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	<title>blog.italiauganda.it &#187; Nilo</title>
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	<description>parole da e sull&#039;Uganda</description>
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		<title>Mercoledì 3 agosto: safari e rientro in missione</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 10:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Greta Granzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sveglia arriva a decretare la fine di una notte abbastanza travagliata: sarà stato il caldo, o la zanzariera appiccicata sulla faccia o il pensiero inconscio degli animali selvatici, fatto sta che ho dormito male. Per tutto il giorno mi trascinerò del sonno latente e un po&#8217; di torpore.
C&#8217;è in realtà ben poco di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sveglia arriva a decretare la fine di una notte abbastanza travagliata</strong>: sarà stato il caldo, o la zanzariera appiccicata sulla faccia o il pensiero inconscio degli animali selvatici, fatto sta che ho dormito male. Per tutto il giorno mi trascinerò del sonno latente e un po&#8217; di torpore.</p>
<div id="attachment_4554" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4554" href="http://blog.italiauganda.it/2011/08/mercoledi-3-agosto-safari-e-rientro-in-missione/foto-cri-594/"><img class="size-medium wp-image-4554" src="http://blog.italiauganda.it/wp-content/uploads/foto-Cri-594-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;alba sul Nilo ...</p></div>
<p>C&#8217;è in realtà ben poco di cui essere intorpiditi: <strong>gli animali della savana ci aspettano</strong>!! Partiamo subito alla volta del Nilo, da dove una chiatta ci porterà sulla sponda di fronte, per l&#8217;inizio del safari vero e proprio. Mentre attraversiamo c&#8217;è un&#8217;alba magnifica … Giovanni e Cristina scattano foto da cartolina! Ci addentriamo lungo il sentiero con un pensiero fisso: leone. Si fa attendere un po&#8217;, come ogni star che si rispetti; nel frattempo vediamo miriadi di antilopi ugandesi, uccelli, bufali, giraffe (al ritorno ci troveremo a circa 2 metri da una coppia di elegantissime giraffe&#8230;la femmina con un volto dolcissimo, occhioni grandi e ciglia nere che sembrano truccate).</p>
<div id="attachment_4561" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4561" href="http://blog.italiauganda.it/2011/08/mercoledi-3-agosto-safari-e-rientro-in-missione/foto-giogio2-603/"><img class="size-medium wp-image-4561" src="http://blog.italiauganda.it/wp-content/uploads/foto-giogio2-603-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">... e la splendida leonessa!</p></div>
<p>Ma poi eccolo: Okello si ferma di colpo nei pressi di un cespuglio, accanto al quale c&#8217;è già un altro pullmino. &#8220;Il leone! Il leone!&#8221; dice. Noi non vediamo nulla. Inizia a indicare, a farci vedere, a darci istruzioni fino a quando a uno a uno lo individuiamo. <strong>E&#8217; una leonessa che si sta leccando placidamente dopo la colazione. Com&#8217;è grande, e com&#8217;è regale!</strong> Ci spostiamo per osservarla da un altro punto di vista quando improvvisamente si alza, esce dal cespuglio e si mette a camminare ondeggiando nella savana. Sarà a cinque metri da noi, forse meno. Sembra un gattone mansueto, <strong>verrebbe voglia di accarezzarla, se non fosse uno degli animali più feroci e implacabili che abbiamo mai visto!</strong> Ci guarda, si lascia fotografare senza scomporsi. Poi, lenta e silenziosa come è arrivata, si allontana, lasciandoci incantati. Abbiamo visto quello che dovevamo, torniamo indietro facendo altre foto al paesaggio e ai suoi meravigliosi abitanti.</p>
<p>Usciamo dal parco (grazie a Okello non paghiamo la giornata in più di permanenza, anche se abbiamo sforato di quasi un&#8217;ora sulle 24 di permanenza pagate) e raggiungiamo la prima città, Masindi, per il pranzo. Ci porta in un posto molto carino, con i tavoli sotto al pergolato e cucina fusion: dall&#8217;indiano al cinese all&#8217;africano, passando per lo pseudo-italiano (gli spaghetti che vediamo passare gridano pietà!!). In quanto a tempi africani, qui si superano davvero: due ore e mezzo per un piatto unico … e altri 45 minuti per il caffè. E scopriamo che, per quanto riguarda il caffè, non c&#8217;è energia elettrica a sufficienza per scaldare l&#8217;acqua!</p>
<p>Torniamo verso Kampala. <strong>Inizia a piovere e nel cielo si staglia un acquerello di arcobaleno, o “dagno”, come dice Apollonia in Acholi. E&#8217; un piacevolissimo benvenuti a casa! </strong>Così come quello delle ragazze della missione, che quando torniamo ci accolgono con grida di gioia ed abbracci, dicendoci quanto gli siamo mancati!! Dai loro occhi si vede che è vero. Passiamo la serata a fare foto con loro, a rivedere quelle del parco, a scambiarci le e-mail. <strong>C&#8217;è aria di addio … è l&#8217;ultima vera sera tutti insieme</strong>, perchè domani dopo cena partiremo per l&#8217;aeroporto … e Cristina, Luana e Alberto venerdì mattina hanno il bus per Fort Portal. Queste due settimane sono davvero volate. Non mi sembra vero che fino a 15 giorni fa praticamente non conoscevo nessuno dei miei compagni di viaggio! Ah, i miracoli dell&#8217;Uganda … !</p>
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		<title>Sabato 30 luglio: gita alle sorgenti del Nilo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 10:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Greta Granzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carpe diem]]></category>
		<category><![CDATA[gita]]></category>
		<category><![CDATA[Nilo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola alberghiera]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è sabato e ci aspetta la nostra prima vera gita ugandese: visita alle sorgenti del Nilo e alle cascate di Bujagali. Ci accoglie l&#8217;ormai consueto cielo grigio e gonfio di pioggia. Ormai ci stiamo abituando a questo clima che anche gli autoctoni ci confermano però non essere la norma. Se abbiamo portato l&#8217;acqua in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi è sabato e ci aspetta la nostra prima vera gita ugandese: visita alle sorgenti del Nilo e alle cascate di Bujagali. </strong>Ci accoglie l&#8217;ormai consueto cielo grigio e gonfio di pioggia. Ormai ci stiamo abituando a questo clima che anche gli autoctoni ci confermano però non essere la norma. Se abbiamo portato l&#8217;acqua in una terra martoriata dalla siccità non possiamo che esserne contenti!!</p>
<div id="attachment_4458" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="attachment wp-att-4458" href="http://blog.italiauganda.it/2011/08/sabato-30-luglio-gita-alle-sorgenti-del-nilo/foto-marco-351-3/"><img class="size-medium wp-image-4458 " src="http://blog.italiauganda.it/wp-content/uploads/foto-marco-3512-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di rito (con Okello) alle sorgenti del Nilo</p></div>
<p>Dopo la colazione ci vuole l&#8217;oretta canonica per organizzare tutto: macchina, partenza, benzina, attrezzature da portare a Jinja da un medico amico di Okello. Per il troppo zelo di voler controllare anche l&#8217;acqua del radiatore, Vincent si dimentica di mettere il tappo (o lo avvita male, facendo sì che a metà viaggio si perda) e questo ci provocherà, al ritorno, il classico contrattempo africano per cui per un viaggio di due ore ce ne vogliono almeno il doppio! Povero Vincent, spero che Padre John non lo sgridi troppo per questo!</p>
<p>Il traffico per uscire da Kampala è come sempre massiccio: subito dopo iniziano però villaggi immersi nella vegetazione verdissima e nella terra rossissima, casupole di fango e mattoni, piantagioni di tè … insomma <strong>il panorama è bellissimo e cerchiamo di godercelo tutto.</strong></p>
<p>Arriviamo alle sorgenti del Nilo poco prima di mezzogiorno: la barca ci fa fare un lento percorso che ci permette di darci, anche se per breve tempo e senza cannocchiale, al birdwatching. Poi arriviamo all&#8217;isolotto dove si trova il fatidico <strong>miglio/kilometro 0 del Nilo, che parte da lì</strong> (in realtà leggendo la guida ho scoperto che Perke si è sbagliato e che questa è solo una delle sorgenti … e che quella più lontana è circa 100 km a Sud, in Rwanda. Ma chi ha il coraggio di dirlo a tutti questi turisti??) <strong>e scorre per tre mesi e oltre 6.400 km prima di raggiungere il Mediterraneo.</strong></p>
<div id="attachment_4474" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4474" href="http://blog.italiauganda.it/2011/08/sabato-30-luglio-gita-alle-sorgenti-del-nilo/foto-marco-361/"><img class="size-medium wp-image-4474" src="http://blog.italiauganda.it/wp-content/uploads/foto-marco-361-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La scimmietta attentatrice!</p></div>
