) esprime nel recente rapporto dal titolo “No time to quit: HIV/AIDS treatment gap widening in Africa”.<br />
Il rapporto si fonda su analisi portate avanti in otto paesi dell’Africa sub-sahariana e illustra come la maggior parte delle istituzioni internazionali che erogano fondi come PEPFAR, Banca Mondiale, UNITAID e i paesi che finanziano il Fondo Globale, da un anno e mezzo abbiano deciso di tagliare, ridurre o interrompere i loro finanziamenti per le cure e i farmaci antiretrovirali (ARV) contro l’HIV. “<em>Come è possibile interrompere la sfida a metà strada e far finta che la crisi sia passata? Nove milioni di persone in tutto il mondo hanno urgente bisogno di cure e non hanno accesso a farmaci salvavita, due terzi di loro nella sola Africa sub-sahariana. Esiste un reale rischio che molti pazienti muoiano nei prossimi anni se non verranno fatti i passi necessari per affrontare il problema. L’ulteriore riduzione degli aiuti impedirà ad un numero maggiore di persone l’accesso alle cure e metterà a rischio tutti i progressi fatti dall’introduzione dei farmaci antiretrovirali ad oggi</em>” avverte Mit Philips, analista delle politiche sulla salute per MSF e tra gli autori del rapporto.<br />
<span style="color: #990000;">Il Piano di emergenza per l’AIDS della Presidenza degli Stati Uniti (PEPFAR) ha ridotto il suo budget per l’acquisto di farmaci antiretrovirali nel 2009 e 2010, e ha bloccato il budget complessivo. Altri donatori, come UNITAID e la Banca Mondiale, hanno annunciato riduzioni negli investimenti dei prossimi anni per i <span style="color: #990000;">farmaci antiretrovirali in Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Uganda e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Anche il Fondo Globale per l’HIV, Tubercolosi e Malaria &#8211; la più grande istituzione finanziaria per la lotta all’HIV &#8211; sta fronteggiando un calo dei finanziamenti</span></span><span style="color: #990000;">. Stati Uniti, Olanda e Irlanda hanno già annunciato che diminuiranno le loro quote contributive annuali. L’Italia è in arretrato con il pagamento della quota per il 2009.<br />
</span>Tra il 2009 e il 2010, gli stanziamenti già approvati si sono ridotti dell’8-12%. I tagli generalizzati si sono tradotti nella riduzione del numero di persone in grado di iniziare un trattamento antiretrovirale, in Sudafrica, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, dove il numero dei nuovi pazienti che hanno iniziato le cure è diminuito di ben sei volte. Sistemi sanitari già fragili verranno portati allo stremo, a causa di un sempre maggior numero di pazienti che richiederanno un’assistenza più specialistica per l’insorgenza di patologie opportuniste.<br />
L’esaurimento delle scorte e la sospensione nella distribuzione dei medicinali sono già una realtà e diventeranno sempre più frequenti se non saranno disponibili fondi a sufficienza. Recentemente alcuni governi e altri soggetti in Malawi, Zimbabwe, RDC, Kenya e Uganda, hanno fatto diretta richiesta a MSF di forniture straordinarie di medicinali. “<em>Una riduzione dei finanziamenti provocherà la morte di molte più persone e l’aumento del numero degli orfani. I pazienti  sieropositivi spesso devono accudire altre persone, in primo luogo i propri bambini. Perderanno la speranza e moriranno. Senza medicinali non c’è futuro</em>” dichiara Catherine Mango, una donna sieropositiva del Kenya.<br />
I farmaci antiretrovirali evitano che la malattia precipiti, facendo sì che i pazienti vivano più a lungo. Ciò significa che il numero dei pazienti in cura aumenta ogni anno. Per questo è necessario un incremento costante e stabile dei finanziamenti. “<em>L’HIV/AIDS è un’emergenza sanitaria globale che richiede ancora una risposta eccezionale. MSF chiede un rinnovato e continuo impegno da parte dei donatori e dei governi nazionali nella lotta all’HIV/AIDS, affinché tale disastrosa emergenza di salute pubblica possa essere affrontata in maniera adeguata</em>” conclude Mit Philips.<br />
Nelle scorse settimane l&#8217;ex-direttore esecutivo di MSF Italia, Gianfranco De Maio, con un editoriale dal titolo &#8216;La facoltà di fare e mantenere promesse&#8217; ha ricordato che Medici Senza Frontiere è intervenuta nel dibattito che precede l’annuale Assemblea Mondiale della Salute, organizzata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indirizzando ai delegati una lettera aperta riguardo agli argomenti considerati più nevralgici in questo momento: malnutrizione infantile, innovazione medico-scientifica e proprietà intellettuale, contraffazione farmaceutica.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.unimondo.org" target="_blank">www.unimondo.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_4"></a>NILO SALE LA TENSIONE</strong><a href="#mag2010_1"><strong><br />
</strong></a>5 giugno 2010<a href="#temperature_nov"> </a></p>
<p style="text-align: justify;">Erodoto chiamava l’Egitto &#8216;Dono del Nilo&#8217;, ma sono molti i doni dimenticati risalendo lungo il suo corso fino agli altipiani dell’Etiopia e al lago Tana, dove nasce il Nilo azzurro, oppure al Lago Vittoria, in Uganda, dove inizia la corsa del Nilo bianco: tanti quanti sono i Paesi che attraversa.<br />
<span style="color: #990000;">Il 14 maggio i ministri di Uganda, Etiopia, Rwanda e Tanzania si sono riuniti a Entebbe, in Uganda, per firmare un Accordo strutturale di cooperazione sulle acque del Nilo</span>, il Cooperative Framework Agreement (CFA), che di fatto servirà a istituire una Commissione permanente di gestione e sfruttamento futuro delle acque del grande fiume da parte di tutti i Paesi del suo bacino. Il Kenya ha firmato la settimana successiva. Ma Egitto e Sudan hanno disertato l&#8217;incontro.<br />
<span style="color: #990000;">Il bacino idrografico del Nilo, lungo 6695 chilometri, comprende un territorio di 3 milioni di chilometri quadrati, con 300 milioni di persone direttamente coinvolte dal suo sistema idrico interconnesso, che, per la grossa crescita demografica che sta investendo la <span style="color: #990000;">regione, raddoppieranno nei prossimi 25 anni. Oggi sono 160 milioni quelli la cui vita dipende strettamente dal fiume e 9 i Paesi interessati: Egitto, Sudan, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.<br />
</span> </span><span style="color: #990000;">La questione è semplice, bastano poche parole per dirla: si tratta di come usare e distribuire equamente le potenzialità delle risorse idriche che il Nilo mette a disposizione, tra le quali ad esempio l’energia idroelettrica o la capacità di irrigazione per lo sviluppo di una moderna agricoltura, tutte enormi occasioni di crescita economica.</span> Con questo obiettivo viene avviato il CFA, come protocollo d’intesa, che vincola i Paesi aderenti a formare la futura Commissione di gestione secondo determinati criteri.<br />
<span style="color: #990000;">Semplice a dirla, ma nei fatti la questione ha una natura molto più complessa e radici antiche, che affondano le loro origini nel terreno sabbioso degli accordi coloniali, stipulati dalla Gran Bretagna con l’Egitto nel 1929. E intanto la popolazione dell’intero bacino resta poverissim<span style="color: #990000;">a</span></span><span style="color: #990000;">.</span> Per ovviare a questa situazione le negoziazioni hanno inizio nel 1997, ma solo nel 1999 nasce la Nile Basin Initative (NBI), che deve spianare la strada per una Commissione di gestione, ma dieci anni di negoziati, che hanno visto manovre politiche, intrighi, diffidenza, sospetti e abbandoni, non hanno portato a niente. Inoltre la NBI, che serviva anche a dare un riconoscimento legale a tutti i Paesi del bacino nello sfruttamento delle acque, sia su scala regionale che internazionale, finirà il suo mandato nel 2012, occorre quindi elaborare una nuova cornice di controllo. In questi dieci anni la NBI si è rivelata legalmente fragile: l’Egitto ha continuato ad esercitare il proprio diritto di veto per le opere sul Nilo. Solo nell’ultimo anno due incontri, a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo nel maggio 2009 e ad Alessandria d’Egitto nel luglio dello stesso anno, si sono conclusi con un nulla di fatto per la posizione inflessibile espressa da Egitto e Sudan, con il rifiuto di una nuova ripartizione delle quote storiche di acqua.<br />
In un meeting straordinario, tenutosi a Sharm El Sheikh nell’aprile di quest’anno, l’Egitto, che detiene l’attuale presidenza a rotazione del Consiglio dei ministri del Nilo, propone di istituire la Commissione prima di concludere i negoziati sull’accordo, in altre parole prima di chiudere il protocollo d’intesa. La tattica dell’Egitto di attaccare il carro davanti ai buoi, per cui molti accusano il ministro delle Risorse idriche Nasr Eddin Allam di mancanza di imparzalità in qualità di presidente di turno, sembra evidentemente andare nella direzione di uno svuotamento della Commissione, crearla al di fuori degli accordi vorrebbe dire avere un’istituzione vuota, meno forte della NBI. Nel vertice di Sharm fonti riportano di tentativi, portati nottetempo dal ministro egiziano, di inserire nel testo degli accordi clausole capestro per gli altri Paesi, eroicamente sventati dal ministro dell’Acqua della Tanzania, il prof. Mark Mwandosya.<br />
L’atteggiamento egiziano viene definito anacronistico dal Primo ministro etiope appena rieletto, Meles Zenawi, il quale sostiene che è arrivato il momento di cercare una soluzione in cui “<em>tutti risultino vincitori</em>”. È questo il contesto in cui il 14 maggio viene presa la decisione di firmare il CFA a Entebbe da parte dei Paesi che si trovano a monte del bacino: il protocollo resterà aperto per la firma per la durata di un anno, fino al 13 maggio 2011. Oltre ai quattro Paesi che hanno firmato subito, e al Kenya che si è aggiunto a distanza di pochi giorni, nel corso dell’anno sono attese le firme della Repubblica Democratica del Congo e del Burundi. Non sono invece vicine le firme di Egitto e Sudan, e il rifiuto dell’Egitto fa salire la tensione, accompagnandosi a proteste da parte di quest’ultimo, minacce di azioni diplomatiche e di fermare i finanziamenti ai partner strategici in Africa orientale.<br />
C’è chi dice che tutta questa storia, l’escalation della tensione, sia in realtà una boutade che serve a mascherare gli interessi economici e commerciali delle potenze del nord, Egitto e Sudan, nell’investire nei futuri progetti che si realizzeranno a monte, e minacciare serve ad alzare il prezzo e a procurarsi una fetta più grossa negli investimenti, un posto in prima fila. Sta di fatto che Nasr Eddin Allam, il ministro egiziano, ha dichiarato che verranno prese tutte le misure atte a mantenere lo status quo dei propri diritti e che “t<em>utte le iniziative prese unilateralmente dai Paesi a monte del bacino non vincolano in alcun modo quelli a valle, e non hanno alcuna legittimità</em>”.<br />
Altre fonti non escludono la possibilità di un intervento militare per mantenere inalterato l’assetto attuale, ma è improbabile che l’Egitto in questo momento, mentre ha già non pochi problemi sul fronte interno, possa permettersi di sostenere un conflitto armato. Uno scenario futuro auspicabile, e forse possibile, vedrebbe Egitto e nord del Sudan focalizzati sulla gestione della domanda, mentre i Paesi a monte, tra i quali l’Etiopia di Zenawi, sulla gestione dell’approvvigionamento, impegnandosi comunque a minimizzare l’impatto negativo delle loro opere di sfruttamento sui Paesi a valle. Una tipica soluzione negoziale, appunto.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alessandro Micci</em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_5"></a>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong><br />
8 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestare e perseguire Joseph Kony e i comandanti della ribellione dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra): è l’appello rivolto dall’Alto commissario per i diritti umani Navanethem Pillay, durante una conferenza stampa a Kampala, a margine della riunione per la revisione dello statuto della Corte penale internazionale (Cpi).<br />
“<em>Confido vivamente nel fatto che i tre vertici dell’Lra ancora viventi e attivi, possano essere arrestati e perseguiti per l’atrocità dei crimini commessi nel Nord Uganda, i cui traumi sulle popolazioni locali richiederanno anni per essere sanati</em>” ha detto Pillay, sottolineando in particolare le drammatiche condizioni delle donne madri, rimaste sole dopo l’uccisione dei loro compagni o dopo aver subito violenze sessuali da parte dei ribelli e alle quali non è consentito acquistare terre a causa del loro status. “<em>Questo stato di cose deve finire, chiedo alle autorità di abolire questa pratica discriminatoria e istituire una commissione per la verità e la riconciliazione che aiuti il paese a curare le sue ferite</em>”.<br />
Il commissario ha lodato la creazione di una commissione d’inchiesta governativa relativa agli incidenti e alle violenze dei mesi scorsi nella regione settentrionale della Karamoja in cui sono implicati elementi dell’esercito nazionale. “<em>Tutti gli ufficiali in posizioni di comando durante i tre principali episodi di violenza dovranno essere investigati </em>- ha affermato -<em> e se la loro colpevolezza sarà provata, sospesi dal servizio e allontanati dalla regione</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_6"></a>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’hanno chiamato MDG-4, una sigla che sta per Millennium Development Goals for Children Survival. È il risultato dello sforzo degli Stati membri delle Nazioni Unite insieme a 23 organizzazioni, fra cui Oms, Unicef, Fao e Banca Mondiale. Volevano ridurre almeno di due terzi il numero dei bambini che muoiono prima dei 5 anni. Un po’ ci sono riusciti, i dati sono pubblicati nel Lancet di questa settimana.<br />
<span style="color: #990000;">Nel 1970 morivano ogni anno in tutto il mondo — prima dei cinque anni — 16 milioni di bambini, nel ’90 12 milioni, 10 milioni nel 2000, oggi 7,7 milioni. È una buona notizia, anche se l’obiettivo di ridurre del 4,4 per cento il numero dei bimbi che muoiono ogni anno non è stato raggiunto.</span> E poi otto milioni di bambini che moriranno nel 2010 prima ancora di aver compiuto i cinque anni di età sono davvero troppi. Si deve fare di più e lo si deve fare presto, cominciando col chiedersi di cosa muoiono questi bambini. <span style="color: #990000;">Tre milioni e mezzo muoiono subito dopo la nascita per complicanze della gravidanza, emorragie ed asfissia soprattutto. Gli altri non sopravvivono alle infezioni (polmoniti, diarrea, malaria, Aids, morbillo) e perché non mangiano abbastanza. </span>E quattro milioni muoiono in cinque Paesi soltanto: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Cina.<br />
<span style="color: #990000;">La cosa che colpisce del rapporto del Lancet è che tutti questi decessi li si potrebbe evitare con poco, pochissimo. L’allattamento al seno eviterebbe l a morte a 1.300.000 bambini. Se in Africa si diffondesse l’impiego di zanzariere trattate con insetticida si eviterebbero 800.000 morti. Morirebbero nel mondo 2 milioni di bambini in meno se li si potesse vaccinare. E l’acqua pulita eviterebbe altre 2 milioni di morti se solo ci fosse e la si potesse bere. I bambini che muoiono di polmonite e malaria li si potrebbe salvare con farmaci che costano pochissimo. </span><br />
Ma non s’è sempre detto che per combattere le malattie anche nei Paesi poveri servono nuovi vaccini, nuovi farmaci e tecnologie d’avanguardia? Sì, ma l’analisi dei dati dimostra che adesso la sfida è un’altra, ovvero fare quello che ha già funzionato da qualche parte e farlo dappertutto. <span style="color: #990000;">Non serve nemmeno una strategia globale, in posti diversi si possono fare benissimo cose diverse.</span> Ci sono Paesi dove i farmaci contro la malaria li distribuiscono i centri di salute e s’è visto che funziona, ma da altre parti i farmaci hanno dovuto portarli a casa dei bambini &#8211; non c’era altro modo per farglieli avere &#8211; e va bene lo stesso. Quando in Tanzania il ministro della Salute ha stretto un accordo con i negozianti per promuovere la diffusione delle zanzariere impregnate di insetticida, la mortalità da malaria si è ridotta del 30 per cento.<br />
L’altro giorno, a Washington, Melinda Gates ha annunciato che la sua Fondazione (Bill and Melinda Gates) nei prossimi 5 anni spenderà per la salute dei bambini e delle mamme un miliardo e mezzo di dollari. Lo fanno perché i dati pubblicati in questi giorni dal Lancet dimostrano che con una cifra così moriranno almeno tre milioni di bambini in meno. Il contributo dei privati è fondamentale, poi però serve definire i bisogni, gestire programmi e persone, far arrivare quello che serve dove serve, raccogliere i numeri e analizzarli. Questo è compito dei servizi sanitari. Ma i genitori dei bambini più poveri non hanno soldi per pagare i servizi sanitari, e dove sono gratuiti non sempre possono pagare il trasporto all’ambulatorio o all’ospedale.<br />
E non c’è solo la povertà. Certe volte è l’ignoranza a far morire i bambini. In India il 30 per cento delle madri più povere non sa che le vaccinazioni sono importanti per la salute dei loro bambini, e quelle che lo sanno tante volte non sanno dove portarli. Aiutare questi bambini a non morire è un imperativo etico. Quelli che siedono nei comitati di bioetica delle nazioni ricche potrebbero farsene carico e diventare loro gli &#8216;avvocati&#8217; dei bambini presso ciascun governo e con l’opinione pubblica. Negli anni 80 c&#8217;è stato un movimento globale che ha saputo coinvolgere la gente: genitori, insegnanti, rock star e perfino campioni dello sport. Partiamo da quell’esperienza lì e proviamo a fare un passo avanti. Solo perché nei prossimi dieci anni le piccole cose che salvano da sole milioni di vite arrivino davvero ai bambini che ne hanno bisogno, indipendentemente da dove gli è capitato di nascere. Adesso sappiamo che è possibile.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.corriere.it" target="_self"> www.corriere.it</a> &#8211; <em>Giuseppe Remuzzi</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_7"></a></strong></strong><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Un aumento dell’economia del 6,4% per l’anno 2010/2011 è stato annunciato dal <span style="color: #990000;">ministro delle Finanze dell’Uganda, Syda Bbumba, che ieri ha presentato la finanziaria del prossimo anno. </span><br />
Il ministro ha spiegato che il rialzo, lo scorso anno l’economia del paese è cresciuta del 5,8%, è legato a un miglioramento della situazione internazionale dopo la crisi finanziaria mondiale, sottolineando come le previsioni effettuate possano alla fine dimostrarsi inferiori alla crescita reale qualora la situazione internazionale dia i segni di miglioramento sperati. Bbumba ha poi colto l’occasione per analizzare l’impatto della crisi internazionale sull’economia ugandese, sottolineando come, per quanto inferiore alla media di crescita dell’8,4% realizzato dall’Uganda a partire dal 2006, il 5,8% dello scorso anno resta il tasso più elevato tra i paesi africani.<br />
Il rallentamento dello scorso anno (l’anno fiscale in Uganda si chiude il 30 giugno) viene spiegato con gli effetti secondari della recessione dell’economia mondiale, la siccità e il rialzo dei prezzi del petrolio sul mercato internazionale. <span style="color: #990000;">I dati positivi registrati dall’economia ugandese, ha infine voluto sottolineare il ministro, permetteranno sin dal prossimo anno di ridurre la dipendenza economica dai donatori internazionali, che già nella prossima finanziaria contribuiranno solo per il 25% al budget nazionale. Circa il 75% dei 3,4 miliardi di dollari di spesa previsti per il 2010/2011, infatti, proverranno da entrate generate all’interno del paese. Lo scorso anno i donatori internazionali incidevano sul 33% della finanziaria. </span><br />
Nei paesi più poveri del continente le finanziarie dei governi dipendono principalmente dai fondi messi a disposizione da soggetti internazionali.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_8"></a>UN MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci soldati dell’esercito ugandese sono stati uccisi a fine maggio nel sud-est della Repubblica Centrafricana dalle milizie sudanesi filo-governative Janjaweed. Lo ha reso noto il 13 giugno il generale Aronda Nyakairima, capo delle forze di difesa dell’Uganda.<br />
L’esercito ugandese ha inviato da alcuni anni un contingente militare in Centrafrica per dare la caccia ai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), che per sfuggire alla cattura si sono divisi in alcuni gruppi dispersi tra il nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il sud-est del Centrafrica e il sud-ovest del Sudan. Il Generale Nyakairima ha dichiarato che il 27 maggio, a Djema, i soldati ugandesi sono caduti in un’imboscata tesa da un gruppo di 400 uomini armati che si muovevano a dorso d’asino. Nello scontro sono morti 10 militari ugandesi, tra cui alcuni ufficiali.<br />
Secondo il generale Nyakairima, l’agguato potrebbe essere l’opera di un gruppo di Janjaweed, il termine generico con il quale si designano le milizia filo-governative che agiscono nel Darfur, la regione occidentale del Sudan teatro dal 2003 di una sanguinosa guerra civile.<br />
I miliziani sudanesi si sarebbero introdotti in territorio centrafricano per cacciare e raccogliere cibo per poi far ritorno in Sudan. <span style="color: #990000;">L’alto ufficiale ugandese afferma inoltre che i ribelli dell’LRA non hanno la capacità di sfidare l’esercito ugandese e che il suo leader, Joseph Kony, pensa solo alla sua sopravvivenza, fuggendo da un nascondiglio all’altro. L’LRA continua però a razziare i villaggi centrafricani, congolesi e sudanesi, alla ricerca di cibo e di nuove reclute (soprattutto bambini). </span><br />
L’ultimo attacco dell’LRA in Centrafrica risale al 9 giugno. I ribelli hanno attaccato il villaggio di Fodé, dove hanno razziato la popolazione e rapito una trentina di persone, per la maggior parte donne e bambini. L’agguato ai militari ugandesi, i cui autori sono ufficialmente ignoti (potrebbero essere anche opera di un gruppo ribelle centrafricano) dimostra lo stato di insicurezza di una larga porzione del territorio del Centrafrica, uno dei Paesi più poveri del mondo, con istituzioni statali precarie.<br />
Quest’anno si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali e legislative la cui data, dopo alcuni rinvii, è ancora da stabilire.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.fides.org/" target="_blank"> www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_9"></a>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong><br />
16 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Three million Ugandans consume alcohol excessively, according to a rehabilitation organisation. The agency, Serenity Centre for Alcoholics Rehabilitation, added that about 15% of the 31 million Ugandans are vulnerable to alcohol.</span><br />
The managing director, David Kalema, said the number was based on their own studies and those by the World Health Organisation. Henry Musitwa, an educator at the centre, explained that an alcohol addict is a person who cannot do without taking alcohol. &#8220;I<em>t is not about how much a person takes, but such a person depends on alcohol. It might be one bottle of beer a day, but he cannot do without it</em>&#8221; Musitwa told The New Vision. The person&#8217;s health also becomes compromised by alcohol. One such symptom is uncontrollable shaking of hands.<br />
Kalema made the remarks on Tuesday while receiving a donation of 80 mattresses from Euroflex to assist the centre. He noted that excessive consumption of alcohol had driven people into poverty and unemployment. <span style="color: #990000;">In Uganda, Kalema said, the situation is aggravated by crude waragi and other local brews whose alcoholic content is unknow<span style="color: #990000;">n</span></span><span style="color: #990000;">. &#8220;<em>Central Uganda has the highest number of alcoholics, followed by western. The north and east have the least number</em>&#8220;<span style="color: #000000;"> Kalema said.</span></span><span style="color: #000000;"> </span>He noted that <span style="color: #990000;">men are more addicted than women</span>, particularly men with responsibilities. Kalema attributed this to stress caused by the burden to provide for their families. Kalema said <span style="color: #990000;">excessive drinking is linked to the increased number of motor accidents, HIV/AIDS spread, indiscipline in schools and family break-ups. Kalema said some children begin drinking as early as eight years. </span>The magnitude of alcohol addiction may be bigger than studies show since the country still has a big volume of unrecorded alcohol supply and sales, he noted.<br />
Quoting the Uganda National Bureau of Standards, Kalema said unregulated waragi accounts for about 80% of the liquor produced in the country, and provides income to many people. Kalema revealed that one cause of alcoholism is based on the family background. &#8220;<em>Six out of 10 patients brought to this centre have an alcoholic trend in their lineage. You find parents and relatives of the patient were all alcoholics</em>&#8221; Kalema said. The good news, he said, is that such people can be rehabilitated. &#8220;<em>A total of 60% of the patients recover and quit drinking to start a new life, while 40% relapse. We monitor them for one year to see the progress</em>&#8221; he said.<br />
Other factors contributing to alcoholism include culture, peer pressure and political instabilities. Kalema urged the Government to fight poverty in order to stop more people from becoming alcoholics. &#8220;<em>Very poor people and low-income earners drink more than the well-off people. Some men cannot provide for their families and thus get stress. They resort to drinking</em>&#8221; he said. Kalema advised that people should closely monitor relatives and children to ensure they do not become alcoholics. &#8220;<em>It is easy. When people start coming home late or dodge you when you talk to them, then suspect</em>&#8221; he said.<br />
Euroflex provided about sh12m worth of aid to the centre located in Bwebajja in Wakiso district. The centre can admit 25 patients. It is supported by a foreign firm, Masean Cara of Ireland, and the Irish embassy. The centre started in 2001.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_10"></a></strong></strong><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong><br />
21 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il governo ugandese ha inaugurato l’utilizzo di una macchina per la distruzione delle armi leggere di piccolo calibro, allo scopo di favorire la pacificazione e la stabilizzazione del paese e della regione. </span>Il macchinario, un dono del governo inglese, ha la capacità di distruggere fino a 50 pistole in un’ora, tagliandone la canna e rendendole inutilizzabili. Sostituirà il sistema utilizzato in precedenza che prevedeva di bruciare gli ordigni.<br />
“<em>Siamo estremamente riconoscenti per questa preziosa macchina</em>” ha detto il generale Jeje Odongo, ministro della Difesa, ricordando che quella della distruzione delle armi leggere è stata a lungo una sfida per il paese e la sua stabilità. Secondo dati dell’Iansa (International Action Network on Small Arms) <span style="color: #990000;">un quinto delle armi leggere di tutto il mondo si trova i<span style="color: #990000;">n Africa</span></span><span style="color: #990000;">. Il 90% delle munizioni e delle armi usate nel continente tuttavia, proviene da paesi esterni al continente</span>: a produrle sono oltre un migliaio di società che <span style="color: #990000;">nella maggior parte dei casi vendono la loro merce secondo vie legali. Solo che, una volta vendute, queste armi possono facilmente finire nelle mani di gruppi armati e alimentare un circuito infinito di violenze di cui a pagare il prezzo sono spesso le popolazioni civili.</span> <em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_11"></a>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong><br />
21 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The &#8216;Uganda National Teachers Union&#8217; (UNATU) wants the 30% increment in teachers salaries to cover all teachers in government-aided schools countrywide. In the budget, the Government announced a 30% increment in salaries of scientists, primary school teachers, lower cadre health workers and security forces. However, UNATU general secretary Teopista Birungi said the Government should not only consider teachers in hard-to-reach areas, but the entire country.<br />
&#8220;<em>A good policy covers the entire spectrum, not just a section. The idea is good, but it should cater for teachers in all government schools. Commodity prices are rising and are higher in the urban areas. Therefore, the Government should revise its proposal and make it to cover the entire country</em>&#8221; Birungi said. She asked the Government to always consult stakeholders before coming up with issues affecting them. &#8220;<em>While planning for the increment, we were not consulted. How can you formulate a policy without sitting on the table with the stakeholders?</em>&#8221; she asked.<br />
Birungi said this while closing a three-day Education for AIDS workshop at Hotel Triangle in Kampala. The project aims at sensitising teachers and learners on how to prevent HIV/AIDS. Started in 2005, EFAIDS has attracted 50 member countries worldwide. She urged HIV-positive teachers, who are discriminated against at their workplaces, to inform UNATU. &#8220;<em>The ministry&#8217;s policy is very clear. Once you harass or refuse to work with an HIV-positive employee, you are subjected to disciplinary action</em>.&#8221;<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_12"></a>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong><br />
25 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato comune è un’opportunità per lo sviluppo della regione: lo ha sottolineato Abdirahin Haithar, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Africa orientale (EALA), a pochi giorni dall’entrata in vigore di un accordo raggiunto l’anno scorso da Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi e Rwanda. Secondo Haithar il 1° luglio comincerà un processo difficile, che deve essere caratterizzato da una vasta opera di informazione dell’opinione pubblica e da un complesso lavoro di uniformazione delle legislazioni nazionali.<br />
Sulla base dell’accordo del 2009, a partire da giovedì prossimo i cinque paesi membri della Comunità dell’Africa orientale (EAC) si impegnano a favorire la nascita di un’area di libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. <span style="color: #990000;">A essere riconosciuto sarà anche il diritto di stabilimento, cioè il diritto di avviare un’attività imprenditoriale in un paese diverso da quello di origine. Nata nel 1999 con l’obiettivo di favorire l’integrazione regionale a livello economico, monetario e in prospettiva politico, la Comunità dell’Africa orientale riunisce 125 milioni di persone.</span> Nell’EALA i paesi membri sono rappresentati ciascuno da nove deputati.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_13"></a>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong><br />
28 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fine settimana le popolazioni del territorio di Dungu (Provincia Orientale) sono state vittime di saccheggi e razzie perpetrati da gruppi di ribelli ugandesi dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra).<br />
Nel villaggio di Ngagalanadabio, i miliziani hanno portato via sacchi di riso, animali e vestiti, approfittando di un lutto tra gli abitanti; in una postazione dell&#8217;amministrazione a Ngilima, sempre nel territorio di Dungu, i ribelli si sono impossessati di capi di bestiame. Nei giorni precedenti, la società civile aveva denunciato aggressioni simili a Nangume, sulla strada che collega la località di Dungu a quella di Faradje, ai danni di un convoglio di commercianti; i ribelli hanno portato con sé sacchi di farina, biciclette e casse di bevande. Domenica 20 Giugno i ribelli della Lra intenti a rubare i pochi beni posseduti dai locali avevano ucciso due persone nel villaggio di Gongolo.<br />
<span style="color: #990000;">Una serie di incursioni che hanno portato i capi tradizionali della zona di Dungu, città a poche decine di chilometri dalla frontiera sudanese, ad invitare la gente a non vivere isolata ma piuttosto a raggrupparsi per essere meno debole e bersagliata dai miliziani ugandesi che da mesi colpiscono duramente la Provincia orientale</span>, dove dall&#8217;inizio del 2009 avrebbero ucciso oltre 1500 persone. Inoltre, per timore delle incursioni della ribellione, gli abitanti della zona hanno abbandonato i villaggi e rinunciato a coltivare i campi, aggravando la loro situazione alimentare.<br />
<span style="color: #990000;">Dopo aver imperversato per anni nel Nord Uganda, i miliziani della Lra si sono suddivisi in piccoli gruppi che hanno spostato le loro incursioni verso il nord-est del Congo, il Sudan meridionale e le regioni sud-orientali della Repubblica centrafricana.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/06/2010 1 dollaro USA è pari a 2285 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2795,3464 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">
<p><!-- [if gte mso 9]--> Normal 0         14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              <!--[endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" DefUnhideWhenUsed="true"   DefSemiHidden="true" DefQFormat="false" DefPriority="99"   LatentStyleCount="267"> <w:LsdException Locked="false" Priority="0" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Normal" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="heading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="35" QFormat="true" Name="caption" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="10" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" Name="Default Paragraph Font" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="11" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtitle" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="22" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Strong" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="20" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="59" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Table Grid" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Placeholder Text" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="No Spacing" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Revision" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="34" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="List Paragraph" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="29" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="30" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="19" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="21" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="31" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="32" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="33" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Book Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="37" Name="Bibliography" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" QFormat="true" Name="TOC Heading" /> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1107304683 0 0 415 0;} @font-face 	{font-family:Calibri; 	panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-520092929 1073786111 9 0 415 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} p.footnotes, li.footnotes, div.footnotes 	{mso-style-name:footnotes; 	mso-style-unhide:no; 	mso-margin-top-alt:auto; 	margin-right:0cm; 	mso-margin-bottom-alt:auto; 	margin-left:0cm; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman","serif"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-hansi-font-family:Calibri;} @page WordSection1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.WordSection1 	{page:WordSection1;} --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:minor-bidi;} --> <!--[endif]--></p>
<p class="footnotes" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-family: &amp;amp;amp; text-transform: uppercase;">Così possiamo salvare 8 milioni di bimbi</span></strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/07/ugandabout-giugno-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; marzo 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/06/ugandabout-marzo-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/06/ugandabout-marzo-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 12:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[bambini soldato]]></category>
		<category><![CDATA[baraccopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Buganda]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[frane]]></category>
		<category><![CDATA[gorilla]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Karamoja]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[maternal mortality]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[refugees]]></category>
		<category><![CDATA[torture]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=1790</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel marzo 2010.

