martedì 07 febbraio 2012

Cerca nel sito

Posts Tagged ‘ribelli’

Ugandabout – febbraio 2010

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel febbraio 2010.

MEDICINA TRADIZIONALE O MODERNA? COMPLEMENTARI PIÙ CHE RIVALI
5 febbraio 2010

MINE: ALTRI 4 STATI DICHIARATI LIBERI, ITALIA E PAESI RICCHI DIMEZZANO FONDI
7 febbraio 2010

ITALY’S ENI WITHDRAWS BID FOR OIL
7 february 2010

PER L’INFANZIA, SITUAZIONI DI GRAVE CRISI IN 28 PAESI, PIU’ DI META’ IN AFRICA
8 febbraio 2010

CON L’UNIONE DOGANALE DELL’EST SFIDE E VANTAGGI
8 febbraio 2010

ACCORDO TRA ORGANISMI REGIONALI IN ATTESA DEL MERCATO COMUNE AFRICANO
9 febbraio 2010

PARTE DA BUJUMBURA RETE INTRAUNIVERSITARIA DEI GRANDI LAGHI
9 febbraio 2010

ATTACCHI RIBELLI UGANDESI, BILANCI 2009 E NUOVE VIOLENZE
12 febbraio 2010

UN’ALTRA SANITÀ È POSSIBILE. ANCHE IN AFRICA
15 febbraio 2010

“UNA CHIESA IN DIALOGO CON TUTTI NEL RISPETTO DELLA PROPRIA DOTTRINA” PER IL VESCOVO DI MASAKA
17 febbraio 2010

GOVERMENT SETS TERMS FOR OIL COMPANIES
17 february 2010

UGUAGLIANZA NEGATA
17 febbraio 2010

TRENTA MILIONI DI MIGRANTI, UNA RISORSA ECONOMICA DECISIVA
23 febbraio 2010


MEDICINA TRADIZIONALE O MODERNA? COMPLEMENTARI PIÙ CHE RIVALI
5 febbraio 2010

Guaritori tradizionali o medicina scientifica? Per sociologi, medici, storici africani ed internazionali riuniti all’Università cattolica dell’Africa centrale di Yaoundé per un dibattito sul ‘Pluralismo medico in Africa’, con la mondializzazione e l’urbanizzazione del continente si sta superando la rivalità storica tra le diverse forme di medicina e si tende verso un modello di sanità che integra tutte le cure.
Nelle campagne, in assenza di infrastrutture funzionanti e di centri sanitari, le popolazioni tendono a ricorrere ai metodi più tradizionali, dalle piante ai guaritori, non sempre scientificamente dimostrabili, però efficaci in alcuni casi, e che danno sollievo psicologico” fa notare lo storico Pierre Fadibo, originario della regione dell’Estremo-Nord del Camerun.
“L’urbanizzazione dell’Africa ha introdotto nelle nostre società l’istituzione sanitaria ospedali e cliniche, pubbliche e private, ma anche ‘nuove chiese’ che propongono una medicina divina basata sulla fede e la preghiere. In città si fa spesso ricorso anche all’automedicazione” dice padre Martin Briba, docente della Facoltà di Scienze Sociali a Yaoundé.
Nel continente, al crocevia tra tradizione e modernità, il pluralismo medico sta diventando sempre più una realtà sociale: diversi metodi coesistono ed interagiscono per formare una ‘multiterapia’ alla quale le persone malate ricorrono, anche contemporaneamente, pur di guarire. Da Douala ad Abidjan, il padre gesuita ed antropologo francese Eric de Rosny studia da decenni le diverse forme di medicina tradizionale africana e la tendenza della società moderna ad integrarla ai metodi scientifici, inventandosi una propria identità sanitaria.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

MINE: ALTRI 4 STATI DICHIARATI LIBERI, ITALIA E PAESI RICCHI DIMEZZANO FONDI
7 febbraio 2010

Mentre l’Italia e altri paesi del Nord del mondo continuano a dimezzare i fondi per la bonifica di terreni minati e per il recupero delle vittime da mina, il Sud del mondo è sempre più protagonista per risolvere un problema che lo riguarda direttamente nonostante la maggior parte delle mine in circolazione sia stato prodotto altrove”. E’ il commento all’agenzia Misna di Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine, che nei giorni scorsi ha rilasciato all’agenzia un commento di valutazione della II Conferenza di revisione del Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine anti-persona che si è tenuta ai primi di dicembre a Cartagena (Colombia).
La Conferenza si è conclusa con l’annuncio di altri quattro paesi – Rwanda, Zambia, Albania e Grecia – dichiarati liberi da mine.
Il direttore della Campagna italiana ha sottolineato in particolar modo la presenza massiccia di rappresentanti della società civile internazionale alla Conferenza di Cartegena revisione, ma anche il progressivo arretramento del Nord del mondo di fronte a un problema che ha contribuito a creare. La Conferenza ha infatti riunito oltre mille delegati provenienti da tutto il mondo e si è conclusa con l’adozione, da parte di 120 governi, del Piano d’azione di Cartagena che fissa gli obiettivi da conseguire nei prossimi cinque anni per un mondo finalmente libero da mine e altri ordigni.
Un quinquennio importante anche perché per la prima volta si darà maggiore attenzione al recupero e all’assistenza delle vittime da mina il cui destino è spesso legato a doppio filo alla reale capacità del paese in cui vivono di far fronte a bisogni ed esigenze particolari. Sottolineando l’elemento fondamentale alla base del Trattato – nato da una iniziativa diplomatica ‘dal basso’ organizzata dalla società civile internazionale – Sylvie Brigot, direttrice della Campagna Internazionale contro le Mine (ICBL), ha detto che in futuro sarà ancora “l’alleanza tra governi e società civile a determinare il successo del Trattato”, ma ha anche detto che tra i paesi del nord del mondo soltanto l’Australia ha tenuto fede agli impegni presi per sostenere le attività di bonifica e di recupero delle vittime.
Proprio l’assistenza a chi è sopravvissuto all’esplosione di una mina, – dice una nota della ICBL – ai loro familiari e alle comunità locali i cui territori non sono stati bonificati sono stati i temi più significativi affrontati durante la conferenza anche perché è proprio questo l’ambito in cui si sono registrati i progressi meno evidenti“. Aperto alla firma nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, il Trattato di Ottawa ha finora raccolta le adesioni di 156 paesi; a non aver firmato sono però 39 stati tra cui alcuni stati chiave tra i quali Stati Uniti (a Cartegena presenti per la prima volta con una delegazione), Cina, India, Russia e Pakistan.
L’Africa, in particolare, è arrivata all’appuntamento colombiano con alcuni successi già acquisiti e alcuni annunci importanti: dopo aver dichiarato liberi da mine Swaziland (2007), Malawi (2008) e Tunisia (2009), la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) ritiene che anche Rwanda, Zambia e Gibuti abbiano completato o siano vicine a risolvere la questione mine entro le scadenze fissate dal Trattato di Ottawa (Gibuti ha virtualmente completato la bonifica, ma la questione è collegata a dispute frontaliere con l’Eritrea) mentre, cambiando continente, l’Albania si è aggiunta agli 11 paesi già dichiarati ufficialmente liberi dalle mine.
Secondo l’ultimo ‘Landmine Monitor Report’ – il documento che su base annuale fa il punto della situazione – significativi progressi nella bonifica di territori minati sono stati compiuti anche in paesi che non hanno firmato il Trattato, in particolare Cina, Iran, Libano, Marocco, Nepal, Taiwan e Sri Lanka.

A Cartagena non sono mancati alcuni campanelli d’allarme: dopo i 15 paesi che nel 2008 chiesero una proroga per completare la bonifica dei territori minati, quest’anno la stessa richiesta è stata fatta da Argentina, Cambogia, Tagikistan e Uganda. “Alcune richieste sono ovviamente giustificate – ha detto dice all’agenzia Misna Schiavello – e in alcuni casi la responsabilità è condivisa da paesi ricchi venuti meno agli impegni presi per sostenere le attività sul campo per la bonifica dei campi minati e per il recupero delle vittime”.
Positiva eccezione rispetto a questa tendenza è stata l’inedita presenza a Cartagena di una delegazione degli Stati Uniti (paese non firmatario). In una nota alla Conferenza, la delegazione di Washington ha informato i partecipanti che l’amministrazione Obama ha cominciato una generale revisione della politica americana sulle mine anti-persona.
Un fatto importante: secondo Human Rights Watch, gli Stati Uniti hanno un arsenale di 10 milioni di mine, e sebbene non le abbiano usate dal 1991, dalla prima guerra del Golfo Persico, si riservano ancora il diritto di farlo.
Gli Stati Uniti – evidenzia sempre HRW – non hanno esportato mine antipersona dal 1992, non le producono dal 1997 e non hanno in atto programmi per la loro acquisizione in futuro.
fonte www.unimondo.org

Torna a inizio pagina

ITALY’S ENI WITHDRAWS BID FOR OIL
7 february 2010

ENI, the Italian firm that showed interest in Uganda’s oil fields, has withdrawn its bid after Tullow exercised its right of first option. Two oil fields, blocks 1 and 3A in western Uganda, are owned by Heritage and Tullow in a 50-50% joint venture.
The firm’s spokesperson was quoted in the media on Friday as saying: “Eni today revoked the sale and purchase agreement for the acquisition of Heritage’s 50% interest in blocks 1 and 3A in Uganda, for which Tullow has recently exercised its pre-emption right.” Tullow is selling part of its own stake to allow for the entry of bigger oil companies that have the capacity and experience to build a refinery and pipeline. The company of Irish origin last week announced it preferred working with the Chinese state-owned oil company CNOOC or France’s Total.
Meanwhile, CNOOC said it is paying $2.5b for a stake in Tullow’s Ugandan oil assets. According to Hong Kong media, the purchase was expected to be signed in London last Friday. “We are still receiving all proposals from the licensed companies (Tullow and Heritage) to sell part of their stakes and it is a normal process” Ernest Rubondo, the commissioner in the petroleum and exploration department, said yesterday.
Rubondo did not want to comment on Eni’s withdrawal. He, however, said Heritage was determined to sell its interest and he was convinced they would get a buyer because “many companies are interested in Uganda’s oil”. “Once we have scrutinised all the proposals and found the best company with Ugandan interests at heart, we shall inform the public.” Meanwhile, President Yoweri Museveni over the weekend met Russian-based oil company Lukoil and encouraged the firm to invest in Uganda’s oil exploration and refining sector.
Andrei Sapozhnikov, the Lukoil vice-president for business development, handed over his company’s investment proposal to the President, according to a statement from State House. “Sapozhnikov expressed interest in the oil exploration, refinery and the training of local manpower to facilitate the development of the sector” said the statement. Lukoil, according to the firm’s website, is Russia’s largest oil company and the second largest private oil company worldwide by proven hydrocarbon reserves.
The company has about 1.1% of global oil reserves and 2.3% of global oil production. Lukoil dominates the Russian energy sector, with 18% of Russian oil production and 19% of oil refining. Most of its exploration and production activity is located in Russia, and its main resource base is in Western Siberia.
However, it is also carrying out projects in Kazakhstan, Egypt, Azerbaijan, Uzbekistan, Saudi Arabia, Colombia, Venezuela, Cote d’Ivoire, Ghana and Iraq. Its petroleum products are sold in Russia, eastern and western Europe, and the US. Present at the meeting with the Lukoil delegation was state minister for investment Aston Kajara, the boss of the Uganda Investment Authority, Maggie Kigozi, Uganda’s ambassador to Russia, Moses Ebuk, and the Russian ambassador to Uganda.
fonte http://allafrica.com- Ibrahim Kasita