<p>Quando torniamo sulla terraferma e ci accingiamo a fotografare il monumento a Gandhi (parte delle sue ceneri sono state disperse proprio qui), subiamo un piccolo attentato:<strong> una scimmietta dispettosa ci prende di mira lanciandoci il frutto (estremamente sodo!) di una palma alta svariati metri … e per poco non centra il povero Giovanni!!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La fame inizia a farsi sentire e andiamo alla guest house di Sara Alba, una signora italiana che, rimasta vedova del marito ugandese, </strong><strong>ha deciso di venire in Uganda e ha aperto una piccola </strong><strong>scuola </strong><strong>alberghiera per ragazze bisognose.</strong> L&#8217;accesso è gratuito e dopo i due anni di corso il lavoro è assicurato. Alba insegna un po&#8217; di tutto: cucina, hotel management, cucito, computer. La scuola si mantiene grazie alle donazioni e ai proventi del ristorante e bed&amp;breakfast … che permettono inoltre alle 15 studentesse di fare pratica senza uscire dalla scuola. Alcune che non hanno dove andare dormono anche lì. Sara Alba segue le ragazze con severità e amore, per insegnare loro ad affrontare a testa alta non solo il lavoro, ma la vita in generale. Ci racconta orgogliosa di sue ex alunne che hanno aperto delle attività in proprio o che comunque hanno trovato lavori dignitosi che hanno permesso loro di acquistare una casa e un piccolo terreno, dove vivere con i loro bimbi.</p>
<div id="attachment_4467" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4467" href="http://blog.italiauganda.it/2011/08/sabato-30-luglio-gita-alle-sorgenti-del-nilo/foto-marco-371/"><img class="size-medium wp-image-4467" src="http://blog.italiauganda.it/wp-content/uploads/foto-marco-371-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">I nostri &quot;maschietti&quot; con le studentesse della scuola di Alba</p></div>
<p>A malincuore salutiamo Alba, dopo aver fatto un giro nel suo giardino ed esserci presi delle foglie di Neem che lei assicura essere un&#8217;ottima prevenzione contro la malaria, se bevuto in infusione, e partiamo alla volta di Bujagali.</p>
<p><strong>Le rapide delle cascate affascinano tutti … e scattiamo delle foto stupende all&#8217;acqua che, con una potenza inaudita, si lancia giù per le rocce.</strong> Non vorremmo mai venire via … qui si vede davvero la forza della natura rispetto alla quale l&#8217;essere umano è un nulla microscopico!</p>
<p><strong>Siamo appena partiti da Jinja quando il cofano della macchina inizia a fumare</strong>: ci fermiamo allarmati e scopriamo che è saltato via il tappo del radiatore. Giovanni da bravo meccanico inizia a suggerire soluzioni di emergenza, ma Okello da bravo ugandese si ricorda che a Jinja un amico di un amico ha una macchina simile e forse potrebbe darci il suo tappo: basta un breve giro di telefonate per confermarglielo. Torniamo indietro: il tappo dell&#8217;amico dell&#8217;amico non va bene, ma quest&#8217;ultimo pare avere un altro amico che fa al caso nostro. Non so di quanto si risalga nella catena dell&#8217;amicizia, ma in meno di un&#8217;ora abbiamo un tappo nuovo a costo zero. O forse a costo di un piacere che Okello potrà fare in futuro, in caso di necessità, a tutti gli amici della catena.</p>
<p>Dopo cena è la volta dei saluti a Marco e Chiara, i due ragazzi di Orvieto con cui in questi ultimi giorni siamo stati inseparabili: ci ripromettiamo comunque di rivederci assolutamente al ritorno, e poi per la festa dei &#8220;10+1&#8243; anni della Associazione. Nel frattempo ci facciamo trascinare in danze di vario genere (dal rock lento al ballo sfrenato Acholi) dalle ragazze della missione. <strong>Per mezz&#8217;ora balliamo tutti, divertendoci un sacco!</strong></p>
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		<title>Ugandabout &#8211; giugno 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 12:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.

CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE
3 giugno 2010
PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE
3 giugno 2010
MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA
5 giugno 2010
 NILO SALE LA TENSIONE
5 giugno 2010
COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="giu2010_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel giugno 2010.<br />
<span id="more-1889"></span></p>
<p><a href="#giu2010_1"><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_2"><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_3"><strong>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong></a><br />
5 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_4"><strong>NILO SALE LA TENSIONE<br />
</strong></a>5 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_5"><strong>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong></a><br />
8 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_6"><strong>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p><a href="#giu2010_7"><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong></a><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="#mag2010_2">U</a><a href="#giu2010_8">N MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</a></strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_3"></a></strong></p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_9"><strong>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong></a><br />
16 june 2010</p>
<p><a href="#giu2010_10"><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong></a><br />
21 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#giu2010_11"><strong>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong></a><br />
21 june 2010</p>
<p><strong><a href="#mag2010_1"></a></strong></p>
<p><strong><a href="#mag2010_2"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_12"><strong>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong></a><br />
25 giugno 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><strong><a href="#mag2010_4"></a></strong></p>
<p><a href="#giu2010_13"><strong>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong></a><br />
28 giugno 2010</p>
<hr /><strong> </strong><strong> </strong><a name="giu2010_1"></a><strong>CORTE PENALE INTERNAZIONALE: A KAMPALA ANCHE TESTIMONIANZE CRITICHE</strong><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Da quando sono cominciate, nel 2008, le indagini sul Kivu, nessun mandato di cattura è stato emesso. Se la Cpi arrestasse delle persone per i crimini commessi nella regione, le cose andrebbero meglio e sapremmo cosa dire alle vittime di violenze</em>&#8220;: è la testimonianza di Justine Masika Bihamba, dell&#8217;organizzazione non governativa &#8216;Sinergia per le donne vittime di violenze sessuali&#8217;, rilasciata a Kampala, capitale dell’Uganda, dove si svolge la prima Conferenza internazionale sull’operato e il futuro della Corte penale internazionale (Cpi) con sede all&#8217;Aia.<br />
<span style="color: #990000;">Il dibattito di ieri ha dato la parola alle vittime di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità che oltre a criticare la lentezza procedurale hanno anche sottolineato che i risarcimenti versati alle donne vittime di violenze sessuali sono spesso troppo ridotti e non consentono loro di ricominciare una vita normale né di ritrovare la dignità</span><span style="color: #990000;">. </span>Come in risposta alle vittime intervenute a Kampala, il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno Ocampo, ha assicurato che &#8220;<em>la Corte sta adottando nuove strategie per arrestare i ricercati</em>&#8220;.<br />
Per <span style="color: #990000;">il caso di Joseph Kony</span>, fondatore e capo dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lra, Lord resistance army), Ocampo lo ha <span style="color: #990000;">definito “<em>emblematico della conseguenza dell&#8217;impunità: altre 2000 persone sono state uccise da quando è stato emesso il mandato di cattura</em>&#8220;;</span> per il presidente sudanese Omar Hassan el-Bashir, contro cui Ocampo ha emesso un ordine di cattura per presunte responsabilità di crimini di guerra in Darfur, sarebbe “<em>solo una questione di tempo</em>&#8220;.<br />
Complimentandosi per l&#8217;andamento delle indagini in corso in Kenya sulle violenze elettorali del 2007, il procuratore ha annunciato l&#8217;apertura di processi contro alcuni dirigenti entro fine anno e ha poi criticato l&#8217;atteggiamento di non-cooperazione da parte di Kinshasa sul caso di John Bosco Ntaganda, l&#8217;ex-capo ribelle responsabile di gravi crimini nell&#8217;Ituri e oggi componente di primo piano nell&#8217;esercito regolare congolese. Ieri, Belgio, Danimarca e Finlandia hanno firmato un accordo di collaborazione con la Cpi, dando la loro disponibilità ad accogliere nei propri carceri futuri accusati.<br />
E&#8217; la prima volta che esponenti governativi, delle Nazioni Unite e della società civile di quasi tutti i 111 paesi che aderiscono ai principi della Corte si riuniscono per valutare il suo operato e migliorarne il funzionamento, anche riesaminando il Trattato di Roma, che il 17 Luglio 1998 ne sancì l’istituzione.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><a href="http://www.unimondo.org"></a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong>PER ELEZIONI DEL 2011, PRESIDENTE CHIEDE A DONATORI DI NON INTERFERIRE</strong><a name="giu2010_2"></a><br />
