martedì 07 febbraio 2012

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Posts Tagged ‘ragazzi’

Lunedì 25 luglio: la scuola superiore e la falegnameria

Oggi ci siamo svegliati sotto una cortina di pioggia: che strano vedere l’Africa grigia come Milano a novembre! Si prospettava un possibile cambiamento di programma … come affrontare la terra rossa bagnata e scivolosa, magari senza l’ombrello, per raggiungere la sezione day della scuola superiore, la Bishop Cipriano Kihangire? Il destino (smette di piovere) e Ronald (ci accompagna lui in macchina, insieme a Jilda) risolvono brillantemente il problema!

Esami in corso ... nelle aule non volava una mosca!

Il vicepreside ci sta aspettando: una chiacchierata d’ordinanza sulla scuola e il sistema inglese (fa sempre bene un ripasso veloce!), poi si passa al giro della scuola. Sono in corso gli esami, iniziati oggi e che proseguiranno per le prossime due settimane, fino all’inizio delle vacanze estive. Nelle aule (miste, perchè i ragazzi vengono divisi per evitare che copino: ad eccezione di quelli dell’ultimo anno … ritenuti troppo maturi e responsabili per copiare! Mah?!) non vola una mosca.

I laboratori, a partire da quello informatico, sono talmente belli e moderni da lasciarci senza parole.

Eccoci mentre curiosiamo nella cucina nuova

Dopo aver visto la nuova cucina (scopriamo che le cuoche riescono a dare ai ragazzi il pesce una volta la settimana grazie alle scatolette di tonno che inviamo periodicamente dall’Italia attraverso i container … è bello rendersi conto, anche nelle piccole cose, dei frutti del nostro aiuto!), è l’ora dell’intervallo. In cortile c’è uno spaccio che vende merendine … come resistere a un untissimo samosa, un involtino di verdura fritto? Vorremmo comprarlo ma il vicepreside ce lo regala e ci porta nel suo ufficio a mangiarlo. Intanto tutto orgoglioso ci mostra un giornale di qualche mese fa dove risulta che la nostra scuola si è piazzata al 28esimo posto sulle 1200 scuole superiori ugandesi per risultati accademici. E’ una bella soddisfazione!!

Sulla via del ritorno passiamo alla falegnameria … e conosciamo la moglie di Okello, il nostro driver. E’ un’insegnante alla scuola superiore, e sbirciamo anche delle sue foto in abiti tradizionali in un giorno di festa. E’ bellissima!

Avendo acquisito al volo i tempi africani, il pomeriggio inizia intorno alle 17 (prima relax, letture e pennichella o, per quello che mi riguarda, litigate con la rete internet che è lentissima … anche lei si adegua ai tempi africani!) con una passeggiata alla chiesa di St. Bruno, che Ettore, nostro volontario storico, ci ha tanto decantato. La chiesa è quasi completata e accanto c’è un parco pieno di piante rigogliose, è davvero un’oasi di pace. Troviamo in zona Padre John che discute su vetrate e illuminazione con Ettore e Angelo, altro nostro volontario, insostituibile nel preparare i container.

Il tempo vola ad ascoltare Padre John parlare dei suoi ragazzi ed è già ora di tornare in missione.

A cena ci raggiunge Padre Edo, amico fraterno di Padre John e missionario che vive poco distante, e si ferma poi a giocare a carte. Anche chi non gioca con lui a “Dubito” si dedica ad altri giochi di carte … in attesa della mezzanotte, perchè Susan, insegnante di computer di giorno e deejay in radio di notte, ci ha promesso di dedicarci una canzone. Ci stringiamo tutti nella mia stanza per ascoltarla … ed è vero! Dopo i saluti ai suoi amici italiani, fa partire “Notti magiche”, di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Eh sì Susan, ci hai proprio azzeccato! Qui a Kampala stiamo proprio vivendo delle notti (e delle giornate) magiche!!

Tempo di inaugurazioni

La vecchia "Kabul"

Per raccontarvi le foto di oggi, devo partire un po’ da lontano.

Era infatti il 2004 quando abbiamo acquistato il vecchio edificio che vedete nell’immagine qui a fianco, per dare una casa ai tanti bambini e ragazzi orfani che fino a quel momento avevano vissuto nella missione di Padre John a Luzira. La casa all’inizio era davvero fatiscente: mancavano perfino i bagni e l’elettricità. I ragazzi ospitati l’avevano soprannominata “Kabul”, tanto era malandata! Doveva essere una soluzione provvisoria, ma purtroppo mancavano i fondi per la ristrutturazione. I mesi sono diventati anni, ed i ragazzi che ci vivevano, dai 7-8 iniziali, sono diventati più di 40.

