mercoledì 22 febbraio 2012

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Posts Tagged ‘sostegno a distanza’

… e dopo cosa succede?

Due bimbi si mostrano gli zaini appena ricevuti

Un paio di settimane fa vi ho raccontato delle lunghe file in missione e dei tanti bambini che ogni giorno vanno da Padre John per chiedergli aiuto per andare a scuola.

Ma dopo che Padre John o le sue collaboratrici, Jilda, Molly e Sarah hanno parlato col bimbo e hanno comunicato alla “nostra” Simona che c’è un altro piccolo da aiutare?

E soprattutto dopo che gli abbiamo trovato un sostenitore italiano, che lo voglia seguire lungo tutto il suo percorso scolastico, cosa succede?

Beh a quel punto si tratta di iscrivere il bimbo a scuola e fornirgli tutto il materiale che potrà essergli utile durante l’anno scolastico appena iniziato.

E’ sempre in missione, infatti, che i bimbi sostenuti a distanza ricevono cartella, quaderni, biro, la divisa scolastica … ma anche altri vestiti.

La scelta dei vestiti!

Troppo spesso infatti i piccoli non hanno che una maglia e un paio di pantaloni … e quando sono da lavare? E se a un certo punto non sono più della giusta misura? O quando si strappano e non si riesce più a rammendarli?

Nella foto qui sopra potete vedere due bimbi nella sala d’aspetto della missione che confrontano orgogliosi gli zaini appena ricevuti: si indovina nei loro occhi la gioia per un dono che purtroppo in Uganda è solo per pochi bimbi fortunati.

Per ogni bimbo che può andare a scuola, infatti, ce ne sono decine costretti a lavorare per vivere, o le cui famiglie non hanno nemmeno quei pochi soldi (l’equivalente di poche decine di Euro) per iscriverli alla scuola pubblica.

Qui a fianco invece vedete una bellissima ragazzina che, nel cortile della missione, cerca tra vari abiti messi a disposizione qualche vestito adatto a lei.

La spartizione di un piccolo regalo

Proprio perchè l’aiuto che ricevono da noi e dai sostenitori italiani non viene dato per scontato, ma anzi è visto come un dono e un’opportunità fondamentale per costruirsi il futuro, i piccoli giù in missione imparano fin da subito che tutto ciò che hanno va, per quanto possibile, spartito con chi sta loro intorno.

E da quest’ultima immagine appare evidente che l’hanno capito benissimo!

Una ragazzina infatti ha appena ricevuto dei piccoli regali che le sono stati inviati dall’Italia … e senza nessuna esitazione li sta spartendo con le sue amiche e compagne di classe, ben consapevole che la felicità è tale soltanto se può essere condivisa!

Il sostegno a distanza visto da Kampala

Ciao! Il mio post di oggi è ovviamente destinato a tutti voi, ma vorrei dedicarlo in particolare a coloro che sostengono un bimbo ugandese a distanza. Tra poco capirete perchè.

La coda fuori dall'ufficio di Padre John ...

Spesso coloro che hanno un piccolo sostenuto a distanza ci fanno, giustamente, un sacco di domande: “Ma come selezionate i bambini da aiutare?” “Oltre a mandarli a scuola, con il nostro sostegno cosa gli assicuriamo?”, “Come raccogliete le informazioni sugli studenti?”…dubbi e curiosità legittimi, a cui forse le immagini che ho scelto di mostrarvi oggi potranno rispondere più di tante parole.

Infatti proprio in questi giorni, in cui non c’è scuola perchè è finito l’anno scolastico (che segue il calendario inglese),  i bimbi  sostenuti a distanza vanno in missione per portare la pagella finale a Padre John.

... e Sarah mentre ascolta un bimbo sostenuto a distanza.

Jilda, Molly e Sarah, le nostre colleghe ugandesi, parlano poi con ciascun bambino, cercano di capire come va a scuola e in famiglia e se c’è qualche difficoltà che possono risolvere insieme. Infine ci inviano (anzi inviano a Simona, la responsabile del sostegno a distanza qui in Italia) tutte le informazioni raccolte, una foto aggiornata e la pagella finale, che noi giriamo ai rispettivi sostenitori.