3 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Vi posso garantire che le presidenziali del 2011 si terranno come previsto. Niente e nessuno potrà disturbare il processo, nessuno ci potrà intimidire</em>” si legge in un messaggio del presidente Yoweri Museveni indirizzato al parlamento in risposta alle critiche espresse dal partito del suo diretto oppositore, Kizza Besigye, il ‘Forum per il cambiamento democratico’ (Fdc).<br />
Al centro dei dissensi politici soprattutto la composizione della Commissione elettorale, in particolare il suo presidente, Badru Kiggundu, “<em>scelto consensualmente tra tutte le forze politiche</em>” sostiene Museveni. Inoltre, rivolgendosi ai paesi donatori, in particolare all’Unione Europea e agli Stati Uniti, il presidente ha affermato di “<em>non aver bisogno del loro sostegno per organizzare le elezioni</em>” sottolineando che “<em>sarebbero più utili se concentrassero le loro azioni nell’energia e le infrastrutture</em>”, settori prioritari nella politica del governo per assicurare sviluppo al paese.<br />
Nel suo messaggio il presidente elenca i risultati economici conseguiti negli ultimi anni: l’Uganda – governata da Museveni ininterrottamente dal 1986 – ha saputo attrarre sempre più investimenti esteri grazie alla scoperta di significative riserve petrolifere e una notevole stabilità economica e politica, diventando la terza potenza economica del continente.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#giu2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_3"></a>MSF: IL TAGLIO DEI FINANZIAMENTI MINA L&#8217;ACCESSO ALLE CURE DELL&#8217;AIDS IN AFRICA</strong><br />
5 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La riduzione degli impegni finanziari da parte dei paesi donatori nei confronti della lotta all’HIV/AIDS, rischia di minare i progressi fatti negli ultimi anni e causare molte più morti inutili&#8221;</em>. È la denuncia che Medici Senza Frontiere (MSF) esprime nel recente rapporto dal titolo “No time to quit: HIV/AIDS treatment gap widening in Africa”.<br />
Il rapporto si fonda su analisi portate avanti in otto paesi dell’Africa sub-sahariana e illustra come la maggior parte delle istituzioni internazionali che erogano fondi come PEPFAR, Banca Mondiale, UNITAID e i paesi che finanziano il Fondo Globale, da un anno e mezzo abbiano deciso di tagliare, ridurre o interrompere i loro finanziamenti per le cure e i farmaci antiretrovirali (ARV) contro l’HIV. “<em>Come è possibile interrompere la sfida a metà strada e far finta che la crisi sia passata? Nove milioni di persone in tutto il mondo hanno urgente bisogno di cure e non hanno accesso a farmaci salvavita, due terzi di loro nella sola Africa sub-sahariana. Esiste un reale rischio che molti pazienti muoiano nei prossimi anni se non verranno fatti i passi necessari per affrontare il problema. L’ulteriore riduzione degli aiuti impedirà ad un numero maggiore di persone l’accesso alle cure e metterà a rischio tutti i progressi fatti dall’introduzione dei farmaci antiretrovirali ad oggi</em>” avverte Mit Philips, analista delle politiche sulla salute per MSF e tra gli autori del rapporto.<br />
<span style="color: #990000;">Il Piano di emergenza per l’AIDS della Presidenza degli Stati Uniti (PEPFAR) ha ridotto il suo budget per l’acquisto di farmaci antiretrovirali nel 2009 e 2010, e ha bloccato il budget complessivo. Altri donatori, come UNITAID e la Banca Mondiale, hanno annunciato riduzioni negli investimenti dei prossimi anni per i <span style="color: #990000;">farmaci antiretrovirali in Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Uganda e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Anche il Fondo Globale per l’HIV, Tubercolosi e Malaria &#8211; la più grande istituzione finanziaria per la lotta all’HIV &#8211; sta fronteggiando un calo dei finanziamenti</span></span><span style="color: #990000;">. Stati Uniti, Olanda e Irlanda hanno già annunciato che diminuiranno le loro quote contributive annuali. L’Italia è in arretrato con il pagamento della quota per il 2009.<br />
</span>Tra il 2009 e il 2010, gli stanziamenti già approvati si sono ridotti dell’8-12%. I tagli generalizzati si sono tradotti nella riduzione del numero di persone in grado di iniziare un trattamento antiretrovirale, in Sudafrica, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, dove il numero dei nuovi pazienti che hanno iniziato le cure è diminuito di ben sei volte. Sistemi sanitari già fragili verranno portati allo stremo, a causa di un sempre maggior numero di pazienti che richiederanno un’assistenza più specialistica per l’insorgenza di patologie opportuniste.<br />
L’esaurimento delle scorte e la sospensione nella distribuzione dei medicinali sono già una realtà e diventeranno sempre più frequenti se non saranno disponibili fondi a sufficienza. Recentemente alcuni governi e altri soggetti in Malawi, Zimbabwe, RDC, Kenya e Uganda, hanno fatto diretta richiesta a MSF di forniture straordinarie di medicinali. “<em>Una riduzione dei finanziamenti provocherà la morte di molte più persone e l’aumento del numero degli orfani. I pazienti  sieropositivi spesso devono accudire altre persone, in primo luogo i propri bambini. Perderanno la speranza e moriranno. Senza medicinali non c’è futuro</em>” dichiara Catherine Mango, una donna sieropositiva del Kenya.<br />
I farmaci antiretrovirali evitano che la malattia precipiti, facendo sì che i pazienti vivano più a lungo. Ciò significa che il numero dei pazienti in cura aumenta ogni anno. Per questo è necessario un incremento costante e stabile dei finanziamenti. “<em>L’HIV/AIDS è un’emergenza sanitaria globale che richiede ancora una risposta eccezionale. MSF chiede un rinnovato e continuo impegno da parte dei donatori e dei governi nazionali nella lotta all’HIV/AIDS, affinché tale disastrosa emergenza di salute pubblica possa essere affrontata in maniera adeguata</em>” conclude Mit Philips.<br />
Nelle scorse settimane l&#8217;ex-direttore esecutivo di MSF Italia, Gianfranco De Maio, con un editoriale dal titolo &#8216;La facoltà di fare e mantenere promesse&#8217; ha ricordato che Medici Senza Frontiere è intervenuta nel dibattito che precede l’annuale Assemblea Mondiale della Salute, organizzata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indirizzando ai delegati una lettera aperta riguardo agli argomenti considerati più nevralgici in questo momento: malnutrizione infantile, innovazione medico-scientifica e proprietà intellettuale, contraffazione farmaceutica.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.unimondo.org" target="_blank">www.unimondo.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_4"></a>NILO SALE LA TENSIONE</strong><a href="#mag2010_1"><strong><br />
</strong></a>5 giugno 2010<a href="#temperature_nov"> </a></p>
<p style="text-align: justify;">Erodoto chiamava l’Egitto &#8216;Dono del Nilo&#8217;, ma sono molti i doni dimenticati risalendo lungo il suo corso fino agli altipiani dell’Etiopia e al lago Tana, dove nasce il Nilo azzurro, oppure al Lago Vittoria, in Uganda, dove inizia la corsa del Nilo bianco: tanti quanti sono i Paesi che attraversa.<br />
<span style="color: #990000;">Il 14 maggio i ministri di Uganda, Etiopia, Rwanda e Tanzania si sono riuniti a Entebbe, in Uganda, per firmare un Accordo strutturale di cooperazione sulle acque del Nilo</span>, il Cooperative Framework Agreement (CFA), che di fatto servirà a istituire una Commissione permanente di gestione e sfruttamento futuro delle acque del grande fiume da parte di tutti i Paesi del suo bacino. Il Kenya ha firmato la settimana successiva. Ma Egitto e Sudan hanno disertato l&#8217;incontro.<br />
<span style="color: #990000;">Il bacino idrografico del Nilo, lungo 6695 chilometri, comprende un territorio di 3 milioni di chilometri quadrati, con 300 milioni di persone direttamente coinvolte dal suo sistema idrico interconnesso, che, per la grossa crescita demografica che sta investendo la <span style="color: #990000;">regione, raddoppieranno nei prossimi 25 anni. Oggi sono 160 milioni quelli la cui vita dipende strettamente dal fiume e 9 i Paesi interessati: Egitto, Sudan, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.<br />
</span> </span><span style="color: #990000;">La questione è semplice, bastano poche parole per dirla: si tratta di come usare e distribuire equamente le potenzialità delle risorse idriche che il Nilo mette a disposizione, tra le quali ad esempio l’energia idroelettrica o la capacità di irrigazione per lo sviluppo di una moderna agricoltura, tutte enormi occasioni di crescita economica.</span> Con questo obiettivo viene avviato il CFA, come protocollo d’intesa, che vincola i Paesi aderenti a formare la futura Commissione di gestione secondo determinati criteri.<br />
