domenica 20 maggio 2012

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Che bella la “nuova” scuola!

L'esterno della scuola appena tinteggiata

Qualche mese fa vi ho raccontato della Parriet School, che ora si chiama Bishop Cipriano Kihangire Primary School. Questa scuola elementare di Luzira rischiava di chiudere e finire all’asta, lasciando i bimbi che la frequentavano in mezzo a una strada, ma grazie alle vostre donazioni e alle firme per il 5 per Mille dello scorso anno, insieme a Padre John abbiamo potuto rilevarla e riaprirla.

Il nuovo muro di cinta

Vi avevo lasciati descrivendovi i lavori di ristrutturazione iniziati da poco e necessari per mettere in sicurezza le strutture…ma soprattutto i bambini! Siamo partiti con gli interventi più indispensabili, per esempio abbiamo rifatto i controsoffitti e risistemato il muro di cinta e lo abbiamo costruito ex novo nelle parti dove prima non c’era…pensate ai rischi per i circa 150 bimbi che la notte dormivano a scuola!!

Ebbene, oggi sono felice di dirvi che approfittando della sospensione delle lezioni per le vacanze estive abbiamo finito di tinteggiare i muri esterni di tutti gli edifici con le aule e gli uffici, e con questi ultimi lavori abbiamo quasi terminato la risistemazione delle strutture principali.

Le bambine nel loro dormitorio

Speriamo di poter iniziare presto anche i rifacimenti dei bagni (che sono fatiscenti, per quanto abbiano su tutti i muri degli “affreschi” molto colorati e divertenti che insegnano ai bambini come usare la toilette!!) e la costruzione di dormitori più spaziosi sul retro della scuola. Voi stessi potete rendervi conto dalla foto di come gli attuali dormitori siano ormai super-affollati, oltre che cadenti…e avere stanze più spaziose significherebbe poter dare a tanti altri bambini, che magari vivono lontani, la possibilità di vivere qui e quindi di andare a scuola.

Certo, l’impegno necessario è molto: ma in tanti hanno già accolto il nostro appello e ci hanno dato una mano per ristrutturare la scuola, e sono sicura che in molti altri ancora risponderanno nelle prossime settimane. A tutti loro, a tutti voi, va il mio grazie più sincero…ma soprattutto quello di tutti i bimbi e le bimbe che ci aiuterete ad aiutare!

Giovedì 28 luglio: la Bishop Cipriano Kihangire Primary School

Giovedì. Stamattina le risa dei bambini che andavano a scuola sono arrivate ovattate come in un sogno. Ci svegliamo riposati come non succede mai quando siamo a casa. Il programma di oggi prevede la visita alla Parriet … ehm, volevo dire Bishop Cipriano Kihangire Primary School, nella mattinata. Ci accompagna Vincent.

Cristina mentre fa amicizia con i bimbi della nursery

I miei compagni di viaggio rimangono estasiati dalla scuola. E’ davvero accogliente, con il cortile centrale erboso e tanto spazio per correre e giocare. Oltre alla Primary, ci sono anche tre classi di Nursery. Come al solito, i più piccoli ci accolgono con canti e balletti, oltre che con giganteschi e nerissimi occhi spalancati e con sorrisi che conquisterebbero chiunque.

Vediamo i dormitori: ci sono oltre 140 letti a castello di tre piani stipati in alcune stanze che dovrebbero essere aule scolastiche. Lo spazio è ridotto ai minimi termini, eppure i bambini che dormono qui sono fortunati, perchè hanno un tetto sopra la testa, un materasso e coperte calde sotto cui riposare. Chissà quanti bambini vorrebbero essere al loro posto, e invece sono costretti a dormire per strada!!

Le aule sono affollate, ma non quanto alla scuola primaria governativa. La classe più numerosa è di 91 alunni … mentre alla St. James alcune sono anche il doppio! Comunque con la associazione Italia Uganda abbiamo già iniziato la ristrutturazione della scuola, e nei prossimi mesi oltre ai dormitori nuovi cercheremo anche di costruire più aule, così che per ogni classe si possano fare almeno due sezioni!

... e i piccoli felici durante la ricreazione!