Torna a inizio pagina

PER L’INFANZIA, SITUAZIONI DI GRAVE CRISI IN 28 PAESI, PIU’ DI META’ IN AFRICA
8 febbraio 2010

Sono 28, più della metà dei quali in Africa, i paesi in cui - secondo l’Humanitarian Action Report (HAR) 2010 dell’Unicef, il Fondo dell’Onu per l’infanzia - i bambini soffrono particolari situazioni di crisi a causa dei più svariati fattori, dalle difficoltà finanziarie ed economiche planetarie ai mutamenti climatici fino alle conseguenze di scontri e conflitti.
Le necessità maggiori – sottolinea una nota diffusa a Ginevra la settimana scorsa con la pubblicazione del rapporto – riguardano l’Africa sub-sahariana, dove 24 milioni di persone del Corno d’Africa sono colpiti da siccità, cronica insicurezza alimentare e conflitti armati. Le tre operazioni dell’Unicef più grandi sono in corso della Repubblica democratica del Congo, il Sudan e l’Etiopia”. Ma vengono anche segnalati come situazioni degne di particolare attenzione quelle riguardanti Benin, Camerun, Repubblica del Congo (Brazzaville), Ghana, Guinea-Bissau, Liberia, Mali e Togo.
Sottotitolando il rapporto ‘Partnering for children in emergencies’, l’Unicef ha lanciato un appello per un miliardo e 200 milioni di dollari necessari per garantire “assistenza salvavita a milioni di bambini e donne in condizioni di disperata necessità”. Fondi d’emergenza annuali per almeno 263 milioni di dollari sono indispensabili per la sola Africa centrale e occidentale.
L’Unicef opera in 200 diversi paesi ed è attualmente molto specialmente impegnata ad Haiti ma Hilde Johnson, vice-direttore esecutivo del Fondo, ha precisato: “ Dobbiamo certo intensificare il nostro sforzo per Haiti garantendo però che tutti i bambini del mondo, dal Corno d’Africa all’Afghanistan al Pakistan e altrove, ricevano l’assistenza necessaria”.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

CON L’UNIONE DOGANALE DELL’EST SFIDE E VANTAGGI
8 febbraio 2010

Forte crescita del commercio regionale (+47%), nuovo clima di fiducia tra gli investitori, maggior partecipazione della regione al mercato mondiale dei capitali: è il bilancio positivo dell’Unione Doganale in vigore dal 2005 tracciato dal Segretario generale della Comunità dell’Africa orientale (EAC), Juma Volter Mwapachu, in un’intervista al settimanale online ‘Les Afriques’.
Tra le questioni aperte, secondo il diplomatico tanzaniano, ci sono l’incremento delle capacità produttive dei cinque paesi membri, una semplificazione delle pratiche doganali per ridurre i costi finali dei prodotti e un nuovo impegno per migliorare le infrastrutture regionali. Tra i temi in agenda per il 2010, difesa regionale, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici, ma anche i negoziati con l’Unione Europea (UE) per la firma degli Accordi di partenariato economico (APE).
Dopo un primo impegno preso a Novembre 2007, stiamo lavorando per assicurare sviluppo alla nostra regione e per incrementare le sua capacità produttive. Non vogliamo essere soltanto un mercato d’importazione di prodotti UE” ha detto Mwapachu a ‘Les Afriques’.
Il trattato istitutivo dell’EAC firmato ad Arusha nel 1999 tra Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda e Burundi, è entrato in vigore l’anno dopo; nel decennale della nascita della Comunità, gli stati membri hanno firmato un protocollo per la creazione di un mercato comune, come ulteriore passo sulla via dell’integrazione, introducendo oltre alla libera circolazione delle merci quella dei capitali, delle persone e dei servizi. Entro il 1° luglio, i governi dovrebbero ratificarlo per dare il via libera al nuovo progetto comune. Insieme con la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) e il Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale (COMESA), l’EAC partecipa a un progetto per creare un mercato unico del quale facciano parte 26 paesi.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

ACCORDO TRA ORGANISMI REGIONALI IN ATTESA DEL MERCATO COMUNE AFRICANO
9 febbraio 2010

Una maggior integrazione regionale, in vista di realizzare una piena Comunità economica africana (CEA), e lo sviluppo del commercio interno: sono questi i due principali punti contenuti nell’accordo siglato tra due dei più importanti blocchi commerciali africani, il mercato comune dell’Africa orientale e australe (COMESA) e la Comunità degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO). In una nota congiunta le parti hanno fatto sapere di aver siglato un’intesa che intende promuovere la cooperazione interregionale, attraverso lo stimolo dell’attività del settore privato.
L’obiettivo dell’accordo, è tra gli altri, quello di permettere la creazione di una rete che consenta ai soggetti privati dei due blocchi di interagire con le autorità di COMESA ed ECOWAS, migliorando e aumentando le opportunità commerciali. Ma oltre agli aspetti commerciali, l’accordo prevede una collaborazione crescente nell’inserimento delle donne nell’ambiente professionale e nelle piccole e medie imprese, e un più stretto legame nei settori dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare, con un accento particolare sulla realizzazione del Programma Globale di Sviluppo dell’Agricoltura in Africa, voluto dall’Unione Africana (UA) per sviluppare il settore agricolo nel continente.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

PARTE DA BUJUMBURA RETE INTRAUNIVERSITARIA DEI GRANDI LAGHI
9 febbraio 2010

Avrà sede a Bujumbura la rete interuniversitaria dei Grandi Laghi, una delle iniziative varate in questi giorni nella capitale burundese dal ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Saïdi Kibeya, e dai suoi omologhi della Repubblica democratica del Congo e del Rwanda.
Il protocollo firmato dai tre ministri istituisce la cooperazione interuniversitaria in seno alla Comunità economica dei paesi dei Grandi Laghi (CEPGL), renderà possibile la libera circolazione di professori, ricercatori e studenti e prevede il lancio di un programma comune denominato ‘Educazione e Ricerca’. In ogni paese verranno scelte cinque università che contribuiranno al progetto di rete regionale mentre un polo di eccellenza in tecnologia dell’informazione e della comunicazione sarà basato a Kigali, con la collaborazione dell’americana ‘Carnegie Mellon University’.
Tra le sfide che il mondo universitario africano deve rilevare, i ministri dell’Istruzione e della Ricerca indicano risorse materiali e umane insufficienti, ristrutturazione di alcune sedi, maggior controllo sugli attestati rilasciati dalle facoltà. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), ogni anno almeno 20.000 africani qualificati lasciano il continente per emigrare nel Nord del mondo, anche a causa di strutture universitarie carenti e di opportunità professionali limitate: il fenomeno conosciuto come ‘fuga dei cervelli’ secondo stime correnti costa all’Africa quattro miliardi di dollari.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

ATTACCHI RIBELLI UGANDESI, BILANCI 2009 E NUOVE VIOLENZE
12 febbraio 2010

Ribelli ugandesi dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, LRA) hanno attaccato nei giorni scorsi una città mineraria nel sud-est del Centrafrica.Individui armati, che gli abitanti hanno riconosciuto come ‘Tongo tongo’ - appellativo delle popolazioni locali per identificare i membri della ribellione ugandese – sono entrati nella cittadina di Nzako e hanno disperso la popolazione con colpi d’arma da fuoco esplosi in aria” ha riferito un agente di polizia locale, secondo cui gran parte dei residenti della zona si sono rifugiati nei boschi alle porte della città.
Nessun bilancio di vittime è stato reso noto, ma testimoni hanno riferito di decine di civili sequestrati dai ribelli e condotti nella foresta. A confermare la persistenza degli attacchi e delle violenze causati dai ribelli ugandesi in tutto il territorio lungo le frontiere di Uganda, Repubblica democratica del Congo, Repubblica centrafricana e Sudan è un bilancio diffuso oggi dall’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (OCHA) nella Provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo.
Secondo il documento, in questa zona nell’arco del 2009 sono state 849 le vittime degli attacchi dell’LRA, mentre in un solo anno i ribelli si sono stati responsabili di 1486 rapimenti e della fuga di oltre 365.000 persone dalle loro case. “All’inizio del 2008 in tutta la provincia c’erano circa 65.000 sfollati - sostiene Ocha – mentre oggi, a distanza di 12 mesi, gli sfollati sono saliti a 450.000 e ben 365.000 sono stati causati dalle scorrerie dell’LRA”.
Secondo l’ente delle Nazioni Unite, i numeri di persone uccise o rapite “sorpassano di gran lunga quelli causati in quattro anni dai ribelli delle Forze democratiche per la liberazione del Rwanda (FDLR) attivi nella regione del Kivu”.

Guidato da Joseph Kony, l’LRA fu costituito nel 1988 nel nord dell’Uganda. Nel 2005 i suoi combattenti si sono allontanati dalle loro basi tradizionali per installarsi nell’estremo nord della Repubblica Democratica del Congo, da dove lanciano attacchi in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