<span style="color: #990000;">Semplice a dirla, ma nei fatti la questione ha una natura molto più complessa e radici antiche, che affondano le loro origini nel terreno sabbioso degli accordi coloniali, stipulati dalla Gran Bretagna con l’Egitto nel 1929. E intanto la popolazione dell’intero bacino resta poverissim<span style="color: #990000;">a</span></span><span style="color: #990000;">.</span> Per ovviare a questa situazione le negoziazioni hanno inizio nel 1997, ma solo nel 1999 nasce la Nile Basin Initative (NBI), che deve spianare la strada per una Commissione di gestione, ma dieci anni di negoziati, che hanno visto manovre politiche, intrighi, diffidenza, sospetti e abbandoni, non hanno portato a niente. Inoltre la NBI, che serviva anche a dare un riconoscimento legale a tutti i Paesi del bacino nello sfruttamento delle acque, sia su scala regionale che internazionale, finirà il suo mandato nel 2012, occorre quindi elaborare una nuova cornice di controllo. In questi dieci anni la NBI si è rivelata legalmente fragile: l’Egitto ha continuato ad esercitare il proprio diritto di veto per le opere sul Nilo. Solo nell’ultimo anno due incontri, a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo nel maggio 2009 e ad Alessandria d’Egitto nel luglio dello stesso anno, si sono conclusi con un nulla di fatto per la posizione inflessibile espressa da Egitto e Sudan, con il rifiuto di una nuova ripartizione delle quote storiche di acqua.<br />
In un meeting straordinario, tenutosi a Sharm El Sheikh nell’aprile di quest’anno, l’Egitto, che detiene l’attuale presidenza a rotazione del Consiglio dei ministri del Nilo, propone di istituire la Commissione prima di concludere i negoziati sull’accordo, in altre parole prima di chiudere il protocollo d’intesa. La tattica dell’Egitto di attaccare il carro davanti ai buoi, per cui molti accusano il ministro delle Risorse idriche Nasr Eddin Allam di mancanza di imparzalità in qualità di presidente di turno, sembra evidentemente andare nella direzione di uno svuotamento della Commissione, crearla al di fuori degli accordi vorrebbe dire avere un’istituzione vuota, meno forte della NBI. Nel vertice di Sharm fonti riportano di tentativi, portati nottetempo dal ministro egiziano, di inserire nel testo degli accordi clausole capestro per gli altri Paesi, eroicamente sventati dal ministro dell’Acqua della Tanzania, il prof. Mark Mwandosya.<br />
L’atteggiamento egiziano viene definito anacronistico dal Primo ministro etiope appena rieletto, Meles Zenawi, il quale sostiene che è arrivato il momento di cercare una soluzione in cui “<em>tutti risultino vincitori</em>”. È questo il contesto in cui il 14 maggio viene presa la decisione di firmare il CFA a Entebbe da parte dei Paesi che si trovano a monte del bacino: il protocollo resterà aperto per la firma per la durata di un anno, fino al 13 maggio 2011. Oltre ai quattro Paesi che hanno firmato subito, e al Kenya che si è aggiunto a distanza di pochi giorni, nel corso dell’anno sono attese le firme della Repubblica Democratica del Congo e del Burundi. Non sono invece vicine le firme di Egitto e Sudan, e il rifiuto dell’Egitto fa salire la tensione, accompagnandosi a proteste da parte di quest’ultimo, minacce di azioni diplomatiche e di fermare i finanziamenti ai partner strategici in Africa orientale.<br />
C’è chi dice che tutta questa storia, l’escalation della tensione, sia in realtà una boutade che serve a mascherare gli interessi economici e commerciali delle potenze del nord, Egitto e Sudan, nell’investire nei futuri progetti che si realizzeranno a monte, e minacciare serve ad alzare il prezzo e a procurarsi una fetta più grossa negli investimenti, un posto in prima fila. Sta di fatto che Nasr Eddin Allam, il ministro egiziano, ha dichiarato che verranno prese tutte le misure atte a mantenere lo status quo dei propri diritti e che “t<em>utte le iniziative prese unilateralmente dai Paesi a monte del bacino non vincolano in alcun modo quelli a valle, e non hanno alcuna legittimità</em>”.<br />
Altre fonti non escludono la possibilità di un intervento militare per mantenere inalterato l’assetto attuale, ma è improbabile che l’Egitto in questo momento, mentre ha già non pochi problemi sul fronte interno, possa permettersi di sostenere un conflitto armato. Uno scenario futuro auspicabile, e forse possibile, vedrebbe Egitto e nord del Sudan focalizzati sulla gestione della domanda, mentre i Paesi a monte, tra i quali l’Etiopia di Zenawi, sulla gestione dell’approvvigionamento, impegnandosi comunque a minimizzare l’impatto negativo delle loro opere di sfruttamento sui Paesi a valle. Una tipica soluzione negoziale, appunto.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alessandro Micci</em><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_5"></a>COMMISSARIO DIRITTI UMANI: PERSEGUIRE RESPONSABILI VIOLENZE NEL NORD</strong><br />
8 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestare e perseguire Joseph Kony e i comandanti della ribellione dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra): è l’appello rivolto dall’Alto commissario per i diritti umani Navanethem Pillay, durante una conferenza stampa a Kampala, a margine della riunione per la revisione dello statuto della Corte penale internazionale (Cpi).<br />
“<em>Confido vivamente nel fatto che i tre vertici dell’Lra ancora viventi e attivi, possano essere arrestati e perseguiti per l’atrocità dei crimini commessi nel Nord Uganda, i cui traumi sulle popolazioni locali richiederanno anni per essere sanati</em>” ha detto Pillay, sottolineando in particolare le drammatiche condizioni delle donne madri, rimaste sole dopo l’uccisione dei loro compagni o dopo aver subito violenze sessuali da parte dei ribelli e alle quali non è consentito acquistare terre a causa del loro status. “<em>Questo stato di cose deve finire, chiedo alle autorità di abolire questa pratica discriminatoria e istituire una commissione per la verità e la riconciliazione che aiuti il paese a curare le sue ferite</em>”.<br />
Il commissario ha lodato la creazione di una commissione d’inchiesta governativa relativa agli incidenti e alle violenze dei mesi scorsi nella regione settentrionale della Karamoja in cui sono implicati elementi dell’esercito nazionale. “<em>Tutti gli ufficiali in posizioni di comando durante i tre principali episodi di violenza dovranno essere investigati </em>- ha affermato -<em> e se la loro colpevolezza sarà provata, sospesi dal servizio e allontanati dalla regione</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_6"></a>COSÌ POSSIAMO SALVARE 8 MILIONI DI BIMBI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’hanno chiamato MDG-4, una sigla che sta per Millennium Development Goals for Children Survival. È il risultato dello sforzo degli Stati membri delle Nazioni Unite insieme a 23 organizzazioni, fra cui Oms, Unicef, Fao e Banca Mondiale. Volevano ridurre almeno di due terzi il numero dei bambini che muoiono prima dei 5 anni. Un po’ ci sono riusciti, i dati sono pubblicati nel Lancet di questa settimana.<br />
<span style="color: #990000;">Nel 1970 morivano ogni anno in tutto il mondo — prima dei cinque anni — 16 milioni di bambini, nel ’90 12 milioni, 10 milioni nel 2000, oggi 7,7 milioni. È una buona notizia, anche se l’obiettivo di ridurre del 4,4 per cento il numero dei bimbi che muoiono ogni anno non è stato raggiunto.</span> E poi otto milioni di bambini che moriranno nel 2010 prima ancora di aver compiuto i cinque anni di età sono davvero troppi. Si deve fare di più e lo si deve fare presto, cominciando col chiedersi di cosa muoiono questi bambini. <span style="color: #990000;">Tre milioni e mezzo muoiono subito dopo la nascita per complicanze della gravidanza, emorragie ed asfissia soprattutto. Gli altri non sopravvivono alle infezioni (polmoniti, diarrea, malaria, Aids, morbillo) e perché non mangiano abbastanza. </span>E quattro milioni muoiono in cinque Paesi soltanto: India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e Cina.<br />
<span style="color: #990000;">La cosa che colpisce del rapporto del Lancet è che tutti questi decessi li si potrebbe evitare con poco, pochissimo. L’allattamento al seno eviterebbe l a morte a 1.300.000 bambini. Se in Africa si diffondesse l’impiego di zanzariere trattate con insetticida si eviterebbero 800.000 morti. Morirebbero nel mondo 2 milioni di bambini in meno se li si potesse vaccinare. E l’acqua pulita eviterebbe altre 2 milioni di morti se solo ci fosse e la si potesse bere. I bambini che muoiono di polmonite e malaria li si potrebbe salvare con farmaci che costano pochissimo. </span><br />
Ma non s’è sempre detto che per combattere le malattie anche nei Paesi poveri servono nuovi vaccini, nuovi farmaci e tecnologie d’avanguardia? Sì, ma l’analisi dei dati dimostra che adesso la sfida è un’altra, ovvero fare quello che ha già funzionato da qualche parte e farlo dappertutto. <span style="color: #990000;">Non serve nemmeno una strategia globale, in posti diversi si possono fare benissimo cose diverse.</span> Ci sono Paesi dove i farmaci contro la malaria li distribuiscono i centri di salute e s’è visto che funziona, ma da altre parti i farmaci hanno dovuto portarli a casa dei bambini &#8211; non c’era altro modo per farglieli avere &#8211; e va bene lo stesso. Quando in Tanzania il ministro della Salute ha stretto un accordo con i negozianti per promuovere la diffusione delle zanzariere impregnate di insetticida, la mortalità da malaria si è ridotta del 30 per cento.<br />