Purtroppo però nel quartiere ci sono decine di bimbi che non possono ancora studiare perchè le loro famiglie sono troppo povere. Anche loro in questi giorni stanno andando in missione per chiedere un aiuto a Padre John. Li vedete nella foto qui sopra: sono davvero tanti e ogni giorno la fila si allunga!

Per questo abbiamo bisogno anche di voi…vi va di darci una mano a trovargli un sostenitore? Basta poco…passate parola, parlatene con i vostri parenti, amici o colleghi e invitateli ad attivare un sostegno a distanza: insieme potremo realizzare il loro sogno di questi bambini di andare a scuola!

Vi ringrazio già in anticipo per quanto potrete fare e….speriamo che i prossimo anno anche tutti i bimbi che ora sono in fila in attesa davanti alla porta della missione possano portare orgogliosi la loro pagella a Padre John! :-)

Venerdì 29 luglio: incontro sul sostegno a distanza

Il programma di oggi prevede, per la mattinata, un incontro con le ragazze del sostegno a distanza (o “Sad”) che ci spiegheranno tutto, ma proprio tutto, di come funziona il Sad dal lato Uganda: dal primo incontro con il bimbo che viene a chiedere aiuto fino alla laurea! La sveglia è puntata un po’ prima del solito (Jilda, Molly e Sarah ci aspettano per le otto e mezza in ufficio da loro), ma come ormai di consueto mi sveglia il temporale che all’alba infuria sulle nostre teste. Quando mi alzo scende solo una lieve pioggerella. Dopo la colazione ci troviamo nell’ufficio delle ragazze … ci hanno già preparato le sedie e tutto il materiale che ci potrebbe interessare: storie di ragazzini venuti a chiedere un aiuto a Padre John per andare a scuola, esempi di cartelline con tutte le informazioni su alcuni bambini sostenuti a distanza, le pagelle di vari ordini di scuola e così via.

Jilda mentre ci parla del sostegno a distanza

Jilda inizia a raccontare: siamo tutti attentissimi … e devo dire davvero interessati a tutto quello che ci dice. I ragazzi del gruppo fanno anche un sacco di domande: può un ragazzino perdere il diritto ad essere sostenuto a distanza? Capita che quando si presentano a chiedere aiuto mentano sulla loro situazione, sperando di ottenere più facilmente un supporto? Si può aiutare un ragazzino fino all’università, anziché soltanto fino al diploma? E se un sostenitore a un certo punto si tira indietro? Jilda, Molly e Sarah hanno una risposta pronta per tutto…e con le loro accorate parole ci fanno capire quanto sia importante poter andare a scuola per questi ragazzi, quanto lo studio possa davvero cambiare loro la vita. Scommetto che al loro ritorno molti dei miei compagni di viaggio faranno un pensierino rispetto alla possibilità di sostenere un bimbo a distanza…e magari cercheranno anche di convincere qualche loro amico a fare altrettanto!!

Dopo l’incontro io e Patrick dobbiamo andare alla scuola primaria St. James per scattare alcune foto a Susan, una bimba con un sorriso davvero spettacolare che abbiamo scelto come “testimonial” per una campagna di comunicazione della associazione. Penso che anche agli altri del gruppo possa interessare vedere come si lavora per avere una foto da utilizzare per una campagna. Quindi gli chiedo se vogliono venire con noi e accettano con piacere. Non ho fatto i conti però, con le orde di bambini della St. James che hanno appena finito l’esame della mattina e fino al primo pomeriggio sono liberi di giocare in cortile. In quanto “muzungu” veniamo letteralmente sommersi da bambini ridenti e urlanti, che ci afferrano da ogni dove, ci accarezzano (e a volte ci tirano anche!) i capelli, vogliono giocare con noi. Imparano in un batter d’occhio il “giro giro tondo” ed è tutto un fiorire di girotondi (uno per ogni muzungu) con almeno un centinaio di bimbi ciascuno! Anch’io devo lasciare per qualche minuto Patrick da solo con Susan, perchè la mia presenza accanto a loro fa sì che ci sia sempre uno stuolo di suoi compagni intorno: e questo chiaramente ci impedisce di scattare le foto.