UN’ALTRA SANITÀ È POSSIBILE. ANCHE IN AFRICA
15 febbraio 2010

Dopo il successo ottenuto con l’apertura del centro cardiochirurgico Salam di Khartoum, Emergency si lancia in un progetto di assistenza medica ancora più significativo e ambizioso. L’associazione, fondata nel 1994 in sostegno delle vittime civili delle guerre, ha infatti firmato assieme ai governi di undici Paesi africani un memorandum per la creazione dell’ANME (African Network of Medical Excellence), la prima rete di strutture mediche di eccellenza del continente completamente gratuite.
La firma del memorandum, avvenuta nel corso di una apposita conferenza organizzata l’11 e 12 febbraio a Khartoum da Emergency e dal Ministero della Salute sudanese, è un evento storico per l’Africa: l’organizzazione presieduta da Cecilia Strada è infatti riuscita a riunire attorno al tavolo delle trattative ben undici Paesi (oltre al Sudan erano presenti i rappresentanti di Ciad, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica Congo, Ruanda, Somalia e Uganda). Alcuni di questi stati sono ancora oggi in guerra tra loro, ma ciò non ha impedito di trovare un accordo su di un progetto che potrebbe rivoluzione l’approccio medico al continente.
L’idea è quella di replicare il successo del Salam, il centro di cardiochirurgia inaugurato a Khartoum nell’aprile del 2007, creando nei Paesi confinanti una serie di cliniche e ospedali specializzati e gratuiti, in modo da costituire una rete di strutture interdipendenti in grado di venire incontro alla cronica mancanza di centri sanitari di alta qualità del continente. Come il centro Salam, che in quasi tre anni di vita ha curato pazienti provenienti da tredici Paesi, anche le nuove strutture fungeranno da centri regionali specializzati, operando in campi scelti con l’apporto degli stessi governi riuniti alla conferenza. Tra di essi figurano la pediatria, l’ostetricia e la ginecologia, la ricostruzione plastica, l’oncologia, la traumatologia e la riabilitazione. A Bangui, in Repubblica Centrafricana, è già attivo un centro pediatrico, mentre a breve un centro di chirurgia pediatrica verrà aperto nella capitale ugandese Kampala.
La formazione del personale locale figura tra i punti principali di un progetto che non mira soltanto a portare assistenza ai malati, ma anche a promuovere il più possibile la conoscenza medica nel continente.La strategia di costruire strutture ospedaliere partendo dal basso è puramente teorica, visto che finora in Africa ha sempre fallito“, ha spiegato nel corso della conferenza Gino Strada, direttore esecutivo e tra i fondatori di Emergency. “Quella di sviluppare progetti di basso profilo non è una necessità, ma una scelta. Noi vogliamo dimostrare il contrario: che anche in Africa è possibile costruire strutture d’eccellenza a costo zero per i pazienti”.
Un progetto sposato da tutte e undici le delegazioni presenti a Khartoum, che con la firma del memorandum hanno ribadito come quello all’assistenza sanitaria sia tra i diritti umani fondamentali e inalienabili di ogni individuo. Il concetto era già stato lanciato da Emergency nel 2008 quando, alla presenza dei ministri della Sanità di otto Paesi africani, fu siglato a Venezia il ‘Manifesto per una medicina basata sui diritti umani’ che si rifà ai concetti di uguaglianza, qualità e responsabilità sociale come principi base di qualsiasi progetto di assistenza medica.
A testimoniare la bontà del progetto di Emergency, che in sedici anni di attività è intervenuta in quindici Paesi curando più di tre milioni e mezzo di civili, vi sono gli ottimi risultati ottenuti dal centro Salam e riconosciuti dagli stessi ospiti della conferenza, i quali hanno avuto parole di elogio per una delle strutture più all’avanguardia del continente e del mondo intero.
Con più di 12.500 pazienti esaminati e 2.456 ricoverati, dalla sua apertura il Salam ha realizzato più di duemila operazioni a cuore aperto, con un tasso di mortalità di appena il 3 percento. In Sudan, Emergency gestisce anche un centro pediatrico situato nel campo profughi di Mayo, alle porte della capitale Khartoum, e ha in progetto di aprire a breve altre due strutture nelle città di Nyala, in Darfur e di Port Sudan, sul Mar Rosso.
fonte http://it.peacereporter.net - Matteo Fagotto

Torna a inizio pagina

“UNA CHIESA IN DIALOGO CON TUTTI NEL RISPETTO DELLA PROPRIA DOTTRINA” PER IL VESCOVO DI MASAKA
17 febbraio 2010

La mia prima preoccupazione è quella di offrire alla Chiesa dei sacerdoti e dei religiosi che siano motivati e ben formati per servire i fedeli” dice all’Agenzia Fides Sua Eccellenza Mons. John Baptist Kaggwa, Vescovo di Masaka, incaricato della formazione dei sacerdoti dell’Uganda.
Mons. Kaggwa si occupa in particolare della gestione dei seminari in Uganda. “Nel Paese oltre ai Seminari minori, vi sono 5 Seminari maggiori, dei quali 4 sono nazionali, che appartengono cioè alla Conferenza Episcopale, ed uno interdiocesano” afferma il Vescovo di Masaka. “Siamo soddisfatti per le numerose vocazioni. Cito un solo dato: ciascuno dei 4 Seminari della Conferenza Episcopale accoglie 150 seminaristi, per un totale di oltre 600 studenti solo per questi 4 Istituti”.
Mons. Kaggwa non nasconde però alcune difficoltà riscontrate nella formazione del clero. “Sentiamo la responsabilità di discernere affinché i nuovi sacerdoti siano veramente persone dedite a servire la Chiesa e i suoi fedeli. Abbiamo inoltre delle difficoltà finanziarie, perché sostenere questo cammino formativo costa parecchio e il nostro è un Paese povero. Siamo quindi grati alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli che, tramite la Pontificia Opera Missionaria di San Pietro Apostolo, ci aiuta nella formazione del clero e dei religiosi. Cerchiamo anche di sensibilizzare i fedeli locali ad offrire un contributo per la formazione dei loro sacerdoti, anche se questo da solo non basta”.
L’Uganda è un Paese dove convivono diverse confessioni cristiane e altre religioni. Chiediamo a Mons. Kaggwa lo stato dei rapporti ecumenici e interreligiosi nel suo Paese. “In Uganda abbiamo un’organizzazione che riunisce la Chiesa cattolica, l’anglicana e l’ortodossa. Ci riuniamo una volta all’anno per discutere argomenti di interesse comune: la situazione politica, l’assistenza sanitaria e lo sviluppo umano del nostro popolo. Non siamo però ancora riusciti a risolvere alcuni problemi di carattere dottrinale, come quello dei matrimoni misti. Per quanto riguarda il dialogo interreligioso, abbiamo dei forum di discussione su argomenti che riguardano la giustizia, l’assistenza sanitaria, la diffusione dell’AIDS, la distribuzione di medicine. Nel complesso la convivenza interreligiosa è positiva”.
La Chiesa cattolica – prosegue il Vescovo – ha un futuro di convivenza, di dialogo e di lavoro comune. Questo è vero anche dal punto di vista dell’insegnamento: le nostre scuole sono aperte a tutti, così come vi sono studenti cattolici che frequentano scuole di altre confessioni religiose. Nella scuola pubblica è permesso l’insegnamento della propria religione”.
Dobbiamo migliorare la nostra convivenza cercando un dialogo più approfondito sugli argomenti che ci separano, tenendo però conto dell’orientamento della Chiesa cattolica. Dobbiamo ricordare l’ammonimento di Paolo VI secondo il quale nel dialogo ecumenico non vi devono essere compromessi sulle questioni dottrinali” conclude Mons. Kaggwa.
fonte
www.fides.org

Torna a inizio pagina

GOVERMENT SETS TERMS FOR OIL COMPANIES
17 february 2010

The Government has set tough conditions for new companies intending to invest in the oil production in the country. The permanent secretary of the Ministry of Energy, Kabagambe Kaliisa, told the natural resources committee yesterday that for a company to be approved by the Government, it must have a capital base of at least $24b (sh48 trillion).
Since the investment required in the short to long-term (2010-2020) is $8b, a company with a market capitalisation of three times the size of the required investment would be credible” he said. He explained that the oil and gas operations are moving into the development and production phases. “Therefore, the type of companies required to carry these activities forward need to have the necessary risk capital and access to project finance for both the short and long-term investment.”
Kabagambe added that the companies must have good operator experience, not only in exploration and production of gas and oil but also in refining, pipeline development and operations. There was also need for licensing and maintaining several oil companies to avoid monopoly, he stressed. In addition, the companies must be agreeable to the Government’s current development strategies which include early commercialisation of the resources, value addition, training of Ugandans and paying taxes. “In order to approve the transactions, the Government ought to consider its best interest to propel the industry further” he said.
Kabagambe was appearing before the committee to explain the current transactions between the oil companies in Uganda. He said 15 oil and gas fields have been explored since 2006, with an exceptionally high drilling success of 94%. He said a reserve of two billion barrels of oil is in place, worth $50b.
He explained that the oil reservoirs have to be tested and appraised. Power generation and transmission facilities may cost $300m, oil processing and transportation equipment another $1.5b, refinery development $2b, further drilling $200m and expanded storage and pipeline infrastructure $4b, he estimated. “Therefore, when a bigger player expresses interest in joining the petroleum industry, it signifies benefits to the country” he said.
Kabagambe informed the committee that Tullow does not have the required capacity and has decided to invite partners. He said French Total and the Chinese state-owned oil company, CNOOC, are being evaluated to partner with Tullow. “In recognising the need to avoid a monopoly, Tullow has presented their plan to partner with both Total and CNOOC” he told the MPs. “However, the Government has asked Tullow to reconsider its proposal of operating two out of the three exploration areas instead of each partner operating an exploration area.” Tullow was asked to submit joint operating and sales agreements with Total and CNOOC.
The Government recently announced that it had approved the deal for Tullow to take over the 50% share of its partner, Heritage, in two blocks in the Lake Albert region at $1.5b. The decision ended a bid by Italian company Eni to buy Heritage’s stake. The PS said the transaction will be subject to a capital gains tax of $300m (sh6b) to $400m (sh8b).
The committee, however, expressed anger over the fact that the oil production sharing agreements had not been made public. “Our hands are tied. All these issues need to be discussed after we have read the oil agreements” MP Beatrice Anywar said. Her colleague, Anifa Kawooya, said the Government should not delay the production process, saying billions were being lost as a result.
Fred Kabanda, the ministry principal geologist, declined to comment on when production will commence but said Tullow plans to start selling crude oil mid this year, especially to cement industries. The officials also announced that a national oil company will be formed to increase national participation and accelerate knowledge transfer.
fonte http://allafrica.com - Mary Karugaba & Micha Grieser