  FRANA SU VILLAGGI: SI SCAVA ALLA RICERCA DI SOPRAVVISSUTI
3 marzo 2010
RIBELLI UGANDESI IN VILLAGGIO CENTRAFRICA, RAPITI CIVILI
4 marzo 2010
LE VIOLENZE DEI GUERRIGLIERI UGANDESI DELL’LRA: LA TESTIMONIANZA DEL VESCOVO DI BANGASSOU
4 marzo 2010
 UGANDA, CIRCA 500MILA PERSONE TRASFERITE PER RISCHIO FRANE
8 marzo 2010
IT&#8217;S [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="mar10_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel marzo 2010.<br />
<span id="more-1790"></span></p>
<p><a href="#gen10_1"><strong> </strong><strong> </strong></a><a href="#mar10_1"><strong>FRANA SU VILLAGGI: SI SCAVA ALLA RICERCA DI SOPRAVVISSUTI</strong></a><br />
3 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_2"><strong>RIBELLI UGANDESI IN VILLAGGIO CENTRAFRICA, RAPITI CIVILI</strong></a><br />
4 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#mar10_3"><strong>LE VIOLENZE DEI GUERRIGLIERI UGANDESI DELL’LRA: LA TESTIMONIANZA DEL VESCOVO DI BANGASSOU</strong></a><br />
4 marzo 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#mar10_4"><strong>UGANDA, CIRCA 500MILA PERSONE TRASFERITE PER RISCHIO FRANE</strong></a><br />
8 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_5"><strong>IT&#8217;S TIME TO TACKLE MATERNAL MORTALITY</strong></a><br />
10 march 2010</p>
<p><a href="#mar10_6"><strong>IN AFRICA ORIENTALE, L’INTEGRAZIONE REGIONALE PASSA PER LA FERROVIA</strong></a><br />
11 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_7"><strong>A NAIROBI, DA TUTTO IL MONDO PER DISCUTERE UNA NUOVA FASE DI INTERNET</strong></a><br />
11 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_8"><strong>ONE DOCTOR FOR 16,200 REFUGEES</strong></a><br />
11 march 2010</p>
<p><a href="#mar10_9"><strong>CONSIGLIO DIRITTI UMANI: TROPPI I BAMBINI VITTIME DELLA VIOLENZA</strong></a><br />
12 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#mar10_10"><strong>L’ODISSEA DI MARLENE, 13 ANNI: 540 GIORNI DI SCHIAVITÙ NELLA MANI DEI GUERRIGLIERI DELL’LRA</strong></a><br />
15 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_11"><strong>EUROPEAN UNION FUNDS LAW THREATENING ACCESS TO MEDICINES</strong></a><br />
15 march 2010</p>
<p><a href="#mar10_12"><strong>TALES OF TORTURE AND DEATH IN UGANDA’S TORTURE CENTRES</strong></a><br />
16 march 2010</p>
<p><a href="#mar10_13"><strong>DIRITTO ALL’ACQUA: SECONDO ONU, AUMENTA USO DI QUELLA POTABILE</strong></a><br />
16 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_14"><strong>SONO 5 LE AZIENDE ITALIANE COIVOLTE NEL COMMERCIO DEGLI STRUMENTI DI TORTURA</strong></a><br />
17 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#mar10_15"><strong>UN MISTERIOSO INCENDIO DISTRUGGE IL MAUSOLEO DEI RE DELL’ANTICO REGNO DEL BUGANDA, SI TEMONO TENSIONI E SCONTRI</strong></a><br />
17 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_16"><strong>A KAMPALA UN ISTITUTO REGIONALE PER L’ACQUA</strong></a><br />
18 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_17"><strong>KENYA-UGANDA: PIANO COMUNE PER DISARMO DELLA FRONTIERA</strong></a><br />
24 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_18"><strong>CENSURA PRE-ELETTORALE</strong></a><br />
24 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_19"><strong>MIGRAZIONE QUALIFICATA VERSO NORD, UN FENOMENO IN CRESCITA</strong></a><br />
26 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_20"><strong>WORLD URBAN FORUM: L’80% DELLA POPOLAZIONE URBANA VIVE IN BARACCOPOLI</strong></a><br />
26 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_21"><strong>RAPPORTO ALLARMANTE SULLA SCOMPARSA DEI GORILLA DI MONTAGNA</strong></a><br />
26 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_22"><strong>MASSACRO NEL NORD EST DEL CONGO, 300 UCCISI A COLPI DI MACHETE</strong></a><br />
28 marzo 2010</p>
<p><a href="#mar10_23"><strong>KARAMOJA: CARESTIA E ALLUVIONI, UN MILIONE A RISCHIO FAME</strong></a><br />
29 marzo 2010</p>
<hr /><a href="#set09_1"><strong> </strong></a><a href="#malaria_nov"><strong> </strong></a><strong>FRANA SU VILLAGGI: SI SCAVA ALLA RICERCA DI SOPRAVVISSUTI<a name="mar10_1"></a><br />
</strong>3 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Proseguono senza sosta le operazioni di soccorso nella regione montuosa del distretto orientale di Bududa, colpita lunedì da una gigantesca frana che ieri ha ricoperto con uno strato di fango e detriti alto almeno cinque metri tre villaggi (Kubehwo, Namakansa e Nametsi) e causato, secondo l’ultimo bilancio della Croce Rossa, 85 vittime ma almeno 350 persone risultano ancora disperse.</span><br />
“<em>La situazione</em> – ha detto oggi pomeriggio Kevin Nabutuwa, responsabile dell’unità di soccorso inviata nella zona – <em>è terribile: le piogge hanno ripreso con forza e questo sta influenzando in modo negativo le nostre operazioni</em>”. A complicare l’intervento dei soccorritori che scavano con badili, zappe e vanghe alla ricerca di eventuali sopravvissuti, ci sono ulteriori frane che hanno reso impraticabili le strade e isolato almeno 3000 persone.<br />
Il presidente Yoweri Museveni si è recato oggi in elicottero nella regione per verificare di persone l’evoluzione della situazione, mentre in un’intervista alla televisione pubblica il ministro per i Disastri naturali, Tarsis Kabwegyere ha espresso la sua preoccupazione per la possibilità che, qualora le piogge non cessino, eventi del genere possano riproporsi. Secondo le prime ricostruzioni, le piogge avrebbero portato al distacco di una parete lunga circa 200 metri e situata 800 metri al di sopra dei villaggi.<br />
<span style="color: #990000;">La regione orientale di Bududa, circa 300 chilometri a est di Kampala, è stata di recente teatro di frequenti frane e smottamenti, a causa del disboscamento lungo le pareti del monte Elgon.</span><em><br />
fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="#feb10_top"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_2"></a>RIBELLI UGANDESI IN VILLAGGIO CENTRAFRICA, RAPITI CIVILI</strong><br />
4 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">È stato attaccato da<span style="color: #990000;"> ribelli del gruppo ugandese ‘Esercito di Resistenza del Signore’</span> (Lord’s Resistance Army, LRA) il villaggio di Yalinga, nel sudest della Repubblica centrafricana. Lo riferiscono fonti della stampa internazionale, precisando che gli assalitori hanno <span style="color: #990000;">rapito almeno 23 persone</span>, per la maggior parte uomini, e saccheggiato un ospedale, un posto di polizia e un negozio. I fatti sono avvenuti nel fine-settimana ma sono stati resi noti soltanto oggi.<br />
Si è trattato dell’ennesima incursione dei ribelli ugandesi <span style="color: #990000;">nella Repubblica centrafricana, dove solo tre settimane fa erano state sequestrate decine di persone, come sempre anche con lo scopo di reclutare nuovi combattenti.</span> Nel 2005 i ribelli si erano insediati nelle foreste della Provincia orientale, nel nordest della Repubblica democratica del Congo. Dopo l’inizio nel Dicembre 2008 di un’offensiva militare guidata dal governo di Kampala, si sono in parte spostati in Sud Sudan e nella Repubblica centrafricana, in parte sono rimasti in Congo, divisi in piccoli gruppi in contatto tra loro attraverso telefoni satellitari.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="#feb10_top"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_3"></a>LE VIOLENZE DEI GUERRIGLIERI UGANDESI DELL’LRA: LA TESTIMONIANZA DEL VESCOVO DI BANGASSOU</strong><br />
4 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>I guerriglieri dell’LRA hanno causato gravi danni materiali ma sono soprattutto quelli psicologici ed umani che mi rattristano</em>” dice all’Agenzia Fides Sua Eccellenza Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, nella cui diocesi rientra la missione di Rafai nel sud-est della Repubblica Centrafricana, attaccata recentemente dai guerriglieri ugandesi dell’Esercito di Liberazione del Signore.<br />
“<em>I ribelli hanno razziato completamente la missione cattolica e solo l’intervento di un reparto dell’esercito ha evitato che due cooperanti francesi venissero rapiti</em>” dice Mons. Aguirre Muños. I due cooperanti, un uomo ed una donna, insegnavano nel liceo gestito dalla Suore Francescane di Montpellier, rispettivamente matematica e francese. In questa zone la Chiesa gestisce scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari fino ai licei. &#8220;<em>A Bangassou abbiamo anche un istituto tecnico per i ragazzi di strada e le ragazze madri</em>” dice Mons. Aguirre Muños. La presenza dei guerriglieri dell’LRA costituisce una serie minaccia per le popolazioni locali e la vita della missione nella diocesi.<br />
Mons. Aguirre Muños spiega come è stato possibile che un gruppo di guerriglia da anni attivo nel nord Uganda, sia giunto a minacciare il sud-est della Repubblica Centrafricana, che non ha un confine comune con l’Uganda. “<span style="color: #990000;"><em>Da qualche anno l’LRA si è spostato dal nord Uganda per stabilirsi prima a Juba, nel sud Sudan, poi nei pressi di Isiro, nella foresta di Garamba, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo</em></span>” dice il Vescovo di Bangassou. “<em><span style="color: #990000;">Qui i ribelli ugandesi avevano stabilito il loro quartiere generale, dotato pure di alcune piste dove atterravano dei piccoli aerei che trasportavano i rifornimenti</span>. Di chi siano questi aerei e da dove giungessero non si sa. <span style="color: #990000;">N</span><span style="color: #990000;">el dicembre 2008 gli eserciti di Uganda, sud Sudan e RD Congo, attaccarono il quartiere generale dell’LRA nella foresta di Garamba. Il leader dell’LRA, Joseph Kony riuscì però a fuggire alla cattura, così come buona parte dei guerriglieri</span></em>”.<br />
“<em>L’operazione militare del 2008 ha avuto due conseguenze</em> &#8211; spiega Mons. Aguirre Muños -<em> In primo luogo i <span style="color: #990000;">guerriglieri si sono vendicati sulla popolazione civile congolese, compiendo atrocità inenarrabili</span>. Ho raccolto testimonianze dei sopravvissuti e ho visto delle fotografie sulle violenze dei guerriglieri che sono impressionanti</em>”. “<em>In secondo luogo </em>- continua il Vescovo -<em> i guerriglieri si sono divisi in un centinaio di piccoli gruppi. Alcuni di questi sono entrati in Centrafrica. La prima località che è stata attaccata è stata Obo, che si trova al confine centrafricano con il Sudan e l’estremo nord-est della RDC. Hanno saccheggiato il villaggio ed hanno rapito 74 persone. Buona parte di queste sono state in seguito rilasciate, alcune dopo un anno e mezzo di prigionia. Prima di Rafai, i guerriglieri avevano attaccato la cittadina di Zacko, dove avevano ucciso due persone e rapito 55 giovani, la maggior parte dei quali sono stati liberati. Nella mani dell’LRA rimangono però una quindicine di ragazze</em>” dice Mons. Aguirre Muños.<br />
“<em><span style="color: #990000;">Ormai i guerriglieri dell’LRA si sono radicati in Centrafrica. Lo stesso Kony si ritiene che sia nascosto in territorio centrafricano</span>. Non si comprende come sia ancora in grado di sfuggire alla cattura perché si dice che sia malato e si muova con una ventina di donne e numerosi bambini</em>”. L’esercito ugandese ha inviato un contingente militare in Centrafrica, con il consenso delle autorità locali, per cercare di fermare i guerriglieri. “<em>Sono stati mobilitati mezzi importanti. È stata costruita una pista di 4mila metri per gli aerei da trasporto ugandesi, con i quali sono giunti mezzi fuori strada ed elicotteri. L’LRA è una setta, quando verrà catturato Kony penso che il gruppo finirà</em>” conclude Mons. Aguirre Muños.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_4"></a>UGANDA, CIRCA 500MILA PERSONE TRASFERITE PER RISCHIO FRANE</strong><br />
8 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto riportano fonti ufficiali, l&#8217;Uganda avrebbe previsto il trasferimento di circa mezzo milione di persone che vivono in zone montuose a grave rischio frane. In base alle dichiarazioni rilasciate da Musa Ecweru, il segretario di Stato incaricato della gestione delle catastrofi naturali, il numero complessivo di abitanti minacciati dalle frane è di circa 500mila;<span style="color: #990000;"> il funzionario ha inoltre aggiunto che una volta terminate le operazioni di soccorso sarà previsto un piano di ricollocazione della popolazione coinvolta, in quanto le zone attualmente abitate sono considerate troppo pericolose.</span><br />
La decisione è stata presa in seguito al grave smottamento che lo scorso primo marzo ha causato più di 300 dispersi; a causa di violente piogge torrenziali, tre villaggi delle zone montuose dell&#8217;Elgon, alla frontiera con il Kenya, in cui abitano 300mila persone, sono stati colpiti dalle frane, mentre altre 200mila risiedono nell&#8217;ovest del paese, in una regione anch&#8217;essa montuosa e soggetta a smottamenti. Un portavoce dell&#8217;Alleanza per la terra in Uganda, un&#8217;organizzazione che si occupa di distribuzione e ripartizione delle terre, si è dimostrato perplesso riguardo alla possibilità di ricollocare la popolazione, dichiarando che è impossibile, nel paese, trovare aree che non siano di proprietà di qualcuno.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_5"></a>IT&#8217;S TIME TO TACKLE MATERNAL MORTALITY</strong><br />
10 march 2010</p>
<p style="text-align: justify;">As the government held official celebrations to mark International Women&#8217;s Day in Bushenyi on Monday, some women belonging to the Inter-Party Cooperation decided to highlight the plight of women in the area of reproductive health by marching to Mulago Hospital.<br />
Despite the wide political differences, both President Museveni who presided over the function in Bushenyi, and the IPC women at Mulago, at least agreed on one thing: <span style="color: #990000;">the level of maternal mortality in the country is unacceptable.</span> President Museveni was quoted as saying: &#8220;<em>There is still a problem of maternal mortality. I am aware of it but I have not studied it thoroughly. I will take time during my country tour to study it&#8230; I may attribute the problem to doctors who are stealing drugs, but it could be corruption in hospitals.</em>&#8221;<br />
One of the women said: &#8220;<em>Mothers continue to die in hospitals because there are no gloves and razorblades</em>.&#8221; Others pointed out that <span style="color: #000000;">women continue to deliver babies on the floor of hospital wards while hospitals continue to lack basics such as soap and gloves.</span> Indeed, the situation is alarming.<br />
President Museveni may not have studied the problem thoroughly, but according to the 2006 Uganda Demographic and Health Survey conducted by his government, the maternal mortality rate stood at 435 deaths per 100,000 live births! Although this is said to be an improvement from 527 deaths in 2001, it remains higher than the Millennium Development Goal of at least 131. The IPC women might have been driven by a political agenda, but their concerns are legitimate and cannot be merely brushed aside.<br />
<span style="color: #990000;">The state of our healthcare is sad, especially in the rural areas. Where hospitals or dispensaries exist, either they lack adequate medicines, equipment and facilities, or they don&#8217;t have adequate well trained and motivated professionals. Corruption may be partly to blame, but it is also true that the government has all these years not invested enough in health</span>. Hospitals are not properly maintained and medical workers are poorly remunerated. But even where minimum services exist, the cost is too high for the very poor.<br />
This government needs to tackle this problem head-on. No woman should die trying to give life.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://allafrica.com" target="_blank">http://allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="mar10_6"></a><strong>IN AFRICA ORIENTALE, L’INTEGRAZIONE REGIONALE PASSA PER LA FERROVIA</strong><br />
11 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Per contribuire allo sviluppo delle economie e del commercio dei paesi dell’Africa orientale comincia oggi a Kampala una conferenza di due giorni volta a promuovere la riorganizzazione della rete ferroviaria tra Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.<br />
Intitolato &#8216;Rivitalizzare le ferrovie per rafforzare l’integrazione regionale e la crescita economica&#8217;, l’incontro è organizzato dai paesi membri della Comunità dell’Africa orientale (EAC) allo scopo di realizzare <span style="color: #990000;">un progetto, del valore pari a circa 30 miliardi di euro, che prevede la completa sostituzione dei binari, la costruzione di nuove linee, l’ammodernamento della rete ferroviaria esistente e la sua interconnessione a livello regionale.</span><br />
“<em>La realizzazione di una rete ferroviaria dell’Africa orientale </em>– ha detto Owora Richard, portavoce dell’EAC – <em>riveste un’importanza strategica per lo sviluppo dei nostri paesi, sia per il trasporto di passeggeri sia per quello di merci, a livello nazionale e internazionale</em>”. Considerato a lungo poco rilevante e insufficientemente redditizio, il settore ferroviario rappresenta, secondo i rappresentanti dell’EAC, un elemento fondamentale per garantire il successo del progetto di integrazione economica e politica in atto tra i paesi dell’Africa orientale.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_7"></a>A NAIROBI, DA TUTTO IL MONDO PER DISCUTERE UNA NUOVA FASE DI INTERNET</strong><br />
11 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">L’introduzione di una serie di nuove estensioni </span>(cioè la parte finale di un indirizzo internet), <span style="color: #990000;">tra le quali risalta <span style="text-decoration: underline;">.afri</span> per indicare i siti con argomento pan-africano e garantire loro maggiore visibilità</span>, è il principale argomento in discussione oggi alla conferenza annuale dell’Organizzazione per l’assegnazione di nomi e numeri Internet (ICANN), in corso a Nairobi. Giunta alla sua 37° edizione, l’incontro si tiene per la prima volta in Africa, indicato come il continente con la maggiore possibilità di crescita per numero di utenti.<br />
“<em>I problemi di sicurezza</em> &#8211; ha detto il responsabile dell’organizzazione dell’ICANN &#8211; s<em>embrano essere stati gonfiati da coloro che non volevano che l’incontro si tenesse in Kenya: il futuro di internet è già qui, in Africa, come dimostra la crescita esponenziale di utenti nei primi mesi del 2010</em>”.<br />
<span style="color: #990000;">A favorire l’aumento degli accessi alla rete è stata in particolare la messa in opera di cavi sottomarini che garantiscono ai paesi del continente una maggiore velocità di connessione.</span> La disponibilità di maggiore larghezza di banda e la conseguente riduzione del suo costo, secondo gli esperti del settore, si rifletterà in primo luogo su istituzioni e aziende, che già dispongono di accesso alla rete, consentendo un più rapido sviluppo delle economie nazionali.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_8"></a>ONE DOCTOR FOR 16,200 REFUGEES</strong><br />
11 march 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Inadequate healthcare is just one of many challenges facing the 16,200 refugees in this sprawling camp in western Uganda, which is served by a single doctor.</span> Among those waiting in one of the camp&#8217;s two health centres when IRIN visited was Mirian, 30, whose child was shivering with fever, most likely caused by malaria. &#8220;<em>I walked two hours to reach the clinic this morning and have been sitting here for three. I hope the doctor can help my child &#8211; he is getting worse and worse every minute</em>&#8221; she said. &#8220;<em>We are very stretched in terms of resources to meet all our needs</em>&#8221; Juliet Muhumunza, project manager with the German development agency (GTZ), the UN Refugee Agency&#8217;s (UNHCR) implementing health partner, told IRIN.<br />
&#8220;<span style="color: #000000;"><em>Lack of medical staff is only the tip of the iceberg of our humanitarian assistance gaps</em></span>.&#8221; Kevin Tsatsiyo, UNHCR&#8217;s public health officer, told IRIN that conditions in the camp deterred many health professionals from working there. Only basic services are available at the two health centres inside the camp. For emergency services such as caesarean sections, minor surgery and blood transfusions, patients must go to Kyegegwa Health Centre 15km away. Patients requiring major surgery are referred to Fort Portal, a government hospital about 140km from the settlement.<br />
Because Kyaka II sprawls over 209sqkm, some residents end up walking for hours to reach the facilities. Moreover, <span style="color: #990000;">there is only one ambulance serving the whole settlement, complicating and delaying emergency services</span>. &#8220;<em>By the end of 2010, we may have some bicycle ambulances and some stretchers but, so far, all the referral services are limited to the use of the one ambulance</em>&#8221; Tsatsiyo said. <strong><br />
Medical gaps</strong><br />
At the nine-bed paediatric ward in Kyaka II, senior nursing officer Prisca Asiimwe told IRIN that on 6 March, 27 children had been admitted &#8211; three patients to a bed. &#8220;<em>The facility also lacks an isolation ward, and in case of epidemics or infectious diseases like TB, patients are accommodated in beds in the corners of the ward</em>&#8221; Asiimwe added. &#8220;<em>This is not an ideal solution but though a proper isolation ward is among our priorities, we do not have funds yet to build one</em>.&#8221;<br />
Asiimwe said the needs to be addressed included a proper storage room for drugs, another generator for a third refrigerator storing medicines, vaccines and another laboratory. Tsatsiyo said: &#8220;<em>There is a new, bigger laboratory being constructed at the HIV clinic, where there will be two laboratory staff. It will not only be used for HIV/AIDS, but many kinds of blood tests</em>.&#8221; According to GTZ officials, available medication was sufficient, although procurement was, at times, slower than expected.<br />
<strong>Food shortages</strong><br />
Asiimwe said: &#8220;<em>Though we have enough anti-retroviral [drugs] in stock to supply the demand, we often receive complaints from our patients who say they find the medicine hard to swallow without having eaten anything</em>.&#8221; Food security inside the refugee settlements is very fragile, especially among Rwandan refugees, and this is likely to affect their health, Asiimwe said. According to an agreement between the Ugandan and Rwandan governments, after July 2009 Rwandans were prohibited from farming in a bid to ensure their voluntary repatriation. The situation is dire, especially for those Rwandans who have been in Uganda longer than two years, as they no longer receive food rations from the UN World Food Programme (WFP).<br />
<strong>Other challenges </strong><br />
Asiimwe said about 50 percent of the diseases common among patients in Kyaka II were malaria and waterborne diseases such as dysentery. Another issue of concern is the prevalence of sexual gender-based violence (SGBV), especially among the Congolese refugees. Muhumunza said one or two cases of SGBV were reported every month in the settlements. However, she expressed concern that many more cases may be going unreported for fear of shame and stigmatization.<br />
&#8220;<em>Last week, a 14-year-old Congolese girl was raped in one of the villages</em>,&#8221; she said. &#8220;<em>Her neighbours informed the community workers and we went to her family to investigate. However, we couldn&#8217;t find the girl and her parents denied that the incident took place. We were later told by the family&#8217;s neighbours that the case was solved between the two families with an exchange of money</em>.&#8221; Since 2009, GTZ has increased sensitization of the refugee communities towards reporting of rape and SGBV.<br />
Muhumunza said: &#8220;<em>We recorded an increase in reported cases in 2009, but we cannot tell whether it is the number of crimes committed that has increased or the number of reported cases.</em>&#8221; According to a sentinel surveillance conducted by the Uganda Virus Research Institute in 2008, the HIV incidence in Kyaka II was 7.6 percent &#8211; compared with a nationwide average of 5.4 percent in 2009. Muhumunza told IRIN that among the refugees, who comprise nine nationalities, most HIV cases had been recorded among Congolese. More than 45,000 Congolese refugees live in Nakivale and Kyaka II settlements. <strong><br />
Counselling needs<br />
</strong>Both health facilities at Kyaka II offer counselling services for patients with HIV/AIDS, post-traumatic stress disorder and psycho-trauma. According to GTZ, there is one counsellor for the whole settlement, but another was to be employed by the end of 2010.<br />
&#8220;<em>The problem is the lack of staff; we have only one counsellor in the camp, and the demand for psycho-social support is very high</em>&#8221; a Congolese refugee, who requested anonymity, told IRIN. &#8220;<em>Our traumatic experiences [in DRC] are not taken into due consideration. We need more doctors, not more Panadol [pain killer]</em>.&#8221; UNHCR&#8217;s Tsatsiyo said the lack of staff with skills in mental health and psycho-social support was among the gaps identified during the agency&#8217;s public health annual workshop. &#8220;<em>We are trying to respond to our challenges with the means we have</em>&#8221; she said. &#8220;<em>But again, because of funding issues, we can only afford visiting specialists who come to Kyaka II once a month and refer people to facilities where they would provide follow-up and the appropriate treatment and support</em>.&#8221;<br />
<em>fonte</em> <a href="http://allafrica.com" target="_blank">http://allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_9"></a>CONSIGLIO DIRITTI UMANI: TROPPI I BAMBINI VITTIME DELLA VIOLENZA</strong><br />
12 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Ogni anno 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sono vittime di violenza sessuale mentre altri 400 milioni sono testimoni di violenza domestica</span>: sono dati che emergono da uno studio delle Nazioni Unite e rispecchiano in tutta la sua gravità un fenomeno planetario al centro di una speciale sessione di lavoro del Consiglio dei Diritti Umani, riunito in assemblea plenaria a Ginevra.<br />
<span style="color: #990000;">Nei paesi in guerra, i più piccoli sono spesso i più vulnerabili &#8211; stuprati, arruolati di forza come miliziani o utilizzati come domestici – presi di mira per terrorizzare le popolazioni civili, si trasformano in vere e proprie &#8216;armi da guerra&#8217; </span>ha sottolineato Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale di Ban Ki-moon per i bambini in guerra. <span style="color: #990000;">Il rapporto sollecita poi maggiore protezione per i bambini quando sono costretti a migrare o a stabilirsi in campi profughi e chiede ai singoli paesi fine dell’impunità e sanzioni più gravi per gli autori delle violazioni ai danni di minori. Altro fronte delicato, quello delle carceri e dei centri di detenzione segreti dove più di un milione di bambini sono trattenuti, rischiando ogni giorno di subire torture e sevizie.<br />
Purtroppo, secondo gli esperti dell’Onu, i più piccoli non sono al riparo da violenze nemmeno a casa, a scuola o nei centri sanitari, dove rischiano di essere sfruttati, venduti e abusati, a volte obbligati a contrarre matrimonio forzato e in giovane età. Depressione, abbandono del percorso scolastico e uso di droga sono i traumi più diffusi tra i bambini vittime di violenze fisiche e sessuali, ovunque si trovino nel mondo. </span><br />
Da Ginevra, il Consiglio sottolinea l’importanza di un loro coinvolgimento nelle iniziative di sensibilizzazione e recupero promosse dall’Onu e dalle organizzazioni umanitarie per prevenire il fenomeno, favorire una presa di coscienza e aiutarli a denunciare le violazioni subite. Agli stati viene chiesto maggiore protezione dei piccoli cittadini mentre i media vengono interpellati per ‘dare voce’ ai bambini e informare il grande pubblico.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="mar10_10"></a>L’ODISSEA DI MARLENE, 13 ANNI: 540 GIORNI DI SCHIAVITÙ NELLA MANI DEI GUERRIGLIERI DELL’LRA</strong><br />
15 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla spesso di bambini e bambine soldato, rapiti e resi schiavi dai guerriglieri ugandesi dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore), una formazione che imperversa tra il nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e l’estremo sud-est della Repubblica Centrafricana. Poche però sono le testimonianze di chi è riuscito a scappare dalle grinfie dei guerriglieri. Sua Eccellenza Monsingnor Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, ha inviato a Fides la sua testimonianza su <span style="color: #990000;">Marlene, una ragazzina di 13 anni che ha trascorso 540 giorni nella mani dell’LRA. </span><br />