L’altro giorno, a Washington, Melinda Gates ha annunciato che la sua Fondazione (Bill and Melinda Gates) nei prossimi 5 anni spenderà per la salute dei bambini e delle mamme un miliardo e mezzo di dollari. Lo fanno perché i dati pubblicati in questi giorni dal Lancet dimostrano che con una cifra così moriranno almeno tre milioni di bambini in meno. Il contributo dei privati è fondamentale, poi però serve definire i bisogni, gestire programmi e persone, far arrivare quello che serve dove serve, raccogliere i numeri e analizzarli. Questo è compito dei servizi sanitari. Ma i genitori dei bambini più poveri non hanno soldi per pagare i servizi sanitari, e dove sono gratuiti non sempre possono pagare il trasporto all’ambulatorio o all’ospedale.<br />
E non c’è solo la povertà. Certe volte è l’ignoranza a far morire i bambini. In India il 30 per cento delle madri più povere non sa che le vaccinazioni sono importanti per la salute dei loro bambini, e quelle che lo sanno tante volte non sanno dove portarli. Aiutare questi bambini a non morire è un imperativo etico. Quelli che siedono nei comitati di bioetica delle nazioni ricche potrebbero farsene carico e diventare loro gli &#8216;avvocati&#8217; dei bambini presso ciascun governo e con l’opinione pubblica. Negli anni 80 c&#8217;è stato un movimento globale che ha saputo coinvolgere la gente: genitori, insegnanti, rock star e perfino campioni dello sport. Partiamo da quell’esperienza lì e proviamo a fare un passo avanti. Solo perché nei prossimi dieci anni le piccole cose che salvano da sole milioni di vite arrivino davvero ai bambini che ne hanno bisogno, indipendentemente da dove gli è capitato di nascere. Adesso sappiamo che è possibile.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.corriere.it" target="_self"> www.corriere.it</a> &#8211; <em>Giuseppe Remuzzi</em></p>
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<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_7"></a></strong></strong><strong>CRESCE L&#8217;ECONOMIA E DIMINUISCE IL PESO DEI DONATORI INTERNAZIONALI</strong><br />
11 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Un aumento dell’economia del 6,4% per l’anno 2010/2011 è stato annunciato dal <span style="color: #990000;">ministro delle Finanze dell’Uganda, Syda Bbumba, che ieri ha presentato la finanziaria del prossimo anno. </span><br />
Il ministro ha spiegato che il rialzo, lo scorso anno l’economia del paese è cresciuta del 5,8%, è legato a un miglioramento della situazione internazionale dopo la crisi finanziaria mondiale, sottolineando come le previsioni effettuate possano alla fine dimostrarsi inferiori alla crescita reale qualora la situazione internazionale dia i segni di miglioramento sperati. Bbumba ha poi colto l’occasione per analizzare l’impatto della crisi internazionale sull’economia ugandese, sottolineando come, per quanto inferiore alla media di crescita dell’8,4% realizzato dall’Uganda a partire dal 2006, il 5,8% dello scorso anno resta il tasso più elevato tra i paesi africani.<br />
Il rallentamento dello scorso anno (l’anno fiscale in Uganda si chiude il 30 giugno) viene spiegato con gli effetti secondari della recessione dell’economia mondiale, la siccità e il rialzo dei prezzi del petrolio sul mercato internazionale. <span style="color: #990000;">I dati positivi registrati dall’economia ugandese, ha infine voluto sottolineare il ministro, permetteranno sin dal prossimo anno di ridurre la dipendenza economica dai donatori internazionali, che già nella prossima finanziaria contribuiranno solo per il 25% al budget nazionale. Circa il 75% dei 3,4 miliardi di dollari di spesa previsti per il 2010/2011, infatti, proverranno da entrate generate all’interno del paese. Lo scorso anno i donatori internazionali incidevano sul 33% della finanziaria. </span><br />
Nei paesi più poveri del continente le finanziarie dei governi dipendono principalmente dai fondi messi a disposizione da soggetti internazionali.<em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_8"></a>UN MISTERIOSO AGGUATO AI MILITARI UGANDESI DI STANZA IN CENTRAFRICA ACCRESCE LE PREOCCUPAZIONI PER LA STABILITÀ DEL PAESE</strong><br />
15 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci soldati dell’esercito ugandese sono stati uccisi a fine maggio nel sud-est della Repubblica Centrafricana dalle milizie sudanesi filo-governative Janjaweed. Lo ha reso noto il 13 giugno il generale Aronda Nyakairima, capo delle forze di difesa dell’Uganda.<br />
L’esercito ugandese ha inviato da alcuni anni un contingente militare in Centrafrica per dare la caccia ai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (LRA), che per sfuggire alla cattura si sono divisi in alcuni gruppi dispersi tra il nord-est della Repubblica Democratica del Congo, il sud-est del Centrafrica e il sud-ovest del Sudan. Il Generale Nyakairima ha dichiarato che il 27 maggio, a Djema, i soldati ugandesi sono caduti in un’imboscata tesa da un gruppo di 400 uomini armati che si muovevano a dorso d’asino. Nello scontro sono morti 10 militari ugandesi, tra cui alcuni ufficiali.<br />
Secondo il generale Nyakairima, l’agguato potrebbe essere l’opera di un gruppo di Janjaweed, il termine generico con il quale si designano le milizia filo-governative che agiscono nel Darfur, la regione occidentale del Sudan teatro dal 2003 di una sanguinosa guerra civile.<br />
I miliziani sudanesi si sarebbero introdotti in territorio centrafricano per cacciare e raccogliere cibo per poi far ritorno in Sudan. <span style="color: #990000;">L’alto ufficiale ugandese afferma inoltre che i ribelli dell’LRA non hanno la capacità di sfidare l’esercito ugandese e che il suo leader, Joseph Kony, pensa solo alla sua sopravvivenza, fuggendo da un nascondiglio all’altro. L’LRA continua però a razziare i villaggi centrafricani, congolesi e sudanesi, alla ricerca di cibo e di nuove reclute (soprattutto bambini). </span><br />
L’ultimo attacco dell’LRA in Centrafrica risale al 9 giugno. I ribelli hanno attaccato il villaggio di Fodé, dove hanno razziato la popolazione e rapito una trentina di persone, per la maggior parte donne e bambini. L’agguato ai militari ugandesi, i cui autori sono ufficialmente ignoti (potrebbero essere anche opera di un gruppo ribelle centrafricano) dimostra lo stato di insicurezza di una larga porzione del territorio del Centrafrica, uno dei Paesi più poveri del mondo, con istituzioni statali precarie.<br />
Quest’anno si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali e legislative la cui data, dopo alcuni rinvii, è ancora da stabilire.<br />
<em>fonte</em><a href="http://www.fides.org/" target="_blank"> www.fides.org</a></p>
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<p><strong><a name="giu2010_9"></a>THREE MILLION UGANDANS ARE DRUNKARDS</strong><br />
16 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Three million Ugandans consume alcohol excessively, according to a rehabilitation organisation. The agency, Serenity Centre for Alcoholics Rehabilitation, added that about 15% of the 31 million Ugandans are vulnerable to alcohol.</span><br />
The managing director, David Kalema, said the number was based on their own studies and those by the World Health Organisation. Henry Musitwa, an educator at the centre, explained that an alcohol addict is a person who cannot do without taking alcohol. &#8220;I<em>t is not about how much a person takes, but such a person depends on alcohol. It might be one bottle of beer a day, but he cannot do without it</em>&#8221; Musitwa told The New Vision. The person&#8217;s health also becomes compromised by alcohol. One such symptom is uncontrollable shaking of hands.<br />
Kalema made the remarks on Tuesday while receiving a donation of 80 mattresses from Euroflex to assist the centre. He noted that excessive consumption of alcohol had driven people into poverty and unemployment. <span style="color: #990000;">In Uganda, Kalema said, the situation is aggravated by crude waragi and other local brews whose alcoholic content is unknow<span style="color: #990000;">n</span></span><span style="color: #990000;">. &#8220;<em>Central Uganda has the highest number of alcoholics, followed by western. The north and east have the least number</em>&#8220;<span style="color: #000000;"> Kalema said.</span></span><span style="color: #000000;"> </span>He noted that <span style="color: #990000;">men are more addicted than women</span>, particularly men with responsibilities. Kalema attributed this to stress caused by the burden to provide for their families. Kalema said <span style="color: #990000;">excessive drinking is linked to the increased number of motor accidents, HIV/AIDS spread, indiscipline in schools and family break-ups. Kalema said some children begin drinking as early as eight years. </span>The magnitude of alcohol addiction may be bigger than studies show since the country still has a big volume of unrecorded alcohol supply and sales, he noted.<br />
Quoting the Uganda National Bureau of Standards, Kalema said unregulated waragi accounts for about 80% of the liquor produced in the country, and provides income to many people. Kalema revealed that one cause of alcoholism is based on the family background. &#8220;<em>Six out of 10 patients brought to this centre have an alcoholic trend in their lineage. You find parents and relatives of the patient were all alcoholics</em>&#8221; Kalema said. The good news, he said, is that such people can be rehabilitated. &#8220;<em>A total of 60% of the patients recover and quit drinking to start a new life, while 40% relapse. We monitor them for one year to see the progress</em>&#8221; he said.<br />