Torna a inizio pagina

UGUAGLIANZA NEGATA
17 febbraio 2010

Omosessualità aggravata. Un reato considerato alla stregua dell’omicidio e del furto che, con questi ultimi, potrebbe avere in comune non solo la previsione delle aggravanti, appunto, ma anche la determinazione della pena: la morte o, nel migliore dei casi, al carcere a vita. È quanto previsto dall’Anti-homosexuality Bill, meglio noto come ‘Kill Gay Bill’, che il parlamento ugandese sta discutendo in questi giorni per apprestersi a votare entro la fine del prossimo mese.
Il disegno di legge, presentato dal deputato David Bahati, si allinea totalmente alle politiche in materia di omosessualità adottate dalla maggior parte degli Stati dell’Africa subsahariana e che prevedono severe punizioni per coloro che frequentano un partner dello stesso sesso.
In Uganda, tuttavia, è in atto una vera e propria crociata capeggiata dal pastore cristiano fondamentalista Martin Ssempa, classe 1968. Il disegno di legge, per il quale è ancora in ballo l’emendamento riguardante la riduzione dalla pena di morte a vent’anni di galera, ha attirato l’attenzione dell’Occidente portando lo stesso presidente Yoweri Museveni a prenderne le distanze e a chiederne una revisione di stampo moderato. La misura, lesiva di una gran parte dei dettami contenuti nella ‘Dichiarazione Universale dei Diritti Umani’ firmata a Parigi nel 1948, potrebbe, se passasse senza modifiche, prevedere la perseguibilità degli omosessuali di nazionalità ugandese che abbiano relazioni anche fuori dai confini nazionali. Per loro sarebbe richiesta un’estradizione immediata al fine di permetterne una punizione esemplare nel proprio paese.
Ssempa, prima voce nel coro degli ‘inflessibili’ , capeggerà oggi una marcia anti-gay per esercitare pressioni sui legislatori e dare, ha detto il religioso, “una cartolina che (Museveni) possa inviare al suo amico Barack Obama“. Una cartolina che, secondo le stime, dovrebbe essere firmata da milioni di persone che in tutto il paese si uniranno in una sola voce per richiedere il passaggio della legge che, di fatto, inasprirà le pene previste per il reato di omosessualità (che in Uganda è già comunque criminalizzata).
Vogliamo far vedere – ha ribadito Ssempa – quante persone appoggiano realmente la legge“. Rimane comunque forte la reazione dei paesi donatori, fra cui gli Stati Uniti, che hanno minacciato l’amministrazione di Kampala di attuare aspre sanzioni di natura economica se non si provvederà a far cadere la proposta di legge. Tuttavia, proprio dalle ricche comunità cristiano-evangeliche degli States, nel marzo 2009 arrivarono in Uganda tre sacerdoti per partecipare ad una serie di dialoghi sulla “cura dell’omosessualità“.
Scott Lively, un missionario che ha scritto diversi libri contro l’omosessualità, Caleb Lee Brundidge, che si autodefinisce un ex omosessuale che conduce “seminari di guarigione” e Don Schmierer, la cui missione è “mobilitare il corpo di Cristo per la grazia e la verità in un mondo affetto dall’omosessualità“, hanno tenuto, in qualità di esperti in materia, dei seminari alla presenza di politici, insegnanti e forze dell’ordine per dimostrare come, secondo loro, sia possibile rieducare i gay e per denunciare il naturale portamento di questi ultimi a sodomizzare i ragazzi. Un vero e proprio simposio che partiva da assiomi come “il movimento gay è un’istituzione del male che ha come obiettivo quello di sconfiggere il matrimonio e sostituirlo con una cultura della promiscuità sessuale”.
Dopo un anno dalle loro accese disserzioni, i tre cercano ora di prendere le distanze dal disegno di legge ugandese e da coloro che lo stanno promuovendo.
Probabilmente neanche loro credono nell’equità e nell’efficacia di una disposizione che metterà a repentaglio la libertà, quando non la vita stessa, di circa 500mila esseri umani. È questo il numero stimato di omosessuali in una terra che oggi conta 31 milioni di persone.
fonte http://it.peacereporter.net - Antonio Marafioti

Torna a inizio pagina

TRENTA MILIONI DI MIGRANTI, UNA RISORSA ECONOMICA DECISIVA
23 febbraio 2010

Trenta milioni di migranti africani contribuiscono alle economie dei paesi d’origine con 40 miliardi di dollari di rimesse, circa 29 miliardi e 500 milioni di euro: i dati sono stati diffusi nel corso di un seminario di studio sulle migrazioni africane, organizzato a Capo Verde da Caritas/Migrantes.
Secondo un documento presentato agli incontri i flussi di rimesse valgono pressappoco il 3% del Prodotto interno lordo (PIL) del continente, all’incirca “quanto gli stati ricevono sotto forma di aiuti allo sviluppo” e “di più rispetto al totale degli investimenti esteri in forma diretta”.
Durante il seminario è stato evidenziato che circa la metà delle rimesse africane arriva in Nigeria (10 miliardi) e in Egitto (8 miliardi e mezzo). Secondo il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), un terzo delle rimesse giunge in zone rurali e depresse, “con un aggravio economico per gli elevati costi di transazione causato dalla scarsa presenza di intermediari finanziari locali”.
fonte
http://allafrica.com

Torna a inizio pagina


Cambio valuta: in data 26/02/2010 1 dollaro USA è pari a 2040 scellini ugandesi, 1 Euro è pari a 2768,7296 scellini ugandesi


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli

UgandAbout – agosto 2009

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nell’agosto 2009:

BROADBAND INTERNET FINALLY COMES TO EASTERN AFRICA
27 july 2009

MAKERERE UNIVERSITY RAISES TUITION FEES
10 august 2009

IN UGANDA HIV INFECTION SOARS
11 august 2009

CONGO ORIENTALE: BILANCI A UN ANNO DA PRIMI ATTACCHI DEI RIBELLI
12 agosto 2009

UGANDA: AUMENTATE DEL 40% LE TASSE UNIVERSITARIE
13 agosto 2009

L’AFRICA È UFFICIALMENTE ZONA LIBERA DA ARMI NUCLEARI
14 agosto 2009

IN UGANDA STUDENTS PROTEST FEES HIKE
17 august 2009

YOUTH URGED TO DO PRACTICAL COURSES TUESDAY
18 august 2009

UGANDA, LA GUERRA A FUMETTI
20 august 2009

UGANDA: 98 PERCENT OF KIDS DO NOT GO TO NURSERY
26 august 2009

DOPO SUDAN, CRESCE MINACCIA RIBELLI LRA ANCHE IN CONGO E CENTRAFRICA
28 august 2009


BROADBAND INTERNET FINALLY COMES TO EASTERN AFRICA
27 july 2009

Cheap, fast broadband internet has finally come to Eastern Africa, with an undersea fibre optic cable linking five countries to Europe and Asia going live Thursday.
The $600m fibre optic cable, which is the region’s first, was activated simultaneously in Kenya, Uganda, Tanzania, South Africa and Mozambique. From these countries, it will be extended to landlocked countries like Rwanda, Burundi and Ethiopia.
This new connection is expected to lower the cost of internet services and telephone calls drastically, potentially boosting trade and economic development in the region. The cable project is owned by SEACOM, a private consortium with about 75 per cent ownership by African investors.
Today is a historic day for Africa and marks the dawn of a new era for communications between the continent and the rest of the world” SEACOM’s chief executive, Brian Herlihy, said in a statement.
The commissioning of the 17,000 km undersea cable relieves East Africa of its undesirable tag as the only inhabited coastline in the world without a connection to the global broadband map. It links the five African countries with London, Marseille and Mumbai.
Many African countries have been relying on satellite connections, which yield slow, sporadic internet services that limit connectivity with the rest of the world, and make the use of services like Google Earth and YouTube an uphill task.
In Tanzania, President Jakaya Kikwete personally led the commissioning ceremony. “The arrival of this cable signals the beginning of a new era in the telecommunications sector. History has been made” President Kikwete declared in a live telecast from Tanzania’s commercial capital, Dar es Salaam.
Initially scheduled for June 27, the launch of the SEACOM cable was delayed for a month because of increased activity by Somali pirates on the Indian Ocean. Local internet service providers in the region have been busy laying interconnecting fibre-optic cables across and between cities over the past year, hoping to begin offering broadband internet services soon after the cable launch.
However, some of them say it may take up to September before the service becomes ubiquitous.
The fibre optic cable is expensive to lay, so service providers will initially serve areas they think have potential” said Tom Omariba, the Managing Director of UUNet-Kenya.

fonte www.afronline.org – by Philip Emase (NewsfromAfrica)

Torna a inizio pagina

MAKERERE UNIVERSITY RAISES TUITION FEES
10 august 2009

Makerere University Council has increased the tuition fees for private students for the new academic year, which opens next week. The council, which sat last month, also set tighter deadlines for the payment of tuition and other fees.
The tuition increment, which cuts across all courses, is of over sh350,000, according to the university’s new fees structure.
Tuition for Bachelor of Mass Communication, for instance, was increased from sh600,000 to sh980,000 per semester. Bachelor of Commerce increased from sh800,000 to sh1.12m per semester.
Students pursuing Bachelor of Social Sciences will pay sh700,000 per semester, up from sh450,000, while those admitted for Bachelor of Education (Arts) have to part with sh672,000, up from sh450,000. Bachelor of Law will cost sh1.26m, up from sh950,000.
On top of the tuition fee, private students are charged sh363,500 every year as contribution towards the research fund, registration, library, exams, development and technology fees.
Another sh100,000 is charged per semester for internship or field attachment and sh33,000 per academic year for the identity card, academic gown, and the rules and caution book.
The university academic registrar, Amos Olar Odur, yesterday said the fees increment was intended to enable the institution run more efficiently.
Tuition was increased. This was done by the University Council as per the Universities and Other Tertiary Institutions Act” Odur said on phone. He, however, clarified that the increment would not affect continuing students. “We normally don’t make changes that affect students in the middle of their courses” he explained.
The council, which is the institution’s highest policy and decision-making organ, also resolved that a private student must pay all tuition fees in full at the beginning of the semester or else they lose the vacancy.
Every privately-sponsored student is obliged to pay all the functional fees and the tuition fees before he/she can be registered and allowed to attend classes as well as being issued with the university identity card” the council said in a statement. “Payment of all tuition fees must be completed within three weeks of a semester or else your place will be forfeited to another candidate.
The resolutions, said a reliable source, were taken to avert a financial crisis which recently prompted the management to seek bank overdrafts to pay staff salaries.
There was no money to pay the university staff last month. We had to direct the management to apply for an overdraft of over sh4b. The council, therefore, realised it was necessary to increase tuition” a source told The New Vision.
The 87-year-old university has been cash-strapped since 2006. The council’s repeated applications for increased funding from the Government have been futile.
In 2007, the university operated on a budgetary deficit of over sh40b, forcing the management to use lecturers’ pension funds to pay salaries. This provoked the academic staff association into a sit-down strike that led to the closure of the university for over two months.
A report by the council’s finance subcommittee, chaired by bursar Ben Byambabzi, last year indicated that the university was at risk of closing down due to a sh50b budget deficit amidst debts. The committee then suggested a 40% increment in tuition. But the Government blocked the move when the council had just started debating the proposal.
Makerere’s current fees structure was designed in 1996 and had not been reviewed since. The university has been the cheapest in East Africa, according to former vice-chancellor Livingstone Luboobi.
fonte http://allafrica.com – Francis Kagolo

Torna a inizio pagina

IN UGANDA HIV INFECTION SOARS
11 august 2009

The number of people getting infected with the HIV virus is increasing each year, with 130,000 Ugandans contracting it annually. This was revealed in Kampala yesterday at the launch of a campaign aimed at encouraging people to test for HIV/AIDS and avoid the pandemic.
The director general of the Uganda AIDS Commission, Dr. Kihumuro Apuuli, presided over the function. Under the campaign which will run from August to December, people will get free counseling and testing.
Kihumuro urged the Government to reinvent new strategies to fight HIV/AIDS. “To defeat HIV/AIDS, we need to start a new social movement to fight it. We have seen people’s behaviour change inthe past. That is why we managed to reduce the prevalence to the current 6.4%. It can be done again if we are to achieve our goal of reducing the disease.” Kihumuro said.
Dr. Peninah Iutung, the East and West Africa Bureau Chief for the AIDS Health Care Foundation, said HIV-positive people will be referred to health centers where they can access anti-retroviral treatment.
The campaign, dubbed ‘Stay Alive/Love Condoms’ is being coordinated by Care Uganda, a non-governmental organisation in partnership with the Ministry of Health.