“<em>Nel marzo 2008, centinaia di soldati sono entrati ad Obo, nell’est della Repubblica centrafricana, che è stata la mia prima missione, dove ho operato per 7 anni. In quella notte orribile, i ribelli hanno saccheggiando i granai, hanno violentato le donne nei loro letti in tre o quattro soldati alla volta, e seminato la disperazione, lasciando decine di famiglie in lutto. Quella notte hanno preso Marlene. Le hanno legato una corda in vita, insieme a molti altri giovani di Obo, le hanno messo un sacchetto con 25 chili di manioca nella testa ed è iniziato il suo calvario con l&#8217;LRA. È stata costretta a 15 giorni di marcia forzata, assistendo alla morte di alcuni rapiti che non sono riusciti a tenere il ritmo degli altri e sono stati finiti a colpi di machete.<br />
Un anno e mezzo di orrore, 18 mesi attraverso la foresta, sognando il cibo di sua madre. Marlene è stata costretta, insieme agli altri ostaggi, a formare un muro umano quando gli elicotteri ugandesi hanno sparato missili contro il campo Kony, nella foresta congolese di Garamba. Per tutto il tempo ha dormito sdraiata sul terreno, legata un albero, fingendo di dormire mentre qualcuno abusava di un&#8217;altra ragazza legata allo stesso tronco. Marlene è stata impiegata come sguattera, costretta a servire i soldati, lavando i loro panni nel fiume, mentre assisteva all’indottrinamento dei suoi compagni di scuola, rapiti come lei, che imbracciando un AK-47 , venivano formati alla guerra.<br />
Dopo il terzo tentativo di fuga, nel luglio scorso, Marlene è riuscita a tornare a Obo dopo aver camminato attraverso la giungla per 10 giorni. È giunta con i piedi distrutti, in stato di shock, con una ferita aperta sulla guancia. Sua madre si è fatta in quattro per nutrirla, abbracciandola di notte, quando gridava, e confortandola durante i suoi lunghi silenzi. Un mese dopo l&#8217;LRA ha razziato di nuovo Obo: saccheggi, violenze, furti e brutalità. Pochi giorni fa hanno bruciato un&#8217;automobile di una Ong italiana, uccidendo l&#8217;autista e il suo assistente africani. Così il nome di Obo è comparso su Internet, perché vi era un collegamento con l’Italia. Ma ad Obo e dintorni vivono 15.000 persone, schiacciate dalla fame e dalla paura. Sono stato costretto a ritirare le suore da quell’inferno, ma i sacerdoti centrafricani sono rimasti per dare coraggio e forza al popolo; non sono fuggiti nel marzo 2008 e sono ancora lì, come le colonne di bronzo, nel mese di ottobre 2009.<br />
Marlene è ora a Bangassou, presso un centro per studentesse nei pressi della Cattedrale. Un mese più tardi, Marlene è tornata a sorridere, a raccontare timidamente le sue sventure e ad essere una persona come tutte le altre</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_11"></a>EUROPEAN UNION FUNDS LAW THREATENING ACCESS TO MEDICINES</strong><br />
15 march 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The European Union is funding the drafting of Uganda’s controversial Counterfeit Goods Bill, a proposed law that has caused an outcry as it threatens access to life-saving generic medicines in this low income East African country.<br />
<span style="color: #990000;">Some 90 percent of medicines used in Uganda’s health-care system are imported</span>, of which about 93 percent are generics. IPS received information that part of the five million euros that Uganda’s ministry on tourism, trade and industry received from the EU in a financing agreement signed in July 2009 was to finance the drafting of this contentious bill that has consistently been criticised as a threat to treatment. The financing agreement is aimed at supporting Uganda’s implementation of the Economic Partnership Agreement (EPA) between the EU and East African countries.<br />
Simon Lokodo, Uganda’s state minister for industry, admitted in an interview with IPS that the process of formulating the bill has been funded by the EU. “<em>We get support from the European Union. With the support we get from them we have managed to employ someone who has helped us to dig into the matter and work with other partners to develop the bill which is before cabinet now</em>” he said. Lokodo told IPS that there was nothing peculiar with the EU funding anti-counterfeit policies as part of other support to the trade sector. “<em>You have seen our markets flooded with counterfeit goods. Those goods are not only impacting our lives but they are killing our industries. I think it is better to work with the EU and other partners to fight those good</em>s” he said.<br />
But activists have been puzzled by the Ugandan government’s willingness to adopt a law that defines counterfeiting so broadly as to criminalise the production and importation of generic medicines, thereby placing affordable and legitimate medicines outside the reach of millions of people in a country struggling with HIV and AIDS and malaria. This step has been all the more perplexing since Uganda, as a least developed country, has until 2016 before it is obliged to provide patent protection for pharmaceutical products as per the Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS) regime of the World Trade Organisation.<br />
Harvey Rouse, head of the political and trade section of the EU delegation to Uganda, confirmed to IPS that part of the five million euro financing agreement entered into with Uganda in July 2009 involves developing an anti-counterfeits law. He said: “<em>We are supporting the ministry of trade (…) to reform its policy and legal/regulatory regimes, including on counterfeits. This support is under the EPA – Economic Partnership Agreement – related trade and private sector development programme (…) to be implemented over the next four years</em>.”<br />
In response to further questions about whether the EU delegation was aware of the obstacles to public healthcare that the bill poses, Alex Nakajjo, trade operations officer at the EU delegation in Kampala, pointed out that the bill “<em>targets only people who infringe on protected intellectual property rights (…). The EU does not support counterfeits trade and counterfeits should not be confused with generic drugs</em>”. Moreover, he said, the EU had previously “<em>pushed for a provision to ease access to generic drugs for developing countries under the TRIPS Agreement. The EU, as one of the largest donors in the world, believes in and promotes access to generic drugs for developing countries</em>”.<br />
However, the Ugandan law, like the recently adopted Kenyan law and the pending East African Community law, makes no distinction between legal generic medication and counterfeits, according to the Program on Information Justice and Intellectual Property (PIJIP) at the Washington College of Law in Washington, DC. PIJIP runs a training programme on the use of intellectual property (IP) flexibilities to ensure access to generic medication.<br />
Activists also point out that, while substandard and fake medicines should not be tolerated, the proposed law will not address the problem of bad quality as it confuses IP rights with quality standards. Intellectual property rights expert Sisule Musungu pointed to the following that indicate that the draft law is about trade interests and not about safety standards: the channelling of such legislation through trade ministries rather than health ministries which have been working on safety standards for drugs for many years; and the involvement of customs and police rather than health authorities.<br />
Another indication is that the funding of the law comes from money allocated to trade rather than health policy. Musungu explained the push behind the law as follows: if liberalisation of trade in agricultural and manufactured goods continues, it will eventually mean that the EU and the U.S. will be unable to compete in agriculture with Brazil and in manufactures with China and India.<br />
All that remains for the EU and U.S. in terms of comparative advantage is services and intellectual property rights. &#8220;<em>Intellectual property has become a very important part of the EU’s foreign policy&#8230; The big players in the West won’t get very far if they use the standard IP entry point because of the awareness that exists in many developing countries about the effect of IP on access to medicines and other things. And so, using the language of counterfeits strategically is basically a strategy to get via another way what you would normally get through IP laws</em>&#8221; he concluded.<br />
IPS has traced the evolution of the law and found that the EU’s association with the drive for anti-counterfeit legislation goes further back. The EU funded the Ugandan trade ministry’s trade sector review conference on Oct 30, 2008 through a programme for the &#8220;technical support for the economic partnership agreement finalisation&#8221;. At this conference the first version of the Counterfeit Goods Bill was discussed in a presentation by Private Sector Foundation Uganda (PSFU) chairperson and former Ugandan finance minister Gerald Ssendaula. The PSFU, which represents 81 business associations and public sector agencies, has been among the primary organisations in Uganda working with other groups in East Africa to push for national and regional anti-counterfeit policies.<br />
At the time Ssendaula identified counterfeits as one of the main challenges in the business environment in Uganda. He said that &#8220;<em>the private sector notes with concern that the penalty in the draft counterfeits bill is not punitive enough to deter counterfeiting and trademark malpractices. We call upon the government to review the relevant clauses with a view of making them more punitive</em>.&#8221; Ssenduala suggested five-year jail terms for counterfeiters and the establishment of a regional and international link with other bodies to curb importation of fake goods. The EU delegation’s Rouse told IPS that Uganda lacks adequate legislation and enforcement of IP rights and has weak punitive measures that encourage trade in counterfeits.<br />
Uganda also needs a specific institution charged with fighting counterfeits. This position is reflected in the Counterfeit Goods Bill. Most other countries requires &#8220;<em>wilful deception</em>&#8221; or piracy &#8220;<em>on a commercial scale</em>&#8221; for IP infringement to be regarded as counterfeiting. The World Health Organisation also sets the minimum measure of counterfeit to be &#8220;<em>deliberate and fraudulent mislabelling</em>&#8221; and &#8220;<em>misrepresentation of identity or source</em>&#8220;. But in the East African cases, unknowing infringement is made a criminal offence. In the Ugandan case the bill prescribes hefty fines and even prison sentences of up to 20 years. This is in stark contrast to the use of civil remedies that are the internationally accepted legal practice in cases of IP infringement, said Musungu.<br />
Legal experts have argued that Uganda has the necessary laws in place to address the problem of counterfeiting, for example the Copyright Act, Trademarks Act, Patents Act, Trade Secrets Act and sections in the Penal Code which criminalise the sale of counterfeits.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.afronline.org" target="_blank">www.afronline.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_12"></a>TALES OF TORTURE AND DEATH IN UGANDA’S TORTURE CENTRES</strong><br />
16 march 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">The March 11 Country Human Rights Report released by the American government faults the Ugandan government in at least 18 areas of serious human rights abuse, which among others include arbitrary and politically motivated killings, abductions; electoral irregularities; official corruption; mob and ethnic violence and official impunity.<br />
It highlights other “<em>serious human rights problems</em>” as vigilante killings; politically motivated abductions; torture and abuse of suspects and detainees and harsh prison conditions; arbitrary and politically motivated arrest and detention; the holding of suspects incommunicado and lengthy pretrial detention; restrictions on the right to a fair trial and on freedoms of speech, press, assembly, association, and religion; restrictions on opposition parties.<br />
Other problem areas are violence and discrimination against women and children, including female genital mutilation (FGM), sexual abuse of children, and the ritual killing of children; trafficking in persons; violence and discrimination against persons with disabilities and homosexuals; restrictions on labour rights; and forced labour, including child labour. </span><strong><br />
Government reaction? </strong><br />
So far, there is no significant official reaction to the report, as most of the government officials Sunday Monitor contacted said they had not seen the report posted on the US government’s official website and so needed time to carefully examine the report. Foreign Affairs Permanent Secretary, Amb. James Mugume, the Chairperson of the Uganda Human Rights Commission, Mr Medi Kaggwa and the Police Spokesperson, Ms Judith Nabakooba, all told this newspaper they needed to time to study the context in which the Americans wrote last year’s report before they can comment on it.<br />
“<em>But I think we’ve been working with all the stakeholders while addressing all these issues as they’ve been raised from time to time</em>&#8221; said Amb. Mugume. “<em>Many reports keep coming, some of them not genuine, so we need time to study this one before addressing the new issues with various institutions</em>.” The American report opens with a description of Uganda as a country of 32 million people led by President Museveni of the dominant NRM party elected in the “<em>2006 presidential and parliamentary elections [that] were marred by serious irregularities</em>”. <strong><br />
Prominent feature</strong><br />
Featuring prominently in the report is the September 2009 violence in Kampala, where security forces used live ammunition and tear gas to disperse demonstrators, which according to official statistics resulted in 27 deaths and numerous injuries. Other observers suggest the death toll from the September riots were as high as 50. The violence erupted following the travel restrictions the government imposed on the Kabaka (king) of Buganda Kingdom.<br />
“<em>More than 1,000 persons were detained, of whom more than 400 were in prison awaiting trial at year’s end. Following the riots the government closed and suspended the licenses of four radio stations, closed a radio talk show, and suspended or dismissed journalists to control coverage of the event</em>” reads the report in part. “<em>While civilian authorities generally maintained effective control of the security forces, elements of the security forces occasionally acted independently of government authority</em>” says the report, which concentrates on listing problems without giving specific recommendations as to what remedial action needs to be taken.<br />
On the issue of arbitrary or unlawful deprivation of life, the report says the Ugandan government or its agents apparently committed politically motivated killings and were responsible for arbitrarily killing opposition members, detainees, demonstrators, and other citizens.<br />
Some deaths occurred as a result of torture, which though illegal under Uganda’s penal system, is said to be routinely used as an interrogation tool by the recognised and clandestine security organisations. It mentions the January 17 incident in Bukedea District where, security agents reportedly tortured to death David Okwi, a member of the opposition Forum for Democratic Change party for allegedly possessing a gun.<br />
The Uganda Police, the Prisons and the UPDF are also accused of using excessive force while dealing with civilians, which resulted into death and injuries. “<em>Police use of excessive force, including live ammunition, to disperse demonstrators, resulted in deaths and injuries. For example, on February 16, in Nakaseke District, SPC Paul Baita allegedly shot and killed William Byamugisha and Daniel Tumwine, students at Kaloke Christian High School, who were demonstrating against the quality of meals provided at the school. Four other students were injured and required medical treatment</em>.”<br />
The report also mentions a number of incidents in 2008, 2007, and 2006 where Ugandan security forces were involved in killings. Among the incidents highlighted is the 2006 random shooting at a crowd of opposition members in Mengo by Lt. Ramadhan Magara, killing two and injuring others. Magara has since been convicted of manslaughter and sentenced to 14 years in jail. Defence and Army Spokesman, Lt. Col. Felix Kulayigye, said much as he had not read the report to comment on the specific issues it raises, the Uganda People’s Defence Forces had made serious strides towards observance and respect of human rights.<br />
“<em>We do exist as an institution because of the people and we do respect people’s rights. It is the reason we put in place a full directorate in charge of human rights and it is manned by senior lawyers who teach human rights to our soldiers – actually, human rights is taught at all levels of our training</em>” he said. “<em>Some of the individual incidents have been happening because we are not made out of angels. We are human beings. But we have zero tolerance to human rights abuse as an institution and we do not condone those acts</em>.”<br />
Other problem areas in the US report are the rampant ritual murders and mob violence cases. “<em>Mob attacks against criminal suspects resulted in deaths. Witnesses rarely cooperated with police, making investigation of such incidents difficult</em>” it adds. <strong><br />
Abduction implications<br />
</strong>On disappearances, the report implicates the government in politically motivated abductions, giving the example of two FDC members Ismail Wagaba and Robert Mugyenyi who were taken from their homes by suspected state agents in 2008 and 2006, respectively. On torture cases, the American report says “<em>there were credible reports that security forces tortured and beat suspects, some of whom died as a result</em>”. Quoting the recent UHRC findings, the report says torture generally occurred in unregistered detention facilities and was intended to force confessions. There were numerous reports of torture and abuse in the unregistered detention facilities operated by the JATT and CMI.<br />
In its April 8 report, HRW noted that detainees held in JATT headquarters in Kololo and at CMI headquarters in Kitante described being “<em>hit repeatedly with the butt of a gun, slapped in the head and ears, or beaten with fists, whips, canes, chairs, and shoes.</em>” JATT and CMI personnel “<em>put detainees into painful stress positions and forced red chili pepper into eyes, nose, and ears</em> <em>causing excruciating pain. Some detainees described being shocked with electricity, and many reported seeing detainees struggling to walk or having to be carried by fellow detainees to vehicles. One detainee lost his leg due to infection in a wound caused by a severe beating</em>” says the US report.<br />
The UHRC, the Foundation for Human Rights Initiative (FHRI), and other human rights organisations have previously reported incidents of torture by security forces, including caning, severe beating, stabbing, kicking, tying of limbs in contorted positions, forced marching, and rape.<br />
“<em>Torture victims included political activists and detainees</em>” says the US report, “F<em>or example, Francis Atugonza, the mayor of Hoima and the FDC’s trade and industry secretary, filed charges during the year against the CMI for alleged illegal detention and torture in a CMI “safe house” after he was arrested in April</em>.” “During the September 10-12 riots in Kampala, security forces beat suspects, including women, and went door to door in some neighborhoods, pulling residents out of their homes to be beaten and arrested, according to HRW. <strong><br />
Victims petitioned</strong><br />
“<em>The UHRC received complaints from individuals who sustained injuries during the riots. For example, a petition filed by Ssemukala Ismail alleged that security force members shot him while he was closing his shop in Nateete, impairing his left arm.</em>” The Uganda police further features in the US report for its excessive use of force during arrests, evictions and land disputes resulted in injuries. It also highlights the issue of an influx of arms in the country, fuelling violence in the Karamoja region, resulting in deaths and injuries.<br />
It also condemns the continued holding onto children forcibly abducted from Uganda by the Lord’s Resistance Army (LRA), a rebel force currently hiding in the DR Congo, “<em>responsible for killing, raping, and kidnapping hundreds of persons in the DRC, CAR, and Sudan</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="www.monitor.co.ug" target="_blank"></a><a href="http://www.monitor.co.ug" target="_blank">www.monitor.co.ug</a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: &amp;amp;amp;"> </span> &#8211; <em>Solomon Muyita</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_13"></a>DIRITTO ALL’ACQUA: SECONDO ONU, AUMENTA USO DI QUELLA POTABILE</strong><br />
16 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Potrà essere raggiunto entro il 2015, e addirittura superato, l’obiettivo del Millennio relativo alla popolazione planetaria che utilizza acqua potabile e sicura: lo sostiene l’ultimo rapporto su acqua e sistemi sanitari diffuso oggi dagli uffici delle Nazioni Unite incaricati di verificare i progressi in materia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) e il Fondo per l’Infanzia (Unicef).<br />
Nella nota che accompagna la diffusione del rapporto si precisa che secondo le ultime rilevazioni “<em>l’87% della popolazione mondiale, ossia approssimativamente 5,9 miliardi di persone, utilizza fonti di acqua potabile per dissetarsi</em>”. Il rapporto, che prende in esame status attuale e tendenze rilevate in 209 paesi del mondo, evidenzia comunque alcune disparità nell’utilizzo di acqua potabile. Secondo i dati, infatti, <span style="color: #990000;">gli abitanti delle zone rurali e gli strati economicamente più deboli della popolazione sono quelli che maggiormente vengono esclusi dall’uso di acqua potabile. </span>“<em>Otto delle dieci persone che non hanno accesso a fonti d’acqua pulite vivono nelle zone rurali (…) la stessa disparità si ritrova anche in base al reddito. In Africa sub-sahariana, ad esempio, le persone con un reddito più alto hanno il doppio delle probabilità degli strati più poveri della popolazione di utilizzare fonti d’acqua pulite</em>” si legge nella sintesi del rapporto.<br />
Il documento sottolinea, infine, come <span style="color: #990000;">maggiori progressi debbano ancora essere ottenuti in materia di sistemi sanitari. Secondo il rapporto, il 39% della popolazione mondiale (circa 2,6 miliardi di persone) vive senza poter disporre di sistemi sanitari e fognari adeguati. </span><em><br />
fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a name="mar10_14"></a><strong>SONO 5 LE AZIENDE ITALIANE COIVOLTE NEL COMMERCIO DEGLI STRUMENTI DI TORTURA</strong><br />
17 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Sono cinque le aziende italiane che secondo un rapporto di Amnesty international sarebbero implicate in un commercio internazionale di strumenti di tortura che coinvolge diverse società dell&#8217;Unione Europea.<br />
Nel rapporto di Amnesty, curato dalla fondazione di ricerca Omega Research Foundation e intitolato &#8216;Dalle parole alle azioni&#8217;, di cui l&#8217;Ansa è in possesso, è pubblicata una tabella nella quale vengono menzionate <span style="color: #990000;">5 compagnie italiane (Defence System Srl, Access Group srl,Joseph Stifter s.a.s/KG, Armeria Frinchillucci Srl e PSA Srl) coinvolte in un commercio internazionale di arnesi finalizzati alla tortura</span> tra il 2006 ed il 2010.<br />
Assieme alle aziende italiane la tabella menziona tre compagnie belghe e due finlandesi. <strong><br />
Gli strumenti del dolore </strong><br />
Nel rapporto si parla di congegni da fissare alle pareti delle celle per immobilizzare i detenuti, serrapollici in metallo e manette e bracciali che producono scariche elettriche da 50.000 volt. <span style="color: #990000;">Il rapporto sottolinea che queste attività sono proseguite nonostante l&#8217;introduzione, nel 2006, di una serie di controlli per proibire il commercio internazionale di materiale di polizia e di sicurezza atto a causare maltrattamenti e torture e per regolamentare il commercio di altro materiale ampiamente usato su scala mondiale per torturare. Ma scappatoie legali consentono ancora di farla franca.</span> Il rapporto sarà formalmente preso in esame domani a Bruxelles, nel corso della riunione del sottocomitato sui Diritti umani del Parlamento europeo. <strong><br />
Le falle legislative<br />
</strong>Amnesty International e la Omega Research Foundation chiedono alla Commissione Europea e agli Stati membri dell&#8217;Unione Europea di tappare le falle legislative illustrate nel rapporto e di applicare e rafforzare la normativa esistente. &#8220;<em>L&#8217;introduzione di controlli sul commercio di &#8217;strumenti di tortura&#8217; dopo un decennio di campagne di organizzazioni per i diritti umani, ha rappresentato una pietra miliare dal punto di vista legislativo. Ma tre anni dopo la loro entrata in vigore, diversi Stati europei devono ancora applicarli o rafforzarli</em>&#8221; ha detto Nicolas Beger, direttore dell&#8217;Ufficio di Amnesty International presso l&#8217;Unione Europea.<br />
<strong>Si fa ma non si dice</strong><br />
Brian Wood, direttore del dipartimento di Amnesty International che si occupa di questioni militari, di sicurezza e di polizia, ha aggiunto: &#8220;<em>Le nostre ricerche rivelano che dal 2006, nonostante i nuovi controlli, diversi Stati membri tra cui Germania e Repubblica Ceca hanno autorizzato l&#8217;esportazione di strumenti per operazioni di polizia e di controllo dei detenuti verso almeno nove Paesi dove Amnesty International ha potuto documentare l&#8217;uso per infliggere torture. Inoltre, solo sette Stati membri hanno dato seguito agli obblighi legali di rendere pubbliche le loro esportazioni. Temiamo che qualche stato non li stia prendendo sul serio</em>&#8220;.<br />
Belgio, Cipro, Finlandia, Italia e Malta avevano dichiarato di non essere a conoscenza di aziende che commercializzassero materiali inclusi nei controlli, ma Amnesty International e Omega Research Foundation hanno individuato aziende in Belgio, Finlandia e Italia, i cui prodotti sono apertamente commercializzati su Internet.<strong><br />
Le scappatoie legali</strong><br />
Quelle esistenti permettono inoltre ad alcune aziende di commercializzare strumenti che non hanno altro scopo se non quello di infliggere torture e maltrattamenti. &#8220;<em>Nell&#8217;ambito del loro impegno a combattere la tortura ovunque abbia luogo, gli Stati membri devono passare dalle parole ai fatti, imponendo controlli davvero effettivi sul commercio di strumenti di sicurezza e di polizia e assicurando che i loro prodotti non vadano a finire nella cassetta degli attrezzi del torturatore</em>&#8221; ha affermato Michael Crowley, ricercatore della Omega Research Foundation.<strong><br />
Alcune conclusioni</strong><br />
Di seguito, ecco alcune delle principali conclusioni del rapporto: tra il 2006 e il 2009, la Repubblica Ceca ha autorizzato l&#8217;esportazione di prodotti quali manette, pistole elettriche e spray chimici; la Germania lo ha fatto per ceppi e spray chimici, verso nove Paesi dove le forze di polizia e di sicurezza avevano usato quei prodotti per praticare maltrattamenti e torture; <span style="color: #990000;">aziende italiane e spagnole hanno messo in vendita manette o bracciali elettrici per detenuti (una scappatoia legale permette tutto questo, nonostante si tratti di prodotti simili alle &#8216;cinture elettriche&#8217;, la cui esportazione e importazione sono proibite in tutta l&#8217;Unione Europea;</span> nel 2005 l&#8217;Ungheria ha annunciato l&#8217;intenzione di introdurre l&#8217;uso delle cinture elettriche nelle stazioni di polizia e nelle prigioni, nonostante la loro esportazione e importazione siano vietate in quanto il loro uso costituisce una forma di maltrattamento o di tortura; solo sette dei 27 stati membri dell&#8217;Unione europea hanno reso pubbliche le loro autorizzazioni all&#8217;esportazione, nonostante tutti siano legalmente obbligati a farlo; gli stati membri paiono ancora poco informati sulle attività commerciali in corso al loro interno.<em><br />
fonte</em> <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">www.repubblica.it</a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="#mar10_top"></a><a name="mar10_14"></a>Torna a inizio pagina</strong></p>
<p><strong><a name="mar10_15"></a>UN MISTERIOSO INCENDIO DISTRUGGE IL MAUSOLEO DEI RE DELL’ANTICO REGNO DEL BUGANDA, SI TEMONO TENSIONI E SCONTRI</strong><br />
17 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 marzo <span style="color: #990000;">un incendio ha distrutto le Kasubi Tombs, il mausoleo, nei pressi della capitale Kampala, dei re del Buganda, il regno tradizionale nel sud dell’Uganda.</span><br />