Other factors contributing to alcoholism include culture, peer pressure and political instabilities. Kalema urged the Government to fight poverty in order to stop more people from becoming alcoholics. &#8220;<em>Very poor people and low-income earners drink more than the well-off people. Some men cannot provide for their families and thus get stress. They resort to drinking</em>&#8221; he said. Kalema advised that people should closely monitor relatives and children to ensure they do not become alcoholics. &#8220;<em>It is easy. When people start coming home late or dodge you when you talk to them, then suspect</em>&#8221; he said.<br />
Euroflex provided about sh12m worth of aid to the centre located in Bwebajja in Wakiso district. The centre can admit 25 patients. It is supported by a foreign firm, Masean Cara of Ireland, and the Irish embassy. The centre started in 2001.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
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<p><a href="#mag2010_1"><strong> <strong> </strong></strong></a><strong><strong><a name="giu2010_10"></a></strong></strong><strong>ARMI LEGGERE, A KAMPALA UNA MACCHINA PER DISTRUGGERLE</strong><br />
21 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">Il governo ugandese ha inaugurato l’utilizzo di una macchina per la distruzione delle armi leggere di piccolo calibro, allo scopo di favorire la pacificazione e la stabilizzazione del paese e della regione. </span>Il macchinario, un dono del governo inglese, ha la capacità di distruggere fino a 50 pistole in un’ora, tagliandone la canna e rendendole inutilizzabili. Sostituirà il sistema utilizzato in precedenza che prevedeva di bruciare gli ordigni.<br />
“<em>Siamo estremamente riconoscenti per questa preziosa macchina</em>” ha detto il generale Jeje Odongo, ministro della Difesa, ricordando che quella della distruzione delle armi leggere è stata a lungo una sfida per il paese e la sua stabilità. Secondo dati dell’Iansa (International Action Network on Small Arms) <span style="color: #990000;">un quinto delle armi leggere di tutto il mondo si trova i<span style="color: #990000;">n Africa</span></span><span style="color: #990000;">. Il 90% delle munizioni e delle armi usate nel continente tuttavia, proviene da paesi esterni al continente</span>: a produrle sono oltre un migliaio di società che <span style="color: #990000;">nella maggior parte dei casi vendono la loro merce secondo vie legali. Solo che, una volta vendute, queste armi possono facilmente finire nelle mani di gruppi armati e alimentare un circuito infinito di violenze di cui a pagare il prezzo sono spesso le popolazioni civili.</span> <em><br />
</em><em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_11"></a>ALL TEACHERS SHOULD GET PAY RISE</strong><br />
21 june 2010</p>
<p style="text-align: justify;">The &#8216;Uganda National Teachers Union&#8217; (UNATU) wants the 30% increment in teachers salaries to cover all teachers in government-aided schools countrywide. In the budget, the Government announced a 30% increment in salaries of scientists, primary school teachers, lower cadre health workers and security forces. However, UNATU general secretary Teopista Birungi said the Government should not only consider teachers in hard-to-reach areas, but the entire country.<br />
&#8220;<em>A good policy covers the entire spectrum, not just a section. The idea is good, but it should cater for teachers in all government schools. Commodity prices are rising and are higher in the urban areas. Therefore, the Government should revise its proposal and make it to cover the entire country</em>&#8221; Birungi said. She asked the Government to always consult stakeholders before coming up with issues affecting them. &#8220;<em>While planning for the increment, we were not consulted. How can you formulate a policy without sitting on the table with the stakeholders?</em>&#8221; she asked.<br />
Birungi said this while closing a three-day Education for AIDS workshop at Hotel Triangle in Kampala. The project aims at sensitising teachers and learners on how to prevent HIV/AIDS. Started in 2005, EFAIDS has attracted 50 member countries worldwide. She urged HIV-positive teachers, who are discriminated against at their workplaces, to inform UNATU. &#8220;<em>The ministry&#8217;s policy is very clear. Once you harass or refuse to work with an HIV-positive employee, you are subjected to disciplinary action</em>.&#8221;<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.allafrica.com" target="_blank">www.allafrica.com</a></p>
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<p style="text-align: right;">
<p><strong><a name="giu2010_12"></a>MERCATO COMUNE, SPERANZE DALLA TANZANIA ALL’UGANDA</strong><br />
25 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato comune è un’opportunità per lo sviluppo della regione: lo ha sottolineato Abdirahin Haithar, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Africa orientale (EALA), a pochi giorni dall’entrata in vigore di un accordo raggiunto l’anno scorso da Kenya, Uganda, Tanzania, Burundi e Rwanda. Secondo Haithar il 1° luglio comincerà un processo difficile, che deve essere caratterizzato da una vasta opera di informazione dell’opinione pubblica e da un complesso lavoro di uniformazione delle legislazioni nazionali.<br />
Sulla base dell’accordo del 2009, a partire da giovedì prossimo i cinque paesi membri della Comunità dell’Africa orientale (EAC) si impegnano a favorire la nascita di un’area di libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. <span style="color: #990000;">A essere riconosciuto sarà anche il diritto di stabilimento, cioè il diritto di avviare un’attività imprenditoriale in un paese diverso da quello di origine. Nata nel 1999 con l’obiettivo di favorire l’integrazione regionale a livello economico, monetario e in prospettiva politico, la Comunità dell’Africa orientale riunisce 125 milioni di persone.</span> Nell’EALA i paesi membri sono rappresentati ciascuno da nove deputati.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a><em> </em></p>
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<p><strong><a name="giu2010_13"></a>PROVINCIA ORIENTALE: NUOVE INCURSIONI RIBELLI UGANDESI, BENI RUBATI</strong><br />
28 giugno 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fine settimana le popolazioni del territorio di Dungu (Provincia Orientale) sono state vittime di saccheggi e razzie perpetrati da gruppi di ribelli ugandesi dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra).<br />
Nel villaggio di Ngagalanadabio, i miliziani hanno portato via sacchi di riso, animali e vestiti, approfittando di un lutto tra gli abitanti; in una postazione dell&#8217;amministrazione a Ngilima, sempre nel territorio di Dungu, i ribelli si sono impossessati di capi di bestiame. Nei giorni precedenti, la società civile aveva denunciato aggressioni simili a Nangume, sulla strada che collega la località di Dungu a quella di Faradje, ai danni di un convoglio di commercianti; i ribelli hanno portato con sé sacchi di farina, biciclette e casse di bevande. Domenica 20 Giugno i ribelli della Lra intenti a rubare i pochi beni posseduti dai locali avevano ucciso due persone nel villaggio di Gongolo.<br />
<span style="color: #990000;">Una serie di incursioni che hanno portato i capi tradizionali della zona di Dungu, città a poche decine di chilometri dalla frontiera sudanese, ad invitare la gente a non vivere isolata ma piuttosto a raggrupparsi per essere meno debole e bersagliata dai miliziani ugandesi che da mesi colpiscono duramente la Provincia orientale</span>, dove dall&#8217;inizio del 2009 avrebbero ucciso oltre 1500 persone. Inoltre, per timore delle incursioni della ribellione, gli abitanti della zona hanno abbandonato i villaggi e rinunciato a coltivare i campi, aggravando la loro situazione alimentare.<br />
<span style="color: #990000;">Dopo aver imperversato per anni nel Nord Uganda, i miliziani della Lra si sono suddivisi in piccoli gruppi che hanno spostato le loro incursioni verso il nord-est del Congo, il Sudan meridionale e le regioni sud-orientali della Repubblica centrafricana.</span><br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p style="text-align: right;">
<p><strong>Cambio valuta</strong>: in data 30/06/2010 1 dollaro USA è pari a 2285 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2795,3464 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
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<p class="footnotes" style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-family: &amp;amp;amp; text-transform: uppercase;">Così possiamo salvare 8 milioni di bimbi</span></strong></p>
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		<title>Ugandabout &#8211; maggio 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Meneghelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[UgandAbout]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel maggio 2010.