fonte http://allafrica.com - Charles Ariko

Torna a inizio pagina

CONGO ORIENTALE: BILANCI A UN ANNO DA PRIMI ATTACCHI DEI RIBELLI
12 agosto 2009

Arrivano ormai con cadenza quotidiana notizie di violenze nella provincia orientale del Congo (estremo nord-est del paese) dove da un anno incursioni attribuite ai ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra) stanno causando vittime e un crescente numero di sfollati. Tra le aree più colpite c’è quella intorno a Dungu, uno dei principali centri della regione, dove negli ultimi giorni due persone sono state uccise e nove rapite.
A peggiorare la situazione la presenza di altri gruppi armati e la possibilità di scontri tra i ribelli e l’esercito, che è sostenuto dalla locale missione dell’Onu (Monuc) e da soldati ugandesi. Secondo l’ultimo bilancio diffuso alcuni giorni fa dall’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr), a causa del perdurante stato d’insicurezza tra luglio e agosto almeno 12.000 persone hanno dovuto abbandonare i rispettivi luoghi di origine portando a 270.000 il numero totale degli sfollati, una parte dei quali è riparata oltre confine, in Sud Sudan.
Dopo aver spostato le loro basi all’interno della Repubblica democratica del Congo, in fuga dall’Uganda, dallo scorso Settembre i ribelli Lra si sono resi protagonisti di centinaia di attacchi ai danni della popolazione e i civili uccisi sono stati circa 1300. Incursioni del Lra sono state segnalate anche in Sudan e nella Repubblica Centrafricana.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina


UGANDA: AUMENTATE DEL 40% LE TASSE UNIVERSITARIE
13 agosto 2009

Sono state aumentate del 40% le tasse d’iscrizione a tutte le università pubbliche: secondo mezzi d’informazione locali, la misura riguarda solo chi si iscriverà quest’anno per la prima volta. Il governo ha giustificato il provvedimento sostenendo che è dovuto all’aumento dell’inflazione e alla crisi economica globale.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina

L’AFRICA È UFFICIALMENTE ZONA LIBERA DA ARMI NUCLEARI
14 agosto 2009

È entrato in vigore ieri il trattato di Pelindaba, che stabilisce la denuclearizzazione del continente africano dichiarandolo “zona libera da armi nucleari“.
Ne dà notizia l’Istituto sudafricano di studi per la sicurezza (Iss), specificando che, dopo la ratifica del trattato da parte del Burundi il mese scorso, sono in tutto 28 i paesi africani che hanno convalidato l’accordo. Sottoscritto dall’Unione Africana (UA) e dai 53 paesi del continente nel 1996, il trattato di Pelindaba (una località vicino Pretoria, in Sudafrica) prevede che gli stati firmatari si impegnino a non acquisire armamenti nucleari, impedirne il transito sul proprio territorio e contribuire a circoscriverne la diffusione.
Il Sudafrica è l’unico paese del continente che aveva avviato programmi militari di ricerca nucleare; le armi, sviluppate proprio in una base a Pelindaba durante il periodo dell’apartheid, sono state smantellate volontariamente nei primi anni ‘90 durante la transizione alla democrazia. “L’entrata in vigore del trattato di Pelindaba – si legge in una nota dell’Iss – conferma la volontà di tutti i paesi dell’Africa di contribuire al disarmo internazionale e mettere al bando le armi nucleari“.

fonte
www.misna.org

Torna a inizio pagina


IN UGANDA STUDENTS PROTEST FEES HIKE
17 august 2009

Students in public universities have asked President Yoweri Museveni to halt the 40% increment in fees. The petition, filed by student leaders, requires the President to respond within two weeks. Spokesperson Kenneth Massette said: “We are waiting for his response.”
Massette made the remarks while addressing journalists at Makerere University yesterday. The affected five public universities are Makerere, Gulu, Kyambogo, Mbarara and Busitema.
In a joint statement, the university guild presidents expressed “deep dissatisfaction and disappointment” with the Government for endorsing the “exorbitant increment of 40% of tuition fees in public universities“.
Makerere, Kyambogo, Mbarara, Busitema and Gulu universities recently introduced new fees structures, which caused a public outcry. In a reaction, state minister for education Rukutana Mwesigwa justified the increment of fees, which he said had not been changed for two decades despite inflation.
But the the students noted that education, which they described as a fundamental right, would become a preserve for the rich. Massette stressed that the Government should promote free and compulsory basic education by ensuring that every citizen can attain university education.
Robert Okware, the Makerere guild president, said the increment was unreasonable. He noted the timing was also poor since most students had picked admission forms which did not state the new fees structure.
This leaves them with no alternatives as admissions to private universities have closed” Okware added. The guild bosses further noted that said they were not consulted before the fees hike as required by law.
However, Makerere spokesman Gilbert Kadilo said student guilds are represented by council and senate. He said the process of raising fees started with the previous guild presidents.

fonte http://allafrica.comJeff Lule

Torna a inizio pagina


YOUTH URGED TO DO PRACTICAL COURSES TUESDAY
18 august 2009

The youth have been urged to take up practical course as a way of being job-creators to earn a livelihood.
The managing director of Centre for Empowerment and Development, America Masiko, said most parents, teachers and students were taken up by academic success rather than earning a living. “The world is becoming more competitive and education today doesn’t guarantee employment. There is need to utilise your skills and talents” Masiko told the youth.

She was speaking at the opening of a five-day youth workshop at the centre’s offices in Kamwokya, a Kampala suburb, on Monday. “If you have a talent in sports, business or music, take it up as a profession. People have proved these professions to be more successful than academics” Masiko noted.
She urged the youth to build their self-esteem, saying it would help them control their lives. “Each one of you is born special. If you do not believe you are worthy of success, you won’t have the confidence to achieve it” Masiko said.
She further noted that the youth had many abilities that they were not aware of, adding that this limited their achievements. Masiko urged the youth to avoid alcohol, sex and drugs during their school holidays to protect themselves from diseases.

fonte www.newvision.co.ugRoderick Ahimbazwe

Torna a inizio pagina

UGANDA, LA GUERRA A FUMETTI
20 august 2009

Che il fumetto potesse essere un buon mezzo espressivo per raccontare la complessità e la follia della guerra, ce lo aveva già dimostrato Ari Folman con l’ottimo Valzer con Bashir.
E’ come se il realismo artificiale che si viene a creare su una tavola da disegno scavasse quella distanza necessaria fra noi e le cose che ci permette di sopportarle e di viverle. Il lettore può sempre rifugiarsi nell’artificiosità del disegno per allontanare da sé le atrocità della storia, salvo poi recuperarle attraverso la serietà della sceneggiatura. Esattamente come avviene in Unknown Soldier, dove la violenza viene usata per raccontare la guerra civile, che ha insanguinato l’Uganda fra il 1987 e il 2002.
Unknown Soldier è un personaggio dal volto sfigurato, sempre coperto dalle bende, creato originariamente nel 1966 per raccontare la seconda guerra mondiale. Joshua Dysart, lo sceneggiatore, e Alberto Ponticelli, il disegnatore, ne hanno recuperato i caratteri esteriori per catapultarlo in una dimensione completamente diversa: da agente segreto campione di mimetismo nel fumetto degli anni sessanta, Unknown Soldier diventa il dottor Lwanga Moses, convinto pacifista, desideroso di tornare nel Paese, che ha lasciato da bambino, per dare una mano al suo popolo.
La storia inizia con il conferimento a Lwanga di un premio umanitario e finisce con l’uccisione di un ragazzo da parte dello stesso, nel momento in cui la violenza diventa la soluzione ad ogni problema anche per lui. Perché Unknow Soldier non tratta solo della brutalità esteriore della guerra, ma anche delle trasformazioni che avvengono all’interno delle persone.
Dysert racconta di essersi interessato agli estremisti religiosi dopo l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle. In questo modo è avvenuto il suo incontro con Joseph Kony, capo dei ribelli ugandesi del Lord’s Resistance Army e ‘messaggero’ di Dio in terra, dotato di poteri soprannaturali. Ma la documentazione trovata su internet non poteva essere sufficiente per raccontare una guerra che in 17 anni ha lasciato a terra ventimila persone. Così all’inizio del 2007, dopo che nell’estate precedente era stato concordato un cessate il fuoco, Dysart parte per l’Uganda dove vive con il popolo Acholi e visita Kampala ed Entebbe.
Ciò che porta a casa sono storie troppo forti per essere raccontate in un fumetto e una seria dedizione per la causa che lo induce a scrivere anche un blog informatissimo e aggiornatissimo sull’Uganda. Oltre a mille foto utilizzate da Ponticelli per ricreare ambienti e personaggi.
Nel suo blog Dysart scrive: “Io ho visto persone al punto più basso della loro vita, poi sono tornato a casa e ho trasformato il tutto in un fumetto di guerra e azione. Facciamo del nostro meglio per non sfruttare semplicemente la vita di queste persone, ma nel mio cuore non sono sicuro che questa sia la cosa giusta da fare”.
In altri momenti, invece, lo sceneggiatore si mostra più fiducioso nel fine del suo lavoro: “Questo fumetto è una sorta di calvario per me. Ogni mese è una battaglia scriverlo. Viaggiare nell’Africa orientale, vivere con gli Alcholi, i Lango e i Baganda, stare nelle loro case, mangiare alla loro tavola, assistere alla gioia e ai dispiaceri della loro vita… Nulla nella mia vita può essere paragonato a queste esperienze e far rientrare tutta questa umanità viva dentro ad un libro di guerra, non è facile. Alcune volte mi domando se è la cosa giusta da fare, ma il fatto che la gente legga questo blog, lasci un commento e si faccia coinvolgere nella discussione… mi fa sperare che la decisone commerciale che abbiamo preso con questo libro ci porti davvero a diffondere nuove idee sull’Africa“.
Considerando l’argomento e l’impostazione, così diversa dal solito racconto di guerra, il libro ha venduto discretamente ed è stato accolto positivamente dalla critica che lo ha giudicato “allo stesso tempo rilevante per la vita reale e visceralmente entusiasmante“, al punto da nominarlo per un Eisner Awards, gli oscar dei fumetti, nella categoria ‘nuove storie’.
Il prossimo 26 agosto la Vertigo, la casa editrice che pubblica il fumetto, farà uscire la ristampa della serie completa in edizione da collezione. E se si dovesse decidere per far proseguire la storia, Dysart ha promesso di voler raccontare anche i finanziamenti che arrivano ai ribelli, il ruolo delle corporation nel conflitto e i test farmaceutici illegali che vengono condotti sulle popolazioni indigene.
Non resta da sperare che le vendite vadano bene e che la casa editrice scelga di andare avanti.

fonte http://it.peacereporter.netChiara Pracchi

Torna a inizio pagina

UGANDA: 98 PERCENT OF KIDS DO NOT GO TO NURSERY
26 august 2009

Only 2% of Ugandan children receive early childhood education, a report has said.
The latest Education for All Global Monitoring Report shows that Uganda has a gross enrolment in nursery schools of 2.1%. This is a decline from the 1999 figure which put the enrolment at 4%.
A recent World Bank paper showed that early childhood education led to better school performance.