Le cause dell’incendio sono in via di accertamento, ma la distruzione del mausoleo, definito patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ha provocato tensioni e incidenti tra la popolazione e le forze dell’ordine. Secondo fonti di agenzia almeno due persone sono morte negli scontri tra la polizia e un gruppo di dimostranti che voleva impedire al Presidente, Yoweri Museveni, di visitare il mausoleo distrutto. Esercito e polizia presidiano l’area anche se fonti di Fides affermano che nel centro della capitale, Kampala, la situazione è calma.<br />
A settembre erano scoppiati alcuni disordini dopo che ad un esponente del regno di Baganda era stato impediti di recarsi nel villaggio di Kayunga, in un distretto a nord-est di Kampala, per avviare i preparativi in vista di una visita del sovrano del Buganda. Secondo le fonti di Fides “<em><span style="color: #990000;">esistono ancora differenziazioni di carattere tribale e in base ai 4 regni tradizionali, ma la situazione sta evolvendo. La stessa Chiesa è fortemente impegnata per superare la mentalità tribale. </span>I seminari sono misti nel senso che le diocesi accolgono nei propri seminari studenti provenienti da altre diocesi ugandesi. È questo un modo per far capire che la diversità è un arricchimento reciproco e non un fattore di divisione. La presenza inoltre di congregazioni missionarie dà un respiro internazionale alla Chiesa locale, così come le congregazioni diocesane, specie quelle femminili, che praticano la regola del mescolare persone provenienti da diverse parti del Paese</em>”.<br />
Per quanto riguarda l’incendio del mausoleo, le fonti di Fides affermano: “<em>è troppo presto per prevedere quali conseguenze questo episodio, ancora da chiarire, avrà sulla convivenza tra le diverse parti del Paese. Sicuramente in un anno pre-elettorale (si vota per eleggere il Presidente nel 2011), vi saranno speculazioni tendenziose, volte ad alimentare la tensione. Speriamo che prevalga il buon senso e vengano isolate le voci diffuse da chi vuole seminare odio e confusione</em>”. <em><br />
fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_16"></a>A KAMPALA UN ISTITUTO REGIONALE PER L’ACQUA</strong><br />
18 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Avrà sede a Kampala un istituto regionale dell’acqua e dei servizi sanitari</span>: lo hanno deciso i delegati dell’Associazione africana dell’acqua che nella capitale ugandese stanno concludendo il XV congresso dell’organizzazione.<br />
L’istituto avrà il compito di raccogliere e diffondere informazioni su qualità di acqua e servizi idrici, di fornire consulenze e corsi di formazioni, con l’obiettivo finale di migliorare i servizi a disposizione delle popolazioni africane. Parlando ai delegati, il premio Nobel per la pace 2004, la kenyana Wangari Maathai, ha sottolineato che la “<em><span style="color: #990000;">più efficace strategia per garantire le forniture di acqua è difendere gli ecosistemi naturali, in particolare le foreste e le paludi</span></em>”. In questo modo, ha aggiunto, “<em>l’acqua diventerebbe una risorsa di valore da poter gestire in maniera più efficace e responsabile</em>”. Ma anche garantendo un migliore e più diffuso accesso all’acqua potabile, ha concluso il premio Nobel, “<em>l’accesso all’acqua deve essere considerato un diritto umano. Negare acqua potabile significa condannare a morte intere popolazioni</em>”.<br />
L’appuntamento di Kampala, che precede di qualche giorno le celebrazioni della Giornata mondiale dell’acqua promossa dall’Onu, è servito anche a fare il punto sugli sforzi per raggiungere gli obiettivi del millennio fissati dalle Nazioni Unite nella lotta alla povertà. “<em>Obiettivi </em>- ha ricordato Mamadou Dia, presidente dell’Associazione africana dell’acqua &#8211; <em>che includono la questione dell’acqua in Africa</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><a name="mar10_17"></a>KENYA-UGANDA: PIANO COMUNE PER DISARMO DELLA FRONTIERA</strong><br />
24 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Un accordo su un programma comune e coordinato di disarmo da avviare lungo le rispettive frontiere è stato firmato da Kenya e Uganda.</span> Lo riferiscono i media locali e internazionali, precisando che due delegazioni di Nairobi e Kampala si sono incontrate a Kitale (a nord di Nairobi) per mettere a punto i dettagli dell’intesa, che intende limitare la disponibilità di armi da fuoco soprattutto tra le comunità di pastori nomadi e contenere le violenze transfrontaliere che ciclicamente coinvolgono gruppi di giovani di queste comunità.<br />
L’intesa prevede la formazione di un comitato tecnico congiunto, incaricato di seguire il programma di disarmo che coinvolge esponenti delle forze di sicurezza, amministratori provinciali e funzionari doganali. La collaborazione tra i due paesi segna un’importante novità nella gestione della diffusione di armi tra le comunità nomadi; finora, infatti, i vari governi si erano sempre impegnati singolarmente nella gestione del fenomeno.<br />
<span style="color: #990000;">L’Uganda soprattutto da alcuni anni ha lanciato una serie di programmi di disarmo (prima volontari poi forzati) tra i Karimojong,</span> annunciando la raccolta di ben 27.000 armi da fuoco. <span style="color: #990000;">La presenza di armi tra le comunità nomadi ha alimentato le ostilità (fatte di furti di bestiame, razzie, attacchi e rappresaglie) tra le comunità Turkana, Pokot, Marakwet, Samburu, Karimojong.<br />
</span>In un’iniziativa analoga, il Kenya è riuscito a recuperare 3000 armi, anche se, secondo la Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale keniana, nel nord-ovest del paese sarebbero in circolazione ancora oltre 50.000 armi di piccolo calibro.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_18"></a>CENSURA PRE-ELETTORALE</strong><br />
24 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">In vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno il governo di Kampala sta discutendo un progetto di legge che, se approvato, controllerà la libertà delle testate giornalistiche.<br />
</span><strong>Legge draconiana</strong><br />
È questa la definizione unanime con la quale la Federazione Africana dei giornalisti (FAJ) ha accolto il progetto di legge predisposto dal governo di Kampala per limitare, di fatto, la libertà d&#8217;informazione della stampa ugandese. La bozza del ‘2010 Press and Journalism Bill’, attualmente al vaglio del Consiglio dei Ministri, è stata esposta nelle sue linee chiave dal ministro dell&#8217;Informazione Kabakumba Matsiko. Pronte le reazioni della FAJ e della frangia africana del Federazione internazionale dei giornalisti che già da ora promettono una mobilitazione di categoria.<br />
<strong>Incostituzionalità del progetto</strong><br />
La si evince scorrendo il primo comma della <span style="color: #990000;">Legge Fondamentale ugandese promulgata nel 1995: &#8220;<em>Ogni persona ha il diritto alla libertà di parola e di espressione, che include la libertà di stampa e altri mezzi di comunicazione</em>&#8220;. Quindici anni fa la firma presidenziale in calce al documento era quella di Yoweri Museveni la stessa persona che oggi tenta a tutti i costi di violare quei de<span style="color: #990000;">ttati. </span></span><span style="color: #990000;">L&#8217;ordine per le testate giornalistiche è chiaro: limitazione. Se dovesse entrare in vigore la nuova legge obbligherà i quotidiani a rinnovare annualmente la propria licenza che, a sua volta, verrà esaminata da un consiglio sui media controllato dal governo. L&#8217;indipendenza delle testate verrà influenzata dall&#8217;articolo che prevede la criminalizzazione delle pubblicazioni giudicate, da organi interni all&#8217;amministrazione, pregiudizievoli per l&#8217;unità, la stabilità, la sicurezza e gli interessi economici dello Stato.</span><br />
Come dire: i giornali che si rifiuteranno di editare notizie reputate non idonee potrebbero dover sopportare l&#8217;arresto dei propri cronisti o la chiusura della testata. Infine ha fatto molto discutere la disposizione con la quale verranno introdotte pesanti restrizioni all&#8217;acquisto dei media da parte di investitori stranieri. Dove straniero, si intenda, sta per proprietà non facilmente controllabile.<br />
<strong>Reazioni dei media</strong><br />
Nessuno di essi ha avuto dubbi: la misura è stata presa in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno e che potrebbero consegnare per altri 5 anni il governo del Paese nelle mani di Museveni. Daniel Kalinaki, caporedattore del Daily Monitor, ha sostenuto: &#8220;<em>Il governo già da tempo pianificava di rafforzare il controllo sulla stampa, ma la coincidenza è sospetta ed è chiaro quale sarà l&#8217;impatto di questa legge sulla libertà dei media in Uganda, specialmente in tempo di elezioni</em>&#8220;.<br />
Un editoriale congiunto pubblicato su tutti i quotidiani nazionali ha duramente criticato la bozza del governo che, riporta la colonna, &#8220;<em>cerca di distruggere il giornalismo critico e indipendente per dare al governo il potere di determinare ciò che è e ciò che non è in grado di stampare. Questa legge</em> &#8211; prosegue il fondo &#8211; <em>è più che un attacco alla libertà di stampa. Si tratta di un attacco al nostro diritto collettivo alla verità e all&#8217;informazione di cui abbiamo bisogno per essere liberi e autonomi</em>&#8220;.<br />
Tutta colpa dei giornalisti. Yoweri Museveni controlla indisturbato il paese dal 1986 e, sotto il suo potere, è stata redatta e modificata la prima Costituzione dello Stato. La principale correzione della carta fondamentale fu quella introdotta nel 2006, guarda caso alla vigilia della tornata elettorale, e grazie alla quale si ammise la legittimità del terzo mandato presidenziale. A quattro anni di distanza da quella data un&#8217;altro emendamento costituzionale sembra potere entrare, di fatto, nel programma elettorale del leader politico: la censura della stampa. O meglio del diritto alla libera informazione consacrato nello stesso documento solenne che, fra gli altri, porta la paternità di chi oggi vuole violarlo.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Antonio Marafioti</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_19"></a>MIGRAZIONE QUALIFICATA VERSO NORD, UN FENOMENO IN CRESCITA</strong><br />
26 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il 23% dei medici formati nei paesi dell’Africa sub-sahariana esercitano la loro professione nel ricco Nord del mondo.</span> Si tratta di un movimento migratorio in crescita che significa una perdita di risorse rare e preziose per lo sviluppo dei paesi del Sud: una valutazione che riassume in poche parole il cosiddetto fenomeno della fuga dei cervelli quella presentata a Dakar dal demografo Philippe Fargues nell’ambito di una conferenza del Consorzio euro-mediterraneo per la ricerca applicata sulle Migrazioni Internazionali.<br />
Sul tema l’Agenzia universitaria francofona dell’Università senegalese di Cheikh Anta Diop ha presentato 37 studi, una vera e propria fotografia del fenomeno della migrazione qualificata. “<em>Sono i paesi ricchi a raccogliere il frutto della formazione ricevuta nei paesi poveri: non si può fermare il movimento</em> – ha sottolineato Fargues – <em>ma per compensare la perdita si potrebbero introdurre nuove apposite tasse, come suggerito da alcuni premi Nobel</em>”<span style="color: #990000;">. Unico punto a favore dei paesi di origine: il migrante qualificato invierebbe in media rimesse superiori a circa 298 dollari rispetto ai fondi trasferiti da quelli meno diplomati.<br />
</span>Dall’ufficio del primo ministro senegalese giunge una proposta concreta, quella di mettere a punto un apposito programma di identificazione e localizzazione dei dottorandi africani partiti all’estero per cercare di reintegrarli nel proprio paese di nascita.<br />
I dati emersi a Dakar confermano altre statistiche diffuse in passato dall’Associazione delle Università Africane che riferivano di un terzo degli intellettuali africani stabiliti all’estero e di almeno 23 mila universitari che lasciano il continente ogni anno. Un esodo che da anni minaccia lo sviluppo nei settori della sanità, dell&#8217;economia e dell&#8217;istruzione; una mancanza che paradossalmente costringe i paesi africani a ricorrere a professionisti provenienti dall’estero.<span style="color: #990000;"> In conclusione un dato che contraddice lo stereotipo che ad abbandonare il continente siano soltanto persone disperate che, mettendo a rischio la propria vita cercano fortuna sul vecchio continente.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="#mar10_top"></a><a name="mar10_19"></a>Torna a inizio pagina</strong></p>
<p><strong><a name="mar10_20"></a>WORLD URBAN FORUM: L’80% DELLA POPOLAZIONE URBANA VIVE IN BARACCOPOLI</strong><br />
26 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Lavorare subito e intensamente nei paesi del Sud del Mondo per affrontare la questione delle baraccopoli, degli slums, delle favelas, delle bidonville prima che sia troppo tardi e prima che le situazioni difficili di questi aree urbane diventino ingestibili: è un appello all’azione urgente in Africa, in Asia e in America Latina quello arrivato dall’incontro dedicato al problema delle baraccopoli nel Sud del Mondo tenutosi a margine del World urban forum che oggi a Rio de Janeiro chiuderà i suoi lavori.<br />
Secondo le stime fornite da Sir John Kaputin, ex-segretario generale dei paesi del Gruppo Africa, Caraibi Pacifico il<span style="color: #990000;"> 78% della popolazione urbana dei paesi del sud del mondo vive oggi in baraccopoli</span>, evidenziando così la necessità impellente e prioritaria di affrontare la questione da parte dei governi dei singoli paesi. “<em>È fondamentale lavorare su due fronti: riqualificare le aree marginali e, soprattutto, prevenire la creazione di nuovi insediamenti informali ai margini delle nostre città</em>” ha detto un partecipante africano alla tavola rotonda.<br />
Intervenendo al dibattito, il direttore dell’ufficio africano del programma Onu Un-Habitat (che ha organizzato l’incontro di Rio), Alioune Badiane, ha sottolineato l’importanza di una gestione trasparente del sistema di allocazione delle terre nei centri urbani dei paesi del sud del Mondo. “<em>Finchè politici corrotti continueranno a gestire la terra delle nostre città, non riusciremo mai a controllare lo sviluppo nei nostri paesi</em>” ha detto Badiane. I partecipanti hanno ripetutamente invitato i governi a riconoscere pubblicamente che “<em>i più poveri tra i poveri si trovano spesso nelle aree urbane</em>”, anche per scoraggiare il fenomeno dell’inurbazione e dello svuotamento delle campagne, a danno di milioni di persone che ogni anno, inseguendo il sogno dello sviluppo urbano, finiscono per trovarsi in condizioni di vita estremamente più difficili di quelle che si registrano nelle aree rurali.<br />
Dall’incontro è emersa la necessità di lavorare sulla questione attraverso il difficile coordinamento delle azioni di amministrazioni nazionali, locali e comunità di base, oltre che donatori ed organizzazioni internazionali, affinché, come ha detto il dirigente di Un-Habitat e ministro dell’Acqua e del patrimonio abitativo della Jamaica, Clifford Everald Warmingron, “<em>possiamo piantare oggi un albero, così che la prossima generazione possa beneficiare della sua ombra”</em>.<br />
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Onu proprio alla vigila dell’apertura del Forum di Rio,<span style="color: #990000;"> nelle metropoli del mondo i quartieri più poveri e degradati accolgono oggi 827,6 milioni di persone. Nell’ultimo decennio le baraccopoli hanno assorbito 50,9 milioni di nuovi abitanti. A causa dell’espansione costante ed estremamente rapida delle aree urbane, il numero degli abitanti di questi quartieri è costantemente salito (erano 650 milioni nel 1990) e a meno di misure drastiche aumenterà in media di sei milioni l’anno,</span> con la previsione di raggiungere 889 milioni entro il 2020. Esaminando le singole regioni <span style="color: #990000;">l’Africa Sub-sahariana ospita il maggior numero di persone in baraccopoli, 199,5 milioni;</span> seconda è l’Asia orientale, con 189,6 milioni, seguita da America Latina e Caraibi (110,7 milioni), Asia sud-orientale (88,9 milioni), Asia occidentale (35 milioni), Africa settentrionale (11,8 milioni) e Oceania (6 milioni).<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_21"></a>RAPPORTO ALLARMANTE SULLA SCOMPARSA DEI GORILLA DI MONTAGNA</strong><br />
26 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Rischia di scomparire completamente dai paesi dell’Africa centrale nei prossimi 10-15 anni il gorilla di montagna</span>, il grande primate immortalato in tante pellicole cinematografiche e documentari.<br />
Secondo un allarmante rapporto realizzato dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e dall’Interpol, il grande gorilla che vive nelle foreste del Bacino del Congo potrebbe scomparire completamente, o nella migliore delle ipotesi subire una riduzione di oltre il 90% degli esemplari, se non si interverrà rapidamente a sua difesa. Il rapporto definisce “<em>ottimistiche</em>” le stime contenute in uno studio precedente (realizzato nel 2002) alla luce, soprattutto, di alcuni fattori di minaccia dell’animale sottovalutati otto anni fa. Secondo gli esperti (che hanno realizzato sia questo che il precedente studio) <span style="color: #990000;">a minacciare il gorilla di montagna e il suo habitat concorrono vari fattori: dal bracconaggio, alla deforestazione illegale, attività minerarie, produzione di carbone, ma anche crescente domanda di carne per consumo umano e diffusione di epidemie e febbri emorragiche come quelle di Ebola.</span><br />
Presentando il documento alla riunione della Cites, che si è chiusa oggi a Doha, UNEP e Interpol hanno anche ricordato come il commercio illegale di animali e l’attività di milizie armate &#8211; soprattutto nell’est della Repubblica democratica del Congo, che insieme a Rwanda, Uganda e Burundi, ospita le maggiori comunità di gorilla &#8211; siano attività molto remunerative (del valore di centinaia di milioni di dollari l’anno) che possono essere contrastate dalla comunità internazionale attraverso il sistema legale già esistente.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_22"></a>MASSACRO NEL NORD EST DEL CONGO, 300 UCCISI A COLPI DI MACHETE</strong><br />
28 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">A Kampala sono arrivati all&#8217;alba, hanno svegliato il villaggio, si sono fatti consegnare le scorte di cibo, vestiti, coperte e altro materiale, hanno messo in fila uomini, donne e bambini e hanno iniziato la selezione. I più deboli sono stati uccisi sul posto. Gli altri, quelli che resistevano alle percosse e alle sevizie, sono stati arruolati come portatori, caricati delle masserizie e portati via.<br />
Con una violenza degna della fama che li avvolge, una trentina di combattenti dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (LRA), milizia che da anni semina il terrore nel nord est del Congo, per quattro giorni ha razziato una decina di villaggi del distretto di Haut-Uelé. Nel corso delle irruzioni, avvenute tra il 14 e il 18 dicembre scorso, <span style="color: #990000;">300 persone sono state massacrate a colpi di machete e accetta e altre 250 sono state rapite per essere trasformate in schiavi, soldati e donne al servizio dei miliziani. </span>Per una settimana, le persone strappate ai villaggi hanno dovuto seguire per 30 chilometri le scorribande dei combattenti, trasportando a piedi il materiale rubato. Chi crollava per la fatica veniva ucciso sul posto: un compito che è stato spesso imposto agli stessi prigionieri.<br />
Non si tratta di uno dei &#8217;soliti&#8217; massacri compiuti in un’area che sembra non trovare pace. <span style="color: #990000;">E’ la più grande mattanza compiuta nel nord est della Repubblica democratica del Congo negli ultimi 25 anni. </span>La notizia è stata scoperta per caso da Human Rights Wacht, una nota Ong impegnata nei diritti umani che sul caso ha diffuso un ampio dossier. La strage è stata riportata con risalto da gran parte della stampa britannica, statunitense e dal sito della Bbc.<br />
Una conferma è arrivata dal vicario episcopale della diocesi di Isiro-Niangara, monsignor Dieudonné Abakuba. &#8220;<em>Hanno ucciso almeno 300 persone</em>&#8221; ha spiegato il presule &#8220;<em>ne hanno rapite tra le 200 e le 400 prima di sparire. Sono riusciti ad ingannare la gente dei villaggi perché sono arrivati indossando divise militari dell&#8217;esercito della Repubblica del Congo. Prima hanno ucciso le persone per strada. Soprattutto uomini. Molte le hanno decapitate. I bambini sono stati rapiti mentre stavano andando a scuola</em>&#8220;.<br />
Dopo lunghi anni di massacri, l&#8217;Esercito di Resistenza del Signore, guidato da Joseph Kony, colpito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini contro l&#8217;umanità, era stato rintuzzato sia dall&#8217;esercito, sia dalla forza di pace delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti, attraverso Africom, il nuovo comando militare americano per l&#8217;Africa, avevano finanziato il governo dell&#8217;Uganda dove sorgevano le principali basi della milizia. <span style="color: #990000;">La collaborazione tra Dipartimento di Stato e Kampala era riuscita a debellare la LRA, ma aveva anche spinto gli ultimi combattenti verso l&#8217;interno delle foreste. Qui si sono riorganizzati, riarmati e hanno iniziato a girare per le regioni del nord est della RDC per trovare cibo, logistica e soprattutto ragazzi da arruolare come soldati.</span><br />
La nuova, improvvisa mattanza suona come una sconfitta per gli Usa, decisi a pacificare e a rilanciare economicamente un area ricchissima di materie prime. Ma è soprattutto un nuovo incubo per le decine di migliaia di abitanti dei villaggi, costretti a continui esodi, tra incendi, sparatorie, stupri e sequestri. &#8220;<em>La popolazione</em>&#8221; denuncia il vicario episcopale Abakuba &#8220;<em>non ha beneficiato di alcuna assistenza. E&#8217; un territorio completamente incastrato, non c&#8217;è una rete di comunicazione. Dopo essere fuggiti, alcuni abitanti ritornano. Ma il clima è di grande tensione, la gente teme il ritorno dei miliziani e si rifiuta di andare a lavorare i campi. Le conseguenze sono disastrose</em>&#8220;.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.repubblica.it " target="_blank">www.repubblica.it<span style="font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></a> &#8211; <em>Daniele Mastrogiacomo</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mar10_23"></a>KARAMOJA: CARESTIA E ALLUVIONI, UN MILIONE A RISCHIO FAME</strong><br />
29 marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Sono oltre 900.000 le persone a rischio di insufficienza alimentare nella regione della Karamoja, nord-est del paese, a causa di piogge persistenti, seguite da siccità e scarsi raccolti negli ultimi quattro anni.<br />
Lo riferiscono le organizzazioni umanitarie secondo cui circa <span style="color: #990000;">l’81% del milione e 150.000 persone a rischio fame nel paese si trovano in Karamoja</span>. “<em>Le piogge torrenziali alternate a periodi più o meno lunghi di siccità hanno avuto pesanti conseguenze sulla popolazione locale</em>” avverte Stanlake Samkange, direttore del Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) della Nazioni Unite, annunciando la ripresa della distribuzione di aiuti alimentari a partire dal mese di aprile “<em>poiché le famiglie di contadini stanno esaurendo le scorte di cibo e legumi</em>”.<br />
Un primo gruppo di aiuti di emergenza sarà consegnato alle persone più in difficoltà, circa 300.000, a cui seguiranno le distribuzioni sull’intero territorio. <span style="color: #990000;">Ogni anno i disastri dovuti alla siccità prolungata non solo colpiscono centinaia di migliaia di persone in Karamoja, ma contribuiscono a rendere ancora più vulnerabile la popolazione locale aggiungendosi all’annoso problema dei guerrieri Karimojong, responsabili di razzie di bestiame e attacchi contro civili, e delle armi che continuerebbero a circolare nella regione nonostante i programmi governativi di disarmo.</span><em><br />
fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mar10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#temperature_nov"><br />
</a></strong><span style="color: #000000;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 26/03/2010 1 dollaro USA è pari a 2260 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a</span> 2789,779<span style="color: #000000;"> scellini ugandesi</span></p>
<p style="text-align: left;">
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">
<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:TrackMoves /> <w:TrackFormatting /> <w:DoNotShowRevisions /> <w:DoNotPrintRevisions /> <w:DoNotShowMarkup /> <w:DoNotShowComments /> <w:DoNotShowInsertionsAndDeletions /> <w:DoNotShowPropertyChanges /> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:DoNotPromoteQF /> <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther> <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian> <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:SplitPgBreakAndParaMark /> <w:DontVertAlignCellWithSp /> <w:DontBreakConstrainedForcedTables /> <w:DontVertAlignInTxbx /> <w:Word11KerningPairs /> <w:CachedColBalance /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> <m:mathPr> <m:mathFont m:val="Cambria Math" /> <m:brkBin m:val="before" /> <m:brkBinSub m:val="&#45;-" /> <m:smallFrac m:val="off" /> <m:dispDef /> <m:lMargin m:val="0" /> <m:rMargin m:val="0" /> <m:defJc m:val="centerGroup" /> <m:wrapIndent m:val="1440" /> <m:intLim m:val="subSup" /> <m:naryLim m:val="undOvr" /> </m:mathPr></w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" DefUnhideWhenUsed="true"   DefSemiHidden="true" DefQFormat="false" DefPriority="99"   LatentStyleCount="267"> <w:LsdException Locked="false" Priority="0" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Normal" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="heading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="35" QFormat="true" Name="caption" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="10" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" Name="Default Paragraph Font" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="11" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtitle" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="22" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Strong" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="20" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="59" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Table Grid" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Placeholder Text" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="No Spacing" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Revision" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="34" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="List Paragraph" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="29" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="30" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="19" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="21" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="31" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="32" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="33" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Book Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="37" Name="Bibliography" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" QFormat="true" Name="TOC Heading" /> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1107304683 0 0 415 0;} @font-face 	{font-family:Calibri; 	panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-520092929 1073786111 9 0 415 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} span.notiziadata 	{mso-style-name:notiziadata; 	mso-style-unhide:no;} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-hansi-font-family:Calibri;} @page WordSection1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.WordSection1 	{page:WordSection1;} --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:minor-bidi;} --> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><strong><span style="font-size: 12pt;">FRANA SU VILLAGGI: SI SCAVA ALLA RICERCA DI SOPRAVVISSUTI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span class="notiziadata"><strong><span style="font-size: 12pt;">3 marzo 2010 </span></strong></span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/06/ugandabout-marzo-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugandabout &#8211; febbraio 2010</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/03/ugandabout-febbraio-2010/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/03/ugandabout-febbraio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa ugandese]]></category>
		<category><![CDATA[Emergency]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Killa Gay Bill]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[mercato comune africano]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[oil companies]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[ribelli]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[Unicef]]></category>
		<category><![CDATA[unione doganale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=1649</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel febbraio 2010.