Ecco il sorriso del piccolo ugandese

Poi nel 2006 è intervenuta la Provvidenza, come la chiamerebbe Padre John, sotto forma di Tommaso e Federico, un regista e un cameraman che, nel girare uno spot per la nostra Associazione, hanno voluto trasmettere un messaggio il più possibile positivo, incentrando la campagna su dei bimbi che ridevano. Il suo slogan era: “E’ possibile far tornare il sorriso ai bambini dell’Uganda … e puoi provarci anche tu!”.
La pubblicità è stata trasmessa nel 2008 da TV e giornali in tutta Italia ed ha raggiunto milioni di persone; tra queste, la signora Felicia, una signora di Roma che pochi mesi prima aveva perso il figlio. Dopo settimane di pianti ininterrotti, guardando la foto del piccolo ugandese con il suo grande sorriso sdentato, finalmente anche la signora Felicia ha smesso di piangere e ha sorriso. Poi ha chiamato la nostra Associazione: la pubblicità l’aveva molto colpita, voleva aiutarci, facendo qualcosa di speciale in memoria del figlio e del marito, scomparso alcuni anni prima. Padre John e Fabio le hanno proposto di aiutarci a ristrutturare proprio la Casa per gli orfani, la vecchia “Kabul”.
La signora Felicia ha accettato con entusiasmo e i lavori sono partiti. I ragazzi orfani da accogliere però erano sempre più numerosi, così Padre John ha pensato di aggiungere due piani all’edificio progettato inizialmente: in questo modo avremmo potuto ospitare fino a 180 ragazzi! Avevamo bisogno di altri fondi: abbiamo lanciato un appello a tutti i nostri sostenitori perchè ci aiutassero a realizzare una casa ancora più grande e più bella! Nella foto qui sotto potete vedere i risultati della loro scelta di solidarietà.

E questa è St. Stephen and Leonard House!

La nuova Casa è stata inaugurata domenica: c’era tanta gente, tra cui il nipote della signora Felicia (che, data l’età, non se l’è sentita di affrontare il lungo viaggio fino a Kampala) … ma soprattutto decine di ragazzi felici.
Sono coloro che da domenica vivono nella nuova casa ristrutturata: ragazzi orfani, soli, in difficoltà. Alcuni di loro hanno subito violenze in passato. Altri sono ex bambini soldato. Tutti loro, adesso, hanno un luogo sicuro, una bella casa in cui vivere. E anche loro sono tornati a sorridere.

Ah dimenticavo: da domenica la casa si chiama “St. Stephen and Leonard House”, in ricordo del figlio e del marito della signora Felicia. In effetti, chi avrebbe più il coraggio di chiamarla “Kabul”??

Why not? – Il peso delle scelte

E’ sempre una questione di scelte.

Ogni istante si sceglie, con onori e oneri conseguenti.

Ma ci sono momenti in cui le scelte pesano di più che in altri, in particolare quando queste si ripercuoteranno sul futuro di ragazzi che fino a qualche anno fa neanche pensavano di averlo.

E’ un pomeriggio che sa di autunno questo e nell’ufficio di Padre John, leggiamo e rileggiamo la “lista” dei ragazzi che ogni giorno nel cortile della missione aspettano di ricevere la buona notizia della possibilità per loro di poter andare all’università.

Ci sperano ogni giorno. E anche quando sembrano aver toccato il fondo dell’incertezza, riaccendono la speranza venendo a casa o chiamando…a qualsiasi ora!

Leggiamo e rileggiamo la “lista”.

Leggiamo e rileggiamo la “lista”, cercando di prendere tempo, di fermarlo, nella speranza che qualcosa accada.

Come si fa a scegliere?

Chi può permettersi di decidere se un ragazzo merita di più di un altro?

Ci diciamo che deve essere la meritocrazia ad avere la meglio.

Ma può un punto in più o in meno preso all’ultimo anno essere l’elemento discriminante per fermare la corsa di chi ha l’energia, il desiderio e la determinazione per farcela?

Io sono convinta di no. Sono convinta che tutti questi ragazzi debbano andare all’università perché hanno fatto tanto per arrivare a questa nuova partenza. Hanno studiato, hanno fatto sacrifici.