The paper showed that if pre-schooling is increased by 40%, repetition rates would reduce from 20 to 15% and school completion rates would be enhanced by 13%.
In a meeting by legislators and ministry officials at Speke Hotel Munyonyo, the United Nations Children’s Fund country representative, Margo O’Sullivan, called upon the Government to pay keen attention to nursery education. “It is difficult and expensive to compensate for educational and social disadvantages among older children and adults than providing early childhood education” O’Sullivan said.
She noted that the completion rate at primary level in Uganda for both boys and girls was 43% and the drop out rate was 57% though government does not invest in pre-primary schools, it has a partnership with private owners of such establishments. Due to the absence of enough primary schools in rural areas parents are tempted to send underage children to primary schools, the early childhood specialist, Ndayidde Hajara, said recently.
Today, most nursery schools countrywide are neither licensed nor registered. Uganda started Universal Primary Education in 1997. Some educationists say this might increase the neglect of pre-primary education. They argue that most parents look for only free primary education.
fonte http://allafrica.comConan Businge

Torna a inizio pagina


DOPO SUDAN, CRESCE MINACCIA RIBELLI LRA ANCHE IN CONGO E CENTRAFRICA
28 august 2009

Attacchi dei ribelli ugandesi del Lord’s Resistance Army (Lra, Esercito di resistenza del Signore) hanno causato nelle ultime tre settimane lo sfollamento di circa 125.000 persone lungo i confini di Repubblica Centrafricana, Congo e Sud Sudan.
A rivelarlo è l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) secondo cui alcune agenzie umanitarie sono state costrette a ritirare il proprio personale dalla zona a causa della crescente insicurezza. Negli ultimi mesi i ribelli avrebbero sequestrato migliaia di bambini, per arruolarli nelle loro milizie, oltre ad aver saccheggiato e incendiato diverse decine di villaggi.

Solo nel mese di giugno i ribelli dell’Lra hanno condotto 55 attacchi in Congo, contro altrettanti centri abitati che sono stati saccheggiati e devastati” ha denunciato il portavoce di Unhcr David Nthengwe, durante una conferenza stampa a Goma, nel Nord-Kivu. Sul capo della guida dell’Lra, Joseph Kony, pendono 33 capi d’accusa tra cui crimini di guerra e contro l’umanità.
Un’operazione militare congiunta ugandese-congolese tra dicembre e marzo ha portato alla distruzione delle basi che i ribelli avevano nelle fitte foreste dell’est del Congo, spingendo per l’Lra a dividersi in piccoli gruppi che col passare del tempo hanno allargato il loro spettro d’azione, originariamente limitato al Congo, anche al Sud Sudan e al Centrafrica.
fonte www.misna.org

Torna a inizio pagina


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli


UgandAbout – marzo 2009

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel marzo 2009:

RISO E COOPERAZIONE AFRO-ASIATICI PER COMBATTERE FAME E POVERTÀ
27 marzo 2009

INTENSIFY FIGHT AGAINST MURDER
25 march 2009

UCCISO LEADER DEI RIBELLI
11 marzo 2009

CONTRACTORS D’UGANDA: UN BUON AFFARE
7 marzo 2009

KAMPALA E KINSHASA RAFFORZANO I RAPPORTI
5 marzo 2009



RISO E COOPERAZIONE AFRO-ASIATICI PER COMBATTERE FAME E POVERTÀ

27 marzo 2009

Un prestito e alcuni esperti giapponesi promettono di aiutare in Uganda la ricerca sul nuovo riso per l’Africa, una varietà molto produttiva e resistente ai climi aridi, che, ottenuto da un ricercatore africano, nasce dall’incrocio di chicchi asiatici e africani.
Dopo aver ringraziato i delegati dell’Ente nipponico per la cooperazione internazionale, il ministro delle Finanze Syda Bbumba ha espresso la speranza che gli studi sul nuovo riso rendano l’agricoltura nazionale più moderna. Realizzato con anni di pazienti e raffinati esperimenti dallo specialista sierraleonese Monty Jones del Centro africano per il Riso (Warda/Adrao), l’ibrido ‘Nerica’, dopo colture pilota in alcuni paesi dell’Africa Occidentale (Benin, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Togo) è stato da tempo accettato nell’Africa orientale: già nel 2005 erano almeno 10.000 gli ettari di terreno ugandese, in particolare al nord e nell’est, inclusa la zona di Gulu, in cui il Nerica stava dando buoni risultati, con la possibilità di due abbondanti raccolti annuali.
Ottenuto dall’incrocio tra la più resistente varietà africana, oryza glaberrima, e la più prolifica asiatica oryza sativa, il Nerica, per la cui diffusione venne anni fa istituito un consorzio che, con sede nel Benin, a Cotonou, fa capo all’Ari (iniziativa per il riso africano), ha procurato a Jones anche il World Food prize, un riconoscimento paragonabile a un Nobel per l’agricoltura.
Il Nerica, di cui sono state utilizzate solo alcune delle 3000 possibili varianti, cresce bene anche in zone collinose e poco fertili, su terreni bagnati solo dalle normali piogge, ed è più resistente di altre specie all’azione di parassiti o malattie; il suo nome deriva dalle iniziali di ‘New rice for Africa’ (nuovo riso per l’Africa) ed è un tipico esempio di riuscita ricerca interamente africana a vantaggio immediato dello stesso continente. La produzione africana di riso, di cui c’è crescente bisogno in molte zone sub-sahariane del continente, equivale a una frazione minima del totale mondiale che proviene soprattutto da 17 milioni di ettari di coltivazioni in Asia e più di quattro milioni di ettari in America Latina. Il nuovo riso africano cresce e matura in appena 90 giorni, con rese molto elevate e contenuti proteinici più ricchi delle altre varietà.
fonte www.misna.org


INTENSIFY FIGHT AGAINST MURDER

25 march 2009

The internal affairs ministry and other security agencies have been urged to step up intelligence to crackdown on the increasing cases of human sacrifice. Gender, labour and social development minister Gabriel Olio said the security organs should network to gather enough evidence to arrest and prosecute the culprits.
He was addressing stakeholders at the inauguration of the fourth National Council for Children at Grand Imperial Hotel in Kampala on Tuesday.
The retired bishop of Mityana diocese, the Rt. Rev. Dustan Bukenya, however, said prosecution was not enough. He recommended criminalising witchcraft and banning activities of traditional doctors as the way forward.
“Let us emulate Tanzania, which has banned traditional doctors. We have been embarrassed before the international community by the inhuman practices” stated Bukenya, who is also a children’s rights activist and a member of the council. “Without witchdoctors, we would not be having this problem.”
Loice Bwambale, a former MP, took over office as the new chairperson, replacing the Rev. Fr. Louis Turyamureeba. Olio condemned parents, who torture their children, saying they needed psychiatric and spiritual help.
fonte www.allafrica.com – Eddie Ssejjoba (Kampala)


UCCISO LEADER DEI RIBELLI

11 marzo 2009

Duro colpo all’LRA (Lord’s Resistence Army): l’esercito ugandese ha colpito Okello Yape: “L’operazione nella giungla sudanese, che è ancora in corso, ha ottenuto un altro risultato e ha colpito di nuovo l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA). Il Tenente Colonnello Okello Yape è stato ucciso nel sud-ovest di Rikwangba“.
Questo il testo del comunicato diffuso oggi dal comando militare dell’Uganda, con il quale si annuncia l’uccisione di uno dei più importanti comandanti dell’LRA, la milizia ribelle che combatte il governo centrale ugandese puntando all’instaurazione di un regime basato sul rispetto dei dieci comandamenti della religione cristiana.
A comunicarlo alla stampa è stato il portavoce dell’Esercito, maggiore Felix Kulayigye, che ha precisato come Yape sia stato ucciso due giorni fa ma anche che è stato necessario del tempo per l’identificazione.
La scorsa settimana le truppe avevano catturato Thomas Kwoyelo, ritenuto uno dei leader dell’LRA, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. I soldati ugandesi, congolesi e del Sudan meridionale hanno lanciato a dicembre scorso un’operazione congiunta contro l’LRA dopo che il suo leader Joseph Kony aveva rifiutato l’accordo di pace con il governo di Kampala.
fonte www.peacereporter.it


CONTRACTORS D’UGANDA: UN BUON AFFARE

7 marzo 2009

Migliaia di ugandesi impiegati come “contractors” in Iraq: un giro d’affari da 90 milioni di dollari. Qualche mese fa il quotidiano ‘The New Vision’ di Kampala ha condotto un’inchiesta sul giro d’affari che gravita intorno ai contractors ugandesi, uomini e donne disposti a tutto pur di essere spediti in Iraq come guardie private per 600 dollari al mese.
Messo a confronto con gli stipendi dei colleghi statunitensi, che partono da un minimo di 4 mila per arrivare, in alcuni casi, fino a 15 mila dollari al mese, quello degli uomini d’Uganda fa ridere; ma non importa: queste persone farebbero comunque carte false per partire.
Non sono pochi gli esempi di quelli che dopo solo un anno di lavoro in Iraq, considerato il Paese più pericoloso al mondo, sono ritornati in patria e hanno acquistato casa e aperto nuove attività commerciali. E’ stato calcolato che sono circa 12 mila gli ugandesi, tra uomini e donne, impiegati a sorvegliare aeroporti, basi militari, cisterne di acqua e istallazioni petrolifere dislocate in Iraq.
Le quattro società di reclutamento autorizzate dal governo – Watertight, Askar, Dreshak, Gideon’s Men - provvedono alla formazione ‘professionale’. In quello che un tempo era un campo di calcio, gli istruttori insegnano a un plotone di centinaia di uomini e donne l’uso di armi automatiche, la loro manutenzione e i rudimenti per l’auto-medicazione. Non tutti quelli che si presentano avranno poi la sicurezza di guadagnare un biglietto per l’Iraq. Solo chi risulta idoneo sarà ingaggiato. Le entrate di queste società ‘esportatrici di manodopera’, derivano principalmente dai corsi formativi e in secondo luogo da una percentuale, generalmente intorno al 10, dedotta dal primo stipendio di coloro che vengono poi impiegati in Iraq.
E poi c’è l’indotto, quello illegale. Ci sono molti truffatori che riescono a farsi pagare fino a 500 dollari promettendo viaggio e lavoro in Iraq, salvo poi sparire nel nulla. Da quelle parti, dunque, l’annuncio del presidente Usa Barack Obama di voler ritirare le truppe dall’Iraq anche prima del 2011, non deve essere stato accolto di buon grado.
In Uganda, parte dell’opinione pubblica si è schierata contro il governo che permette questa forma di schiavitù moderna. Inoltre, le notizie arrivate nel Paese africano secondo cui gli ugandesi verrebbero trattati dagli americani come bestie, picchiati e sodomizzati, e che le donne sarebbero usate come oggetti sessuali, non hanno fatto che inasprire la polemica.
‘The Christian Science Monitor’ di Boston ha cercato di dare una spiegazione al boom dei contractors ugandesi. La guerra in Iraq, si legge in un articolo a firma di Max Delany, è il conflitto più ‘privatizzato’ della storia. Secondo i dati forniti dal Congressional Budget Office, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiuso contratti con aziende private per un valore di oltre 100 miliardi di dollari.
Per le multinazionali impegnate in Iraq, pescare nel bacino ugandese si è rivelato un grande affare: in quanto ex colonia della Corona, si ha a che fare con persone anglofone; la ventennale lotta con la guerriglia di Joseph Koni e la LRA, rappresenta un ulteriore elemento di esperienza che gli ugandesi possono aver guadagnato sul campo. Ma soprattutto, l’elevato tasso disoccupazione e le bassissime condizioni di vita, rendono la manodopera ugandese molto conveniente.
Tanto che da quando sono entrati ‘nel mercato’, i loro stipendi hanno avuto una forza attrattiva, verso il basso, anche per gli altri. Gli indiani, per rimanere competitivi, si sono visti costretti a un taglio sui loro stipendi del 40%.
fonte www.peacereporter.it