  MEDICINA TRADIZIONALE O MODERNA? COMPLEMENTARI PIÙ CHE RIVALI 
5 febbraio 2010
MINE: ALTRI 4 STATI DICHIARATI LIBERI, ITALIA E PAESI RICCHI DIMEZZANO FONDI
7 febbraio 2010
ITALY&#8217;S ENI WITHDRAWS BID FOR OIL
7 february 2010
PER L&#8217;INFANZIA, SITUAZIONI DI GRAVE CRISI IN 28 PAESI, PIU&#8217; DI META&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="feb10_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel febbraio 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#gen10_1"><strong> </strong><strong> </strong></a><a href="#art1_feb10"><strong>MEDICINA TRADIZIONALE O MODERNA? COMPLEMENTARI PIÙ CHE RIVALI</strong><strong> </strong></a><strong><br />
</strong>5 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art2_feb10"><strong>MINE: ALTRI 4 STATI DICHIARATI LIBERI, ITALIA E PAESI RICCHI DIMEZZANO FONDI</strong></a><strong><br />
</strong>7 febbraio 2010</p>
<p><a href="#art3_feb10"><strong>ITALY&#8217;S ENI WITHDRAWS BID FOR OIL</strong></a><br />
7 february 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art4_feb10"><strong>PER L&#8217;INFANZIA, SITUAZIONI DI GRAVE CRISI IN 28 PAESI, PIU&#8217; DI META&#8217; IN AFRICA</strong></a><br />
8 febbraio 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"><strong> CON L’UNIONE DOGANALE DELL’EST SFIDE E VANTAGGI </strong></a><br />
8 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art6_feb10"><strong>ACCORDO TRA ORGANISMI REGIONALI IN ATTESA DEL MERCATO COMUNE AFRICANO</strong></a><br />
9 febbraio 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="#art7_feb10"><strong>PARTE DA BUJUMBURA RETE INTRAUNIVERSITARIA DEI GRANDI LAGHI</strong></a><br />
9 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art8_feb10"><strong>ATTACCHI RIBELLI UGANDESI, BILANCI 2009 E NUOVE VIOLENZE</strong></a><br />
12 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art9_feb10"><strong>UN&#8217;ALTRA SANITÀ È POSSIBILE. ANCHE IN AFRICA</strong></a><br />
15 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art10_feb10"><strong>“UNA CHIESA IN DIALOGO CON TUTTI NEL RISPETTO DELLA PROPRIA DOTTRINA” PER IL VESCOVO DI MASAKA</strong></a><br />
17 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art11_feb10"><strong>GOVERMENT SETS TERMS FOR OIL COMPANIES</strong></a><br />
17 february 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#art12_feb10"><strong>UGUAGLIANZA NEGATA</strong></a><br />
17 febbraio 2010</p>
<p><a href="#art13_feb10"><strong>TRENTA MILIONI DI MIGRANTI, UNA RISORSA ECONOMICA DECISIVA</strong></a><br />
23 febbraio 2010</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="#set09_1"><strong> </strong></a><a href="#malaria_nov"><strong> </strong></a><strong><a href="#gen10_1"></a><a name="art1_feb10"></a>MEDICINA TRADIZIONALE O MODERNA? COMPLEMENTARI PIÙ CHE RIVALI</strong><strong> </strong><strong><br />
</strong>5 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Guaritori tradizionali o medicina scientifica? Per sociologi, medici, storici africani ed internazionali riuniti all’Università cattolica dell’Africa centrale di Yaoundé per un dibattito sul &#8216;Pluralismo medico in Africa&#8217;, con la mondializzazione e l’urbanizzazione del continente si sta superando la rivalità storica tra le diverse forme di medicina e si tende verso un modello di sanità che integra tutte le cure.<br />
“<em>Nelle campagne, in assenza di infrastrutture funzionanti e di centri sanitari, le popolazioni tendono a ricorrere ai metodi più tradizionali, dalle piante ai guaritori, non sempre scientificamente dimostrabili, però efficaci in alcuni casi, e che danno sollievo psicologico</em>” fa notare lo storico Pierre Fadibo, originario della regione dell’Estremo-Nord del Camerun.<br />
<em>“L’urbanizzazione dell’Africa ha introdotto nelle nostre società l’istituzione sanitaria ospedali e cliniche, pubbliche e private, ma anche ‘nuove chiese’ che propongono una medicina divina basata sulla fede e la preghiere. In città si fa spesso ricorso anche all’automedicazione</em>” dice padre Martin Briba, docente della Facoltà di Scienze Sociali a Yaoundé.<br />
<span style="color: #990000;">Nel continente, al crocevia tra tradizione e modernità, il pluralismo medico sta diventando sempre più una realtà sociale: diversi metodi coesistono ed interagiscono per formare una &#8216;multiterapia&#8217; alla quale le persone malate ricorrono, anche contemporaneamente, pur di guarire.</span> Da Douala ad Abidjan, il padre gesuita ed antropologo francese Eric de Rosny studia da decenni le diverse forme di medicina tradizionale africana e la tendenza della società moderna ad integrarla ai metodi scientifici, inventandosi una propria identità sanitaria.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.fides.org" target="_blank"><br />
</a> <em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="art2_feb10"></a><a href="#gen10_1">MINE: ALTRI 4 STATI DICHIARATI LIBERI, ITALIA E PAESI RICCHI DIMEZZANO FONDI</a></strong><strong><br />
</strong>7 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Mentre l’Italia e altri paesi del Nord del mondo continuano a dimezzare i fondi per la bonifica di terreni minati e per il recupero delle vittime da mina, il Sud del mondo è sempre più protagonista per risolvere un problema che lo riguarda direttamente nonostante la maggior parte delle mine in circolazione sia stato prodotto altrove</em>”. E&#8217; il commento all&#8217;agenzia Misna di Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine, che nei giorni scorsi ha rilasciato all&#8217;agenzia un commento di valutazione della II Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine anti-persona che si è tenuta ai primi di dicembre a Cartagena (Colombia).<br />
La Conferenza si è conclusa con l’annuncio di altri quattro paesi &#8211; Rwanda, Zambia, Albania e Grecia &#8211; dichiarati liberi da mine.<br />
Il direttore della Campagna italiana ha sottolineato in particolar modo la presenza massiccia di rappresentanti della società civile internazionale alla Conferenza di Cartegena revisione, ma anche il progressivo arretramento del Nord del mondo di fronte a un problema che ha contribuito a creare. La Conferenza ha infatti riunito oltre mille delegati provenienti da tutto il mondo e si è conclusa con l’adozione, da parte di 120 governi, del Piano d’azione di Cartagena che fissa gli obiettivi da conseguire nei prossimi cinque anni per un mondo finalmente libero da mine e altri ordigni.<br />
Un quinquennio importante anche perché per la prima volta si darà maggiore attenzione al recupero e all’assistenza delle vittime da mina il cui destino è spesso legato a doppio filo alla reale capacità del paese in cui vivono di far fronte a bisogni ed esigenze particolari. Sottolineando l’elemento fondamentale alla base del Trattato &#8211; nato da una iniziativa diplomatica ‘dal basso’ organizzata dalla società civile internazionale &#8211; Sylvie Brigot, direttrice della Campagna Internazionale contro le Mine (ICBL), ha detto che in futuro sarà ancora “<em>l’alleanza tra governi e società civile a determinare il successo del Trattato</em>”, ma ha anche detto che<span style="color: #990000;"> tra i paesi del nord del mondo soltanto l’Australia ha tenuto fede agli impegni presi per sostenere le attività di bonifica e di recupero delle vittime.</span><br />
<span style="color: #990000;">&#8220;<em>Proprio l’assistenza a chi è sopravvissuto all’esplosione di una mina,</em> – dice una nota della ICBL &#8211; <em>ai loro familiari e alle comunità locali i cui territori non sono stati bonificati sono stati i temi più significativi affrontati durante la conferenza anche perché è proprio questo l’ambito in cui si sono registrati i progressi meno evidenti</em>&#8220;. Aperto alla firma nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, il Trattato di Ottawa ha finora raccolta le adesioni di 156 paesi; a non aver firmato sono però 39 stati tra cui alcuni stati chiave tra i quali Stati Uniti (a Cartegena presenti per la prima volta con una delegazione), Cina, India, Russia e Pakistan.</span><br />
L’Africa, in particolare, è arrivata all’appuntamento colombiano con alcuni successi già acquisiti e alcuni annunci importanti: dopo aver dichiarato liberi da mine Swaziland (2007), Malawi (2008) e Tunisia (2009), la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) ritiene che anche Rwanda, Zambia e Gibuti abbiano completato o siano vicine a risolvere la questione mine entro le scadenze fissate dal Trattato di Ottawa (Gibuti ha virtualmente completato la bonifica, ma la questione è collegata a dispute frontaliere con l’Eritrea) mentre, cambiando continente, l’Albania si è aggiunta agli 11 paesi già dichiarati ufficialmente liberi dalle mine. <span style="color: #990000;"><br />
Secondo l’ultimo &#8216;Landmine Monitor Report&#8217; &#8211; il documento che su base annuale fa il punto della situazione &#8211; significativi progressi nella bonifica di territori minati sono stati compiuti anche in paesi che non hanno firmato il Trattato, in particolare Cina, Iran, Libano, Marocco, Nepal, Taiwan e Sri Lanka.</span><br />
A Cartagena non sono mancati alcuni campanelli d’allarme: <span style="color: #990000;">dopo i 15 paesi che nel 2008 chiesero una proroga per completare la bonifica dei territori minati, quest&#8217;anno la stessa richiesta è stata fatta da Argentina, Cambogia, Tagikistan e Uganda</span>. “<em>Alcune richieste sono ovviamente giustificate &#8211; ha detto dice all&#8217;agenzia Misna Schiavello &#8211; e in alcuni casi la responsabilità è condivisa da paesi ricchi venuti meno agli impegni presi per sostenere le attività sul campo per la bonifica dei campi minati e per il recupero delle vittime</em>”.<br />
Positiva eccezione rispetto a questa tendenza è stata l’inedita presenza a Cartagena di una delegazione degli Stati Uniti (paese non firmatario). <span style="color: #990000;">In una nota alla Conferenza, la delegazione di Washington ha informato i partecipanti che l’amministrazione Obama ha cominciato una generale revisione della politica americana sulle mine anti-persona.<br />
Un fatto importante: secondo Human Rights Watch, gli Stati Uniti hanno un arsenale di 10 milioni di mine, e sebbene non le abbiano usate dal 1991, dalla prima guerra del Golfo Persico, si riservano ancora il diritto di farlo.</span> Gli Stati Uniti &#8211; evidenzia sempre HRW &#8211; non hanno esportato mine antipersona dal 1992, non le producono dal 1997 e non hanno in atto programmi per la loro acquisizione in futuro.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.unimondo.org" target="_blank"> www.unimondo.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="art3_feb10"></a><a href="#gen10_2">ITALY&#8217;S ENI WITHDRAWS BID FOR OIL</a></strong><br />
7 february 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">ENI, the Italian firm that showed interest in Uganda&#8217;s oil fields, has withdrawn its bid after Tullow exercised its right of first option. Two oil fields, blocks 1 and 3A in western Uganda, are owned by Heritage and Tullow in a 50-50% joint venture.</span><br />
The firm&#8217;s spokesperson was quoted in the media on Friday as saying: &#8220;<em>Eni today revoked the sale and purchase agreement for the acquisition of Heritage&#8217;s 50% interest in blocks 1 and 3A in Uganda, for which Tullow has recently exercised its pre-emption right</em>.&#8221; Tullow is selling part of its own stake to allow for the entry of bigger oil companies that have the capacity and experience to build a refinery and pipeline. The company of Irish origin last week announced it preferred working with the Chinese state-owned oil company CNOOC or France&#8217;s Total.<br />
Meanwhile, CNOOC said it is paying $2.5b for a stake in Tullow&#8217;s Ugandan oil assets. According to Hong Kong media, the purchase was expected to be signed in London last Friday. &#8220;<em>We are still receiving all proposals from the licensed companies (Tullow and Heritage) to sell part of their stakes and it is a normal process</em>&#8221; Ernest Rubondo, the commissioner in the petroleum and exploration department, said yesterday.<br />
Rubondo did not want to comment on Eni&#8217;s withdrawal. He, however, said Heritage was determined to sell its interest and he was convinced they would get a buyer because &#8220;<em>many companies are interested in Uganda&#8217;s oil&#8221;. &#8220;Once we have scrutinised all the proposals and found the best company with Ugandan interests at heart, we shall inform the public</em>.&#8221; Meanwhile, President Yoweri Museveni over the weekend met Russian-based oil company Lukoil and encouraged the firm to invest in Uganda&#8217;s oil exploration and refining sector.<br />
Andrei Sapozhnikov, the Lukoil vice-president for business development, handed over his company&#8217;s investment proposal to the President, according to a statement from State House. &#8220;<em>Sapozhnikov expressed interest in the oil exploration, refinery and the training of local manpower to facilitate the development of the sector</em>&#8221; said the statement. Lukoil, according to the firm&#8217;s website, is Russia&#8217;s largest oil company and the second largest private oil company worldwide by proven hydrocarbon reserves.<br />
The company has about 1.1% of global oil reserves and 2.3% of global oil production. Lukoil dominates the Russian energy sector, with 18% of Russian oil production and 19% of oil refining. Most of its exploration and production activity is located in Russia, and its main resource base is in Western Siberia.<br />
However, it is also carrying out projects in Kazakhstan, Egypt, Azerbaijan, Uzbekistan, Saudi Arabia, Colombia, Venezuela, Cote d&#8217;Ivoire, Ghana and Iraq. Its petroleum products are sold in Russia, eastern and western Europe, and the US. Present at the meeting with the Lukoil delegation was state minister for investment Aston Kajara, the boss of the Uganda Investment Authority, Maggie Kigozi, Uganda&#8217;s ambassador to Russia, Moses Ebuk, and the Russian ambassador to Uganda.<em><br />
</em><em>fonte</em><a href="http://allafrica.com/" target="_blank"> http://allafrica.com</a>- <em> </em><em>Ibrahim Kasita</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="art4_feb10"></a><a href="#gen10_3">PER L&#8217;INFANZIA, SITUAZIONI DI GRAVE CRISI IN 28 PAESI, PIU&#8217; DI META&#8217; IN AFRICA</a></strong><br />
8 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Sono 28, più della metà dei quali in Africa, i paesi in cui </span>- secondo l&#8217;Humanitarian Action Report (HAR) 2010 dell’Unicef, il Fondo dell’Onu per l’infanzia -<span style="color: #990000;"> i bambini soffrono particolari situazioni di crisi </span>a causa dei più svariati fattori, dalle difficoltà finanziarie ed economiche planetarie ai mutamenti climatici fino alle conseguenze di scontri e conflitti.<br />
<span style="color: #990000;">“<em>Le necessità maggiori</em></span> &#8211; sottolinea una nota diffusa a Ginevra la settimana scorsa con la pubblicazione del rapporto &#8211; <em><span style="color: #990000;">riguardano l’Africa sub-sahariana, dove 24 milioni di persone del Corno d’Africa sono colpiti da siccità, cronica insicurezza alimentare e conflitti armati</span>. Le tre operazioni dell’Unicef più grandi sono in corso della Repubblica democratica del Congo, il Sudan e l’Etiopia</em>”. Ma vengono anche segnalati come situazioni degne di particolare attenzione quelle riguardanti Benin, Camerun, Repubblica del Congo (Brazzaville), Ghana, Guinea-Bissau, Liberia, Mali e Togo.<br />
Sottotitolando il rapporto &#8216;Partnering for children in emergencies&#8217;, l’Unicef ha lanciato un appello per un miliardo e 200 milioni di dollari necessari per garantire “<em>assistenza salvavita a milioni di bambini e donne in condizioni di disperata necessità</em>”. Fondi d’emergenza annuali per almeno 263 milioni di dollari sono indispensabili per la sola Africa centrale e occidentale.<br />
L’Unicef opera in 200 diversi paesi ed è attualmente molto specialmente impegnata ad Haiti ma Hilde Johnson, vice-direttore esecutivo del Fondo, ha precisato: “ <em>Dobbiamo certo intensificare il nostro sforzo per Haiti garantendo però che tutti i bambini del mondo, dal Corno d’Africa all’Afghanistan al Pakistan e altrove, ricevano l’assistenza necessaria</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.fides.org/" target="_blank"><br />
</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#set09_4"><strong> </strong></a><strong> <a name="art5_feb10"></a><a href="#gen10_4">CON L’UNIONE DOGANALE DELL’EST SFIDE E VANTAGGI </a></strong><br />
8 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Forte crescita del commercio regionale (+47%), nuovo clima di fiducia tra gli investitori, maggior partecipazione della regione al mercato mondiale dei capitali: è il bilancio positivo dell’Unione Doganale in vigore dal 2005</span> tracciato dal Segretario generale della Comunità dell’Africa orientale (EAC), Juma Volter Mwapachu, in un’intervista al settimanale online ‘Les Afriques’.<br />
Tra le questioni aperte, secondo il diplomatico tanzaniano, ci sono l’incremento delle capacità produttive dei cinque paesi membri, una semplificazione delle pratiche doganali per ridurre i costi finali dei prodotti e un nuovo impegno per migliorare le infrastrutture regionali. Tra i temi in agenda per il 2010, difesa regionale, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici, ma anche i negoziati con l’Unione Europea (UE) per la firma degli Accordi di partenariato economico (APE).<br />
“<em>Dopo un primo impegno preso a Novembre 2007, stiamo lavorando per assicurare sviluppo alla nostra regione e per incrementare le sua capacità produttive. Non vogliamo essere soltanto un mercato d’importazione di prodotti UE</em>” ha detto Mwapachu a ‘Les Afriques’.<br />
<span style="color: #990000;">Il trattato istitutivo dell’EAC firmato ad Arusha nel 1999 tra Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda e Burundi, è entrato in vigore l’anno dopo; nel decennale della nascita della Comunità, gli stati membri hanno firmato un protocollo per la creazione di un mercato comune, come ulteriore passo sulla via dell’integrazione, introducendo oltre alla libera circolazione delle merci quella dei capitali, delle persone e dei servizi</span>. Entro il 1° luglio, i governi dovrebbero ratificarlo per dare il via libera al nuovo progetto comune. Insieme con la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) e il Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale (COMESA), l’EAC partecipa a un progetto per creare un mercato unico del quale facciano parte 26 paesi.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.fides.org/" target="_blank"><br />
</a><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#set09_5"><strong> </strong></a><strong><a name="art6_feb10"></a><a href="#gen10_5">ACCORDO TRA ORGANISMI REGIONALI IN ATTESA DEL MERCATO COMUNE AFRICANO</a></strong><br />
9 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Una maggior integrazione regionale, in vista di realizzare una piena Comunità economica africana (CEA), e lo sviluppo del commercio interno: sono questi i due principali punti contenuti nell’accordo siglato tra due dei più importanti blocchi commerciali africani, il mercato comune dell’Africa orientale e australe (COMESA) e la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO).</span> In una nota congiunta le parti hanno fatto sapere di aver siglato un’intesa che intende promuovere la cooperazione interregionale, attraverso lo stimolo dell’attività del settore privato.<br />
L’obiettivo dell’accordo, è tra gli altri, quello di permettere la creazione di una rete che consenta ai soggetti privati dei due blocchi di interagire con le autorità di COMESA ed ECOWAS, migliorando e aumentando le opportunità commerciali. Ma oltre agli aspetti commerciali, l’accordo prevede una collaborazione crescente nell’inserimento delle donne nell’ambiente professionale e nelle piccole e medie imprese, e un più stretto legame nei settori dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare, con un accento particolare sulla realizzazione del Programma Globale di Sviluppo dell’Agricoltura in Africa, voluto dall’Unione Africana (UA) per sviluppare il settore agricolo nel continente.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="art7_feb10"></a><a href="#gen10_7">PARTE DA BUJUMBURA RETE INTRAUNIVERSITARIA DEI GRANDI LAGHI</a></strong><br />
9 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Avrà sede a Bujumbura<span style="color: #990000;"> la rete interuniversitaria dei Grandi Laghi</span>, una delle iniziative varate in questi giorni nella capitale burundese dal ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Saïdi Kibeya, e dai suoi omologhi della Repubblica democratica del Congo e del Rwanda.<br />
<span style="color: #000000;">Il protocollo firma</span>to dai tre ministri istituisce la cooperazione interuniversitaria in seno alla Comunità economica dei paesi dei Grandi Laghi (CEPGL), <span style="color: #990000;">renderà possibile la libera circolazione di professori, ricercatori e studenti</span> e prevede il lancio di un programma comune denominato &#8216;Educazione e Ricerca&#8217;. In ogni paese verranno scelte cinque università che contribuiranno al progetto di rete regionale mentre un polo di eccellenza in tecnologia dell’informazione e della comunicazione sarà basato a Kigali, con la collaborazione dell’americana ‘Carnegie Mellon University’.<br />
<span style="color: #990000;">Tra le sfide che il mondo universitario africano deve rilevare, i ministri dell’Istruzione e della Ricerca indicano risorse materiali e umane insufficienti, ristrutturazione di alcune sedi, maggior controllo sugli attestati rilasciati dalle facoltà. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), ogni anno almeno 20.000 africani qualificati lasciano il continente per emigrare nel Nord del mondo, anche a causa di strutture universitarie carenti e di opportunità professionali limitate</span>: il fenomeno conosciuto come ‘fuga dei cervelli’ secondo stime correnti costa all’Africa quattro miliardi di dollari.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="art8_feb10"></a><a href="#gen10_8">ATTACCHI RIBELLI UGANDESI, BILANCI 2009 E NUOVE VIOLENZE</a></strong><br />
12 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Ribelli ugandesi dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, LRA) hanno attaccato nei giorni scorsi una città mineraria nel sud-est del Centrafrica.</span> “<em>Individui armati, che gli abitanti hanno riconosciuto come ‘Tongo tongo’ </em>- appellativo delle popolazioni locali per identificare i membri della ribellione ugandese &#8211; <em>sono entrati nella cittadina di Nzako e hanno disperso la popolazione con colpi d’arma da fuoco esplosi in aria</em>” ha riferito un agente di polizia locale, secondo cui gran parte dei residenti della zona si sono rifugiati nei boschi alle porte della città.<br />
<span style="color: #990000;">Nessun bilancio di vittime è stato reso noto, ma testimoni hanno riferito di decine di civili sequestrati dai ribelli e condotti nella foresta.</span> A confermare la persistenza degli attacchi e delle violenze causati dai ribelli ugandesi in tutto il territorio lungo le frontiere di Uganda, Repubblica democratica del Congo, Repubblica centrafricana e Sudan è un bilancio diffuso oggi dall’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (OCHA) nella Provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo.<br />
Secondo il documento,<span style="color: #990000;"> in questa zona nell’arco del 2009 sono state 849 le vittime degli attacchi dell’LRA, mentre in un solo anno i ribelli si sono stati responsabili di 1486 rapimenti e della fuga di oltre 365.000 persone dalle loro case. “<em>All’inizio del 2008 in tutta la provincia c’erano circa 65.000 sfollati -</em> sostiene Ocha<em> &#8211; mentre oggi, a distanza di 12 mesi, gli sfollati sono saliti a 450.000 e ben 365.000 sono stati causati dalle scorrerie dell’LRA</em>”.<br />
Secondo l&#8217;ente delle Nazioni Unite, i numeri di persone uccise o rapite “<em>sorpassano di gran lunga quelli causati in quattro anni dai ribelli delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (FDLR) attivi nella regione del Kivu</em>”. </span><br />
Guidato da Joseph Kony, l&#8217;LRA fu costituito nel 1988 nel nord dell’Uganda. Nel 2005 i suoi combattenti si sono allontanati dalle loro basi tradizionali per installarsi nell’estremo nord della Repubblica Democratica del Congo, da dove lanciano attacchi in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#rifiuti_nov"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a name="art9_feb10"></a><a href="#gen10_9">UN&#8217;ALTRA SANITÀ È POSSIBILE. ANCHE IN AFRICA</a></strong><br />
15 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il successo ottenuto con l&#8217;apertura del centro cardiochirurgico Salam di Khartoum, <span style="color: #990000;">Emergency si lancia in un progetto di assistenza medica ancora più significativo e ambizioso. L&#8217;associazione, fondata nel 1994 in sostegno delle vittime civili delle guerre, ha infatti firmato assieme ai governi di undici Paesi africani un memorandum per la creazione dell&#8217;ANME (African Network of Medical Excellence), la prima rete di strutture mediche di eccellenza del continente completamente gratuite.</span><br />
La firma del memorandum, avvenuta nel corso di una apposita conferenza organizzata l&#8217;11 e 12 febbraio a Khartoum da Emergency e dal Ministero della Salute sudanese, è un evento storico per l&#8217;Africa: l&#8217;organizzazione presieduta da Cecilia Strada è infatti riuscita a riunire attorno al tavolo delle trattative ben undici Paesi (oltre al Sudan erano presenti i rappresentanti di Ciad, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica Congo, Ruanda, Somalia e Uganda). Alcuni di questi stati sono ancora oggi in guerra tra loro, ma ciò non ha impedito di trovare un accordo su di un progetto che potrebbe rivoluzione l&#8217;approccio medico al continente.<br />
<span style="color: #990000;">L&#8217;idea è quella di replicare il successo del Salam, il centro di cardiochirurgia inaugurato a Khartoum nell&#8217;aprile del 2007, creando nei Paesi confinanti una serie di cliniche e ospedali specializzati e gratuiti, in modo da costituire una rete di strutture interdipendenti in grado di venire incontro alla cronica mancanza di centri sanitari di alta qualità del continente. </span>Come il centro Salam, che in quasi tre anni di vita ha curato pazienti provenienti da tredici Paesi, anche le nuove strutture fungeranno da centri regionali specializzati, operando in campi scelti con l&#8217;apporto degli stessi governi riuniti alla conferenza. Tra di essi figurano la pediatria, l&#8217;ostetricia e la ginecologia, la ricostruzione plastica, l&#8217;oncologia, la traumatologia e la riabilitazione. A Bangui, in Repubblica Centrafricana, è già attivo un centro pediatrico, mentre a breve un centro di chirurgia pediatrica verrà aperto nella capitale ugandese Kampala.<br />
<span style="color: #990000;">La formazione del personale locale figura tra i punti principali di un progetto che non mira soltanto a portare assistenza ai malati, ma anche a promuovere il più possibile la conoscenza medica nel continente.</span> &#8220;<em>La strategia di costruire strutture ospedaliere partendo dal basso è puramente teorica, visto che finora in Africa ha sempre fallito</em>&#8220;, ha spiegato nel corso della conferenza Gino Strada, direttore esecutivo e tra i fondatori di Emergency. &#8220;<em>Quella di sviluppare progetti di basso profilo non è una necessità, ma una scelta. Noi vogliamo dimostrare il contrario: che anche in Africa è possibile costruire strutture d&#8217;eccellenza a costo zero per i pazient</em>i&#8221;.<br />
Un progetto sposato da tutte e undici le delegazioni presenti a Khartoum, che con la firma del memorandum hanno ribadito come quello all&#8217;assistenza sanitaria sia tra i diritti umani fondamentali e inalienabili di ogni individuo. Il concetto era già stato lanciato da Emergency nel 2008 quando, alla presenza dei ministri della Sanità di otto Paesi africani, fu siglato a Venezia il ‘Manifesto per una medicina basata sui diritti umani’ che si rifà ai concetti di uguaglianza, qualità e responsabilità sociale come principi base di qualsiasi progetto di assistenza medica.<br />
A testimoniare la bontà del progetto di Emergency, che in sedici anni di attività è intervenuta in quindici Paesi curando più di tre milioni e mezzo di civili, vi sono gli ottimi risultati ottenuti dal centro Salam e riconosciuti dagli stessi ospiti della conferenza, i quali hanno avuto parole di elogio per una delle strutture più all&#8217;avanguardia del continente e del mondo intero.<br />
Con più di 12.500 pazienti esaminati e 2.456 ricoverati, dalla sua apertura il Salam ha realizzato più di duemila operazioni a cuore aperto, con un tasso di mortalità di appena il 3 percento. In Sudan, Emergency gestisce anche un centro pediatrico situato nel campo profughi di Mayo, alle porte della capitale Khartoum, e ha in progetto di aprire a breve altre due strutture nelle città di Nyala, in Darfur e di Port Sudan, sul Mar Rosso.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net " target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> -<em> Matteo Fagotto<br />
</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a href="#set09_10"><strong> </strong></a><strong><a name="art10_feb10"></a><a href="#gen10_10">“UNA CHIESA IN DIALOGO CON TUTTI NEL RISPETTO DELLA PROPRIA DOTTRINA” PER IL VESCOVO DI MASAKA</a></strong><br />
17 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>La mia prima preoccupazione è quella di offrire alla Chiesa dei sacerdoti e dei religiosi che siano motivati e ben formati per servire i fedeli</em>” dice all’Agenzia Fides Sua Eccellenza Mons. John Baptist Kaggwa, Vescovo di Masaka, incaricato della formazione dei sacerdoti dell’Uganda.<br />