Curiosiamo in cucina (siamo arrivati all’incirca all’intervallo e stanno già distribuendo bicchieri di porridge a tutti i bimbi, a cominciare da quelli della Nursery) … il menu del pranzo di oggi è polenta e fagioli, ma ci dicono che nel corso della settimana i cibi variano molto, e spesso vengono distribuiti anche riso, patate dolci, manioca, tonno (ce lo fanno vedere … anche qui sono le scatolette di tonno che inviamo dall’Italia con i containers!!). Comunque le cuoche stanno aggiungendo ai fagioli anche pomodori e insalata, così che i bimbi oltre alle proteine dei legumi e ai carboidrati della polenta possano ricevere anche una dose di vitamine!

La BCK primary school è famosa, anche tra le scuole del circondario, per accogliere anche ragazzi di altri Paesi: Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, ma soprattutto Sudan. In ogni classe ci sono almeno 7-8 ragazzi sudanesi. Li riconosci perchè sono altissimi e la loro pelle è scurissima! Il preside, con commozione e orgoglio, ci racconta che, quando arrivavano come profughi, erano bambini distrutti. Avevano vissuto anni di guerra, visto violentare le proprie madri o uccidere i propri padri sotto i loro occhi, quando non erano stati costretti loro stessi a uccidere qualcuno per salvarsi la vita. Il recupero è lento, ci vogliono mesi di affiancamento, incontri, lunghi discorsi insieme a loro, si tratta di conquistare la loro fiducia e di fargli riconquistare pian piano la fiducia negli altri esseri umani. Cosa non facile, considerando anche che molti ugandesi tendono a discriminarli: pensano che persone con la pelle così scura non possano avere un cuore limpido. Purtroppo il razzismo è una brutta bestia, che cresce ovunque!

Torniamo per il pranzo e subito dopo inizia a piovere: grossi goccioloni cadono dal cielo uno dopo l’altro, penetrando nella terra riarsa. La gente non aspetta altro, qui è un bene quando piove, qui è ancora evidente come l’acqua sia vita.

Smette di piovere intorno alle 17 (intanto ci facciamo una lunga chiacchierata in sala … e io ne approfitto per andare con Ronald a pagare il lodge per la notte che passeremo al parco). Chiediamo a Jilda e alle altre ragazze del sostegno a distanza se gli va di accompagnarci a fare due passi: ci fanno fare il giro della collina … ma dopo chilometri di passeggiata raggiungiamo un locale molto carino sulla strada principale, dove ci rilassiamo bevendo una birra. Per 15 persone, paghiamo quanto per un cocktail in un locale simile in Italia.

Ritorno in missione, rosario, cena, poi partita a scopa: nonostante la mia congenita incapacità, gioco in coppia con Ettore e ne usciamo vincitori.

A nanna abbastanza presto … le ragazze del sostegno a distanza ci aspettano domattina per le otto e mezza!! Buonanotte.

Mercoledì 27 luglio: la sezione Boarding e il Benedict Medical Centre

Siamo a mercoledì. Alle 6 sento i bambini che corrono in cortile per prendere il bus che li porterà a scuola. Rimango ancora un po’ a poltrire anche se ormai sono sveglia. A colazione sono praticamente la prima, poi mi fermo un po’ in cortile a prendere il primo sole e ad aspettare gli altri miei compagni.

Esame di chimica in corso

Partiamo con Ronald, Jilda e l’immancabile fotografo Patrick alla volta della scuola superiore, sezione Boarding, quella con annesso il collegio. La sua costruzione è stato uno dei primi progetti sostenuti dalla nostra associazione, più di 10 anni fa. Anche qui sono in corso gli esami: oltre agli zaini, i professori fanno lasciare fuori dalla porta agli studenti anche i maglioni (ebbene sì, ad agosto la maggior parte degli studenti di Kampala indossa maglioni di lana!), quindi tutte le ringhiere esterne alle aule sono un fiorire di blu e di beige, i colori delle divise della scuola.

Anche qui vediamo laboratori, aule computer, biblioteca, aula studio … ma in più, rispetto alla sezione Day che abbiamo visitato due giorni fa, ci sono i dormitori per i 1.200 ragazzi ospitati. Rigorosamente separati per sesso … e chiusi rigorosamente a chiave ogni sera a partire dalle 23. “Sister Marietta”, che si occupa della sezione femminile, ci fa entrare nelle stanza delle ragazze: dormono in 9 in ogni stanza e c’è pochissimo spazio, eppure sono ordinatissime. Non c’è un vestito o un oggetto fuori posto. Forse è perchè ne posseggono così pochi? Possibile che un piccolo trolley possa bastare a contenere tutto ciò che serve alla loro vita per almeno tre mesi? Di quante cose inutili ci circondiamo allora noi in Occidente!