KAMPALA E KINSHASA RAFFORZANO I RAPPORTI

5 marzo 2009

Accordi di natura economica e politica sono stati sottoscritti a margine di un incontro tra il presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, e quello della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila.
Secondo il quotidiano di Kampala ‘New Vision’, i due capi di stato hanno deciso dopo diversi anni di ristabilire rapporti diplomatici al livello di ambasciatori. Museveni e Kabila hanno raggiunto un’intesa sulla fornitura di elettricità ugandese in due cittadine del Congo orientale e sulla cooperazione tecnologica per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio situati nel Lago Albert, al confine tra i due paesi.
Durante i colloqui, che si sono svolti ieri nel villaggio frontaliero di Kasese, i presidenti hanno discusso anche dell’operazione militare congiunta avviata in dicembre nell’est del Congo contro i ribelli nord-ugandesi dell’LRA.
fonte
www.misna.org


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli

UgandAbout – gennaio 2009

Eccovi alcune notizie sull’Uganda e sull’Africa recuperate da internet nel gennaio 2009:

SCHOOLS HIKE FEES FOR 2009 ACADEMIC YEAR TUESDAY
27 january 2009

MENINGITE, VACCINAZIONI DI MASSA PER BLOCCARE EPIDEMIA
23 gennaio 2009

LA CORTE SUPREMA RESPINGE UN APPELLO PER L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
21 gennaio 2009

UN’AUTO ECOLOGICA TARGATA MAKERERE
20 gennaio 2009

MAKERERE UNIVERSITY TO PHASE OUT FACULTIES
19 january 2009

UGANDA, INTERNET USERS GROW
19 january 2009

IL MOVIMENTO RIBELLE DI JOSPEH KONY CHIEDE UN CESSATE IL FUOCO
12 gennaio 2009

PROGRESSI NELL’ISTRUZIONE MA ANCORA 160 MILIONI DI ANALFABETI
9 gennaio 2009

RIBELLI UGANDESI ACCUSATI DI ATTACCHI A VILLAGGI NEL SUD
8 gennaio 2009

KONY REBELS RAPE 80 CONGOLESE WOMEN
7 january 2009



SCHOOLS HIKE FEES FOR 2009 ACADEMIC YEAR TUESDAY
27 january 2009

A number of secondary schools, particularly those with the boarding sections, have increased school fees for the new academic year which opens on Monday. According to a survey carried out by The New Vision, some government and private secondary schools raised their fees by about sh50,000.
The head teachers said the adjustment was due to increasing food prices and other services.

Even those that have not yet increased have applied to the ministry of education to allow them increase fees. These include Kibibi SS, Gombe SS, St. Mary’s College Kisubi, Ntare School, Ndejje SS, Bweranyangi Girls, Trinity College Nabingo, Nyakasura School, Makerere college, Wanyange Girls, Maryhill, St. Peter’s Nsambya and Our Lady Gayaza High school.
Other schools that have applied to increase fees are Kawempe Muslim, Iganga SS, Teso College Aloet, Mengo SS and Lubiri SS. Nabisunsa Girls increased fees at the beginning of the third term in 2008. Mt. St. Mary’s Namagunga, Gayaza High School and St Henry’s College Kitovu have not yet decided to increase fees although officials there said the “schools are struggling to cope“.
Several head teachers said the ministry had delayed to respond to their requests to raise the money.
“We put in our proposal but there was no response. We are waiting for our annual general meeting in March to take a decision” said Brother Edward Bukenya, the head teacher of St. Mary’s College Kisubi.
The head teacher of Kibuli SS, Ibrahim Matovu, said: “The ministry has allowed us to increase by sh50,000 effective this year”.
Kyambogo College has increased by sh20,000, said Anne Lubanga, the head teacher. The head teacher of Kings College Budo yesterday said: “We did not increase our fees this year because we increased in 2007″.
Many head teachers’ declined to discuss the issue, saying it was the decision of the board of governors. Others were not keen to divulge the amount by which they had increased.
The acting permanent secretary in the education ministry, Dr. John Mbabazi, yesterday said the ministry had allowed some schools to increase their fees. “In cases where there was a genuine reason, we allowed the school to increase. Those who are complaining have not received a favourable response which would allow them to increase” he stated.
Mbabazi said the ministry has been handling the issue of school fees on a “case by case basis”. The policy requires head teachers to seek approval from the permanent secretary before they can increase fees.
The head teachers who have not increased fees complained that the money available could only feed the students. “The school can no longer carry out any development projects such as construction. The fees paid can only pay salaries, feed the students and run the school. We cannot afford to build even a small classroom” said Hajji Mubiru of Kibibi SS.
The head teacher of Greenhill Academy, Veronica Maraka, said: “We are waiting for a board meeting to decide whether or not to increase fees”.
Over the last year, schools were forced to increase fees following the recent increase in food prices.
fonte www.newvision.co.ug – By Fortunate Ahimbisibwe and Raymond Baguma


MENINGITE, VACCINAZIONI DI MASSA PER BLOCCARE EPIDEMIA
23 gennaio 2009

Una massiccia operazione di vaccinazione contro la meningite è stata annunciata dal ministero della Sanità di Kampala nei distretti di Arua, Hoima e Masindi (nel nord-ovest del paese) dove è in corso una virulenta epidemia di meningite che, secondo gli ultimi dati, ha ucciso almeno 35 persone, contagiandone circa 200. Secondo le informazioni diffuse dal ministero la zona più colpita risulta essere quella di Arua, con 150 casi e 18 decessi, seguita dal distretto di Hoima (47 casi e 13 decessi) e quella di Masindi, con 14 casi e 4 morti.
In una nota diffusa nei giorni scorsi, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha confermato le preoccupazioni per l’epidemia in corso, precisando che in almeno un caso (il distretto di Hoima) è stato superato il livello di allarme di cinque casi ogni 1000 abitanti e ha lanciato l’allarme anche sulla regione della Karamoja, dove la diffusione della malattia potrebbe essere favorita dall’attuale stagione secca. La vaccinazione di massa nei tre distretti dovrebbe iniziare in settimana, ma ancora non è stata fissata una data certa.
L’Uganda si trova nella cosiddetta ‘cintura della meningite’, la regione sub-sahariana che si estende dal Senegal all’Etiopia abitata da 300 milioni di persone dove tra dicembre e giugno, durante la stagione secca, si presentano virulente epidemie di questa infezione delle membrane cerebrali.
fonte
www.misna.org


LA CORTE SUPREMA RESPINGE UN APPELLO PER L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE
21 gennaio 2009

La Corte Suprema ugandese ha respinto oggi un appello per l’abolizione della pena di morte, firmato da oltre quattrocento condannati e supportato da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani.
Il codice penale dell’Uganda prevede la pena capitale per quindici reati. Il 10 giugno 2005 la Corte Suprema aveva ritenuto incostituzionale l’applicazione della pena di morte per alcuni di questi reati, ordinando quindi al Parlamento di emendare la legislazione in vigore.
L’aspetto innovativo contenuto in quest’ultima sentenza della Corte è che i condannati non possono rimanere in attesa dell’esecuzione della pena capitale per più di 3 anni. Grazie a questa norma si avranno perciò molte amnistie.
Molti dei condannati che hanno presentato la petizione sono in prigione da oltre un decennio e, alcuni di loro, sono reclusi addirittura dagli anni Settanta. Per loro, la condanna a morte è stata quindi commutata nella pena del carcere a vita.
La Corte ha motivato la decisione di non abolire la pena di morte basandosi sul fatto che, nonostante non si eseguano pene capitali dal 1999 (quando sono state impiccate 28 persone in un solo giorno), comunque l’esistenza di tale pena ha agito da deterrente nel commettere atti criminali.
Il 18 dicembre 2008, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Uganda aveva votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali.
fonte www.peacereporter.it


UN’AUTO ECOLOGICA TARGATA MAKERERE
20 gennaio 2009

Sei studenti d’ingegneria ugandesi dell’Università di Makerere (Kampala) hanno tenuto alto l’orgoglio scientifico dell’Africa partecipando alla realizzazione di un prototipo di automobile ecologica, capace di percorrere 80 chilometri con un litro di carburante, in un incontro che nelle scorse settimane ha riunito presso il Politecnico di Torino una cinquantina di giovani universitari in materie tecniche da 21 prestigiosi atenei del mondo, tra cui il Massachusetts Institute of tecnology (Mit) di Boston, le università di Harvard e Princeton ma anche l’ateneo indiano Delhi College.
“A causa del colore della nostra pelle abbiamo avuto qualche problema a farci prendere sul serio, ma dopo due settimane ci hanno messo a lavorare sulle parti più importanti del prototipo” ha detto al quotidiano ugandese ‘New Vision’ Steven Ntambi, uno dei sei studenti, su un totale di 11 inizialmente scelti, che hanno avuto la possibilità di recarsi a Torino, dove sono stati poi ospiti dell’amministrazione locale.
“Abbiamo avuto qualche problema a presentarci, la maggior parte degli scienziati non aveva sentito parlare dell’università di Makerere, e dovevamo spiegare che si trova in Uganda” ha continuato Ntambi riferendosi alla sua facoltà di ingegneria, in realtà in una delle università più importanti del continente, e l’unica tra le africane ad essere stata scelta per il progetto sostenuto dal Vehicle Design Summit un consorzio internazionale guidato dal Mit con finanziamenti del settore privato per trovare soluzioni ingegneristiche a problemi di rilevanza globale.
Il prototipo dell’auto realizzato in dieci settimane presso il Politecnico di Torino ha la caratteristica di essere un sistema ibrido che unisce il basso consumo di carburante con un sistema di propulsione elettrico, agganciato alla batteria del mezzo, e che si prevede sarà presentato ufficialmente nel 2010.
La stampa ugandese riferisce che i sei studenti africani hanno impressionato molto positivamente i docenti della prestigiosa università tecnica torinese che hanno offerto loro di restare, ma sono stati convinti dal proprio professore a rientrare in Uganda per lavorare alla futura creazione di un centro di progettazione automobilistico presso l’Università di Makerere.
fonte www.misna.org


MAKERERE UNIVERSITY TO PHASE OUT FACULTIES
19 january 2009

Makerere University plans to phase out faculties and replace them with constituent colleges which are easier to manage, the Chancellor, Prof. Mondo Kagonyera, said yesterday. Under the college system, Kagonyera said, the university’s faculties will be merged.
“The college system will fundamentally reduce the number of units of the university and make it more nimble and efficient”.
Makerere University administration has persistently been criticised for inefficiency and mismanagement, including the delay to release results and academic transcripts.