Mons. Kaggwa si occupa in particolare della gestione dei seminari in Uganda. “<em>Nel Paese oltre ai Seminari minori, vi sono 5 Seminari maggiori, dei quali 4 sono nazionali, che appartengono cioè alla Conferenza Episcopale, ed uno interdiocesano” </em>afferma il Vescovo di Masaka<em>. “Siamo soddisfatti per le numerose vocazioni. Cito un solo dato: ciascuno dei 4 Seminari della Conferenza Episcopale accoglie 150 seminaristi, per un totale di oltre 600 studenti solo per questi 4 Istitut</em>i”.<br />
Mons. Kaggwa non nasconde però alcune difficoltà riscontrate nella formazione del clero. “<em>Sentiamo la responsabilità di discernere affinché i nuovi sacerdoti siano veramente persone dedite a servire la Chiesa e i suoi fedeli. Abbiamo inoltre delle difficoltà finanziarie, perché sostenere questo cammino formativo costa parecchio e il nostro è un Paese povero. Siamo quindi grati alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che, tramite la Pontificia Opera Missionaria di San Pietro Apostolo, ci aiuta nella formazione del clero e dei religiosi. Cerchiamo anche di sensibilizzare i fedeli locali ad offrire un contributo per la formazione dei loro sacerdoti, anche se questo da solo non basta</em>”.<br />
<span style="color: #990000;">L’Uganda è un Paese dove convivono diverse confessioni cristiane e altre religioni. Chiediamo a Mons. Kaggwa lo stato dei rapporti ecumenici e interreligiosi nel suo Paese. “<em>In Uganda abbiamo un’organizzazione che riunisce la Chiesa cattolica, l’anglicana e l’ortodossa. Ci riuniamo una volta all’anno per discutere argomenti di interesse comune: la situazione politica, l’assistenza sanitaria e lo sviluppo umano del nostro popolo. Non siamo però ancora riusciti a risolvere alcuni problemi di carattere dottrinale, come quello dei matrimoni misti. Per quanto riguarda il dialogo interreligioso, abbiamo dei forum di discussione su argomenti che riguardano la giustizia, l’assistenza sanitaria, la diffusione dell’AIDS, la distribuzione di medicine. Nel complesso la convivenza interreligiosa è positiva</em>”.</span><br />
“<em>La Chiesa cattolica</em> &#8211; prosegue il Vescovo &#8211; <em>ha un futuro di convivenza, di dialogo e di lavoro comune. Questo è vero anche dal punto di vista dell’insegnamento: <span style="color: #990000;">le nostre scuole sono aperte a tutti, così come vi sono studenti cattolici che frequentano scuole di altre confessioni religiose. Nella scuola pubblica è permesso l’insegnamento della propria religione</span></em><span style="color: #990000;">”.</span><br />
“<em>Dobbiamo migliorare la nostra convivenza cercando un dialogo più approfondito sugli argomenti che ci separano, tenendo però conto dell’orientamento della Chiesa cattolica. Dobbiamo ricordare l’ammonimento di Paolo VI secondo il quale nel dialogo ecumenico non vi devono essere compromessi sulle questioni dottrinali</em>” conclude Mons. Kaggwa.<em><br />
fonte</em><a href="http://www.fides.org" target="_blank"> www.fides.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a name="art11_feb10"></a><a href="#gen10_10">GOVERMENT SETS TERMS FOR OIL COMPANIES</a></strong><br />
17 february 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">The Government has set tough conditions for new companies intending to invest in the oil production in the country.</span> The permanent secretary of the Ministry of Energy, Kabagambe Kaliisa, told the natural resources committee yesterday that for a company to be approved by the Government, it must have a capital base of at least $24b (sh48 trillion).<br />
&#8220;<em>Since the investment required in the short to long-term (2010-2020) is $8b, a company with a market capitalisation of three times the size of the required investment would be credible</em>&#8221; he said. He explained that the oil and gas operations are moving into the development and production phases. &#8220;<em>Therefore, the type of companies required to carry these activities forward need to have the necessary risk capital and access to project finance for both the short and long-term investment</em>.&#8221;<br />
Kabagambe added that the companies must have good operator experience, not only in exploration and production of gas and oil but also in refining, pipeline development and operations. <span style="color: #990000;">There was also need for licensing and maintaining several oil companies to avoid monopoly</span>, he stressed. In addition, the companies must be agreeable to the Government&#8217;s current development strategies which include early commercialisation of the resources, value addition, training of Ugandans and paying taxes. &#8220;<em>In order to approve the transactions, the Government ought to consider its best interest to propel the industry further</em>&#8221; he said.<br />
Kabagambe was appearing before the committee to explain the current transactions between the oil companies in Uganda. He said 15 oil and gas fields have been explored since 2006, with an exceptionally high drilling success of 94%. He said a reserve of two billion barrels of oil is in place, worth $50b.<br />
He explained that the oil reservoirs have to be tested and appraised. Power generation and transmission facilities may cost $300m, oil processing and transportation equipment another $1.5b, refinery development $2b, further drilling $200m and expanded storage and pipeline infrastructure $4b, he estimated. &#8220;<em>Therefore, when a bigger player expresses interest in joining the petroleum industry, it signifies benefits to the country</em>&#8221; he said.<br />
Kabagambe informed the committee that Tullow does not have the required capacity and has decided to invite partners. He said French Total and the Chinese state-owned oil company, CNOOC, are being evaluated to partner with Tullow. &#8220;<em>In recognising the need to avoid a monopoly, Tullow has presented their plan to partner with both Total and CNOOC</em>&#8221; he told the MPs. &#8220;<em>However, the Government has asked Tullow to reconsider its proposal of operating two out of the three exploration areas instead of each partner operating an exploration area.</em>&#8221; Tullow was asked to submit joint operating and sales agreements with Total and CNOOC.<br />
The Government recently announced that it had approved the deal for Tullow to take over the 50% share of its partner, Heritage, in two blocks in the Lake Albert region at $1.5b. The decision ended a bid by Italian company Eni to buy Heritage&#8217;s stake. The PS said the transaction will be subject to a capital gains tax of $300m (sh6b) to $400m (sh8b).<br />
The committee, however, expressed anger over the fact that the oil production sharing agreements had not been made public. &#8220;<em>Our hands are tied. All these issues need to be discussed after we have read the oil agreements</em>&#8221; MP Beatrice Anywar said. Her colleague, Anifa Kawooya, said the Government should not delay the production process, saying billions were being lost as a result.<br />
Fred Kabanda, the ministry principal geologist, declined to comment on when production will commence but said Tullow plans to start selling crude oil mid this year, especially to cement industries. The officials also announced that a national oil company will be formed to increase national participation and accelerate knowledge transfer.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://allafrica.com/" target="_blank">http://allafrica.com</a> -<em> Mary Karugaba &amp; Micha Grieser</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#rifiuti_nov"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a name="art12_feb10"></a><a href="#gen10_11">UGUAGLIANZA NEGATA</a></strong><br />
17 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Omosessualità aggravata. Un reato considerato alla stregua dell&#8217;omicidio e del furto che, con questi ultimi, potrebbe avere in comune non solo la previsione delle aggravanti, appunto, ma anche la determinazione della pena: la morte o, nel migliore dei casi, al carcere a vita. È quanto previsto dall&#8217;Anti-homosexuality Bill, meglio noto come ‘Kill Gay Bill’, che il parlamento ugandese sta discutendo in questi giorni per apprestersi a votare entro la fine del prossimo mese.</span><br />
Il disegno di legge, presentato dal deputato David Bahati, si allinea totalmente alle politiche in materia di omosessualità adottate dalla maggior parte degli Stati dell&#8217;Africa subsahariana e che prevedono severe punizioni per coloro che frequentano un partner dello stesso sesso.<br />
In Uganda, tuttavia, è in atto una vera e propria crociata capeggiata dal pastore cristiano fondamentalista Martin Ssempa, classe 1968. <span style="color: #990000;">Il disegno di legge, per il quale è ancora in ballo l&#8217;emendamento riguardante la riduzione dalla pena di morte a vent&#8217;anni di galera, ha attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;Occidente portando lo stesso presidente Yoweri Museveni a prenderne le distanze e a chiederne una revisione di stampo moderato. La misura, lesiva di una gran parte dei dettami contenuti nella ‘Dichiarazione Universale dei Diritti Umani’ firmata a Parigi nel 1948, potrebbe, se passasse senza modifiche, prevedere la perseguibilità degli omosessuali di nazionalità ugandese che abbiano relazioni anche fuori dai confini nazionali. </span>Per loro sarebbe richiesta un&#8217;estradizione immediata al fine di permetterne una punizione esemplare nel proprio paese.<br />
Ssempa, prima voce nel coro degli ‘inflessibili’ , capeggerà oggi una marcia anti-gay per esercitare pressioni sui legislatori e dare, ha detto il religioso, &#8220;<em>una cartolina che (Museveni) possa inviare al suo amico Barack Obama</em>&#8220;. Una cartolina che, secondo le stime, dovrebbe essere firmata da milioni di persone che in tutto il paese si uniranno in una sola voce per richiedere il passaggio della legge che, di fatto, inasprirà le pene previste per il reato di omosessualità (che in Uganda è già comunque criminalizzata).<br />
&#8220;<em>Vogliamo far vedere</em> &#8211; ha ribadito Ssempa &#8211; <em>quante persone appoggiano realmente la legge</em>&#8220;. Rimane comunque forte la reazione dei paesi donatori, fra cui gli Stati Uniti, che hanno minacciato l&#8217;amministrazione di Kampala di attuare aspre sanzioni di natura economica se non si provvederà a far cadere la proposta di legge. Tuttavia, proprio dalle ricche comunità cristiano-evangeliche degli States, nel marzo 2009 arrivarono in Uganda tre sacerdoti per partecipare ad una serie di dialoghi sulla &#8220;<em>cura dell&#8217;omosessualità</em>&#8220;.<br />
Scott Lively, un missionario che ha scritto diversi libri contro l&#8217;omosessualità, Caleb Lee Brundidge, che si autodefinisce un ex omosessuale che conduce &#8220;<em>seminari di guarigione</em>&#8221; e Don Schmierer, la cui missione è &#8220;<em>mobilitare il corpo di Cristo per la grazia e la verità in un mondo affetto dall&#8217;omosessualità</em>&#8220;, hanno tenuto, in qualità di esperti in materia, dei seminari alla presenza di politici, insegnanti e forze dell&#8217;ordine per dimostrare come, secondo loro, sia possibile rieducare i gay e per denunciare il naturale portamento di questi ultimi a sodomizzare i ragazzi. Un vero e proprio simposio che partiva da assiomi come &#8220;il movimento gay è un&#8217;istituzione del male che ha come obiettivo quello di sconfiggere il matrimonio e sostituirlo con una cultura della promiscuità sessuale&#8221;.<br />
Dopo un anno dalle loro accese disserzioni, i tre cercano ora di prendere le distanze dal disegno di legge ugandese e da coloro che lo stanno promuovendo.<br />
Probabilmente neanche loro credono nell&#8217;equità e nell&#8217;efficacia di una disposizione che metterà a repentaglio la libertà, quando non la vita stessa, di circa 500mila esseri umani. È questo il numero stimato di omosessuali in una terra che oggi conta 31 milioni di persone.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> -<em> Antonio Marafioti</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong> </strong><a href="#set09_10"><strong> </strong></a><strong><a name="art13_feb10"></a><a href="#gen10_13">TRENTA MILIONI DI MIGRANTI, UNA RISORSA ECONOMICA DECISIVA</a></strong><br />
23 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Trenta milioni di migranti africani contribuiscono alle economie dei paesi d’origine con 40 miliardi di dollari di rimesse, circa 29 miliardi e 500 milioni di euro</span>: i dati sono stati diffusi nel corso di un seminario di studio sulle migrazioni africane, organizzato a Capo Verde da Caritas/Migrantes.<br />
Secondo un documento presentato agli incontri<span style="color: #990000;"> i flussi di rimesse valgono pressappoco il 3% del Prodotto interno lordo </span>(PIL) del continente, all’incirca “<em>quanto gli stati ricevono sotto forma di aiuti allo sviluppo</em>” e “<em>di più rispetto al totale degli investimenti esteri in forma diretta</em>”.<br />
Durante il seminario è stato evidenziato che circa la metà delle rimesse africane arriva in Nigeria (10 miliardi) e in Egitto (8 miliardi e mezzo). Secondo il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), un terzo delle rimesse giunge in zone rurali e depresse, “<em>con un aggravio economico per gli elevati costi di transazione causato dalla scarsa presenza di intermediari finanziari locali</em>”.<em><br />
fonte</em> <a href="http://allafrica.com/" target="_blank">http://allafrica.com</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#feb10_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#top_dicembre_09"><strong> </strong></a><strong><a href="#temperature_nov"><br />
</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 26/02/2010 1 dollaro USA è pari a 2040 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a</span> 2768,7296<span style="color: #000000;"> scellini ugandesi<br />
</span></p>
<p style="text-align: left;">
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/03/ugandabout-febbraio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UgandAbout &#8211; dicembre 2009</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2010/01/ugandabout-dicembre-2009/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2010/01/ugandabout-dicembre-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 12:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[cucine ecologiche]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[mine]]></category>
		<category><![CDATA[morbillo]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[poliomielite]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=1566</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel dicembre 2009.
TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA
3 dicembre 2009
 RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI
3 dicembre 2009
 MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE
9 dicembre 2009 
PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE
14 dicembre 2009
WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top_dicembre09"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel dicembre 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#1_dicembre09">TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA</a></strong><strong><br />
</strong>3 dicembre 2009</p>
<p><a href="#set09_2"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a href="#2_dicembre09">RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI</a></strong><br />
3 dicembre 2009</p>
<p><a href="#set09_3"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><a href="#3_dicembre09">MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE</a></strong><br />
9 dicembre 2009<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#4_dicembre09">PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE</a></strong><br />
14 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#5_dicembre09">WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE LAW</a></strong><br />
14 december 2009<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="#6_dicembre09">&#8216;CUCINE SICURE&#8217; PER PROTEGGERE DONNE E AMBIENTE</a></strong><br />
16 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#7_dicembre09">ELEZIONI: PARTITO DI GOVERNO SCEGLIE MUSEVENI PER SUCCEDERE A SE STESSO</a></strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#set09_9"><strong><strong> </strong></strong></a><a href="#8_dicembre09"><strong>VERSO ELEZIONI, VESCOVI CRISTIANI INVITANO A RESPONSABILITÀ E CORRETTEZZA</strong></a><br />
30 dicembre 2009</p>
<p><strong><a href="#9_dicembre09">TELEFONI CELLULARI PER TUTTI, MA INTERNET È ANCORA PER POCHI</a></strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="#set09_1"><strong> </strong></a><a href="#malaria_nov"><strong> </strong></a><strong><a href="#malaria_nov"></a><a name="1_dicembre09"></a>TRATTATO CONTRO MINE: AFRICA PROTAGONISTA, IL NORD DEL MONDO SI DEFILA</strong><strong><br />
</strong>3 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Mentre l’Italia e altri paesi del Nord del mondo continuano a dimezzare i fondi per la bonifica di terreni minati e per il recupero delle vittime da mina, il Sud del mondo è sempre più protagonista per risolvere un problema che lo riguarda direttamente nonostante la maggior parte delle mine in circolazione sia stato prodotto altrove</em>”: alla MISNA, che lo raggiunge a Cartagena, il direttore della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello, sottolinea la presenza massiccia di rappresentanti della società civile internazionale alla II Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa, ma anche il progressivo arretramento del Nord del mondo di fronte a un problema che ha contribuito a creare.<br />
L’Africa, in particolare, è arrivata all’appuntamento colombiano con alcuni successi già acquisiti e alcuni annunci importanti: dopo aver dichiarato “<em>liberi da mine</em>” Swaziland (2007), Malawi (2008) e Tunisia (2009), la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Icbl) ritiene che anche Rwanda, Zambia e Gibuti abbiano completato o siano vicine a risolvere la questione mine entro le scadenze fissate dal Trattato di Ottawa (Gibuti ha virtualmente completato la bonifica, ma la questione è collegata a dispute frontaliere con l’Eritrea) mentre, cambiando continente, l’Albania si è aggiunta agli 11 paesi già dichiarati ufficialmente liberi dalle mine.<br />
<span style="color: #990000;"> Secondo l’ultimo ‘Landmine monitor report’ &#8211; il documento che su base annuale fa il punto della situazione &#8211; significativi progressi nella bonifica di territori minati sono stati compiuti anche in paesi che non hanno firmato il Trattato, in particolare Cina, Iran, Libano, Marocco, Nepal, Taiwan e Sri Lanka.</span> <span style="color: #990000;">A Cartagena non sono mancati alcuni campanelli d’allarme: dopo i 15 paesi che nel 2008 chiesero una proroga per completare la bonifica dei territori minati, quest&#8217;anno la stessa richiesta è stata fatta da Argentina, Cambogia, Tagikistan e Uganda.</span><br />
“<em>Alcune richieste sono ovviamente giustificate</em> – dice alla MISNA Schiavello – <em>e in alcuni casi la responsabilità è condivisa da paesi ricchi venuti meno agli impegni presi per sostenere le attività sul campo per la bonifica dei campi minati e per il recupero delle vittime</em>”. Positiva eccezione rispetto a questa tendenza è stata l’inedita presenza a Cartagena di una delegazione degli Stati Uniti (paese non firmatario). <span style="color: #990000;"><br />
In una nota, la delegazione di Washington ha informato i partecipanti che l’amministrazione Obama ha cominciato una generale revisione della politica americana sulle mine anti-persona; oltre agli Stati Uniti non hanno ancora aderito al Trattato grandi paesi come Cina, Russia, Pakistan e India.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><br />
<em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a href="#notizia_nov"></a><a name="2_dicembre09"></a>RIBELLI E MILITARI UGANDESI METTONO A RISCHIO RACCOLTI</strong><br />
3 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Sta ostacolando le attività agricole, con conseguenze dirette sulle condizioni di vita della popolazione, il clima d’insicurezza generato dalla presenza di ribelli del movimento ugandese Esercito di Resistenza del Signore (Lra) e dagli scontri tra questi ultimi e i militari ugandesi</span>, inviati nella Repubblica centrafricana per sconfiggerli.<br />
Lo si apprende da fonti del Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) che nella città meridionale di Zemio, circa mille chilometri a est di Bangui, fornisce assistenza più o meno a 2000 sfollati.<br />
Secondo alcune testimonianze, <span style="color: #990000;">i contadini locali non coltivano i campi per paura di essere vittime dei ribelli o di trovarsi coinvolti negli scontri.</span> Lasciata l’Uganda al termine di un difficile processo di pace che non ha mai portato alla firma di un accordo, i ribelli dell’Lra si sono divisi in vari gruppi che effettuano incursioni e saccheggi nel nord della Repubblica democratica del Congo, nel sud della Repubblica centrafricana e nel Sudan meridionale.<br />
Voci non confermate indicano che il capo dell’Lra, Joseph Kony, si trovi nella Repubblica centrafricana.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="3_dicembre09"></a>MORBILLO, DRASTICO CALO DELLA MORTALITÀ INFANTILE</strong><br />
9 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Una diminuzione del 78% dei decessi dovuti al morbillo: è il risultato di otto anni (2000-2008) di campagne di vaccinazioni e sforzi nella lotta alla malattia infantile, comunicato da diverse organizzazioni internazionali </span>quali l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef).<br />
<span style="color: #990000;"> “<em>Tutte le regioni coinvolte tranne una, il sudest asiatico, ha raggiunto con due anni di anticipo l’obiettivo di far scendere la mortalità del 90% entro il 2010</em>”</span> si legge in una nota congiunta. Sono previste per l’anno prossimo campagne di vaccinazione nazionali in alcuni dei paesi più popolosi, come Cina, Indonesia, Pakistan, Bangladesh, Vietnam Nigeria ed Etiopia. I risultati meno entusiasmanti provengono da India, Indonesia e Bangladesh, dove la mortalità è diminuita soltanto del 46% nel periodo preso in esame.<br />
“<em>Per eliminare i rischi di ricaduta, i paesi devono continuare campagne di vaccinazione di monitoraggio ogni due anni, finché il loro sistema sanitario non sarà in grado di fornire due dosi a ogni bambino e di curare la malattia</em>” scrivono ancora gli esperti, ricordando anche che la cosiddetta &#8216;iniziativa contro il morbillo’ – il programma promosso dalle organizzazioni internazionali – è confrontata a un finanziario di circa 40 milioni di euro. <span style="color: #990000;"><br />
Il morbillo è una delle malattie più contagiose e una delle più letali per i bambini. </span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#set09_4"><strong> </strong></a><strong><a href="#msf_nov"></a><a name="4_dicembre09"></a>PIÙ VACCINAZIONI PER CONTRASTARE DIFFUSIONE POLIOMIELITE</strong><br />
14 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Insufficienti campagne di vaccinazione hanno causato un passo indietro nella lotta alla poliomielite portando da 13 a 19 il numero dei paesi africani colpiti nel 2009 da questa malattia che si trasmette per via orale e che, nei casi più gravi, può provocare paralisi irreversibili.</span><br />
Lo hanno sottolineato i 150 delegati di vari paesi africani da oggi riuniti ad Harare per una conferenza sulle vaccinazioni infantili in Africa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nella capitale dello Zimbabwe, i delegati hanno espresso preoccupazione per la ricomparsa della malattia in paesi in cui era stata sconfitta, citando in particolare i casi di Angola, Ciad, Repubblica democratica del Congo e Nigeria.<br />
“<em>Occorre aumentare gli investimenti dei singoli paesi per la prevenzione</em> &#8211; ha detto il direttore regionale dell’Oms in Africa, Louis Gomes Sambo &#8211; <em>e occorre un maggior contributo della comunità internazionale in questo senso</em>”. <span style="color: #990000;">Secondo stime correnti, il 74% dei minori in Africa è vaccinato contro la poliomielite, un tasso ancora inferiore però alle reali esigenze del continente.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.unimondo.org" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#set09_5"><strong> </strong></a><strong><a href="#vertice_nov"></a><a name="5_dicembre09"></a>WOMEN ACTIVISTS DISSATISFIED WITH DOMESTIC VIOLENCE LAW</strong><br />
14 december 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">The new law against gender-based violence will not stop abuse against women if the root causes of mistreatment are not addressed, women rights activists have warned.</span><br />
Prof. Sylvia Tamale, the dean of the Faculty of Law at Makerere University, said the law does not address structural and institutional issues relating to gender-based violence. &#8220;<em>It is merely reactive and is inept to prevent the root causes of domestic violence</em>&#8221; she said. Tamale was speaking at the Nora&#8217;s Sisters Dialogue on the rights and roles of women at Makerere University on Friday. Presenting a paper on &#8216;Domestic Violence and Gender Relations in Contemporary Uganda&#8217; Tamale said while the law attempts to create harmony and peace within families, it does not elevate women to top positions in society.<br />
She argued that for any law to address violence against women, it must first deal with the powerful sexist cultural values and patriarchal power relations. &#8220;<em>Hot temper or alcohol abuse, for example, may facilitate incidents of domestic violence, but neither of them is by any means the underlying reason for the abuse</em>&#8221; Tamale said.<br />
She urged the Government to sensitise the public on the prejudices, stereotypes, biases, misinformation and myths about women in society.<br />
Miria Matembe, a renown women&#8217; rights activist, said the best way for women to advocate for their rights was through negotiation. &#8220;<em>I don&#8217;t support the idea that gender equality and women empowerment should be attained at the cost of the family</em>&#8221; she said.<br />
The Norwegian ambassador, Bjorg Leite, said Uganda had created an enabling environment to fight discrimination against women.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; <em>Taddeo Bwambale</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="6_dicembre09"></a>&#8216;CUCINE SICURE&#8217; PER PROTEGGERE DONNE E AMBIENTE</strong><br />
16 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Cucine ecologiche vantaggiose per l’ambiente e per la salute, ma anche utili per la promozione e la difesa delle donne, soprattutto in Africa:</span> è l’iniziativa presentata oggi a Copenhagen che prevede l’introduzione di fornelli a basso consumo energetico in alcune comunità dell’Uganda e del Sudan, nell&#8217;ambito di un progetto pilota.<br />
Secondo i promotori dell’iniziativa, tra cui il Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam) “<span style="color: #990000;"><em>Le cucine a basso impatto ambientale proteggono la natura poiché richiedono un minor consumo di legna. Il loro utilizzo può portare a una riduzione del 50% della legna raccolta nel nord Darfur, combattendo così la deforestazione e limitando l&#8217;esposizione delle donne a possibili violenze</em>”. Nei villaggi, sono spesso le donne e le bambine a doversi spostare per raccogliere legna nei campi e nelle foreste, ma anche in zone inaridite dalla siccità, rischiando per strada di essere vittime di abusi o violenze.</span><br />
“<em>Allo stesso tempo</em> – sottolinea il Pam – <em>il forte consumo di legna è all’origine di una deforestazione che non conosce tregua</em>”. Inoltre, i nuovi fornelli, permettono di ridurre anche le insalubri emissioni di fumo dei tradizionali fuochi all’aperto. &#8220;<em>Con queste cucine</em> &#8211; ha detto Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam &#8211; <em>le donne diventano anche loro protagoniste nella battaglia contro il cambiamento climatico e la fame, permettendo anche alle comunità di trovare soluzioni pratiche, immediate e sostenibili</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#infanzia_nov"></a><a name="7_dicembre09"></a>ELEZIONI: PARTITO DI GOVERNO SCEGLIE MUSEVENI PER SUCCEDERE A SE STESSO</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il Comitato centrale del partito di governo ugandese, Movimento nazionale di resistenza (Nrm), ha confermato il presidente in carica Yoweri Museveni come proprio candidato alle prossime elezioni politiche previste nel 2011.<br />
</span>Lo ha annunciato il capogruppo del partito in Parlamento, precisando che “<em>all’unanimità</em>” il comitato centrale del Nrm ha indicato che “<em>la leadership del presidente Museveni deve continuare anche dopo il 2011</em>”. La nomina dovrà essere ratificata dal prossimo Congresso del partito, ma sono in pochi ad attendersi sorprese. Museveni, che non ha ancora espresso pubblicamente la volontà di ricandidarsi, è comunque indicato come il grande favorito del prossimo appuntamento elettorale.<br />
Al potere dal 1986, quando prese il controllo del paese mettendo fine agli anni delle dittature di Idi Amin e Milton Obote, il governo Museveni fu duramente contestato nelle scorse elezioni (2005) per aver eliminato il limite di due mandati consecutivi alla presidenza. In vista del prossimo appuntamento con le urne l’opposizione potrebbe però presentarsi in un fronte compatto esprimendo un unico candidato per tutte le formazioni della minoranza.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#rifiuti_nov"><strong><strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="8_dicembre09"></a></strong>VERSO ELEZIONI, VESCOVI CRISTIANI INVITANO A RESPONSABILITÀ E CORRETTEZZA</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;">In preparazione delle elezioni generali del 2011 i capi religiosi cristiani hanno diffuso una lunga lettera pastorale con una serie di raccomandazioni affinché le consultazioni popolari si svolgano in modo libero, corretto e credibile. Il documento, elaborato dal Consiglio Cristiano Unito d’Uganda, che riunisce le Chiese cattolica, anglicana e ortodossa, vuole evidenziare semplicemente ciò che già è stabilito dalla Costituzione, hanno precisato i firmatari. In più, <span style="color: #990000;">i vescovi ugandesi sollecitano tutti gli aventi diritti al voto a iscriversi nelle liste degli elettori e a partecipare alle elezioni come “<em>atto di patriottismo</em>”, dando la propria preferenza in modo responsabile senza seguire il cosiddetto ‘voto di scambio’ una pratica <em>“pericolosa” </em>per il paese.</span><br />