  LA BATTAGLIA DEL NILO
3 maggio 2010
OPERATIVO PRIMO IMPIANTO PER TRASFORMAZIONE DELL’ORO NEI GRANDI LAGHI
5 maggio 2010
“USIAMO L’ENERGIA SOLARE PER FORNIRE INTERNET AI VILLAGGI DELL’ARCIDIOCESI” DICE L’ARCIVESCOVO DI GULU
11 maggio 2010
 PASSA PER L’UGANDA LA TRINCEA DELLA LOTTA ALL’AIDS
31 maggio 2010
  LA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="mag2010_top"></a>Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel maggio 2010.<br />
<span id="more-1840"></span></p>
<p><a href="#gen10_1"><strong> </strong><strong> </strong></a><a href="#mag2010_1"><strong>LA BATTAGLIA DEL NILO</strong></a><br />
3 maggio 2010</p>
<p><a href="#mag2010_2"><strong>OPERATIVO PRIMO IMPIANTO PER TRASFORMAZIONE DELL’ORO NEI GRANDI LAGHI</strong></a><br />
5 maggio 2010</p>
<p><a href="#mag2010_3"><strong>“USIAMO L’ENERGIA SOLARE PER FORNIRE INTERNET AI VILLAGGI DELL’ARCIDIOCESI” DICE L’ARCIVESCOVO DI GULU</strong></a><br />
11 maggio 2010</p>
<p><a href="#art5_feb10"> </a><a href="#mag2010_4"><strong>PASSA PER L’UGANDA LA TRINCEA DELLA LOTTA ALL’AIDS</strong></a><br />
31 maggio 2010</p>
<hr /><a href="#set09_1"><strong> </strong></a><a href="#malaria_nov"><strong> </strong></a><strong><a name="mag2010_1"></a>LA BATTAGLIA DEL NILO</strong><br />
3 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente a tutti e ormai dimostrato dai fatti che la corsa per l’accaparramento e la gestione delle risorse idriche condiziona già ora i rapporti internazionali, fomentando sovente scontri e divisioni. Questi problemi sono acuiti da un fattore intrinseco e determinante: l’acqua non rispetta i confini nazionali. Quasi sempre le sorgenti di un grande fiume si trovano in un paese diverso rispetto alla foce, gli affluenti si diramano in altri stati ancora mentre lo sfruttamento idrico a monte condiziona pesantemente la portata d’acqua a valle. <span style="color: #990000;">Perciò la gestione di un bacino di un fiume rappresenta una cartina di tornasole decisiva per comprendere la capacità di cooperazione internazionale tra vari paesi di una regione del mondo o, viceversa, per misurare la temperatura di una crisi politica.<br />
Se parliamo poi dei fiumi africani e in particolare del Nilo, il fiume più lungo del mondo con i suoi 6671 km e con un bacino di più di tre milioni di km2 che interessa ben dieci paesi (Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Egitto, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania e Uganda) e varie etnie, capiamo come la situazione si complica. </span><br />
<span style="color: #990000;">In queste ultime settimane la situazione si è molto ingarbugliata a causa del tentativo degli stati del sud del Nilo di rivedere a loro favore gli accordi di ripartizione delle acque del fiume.</span> Per capire l’importanza della posta in gioco dobbiamo fare un po’ di storia.<br />
Nel 1929 un’intesa tra la Gran Bretagna coloniale e l’Egitto prevedeva che quest’ultimo potesse utilizzare 84 dei 100 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno che è la portata media del fiume. Questa intesa è stata poi integrata da un protocollo siglato da Egitto e Sudan nel 1959 (insieme all&#8217;Etiopia gli unici paesi del bacino del Nilo allora indipendenti), che stabilisce una quota per l’Egitto di 55,5 miliardi di metri cubi ed un’altra per Khartoum di 18,5 miliardi di metri cubi.<br />
Si capisce come gli altri stati, in primis l’Etiopia che era stata tagliata fuori dall&#8217;accordo del 59, siano da decenni insoddisfatti di questa situazione e decisi a uno sfruttamento più intensivo del Nilo. Per far fronte a questa situazione nasce nel 1999 la Nile Basin Initiative  che si propone di attenuare la povertà nel bacino del Nilo tramite efficaci interventi nella gestione delle acque, la promozione commerciale e la generazione di energia elettrica.<br />
L’ultimo incontro dei dieci ministri degli esteri dell’Iniziativa, svoltosi il 14 Aprile a Sharm el Sheik, si è concluso con un nulla di fatto, a testimonianza della difficoltà di un rapporto di cooperazione tra paesi così diversi. Sudan e Egitto mettono il veto a qualsiasi nuovo accordo tanto che gli altri otto paesi minacciano di siglare un’intesa senza di loro nel prossimo incontro che si terrà il 14 maggio in Uganda. L’Egitto invece é disposto a tutto per mantenere i diritti acquisiti. Soprattutto l’antica e mai sopita contrapposizione tra arabi e nilotici, con i primi in un ruolo egemonico. I cambiamenti climatici, il desiderio di sfruttare con più intensità le risorse idriche, il crescente fabbisogno di energia e i progetti di nuove dighe hanno ancora di più reso urgente ma anche difficile raggiungere un accordo.<br />
In particolare la situazione è delicata in Sudan dove si susseguono conflitti sia per questioni politiche sia per lo sfruttamento delle risorse. Aumenta la tensione il referendum sull’indipendenza del Sud Sudan che si dovrebbe tenere l’anno prossimo e che condizionerà anche la disputa sul Nilo. Inoltre la costruzione della diga di Merowe, finanziata per tre quarti da capitali cinesi e che ha già causato danni all&#8217;ambiente e alle popolazioni vicine.<br />
Ma anche l’Etiopia non scherza con la costruzione delle dighe di Tekeze e di Gibe finanziata dalla cooperazione italiana e al centro di uno scandalo. Insomma davvero questa partita si gioca sull’acqua ma investe la sopravvivenza e il futuro di interi popoli. <em><br />
fonte </em><a href="http://www.unimondo.org">www.unimondo.org</a> &#8211; <em>Piergiorgio Cattani</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mag2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a name="mag2010_2"></a>OPERATIVO PRIMO IMPIANTO PER TRASFORMAZIONE DELL’ORO NEI GRANDI LAGHI</strong><br />
5 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #990000;">È entrata in funzione nel distretto industriale di Kampala la prima raffineria d’oro nella regione dei Grandi Laghi. A darne notizia sono i quotidiani ugandesi, secondo i quali l’impianto è in grado di trasformare ogni giorno fino a 60 chilogrammi di metallo prezioso proveniente dalle miniere della vicina Repubblica democratica del Congo e della regione ugandese di Karamoja in lingotti e prodotti semi-finiti per la gioielleria e l’orologeria da esportare sui mercati internazionali. </span><br />
Di proprietà della società mineraria russa ‘Victoria Gold Star’, l’impianto di raffinazione dell’oro garantisce lavoro a circa un centinaio di operai ugandesi. Per anni, il mercato dell’oro in Uganda è stato ritenuto prevalentemente legato al contrabbando dei minerali preziosi provenienti soprattutto dalle aree teatro di conflitto nel vicino est del Congo.<br />
“<em>Obiettivo della raffineria</em> – ha detto durante la cerimonia d’apertura dell’impianto il ministro delle Risorse minerarie dell’Uganda, Peter Lokeris – è<em> ridurre il contrabbando e contribuire alla creazione di una filiera per la trasformazione dei minerali preziosi in collaborazione con tutti i paesi della regione</em>”.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.misna.org/" target="_blank">www.misna.org</a></p>
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<p><strong><a name="mag2010_3"></a>“USIAMO L’ENERGIA SOLARE PER FORNIRE INTERNET AI VILLAGGI DELL’ARCIDIOCESI” DICE L’ARCIVESCOVO DI GULU</strong><br />
11 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Vogliamo promuovere l’uso delle nuove tecnologie per aiutare lo sviluppo della nostra diocesi</em>” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, <span style="color: #990000;">Arcivescovo di Gulu, nel nord Uganda, che ha promosso l’organizzazione &#8216;Catholic Information Communication and Technology&#8217;, un’iniziativa volta a creare una rete di comunicazione telefonica e Internet nell’area. </span><br />
<span style="color: #990000;">La Catholic Information Communication and Technology è stata di recente premiata dal Breaking Borders Award, un premio dedicato a gruppi e individui che dimostrano coraggio, energia e ingegnosità nell’uso di Internet per promuovere la libertà di espressione. </span>Il premio dal valore di 10mila dollari riconosce l’eccellente lavoro del &#8216;Battery Operated Systems for Community Outreach&#8217; (BOSCO Uganda) nella promozione della libertà di espressione nelle comunità più svantaggiate del nord Uganda.<br />