Sulla via del ritorno passiamo a vedere il terreno dove sorgerà la scuola tecnico alberghiera: per il momento, come “anticipo”, Padre John ci ha fatto costruire una gelateria (assaggiamo il gelato, davvero ottimo!) con annesso mini-caseificio (ci fanno addirittura la mozzarella!), forno per la cottura di snack per la scuola, negozietto di artigianato e, in un prossimo futuro, addirittura macelleria!!

Foto di gruppo davanti al Benedict Medical Centre

A pranzo Padre John ci intrattiene con racconti della sua gioventù in Nord Uganda, è quasi un peccato dover partire per la visita all’ospedale.. ma ne varrà la pena: ci fanno perfino vedere al microscopio i bacilli della malaria! Il giro per i vari reparti è veramente emozionante.

Dopo cena rimaniamo in cortile a scambiarci idee e impressioni, oltre che le prime foto di questi giorni. Luana prima di andare a dormire esclama: “Ehi, ragazzi, siamo in Uganda!”. Sì, ragazzi, siamo in Uganda!

Martedì 26 luglio: l’asilo, la scuola elementare governativa e la casa per gli orfani

Terzo giorno in missione. La giornata si prospetta piena di impegni: visita all’asilo della parrocchia di Bbiina e alla scuola primaria St. James alla mattina e, dopo pranzo, giro alla casa per gli orfani appena inaugurata. Anche i miei compagni di viaggio si alzano presto … aspettiamo Patrick, Lucy e le due nuove progettiste, Monica e Rita, che ci accompagnano, e possiamo partire. Siamo carichi di regali da distribuire nelle classi … anche se sappiamo già che dovremo commettere delle ingiustizie; non ci sono giochi per tutti e solo pochi fortunati potranno averli. All’asilo invece li daremo alle maestre per i momenti di ricreazione in comune.

Giovanni mentre gioca con i bimbi della nursery

Arriviamo alla Nursery e già i piccoli sono in fila per la colazione: centinaia di bambini dai 3 ai 5 anni che nella main hall della scuola rimangono in fila ordinati, in attesa del loro turno per un bicchiere di pudding e un uovo. Bellissimi a vedersi. Bellissimo sapere che è proprio grazie alla nostra associazione, e ai nostri sostenitori, che questi bimbi possono fare merenda tutti i giorni.

Appena terminata la colazione, i bambini ci attorniano: non vogliono nulla se non essere presi in braccio, tenerci per mano, stringerci una gamba o un braccio con le loro manine così piccole da scomparire nelle nostre. Le bimbe hanno splendide acconciature, con treccine e perline ad incorniciare i volti perfetti e gli occhi giganteschi. Certo poi i vestiti sotto la divisa sono logori, le scarpe spaiate, le calze rattoppate. Ma i loro sorrisi nascondono ogni cosa. Usciamo a giocare: anche qui è un susseguirsi di abbracci, corse insieme, girotondi.

Entriamo nelle classi e iniziamo giochi a quiz per distribuire le caramelle “Come si chiama questo frutto?” “Che numero è questo?”. Tutti sanno tutto, è così un peccato non averle per tutti! Il prossimo anno porteremo almeno 10 pacchi di Galatine (ideali perchè contengono latte condensato ma niente zucchero, che potrebbe provocargli delle carie) a testa!!

La fila per il pranzo alla scuola St. James

Poco prima di mezzogiorno (le due ore all’asilo sono davvero volate!) ci avviamo alla St. James, che è vicinissima. Qui le divise strappate, le ginocchia sporche da chissà quando, i maglioni troppo grandi e infeltriti sono ancora più evidenti. I bambini hanno una diversa consapevolezza negli occhi, sembrano un po’ più tristi, per quanto anche loro non la smettano di chiamare, salutarci e inneggiare al “muzungu” (lo “straniero)! Entriamo in alcune classi, facciamo domande sullo school feeding, ovvero la distribuzione del pranzo, un progetto sostenuto dalla nostra associazione: infatti, prima del nostro intervento, erano solo una ventina (su 1.700) i bambini della scuola che potevano mangiare qualcosa a pranzo! Scopriamo che a tutti piace di più il riso della polenta (peccato non poterglielo dare più di una volta a settimana) e che tutti sognano di mangiare, ogni tanto, anche della carne o del pollo. Alcuni ci chiedono banane, altri carote, o altre verdure: visti i costi e i loro numeri (in totale distribuiamo più di 4.500 pasti al giorno), non credo potremo accontentarli con la carne … ma chissà mai che si possa fare qualcosa per la frutta o la verdura? Mi riprometto di parlarne in associazione il prima possibile.