“<em>Non vogliamo vedere ripetersi irregolarità come la privazione del diritto di esercizio del voto, non adempimento ai dettami costituzionali, anomalie nella registrazione dei votanti e scarso controllo</em>” ha detto l’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga che presiede il Consiglio.<br />
I presuli sollecitano il governo a finanziare adeguatamente la Commissione elettorale e ad approvare le riforma elettorali entro il prossimo febbraio, così che ci sia il tempo adeguato per informare ed educare i votanti sulle nuove regole; chiedono inoltre che le carte d’identità siano rilasciate a tutti gli aventi diritto molto prima dell’avvio delle registrazioni elettorali in modo da garantire che partecipino solo i cittadini ugandesi.<br />
Dopo le elezioni del 2006, l’opposizione consegnò diverse denunce di presunte malversazioni alla Corte Suprema la quale ammise l’esistenza di irregolarità ma non tali e tante da giustificare l’annullamento del voto. Pur condividendo l’opinione sulla necessità di contrastare le irregolarità e l’estorsione di voti con la violenza o la corruzione, i vescovi hanno chiesto ai partiti di opposizione di non boicottare le attività della commissione elettorale che criticano per inefficienza e parzialità.<br />
La lettera pastorale di 16 pagine, intitolata “<em>Verso libere e corrette elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative nel 2011</em>” è stata firmata dall’arcivescovo della Chiesa d’Uganda Henry Luke Orombi, dall’arcivescovo ortodosso Jonah Lwanga e dall’arcivescovo cattolico Cyprian Kizito Lwanga.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong> </strong><a href="#set09_10"><strong> </strong></a><strong><a href="#jesuit_nov"></a><a name="9_dicembre09"></a>TELEFONI CELLULARI PER TUTTI, MA INTERNET È ANCORA PER POCHI</strong><br />
30 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">I contratti di telefonia cellulare in Africa hanno superato tutte le previsioni arrivando a 246 milioni di cellulari alla fine del 2008, con una diffusione che dal 2003 è passata dal 5% a oltre 30%, ed è in costante aumento. </span><br />
Nell’ultimo rapporto della International Telecommunication union (Itu), l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata alle telecomunicazioni nel mondo, l’Africa resta il continente con il più alto tasso di crescita nella diffusione dei cellulari, e si conferma anche qui la tendenza mondiale che vede la telefonia mobile soppiantare quella via cavo.<br />
Ma se i ‘telefonini’ sono in rapida diffusione, secondo le statistiche dell’Itu, diffuse in questi giorni da Johannesburg, <span style="color: #990000;">altrettanto non si può dire di Internet. Attualmente meno del 5% degli africani ha accesso alla rete e la ‘banda larga’ per la telefonia è quasi inesistente.</span><br />
Secondo gli esperti dell’Itu, a frenare la diffusione di internet, e di tutti i vantaggi che se ne possono ricavare, sarebbero la mancanza di una vera liberalizzazione del mercato e una limitata disponibilità di infrastrutture, come la mancanza di reti cablate e scarso accesso alla banda larga.<br />
Di conseguenza non solo la diffusione di Internet è limitata ma il servizio è anche molto costoso. In alcuni paesi la connessione mensile costa più di uno stipendio medio.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.fides.org"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#top_dicembre09">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><a href="#top_dicembre_09"><strong> </strong></a><strong><a href="#temperature_nov"><br />
</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Cambio valuta</strong>: in data 05/01/2010 1 dollaro USA è pari a 1920 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a </span>2768,1661<span style="color: #000000;"> scellini ugandesi<br />
</span></p>
<p style="text-align: left;">
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2010/01/ugandabout-dicembre-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UgandAbout &#8211; agosto 2009</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2009/08/ugandabout-agosto-2009/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2009/08/ugandabout-agosto-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 09:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Africa]]></category>
		<category><![CDATA[fees]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[Lord's Resistance Army]]></category>
		<category><![CDATA[LRA]]></category>
		<category><![CDATA[Makerere]]></category>
		<category><![CDATA[ribelli]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[university]]></category>
		<category><![CDATA[World Bank Group]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=697</guid>
		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell&#8217;agosto 2009:
BROADBAND INTERNET FINALLY COMES TO EASTERN AFRICA
27 july 2009

MAKERERE UNIVERSITY RAISES TUITION FEES
10 august 2009

IN UGANDA HIV INFECTION SOARS
11 august 2009

CONGO ORIENTALE: BILANCI A UN ANNO DA PRIMI ATTACCHI DEI RIBELLI
12 agosto 2009

UGANDA: AUMENTATE DEL 40% LE TASSE UNIVERSITARIE
 13 agosto 2009

L&#8217;AFRICA È UFFICIALMENTE ZONA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a name="ago09_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell&#8217;agosto 2009:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="#ago09_1">BROADBAND INTERNET FINALLY COMES TO EASTERN AFRICA</a><br />
</strong>27 july 2009<strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="#ago09_2">MAKERERE UNIVERSITY RAISES TUITION FEES</a><br />
</strong>10 august 2009<strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="#ago09_3">IN UGANDA HIV INFECTION SOARS</a><br />
</strong>11 august 2009<strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_4"><strong>CONGO ORIENTALE: BILANCI A UN ANNO DA PRIMI ATTACCHI DEI RIBELLI</strong></a><br />
12 agosto 2009<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_5"><strong>UGANDA: AUMENTATE DEL 40% LE TASSE UNIVERSITARIE</strong></a></span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> </strong>13 agosto 2009<strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="#ago09_6">L&#8217;AFRICA È UFFICIALMENTE ZONA LIBERA DA ARMI NUCLEARI</a><br />
</strong>14 agosto 2009<strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a href="#ago09_8">IN UGANDA STUDENTS PROTEST FEES HIKE</a><br />
</strong>17 august 2009 </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_9"><strong>YOUTH URGED TO DO PRACTICAL COURSES TUESDAY</strong></a><br />
18 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_10"><strong>UGANDA, LA GUERRA A FUMETTI</strong></a><br />
20 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_11"><strong>UGANDA: 98 PERCENT OF KIDS DO NOT GO TO NURSERY</strong></a><br />
26 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="#ago09_12"><strong>DOPO SUDAN, CRESCE MINACCIA RIBELLI LRA ANCHE IN CONGO E CENTRAFRICA</strong></a><br />
28 august 2009</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_1"></a>BROADBAND INTERNET FINALLY COMES TO EASTERN AFRICA<br />
</strong>27 july 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #a52a2a;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Cheap, fast broadband internet has finally come to Eastern Africa</span>, with an undersea fibre optic cable linking five countries to Europe and Asia going live Thursday.<br />
The $600m fibre optic cable, which is the region&#8217;s first, <span style="color: #990000;">was activated simultaneously in Kenya, Uganda, Tanzania, South Africa and Mozambique</span>. From these countries, it will be extended to landlocked countries like Rwanda, Burundi and Ethiopia.<br />
<span style="color: #990000;"> This new connection is expected to lower the cost of internet services and telephone calls drastically, potentially boosting trade and economic development in the region. The cable project is owned by SEACOM, a private consortium with about 75 per cent ownership by African investors.</span><br />
&#8220;<em>Today is a historic day for Africa and marks the dawn of a new era for communications between the continent and the rest of the world</em>&#8221; SEACOM&#8217;s chief executive, Brian Herlihy, said in a statement.<br />
The commissioning of the 17,000 km undersea cable relieves East Africa of its undesirable tag as the only inhabited coastline in the world without a connection to the global broadband map. It links the five African countries with London, Marseille and Mumbai.<br />
Many African countries have been relying on satellite connections, which yield slow, sporadic internet services that limit connectivity with the rest of the world, and make the use of services like Google Earth and YouTube an uphill task.<br />
In Tanzania, President Jakaya Kikwete personally led the commissioning ceremony. &#8220;<em>The arrival of this cable signals the beginning of a new era in the telecommunications sector. History has been made</em>&#8221; President Kikwete declared in a live telecast from Tanzania&#8217;s commercial capital, Dar es Salaam.<br />
Initially scheduled for June 27, the launch of the SEACOM cable was delayed for a month because of increased activity by Somali pirates on the Indian Ocean. Local internet service providers in the region have been busy laying interconnecting fibre-optic cables across and between cities over the past year, hoping to begin offering broadband internet services soon after the cable launch.<br />
However, some of them say it may take up to September before the service becomes ubiquitous.<br />
&#8220;<em>The fibre optic cable is expensive to lay, so service providers will initially serve areas they think have potential</em>&#8221; said Tom Omariba, the Managing Director of UUNet-Kenya.</span><br />
</span></span><em>fonte</em> <a href="http://www.afronline.org" target="_blank">www.afronline.org</a> &#8211; by Philip Emase (NewsfromAfrica)</span><a href="#ott09_top"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org" target="_blank"> </a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_2"></a>MAKERERE UNIVERSITY RAISES TUITION FEES<br />
</strong>10 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Makerere University Council has increased the tuition fees for private students for the new academic year, which opens next week.</span> The council, which sat last month, also set tighter deadlines for the payment of tuition and other fees.<br />
The tuition increment, which cuts across all courses, is of over sh350,000, according to the university&#8217;s new fees structure.<br />
Tuition for Bachelor of Mass Communication, for instance, was increased from sh600,000 to sh980,000 per semester. Bachelor of Commerce increased from sh800,000 to sh1.12m per semester.<br />
Students pursuing Bachelor of Social Sciences will pay sh700,000 per semester, up from sh450,000, while those admitted for Bachelor of Education (Arts) have to part with sh672,000, up from sh450,000. Bachelor of Law will cost sh1.26m, up from sh950,000.<br />
On top of the tuition fee, private students are charged sh363,500 every year as contribution towards the research fund, registration, library, exams, development and technology fees.<br />
Another sh100,000 is charged per semester for internship or field attachment and sh33,000 per academic year for the identity card, academic gown, and the rules and caution book.<br />
The university academic registrar, Amos Olar Odur, yesterday said the fees increment was intended to enable the institution run more efficiently.<br />
&#8220;<em>Tuition was increased. This was done by the University Council as per the Universities and Other Tertiary Institutions Act</em>&#8221; Odur said on phone. <span style="color: #990000;">He, however, clarified that the increment would not affect continuing students. &#8220;<em>We normally don&#8217;t make changes that affect students in the middle of their courses</em>&#8221; he explained.</span><br />
The council, which is the institution&#8217;s highest policy and decision-making organ, also resolved that a private student must pay all tuition fees in full at the beginning of the semester or else they lose the vacancy.<br />
&#8220;<em>Every privately-sponsored student is obliged to pay all the functional fees and the tuition fees before he/she can be registered and allowed to attend classes as well as being issued with the university identity card</em>&#8221; the council said in a statement. &#8220;<em>Payment of all tuition fees must be completed within three weeks of a semester or else your place will be forfeited to another candidate.</em>&#8221;<br />
The resolutions, said a reliable source, were taken to avert a financial crisis which recently prompted the management to seek bank overdrafts to pay staff salaries.<br />
&#8220;<em>There was no money to pay the university staff last month. We had to direct the management to apply for an overdraft of over sh4b. The council, therefore, realised it was necessary to increase tuition</em>&#8221; a source told The New Vision.<br />
The 87-year-old university has been cash-strapped since 2006. The council&#8217;s repeated applications for increased funding from the Government have been futile.<br />
In 2007, the university operated on a budgetary deficit of over sh40b, forcing the management to use lecturers&#8217; pension funds to pay salaries. This provoked the academic staff association into a sit-down strike that led to the closure of the university for over two months.<br />
A report by the council&#8217;s finance subcommittee, chaired by bursar Ben Byambabzi, last year indicated that the university was at risk of closing down due to a sh50b budget deficit amidst debts. The committee then suggested a 40% increment in tuition. But the Government blocked the move when the council had just started debating the proposal.<br />
Makerere&#8217;s current fees structure was designed in 1996 and had not been reviewed since. The university has been the cheapest in East Africa, according to former vice-chancellor Livingstone Luboobi.<br />
</span><em>fonte</em><span style="color: #000000;"><a href="http://allafrica.com" target="_blank"> http://allafrica.com</a> &#8211; Francis Kagolo</span><br />
<a href="http://www.peacereporter.it/"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_3"></a>IN UGANDA HIV INFECTION SOARS<br />
</strong>11 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #a52a2a;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">The number of people getting infected with the HIV virus is increasing each year, with 130,000 Ugandans contracting it annually. </span>This was revealed in Kampala yesterday at the launch of a campaign aimed at encouraging people to test for HIV/AIDS and avoid the pandemic.<br />
The director general of the Uganda AIDS Commission, Dr. Kihumuro Apuuli, presided over the function. Under the campaign which will run from August to December, people will get free counseling and testing.<br />
Kihumuro urged the Government to reinvent new strategies to fight HIV/AIDS. &#8220;<em>To defeat HIV/AIDS, we need to start a new social movement to fight it. We have seen people&#8217;s behaviour change inthe past. That is why we managed to reduce the prevalence to the current 6.4%. It can be done again if we are to achieve our goal of reducing the disease</em>.&#8221; Kihumuro said.<br />
Dr. Peninah Iutung, the East and West Africa Bureau Chief for the AIDS Health Care Foundation, said HIV-positive people will be referred to health centers where they can access anti-retroviral treatment.<br />
The campaign, dubbed ‘Stay Alive/Love Condoms&#8217; is being coordinated by Care Uganda, a non-governmental organisation in partnership with the Ministry of Health.</span><br />
</span><em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">http://allafrica.com</a><a href="http://allafrica.com"> </a>- Charles Ariko</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>CONGO ORIENTALE: BILANCI A UN ANNO DA PRIMI ATTACCHI DEI RIBELLI</strong></span><span style="color: #000000;"><br />
12 agosto 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Arrivano ormai con cadenza quotidiana notizie di violenze nella provincia orientale del Congo (estremo nord-est del paese) dove da un anno incursioni attribuite ai ribelli dell&#8217;Esercito di resistenza del Signore (Lord&#8217;s resistance army, Lra) stanno causando vittime e un crescente numero di sfollati. Tra le aree più colpite c&#8217;è quella intorno a Dungu</span>, uno dei principali centri della regione, dove negli ultimi giorni due persone sono state uccise e nove rapite.<br />
A peggiorare la situazione la presenza di altri gruppi armati e la possibilità di scontri tra i ribelli e l&#8217;esercito, che è sostenuto dalla locale missione dell&#8217;Onu (Monuc) e da soldati ugandesi. Secondo l&#8217;ultimo bilancio diffuso alcuni giorni fa dall&#8217;alto commissariato dell&#8217;Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr), a causa del perdurante stato d&#8217;insicurezza <span style="color: #990000;">tra luglio e agosto almeno 12.000 persone hanno dovuto abbandonare i rispettivi luoghi di origine portando a 270.000 il numero totale degli sfollati, una parte dei quali è riparata oltre confine, in Sud Sudan.</span><br />
<span style="color: #990000;"> Dopo aver spostato le loro basi all&#8217;interno della Repubblica democratica del Congo, in fuga dall&#8217;Uganda, dallo scorso Settembre i ribelli Lra si sono resi protagonisti di centinaia di attacchi ai danni della popolazione e i civili uccisi sono stati circa 1300. </span>Incursioni del Lra sono state segnalate anche in Sudan e nella Repubblica Centrafricana.<br />
</span><span style="color: #000000;"><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.misna.org"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></a><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_5"></a>UGANDA: AUMENTATE DEL 40% LE TASSE UNIVERSITARIE<br />
</strong>13 agosto 2009</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #a52a2a;"><span style="color: #990000;">Sono state aumentate del 40% le tasse d&#8217;iscrizione a tutte le università pubbliche: secondo mezzi d&#8217;informazione locali, la misura riguarda solo chi si iscriverà quest&#8217;anno per la prima volta. Il governo ha giustificato il provvedimento sostenendo che è dovuto all&#8217;aumento dell&#8217;inflazione e alla crisi economica globale.</span><br />
</span></span><em>fonte</em><a href="http://www.misna.org" target="_blank"> www.misna.org</a></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span><a href="http://www.monitor.co.ug" target="_blank"><br />
</a><a href="#ago09_top"></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_6"></a>L&#8217;AFRICA È UFFICIALMENTE ZONA LIBERA DA ARMI NUCLEARI<br />
</strong>14 agosto 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">È entrato in vigore ieri il trattato di Pelindaba, che stabilisce la denuclearizzazione del continente africano dichiarandolo &#8220;<em>zona libera da armi nucleari</em>&#8220;.</span><br />
Ne dà notizia l&#8217;Istituto sudafricano di studi per la sicurezza (Iss), specificando che, dopo la ratifica del trattato da parte del Burundi il mese scorso, sono in tutto 28 i paesi africani che hanno convalidato l&#8217;accordo. Sottoscritto dall&#8217;Unione Africana (UA) e dai 53 paesi del continente nel 1996, il trattato di Pelindaba (una località vicino Pretoria, in Sudafrica) prevede che gli stati firmatari si impegnino a non acquisire armamenti nucleari, impedirne il transito sul proprio territorio e contribuire a circoscriverne la diffusione.<br />
Il Sudafrica è l&#8217;unico paese del continente che aveva avviato programmi militari di ricerca nucleare; le armi, sviluppate proprio in una base a Pelindaba durante il periodo dell&#8217;apartheid, sono state smantellate volontariamente nei primi anni &#8216;90 durante la transizione alla democrazia. &#8220;<em>L&#8217;entrata in vigore del trattato di Pelindaba</em> &#8211; si legge in una nota dell&#8217;Iss &#8211; <em>conferma la volontà di tutti i paesi dell&#8217;Africa di contribuire al disarmo internazionale e mettere al bando le armi nucleari</em>&#8220;.</span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"> </span><em><br />
fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.peacereporter.net" target="_blank"><br />
</a></span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span><span style="color: #000000;"><strong>IN UGANDA STUDENTS PROTEST FEES HIKE<br />
</strong>17 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #a52a2a;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Students in public universities have asked President Yoweri Museveni to halt the 40% increment in fees. <span style="color: #000000;">The petition, filed by student leaders, requires the President to respond within two weeks. Spokesperson Kenneth Massette said: &#8220;<em>We are waiting for his response</em>.&#8221;<br />
Massette made the remarks while addressing journalists at Makerere University yesterday. <span style="color: #990000;">The affected five public universities are Makerere, Gulu, Kyambogo, Mbarara and Busitema.</span><br />
In a joint statement, the university guild presidents expressed &#8220;<em>deep dissatisfaction and disappointment</em>&#8221; with the Government for endorsing the &#8220;<em>exorbitant increment of 40% of tuition fees in public universities</em>&#8220;.<br />
Makerere, Kyambogo, Mbarara, Busitema and Gulu universities recently introduced new fees structures, which caused a public outcry. In a reaction, state minister for education Rukutana Mwesigwa justified the increment of fees, which he said had not been changed for two decades despite inflation.<br />
But the the students noted that education, which they described as a fundamental right, would become a preserve for the rich. Massette stressed that the Government should promote free and compulsory basic education by ensuring that every citizen can attain university education.<br />
Robert Okware, the Makerere guild president, said the increment was unreasonable. He noted the timing was also poor since most students had picked admission forms which did not state the new fees structure.<br />
&#8220;<em>This leaves them with no alternatives as admissions to private universities have closed</em>&#8221; Okware added. The guild bosses further noted that said they were not consulted before the fees hike as required by law.<br />
However, Makerere spokesman Gilbert Kadilo said student guilds are represented by council and senate. He said the process of raising fees started with the previous guild presidents.</span></span></span><br />
</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><em>fonte</em><a href="http://allafrica.com"> </a></span><a href="http://allafrica.com" target="_blank">http://allafrica.com</a><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> &#8211; </span></em><span style="color: #000000;">Jeff Lule</span><a href="http://www.afrol.com" target="_blank"><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"><br />
</span></em></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span><span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_9"></a>YOUTH URGED TO DO PRACTICAL COURSES TUESDAY</strong><br />
18 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.misna.org"><span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #a52a2a;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">The youth have been urged to take up practical course as a way of being job-creators to earn a livelihood.<br />
The managing director of Centre for Empowerment and Development, America Masiko, said most parents, teachers and students were taken up by academic success rather than earning a living. &#8220;<em>The world is becoming more competitive and education today doesn&#8217;t guarantee employment. There is need to utilise your skills and talents</em>&#8221; Masiko told the youth. </span><br />
She was speaking at the opening of a five-day youth workshop at the centre&#8217;s offices in Kamwokya, a Kampala suburb, on Monday. &#8220;<em>If you have a talent in sports, business or music, take it up as a profession. People have proved these professions to be more successful than academics</em>&#8221; Masiko noted.<br />
She urged the youth to build their self-esteem, saying it would help them control their lives. &#8220;<em>Each one of you is born special. If you do not believe you are worthy of success, you won&#8217;t have the confidence to achieve it</em>&#8221; Masiko said.<br />
She further noted that the youth had many abilities that they were not aware of, adding that this limited their achievements. Masiko urged the youth to avoid alcohol, sex and drugs during their school holidays to protect themselves from diseases. </span><br />
</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><em>fonte</em> </span><a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> &#8211; </span></em><span style="color: #000000;">Roderick Ahimbazwe</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> <a name="ago09_10"></a>UGANDA, LA GUERRA A FUMETTI</strong><br />
20 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Che il fumetto potesse essere un buon mezzo espressivo per raccontare la complessità e la follia della guerra, ce lo aveva già dimostrato Ari Folman con l&#8217;ottimo Valzer con Bashir. </span><br />
E&#8217; come se il realismo artificiale che si viene a creare su una tavola da disegno scavasse quella distanza necessaria fra noi e le cose che ci permette di sopportarle e di viverle. Il lettore può sempre rifugiarsi nell&#8217;artificiosità del disegno per allontanare da sé le atrocità della storia, salvo poi recuperarle attraverso la serietà della sceneggiatura<span style="color: #990000;">. Esattamente come avviene in Unknown Soldier, dove la violenza viene usata per raccontare la guerra civile, che ha insanguinato l&#8217;Uganda fra il 1987 e il 2002.</span><br />
<span style="color: #000000;">Unknown Soldier è</span> un personaggio dal volto sfigurato, sempre coperto dalle bende, creato originariamente nel 1966 per raccontare la seconda guerra mondiale. Joshua Dysart, lo sceneggiatore, e Alberto Ponticelli, il disegnatore, ne hanno recuperato i caratteri esteriori per catapultarlo in una dimensione completamente diversa: da agente segreto campione di mimetismo nel fumetto degli anni sessanta, Unknown Soldier <span style="color: #990000;">diventa il dottor Lwanga Moses, convinto pacifista, desideroso di tornare nel Paese, che ha lasciato da bambino, per dare una mano al suo popolo. </span><br />
La storia inizia con il conferimento a Lwanga di un premio umanitario e finisce con l&#8217;uccisione di un ragazzo da parte dello stesso, nel momento in cui la violenza diventa la soluzione ad ogni problema anche per lui. Perché Unknow Soldier non tratta solo della brutalità esteriore della guerra, ma anche delle trasformazioni che avvengono all&#8217;interno delle persone.<br />
Dysert racconta di essersi interessato agli estremisti religiosi dopo l&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre alle Torri Gemelle. In questo modo è avvenuto il suo incontro con Joseph Kony, capo dei ribelli ugandesi del Lord&#8217;s Resistance Army e ‘messaggero&#8217; di Dio in terra, dotato di poteri soprannaturali. Ma la documentazione trovata su internet non poteva essere sufficiente per raccontare una guerra che in 17 anni ha lasciato a terra ventimila persone. Così all&#8217;inizio del 2007, dopo che nell&#8217;estate precedente era stato concordato un cessate il fuoco, Dysart parte per l&#8217;Uganda dove vive con il popolo Acholi e visita Kampala ed Entebbe.<br />
Ciò che porta a casa sono storie troppo forti per essere raccontate in un fumetto e una seria dedizione per la causa che lo induce a scrivere anche un blog informatissimo e aggiornatissimo sull&#8217;Uganda. Oltre a mille foto utilizzate da Ponticelli per ricreare ambienti e personaggi.<br />
Nel suo blog Dysart scrive: &#8220;<em>Io ho visto persone al punto più basso della loro vita, poi sono tornato a casa e ho trasformato il tutto in un fumetto di guerra e azione. Facciamo del nostro meglio per non sfruttare semplicemente la vita di queste persone, ma nel mio cuore non sono sicuro che questa sia la cosa giusta da fare&#8221;</em>.<br />
In altri momenti, invece, lo sceneggiatore si mostra più fiducioso nel fine del suo lavoro: &#8220;<em>Questo fumetto è una sorta di calvario per me. Ogni mese è una battaglia scriverlo. <span style="color: #990000;">Viaggiare nell&#8217;Africa orientale, vivere con gli Alcholi, i Lango e i Baganda, stare nelle loro case, mangiare alla loro tavola, assistere alla gioia e ai dispiaceri della loro vita&#8230; Nulla nella mia vita può essere paragonato a queste esperienze e far rientrare tutta questa umanità viva dentro ad un libro di guerra, non è facile.</span> Alcune volte mi domando se è la cosa giusta da fare, ma il fatto che la gente legga questo blog, lasci un commento e si faccia coinvolgere nella discussione&#8230; mi fa sperare che la decisone commerciale che abbiamo preso con questo libro ci porti davvero a diffondere nuove idee sull&#8217;Africa</em>&#8220;.<br />
<span style="color: #990000;">Considerando l&#8217;argomento e l&#8217;impostazione, così diversa dal solito racconto di guerra, il libro ha venduto discretamente ed è stato accolto positivamente dalla critica che lo ha giudicato &#8220;<em>allo stesso tempo rilevante per la vita reale e visceralmente entusiasmante</em>&#8220;, al punto da nominarlo per un Eisner Awards, gli oscar dei fumetti, nella categoria ‘nuove storie&#8217;. </span><br />