Mons. Odama ha personalmente ritirato il premio a Santiago del Cile. “<em>Abbiamo avviato questo progetto nel 2005 e nel 2007 eravamo pronti a fornire questo servizio alle nostre comunità</em>” dice Mons. Odama. “<em>Il vero problema non è tanto la mancanza di Internet o del telefono che, con le nuove tecnologie wireless, si può risolvere. Il problema principale da risolvere è come fornire l’energia per alimentare questi sistemi. BOSCO Uganda ha l’obiettivo di fornire ai villaggi l’energia per far funzionare le reti di comunicazione, delle quali beneficiano in primo luogo scuole, centri sanitari ed ospedali. Il nostro desiderio è quello di estendere l’iniziativa ad altri distretti dell’arcidiocesi e potenzialmente a tutto il nord Uganda </em>”.<br />
BOSCO Uganda <span style="color: #990000;">fornisce Internet ad alta velocità senza fili a 22 siti nei distretti di Amuru e di Gulu. I siti comprendono scuole, organizzazioni non governative, uffici governativi e centri rurali di tecnologia dell’informazione e di comunicazione.</span> Il direttore esecutivo di BOSCO Uganda, p. Joseph Okumu, afferma che l’uso di una combinazione innovativa di sistemi di produzione di energia solare e di computer a bassa potenza sta aiutando a rompere il silenzio in una regione che ha sofferto più di due decenni di guerra.<br />
Secondo p. Okumu il programma verrà presto esteso ad alcune aree del sud Sudan. Fino a poco tempo fa Gulu era conosciuto per la guerra condotta dal Lord’s Resistance Army (LRA), i cui membri si sono in seguito diretti verso i Paesi limitrofi (Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e persino Centrafrica) dove seminano morte e distruzione. “<em>Ora a Gulu è tornata la pace ed è per questo che siamo riusciti ad avviare questi progetti di sviluppo</em>” dice Mons. Odama. “<em>Siamo però preoccupati per le popolazione che sono vittime dell’LRA. Non è giusto che esse paghino per i nostri errori. Rivolgo un appello a tutti perché si trovi una soluzione al problema</em>” conclude l’Arcivescovo di Gulu.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://www.fides.org/" target="_blank">www.fides.org</a></p>
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<p><strong><a name="mag2010_4"></a>PASSA PER L’UGANDA LA TRINCEA DELLA LOTTA ALL’AIDS</strong><br />
31 maggio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">L’Uganda è l’emblema di come molti dei Paesi africani dipendono da aiuti esterni per sostenere e incrementare i programmi di cura per i malati di Aids, e di come in presenza di un ridimensionamento di questi aiuti alcune cliniche devono sperimentare il razionamento dei farmaci e persino respingere i pazienti.<br />
<span style="color: #990000;">A Kampala c’è una delle maggiori cliniche per la cura e il trattamento dei malati di Aids dell’Uganda, Paese in cui una decina di anni fa meno di 10mila persone erano entrate a far parte di programmi di cura, e ora, grazie agli aiuti Usa, il loro numero è salito a circa 200mila. È una situazione particolarmente fortunata per l’Africa, sebbene a fronte dei 200mila malati che ricevono cure, sono 500mila quelli che ne avrebbero bisogno, e ogni anno altri 110mila vengono contagiati. </span><br />
<span style="color: #990000;">Ora però anche a Kampala hanno cominciato a respingere i pazienti, perché mancano i finanziamenti per i farmaci</span>, e se l’Uganda è il primo Paese dove le principali cliniche mandano indietro i malati, non sarà certo l’ultimo: presto il Kenya seguirà e uno dei programmi americani operanti in Mozambico ha annunciato che smetterà di aprire nuove cliniche. Ci sono stati tagli ai farmaci in Nigeria e Swaziland, così come in Tanzania e Botswana. A Kampala i nuovi pazienti vanno su una lista d’attesa: un posto si libera quando un vecchio paziente muore.<br />
Alcune battaglie potranno ancora essere vinte, i Paesi a reddito medio e con un’epidemia limitata, come India, Brasile e Russia, ce la faranno a trattare i propri pazienti da soli. Così come la Cina e probabilmente il Sud Africa, che ha un’epidemia in rapida crescita ma è ricco per gli standard africani. Il problema è per molti degli altri Paesi poveri in Africa e non, come la Cambogia, Haiti, la Guyana: in questi casi, se le cose proseguiranno lungo la strada che sembra delineata, si tornerà agli scenari degli anni novanta, con mucchi di corpi nelle camere mortuarie, scheletri che camminano nei villaggi e montagne di terra smossa nei cimiteri.<br />
<strong>Costi e contraddizioni</strong><br />
La Commissione ugandese per l’Aids ha calcolato che il costo per le cure di un paziente, nel corso della sua vita, comprendente farmaci, analisi cliniche e personale medico, ammonta a 11mila e 500 dollari l’anno, e i contribuenti americani fino ad oggi sono stati più che generosi con l’Uganda, pagando per l’88 per cento dei farmaci. Gli ugandesi lo sanno e ne sono grati all’America.<br />
Ma il professor Peter Mugyenyi, uno dei massimi esperti mondiali di Hiv/Aids, teme una serie di effetti negativi che deriveranno dalla sospensione delle cure, tra cui quello che le persone facciano come in passato: torneranno a rivolgersi agli stregoni e compreranno falsi rimedi. Nei suoi scambi di corrispondenza con l’amministrazione Usa il Dr. Mugyenyi è stato redarguito e gli è stato raccomandato di non ricoverare più altri pazienti. Gli è stata chiesta anche spiegazione del fatto che risultano in cura 37mila pazienti contro i 32mila autorizzati dalle risorse disponibili. Inoltre gli si chiede di non annunciare pubblicamente il congelamento dei finanziamenti.<br />
Lui ammette ai programmi donne incinta e giovani madri contrariamente alle istruzioni, ma c’è una ragione per questo: spesso i famigliari, se uno di loro è ammesso a un programma e l’altro no, finiscono per dividere i farmaci, cosa che li conduce al disastro, probabilmente alla morte, ma non solo, anche a sviluppare un ceppo del virus resistente ai farmaci e a trasmetterlo.<br />
<strong>Dietro le quinte</strong><br />
La decisione di congelare l’Uganda a 280 milioni di dollari di finanziamento risale alla fine dell’era Bush, poi è stata dibattuta la possibilità di fornire ulteriori 38 milioni, ma è sorto un problema: alcuni ministri ugandesi sono stati sorpresi a rubare dai fondi e sebbene costretti a risarcire il denaro sottratto, non sono stati imprigionati. Questo mette il governo in una cattiva luce agli occhi degli Stati Uniti, come incapace di garantire la necessaria trasparenza per meritare ulteriori finanziamenti.<br />
<span style="color: #990000;">Inoltre l’Uganda, in prima persona, contribuisce troppo poco, anche quando potrebbe, alla spesa sanitaria. Sono appena stati trovati dei giacimenti di petrolio, vicino al Lago Alberto, che il Paese si appresta a sfruttare, ma tra le dichiarazioni su quello che sarà l’impiego delle royalties da parte del governo figurano infrastrutture ed elettricità, e non la sanità.</span><br />
Inoltre, stando a quanto è trapelato dalla stampa locale, sembra che il governo ugandese stia trattando per l’acquisto di uno squadrone di caccia da combattimento russi, jet Sukhoi, per 300 milioni di dollari.<br />
<em>fonte</em> <a href="http://it.peacereporter.net" target="_blank">http://it.peacereporter.net</a> &#8211; <em>Alessandro Micci</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="#mag2010_top">Torna a inizio pagina</a></p>
<p><strong><a href="#temperature_nov"><br />
</a></strong><strong>Cambio valuta</strong>: in data 28/05/2010 1 dollaro USA è pari a 2225 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2759,7997 scellini ugandesi</p>
<hr /><strong>UgandAbout</strong> è un servizio dell&#8217;Associazione <strong>Italia Uganda</strong> Onlus a cura di Simona Meneghelli</p>
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