Some of the graduands interviewed yesterday complained that their colleagues had not graduated because of missing results. “We were more than 300 students in my class but only about 130 have graduated” said a Bachelor of Science graduand.
Kagonyera said he would discuss with the university management ways to address delayed results, which ultimately delays the students’ graduation. “I have received a lot of complaints about unduly delayed results. Consequently, for no fault of their own, many students will not graduate now. It is imperative that work by both students and staff is streamlined so that every event takes place predictably” Kagonyera said.
Out of the 12,346 students who are graduating, 30 have PhDs, 878 masters and 11,097 bachelors’ degrees. A total of 110 were awarded post-graduate diplomas.
Kagonyera urged the university to issue transcripts on time so that former students do not have to forge transcripts as they hunt for jobs.
About the shift to the college system, vice-chancellor Prof. Livingstone Luboobi said it would help in reviewing the curriculum and consolidating programmes. “The system will also facilitate interdisciplinary teaching, thus offering students a wider choice of subject combination” he said.
The university launched the College of Health Sciences based at Mulago Hospital in December 2007. Currently, Makerere has 10 faculties, six institutes and four schools.
Steven Kasiima, a commissioner in the Uganda Police, was among the PhD graduands. Former Police spokesman Simeo Nsubuga graduated with a masters’ degree in human rights. The overall best student was Emmanuel Ishengoma of Industrial and Fine arts who scored a cumulative average of 4.91 out of 5.0. Innocent Tumugabirwe was the best from sciences with 4.71 in Business Statistics.
fonte www.allafrica.com – Fortunate Ahimbisibwe and Catherine Bekunda


UGANDA, INTERNET USERS GROW
19 january 2009

Uganda has been ranked seventh in terms of people who access the Internet in Africa. Nigeria leads the continent with 10 million people using the Internet, beating South Africa and Egypt. The statistics were released in Hyderabad, India during the Internet Governance Forum Meeting.
Nigeria, Africa’s most populous nation with over 140 million, is followed by Egypt and Morocco with 8.6 and 7.3 million users respectively.
South Africa comes fourth with 5.1 million users followed by Algeria, Kenya, Uganda, Tunisia, Sudan and Zimbabwe, making up the top 10.
Africa has 51,065,630 users and an Internet penetration of 5.3%, which is way below the world average of 21.9%.
The US leads the world chart with 220 million Internet users followed by China (210 million) and Japan (88.1 million).
Brazil has 81 million users, followed by India with 53.1 million.
The UK has 40.2 million users, Germany 39.1 million, Republic of Korea 35.5 million, Italy 32 million and France 31.5 million.
fonte www.allafrica.com – Paul Tentena (Kampala)


IL MOVIMENTO RIBELLE DI JOSPEH KONY CHIEDE UN CESSATE IL FUOCO
12 gennaio 2009

I ribelli ugandesi dell’Esercito della Resistenza del Signore (LRA) hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco. L’appello è stato consegnato da David Matsanga, rappresentante dell’LRA, a Joachim Chissano, ex presidente mozambicano e mediatore delle Nazioni Unite attualmente impegnato a cercare una soluzione del conflitto.
Dopo il fallimento dei colloqui di pace, forze provenienti dall’Uganda, dal Sudan meridionale e dalla Repubblica Democratica del Congo, hanno attaccato l’LRA a metà dello scorso dicembre. Dall’inizio delle operazioni, l’LRA è accusato di aver massacrato quasi 400 civili nella zona nord est della repubblica Democratica del Congo, compresa l’uccisione di una quarantina di persone in una chiesa nei pressi di Doruma il giorno dopo Natale. Sono circa vent’anni che diversi paesi, tra i quali l’Uganda e la Repubblica Centrafricana sono colpite dai raid dell’LRA, che però nega di aver mai condotto attacchi nei confronti della popolazione civile.
L’appello consegnato a Chissano è rivolto ai leader di Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Sudan meridionale, al leader dell’Unione africana e al segretario generale delle Nazioni Unite.
Stando al contenuto dell’appello, la tregua sarebbe necessaria a causa dell’impossibilità di battere l’LRA, non perché le operazione delle forze congiunte stiano mettendo in difficoltà il movimento. L’LRA ha inoltre fatto sapere che non firmerà nessun trattato di pace fino a quando la Corte Penale Internazionale non ritirerà il mandato di arresto nei confronti del leader ribelle Joseph Kony.
fonte www.peacereporter.it


PROGRESSI NELL’ISTRUZIONE MA ANCORA 160 MILIONI DI ANALFABETI
9 gennaio 2009

Sono almeno 160 milioni gli adulti analfabeti in Africa, due terzi dei quali donne: lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) Koichiro Matsuura intervenendo alla cerimonia per i festeggiamenti del centenario del King’s College di Lagos (Nigeria), una delle principali istituzioni educative dell’intera Africa occidentale.
Matsuura ha però sottolineato i recenti progressi del continente in materia di istruzione, dove si è registrato un aumento del 42% dell’accesso alle scuole primarie e secondarie, evidenziando comunque come le sfide ancora aperte (a cominciare dall’analfabetismo) debbano essere priorità dalle Nazioni Unite e dai governi del continente, dal momento che rappresentano uno dei principali freni allo sviluppo.
Il segretario dell’Unesco ha poi indicato come altre sfide nel settore dell’istruzione l’ineguaglianza di possibilità fornite alle donne e la necessità di migliorare la qualità dell’insegnamento.
Anche per questo, Matsuura ha chiesto alle grandi compagnie internazionali che negli ultimi anni hanno moltiplicato i loro volumi di affari con i paesi africani di destinare parte dei loro utili al finanziamento dell’educazione in Africa attraverso istituzioni terze.
fonte www.misna.org


RIBELLI UGANDESI ACCUSATI DI ATTACCHI A VILLAGGI NEL SUD
8 gennaio 2009

Sarebbero oltre 50 le persone uccise nelle ultime due settimane nella contea di Maridi, nello stato di Western Equatoria in Sud Sudan, in una serie di attacchi attribuiti ai ribelli ugandesi del LRA.
Lo riferisce la stampa sudanese citando il deputato Bashir Bandi, presidente della Commissione per la cultura e l’informazione del parlamento sud sudanese, il quale ha precisato che un gruppo di ribelli ha attraversato il confine tra Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan nei giorni di Natale per fuggire dagli attacchi lanciati dagli eserciti di Congo, Sudan e Uganda nelle roccaforti delle LRA, nel parco della Garamba.
Bandi, rappresentante della Contea di Maridi al parlamento sud sudanese, ha anche aggiunto che almeno una decina di persone sarebbero state rapite dai ribelli e che giungono notizie, ancora non confermate, di altri attacchi e numerose vittime anche da zone vicine alla sua contea.
Le violenze avrebbero provocato inoltre lo sfollamento di alcune migliaia di persone, le prime stime parlano di oltre 7000, e la distruzione di numerosi villaggi.
fonte www.misna.org


KONY REBELS RAPE 80 CONGOLESE WOMEN
7 january 2009

In just two days, reclusive rebel leader Joseph Kony and his fighters raped over 80 Congolese women in the towns of Faradje and Tadu in the Orientale province in the north-eastern Congo.
The United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) team and other UN officials who visited the area on Tuesday said the residents were shocked and traumatised by the brutality of the attacks.
“Those who fled the town and local organisations said more than 80 women were raped during the two-day period” said the UNHCR spokesperson, Ron Redmond, at the press briefing yesterday at the Palais des Nations in Geneva.
The rebels also burnt over 800 houses, three schools, government buildings and health care centres, with most families losing their annual harvest in the fire.
The northeastern Congolese town of Faradje had been pillaged and destroyed by fire” said Redmond. Faradje, which lies 100km west of the DR Congo’s border with Sudan and Uganda, was attacked on December 25-26, leaving over 70 people dead and displacing nearly 40,000 others. During their visit to Faradje and Tadu, the team said it met local officials, representatives of local non-governmental organisations and displaced civilians.
The UN refugee agency said 225 people, including 160 children, were kidnapped by the rebels as they fled the joint offensive mounted by the Sudan, Congo and Uganda armies. The team estimates that the rebels killed up to 500 Congolese civilians in various attacks in the region since the launch on December 14 of operation lightning thunder led by the Ugandan troops.
Earlier, a catholic charity organisation, Caritas, had estimated that the rebels had killed 400 civilians. According to UN estimates, over 50,000 people have been forced to flee their homes since mid-December, on top of 50,000 others in the region who were displaced by an earlier escalation of clashes between last September and November.

The joint UN team found that most of those displaced by the LRA’s Christmas attack on Faradje and its surroundings were still hiding in the bush. Some of the displaced moved towards Tadu, 37km south of Faradje where more than 1,000 displaced people have been registered, mostly women and children. It found that the population was in dire need of food, shelter, medicine, clothes and other items.
“The area remains highly volatile and insecurity is a key obstacle for access by UNHCR and other aid agencies. The refugee agency is working with the local authorities and others to find ways of managing assistance in these inaccessible areas” said Redmond.
Meanwhile, the UN said it had received a preliminary report of another attack on Monday on the village of Napopo, which claimed up to eight lives and houses were set on fire.
An unknown number of people were reportedly kidnapped. Two days earlier, rebels attacked the village of Nagero, 24km north-west of Faradje, killing at least eight people and displacing some 3,500.
fonte www.allafrica.com – Barbara Among and Henry Mukasa (Kampala)


UgandAbout è un servizio dell’Associazione Italia Uganda Onlus a cura di Simona Meneghelli

Benvenuto

Nuovo del blog? Benvenuto!

DONA ORA ONLINE

Sostieni i nostri progetti


Mailinglist

Commenti

Contattaci

Associazione
Italia Uganda
Onlus

Via Bona di Savoia 1A
27100 Pavia

tel/fax  0382 467742
email  info@italiauganda.it