Giampaolo circondato dai bimbi della scuola governativa

Alla fine alcuni scatti risultano davvero splendidi: il sorriso di Susan è davvero impareggiabile … speriamo che ci aiuti a trovare tanti sostenitori con cui ridare il sorriso anche a molti altri bambini!!

Dopo pranzo ci aspetta Kampala: gli ormai noti tempi africani, però, fanno sì che partiamo almeno un’ora dopo il previsto. Facciamo giusto in tempo a fare un po’ di spese all’African Village e poi a spostarci in un centro commerciale lì accanto (abbiamo detto a Vincent, l’autista, che volevamo vedere la città … chissà perchè ci ha portati solo a fare shopping? E’ questa l’idea che diamo, come occidentali, di gente che non desidera altro che andare per negozi? Oppure davvero a Kampala non c’è nulla di più interessante da vedere?) che dobbiamo rientrare. Rimaniamo intasati in un ingorgo che ci fa rimpiangere Milano all’ora di punta.

A cena ci sono anche 4 studentesse di medicina della Bicocca, arrivate in Uganda per seguire un tirocinio presso la nostra clinica, il Benedict Medical Centre; subito dopo il caffè Padre John le riaccompagna all’ospedale, dove dormono.

Blocco Padre John in cortile quando rientra e, con la scusa di una telefonata a Fabio, ci facciamo poi una chiacchierata noi due. Mi dice che lunedì vorrebbe venire con noi ad Awach, vicino a Gulu, la prima missione dove è stato quando è arrivato in Uganda 46 anni fa, per raccontarci di persona la storia del villaggio, della guerra e dei terribili campi profughi sorti negli anni successivi. Non so se alla fine riuscirà a venire, ma solo sapere che vorrebbe farlo mi rende felice!

Tutti a scuola…ma passando prima per la missione!

Il "Kit scuola" distribuito ad ogni bambino

Qualche settimana fa, dopo le attesissime vacanze di Pasqua, in Uganda è ricominciata la scuola. Alcuni giorni prima della ripresa delle lezioni, nella missione di Padre John sono arrivati centinaia di bambini, quelli che sosteniamo a distanza dall’Italia, per ricevere il “kit” del materiale per il prossimo trimestre.

Nella foto qui accanto potete vederne il contenuto: quaderni, matite, biro … ma anche carta igienica e lucido da scarpe!! Vi stupisce?

Una bimba raccoglie le sue cose

Purtroppo in Uganda, anche nelle scuole pubbliche, per mandare a scuola i propri figli i genitori sono costretti a spendere somme notevoli (spesso impossibili per loro) per divisa, cancelleria, cibo a pranzo e … ebbene sì, anche per permettere loro di andare in bagno, o di entrare in classe puliti (ecco il perchè del lucido da scarpe).

Proprio per questo, dall’Italia cerchiamo di aiutare i bambini orfani, ma anche i genitori delle famiglie più povere, distribuendo tre volte all’anno ai bambini sostenuti a distanza tutto l’occorrente per la scuola.

In realtà, però, forse non si tratta di una realtà del tutto nuova nemmeno per voi: sbirciando su blog di associazioni di genitori, o sui siti di alcuni quotidiani, ho scoperto che anche nel nostro Paese in molte scuole, dal Nord al Sud, i genitori troppo spesso sono costretti a provvedere alla carta igienica o al sapone per i loro figli.

Alcuni "nostri" ragazzi dopo la distribuzione

E se nei Paesi in via di sviluppo questo accade perchè molte conquiste sociali non ci sono ancora state, nei paesi più sviluppati perchè succede?

Vi lascio con questa riflessione, e con i sorrisi felici di cinque dei “nostri” bambini e ragazzi che, dopo aver ricevuto il “malloppo”, si apprestano a tornare a casa e a ricominciare questo nuovo trimestre a scuola.

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