Assistiamo per un’ora alla distribuzione dei pasti: le classi arrivano ordinate, dalla prima in su. In un’ora si sarà arrivati ai bambini della seconda. Questo significa almeno un altro paio d’ore di distribuzione. E ciò avviene ogni giorno, all’ora di pranzo. Penso comunque che in fondo questi bambini sono fortunati: loro almeno mangiano una volta al giorno. Per molti loro coetanei in Uganda (e in tanti altri Paesi) non è così.

Torniamo in missione, ma il nostro pensiero va ancora a loro. Ci aspetta una coppia di ragazzi italiani, Marco e Chiara, appena arrivati, chissà come e chissà perchè, da Masaka. E’ questo il bello della missione: ogni giorno c’è qualche ospite nuovo. Viene accolto a braccia aperte, trova da mangiare e da dormire. E diventa subito uno della famiglia.

Dopo pranzo Angela, la “mamma adottiva” di tutte le bimbe orfane della missione, decide che è tempo che iniziamo a spendere un po’ di soldi (se no, cosa li abbiamo cambiati a fare??). Improvvisa in cortile un banchetto con batik e collane. Noi ci avventiamo come cavallette. Tutte insieme (anche con Chiara, la nuova arrivata) compriamo una “collana dell’amicizia” a testa, per suggellare questo momento. E’ passato poco più di un’ora da quando l’abbiamo conosciuta e già Chiara è diventata una di noi. Al suo ragazzo tocca un più miserevole braccialetto dell’amicizia, ma almeno si consola un po’.

Eccoci insieme a Gloria, una ragazza della missione, all'uscita dalla casa per gli orfani

Partiamo per la casa per gli orfani, la vecchia “Kabul” (così soprannominata perchè la sua precedente decadenza ricordava gli edifici bombardati della guerra in Afghanistan), che abbiamo recentemente ristrutturato e riaperto. Ora di Kabul non ha più nulla, se non un’antica reminiscenza del nome. Agostino, l’educatore che ci accoglie, è uno dei “pioneers”, uno dei primi ragazzi ad aver studiato nella scuola superiore di Padre John. Ora, laureato in biologia, insegna nella stessa scuola e contemporaneamente si occupa dei ragazzi orfani che vivono nella casa. Di ragazzi quando arriviamo noi ce ne sono pochi, sono quasi tutti a scuola per gli esami di fine trimestre. Le camere sono bellissime, con due-tre letti a castello ed ognuna il proprio bagno privato. Sembrano camere molto ordinate di un albergo. Non si direbbe mai che in ciascuna di esse vivono 4-5 ragazzi adolescenti! Anche la main hall è davvero accogliente, con televisione (che però può essere guardata rigorosamente solo nel weekend), tavoli da ping pong e altri spazi di condivisione.

All’esterno è stata appena costruita anche la cucina: tra poche settimane i ragazzi non dovranno più andare a cena tutte le sere in missione, ma potranno rimanere qui a casa. Chissà se saranno contenti … visto che questo anticiperà il coprifuoco dalle 21 alle 19 di sera!

Sulla via del ritorno, ci fermiamo a far vedere la parrocchia di Bbiina ai due nuovi arrivati, Marco e Chiara. Scopriamo così un campetto improvvisato da pallavolo, dove un gruppo di ragazzi si sta sfidando ad un match. Gli chiediamo se possiamo aggregarci…però una partita Italia-Uganda sarebbe davvero poco consigliabile, visto che hanno dei fisici e anche una tecnica a cui non possiamo neanche lontanamente aspirare!! Facciamo quindi due squadre miste e passiamo così l’ultima oretta prima del tramonto e del rientro in missione. Mi chiedo se i nostri sei compagni di squadra ugandesi stiano ancora ridendo delle prese rocambolesche di questo gruppo di scalcinati italiani!

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