Il prossimo 26 agosto la Vertigo, la casa editrice che pubblica il fumetto, farà uscire la ristampa della serie completa in edizione da collezione. E se si dovesse decidere per far proseguire la storia, Dysart ha promesso di voler raccontare anche i finanziamenti che arrivano ai ribelli, il ruolo delle corporation nel conflitto e i test farmaceutici illegali che vengono condotti sulle popolazioni indigene.<br />
Non resta da sperare che le vendite vadano bene e che la casa editrice scelga di andare avanti.</span><br />
</span><span style="color: #000000;"><em>fonte</em> </span><a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> &#8211; </span></em><span style="color: #000000;">Chiara Pracchi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"> </span><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;"><strong> <a name="ago09_11"></a>UGANDA: 98 PERCENT OF KIDS DO NOT GO TO NURSERY</strong><br />
26 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #990000;">Only 2% of Ugandan children receive early childhood education</span>, a report has said.<br />
The latest Education for All Global Monitoring Report shows that Uganda has a gross enrolment in nursery schools of 2.1%. This is a decline from the 1999 figure which put the enrolment at 4%.<br />
<span style="color: #990000;">A recent World Bank paper showed that early childhood education led to better school performance.</span></span><span style="color: #000000;"><br />
The paper showed that if pre-schooling is increased by 40%, repetition rates would reduce from 20 to 15% and school completion rates would be enhanced by 13%.<br />
In a meeting by legislators and ministry officials at Speke Hotel Munyonyo, the United Nations Children&#8217;s Fund country representative, Margo O&#8217;Sullivan, called upon the Government to pay keen attention to nursery education. &#8220;<em>It is difficult and expensive to compensate for educational and social disadvantages among older children and adults than providing early childhood education</em>&#8221; O&#8217;Sullivan said.<br />
She noted that the completion rate at primary level in Uganda for both boys and girls was 43% and the drop out rate was 57% though government does not invest in pre-primary schools, it has a partnership with private owners of such establishments. Due to the absence of enough primary schools in rural areas parents are tempted to send underage children to primary schools, the early childhood specialist, Ndayidde Hajara, said recently.<br />
Today, most nursery schools countrywide are neither licensed nor registered. Uganda started Universal Primary Education in 1997. Some educationists say this might increase the neglect of pre-primary education. They argue that most parents look for only free primary education.<br />
</span><span style="color: #000000;"><em>fonte</em> </span><a href="http://allafrica.com" target="_blank">http://allafrica.com</a><em><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> &#8211; </span></em><span style="color: #000000;">Conan Businge</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span><br />
<span style="color: #000000;"><strong><a name="ago09_12"></a>DOPO SUDAN, CRESCE MINACCIA RIBELLI LRA ANCHE IN CONGO E CENTRAFRICA</strong><br />
28 august 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Attacchi dei ribelli ugandesi del Lord&#8217;s Resistance Army (Lra, Esercito di resistenza del Signore) hanno causato nelle ultime tre settimane lo sfollamento di circa 125.000 persone lungo i confini di Repubblica Centrafricana, Congo e Sud Sudan.<br />
A rivelarlo è l&#8217;Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) secondo cui alcune agenzie umanitarie sono state costrette a ritirare il proprio personale dalla zona a causa della crescente insicurezza. Negli ultimi mesi i ribelli avrebbero sequestrato migliaia di bambini, per arruolarli nelle loro milizie, oltre ad aver saccheggiato e incendiato diverse decine di villaggi. </span><br />
&#8220;<em>Solo nel mese di giugno i ribelli dell&#8217;Lra hanno condotto 55 attacchi in Congo, contro altrettanti centri abitati che sono stati saccheggiati e devastati</em>&#8221; ha denunciato il portavoce di Unhcr David Nthengwe, durante una conferenza stampa a Goma, nel Nord-Kivu.<span style="color: #990000;"> Sul capo della guida dell&#8217;Lra, Joseph Kony, pendono 33 capi d&#8217;accusa tra cui crimini di guerra e contro l&#8217;umanità. </span><br />
Un&#8217;operazione militare congiunta ugandese-congolese tra dicembre e marzo ha portato alla distruzione delle basi che i ribelli avevano nelle fitte foreste dell&#8217;est del Congo, spingendo per l&#8217;Lra a dividersi in piccoli gruppi che col passare del tempo hanno allargato il loro spettro d&#8217;azione, originariamente limitato al Congo, anche al Sud Sudan e al Centrafrica.<br />
<span style="color: #000000;"><em> fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#ago09_top">Torna a inizio pagina</a><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"><br />
</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org/" target="_blank"> </a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.misna.org" target="_blank"></a></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2009/08/ugandabout-agosto-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UgandAbout &#8211; gennaio 2009</title>
		<link>http://blog.italiauganda.it/2009/05/gennaio-2009/</link>
		<comments>http://blog.italiauganda.it/2009/05/gennaio-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 13:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
		<category><![CDATA[auto ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Kony]]></category>
		<category><![CDATA[meningite]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[ribelli]]></category>
		<category><![CDATA[school fees]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[university]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.italiauganda.it/?p=14</guid>
		<description><![CDATA[
Eccovi alcune notizie sull&#8217;Uganda e sull&#8217;Africa recuperate da internet nel gennaio 2009:
SCHOOLS HIKE FEES FOR 2009 ACADEMIC YEAR TUESDAY
27 january 2009
MENINGITE, VACCINAZIONI DI MASSA PER BLOCCARE EPIDEMIA
23 gennaio 2009
LA CORTE SUPREMA RESPINGE UN APPELLO PER L&#8217;ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
21 gennaio 2009
UN&#8217;AUTO ECOLOGICA TARGATA MAKERERE
20 gennaio 2009
MAKERERE UNIVERSITY TO PHASE OUT FACULTIES
19 january 2009
UGANDA, INTERNET [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eccovi alcune notizie sull&#8217;Uganda e sull&#8217;Africa recuperate da internet nel gennaio 2009:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>SCHOOLS HIKE FEES FOR 2009 ACADEMIC YEAR TUESDAY<br />
</strong>27 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>MENINGITE, VACCINAZIONI DI MASSA PER BLOCCARE EPIDEMIA<br />
</strong>23 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>LA CORTE SUPREMA RESPINGE UN APPELLO PER L&#8217;ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE<br />
</strong>21 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>UN&#8217;AUTO ECOLOGICA TARGATA MAKERERE<br />
</strong>20 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>MAKERERE UNIVERSITY TO PHASE OUT FACULTIES<br />
</strong>19 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>UGANDA, INTERNET USERS GROW<br />
</strong>19 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>IL MOVIMENTO RIBELLE DI JOSPEH KONY CHIEDE UN CESSATE IL FUOCO<br />
</strong>12 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>PROGRESSI NELL&#8217;ISTRUZIONE MA ANCORA 160 MILIONI DI ANALFABETI<br />
</strong>9 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>RIBELLI UGANDESI ACCUSATI DI ATTACCHI A VILLAGGI NEL SUD<br />
</strong>8 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>KONY REBELS RAPE 80 CONGOLESE WOMEN<br />
</strong>7 january 2009</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
SCHOOLS HIKE FEES FOR 2009 ACADEMIC YEAR TUESDAY<br />
</strong>27 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">A number of secondary schools, particularly those with the boarding sections, have increased school fees for the new academic year which opens on Monday. According to a survey carried out by The New Vision, some government and private secondary schools raised their fees by about sh50,000.<br />
The head teachers said the adjustment was due to increasing food prices and other services.</span><br />
Even those that have not yet increased have applied to the ministry of education to allow them increase fees. These include Kibibi SS, Gombe SS, St. Mary&#8217;s College Kisubi, Ntare School, Ndejje SS, Bweranyangi Girls, Trinity College Nabingo, Nyakasura School, Makerere college, Wanyange Girls, Maryhill, St. Peter&#8217;s Nsambya and Our Lady Gayaza High school.<br />
Other schools that have applied to increase fees are Kawempe Muslim, Iganga SS, Teso College Aloet, Mengo SS and Lubiri SS. Nabisunsa Girls increased fees at the beginning of the third term in 2008. Mt. St. Mary&#8217;s Namagunga, Gayaza High School and St Henry&#8217;s College Kitovu have not yet decided to increase fees although officials there said the &#8220;<em>schools are struggling to cope</em>&#8220;.<br />
Several head teachers said the ministry had delayed to respond to their requests to raise the money.<br />
<em>&#8220;We put in our proposal but there was no response. We are waiting for our annual general meeting in March to take a decision&#8221;</em> said Brother Edward Bukenya, the head teacher of St. Mary&#8217;s College Kisubi.<br />
The head teacher of Kibuli SS, Ibrahim Matovu, said: <em>&#8220;The ministry has allowed us to increase by sh50,000 effective this year&#8221;</em>.<br />
Kyambogo College has increased by sh20,000, said Anne Lubanga, the head teacher. The head teacher of Kings College Budo yesterday said: <em>&#8220;We did not increase our fees this year because we increased in 2007&#8243;</em>.<br />
Many head teachers&#8217; declined to discuss the issue, saying it was the decision of the board of governors. Others were not keen to divulge the amount by which they had increased.<br />
The acting permanent secretary in the education ministry, Dr. John Mbabazi, yesterday said the ministry had allowed some schools to increase their fees. <em>&#8220;In cases where there was a genuine reason, we allowed the school to increase. Those who are complaining have not received a favourable response which would allow them to increase&#8221; </em>he stated.<br />
Mbabazi said the ministry has been handling the issue of school fees on a <em>&#8220;case by case basis&#8221;</em>. The policy requires head teachers to seek approval from the permanent secretary before they can increase fees.<br />
The head teachers who have not increased fees complained that the money available could only feed the students. <em>&#8220;The school can no longer carry out any development projects such as construction. The fees paid can only pay salaries, feed the students and run the school. We cannot afford to build even a small classroom&#8221; </em>said Hajji Mubiru of Kibibi SS.<br />
The head teacher of Greenhill Academy, Veronica Maraka, said: &#8220;We are waiting for a board meeting to decide whether or not to increase fees&#8221;.<br />
<span style="color: #993300;">Over the last year, schools were forced to increase fees following the recent increase in food prices.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.newvision.co.ug" target="_blank">www.newvision.co.ug</a> &#8211; By Fortunate Ahimbisibwe and Raymond Baguma</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
MENINGITE, VACCINAZIONI DI MASSA PER BLOCCARE EPIDEMIA<br />
</strong>23 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Una massiccia operazione di vaccinazione contro la meningite è stata annunciata dal ministero della Sanità di Kampala nei distretti di Arua, Hoima e Masindi (nel nord-ovest del paese) dove è in corso una virulenta epidemia di meningite che, secondo gli ultimi dati, ha ucciso almeno 35 persone, contagiandone circa 200.</span> Secondo le informazioni diffuse dal ministero la zona più colpita risulta essere quella di Arua, con 150 casi e 18 decessi, seguita dal distretto di Hoima (47 casi e 13 decessi) e quella di Masindi, con 14 casi e 4 morti.<br />
In una nota diffusa nei giorni scorsi, l&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha confermato le preoccupazioni per l&#8217;epidemia in corso, precisando che in almeno un caso (il distretto di Hoima) è stato superato il livello di allarme di cinque casi ogni 1000 abitanti e ha lanciato l&#8217;allarme anche sulla regione della Karamoja, dove la diffusione della malattia potrebbe essere favorita dall&#8217;attuale stagione secca. La vaccinazione di massa nei tre distretti dovrebbe iniziare in settimana, ma ancora non è stata fissata una data certa.<br />
L&#8217;Uganda si trova nella cosiddetta &#8216;cintura della meningite&#8217;, la regione sub-sahariana che si estende dal Senegal all&#8217;Etiopia abitata da 300 milioni di persone dove tra dicembre e giugno, durante la stagione secca, si presentano virulente epidemie di questa infezione delle membrane cerebrali. <em><br />
fonte </em><a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
LA CORTE SUPREMA RESPINGE UN APPELLO PER L&#8217;ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE<br />
</strong>21 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">La Corte Suprema ugandese ha respinto oggi un appello per l&#8217;abolizione della pena di morte, firmato da oltre quattrocento condannati e supportato da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani.</span><br />
Il codice penale dell&#8217;Uganda prevede la pena capitale per quindici reati. Il 10 giugno 2005 la Corte Suprema aveva ritenuto incostituzionale l&#8217;applicazione della pena di morte per alcuni di questi reati, ordinando quindi al Parlamento di emendare la legislazione in vigore.<br />
<span style="color: #993300;">L&#8217;aspetto innovativo contenuto in quest&#8217;ultima sentenza della Corte è che i condannati non possono rimanere in attesa dell&#8217;esecuzione della pena capitale per più di 3 anni. Grazie a questa norma si avranno perciò molte amnistie.</span><br />
Molti dei condannati che hanno presentato la petizione sono in prigione da oltre un decennio e, alcuni di loro, sono reclusi addirittura dagli anni Settanta. Per loro, la condanna a morte è stata quindi commutata nella pena del carcere a vita.<br />
La Corte ha motivato la decisione di non abolire la pena di morte basandosi sul fatto che, nonostante non si eseguano pene capitali dal 1999 (quando sono state impiccate 28 persone in un solo giorno), comunque l&#8217;esistenza di tale pena ha agito da deterrente nel commettere atti criminali.<br />
Il 18 dicembre 2008, all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite, l&#8217;Uganda aveva votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.peacereporter.it" target="_blank">www.peacereporter.it</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
UN&#8217;AUTO ECOLOGICA TARGATA MAKERERE<br />
</strong>20 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Sei studenti d&#8217;ingegneria ugandesi dell&#8217;Università di Makerere (Kampala) hanno tenuto alto l&#8217;orgoglio scientifico dell&#8217;Africa partecipando alla realizzazione di un prototipo di automobile ecologica, capace di percorrere 80 chilometri con un litro di carburante, in un incontro che nelle scorse settimane ha riunito presso il Politecnico di Torino una cinquantina di giovani universitari in materie tecniche da 21 prestigiosi atenei del mondo, tra cui il Massachusetts Institute of tecnology (Mit) di Boston, le università di Harvard e Princeton ma anche l&#8217;ateneo indiano Delhi College.</span><br />
<em>&#8220;A causa del colore della nostra pelle abbiamo avuto qualche problema a farci prendere sul serio, ma dopo due settimane ci hanno messo a lavorare sulle parti più importanti del prototipo&#8221;</em> ha detto al quotidiano ugandese &#8216;New Vision&#8217; Steven Ntambi, uno dei sei studenti, su un totale di 11 inizialmente scelti, che hanno avuto la possibilità di recarsi a Torino, dove sono stati poi ospiti dell&#8217;amministrazione locale.<br />
<em>&#8220;Abbiamo avuto qualche problema a presentarci, la maggior parte degli scienziati non aveva sentito parlare dell&#8217;università di Makerere, e dovevamo spiegare che si trova in Uganda&#8221;</em> ha continuato Ntambi riferendosi alla sua facoltà di ingegneria, in realtà in una delle università più importanti del continente, e l&#8217;unica tra le africane ad essere stata scelta per il progetto sostenuto dal Vehicle Design Summit un consorzio internazionale guidato dal Mit con finanziamenti del settore privato per trovare soluzioni ingegneristiche a problemi di rilevanza globale.<br />
Il prototipo dell&#8217;auto realizzato in dieci settimane presso il Politecnico di Torino ha la caratteristica di essere un sistema ibrido che unisce il basso consumo di carburante con un sistema di propulsione elettrico, agganciato alla batteria del mezzo, e che si prevede sarà presentato ufficialmente nel 2010.<br />
<span style="color: #993300;">La stampa ugandese riferisce che i sei studenti africani hanno impressionato molto positivamente i docenti della prestigiosa università tecnica torinese che hanno offerto loro di restare, ma sono stati convinti dal proprio professore a rientrare in Uganda per lavorare alla futura creazione di un centro di progettazione automobilistico presso l&#8217;Università di Makerere.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
MAKERERE UNIVERSITY TO PHASE OUT FACULTIES<br />
</strong>19 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Makerere University plans to phase out faculties and replace them with constituent colleges which are easier to manage, the Chancellor, Prof. Mondo Kagonyera, said yesterday. Under the college system, Kagonyera said, the university&#8217;s faculties will be merged.<br />
<em>&#8220;The college system will fundamentally reduce the number of units of the university and make it more nimble and efficient&#8221;</em>.<br />
Makerere University administration has persistently been criticised for inefficiency and mismanagement, including the delay to release results and academic transcripts.</span><br />
Some of the graduands interviewed yesterday complained that their colleagues had not graduated because of missing results. <em>&#8220;We were more than 300 students in my class but only about 130 have graduated&#8221;</em> said a Bachelor of Science graduand.<br />
Kagonyera said he would discuss with the university management ways to address delayed results, which ultimately delays the students&#8217; graduation. <em>&#8220;I have received a lot of complaints about unduly delayed results. Consequently, for no fault of their own, many students will not graduate now. It is imperative that work by both students and staff is streamlined so that every event takes place predictably&#8221;</em> Kagonyera said.<br />
Out of the 12,346 students who are graduating, 30 have PhDs, 878 masters and 11,097 bachelors&#8217; degrees. A total of 110 were awarded post-graduate diplomas.<br />
Kagonyera urged the university to issue transcripts on time so that former students do not have to forge transcripts as they hunt for jobs.<br />
About the shift to the college system, vice-chancellor Prof. Livingstone Luboobi said it would help in reviewing the curriculum and consolidating programmes. <em>&#8220;The system will also facilitate interdisciplinary teaching, thus offering students a wider choice of subject combination&#8221; </em>he said.<br />
The university launched the College of Health Sciences based at Mulago Hospital in December 2007. Currently, Makerere has 10 faculties, six institutes and four schools.<br />
Steven Kasiima, a commissioner in the Uganda Police, was among the PhD graduands. Former Police spokesman Simeo Nsubuga graduated with a masters&#8217; degree in human rights. The overall best student was Emmanuel Ishengoma of Industrial and Fine arts who scored a cumulative average of 4.91 out of 5.0. Innocent Tumugabirwe was the best from sciences with 4.71 in Business Statistics.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; Fortunate Ahimbisibwe and Catherine Bekunda</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
UGANDA, INTERNET USERS GROW<br />
</strong>19 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Uganda has been ranked seventh in terms of people who access the Internet in Africa. Nigeria leads the continent with 10 million people using the Internet</span>, beating South Africa and Egypt. The statistics were released in Hyderabad, India during the Internet Governance Forum Meeting.<br />
Nigeria, Africa&#8217;s most populous nation with over 140 million, is followed by Egypt and Morocco with 8.6 and 7.3 million users respectively.<br />
South Africa comes fourth with 5.1 million users followed by Algeria, Kenya, Uganda, Tunisia, Sudan and Zimbabwe, making up the top 10.<br />
Africa has 51,065,630 users and an Internet penetration of 5.3%, which is way below the world average of 21.9%.<br />
The US leads the world chart with 220 million Internet users followed by China (210 million) and Japan (88.1 million).<br />
Brazil has 81 million users, followed by India with 53.1 million.<br />
The UK has 40.2 million users, Germany 39.1 million, Republic of Korea 35.5 million, Italy 32 million and France 31.5 million.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; Paul Tentena (Kampala)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
IL MOVIMENTO RIBELLE DI JOSPEH KONY CHIEDE UN CESSATE IL FUOCO<br />
</strong>12 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">I ribelli ugandesi dell&#8217;Esercito della Resistenza del Signore (LRA) hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco.</span> L&#8217;appello è stato consegnato da David Matsanga, rappresentante dell&#8217;LRA, a Joachim Chissano, ex presidente mozambicano e mediatore delle Nazioni Unite attualmente impegnato a cercare una soluzione del conflitto.<br />
Dopo il fallimento dei colloqui di pace, forze provenienti dall&#8217;Uganda, dal Sudan meridionale e dalla Repubblica Democratica del Congo, hanno attaccato l&#8217;LRA a metà dello scorso dicembre. Dall&#8217;inizio delle operazioni, l&#8217;LRA è accusato di aver massacrato quasi 400 civili nella zona nord est della repubblica Democratica del Congo, compresa l&#8217;uccisione di una quarantina di persone in una chiesa nei pressi di Doruma il giorno dopo Natale. Sono circa vent&#8217;anni che diversi paesi, tra i quali l&#8217;Uganda e la Repubblica Centrafricana sono colpite dai raid dell&#8217;LRA, che però nega di aver mai condotto attacchi nei confronti della popolazione civile.<br />
L&#8217;appello consegnato a Chissano è rivolto ai leader di Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Sudan meridionale, al leader dell&#8217;Unione africana e al segretario generale delle Nazioni Unite.<br />
<span style="color: #993300;">Stando al contenuto dell&#8217;appello, la tregua sarebbe necessaria a causa dell&#8217;impossibilità di battere l&#8217;LRA, non perché le operazione delle forze congiunte stiano mettendo in difficoltà il movimento. L&#8217;LRA ha inoltre fatto sapere che non firmerà nessun trattato di pace fino a quando la Corte Penale Internazionale non ritirerà il mandato di arresto nei confronti del leader ribelle Joseph Kony</span>.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.peacereporter.it" target="_blank">www.peacereporter.it</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
PROGRESSI NELL&#8217;ISTRUZIONE MA ANCORA 160 MILIONI DI ANALFABETI<br />
</strong>9 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Sono almeno 160 milioni gli adulti analfabeti in Africa, due terzi dei quali donne: lo ha detto il direttore generale dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura (Unesco) Koichiro Matsuura</span> intervenendo alla cerimonia per i festeggiamenti del centenario del King&#8217;s College di Lagos (Nigeria), una delle principali istituzioni educative dell&#8217;intera Africa occidentale.<br />
<span style="color: #993300;">Matsuura ha però sottolineato i recenti progressi del continente in materia di istruzione, dove si è registrato un aumento del 42% dell&#8217;accesso alle scuole primarie e secondarie</span>, evidenziando comunque come le sfide ancora aperte (a cominciare dall&#8217;analfabetismo) debbano essere priorità dalle Nazioni Unite e dai governi del continente, dal momento che rappresentano uno dei principali freni allo sviluppo.<br />
Il segretario dell&#8217;Unesco ha poi indicato come altre sfide nel settore dell&#8217;istruzione l&#8217;ineguaglianza di possibilità fornite alle donne e la necessità di migliorare la qualità dell&#8217;insegnamento.<br />
Anche per questo, Matsuura ha chiesto alle grandi compagnie internazionali che negli ultimi anni hanno moltiplicato i loro volumi di affari con i paesi africani di destinare parte dei loro utili al finanziamento dell&#8217;educazione in Africa attraverso istituzioni terze.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
RIBELLI UGANDESI ACCUSATI DI ATTACCHI A VILLAGGI NEL SUD<br />
</strong>8 gennaio 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">Sarebbero oltre 50 le persone uccise nelle ultime due settimane nella contea di Maridi, nello stato di Western Equatoria in Sud Sudan, in una serie di attacchi attribuiti ai ribelli ugandesi del LRA.</span><br />
Lo riferisce la stampa sudanese citando il deputato Bashir Bandi, presidente della Commissione per la cultura e l&#8217;informazione del parlamento sud sudanese, il quale ha precisato che un gruppo di ribelli ha attraversato il confine tra Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan nei giorni di Natale per fuggire dagli attacchi lanciati dagli eserciti di Congo, Sudan e Uganda nelle roccaforti delle LRA, nel parco della Garamba.<br />
Bandi, rappresentante della Contea di Maridi al parlamento sud sudanese, ha anche aggiunto che almeno una decina di persone sarebbero state rapite dai ribelli e che giungono notizie, ancora non confermate, di altri attacchi e numerose vittime anche da zone vicine alla sua contea.<br />
<span style="color: #993300;">Le violenze avrebbero provocato inoltre lo sfollamento di alcune migliaia di persone, le prime stime parlano di oltre 7000, e la distruzione di numerosi villaggi.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org" target="_blank">www.misna.org</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><br />
KONY REBELS RAPE 80 CONGOLESE WOMEN<br />
</strong>7 january 2009</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #993300;">In just two days, reclusive rebel leader Joseph Kony and his fighters raped over 80 Congolese women</span> in the towns of Faradje and Tadu in the Orientale province in the north-eastern Congo.<br />
The United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) team and other UN officials who visited the area on Tuesday said the residents were shocked and traumatised by the brutality of the attacks.<br />
<em>&#8220;Those who fled the town and local organisations said more than 80 women were raped during the two-day period&#8221; </em>said the UNHCR spokesperson, Ron Redmond, at the press briefing yesterday at the Palais des Nations in Geneva.<br />
<span style="color: #993300;">The rebels also burnt over 800 houses, three schools, government buildings and health care centres, with most families losing their annual harvest in the fire.</span><br />
&#8220;<em>The northeastern Congolese town of Faradje had been pillaged and destroyed by fire</em>&#8221; said Redmond. Faradje, which lies 100km west of the DR Congo&#8217;s border with Sudan and Uganda, was attacked on December 25-26, leaving over 70 people dead and displacing nearly 40,000 others. During their visit to Faradje and Tadu, the team said it met local officials, representatives of local non-governmental organisations and displaced civilians.<br />
<span style="color: #993300;">The UN refugee agency said 225 people, including 160 children, were kidnapped by the rebels as they fled the joint offensive mounted by the Sudan, Congo and Uganda armies. The team estimates that the rebels killed up to 500 Congolese civilians in various attacks in the region since the launch on December 14 of operation lightning thunder led by the Ugandan troops.<br />
Earlier, a catholic charity organisation, Caritas, had estimated that the rebels had killed 400 civilians. According to UN estimates, over 50,000 people have been forced to flee their homes since mid-December, on top of 50,000 others in the region who were displaced by an earlier escalation of clashes between last September and November.</span><br />
The joint UN team found that most of those displaced by the LRA&#8217;s Christmas attack on Faradje and its surroundings were still hiding in the bush. Some of the displaced moved towards Tadu, 37km south of Faradje where more than 1,000 displaced people have been registered, mostly women and children. It found that the population was in dire need of food, shelter, medicine, clothes and other items.<br />
<em>&#8220;The area remains highly volatile and insecurity is a key obstacle for access by UNHCR and other aid agencies. The refugee agency is working with the local authorities and others to find ways of managing assistance in these inaccessible areas&#8221;</em> said Redmond.<br />
Meanwhile, the UN said it had received a preliminary report of another attack on Monday on the village of Napopo, which claimed up to eight lives and houses were set on fire.<br />
An unknown number of people were reportedly kidnapped. Two days earlier, rebels attacked the village of Nagero, 24km north-west of Faradje, killing at least eight people and displacing some 3,500.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com"></a><a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a> &#8211; Barbara Among and Henry Mukasa (Kampala)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.peacereporter.it" target="_blank"></a></span></p>
<p></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.italiauganda.it/2009/05/gennaio-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