Ho ascoltato le storie di chi è passato attraverso gli orrori della guerra, storie che non saprei neanche raccontare.

Loro hanno avuto il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e di darsi una speranza.

Ora tocca a noi avere coraggio.

Ora tocca a noi scegliere.

Ragazzi in attesa

Ragazze che sperano...più di altre....

Padre John nella sala d'attesa con Lucy e i ragazzi

“Ho rifatto tutti i calcoli;

confermano l’opinione degli specialisti.

La nostra idea è irrealizzabile.

Non resta una cosa da fare: realizzarla”.

Pierre Latecoere

serena

E’ sempre una questione di scelte.

Ogni istante si sceglie, con onori e oneri conseguenti.

Ma ci sono momenti in cui le scelte pesano più che in altri, in particolare quando queste si ripercuoteranno sul futuro di ragazzi che fino a qualche anno fa neanche pensavo di averlo.

E’ una domenica pomeriggio che sa di autunno questa e nell’ufficio di Padre John, leggiamo e rileggiamo la “lista” dei ragazzi che ogni giorno fuori dall’ufficio aspettano di ricevere la buona notizia della possibilità per loro di poter andare all’università.

Ci sperano ogni giorno. E anche quando sembrano aver toccato il fondo dell’incertezza, riaccendono la speranza venendo a casa o chiamando…a qualsiasi ora!

Leggiamo e rileggiamo la “lista”.

Leggiamo e rileggiamo la “lista”, prendendo tempo, fermandolo, nella speranza che qualcosa accada.

Come si fa a scegliere?

Chi può permettersi di decidere se un ragazzo merita di più di un altro?

Ci diciamo che deve essere la meritocrazia ad avere la meglio.

Ma può un punto in più o in meno preso all’ultimo anno essere l’elemento discriminante per fermare la corsa di chi ha l’energia, il desiderio e la determinazione per farcela?

Io sono convinta di no. Sono convinta che tutti questi ragazzi debbano andare all’università perché hanno fatto tanto per arrivare a questa nuova partenza. Hanno studiato, hanno fatto sacrifici.

Ho ascoltato le storie di chi è passato attraverso gli orrori della guerra, storie che non saprei neanche raccontare.

Loro hanno avuto il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e di darsi una speranza.

Ora tocca a noi avere coraggio.

Ora tocca a noi scegliere.

serena

Why not? – Partenze e Arrivi

Partenza 2008: La demolizione della prima casa dei ragazzi orfani di Padre John…”Kabul”

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La demolizione della vecchia casa... Kabul

I ragazzi avevano chiamato scherzosamente Kabul la loro casa perché vivere lì significava essere dei veri e propri eroi! Era nata nel 2004, in una vecchia casa atta ad ospitare una famiglia di 8 persone, ma i ragazzi orfani erano ben 46…46 maschi! Il loro motto era : “What doesn’t kill you, makes you stronger”.
Anno dopo anno Padre John cercava di migliorarne le condizioni, ma lo spazio era comunque insufficiente per ospitarli tutti. Oggi sono 54 i ragazzi di “Kabul Boys”…come si chiamano tra di loro.
Così l’anno scorso Kabul fu definitivamente abbattuto per lasciar spazio ad una nuova e più grande struttura. Con le stanze tutte con il bagno! E la biblioteca!
I ragazzi al momento, vivono in una casa parrocchiale che Padre John ha adeguato per la loro sistemazione temporanea. Casa temporanea ma che hanno già fatto propria al punto di soprannominarla – data la vicinanza con la chiesa – “Vatican”! Da Kabul a Vatican…un bel salto!

I ragazzi di Kabul sono ragazzi speciali. Hanno una marcia in più. C’è chi ha già finito l’università e chi ancora sta studiando. Hanno superato molte difficoltà, insieme, si sono protetti e sostenuti a vicenda sentendosi fratelli. Si sono inventati la loro Luce a dispetto dell’energia elettrica che nemmeno c’era. Hanno scherzato, studiato e sperato. Sono stati coraggiosi perché hanno avuto un grande esempio: Padre John, l’uomo più coraggioso mai conosciuto! E hanno avuto ragione: tra pochi mesi avranno una casa nuova. Grazie all’aiuto di una mamma italiana che con la sua generosità e il suo amore ha voluto far rivivere il proprio figlio nella vitalità di ognuno di questi ragazzi.

Arrivo 2009: New Kabul…o New Vatican o (addirittura!) Milan?

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Il cantiere della nuova casa

serena

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